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mercoledì 23 gennaio 2019

Storia dell'Europa n.41: dal 493 al 538 e.v. (d.C.)

La corona ferrea, corona dei Re
d'Italia, conservata a Monza.
Nel 493 -  Teoderico (chiamato oggi Teodorico), re degli Ostrogoti, prende il potere dell'Italia diventando Re d'Italia, fissando la capitale a Ravenna. Teodorico, della dinastia degli Amali, famiglia regnante Ostrogota, è cresciuto a Costantinopoli in qualità di ostaggio dell'imperatore Zenone, che lo ha poi adottato. E' cristiano di osservanza Ariana, come d'altra parte la dinastia imperiale dei Costanzi, ed è l'imperatore che gli affida l'incarico di recuperare l'Italia con la Sicilia agli invasori barbarici.
Carta d'Europa nel 493 con i regni germano-barbarici: il seme
dell'odierna Europa. Inoltre Slavi, Unni, Gepidi, Turingi,
Alemanni, Longobardi, Iuti, Frisoni, Celti in Galles, Irlanda
e Bretagna. Teodorico, sconfitto Odoacre è re d'Italia.
Fondamentalmente, il tessuto sociale nei territori "barbarizzati" dell'impero, è una miscela fra l'organizzazione civile gestita da parte della società romana e il potere militare gestito dai popoli migranti. L'imperatore d'occidente non c'è più, gli invasori non distruggono l'organizzazione sociale e, se vogliono godere dei proventi dell'economia, perlopiù agricola, devono affidarsi alla burocrazia esistente. Non possiamo quindi parlare di Regno degli Ostrogoti, ma di Regno Ostrogotico, o Visigotico ecc.I Vandali invece hanno un atteggiamento tirannico, e verranno poi spazzati via da Belisario, generale di Giustiniano, poiché la popolazione romana gli rimarrà ostile. L'imperatore romano (che ora è a oriente) invia le insegne imperiali ai nuovi Re dei territori dell'impero, investendoli così come consoli regnanti.

