Pagine

mercoledì 23 gennaio 2019

Storia dell'Europa n.36: dal 326 al 374 e.v. (d.C.)

Aquila bicipite o a due teste, antico emblema dell'impero
romano con Costantino imperatore, da: https://groups.goo
Nel 326 - Iniziano i lavori per la costruzione della nuova capitale Nova Roma (Nuova Roma) sul sito dell'antica città di Bisanzio, fornendola di un senato e di uffici pubblici simili a quelli di Roma. Il luogo venne scelto come capitale nel 324 per le sue qualità difensive e per la vicinanza ai minacciati confini orientali e danubiani. Inoltre, particolare non secondario, consentiva a Costantino di sottrarsi all'influenza invadente, arrogante ed irritante, degli aristocratici presenti nel senato romano. La città venne inaugurata nel 330 e prese presto il nome di Costantinopoli. Rispetto alla vecchia città, la nuova era quattro volte più vasta: dove c'era un'antica porta Costantino pose un foro circolare, inoltre spostò le sue mura più ad occidente di 15 stadi. La città (oggi Istanbul, nome che appare ufficialmente dal 1930 e che deriva dal greco “isten polis”, cioè "quella è la città") resterà poi fino al 1453 la capitale dell'Impero romano d'Oriente, chiamato dai latini impero bizantino.
L'aquila bicipite è, in araldica, l'aquila con due teste separate fin dal collo e rivolte una verso destra ed una verso sinistra. Generalmente la si pone nel capo d'oro, detto capo dell'Impero. Infatti l'aquila bicipite identifica l'unione di due imperi. L'aquila bicipite fu adottata come stemma imperiale per la prima volta dall'imperatore romano Costantino I, detto il Grande, e rimase poi come stemma nell'Impero romano d'oriente fino all'ultima dinastia di imperatori bizantini: quella dei Paleologi. Oggi, la Chiesa ortodossa greca usa l'aquila bicipite come eredità dei bizantini. Lo stesso stemma fu poi usato dagli Arsacidi, re d'Armenia, e più avanti dagli Asburgo, imperatori d'Austria, e dai Romanov, zar di tutte le Russie. Anche i re di Serbia, i principi di Montenegro, e l'eroe albanese della resistenza contro i turchi ottomani, Giorgio Castriota Scanderbeg, adottò l'aquila bicipite come emblema. L'aquila bicipite fu adottata anche in Oriente, per il regno di Mysore nell'India. Secondo alcuni autori una testa rappresenta l'Occidente e l'altra l'Oriente, in particolare le due metà dell'Impero bizantino, una in Europa e una in Asia.

Nel 327 - Periodo caratterizzato da una serie di uccisioni. Dopo quella del suo antico alleato e rivale Licinio nel 326, l'anno seguente Costantino fece uccidere a Pola il suo figlio primogenito, Crispo, la cui madre era stata Minervina, la prima moglie di Costantino. La leggenda vuole che Crispo sia stato eliminato in seguito all'accusa di Fausta, sorella di Massenzio e moglie di Costantino, di averla insidiata. Poi anche l'imperatrice venne uccisa (venne affogata nel bagno) quando Costantino riconobbe l'innocenza del figlio: probabilmente Fausta voleva assicurarsi l'eliminazione dei rivali dei propri figli come successori di Costantino. Venne ucciso inoltre Liciniano, figlio della sorella di Costantino, Costanza, e di Licinio.

