Ricostruzione di Septimontium.
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Con i suoi 290 ettari, la prima Roma era più estesa di Veio, la maggiore città etrusca e proprio agli etruschi, che furono fra i primi fondatori di città, si rivolse Romolo per conoscere i riti e le liturgie augurali delle fondazioni.".
Nell' 813 a.C. - Nella regione africana che oggi chiamiamo Tunisia, i Fenici della città di Tiro fondano Cartagine: "Carthadash" nella loro lingua, che significa "la città nuova".
- Mesopotamia (dando luogo alla cultura caldea e in seguito a quella assira),
- Anatolia (in cui erano già presenti Frigi, Lidi e Pontini),
- Grecia,
- Italia (dove, dal 900 a.C., erano presenti gli Etruschi e, ancora prima, i Liguri e gli Italici),
- Europa centrale.
Gli indoeuropei che sarebbero divenuti i Celti, oltre ad avere società patriarcali e culti di divinità maschili-solari, come gli Sciti, avevano con essi molte altre usanze comuni: l'uso delle tombe a tumulo (kurgan), l'allevamento del cavallo, ritenuto sacro, il rito di tagliare e conservare la testa del nemico a protezione della propria capanna, la suddivisione in tre classi sociali (guerrieri, sacerdoti e lavoratori) in cui gli aristocratici possedevano più cavalli.
- Le póleis greche si moltiplicarono a partire dall'VIII secolo a.C.
La rapida crescita della popolazione e la scarsità delle risorse spinsero i Greci a esportare questo modello di organizzazione anche nelle colonie, che fondarono un po' in tutto il Mediterraneo. Al centro della pólis, circondata da case e botteghe, si trovava l'agorà, la piazza del mercato e delle pubbliche assemblee; la parte più alta della città costituiva l'acropoli con i templi.
- Nell'VIII secolo a.C. alcuni coloni greci che parlavano un dialetto ionico, provenienti dalla Focide, da Eretria e da Teos, fondano Focea nella Ionia, la parte occidentale dell'attuale Turchia.
Focea (greco antico: Φωκαία, Phōkaia; latino: Phocaea) fu fondata sul sito della odierna città di Foça (o Eskifoça) in Turchia, a circa 60 Km a Nord Ovest di Izmir (Smirne) ed era la città più settentrionale della Ionia. Sorgeva alla foce del fiume Ermo (oggi Gediz) sulla penisola che separa a nord il Golfo di Cyme (Cyme è l'antica Cuma degli Eoli) e a sud il Golfo di Smirne.
Si considerano i Focei come i fondatori di Sanremo, l'antica Matuzia.
Nell' 813 a.C. - Nella regione africana che oggi chiamiamo Tunisia, i Fenici della città di Tiro fondano Cartagine: "Carthadash" nella loro lingua, che significa "la città nuova".
- Mesopotamia (dando luogo alla cultura caldea e in seguito a quella assira),
- Anatolia (in cui erano già presenti Frigi, Lidi e Pontini),
- Grecia,
- Italia (dove, dal 900 a.C., erano presenti gli Etruschi e, ancora prima, i Liguri e gli Italici),
- Europa centrale.
Gli indoeuropei che sarebbero divenuti i Celti, oltre ad avere società patriarcali e culti di divinità maschili-solari, come gli Sciti, avevano con essi molte altre usanze comuni: l'uso delle tombe a tumulo (kurgan), l'allevamento del cavallo, ritenuto sacro, il rito di tagliare e conservare la testa del nemico a protezione della propria capanna, la suddivisione in tre classi sociali (guerrieri, sacerdoti e lavoratori) in cui gli aristocratici possedevano più cavalli.
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La Grecia arcaica, nel VII-VI sec.
a.C. Clicca sull'immagine
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La rapida crescita della popolazione e la scarsità delle risorse spinsero i Greci a esportare questo modello di organizzazione anche nelle colonie, che fondarono un po' in tutto il Mediterraneo. Al centro della pólis, circondata da case e botteghe, si trovava l'agorà, la piazza del mercato e delle pubbliche assemblee; la parte più alta della città costituiva l'acropoli con i templi.
La più celebre acropoli della Grecia è quella di Atene, dove sorgevano i templi in onore delle divinità e si celebravano le feste Panatenee, con solenni processioni religiose e manifestazioni sportive.