Peso in bronzo col nome di
Teoderico, re degli Ostrogoti e
console dell'imperatore Romano
come Re d'Italia.
- Teoderico (il cui nome in norreno e islandese è Þiðrik af Bern, mentre in tedesco è Dietrich von Bern, dove Bern è il nome di Verona nel tedesco altomedioevale) nacque in Pannonia, fra le attuali Ungheria e Austria, era figlio del re ostrogoto Teodemiro e di una sua concubina Erelieva. Secondo i documenti del Priorato di Sion era un discendente di Sarah-Damaris Principessa della Tribù di Giuda Bat Yeshuah, nata nel 27, figlia primogenita di Gesù (Yeshuah Ben Yossef) e di Maddalena (Mariamne Migdal-Eder Principessa della Tribù di Beniamino) attraverso la madre Erelieva De Tongres, nata nel 410, che aveva sposato nel 454 Théodemir d'Ostrogothie, figlio di Winithar d'Ostrogothie, morto ne 472. All'età di otto anni, Teoderico era stato stato inviato come ostaggio, a garanzia della pace tra Bizantini ed Ostrogoti, presso la corte dell'imperatore Leone I, dove era vissuto per dieci anni. Nella capitale dell'Impero romano d'Oriente venne educato e apprese il latino e il greco. Riscattato dal padre, si fece subito valere come comandante degli Ostrogoti in diverse battaglie, conquistandone ben presto la fiducia. Teodorico succede al trono degli Ostrogoti dopo la morte del padre (474) e prosegue la politica di alleanza con il vicino Impero, dal quale otteneva compensi per i servigi di protezione dei confini. L'imperatore bizantino, alleandosi con Teoderico, sperava che questi riuscisse a porre sotto il controllo ostrogoto le nuove popolazioni barbariche che spingevano ai confini dell'Impero, assicurando così a Bisanzio una zona di influenza che fungesse da cuscinetto tra l'Impero e le popolazioni barbariche. I successi di Teoderico portarono l'imperatore Zenone a riconoscere al re ostrogoto lo stato di federato romano e di eleggerlo a console nell'anno 484 (alcuni anni dopo gli fu anche eretta una statua equestre a Costantinopoli), ufficializzando in questo modo il predominio ostrogoto sull'area balcanica. La presenza di Teoderico stava diventando però sempre più ingombrante per Zenone e nel contempo Odoacre in Italia stava allargando la sua zona di influenza minacciando gli interessi di Bisanzio. Zenone pensò di risolvere i suoi problemi mettendo l'uno contro l'altro i due re barbari, per cui, con l'aiuto di Bisanzio, nel 488 Teoderico preparò la spedizione verso l'Italia, intrapresa nell'autunno dello stesso anno. Teoderico varcò le Alpi orientali nel 489 con al seguito un esercito di circa 100.000 Ostrogoti e condusse le sue genti in una serie di cruenti scontri contro gli Eruli, scontri che terminarono dopo cinque anni (493), quando Teoderico fece uccidere a tradimento il suo rivale Odoacre e tutta la sua corte durante un banchetto che avrebbe dovuto sancire la pace tra i due re. L'eliminazione di Odoacre, che pare volesse a sua volta insidiare la vita di Teoderico, segnò l'inizio del dominio degli Ostrogoti in Italia, dominio che rappresentò un lungo periodo di pace e stabilità.
Teoderico, primo Re d'Italia, investito
dall'imperatore romano (d'oriente).
Teoderico seguì le linee guida già tracciate da Odoacre, lasciando ai Romani, che gli si dimostrarono fedeli, gli impieghi amministrativi e politici che già possedevano, riservando nel contempo esclusivamente ai Goti i compiti di sicurezza e difesa. Inoltre, per pacificare l'Italia, riscattò i cittadini romani fatti prigionieri da altri popoli barbari e procedette alla distribuzione delle terre. Tale liberalità e avvedutezza nella ripartizione dei terreni è da attribuire all'esiguo numero di Ostrogoti rimasti dopo aver varcato le Alpi. Anche in ambito religioso Teoderico, benché seguace del Cristianesimo ariano, non perseguitò la fede cattolica, seguendo anche in questo l'esempio di Odoacre. Il nuovo imperatore Giustino I, che ambiva ad un nuovo ruolo dell'Impero anche in relazione alle questioni religiose che agitavano il cristianesimo, dette inizio alla sua personale crociata contro l'arianesimo, visto come fede inconciliabile e soprattutto pericolosa per il crescente potere della Chiesa cattolica. Fedele a questa sua linea di ostilità nei confronti dell'eresia ariana, nel 524 decretò che i luoghi di culto ariani venissero consegnati alla Chiesa cattolica. Teodorico, convinto che ci fosse un'intesa segreta tra l'impero di Costantinopoli e gli abitanti romani d'Italia, reagì con violenza: fece uccidere alcuni dei suoi più preziosi collaboratori, tra cui Severino Boezio. In seguito Teodorico costrinse papa Giovanni I a recarsi a Costantinopoli per chiedere la revoca del decreto a Giustino I e per chiedere per giunta che gli ariani convertiti al cattolicesimo potessero riabbracciare la fede ariana. Il Papa ottenne la revoca dell'ordine, ma si rifiutò anche solo di chiedere all'imperatore il permesso per gli ariani convertiti al cattolicesimo di tornare all'arianesimo. Così, quando tornò a Roma, Giovanni I fu imprigionato e lasciato morire in carcere nel 526 da Teodorico. Teodorico, sconvolto dagli avvenimenti degli ultimi mesi e ormai vecchio, morì nello stesso 526 lasciando l'Italia, pacificata, al nipote Atalarico sotto la reggenza della figlia Amalasunta. "Il re aveva raggiunto l'età senile e capiva che presto se ne sarebbe andato. Chiamò quindi i conti goti e i capi del suo popolo intorno a sé, designò Atalarico, figlio di sua figlia Amalasunta, suo successore e ordinò ai presenti, come sua ultima volontà, di aver cura del re, amare il senato e il popolo di Roma, e di mantenersi sempre favorevoli alla pace nei confronti dell'imperatore."  (Giordane). Atalarico, il nipote ha appena 10 anni e Amalasunta prende la reggenza. Amalasunta ascolta il desiderio del padre: mantiene la relazione d'amicizia con l'imperatore, e prende provvedimenti contro la miseria della popolazione, ma questo non piace agli Ostrogoti che sono stanchi di essere trattati come Romani: avevano accettato l'imposizione della parità di diritti con i Romani da Teodorico, ma non sono disponibili ad accettare che una donna freni il loro potere di vincitori. Nasce un'opposizione ostrogota contro Amalasunta ed è come una guerra: da una parte la regina che vuole continuare a regnare come ha fatto il padre, dall'altro i capi ostrogoti che vogliono il potere per poterne disporre secondo i loro principi. Nel 534 muore Atalarico, appena diciottenne, Amalasunta non riesce più a dominare la situazione e la lotta contro di lei aumenta di intensità. Per tentare di salvare la situazione, associa al trono il cugino Teodato, amico dei capi ostrogoti. Ma l'opposizione ostrogota non si ferma per questo e lo stesso Teodato si pone contro Amalasunta, nel 535 la depone, la relega in un'isola sul lago di Bolsena, poi la fa strozzare.