Nel 330 - "Nuova Roma", chiamata poi, col tempo, Costantinopoli (che significa città di Costantino), è la capitale dell'Impero Romano, e il suo vescovo inizia a pretendere prerogative primaziali. Costantino, adoratore del "Sole Invincibile", pare che si sia convertito al cristianesimo solo sul letto di morte, per potere perpetrare tutti quelli che dai cristiani sono visti come "peccati mortali", fra cui l'omicidio del co-imperatore Licinio, i Fausta, la sua seconda moglie, del suo figlio primogenito Crespo ecc., anche se Costantino è considerato santo e "simile agli apostoli" dalla Chiesa ortodossa, da alcune Chiese orientali antiche e in alcune località oggi romano-cattoliche di rito latino, come Sedilo in Sardegna.
Pianta dell'antica Costantinopoli.
La sua grande opera sarà quella di trasferire nella religione cristiana la continuità dell'impero romano: i vescovi, capi delle comunità cristiane, inizialmente non pagano tasse all'impero, per poi incassare le decime, il 10% sui redditi delle loro curie (termine che i Latini usavano per indicare i loro raggruppamenti). Inoltre i vescovi ebbero la facoltà di giudicare nei processi  di diritto ordinario. In alternativa all'opinione tradizionale, secondo cui Costantino si sarebbe convertito al cristianesimo poco prima della battaglia di Ponte Milvio, è stata, invece, asserita una sua costante adesione al culto solare, mettendo in dubbio perfino il battesimo in punto di morte. Secondo altri, poi, la religione sarebbe stata per Costantino un puro e semplice strumento per regnare. Lo storico svizzero Jacob Burckhardt, per esempio, afferma: «Nel caso di un uomo geniale, al quale l'ambizione e la sete di dominio non concedono un'ora di tregua, non si può parlare di cristianesimo o paganesimo, di religiosità o irreligiosità consapevoli: un uomo simile è essenzialmente areligioso, e lo sarebbe anche se egli immaginasse di far parte integrante di una comunità religiosa». Secondo altri ancora poi, occorre distinguere fra convinzioni private e comportamento pubblico, vincolato dalla necessità di conservare il consenso delle proprie truppe (se non dei propri sudditi), qualunque ne fosse l'orientamento religioso. Da questo punto di vista è utile distinguere fra il comportamento di Costantino antecedente e quello successivo alla battaglia di Crisopoli, grazie alla quale conseguì il dominio assoluto sull'impero. Che Costantino si sia progressivamente avvicinato al cristianesimo sono comunque d'accordo molti conoscitori di quell'epoca. Tra costoro il grande archeologo e storico Paul Veyne, di estrazione marxista, sostiene con sicurezza l'autenticità della conversione di Costantino, ricordando, con J.B. Bury, che la sua «rivoluzione [...] fu forse l'atto più audace mai compiuto da un autocrate in ispregio alla grande maggioranza dei suoi sudditi». E ciò in considerazione del fatto che la popolazione cristiana era circa il 10% del totale nel futuro Impero Romano d'Occidente. È comunque assolutamente fuori di dubbio la sincerità costantiniana nella ricerca dell'unità e concordia della Chiesa, la cui necessità derivava da un preciso disegno politico che considerava l'unità del mondo cristiano condizione indispensabile alla stabilità della potenza imperiale. Costantino infatti interpretava in senso cristiano l'antico tema, caro alla Roma imperale pagana, della pax deorum, nel senso che la forza dell'impero non derivava semplicemente dalle azioni di un principe illuminato, da una saggia amministrazione e dall'efficienza di un ben strutturato e disciplinato esercito, ma direttamente dalla benevolenza di Dio. Mentre però, nella religione romana, vi era un diretto rapporto tra il potere imperiale e le divinità, l'imperatore cristiano non poteva ignorare la Chiesa, un'istituzione che, tramite i suoi vescovi, era l'unica mediatrice della fonte divina del potere, e Costantino non poteva fare a meno di essere coinvolto nelle lotte teologiche della Chiesa. Su una tale base ideologica, questa ricerca dell'unità e della concordia dei cristiani comportava quindi anche interventi molto duri nei confronti di coloro che lo stesso imperatore considerava eretici, che erano trattati come, se non più duramente, dei pagani. I conflitti teologici si trovarono dunque ad avere una ricaduta politica, mentre d'altra parte le sorti interne dell'Impero erano sempre più dipendenti dai risultati delle lotte teologiche; gli stessi vescovi, infatti, sollecitavano continuamente l'intervento dell'imperatore per la corretta applicazione delle decisioni dei concili, per la convocazione dei sinodi e anche per la definizione di controversie teologiche: ogni successo di una fazione comportava la deposizione e l'esilio dei capi della fazione opposta, con i metodi tipici della lotta politica.