Nelle sculture dell'età arcaica e classica, gli artisti della Grecia antica cercarono di produrre delle opere ideali, in grado di non sfigurare al cospetto delle divinità. Questo risultato fu raggiunto, specialmente nella scultura a tutto tondo, attraverso un lungo e ininterrotto processo di perfezionamento formale. Le prime testimonianze appartengono all'età arcaica (tra il VII e il VI secolo a.C.), in cui i soggetti rappresentati sono giovani nudi o fanciulle vestite, caratterizzati dalla fissità dell'espressione.
- Nell'VIII secolo a.C. alcuni coloni greci che parlavano un dialetto ionico, provenienti dalla Focide, da Eretria e da Teos, fondano Focea nella Ionia, la parte occidentale dell'attuale Turchia.
Ubicazione dell'antica Teos.
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Passo delle Termopili e a sud
l'antica Focide con le sue
città. Clicca sull'immagine
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Ubicazione dell'antica
Eretria, nell'isola Eubea.
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Focea (Phocaea), Cuma Eolica
(Cyme) e Smirne (Smyrna).
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Il suo nome proviene dalla parola “foca”, che fu il simbolo della città, o più probabilmente, dalla Focide, regione della Grecia centrale da cui proveniva parte dei coloni. Secondo Pausania, i Focei, sotto la guida ateniese, si stabilirono su un territorio ceduto da Cuma Eolica (Cyme) e furono ammessi nella Lega Ionica dopo aver riconosciuto i re della linea di Codro.
A Focea, la presenza di due porti naturali permise lo sviluppo della flotta navale e del commercio marino. Secondo Erodoto, i Focei furono i primi greci ad intraprendere lunghi viaggi marittimi e a scoprire il Mar Adriatico, la Thyrrenia e l'Iberia a bordo di agili penteconteri.
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| Antica pentecontera attica. |
La pentecontera era una nave a propulsione mista essendo sospinta sia dalla vela che da remi e fu la prima imbarcazione adatta alle lunghe navigazioni. Il suo nome deriva proprio dai cinquanta vogatori disposti, venticinque per lato e in un unico ordine, sui due fianchi della nave.
L'esemplare più famoso appartiene al mito: la nave Argo e i suoi (circa) cinquanta Argonauti. In seguito il termine andò a designare un'intera classe di navi, anche più potenti, sia a un ordine (monere) che a due (diere), dotate anche di più di 50 rematori.
Ci informa infatti Erodoto che, proprio utilizzando pentecontere, anziché navi mercantili dallo scafo rotondo, i Focei furono i primi a compiere lunghi tragitti, aprendo nuove rotte commerciali a ovest e si spinsero molto lontano, fin sull'Oceano Atlantico, presso Tartesso. Giunti a Tartesso, (presso l'attuale Siviglia, in Spagna), strinsero amicizia col re Argantonio (letteralmente: uomo d'argento) che li invitò a trasferirsi nel suo paese. I Focei declinarono la proposta. Allora, avuta notizia della potenza e della bellicosità dei Medi, loro vicini, Argantonio inviò loro una grande somma d'argento per costruire le mura difensive della città. I loro viaggi marittimi erano estesi: a sud commerciavano con la colonia greca di Naucrati, in Egitto e a nord aiutarono l'insediamento delle colonie di Amiso e Lampsaco.
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La concezione del mondo dei tempi
omerici: un disco circolare piatto
circondato completamente dalle
acque del fiume Oceano, che rimase
radicata nel mondo antico greco,
anche dopo che molti filosofi e
studiosi avevano accettato la
nozione della sfericità della Terra,
enunciata dai Pitagorici e da altri e
confermata, con prove teoretiche,
da Aristotele. Secondo la vecchia
concezione, subito al di sotto della
superficie si trovava la dimora
dell'Ade, il regno della Morte e
ancora al di sotto il Tartaro, il
regno dell'eterna oscurità.