Nel 496 - Conversione dei Franchi al cattolicesimo. I Franchi, insediati nel nord di quella che divenne la Francia, mantennero per qualche tempo la loro lingua ed i loro costumi germanici; tuttavia, a causa della loro scelta religiosa, il cattolicesimo, (con la conversione ed il battesimo di Clodoveo, il primo re della stirpe reale chiamata merovingia, da Meroveo, il nome del padre e del nonno) divennero gli alleati naturali della Chiesa di Roma e si fecero passare di buon grado per il braccio secolare della “vera fede”. Durante il battesimo di Clovis, il vescovo di Reims, Remigio, gli intimò: "Fiero Sigambro, brucia ciò che hai adorato e adora ciò che hai bruciato!", in quanto il termine Sigambro evocava ancora il significato di valoroso guerriero germanico.
Nel 496, la Chiesa di Roma era in una situazione precaria e durante il V secolo la sua stessa esistenza era stata gravemente minacciata. Per gran parte del V secolo, tutte o quasi tutte le diocesi dell'Europa occidentale furono ariane o vacanti. Se la Chiesa di Roma voleva sopravvivere e affermare la propria autorità, le era necessario l'appoggio di un campione, un potentissimo personaggio laico che la rappresentasse. Se il cristianesimo doveva evolversi secondo la dottrina romana, questa dottrina doveva venire diffusa e imposta da una forza secolare, abbastanza potente da contrastare ed estirpare la sfida costituita da ogni altro credo cristiano rivale. Non è sorprendente che la Chiesa di Roma, in quei momenti di disperata necessità, si rivolgesse a Clodoveo. Nel 486 Clodoveo aveva già esteso notevolmente i domini merovingi, partendo dalle Ardenne per annettersi numerosi regni e principati confinanti e per sconfiggere parecchie tribù rivali. Molte città importanti - ad esempio Troyes, Reims e Amiens - furono così incorporate nel suo regno. In meno di un decennio apparve evidente che Clodoveo era ormai avviato a diventare il sovrano più potente dell'Europa occidentale. Secondo la tradizione, la conversione di Clodoveo fu improvvisa e inaspettata, e si compì grazie alla moglie del re, Clotilde, fervida devota di Roma, che sembra assillasse il marito fino a quando questi accettò la sua fede e che in seguito fu canonizzata per questi meriti.  Secondo i documenti del Priorato di Sion, Maria Maddalena (Mariamne Migdal-Eder Principessa della Tribù di Beniamino) ha sposato nel 26, a Tabgha in Galilea, in seconde nozze poiché rimasta vedova, Gesù (Yeshuah Ben Yossef), figlio di Yossef (a sua volta figlio di Jacob) e di Myriam Principessa della Tribù di Giuda Bat Héli (figlia di Héli), nato l' 1 MAR a Bethléem e morto nel 33 a Jérusalem. Loro figli sono stati Sarah-Damaris Principessa della Tribù di Giuda Bat Yeshuah, nata nel 27 e Yeshuah-Joseph Yuz Asaf Jésus le cadet, Joseph Harama Théo du Graal Ben Yeshuah, nato nel 33 in Giudea e morto nel 120 a Sringar, in Cachemire. Da quest'ultimo, attraverso vari "re pescatori", discendeva Clothilde (Santa Clotilde) dei Burgundi di Borgogna, nata nel 475 in Burgundia e morta il 3 giugno 545 nel monastero di St. Martin a Tours, in Francia, figlia di Chilperico II di Borgogna e di Agrippina di Narbonne. Nel 493 Clothilde ha sposato Clovis I di Francia, figlio di Childérico I di Francia e di Basine Di Turingia, nato nell'ago. 466 a Tournai e morto il 27 nov. 511 a Paris, Seine. Va detto che nell'impresa Clotilde fu guidata e assistita dal suo confessore, san Remigio. Ma dietro queste tradizioni si cela una verità storica molto più pratica e terrena. Quando Clodoveo si convertì al cristianesimo di Roma e divenne il primo re cattolico dei Franchi, si guadagnò ben più dell'approvazione della moglie, un regno assai più sostanzioso di quello dei Cieli. Si sa che nel 496 vi furono numerosi incontri segreti tra Clodoveo e san Remigio. Subito dopo, fu ratificato un accordo tra il re e la Chiesa di Roma. Per quest'ultima, l'accordo rappresentava un grande trionfo politico. Avrebbe assicurato la sua sopravvivenza e la posizione di suprema autorità spirituale dell'Occidente. Avrebbe consolidato la posizione di Roma, alla pari con quella di Costantinopoli. Avrebbe offerto prospettive egemoniche e mezzi efficienti per sradicare le innumerevoli eresie. E Clodoveo sarebbe stato colui che avrebbe realizzato tutto questo, la spada della Chiesa di Roma, lo strumento che le avrebbe permesso d'imporre il suo dominio spirituale, il braccio secolare e la manifestazione concreta della sua potenza. In cambio, Clodoveo ricevette il titolo di «Novus Costantinus». In altre parole, doveva presiedere un impero unificato, un «Sacro romano impero» destinato a succedere a quello diviso, creato da Costantino, e più tardi distrutto dai Visigoti e dai Vandali. Secondo un esperto moderno, prima del battesimo Clodoveo fu « fortificato... da visioni di un impero, successore di quello di Roma, che sarebbe stato patrimonio della razza merovingia ». Secondo un altro autore moderno, «Clodoveo doveva diventare così una specie di imperatore dell'Occidente, patriarca dei Germani occidentali, e pur non governando, avrebbe regnato su tutti i popoli e tutti i re». II patto tra Clodoveo e la Chiesa, insomma, ebbe conseguenze enormi per la cristianità. E non solo per la cristianità di quel tempo, ma per tutto il millennio successivo. Il battesimo di Clodoveo segnò la nascita di un nuovo impero romano: un impero cristiano basato sulla Chiesa di Roma e amministrato, a livello laico, dalla stirpe merovingia. In altre parole, venne stretto un vincolo indissolubile tra Chiesa e Stato, ognuno dei quali giurava all'altro fedeltà perpetua. A ratifica di questo vincolo, nel 496 Clodoveo si fece battezzare da san Remigio a Reims. Al momento culminante della cerimonia, san Remigio pronunciò le famose parole: Mitis depone colla, Sicamber, adora quod incendisti, incendi quod adorasti. (China umilmente la testa, o Sicambro, adora ciò che bruciavi, e brucia ciò che adoravi.). È importante notare che il battesimo di Clodoveo non fu un'incoronazione, contrariamente a quanto talvolta sostengono gli storici. La Chiesa non nominò re Clodoveo. Clodoveo era già re, e la Chiesa non poteva far altro che riconoscerlo. E così facendo, si legò ufficialmente non soltanto a Clodoveo, ma anche ai suoi successori: non a un individuo, ma a una stirpe. Sotto questo aspetto, il patto ricorda l'alleanza che, nell'Antico Testamento, Dio stringe con re Davide: un patto che può venire modificato, come nel caso di Salomone, ma non revocato, infranto o tradito. E i Merovingi non persero mai di vista questo parallelo. Per il resto della sua vita, Clodoveo realizzò quanto la Chiesa si attendeva da lui. Con efficienza irresistibile, la fede fu imposta con la spada; e con la sanzione, e il mandato spirituale della Chiesa, il regno franco estese i suoi domìni a est e a sud, abbracciando gran parte dell'odierna Francia e dell'odierna Germania. Fra i numerosi avversari di Clodoveo i più importanti furono i Visigoti, che avevano abbracciato l'eresia ariana. Contro l'Impero visigoto, situato nell'odierna Spagna e, a nord, a cavallo dei Pirenei ed esteso fino a Tolosa, Clodoveo condusse le sue campagne più assidue e organizzate. Nel 507 inflisse ai Visigoti una sconfitta decisiva nella battaglia di Vouillé. Poco più tardi l'Aquitania e Tolosa caddero in mano ai Franchi. L'Impero visigoto a nord dei Pirenei si sfasciò sotto l'incalzare delle forze di Clodoveo. Da Tolosa, i Visigoti ripiegarono su Carcassonne. Poi, cacciati anche da Carcassonne, insediarono la loro capitale, il loro ultimo bastione, nel Razès, a Rhédae che oggi si chiama Rennes-le-Château. Il dominio dei Visigoti nel Razèz durò a lungo: nel 508 Carcassonne fu invano assediata dai Franchi. Altre tre spedizioni franco-burgunde fallirono nel 585 nel 587 e nel 589. Intanto il territorio dominato dai Visigoti, lungo la costa mediterranea, aveva preso il nome di Settimania, e di quel periodo rimangono i toponimi in -ens. Alla morte di Clodoveo, nel 511, il regno fu ereditato dai figli maschi, come de tradizione dei Franchi, e fu quindi suddiviso in Neustria, Austrasia, Burgundia e Aquitania. La Settimania era rimasta ai Visigoti.