Nel 331 - Eusebio di Cesarea, nel libro “Sulla vita di Costantino”, afferma che nell’anno 331 d.C. Costantino gli chiese personalmente 50 copie della Bibbia cristiana per le chiese che stava facendo costruire a Costantinopoli, come dimostrano i manoscritti biblici risalenti proprio a quel periodo: il codice Sinaitico e il codice Vaticano. Questo fu uno dei fattori decisivi nell'intera storia del cristianesimo, e offrì un'occasione senza precedenti per l'affermazione dell'ortodossia cristiana, poiché nel 303, un quarto di secolo prima, l'imperatore pagano Diocleziano aveva ordinato di distruggere tutti gli scritti cristiani che era possibile trovare. Quindi i documenti cristiani, soprattutto a Roma, erano quasi spariti. Quando Costantino commissionò nuove versioni di questi documenti, permise ai custodi dell'ortodossia di revisionare, modificare e riscrivere il materiale come ritenevano più opportuno, secondo i loro obiettivi, più legati alla gestione del potere che ad una gestione dell'aldilà. Fu a questo punto che vennero apportate probabilmente quasi tutte le alterazioni decisive al Nuovo Testamento, e Gesù assunse la posizione eccezionale che ha avuto da allora. Non si deve sottovalutare l'importanza della commissione costantiniana: delle cinquemila versioni manoscritte più antiche del Nuovo Testamento, nessuna è anteriore al IV secolo. Il Nuovo Testamento nella sua forma attuale, è sostanzialmente il prodotto dei revisori e degli scrittori del IV secolo: custodi dell'ortodossia, con precisi interessi da difendere. C'è la possibilità, tuttavia, che ne vengano scoperti altri. Nel 1976 un cospicuo numero di antichi manoscritti fu scoperto nel monastero di Santa Caterina sul monte Sinai. Il ritrovamento venne tenuto segreto per circa due anni, prima che nel 1978 ne avesse notizia un giornale tedesco. Vi sono migliaia di frammenti, alcuni dei quali anteriori al 300 d.C., incluse otto pagine mancanti nel Codex Sinaiticus custodito nel British Museum. I monaci che conservano il materiale hanno accordato accesso soltanto a uno o due studiosi greci. Cfr. « International Herald Tribune » del 27 aprile 1978, oltre, naturalmente alle scoperte archeologiche delle grotte del Mar Morto, i Manoscritti di Qumran e il ritrovamento degli scritti di Nag Hammâdi.
Codice sinaitico.
Il Codice Sinaitico o Codex Sinaiticus (Londra, British Museum, Libr., Add. 43725) è un manoscritto in greco onciale (cioè maiuscolo) datato tra il 330 e il 350 d.C. Originariamente conteneva l'intero Antico Testamento nella versione greca della Settanta, l'intero Nuovo Testamento, e altri scritti cristiani (Lettera di Barnaba, Pastore di Erma). L'onciale è un'antica scrittura maiuscola usata dal III all'VIII secolo nei manoscritti dagli amanuensi latini e bizantini; in onciale sono scritti anche altri due codici biblici tra i più antichi: il Codex Vaticanus (IV secolo) ed il Codex Alexandrinus (V secolo).
Una pagina del codice sinaitico.
Nella sua forma attuale, il codice consta di 346½ fogli di pergamena, scritti su quattro colonne; di questi, 199 appartengono all'Antico Testamento, 147½ al Nuovo Testamento più la Lettera di Barnaba e il Pastore di Erma, due antichi scritti cristiani, presenti però in forma mutila. Circa l'Antico Testamento, il manoscritto ha subito varie mutilazioni, specialmente nei libri da Genesi ad Esdra. Ciò che rimane è costituito da frammenti di Genesi 23-24; Numeri 5-7; 1 Cronache 9, 27-19,17; Esdra 9,9-10,44; Lamentazioni 1,1-2,20. Integri sono invece i libri di Nehemia, Ester, Gioele, Abdia, Giona, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia. Il manoscritto contiene anche i testi deuterocanonici di Tobia, Giuditta, 1 Maccabei e l'apocrifo 4 Maccabei (mentre il codice non ha mai contenuto 2 e 3 Maccabei). L'ordine dei libri del Nuovo Testamento è vangeli, lettere paoline, Atti, lettere cattoliche, Apocalisse. Il testo del "Codice Sinaitico" in generale assomiglia molto a quello del "Codex Vaticanus". Nell'Antico Testamento il testo del Sinaitico è più simile a quello del "Codex Alexandrinus". Le origini del "Codex Sinaiticus" sono poco conosciute, si è ipotizzato che sia stato scritto in Egitto. Qualcuno lo ha associato alle 50 copie della Bibbia commissionate dall'imperatore romano Costantino I. Uno studio paleografico compiuto sul testo nel 1.938 al British Museum ha mostrato che il testo è stato oggetto di molte correzioni.
Correzioni aggiunte nel codice sinaitico.
Le prime risalgono a un periodo immediatamente successivo alla sua stesura, nel IV secolo. Altre correzioni risalgono al VI-VII secolo, realizzate probabilmente a Cesarea, in Palestina. Secondo una nota presente alla fine dei libri di Esdra ed Ester, tali alterazioni sono state fatte sulla base di un altro antico manoscritto il quale fu corretto dalla mano del santo martire Panfilo (martirizzato nel 309). Il manoscritto manca della Pericope dell'adultera (Vangelo secondo Giovanni 8,1-11) e di Matteo 16,2b-3. Originariamente mancava anche dei versetti relativi all'agonia di Gesù al Getsemani (Vangelo secondo Luca 22:43-44), che fu poi successivamente introdotta da una seconda mano e nel vangelo di Marco non vi è traccia della resurrezione del Cristo. Il "Codex Sinaiticus" fu ritrovato da Konstantin von Tischendorf presso il Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, in Egitto, tra il 1844 e il 1859.
Monastero di S. Caterina, nel Sinai.
Il Monastero di Santa Caterina è un monastero del VI secolo situato in Egitto, nella regione del Sinai, al centro di una valle desertica. Dedicato a santa Caterina d'Alessandria, è il più antico monastero cristiano ancora esistente e sorge alle pendici del monte Horeb dove, secondo la tradizione, Mosè avrebbe parlato con Dio nell'episodio biblico del roveto ardente (3,2-6) e dove egli ricevette i comandamenti. Nel 2002 è stato dichiarato Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO per la sua architettura bizantina, la sua preziosa collezione di icone e per la grande raccolta di antichissimi manoscritti che costituiscono la più vasta e meglio conservata biblioteca di testi antichi bizantini dopo quella della Città del Vaticano. Inoltre, il monastero è considerato un luogo sacro dalle tre maggiori religioni monoteiste: il Cristianesimo, l'Ebraismo e l'Islam.

Nel 335 - I Vandali, che abitavano la regione compresa tra il fiume Marisus ed il Danubio (forse poco a nord-ovest del Banato), sotto la guida di Visimar, si scontrarono con i Goti di Geberico e furono sconfitti. I superstiti chiesero a Costantino I di essere ammessi nei territori dell'Impero romano, ottenendone il permesso e stabilendosi nella Pannonia, dove rimasero tranquilli per almeno quarant'anni "obbedendo alle leggi dell'Impero come gli altri abitanti della regione". Essi furono così inglobati come foederati, mantenendo la loro mansione di cuscinetto fra l'impero e le altre tribù barbare della pianura Sarmatica.