All'esterno del fiume Oceano
si elevava la volta cristallina
(cioè solida) celeste. Da:
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L' importante porto commerciale di Focea fondò colonie nel Mediterraneo occidentale: Massalia, (attuale Marsiglia) in Francia, Alalia in Corsica, Elea in Magna Grecia, Emporion e Rhoda in Spagna. Anche i Fenici di Cartagine adottarono le pentecontere. Annone, nell'incipit del suo periplo, ci informa ad esempio che il suo tentativo di periplo dell'Africa, voluto dai cartaginesi a fini coloniali, si svolse con sessanta pentecontere, caricate di viveri e provviste e una folla di donne e uomini. La necessità di utilizzare navi da guerra può essere spiegato con gli attriti che nascevano dai traffici commerciali tra Greci, Fenicio-Cartaginesi ed Etruschi nel Mediterraneo occidentale e nell'Atlantico. In ogni caso spetta alle pentecontere il merito di aver supportato le antiche colonizzazioni greche e fenicie nel mediterraneo. Le pentecontere furono per molti anni la spina dorsale della marina bellica greca. Si resero protagoniste di un importante scontro navale tra i profughi Focei stanziatisi ad Alalia e una coalizione di cartaginesi ed etruschi: fu la battaglia di Alalia ed ebbe come teatro il Mar Tirreno, tra la Corsica e la Sardegna. Lo scontro navale si concluse con la vittoria dei Focei ma si rivelò subito dagli esiti incerti (Erodoto la definisce una vittoria cadmea). Essa segnò di fatto il primo momento di arresto dell'espansione coloniale e mercantile dei Greci di Focea nel mediterraneo occidentale, fino ad allora incontrastata. L'utilizzo promiscuo e le lunghe rotte percorse ci informano che la nave doveva essere dotata di notevoli capacità di carico.
Si considerano i Focei come i fondatori di Sanremo, l'antica Matuzia.
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Carta della Grecia antica con i monti
Olimpo
e Parnaso, Tebe e Atene in Attica,
Olimpia
e Sparta nel Peloponneso, e Creta a
sud.
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Dal 775 a.C. - Genti originarie di Calcide, città della greca isola Eubea, (dove si parlava un dialetto ionico n.d.r.), nel 775 a.C. fondarono in Italia una colonia che chiamarono Pithecusa, sull'isola di Ischia.
Carta con sottolineate le
città di Calcide, Cuma
Eolica e Focea.
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Percorso via mare dall'isola Eubea
all'isola di Ischia.
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Tabella con l'alfabeto fenicio, gli
alfabeti greci derivati,
l'alfabeto greco occidentale di Calcide
usato dai
coloni di Cuma in Campania e gli
alfabeti
etruschi e il latino derivati.
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Nel 755 a.C. - Secondo il mito
delle origini di Roma che ha tramandato Virgilio, gli
Etruschi, guidati dal re Mezenzio, alleato con il re Turno dei
Rutuli, attaccano i Latini e gli esuli troiani, guidati dal re Latino
ed Enea. Latini e Troiani uscirono dallo scontro vittoriosi, anche se
Enea venne ucciso in battaglia. La pace venne, quindi, conclusa
stabilendo che il fiume Tevere sarebbe risultato il confine
naturale fra Etruschi e Latini.
- i Ramnes (da Romulus, di origine latina), gens autoctone di Latini stanziate nelle zone pianeggianti;
- i Tities (o Titienses da Titus Tatius il re sabino), cioè le famiglie sabine venute al seguito di Tito Tazio;
- i Luceres (da Lucumon o Lygmon di origine etrusca), che sarebbero stati di origine etrusca, condotti da un Lucumone ("re" in etrusco), dal quale avrebbero preso il nome.
| Carta dell'antica Roma di Romolo. La cinta muraria esterna fu iniziata da Tarquinio Prisco e ultimata da Servio Tullio. |
A Roma verrà istituito inoltre un foro (forum, cioè fuori dai centri abitati) per legiferare in uno spazio comune affrancato da signoraggi vari e viene decretato uno stato di diritto (ius, da iusiurandum = giuramento) che stabilisca i patti e i rapporti fra le varie istituzioni. Mentre le dispotìe orientali erano caratterizzate da urbanizzazioni in cui solo i templi e il palazzo del re, unico detentore del potere, avessero un rilievo, nell'antica Roma si edificarono le "curie", le sedi per le assemblee cittadine (i comizi curiati) in cui si riuniva anche il Senato, l'assemblea aristocratica dei 'padri' delle varie gentes, e si ripartirono così compiti istituzionali fra le varie componenti del nuovo ordinamento civico. Romolo, oltre che essere Re eletto, era anche Rex-Sacrorum (il pontefice al quale erano affidate le funzioni religiose), veste nella quale istituì il calendario di 10 mesi, (che andava da Marzo (dedicato a Marte) a Dicembre, di cui i nomi da Settembre a Dicembre sono utilizzati tuttora. Era , calendario luni-solare con mesi lunari, in cui le "calende" corrispondevano al primo giorno del mese, quando si verificava il novilunio, le "none" al primo quarto di luna e le "idi" nel plenilunio).
| I 7 colli di Roma, da ht tps://it.wikipedia.org/w iki/Campidoglio#/m edia/File:7Colli Schizzo.jpg. |
1) la prima impresa è stata la benedizione del Palatino del 21 aprile (l'augurium) come cuore dell'abitato, con la cittadella del re sul Palatino stesso.