Nel 497 - Si celebra il battesimo del re dei Franchi Clodoveo I, avvenuta nel 497 a Reims. Secondo la tradizione lo Spirito Santo o un angelo sotto forma di una colomba recò al vescovo san Remigio la santa Ampolla contenente l'olio crismale, con il quale il re fu battezzato. Da allora i re di Francia da Ludovico il Pio fino a Carlo X, saranno incoronati a Reims e unti con l'olio della santa Ampolla.

Nel 502 - Dopo essersi formato nelle steppe asiatiche, per via della competizione con le altre tribù turche, dalle quali era poi stato scacciato, un gruppo misto di superstiti turco/mongoli migra verso l'Europa dell'est, dal 502 al 530 si stabilisce nell'area del Volga, dove fonderà il Khanato degli Àvari intorno al 550 e prende così avvio la sua èra delle conquiste.
Gli Àvari erano una combinazione di un popolo di stirpe uigura (etnia turcofona che oggigiorno è di religione islamica e vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, insieme ai cinesi Han), chiamato Hund, e (in base a indicazioni antropologiche e etimologiche sul nome di un khagan avaro chiamato Baian, parola che significa "prospero" in mongolo ma significa "donna" nella maggior parte delle lingue del gruppo altaico occidentale) un popolo di stirpe mongola, detto Var, che si era formato intorno a Balkh (provincia dell'Afghanistan con capitale Mazar-i Sharif) negli anni tra il 410 e il 470.
Pare che il nome Àvari abbia radici comuni con la parola turca "avare", che significa girovago o vagabondo. Così potrebbe essere che il termine Àvari, sia stato usato per popoli diversi, con il significato di "migranti", "nomadi", come sembra sia avvenuto anche per etnonimi come Ebrei, Arabi o Cosacchi (Kazaki).
Kaganato degli Àvari nel 600 da: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/
commons/a/af/East-Hem_600ad.jpg. Nella carta si possono vedere le
posizioni dei Magiari, degli Oghuz e di altre popolazioni turco-mongole,
varie popolazioni slave, tutte con le scritte nere, le popolazioni germaniche
vassalle dell'impero romano scritte in blu, le popolazioni di stirpe iranica
scritte in verde.
Nel 550, lo storico della Chiesa Zacharia menziona una "comunità" avara in Occidente. Intorno alla metà del VI secolo anche Menandro scrive al riguardo degli Àvari e nello stesso periodo Procopio distingue nella sua "Storia delle guerre" tra Unni Bianchi e Unni europei, che successivamente l'autore bizantino Teofilatto Simocatta, nella prima metà del VII secolo, definisce rispettivamente "reali" e "pseudo-Àvari".
La loro capitale - in realtà, un campo fortificato - si trovava lungo la riva sinistra del fiume Tibisco (affluente di sinistra del Danubio), non lontano dalla regione ungherese dell'Hortobagyi.
Nel V secolo gli Àvari avevano creato una sorta di impero privo di organizzazione centrale che si estendeva dalla Corea al mar Caspio. Spinti da altre popolazioni (Unni e Bulgari) erano dilagati nella pianura sarmatica (già occupata dai Sarmati, popolo di stirpe nord-iranica dei quali facevano parte anche gli Alani).
Nel VI secolo gli Àvari , dopo essersi insediati in Pannonia, spingeranno i Longobardi a migrare verso l'Italia
Con il capo (khagan) Baian (565-602) raggiungeranno il loro apice di importanza in Europa, guardando verso sud e arrivando nel 626 a cingere d'assedio la stessa Costantinopoli (grazie a un'alleanza con i persiani), mantenendo comunque saldo il controllo in una vasta area di Europa centrale.
Una situazione caotica seguirà all'ascesa al potere degli Àvari in Europa dopo il 550 e la dinastia bulgara Onoghur (580-685) mischierà il patrimonio avaro con quello bulgaro; il nome  Onoghur  deriva probabilmente da "Oghuz", mentre il nome "Ungheria" usato oggi deriva da Onogur.