Dal 337 Costantino muore (pare per malattia) il 22 maggio 337 ad Achyrona, non molto lontano da Nicomedia, mentre preparava una campagna militare contro i Sasanidi di Persia. L’ Impero Romano viene così nuovamente diviso fino al 350. Costantino aveva nominato cesari, suoi successori, i suoi figli Costante I, Costantino II e Costanzo II oltre ai due nipoti Dalmazio e Annibaliano. Costanzo II, che era impegnato in Mesopotamia settentrionale a supervisionare la costruzione delle fortificazioni frontaliere, si affrettò a tornare a Costantinopoli, dove organizzò e presenziò alle cerimonie funebri del padre: con questo gesto rafforzò i suoi diritti come successore e ottenne il sostegno dell'esercito, componente fondamentale della politica di Costantino. Durante l'estate del 337 si ebbe un eccidio, per mano dell'esercito, dei membri maschili della dinastia costantiniana e di altri esponenti di grande rilievo dello stato: solo i tre figli di Costantino e due suoi nipoti bambini (Gallo e Giuliano, figli del fratellastro Giulio Costanzo) furono risparmiati. Le motivazioni dietro questa strage non sono chiare: secondo Eutropio Costanzo II non fu tra i suoi promotori ma non tentò certo di opporvisi e condonò gli assassini; Zosimo invece afferma che Costanzo II fu l'organizzatore dell'eccidio. Nel settembre dello stesso anno i tre cesari rimasti (Dalmazio e Annibaliano erano stati vittime della purga) si riunirono a Sirmio in Pannonia, dove il 9 settembre furono acclamati imperatori dall'esercito e si spartirono l'Impero: Costanzo II si vide riconosciuta la sovranità sull'Oriente, Costante I sull'Illirico e Costantino II sulla parte più occidentale (Gallie, Hispania e Britannia). La divisione del potere tra i tre fratelli durò poco: Costantino II morì nel 340, mentre cercava di rovesciare Costante I e Costanzo II guadagnò i Balcani; nel 350 Costante I fu rovesciato dall'usurpatore Magnenzio, e Costanzo II divenne unico imperatore.

Nel 342 - La federazione dei Franchi è protagonista di un'incursione in territorio gallico, condotta a partire dalla loro area d'insediamento presso il Reno. Sono respinti da Costante I, imperatore romano dal 337.

- Nell'Europa orientale, le tribù di Slavi orientali ridussero fortemente i loro rapporti commerciali con Roma, preferendo quelli con le tribù sarmatiche o altre tribù slave e di parteciparono alle guerre anti-schiavistiche contro Roma, unendo parte delle loro forze a quelle dei Marcomanni nella seconda metà del II secolo e a quelle gotiche nel III e IV secolo. Tuttavia i Goti, capeggiati da Ermanarico, ambivano a sottomettere gli stessi Venedi (gli Slavi occidentali), senza peraltro riuscirvi. I movimenti migratori dei  Venedi nelle terre a sud-ovest dell'Elba e dell'Oder furono causati anche dalle violente incursioni degli Unni, nell'Europa orientale e centrale, benché la loro maggior parte non sia stata interessata da quell'invasione.

"Unni" di Johann Nepomuk Geiger, da: https://commons.
Durante il IV secolo gli Unni, popolo guerriero nomade, probabilmente di ceppo turco, provenienti dalla Siberia meridionale, giungono in Europa. Non si conosce quasi nulla della lingua unna, di essa sono oggi pervenuti solo alcuni nomi di persona e pochissimi vocaboli. L'ipotesi più accettata è che si trattasse di una lingua altaica ma sono state avanzate, soprattutto nel passato, diverse altre teorie che la vorrebbero vicina al moderno ungherese o addirittura alle lingue iraniche. Recenti ricerche hanno mostrato che nessuna delle grandi confederazioni di guerrieri della steppa era etnicamente pura e, a rendere le cose più difficili, molti clan affermavano di essere Unni basandosi semplicemente sul prestigio del loro nome; sebbene sia molto difficile risalire ad un luogo di origine degli Unni, sembra che all'inizio il nome designasse un prestigioso gruppo di guerrieri della steppa la cui origine etnica è sconosciuta, ma non devono essere confusi con gli Aparni ("Unni Bianchi") di Procopio, in quanto si tratta di un ramo culturale e fisico completamente diverso, né con i Chioniti (gli Unni rossi, probabilmente i Kian-yun dei cinesi) che comparvero sulla scena in Transoxiana nel 320, guidati dal re Kidara.
Giordane (o Giordano o Jordanes, storico bizantino di lingua latina del VI secolo di probabile origine gotica o alana) scrisse che gli Unni "si procuravano ferite sulle guance come segno di lutto per i guerrieri più valorosi, piangendoli non con lacrime di donne ma con il sangue degli uomini". Inoltre gli Unni praticavano la deformazione cranica, allungandosi le teste probabilmente a imitazione dei nomadi sarmati di origine indoiranica. La deformazione cranica fu una pratica molto comune nel corso della storia. Il procedimento veniva applicato sin dalla più tenera infanzia e consisteva nello stringere la testa del bambino con un bendaggio, approfittando del fatto che a quell'età il cranio era ancora molle e in crescita. Nel caso di alcuni popoli, questa pratica serviva a indicare che il ragazzo era destinato al sacerdozio, ma nel caso degli Unni se ne ignora il significato. Le scoperte archeologiche dimostrano che gli Unni fasciavano le teste di alcuni bambini, che nella vita adulta continuavano, naturalmente, ad avere la testa deformata. Per questa ragione, è sorprendente che nessuna fonte greco-romana menzioni il fenomeno; ma forse, come suggerisce lo storico John Man, "gli uomini con la testa allungata costituivano un'élite".
Gli Unni sono particolarmente conosciuti per le incursioni compiute a metà del V secolo contro l'Impero romano d'Occidente.

Nel 343 - Un concilio a Sardica riafferma la dottrina formulata a Nicea e dichiara  che i vescovi hanno il diritto di appello al papa come autorità più alta nella Chiesa.

Nel 344 - Nasce Giovanni Crisostomo, o Giovanni d'Antiochia (Antiochia, 344/354 - Comana Pontica, 14 settembre 407), arcivescovo cattolico, santo e teologo bizantino, il secondo Patriarca di Costantinopoli, commemorato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa, venerato dalla Chiesa copta; è uno dei 33 Dottori della Chiesa. La sua eloquenza è all'origine del suo epiteto Crisostomo (in greco antico χρυσόστομος / khrysóstomos, letteralmente «Bocca d'oro»). Il suo zelo e il suo rigore furono causa di forti opposizioni alla sua persona. Scrisse delle omelie antigiudaiche utilizzate nei secoli come pretesto per le discriminazioni e persecuzioni contro gli ebrei. Dovette subire un esilio e durante un trasferimento morì.