2) La seconda impresa è stata l'istituzione del Foro, del Campidoglio e dell'Arce, centro politico-sacrale della città-stato, in territorio neutro, super-partes. Nelle città romane, a partire dal IV secolo a.C., l’arce era sede di edifici di culto o di rilievo politico. Nota è a Roma l’Arx Capitolina, con il tempio di Giunone Moneta (“ammonitrice”, del 344 a.C.) e la Zecca (III secolo a.C.).
Era la sommità est del colle a sella, Arx et Capitolium, posto tra l’area dei fori e il Campo Marzio e valicato dal sentiero passante per l’Asylum; dal foro salivano sul colle anche le Scalae Gemoniae e il Gradus Monetae. Il sito, leso da incendi storici (83 a.C., 60 e 80 d.C.) e dall’assetto del Foro di Traiano, è stato gravemente compromesso nel 1885, con la costruzione del Vittoriano.
3) La terza impresa fu l'istituzione di tre ordinamenti correlati fra di loro: l'ordinamento del tempo con il calendario; l'ordinamento nello spazio con il confine (il sacro pomerium) della città; l'ordinamento fra le genti, tre tribù ripartite in trenta assemblee, le curie.
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| Schema dell'organizzazione sociale nella prima Roma monarchica. |
1) un monarca elettivo, con pieni poteri, spesso forestiero onde evitare favoritismi di parte;
2) il senato, consiglio degli anziani (seniores) capifamiglia delle varie gentes, che sarà il fulcro del corpo civico, con compiti di reggenza negli interregni, fra un re e l'altro. Scriverà Sesto Pompeo Festo (Narbona, II secolo d.C. - ...): «Il mos è l'usanza dei patres (padri, da cui i termini patria e patrizi), ossia la memoria degli antichi relativa soprattutto a riti e cerimonie dell'antichità.» I mores, dal periodo regio all'età imperiale, rappresenteranno il corpo di principî e valori, non scritti, esemplari per la comunità;
3) i Quirites, il corpo civico cittadino, formato dalle 3 tribù delle etnìe (Latini, Sabini ed Etruschi) costituenti la popolazione. Le tribù esprimevano a loro volta 10 curie ciascuna (curia da "co-viria"), le assemblee di maschi adulti, che votavano nei comizi curiati, le prime assemblee popolari.
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| Denario con gli dèi Quirino e Ceres. Immagine di Classical Numismatic Group, Inc. http://www. cngcoins.com, CC BY-SA 3.0, https://commons. wikimedia.org/w/index.php?curid=4782551 |
Secondo la tradizione fu quindi Romolo a creare il primo esercito della città di Roma, costituito da un'unica legione (dal latino legio, derivato del verbo legere, "raccogliere o legare insieme"), cosicché esercito e legione erano concetti sinonimi. La legione unica era composta da 3.000 fanti (pedites) schierati in battaglia sull'esempio della falange greca e da 300 cavalieri (equites), tutti arruolati di leva fra i cittadini delle tre tribù che formavano la primitiva popolazione di Roma, i Tities, i Ramnes e i Luceres.
Nella disposizione tattica della legione, la fanteria si disponeva su tre file, nella tipica formazione a falange, con la cavalleria ai lati, le alae, i cui squadroni erano alle dipendenze di un tribunus celerum, sotto il diretto comando dello stesso Rex, il comandante supremo, a cui spettava anche il compito di sciogliere l'esercito al termine della campagna militare dell'anno, per permettere ai cittadini l'accudimento ai propri mestieri. A lui erano subordinati anche tre tribuni militum (i generali) della fanteria, ciascuno dei quali era a capo dei 1.000 fanti di ognuna delle tre tribù.