Nel 507 - Clodoveo batte a Vouillé i Visigoti e afferma il predominio Franco in Europa Occidentale.

I 4 Regni merovingi dopo la morte di
Clodoveo nel 511: Neustria, Aquitania,
Austrasia, Burgundia. A sud,
Settimania o Gothia.
Nel 511 - Alla morte di Clodoveo, i suoi quattro figli maschi, come stabilito dal diritto franco-salico, ereditano il regno, che si suddivide in quattro regni merovingi: Neustria, Austrasia, Burgundia e Aquitania, mentre la Settimania, a sud, rimane appannaggio del regno iberico dei Visigoti, da cui l'altro suo nome, Gothia. Durante il medioevo, Settimania era il nome dato all'attuale dipartimento francese della Linguadoca-Rossiglione, salvo alcune parti del Gard e della Lozère. Secondo alcune fonti, sembra che la Settimania dovesse la sua origine onomastica al periodo romano antico, allorché la Legione VII (Legio Septima) si trovava là di guarnigione, fino all'inizio del Medioevo.
In giallo, la Settimania
o Gothia.
Presumibilmente invece, il suo nome deriva da "Septem Provinciae", il nome che, con la riforma di Diocleziano, prese la Diocesi che raggruppava le sette province galliche meridionali: Gallia Viennensis, Gallia Narbonensis Prima e Secunda, Aquitania Prima e Secunda, Novempopulana e Alpi Marittime.
Dopo la conquista romana della Gallia Transalpina mediterranea (nel 122 a.C.), questa regione diventò Provincia romana, chiamata Provincia Nostra o semplicemente Provincia (da cui il nome di Provenza) e ricevette poi il nome di Gallia Narbonensis. Al tempo della conquista dei Visigoti, nel 412, della Gallia meridionale, il nome più largamente impiegato per quella regione, era stato "Settimania". Dopo la disfatta visigota nella battaglia di Vouillé del 507, per mano dei Franchi, la Settimania, limitata alla sola Linguadoca-Rossiglione restò l'unico lembo della Gallia in mano visigota, dipendente dal regno di Spagna fino alla conquista araba del 719 e per questo, in tempi merovingi e carolingi, era conosciuta anche come « Gothie » o « Gothia ». Sembra che il nome Catalogna, confermato anche da recenti studi, derivi da "Gotia", esattamente dal latino Gothia Launia, cioè "terra dei goti" (https://it.wikipedia.org/wiki/Gotia).

Carta del 526 con i regni barbarici succeduti all'impero
romano d'occidente, il germe della futura Europa.
Nel 526 - Il re degli Ostrogoti, Teodorico, nel 526, allestì una flotta per vendicare l'affronto ricevuto dal comportamento del sovrano vandalo Ilderico, ma, prima di salpare, morì. Ilderico si disinteressò completamente delle operazioni belliche dei Vandali e delegò per esse il proprio cugino Hoamer. I Vandali dovettero contrastare la ribellione dei Mauri, iniziata con Trasamondo, che ormai controllavano la Mauritania Tingitana, la Mauritania Sitifense e la Numidia meridionale e dal 525 anche la Mauritania Cesariense, esclusa la capitale, Cesarea; inoltre nei sette anni di governo di Ilderico, l'esercito Vandalo subì numerose sconfitte da parte dei Berberi che strapparono al Regno vandalo la Tripolitana. Dopo che, nel 530, l'esercito vandalo inviato in soccorso a Cesarea fu battuto, un colpo di Stato depose Ilderico, che fu incarceato e al suo posto fu eletto il capo della rivolta, Gelimero, cugino di Ilderico.