- A partire dal IV secolo (dopo l'Editto di Milano) la Diocesi di Roma diventa proprietaria di immobili e terreni, frutto delle donazioni dei fedeli. Il patrimonio terriero del vescovo di Roma era denominato Patrimonium Sancti Petri poiché le donazioni erano devolute a san Pietro, l'apostolo fondatore della Chiesa romana. Nel VI secolo il patrimonio petrino assumerà un'estensione di rilievo.

Nel 350 Ulfila traduce il Nuovo Testamento in lingua gota e converte i Goti al cristianesimo ariano. Il goto Ulfila o Wulfila (in gotico letteralmente "Lupacchiotto"; 311 - 388) è stato un vescovo ariano.

Carta dell'Occitania (di cui solo
Provenza e Languedoc, Aquitania
esclusa) provincia Romana.
- Nel crogiuolo occitanico, composto da iberi, liguri, baschi, celto-liguri, greci e romani, diventati tutti cittadini romani nel 121 a.C., con la proclamazione della Provincia della Gallia Narbonensis (da cui il termine Provenza), si mescolano successivamente popoli germanici (goti e franchi) e semito-camitici (ebrei e arabo-berberi) che si convertono spontaneamente alla lingua ed alle culture latine. La lingua d'Oc è una delle lingue neolatine che si formano sul substrato degli antichi dialetti regionali e della lingua ufficiale e colta della Roma conquistatrice e padrona, fin dalla fine dell'Impero. Se in quella parte di continente che denominiamo Francia settentrionale (e che allora era lungi dall'essere un'entità definita e definibile) si andava affermando la Langue d'Oil, in una zona compresa tra le Valli alpine del Piemonte e la Catalogna  prendeva forma la lingua d'Oc (anche se in realtà non dovette esserci per il volgo, il popolo non colto, un significativo distacco dal dialetto parlato in precedenza). Per "Occitani: storia e cultura": http://storianet.blogspot.it/2015/01/occitani-storia-e-cultura.html

Nel 355 - Gli Alamanni (o Alemanni) passano la frontiera in Alsazia con l'idea di stabilirsi in massa e definitivamente nel territorio dell'impero, ma l'imperatore romano Giuliano li sconfiggerà a Strasburgo nel 358.
Confederazioni dei Franchi e Alemanni.
Delle antiche tribù germaniche erano rimasti soltanto due confederazioni di tribù: i popoli stanziati nei territori del Danubio, gli Alamanni e quelli stanziati intorno al Reno, i Franchi.

Nel 357 - La federazione di tribù dei  Franchi  Salii, così chiamati perché abitavano la regione prossima al fiume Sala, l'odierno Ijssel, il più orientale dei tre rami principali in cui si divide il Reno prima di sfociare in mare, erano giunti, attraversando il Reno e la Mosa, ai territori della Mosa stessa e dello Schelda, la cui parte terminale aveva una notevole importanza strategico-commerciale essendo parte delle rotte verso la Britannia. Inizialmente i Franchi Salii avevano interferito con atti pirateschi sulle rotte di rifornimento dei romani finché nel 357 l'imperatore Giuliano, trovando le rotte del Reno sotto il loro controllo, ebbe degli scontri con loro, al termine dei quali li pacificò. Roma garantì ai Franchi una fetta considerevole della Gallia Belgica e divennero foederati dell'Impero romano, incaricati di difendere la frontiera del Reno contro Alani, Suebi e Vandali. La regione che i Franchi Salii ottennero corrisponde all'incirca alle odierne Fiandre e ai Paesi Bassi a sud del Reno e rimane ancora oggi una regione di lingua germanica (attualmente predomina l'olandese ed il fiammingo). I Franchi Salii divennero quindi, il primo popolo germanico a stabilirsi permanentemente all'interno del territorio romano, con il ruolo di foederati. Da quel territorio i Franchi conquistarono gradualmente gran parte della Gallia Romana a nord della Valle della Loira e ad est dell'Aquitania visigota. I Franchi Ripuarii si consolidarono sulla riva destra renana, da Colonia fino all'odierna Francoforte. A queste federazioni franche apparteneva probabilmente anche i Brutteri e i Sicambri (o Sigambri), che già avevano combattuto contro i Romani ai tempi di Giulio Cesare e Augusto e che avevano poi assegnato loro dei contingenti, come ausiliari, nell'esercito romano. Dal 26 gli storici romani non ne avevano più scritto, ma Fredegario, uno scrivano borgognone del VII/VIII sec., narra nella sua "Cronaca", che la storia dei Franchi Sicambri era iniziata dai tempi remoti degli antichi Patriarchi ebrei, citando numerose fonti d'informazione e di rimando, fra cui gli scritti di San Girolamo, l'arcivescovo Isidoro di Siviglia ed il vescovo Gregorio di Tours anch'egli autore di una "Storia dei Franchi". Per raggiungere tale precisione, Fredegario, che godeva di molta considerazione alla corte borgognona, approfittò della sua possibilità di accedere a svariati archivi ecclesiastici ed annali statali. Egli, dunque, racconta come i Franchi Sicambri, da cui prese nome la Francia, erano stati a loro volta chiamati così per via del loro capo Francio o Francione, morto nel II secolo a.C.. La tribù, che era passata nella Scozia, affondava le sue radici nell'antica città di Troia. Tracce di questa discendenza si potrebbero trovare in alcuni nomi come quello della città di Troyes e perfino di Parigi che porterebbe il nome del principe Paride, figlio del re Priamo di Troia. Quella dei Merovingi, quindi, sarebbe stata una dinastia discendente in linea maschile dai "Re pescatori" che corrispondevano anche ad una linea di successione femminile sicambrica. I Sicambri, prendevano il loro nome da Cambra, una regina tribale vissuta intorno al 380 a.C., originaria della Scozia ed erano chiamati anche i "nuovi parenti". Potrebbe darsi che da tale Cambra abbia preso il nome la città di Cambrai. Lo storico Ammiano Marcellino riporta nelle sue cronache che la tribù dei Salii era composta da uomini forti e coraggiosi che si erano spinti sino alle fortificazioni sulla strada romana di Colonia. C'è chi ipotizza che i Romani li chiamarono Franchi nel senso di "i liberi", ovvero gli "affrancati", (dal latino francus = libero?) e il nuovo territorio Franconia. Ammiano affermava che i Salii e i Ripuari avessero entrambi un proprio re.