La funzione tattica della cavalleria legionaria di epoca regia e di inizio Repubblica, si basava sulla mobilità e aveva quindi compiti di avanguardia ed esplorazione, di scorta, azioni di disturbo o di inseguimento al termine della battaglia o veniva infine utilizzata per spostarsi rapidamente sul campo di battaglia e prestare soccorso a reparti di fanteria in difficoltà. I cavalieri usavano briglie e morsi, ma le staffe e la sella erano sconosciuti e non era quindi ipotizzabile a quei tempi una cavalleria "d'urto". A Roma, in epoca monarchica e repubblicana, la sella (ephippia) dei rari cavalieri romani e dei più numerosi cavalieri alleati Italici, era probabilmente costituita da una semplice coperta o gualdrappa (tapetum) o da una protezione in cuoio (ephippium) di derivazione greca. Pare comunque che, secondo la considerazione comune, la gualdrappa, più o meno imbottita, fosse inappropriata per un uomo armato.
Tutti i militari appartenenti all'esercito dovevano sostenere le spese per i loro armamenti, visto che combattevano sia per tutelare gli interessi comuni che quelli personali. Nella ripartizione degli incarichi e delle gerarchie della fanteria si privilegiava la nobiltà di nascita mentre la cavalleria era sostanzialmente appannaggio della sola aristocrazia.
In generale, i cavalieri ostentavano l'abbigliamento e i distintivi del loro incarico, cioè
- l’anello d’oro,
- le borchie d’argento del cavallo,
- la trabea o mantello da cavaliere col bordo rosso,
- la scarpa rossa detta calceus patricius
- e il bordo rosso (clavus) alla toga e alla tunica: tutti distintivi che adotteranno poi i patrizi romani.
La la più antica nobiltà di Roma derivava infatti i propri costumi dalla cavalleria d'età regia, per cui si desume che a Roma la cavalleria fosse appannaggio della sola aristocrazia, così come nell'antica Grecia.
Romolo costituì inoltre una guardia privata del re costituita da ulteriori trecento cavalieri chiamati Celeres (eliminata poi da Numa Pompilio ma reintrodotta e raddoppiata da Tarquinio Prisco), similmente a quanto fece oltre settecento anni più tardi Augusto, con la creazione della guardia pretoriana, designata alla tutela del Princeps.
I cosiddetti Celeres (cioè i veloci) le guardie preposte alla tutela del re, furono in seguito impiegate per mantenere l'ordine pubblico urbano, ottenendo così che il loro cavallo, chiamato equus publicus, (cavallo pubblico), fosse acquistato e mantenuto dallo Stato ed i Celeres stessi venivano indicati come gli Equites Romani Equo Publico.
Fra i cavalieri c'erano quindi gli "Equites Romani Equo Publico" e i semplici "Equites". Solo un numero ristretto di cavalieri, un quarto circa del totale, riusciva ad entrare nell'arruolamento di ordine pubblico, col privilegio del cavallo fornito e mantenuto dallo Stato, mentre i semplici Equites dovevano comprarlo e mantenerlo a proprie spese; ma soprattutto gli "Equites Romani Equo Publico" avevano il vantaggio di poter ottenere delle cariche pubbliche, sia giuridiche che senatoriali, che agli equites ordinari erano precluse.
Fin dai tempi dei Equites Romani Equo Publico quindi, con l'espressione "cavaliere" ci si poteva riferire sia ad una qualifica militare che ad una appartenenza politico-sociale.
Per rendere pubblico il casato di appartenenza degli Equites Romani Equo Publico (e in seguito, di tutti gli altri cittadini), venne istituito il nomen della gens di appartenenza da far seguire al prenomen, il nome proprio.
Il nomen era il nome gentilizio e indicava i componenti di una gens, cioè i discendenti dagli stessi antenati. Era espresso con un aggettivo terminante in -ius, che indicava l’appartenenza a una stirpe, per cui Marcus Iulius significava “Marco degli Iulii” (discendenti da Iulo, leggendario figlio di Enea). Il nomen individuava quindi la stirpe di appartenenza ed era portato anche dalle famiglie plebee.
Il cognomen invece era aggiunto al nomen gentilizio; inizialmente era individuale e poteva essere un nomignolo popolare come Lentulus (da lenticchia), Cicerone (da cece), Lepidus (da scherzoso) ma in seguito divenne ereditario per distinguere la familia di appartenenza nel contesto della stessa gens, come ad esempio i Cornelii Cathegi distinti dai Cornelii Scipiones, distinti dai Cornelii Balbi, distinti dai Cornelii Lentuli.