Giustiniano I nel mosaico
della Basilica di San
Vitale a Ravenna.
Nel 527 - Giustiniano I è nominato imperatore romano d'Oriente. Giustiniano fu l'ultimo imperatore latino di Costantinopoli e il più grande autocrate che sedette sul trono bizantino. Nipote dell'imperatore Giustino I era, come lui, di umili origini e nato in un piccolo centro latinofono della Macedonia settentrionale. La sua provenienza e formazione romano-latine e non greche, furono gravide di conseguenze. L'aspirazione universalistica che sempre contraddistinse la sua opera aveva una matrice romana e cristiana ad un tempo: il concetto di imperium romano si identificava infatti per Giustiniano sia con l'ecumene cristiana che con la restaurazione della grandezza romana vista come una missione sacra. Sotto il suo regno «Per l'ultima volta il vecchio impero romano spiegò tutte le sue forze e visse il suo ultimo periodo di grandezza, sia dal punto di vista politico, che da quello culturale». Durante il regno di Giustiniano I, salito al trono nel 527, si assistette all'ultimo concreto tentativo di riconquistare le regioni occidentali, per ristabilire l'unità dell'Impero romano (renovatio imperii). Tale tentativo fu coronato da un parziale, anche se in taluni casi effimero, successo. Sotto il comando dei generali Belisario prima e Narsete poi, i romani d'oriente riuscirono a riconquistare le province dell'Africa Settentrionale (533-534), parte della Spagna meridionale e, al termine della sanguinosissima guerra gotica (535-555) combattuta contro gli Ostrogoti, l'intera Italia. Se la maggior parte di quest'ultima fu persa una quindicina d'anni più tardi a seguito dell'invasione longobarda, iniziata nel 568, la Spagna bizantina fu persa solo un secolo più tardi (intorno al 624), mentre l'Africa nord-occidentale fece parte dell'Impero romano d'Oriente per oltre un secolo e mezzo (fino al 698). Con Giustiniano I, l'Impero romano d'Oriente raggiunse, attorno alla metà del VI secolo, la massima espansione territoriale della sua storia (iniziata nel 395 e finita nel 1.453).

- Secondo Giustiniano, l'unità dell'impero doveva sottintendere anche l'unità religiosa e quindi impose a tutti il cristianesimo e quindi, quello stesso anno, tutti gli eretici ed i pagani persero le cariche statali, i titoli onorifici, le abilitazioni all'insegnamento e gli stipendi pubblici.

Nel 529 Diffusione della regola monastica benedettina.

Giustiniano decreta la chiusura forzata della scuola filosofica di Atene, ultimo centro di eccellenza della cultura ellenistica mentre a Costantinopoli ed in Asia minore i pagani, ancora numerosi, sono costretti a battezzarsi come cristiani.

Nel 533 - A proposito del colpo di stato avvenuto nel regno vandalo, l'imperatore d'Oriente Giustiniano I, che appoggiava Ilderico, intimò a Gelimero di esercitare pure il potere ma di rimettere almeno formalmente sul trono il vecchio re Ilderico. Gelimero rifiutò. Allora Giustiniano, che voleva restaurare l'impero nel Nord Africa, siglata la pace coi Persiani, nel 532, l'anno dopo, dichiarò guerra ai Vandali, considerati i tre fattori favorevoli:
- il regno ostrogoto rimaneva neutrale permettendo ai romani d'Oriente l'approvvigionamento in Sicilia,
- il governatore vandalo della Sardegna si era ribellato a Gelimero,
- la popolazione romana d'Africa aveva promesso che avrebbe appoggiato i Bizantini.
Nell'estate del 533, al comando di Belisario, l'esercito bizantino sbarcò sul promontorio di Caput Vada. L'esercito vandalo oppose una grande resistenza, il 13 settembre, nella battaglia di Ad Decimum; dopo un iniziale vantaggio, alla morte di Gibamondo, nipote di Gelimero, i Vandali si scoraggiarono e furono sconfitti. Belisario allora marciò su Cartagine che si consegnò ai Bizantini. Il 15 ottobre 533, domenica, Belisario, accompagnato dalla moglie Antonia, fece il suo formale ingresso a Cartagine risparmiandole saccheggio e massacro. I Vandali assediarono la città, anche dal mare, ma dato che i rinforzi dalla Sardegna non arrivarono, tolsero l'assedio e a metà dicembre vi fu lo scontro decisivo; il 15 dicembre 533 Vandali e Bizantini si scontrarono nuovamente alla battaglia di Ticameron, a circa 30 chilometri da Cartagine. In questo combattimento morì Tzazo, fratello di Gelimero e fu il segnale della sconfitta, durante la quale i tesori e la famiglia reale furono catturati dai Bizantini. Belisario puntò su Ippona, seconda città vandala ed in poco tempo occupò tutte la città del regno dei Vandali. Nel marzo del 534, circondato sul monte Pappua, Gelimero si arrese a Belisario. Secondo Procopio di Cesarea (La guerra vandalica, II, 9) Belisario portò parte della popolazione vandala a Costantinopoli, dove l'imperatore donò a Gelimero delle terre in Galazia, in cui visse come un pensionato imperiale, ma il regno dei Vandali era scomparso per sempre. Il regno vandalo d'Africa, incluso le isole, Sardegna, Corsica e Baleari venne riconquistato dai Bizantini. Ma alla caduta del regno vandalo si erano ribellate le tribù berbere e i Mauri, che tennero impegnate le truppe bizantine per circa quindici anni. La nuova provincia d'Africa si poté considerare definitivamente pacificata solo nel 548: dei Vandali però, non rimasero molte tracce.