Nel 360 - L'arianesimo aveva soppiantato quasi del tutto il cristianesimo di Paolo. Fra i più fervidi seguaci dell'arianesimo c'erano i Goti, che si erano convertiti a questa fede, abbandonando il paganesimo. Gli Svevi, i Longobardi, gli Alani, i Vandali, i Burgundi erano tutti ariani. E lo erano quindi anche gli Ostrogoti e i Visigoti che, quando saccheggiarono Roma nel 410, risparmiarono le chiese cristiane. Se prima di Clodoveo i Franchi Sicambri avevano qualche propensione per il cristianesimo, doveva trattarsi del cristianesimo ariano dei loro vicini, i Visigoti e i Burgundi. Sotto gli auspici dei Visigoti, l'arianesimo divenne la forma di cristianesimo predominante in Spagna, nei Pirenei e in Occitania.

La campagne di Persia del 363 dell'imperatore Giuliano.
Nel 363 - L'imperatore Giuliano, ricordato come l'apostata, poiché, da filosofo quale era, aveva rinnegato il cristianesimo (era stato battezzato da bambino e non per volontà sua), inizia la campagna contro la Persia, in cui troverà la morte.

Nel 364 - Il 23 febbraio Valentiniano I (Flavius Valentinianus) è eletto imperatore dall'esercito e dalla corte, dopo la morte di Gioviano. Poco dopo la sua elezione come imperatore, Valentiniano I decise che il fratello Flavio Valente avrebbe regnato insieme a lui. In seguito i due, per governare più efficientemente, si spartirono l'impero: Valentiniano I regnò solo sulla parte occidentale dell'impero, mentre il fratello Valente su quella orientale. Durante il loro regno, l'impero fu ripetutamente devastato da invasioni barbariche. Nominato "l'ultimo vero romano", Valente non riuscì a ben governare l'impero d'oriente, tanto da pensare di abdicare e poi suicidarsi a causa del fatto che un certo Procopio si era ribellato contro di lui, autonominandosi imperatore. Egli morì nella battaglia di Adrianopoli, un totale disastro, dove la maggior parte delle sue forze armate furono distrutte dagli invasori Goti.