Il sabino Numa Pompilio, successore di Romolo introdurrà un Collegio di cinque Pontefici: il Rex-Sacrorumi, tre Flamini maggiori (Dialis, Martialis e Quirinalis) il Pontefice massimo (pontifex maximus), che pur essendo il quinto nella gerarchia, era presidente e rappresentante del Collegio dei sacerdoti, per cui il suo potere diventerà tale da subordinare, di fatto, quello del rex sacrorum e da consentirgli una giurisdizione sui Flamini e sulle Vestali.
Il termine Pontifex (da pontem facere) significa in latino "costruttore di ponti", così come nell'antica Grecia vi erano i gephyraei, visto che in epoca antica, in Tessaglia, le immagini degli dèi da venerare venivano poste sopra il ponte del fiume Peneus e comunque in epoca latino-arcaica il primo ponte di Roma, il Sublicius, era mantenuto efficiente ed eventualmente restaurato a cura del collegio pontificale, così come fino al medioevo la cura dei ponti era affidata ai monasteri limitrofi.
Probabilmente l'arte della costruzione di ponti, sottintendeva il collegamento di dimensioni opposte, l'umana e la divina, mediate da un pontefice (sacerdote) che sovrintendeva all'emulazione, nella società civile, dell'odine celeste, per ottenerne la benignità. A Roma il Pontifex aveva il compito di indicare e suggerire, alle autorità e ai privati, il modo più opportuno per adempiere agli obblighi religiosi affinché fosse salvaguardata la pax deorum, la concordia tra la comunità e le divinità, una responsabilità di tanto rilievo che conferiva al Pontefice un’altissima autorità ed un immenso prestigio. Nella fase primitiva della Roma
monarchica, l’organizzazione giuridica era permeata di ispirazione
religiosa, al punto da creare una quasi totale mescolanza tra i due
ambiti; i pontefici avevano il pieno controllo del culto pubblico e
privato, e di conseguenza anche il controllo dell’intera vita
pubblica.
Il pontefice era quindi anche l'unico interprete
dell'ordinamento giuridico in quanto depositario della
sapienza giuridica ed in particolare dei formulari del diritto.
Non era solo un ermeneuta, decifratore dei segni divini, ma fungeva
da mediatore tra l'ordinamento giuridico esistente e la società. Le
delibere dei pontefici non avevano valore di generalità e
astrattezza, ma si pronunciavano sul punto di diritto del caso
concreto, alla fattispecie contingente (interpretatio pontificum).
Quindi tra i compiti del pontefice vi era anche quello di regolare il
Calendario e di scrivere gli Annali di Roma.
Gli
Annales Pontificum rappresentavano il catalogo ufficiale di
tutti gli avvenimenti dell'anno, redatti in ordine cronologico;
venivano compilati su Tabulae dealbatae (tavole bianche, o
sbiancate) e venivano esposti davanti alla casa del pontefice
massimo. In un secondo tempo, gli Annali vennero raccolti in 80
libri, detti Annales Maximi. Con tali attribuzioni, il
pontefice, di fatto se non di diritto, rappresentava una figura che limitava il potere e dell’autorità del re (che inizialmente era
un re-sacerdote, mediatore fra gli dèi e i suoi sudditi), il quale
doveva riconoscergli il ruolo preminente di depositario della
sapienza giuridica.
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| Roma, Fidene e Veio (Veii). |
- Gli abitanti dell'etrusca
Fidene, ritenendo Roma ormai troppo vicina e potente, decisero
di attaccarla, prima che diventasse troppo forte, ma senza
successo. I successivi scontri tra Romani ed Etruschi
vennero causati dalla vicinanza e dall'espansionismo con l'antica
città rivale di Veio,
città ricca che, posta a soli 20 km da Roma su un altopiano
facilmente difendibile, controllava un attraversamento del Tevere e
dominava tutto il territorio posto sulla sua riva destra. Il fiume
costituiva il confine naturale fra il territorio etrusco e quello
delle popolazioni latine, ma soprattutto, era la principale via di
traffico dal mare verso l'interno e costituiva il miglior
collegamento fra il sud dell'area etrusca tradizionale e il primo
avamposto etrusco nel meridione italico, che
era Capua, quasi incastrata fra Latini e l'incombente marea
colonizzatrice dei Greci che risalivano la penisola italica.
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