Nel 534 - Nell'impero romano d'oriente, promulgazione del Codex dell'imperatore Giustiniano, che raccoglie leggi e giurisprudenza del Diritto Romano.

- Nel 534 il reame creato dai burgundi è conquistato dai franchi e da questi retto come regno di Borgogna fino all'800, anno in cui fu formalmente è annesso all'Impero carolingio e suddiviso in varie contee.

Cartina dell'Impero Romano d'Oriente, denominato poi Impero Bizantino,
dal 527 al 553: con la riunificazione dell'Impero di Giustiniano si avrà la
unità territoriale della penisola italia-na con le isole. Sono indicati i nomi
delle popolazioni esterne all'Impero, oltre ai Vandali, sconfitti da Belisario,
il valente generale di Giustiniano.
Nel 536 - Nell'ambito della riconquista dell'occidente da parte dell'Impero Romano d'Oriente, si combatte la guerra greco-gotica. Tra la guerra di riconquista dell'Italia da parte dei Bizantini, iniziata nell'Urbe con la presa del generale Belisario nel 536 e l'alleanza di papa Stefano II con il re dei Franchi Pipino il Breve stipulata alla metà dell'VIII secolo, la città fu suddita dell'imperatore di Costantinopoli, facendo poi parte dell'Esarcato d'Italia. Il papa era un cittadino dell'impero; la sua elezione era sottoposta all'approvazione imperiale. Rispetto ai suoi territori, era giuridicamente un semplice possidente. Il legittimo proprietario era l'imperatore bizantino. Il Patrimonium Sancti Petri consiste, in questa fase storica, nei latifondi gestiti dal vescovo di Roma come possesso privato. Si distingue dal patrimonium publicum, ovvero i latifondi gestiti dai militari bizantini (duces e magister militum) e dai latifondi delle arcidiocesi di Ravenna e di Milano. Durante il regno di Giustiniano (dal 527 al 565), l'Impero Romano d'Oriente riconquisterà l'Italia, le coste del nord-Africa e parte della Spagna. Giustiniano rimediò così alla illegittimità del potere Ostrogoto sull'Italia e sulla Dalmazia dalla deposizione di Amalasunta, gesto che sancì lo strappo degli Ostrogoti dall'impero romano, inoltre rimediò ai vuoti dinastici nell'area sudorientale del regno Visigotico imponendo un ristabilimento della diretta gestione imperiale.