Nel 366 - Dopo furiosi scontri costati 137 morti fra due fazioni cristiane, Damaso I è l'unico vescovo (quindi papa) di Roma. Damaso I (Roma o Guimarães, 305 ca. - Roma, 11 dicembre 384) fu il 37º papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa dal 1º ottobre 366 alla sua morte. Figlio dell'iberico Antonio (prete aggregato alla chiesa di San Lorenzo) e di una certa Laurentia, si è ritenuto per molto tempo che fosse nato nell'attuale Portogallo, ma ricerche storiche più recenti sembrano indicare che egli possa essere nato a Roma; di certo crebbe a Roma al servizio della chiesa di San Lorenzo martire. Morto papa Liberio il 24 settembre 366, il clero romano si divise in due fazioni: una, favorevole alla politica del defunto antipapa Felice II, del tutto contraria ad ogni accordo con i sostenitori delle teorie ariane (nonostante Felice II fosse ariano), e l'altra, maggioritaria, più conciliante e favorevole ad accordi e compromessi. In due distinte e contemporanee elezioni, i primi, riuniti nella basilica di Santa Maria in Trastevere, elessero e consacrarono frettolosamente papa il diacono Ursino, mentre i secondi, nella basilica di San Lorenzo in Lucina, scelsero Damaso, che fu consacrato nella basilica di San Giovanni in Laterano il 1º ottobre 366. Molti dettagli degli avvenimenti che seguirono a questa elezione vennero narrati nel Libellus Precum, una petizione all'autorità civile da parte di Faustino e Marcellino, due presbiteri della fazione di Ursino, e dallo storico pagano Ammiano Marcellino che così narrava: « L'ardore di Damaso e Ursino per occupare la sede vescovile superava qualsiasi ambizione umana. Finirono per affrontarsi come due partiti politici, arrivando allo scontro armato, con morti e feriti; il prefetto, non essendo in grado di impedire i disordini, preferì non intervenire. Ebbe la meglio Damaso, dopo molti scontri; nella basilica di Sicinnio, dove i cristiani erano riuniti, si contarono 137 morti e dovette passare molto tempo prima che si calmassero gli animi. Non c'è da stupirsi, se si considera lo splendore della città di Roma, che un premio tanto ambito accendesse l'ambizione di uomini maliziosi, determinando lotte feroci e ostinate. Infatti, una volta raggiunto quel posto, si gode in santa pace una fortuna garantita dalle donazioni delle matrone, si va in giro su di un cocchio elegantemente vestiti e si partecipa a banchetti con un lusso superiore a quello imperiale. ». Il prefetto di Roma, di cui parlava Ammiano Marcellino, era un tale Vivenzio Scisciano che attese che si concludessero i disordini per prendere posizione nella contesa: una volta accertata la vittoria del partito di Damaso, esiliò da Roma Ursino. Ma i suoi seguaci non vollero accettare la sconfitta e si rifugiarono nella basilica di Santa Maria Maggiore che i damasiani il 26 ottobre assalirono: si accese una vera e propria battaglia, con le conseguenze citate da Ammiano Marcellino. Riammesso l'anno seguente a Roma, Ursino cercò nuovamente di prendere il posto di Damaso, dando vita ad altri disordini e ricavandone un nuovo esilio per decreto dell'imperatore Valentiniano I. Dalla Gallia prima e da Milano successivamente, tramite un ebreo di nome Isacco, nel 370 fece accusare Damaso di gravi delitti. Fu celebrato un processo che nel 372 assolse il vescovo di Roma, e Ursino, per decreto del nuovo imperatore Graziano, fu definitivamente esiliato a Colonia. Questi contrasti si rifletterono non solo sulla reputazione di Damaso ma anche su quella della Chiesa romana. Molti, sia nella società pagana che in quella cristiana, videro in Damaso un uomo le cui ambizioni terrene erano superiori alle preoccupazioni pastorali. Damaso amava infatti il fasto e gli spettacoli. e non esitava a commissionare grandi opere. Sotto il suo pontificato la residenza papale assunse un aspetto principesco. In un periodo in cui le grandi famiglie di senatori e di benestanti coprivano di doni gli ecclesiastici, la Chiesa iniziò ad accumulare ricchezze e non pochi accusarono i sacerdoti di essere mossi solo da ragioni economiche. In tal senso, un decreto imperiale del 370 proibì agli ecclesiastici di far visita a vedove ed ereditiere per evitare che le inducessero a fare donazioni alla Chiesa. Nel 378, alla corte imperiale, fu mossa contro Damaso anche un'accusa di adulterio, dalla quale fu scagionato prima dall'Imperatore Graziano e poco dopo, da un sinodo romano di quarantaquattro vescovi, che scomunicò i suoi accusatori.

Nel 368 - Gli Alemanni travolgono Mogontiacum (Magonza, l'attuale Mainz) e costringono l'imperatore Valentiniano I ad accorrere, insieme al figlio ed augusto Graziano. I due imperatori passarono il Reno e si spinsero fino al fiume Neckar dove ottennero un'importante vittoria sulle genti germaniche nei pressi di Solcinium. Nel frattempo una grave notizia raggiunse Valentiniano a Treviri: la Britannia era stata devastata interamente da Pitti, Attacotti e Scoti, i quali avevano ucciso i generali Nettarido e Fullofaude; Valentiniano inviò allora in Britannia truppe sotto il comando dapprima di Severo, poi di Giovino e Protervuide, ma, di fronte agli insuccessi subiti, decise finalmente di inviare in soccorso dell'isola il valoroso Conte Teodosio (Teodosio il Vecchio, padre di Teodosio I): sbarcato in Britannia, Teodosio riuscì a porre fine alle incursioni nemiche, annientando gli invasori e ripristinando la pace in Britannia. Vinti gli incursori, ripristinata la pace, Teodosio riuscì persino a recuperare alcuni territori persi in precedenza, costituendo una nuova provincia romana che prese il nome di Valentia in onore di Valentiniano I.

Nel 369 - Valente decide di passare il Danubio in Dobrugia (regione situata tra il Danubio e il Mar Nero), nei pressi di Noviodunum, mentre i suoi generali si spinsero molto a nord nei territori dei Goti. Al termine di questa campagne fu siglata in autunno una tregua tra Roma e i Visigoti di Atanarico, che sospendeva i precedenti rapporti di collaborazione basati sui sussidi (o tributi) offerti dai romani in cambio di contingenti mercenari, stabilità nella regione e scambi commerciali. In quegli anni, intanto, aveva preso il via la conversione di una parte del popolo gotico al Cristianesimo, secondo la variante ariana promossa da Ulfila, e lo stesso vescovo aveva intrapreso la messa per iscritto della Bibbia, che divenne così il primo testo in lingua gotica e la più estesa testimonianza delle lingue germaniche antiche. Valente decise, infine, di fermarsi nella Dobrugia ancora per qualche tempo, per migliorare le fortificazioni lungo il tratto del basso corso danubiano.

Nel 371 - Nasce Valentiniano II, uno dei figli che l'imperatore Valentiniano I aveva avuto dalla sua seconda moglie Giustina, insieme alle sorelle Galla, Grata e Giusta. Era il secondo figlio maschio di Valentiniano, che aveva già avuto Graziano da un precedente matrimonio.