Nel 537 - Da http://www.veneziadoc.net/Storia-di-Venezia/Lettera_Cassiodoro.php. Il Prefetto Pretorio del Re Ostrogoto Vitige scrive una lettera ai Tribuni Marittimi Veneziani. Il prefetto si chiamava Flavius Magnus Aurelius Cassiodorus, meglio noto con il soprannome familiare di "Senator", ed era nipote di quel Cassiodoro II che aveva guidato l'Ambasceria papale di Leone Magno a fermare l'invasione di Attila in Italia. Nell'anno 537 il raccolto di vino e olio nell'Istria era stato particolarmente abbondante, e il Prefetto scrive ai Veneziani per incaricarli del trasporto marittimo di tali derrate a Ravenna, capitale del Regno Ostrogoto. Esaurito lo scopo ufficiale della Lettera nelle prime righe, il testo si dilunga in una descrizione elegiaca dei Veneziani stessi, della loro Patria e delle loro abitudini morali.
La laguna veneta e in giallo i suoi maggiori centri nel VI sec..
Nonostante Cassiodoro fosse di origine Calabra come persona e come funzionario, nei suoi quasi trent'anni di servizio sotto gli Imperatori Ostrogoti da Teodorico in poi, si può pensare avesse acquisito una certa familiarità nel trattare coi Veneziani, firma infatti la sua lettera non con il nome completo ma con il solo soprannome, Senator, accompagnato dal titolo di Prefetto. Nella descrizione che segue dimostra infatti di conoscere quel Popolo molto bene, e di averlo in grande stima. Dalle sue parole apprendiamo che a quel tempo erano chiamati Veneziani gli abitanti delle paludi costiere da Ravenna a Grado, famosi come navigatori e costruttori di navi, Popolo che non conosce il vizio dell'invidia perché tutti gli abitanti, ricchi o poveri, vivono nella medesima tipologia di abitazioni, si nutrono del medesimo cibo, il pesce, e sono dediti alla principale occupazione del produrre e commerciare il sale. La loro Patria è l'acqua, ed essi quindi si sentono nel loro Paese ovunque le navi li possano portare. Hanno del resto nel sale moneta internazionale che loro consente di commerciare in ogni paese. Sanno affrontare il mare infuriato ma conoscono vie di navigazione costiera e fluviale protette, sì da poter garantire la pronta consegna dei loro carichi con ogni tempo. Con il suo "Siate quindi assai preparati a percorrere spazi vicini, voi che spesso percorrete spazi infiniti" Cassiodoro ci insegna che i Veneziani di allora non erano chiusi nelle loro paludi, ma già avezzi a commerciare il loro sale ben più lontano che in Istria o a Ravenna. All'epoca i Veneziani non hanno ancora costruito la loro città come oggi la conosciamo. Le abitazioni sono sparse sui dossi più emersi delle barene, con fondamenta ottenute intrecciando rami flessibili alla maniera dei nidi di uccelli acquatici. A queste case, come fossero animali domestici, i Veneziani tengono legate le loro navi, che il Prefetto chiede di mettere in ordine di navigazione per effettuare il trasporto. Il documento è molto importante poiché, oltre a sancire una significativa presenza dei Veneziani come figura collettiva ben precisa e omogenea già nel Sesto Secolo D.C., testimonia che i Veneziani costituiscono un ceppo del Popolo Veneto di usi e costumi assai diversi da quelli dei Veneti di Terraferma. Mentre questi ultimi, fondendosi con gli Euganei, si organizzano in Civiltà stanziali dedite principalmente all'agricoltura e all'allevamento, quindi alla proprietà della terra oggetto di costanti conflittualità per il possesso, i Veneziani si attestano sulla sconfinata vastità del Mare e fanno "girare i rulli al posto dell’aratro e delle falci". Precisando questa raffigurazione, Cassiodoro spiega che i Veneziani hanno come principale attività la raccolta e il commercio del sale, all'epoca moneta paragonabile all'oro per la sua spendibilità su scala mondiale. Essi posseggono un centro per la loro Civiltà sparso sulle isole delle barene costiere dell'Alto Adriatico, ma grazie alla loro abilità come costruttori navali il loro corpo sociale agisce già allora su tutte le coste dell'Adriatico e oltre. Da Cassiodoro abbiamo testimonianza che essi sono già nel 537 D.C. organizzati come compagnia armatoriale attraverso i Tribuni Marittimi, e in condizione di operare in complessi regimi di nolo navale. Un'attività commerciale molto evoluta sia dal punto di vista tecnico amministrativo che da quello della fiducia reciproca necessaria ai contraenti. Il non dover confliggere continuamente per il possesso della terra e l'abitudine al lavoro di squadra necessario sulle imbarcazioni, faranno dei Veneziani il ceppo più sereno e di successo, al punto di diventare ben presto, per la Storia Moderna, il tronco più glorioso e forte dell'intero Popolo Veneto. (Umberto Sartori)

Istanbul (Costantinopoli), Santa
 Sofia, oggi una moschea, con
l'aggiunta delle medine musulmane.
Nel 538 Consacrazione della basilica di Santa Sofia (Divina Sapienza) a Costantinopoli, fatta erigere da Giustiniano.
L'imperatrice Teodora
 in un mosaico nella
Basilica di San Vitale
a Ravenna.
Ultimo Imperatore Romano propriamente detto,  Giustiniano tentò la riunificazione dell'impero romano d'oriente e d'occidente: in gran parte vi riuscì.
Si innamorò di Teodora, un'attrice (o prostituta) non aristocratica, e per sposarla, trasformandola quindi in imperatrice, sfidò la morale di corte. Teodora salvò poi il loro regno: nell'ippodromo di Costantinopoli, dove si tenevano le gare di corsa con quadrighe di cavalli, i tifosi erano divisi per colori (azzurri, rossi, verdi e bianchi) in ragione della loro posizione teologica, fra monofisisti e difisisti.
Le tesi monofisiste racchiudevano in un'unica natura la divinità e l'umanità di Cristo, mentre quelle difisiste consideravano le due nature separate.
Santa Sofia, mosaico del X sec. che
mostra a destra Costantino che
porge Costantinopoli e a sinistra
Giustiniano che porge Santa Sofia.
Il non interventismo dell'imperatore su tali dispute, oltre ad una pesante politica fiscale, scatenò la rivolta chiamata delle "Nike", "Vittoria", in cui i tifosi, nella presunta acclamazione dei propri pupilli, si sollevavano insieme contro Giustiniano. L'imperatore fuggì dall'ippodromo e, per salvarsi, si imbarcò mandando a chiamare Teodora perché lo raggiungesse.
Lei gli mandò a dire che preferiva morire da imperatrice che vivere da suddita. Quindi Giustiniano si calmò, fece convocare la folla insorta all'ippodromo per patteggiare, poi fece chiudere i cancelli e li fece massacrare tutti. Si parla di 35.000 persone. A questo punto Teodora gli fece presente che se non avesse lasciato un ricordo ancora più significativo, sarebbe stato ricordato per l'eccidio nell'ippodromo. Nacque così Santa Sofìa, Sofìa come sapienza divina, un tempio più grandioso di quello di Salomone.



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