Nel 374 - Sappiamo che avvenne l'uccisione a tradimento, dopo un banchetto, del capo dei suebi Quadi, Gabinio, da parte del prefetto del pretorio delle Gallie, Massimino, che rese furiosi non solo i Quadi, ma molte altre popolazioni a loro vicine (come gli Iazigi ed i Vandali), che insieme inviarono squadre di saccheggiatori a sud del Danubio in territorio romano. Furono così senza alcun preavviso assaliti i contadini impegnati nel raccolto delle messi, molti dei quali furono sterminati, molti altri furono fatti prigionieri e condotti con molti animali di ogni tipo nei loro territori.
Ambrogio di Milano.
E poco mancò che anche la stessa figlia dell'imperatore Costanzo II, Flavia Massima Faustina Costanza, venisse catturata dai barbari inferociti, riuscendo invece a rifugiarsi a Sirmio.

- Il 7 dicembre, Ambrogio è nominato vescovo di Milano. Aurelio Ambrogio (Aurelius Ambrosius in latino), meglio conosciuto come sant'Ambrogio (Treviri, 339/340 - Milano, 397) è stato un vescovo, scrittore e santo romano, una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo. È venerato come santo da tutte le Chiese cristiane che prevedono il culto dei santi; in particolare, la Chiesa cattolica lo annovera tra i quattro massimi dottori della Chiesa d'Occidente, insieme a san Girolamo, sant'Agostino e san Gregorio I papa. Conosciuto anche come Ambrogio di Treviri, per il luogo di nascita, o più comunemente come Ambrogio di Milano, la città di cui assieme a san Carlo Borromeo e san Galdino è patrono e della quale fu vescovo dal 374 fino alla morte e nella quale è presente la basilica a lui dedicata, che ne conserva le spoglie.



Per "1992: Il meccanismo politico-economico che ha causato la formazione di questa UE con la conseguente
        perdita della sovranità italiana" clicca QUI
Per "Le guerre coloniali del Regno d'Italia" clicca QUI
Per "Le cause della prima guerra mondiale, che originò fra l'altro Israele e i conflitti nel mondo arabo" clicca QUI
Per "Occitani: storia e cultura" clicca QUI
Per "Celti: storia e cultura" clicca QUI
Per "Liguri: storia e cultura" clicca QUI
Per "Cristianesimo: da setta giudaica a religione di Stato" clicca QUI
Per "Elenco degli storici antichi dell'Occidente" clicca QUI
Per "Evidenze storiche nel mito della fondazione di Roma" clicca QUI
Per "Ebraismo: origini, storia e cultura" clicca QUI
Per "Variazioni del clima dall'ultima glaciazione" clicca QUI
Per "Grande Storia dell'Europa - 5° - Dal 1.914 al 2.014 e.v." clicca QUI
Per "Grande Storia dell'Europa - 4° - Dal 1.096 al 1.914 e.v." clicca QUI
Per "Grande Storia dell'Europa - 3° - Dal 90 al 1.096 e.v." clicca QUI
Per "Grande Storia dell'Europa - 2° - Dal 1.200 p.e.v. (a.C.) al 90 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Grande Storia dell'Europa - 1° - Dalla formazione della Terra al 1.200 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI 
Per "Storia dell'Europa n.61: dal 1.453 al 1.519 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.60: dal 1.416 al 1.453 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.59: dal 1.324 al 1.416 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.58: dal 1.251 al 1.324 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.57: dal 1.228 al 1.251 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.56: dal 1.204 al 1.228 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.55: dal 1.189 al 1.204 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.54: dal 1.145 al 1.189 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.53: dal 1.102 al 1.145 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.52: dal 1.095 al 1.102 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.51: dal 1.075 al 1.095 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.50: dal 1.034 al 1.075 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.49: dal 992 al 1.034 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.48: dall' 879 al 992 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.47: dall' 827 all' 879 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.46: dal 759 all' 827 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.45: dal 680 al 759 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.44: dal 600 al 680 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.43: dal 554 al 600 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.42: dal 538 al 554 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.41: dal 493 al 538 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.40: dal 452 al 493 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.39: dal 415 al 452 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.38: dal 391 al 415 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.37: dal 374 al 391 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.36: dal 326 al 374 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.35: dal 313 al 326 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.34: dal 286 al 313 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.33: dal 257 al 286 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.32: dal 193 al 257 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.31: dal 161 al 193 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.30: dal 90 al 161 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.29: dal 50 al 90 e.v. (d.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.28: dal 27 p.e.v. al 50 e.v. (d.C.) clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.27: dal 49 al 27 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.26: dal 73 al 49 p.e.v. (a.C)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.25: dal 91 al 73 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.24: dal 146 al 91 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.23: dal 301 al 146 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.22: dal 367 al 301 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.21: dal 404 al 367 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.20: dal 450 al 404 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.19: dal 500 al 450 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.18: dal 540 al 500 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.17: dal 650 al 540 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.16: dal 753 al 650 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.15: dall' 850 al 753 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.14: dal 1.150 all' 850 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.13: dal 1.200 al 1.150 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.12: dal 1.320 al 1.200 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.11: dal 1.550 al 1.320 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.10: dal 1.680 al 1.550 p.e.v.(a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.9: dal 1.900 al 1.680 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.8: dal 2.500 al 1.900 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.7: dal 3.500 (inizio della Storia) al 2.500 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.6: dal 6.000 al 3.500 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.5: dal 15.000 al 6.000 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.4: dal 40.000 al 15.000 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.3: da 130.000 anni fa al 40.000 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.2: da 2.500.000 a 130.000 anni fa" clicca QUI
Per "Storia dell'Europa n.1: dalla formazione della Terra a 2.500.000 anni fa (Protostoria)" clicca QUI


Per i post "Il pensiero nell'Italia contemporanea" clicca QUI
Per i post "Il pensiero nel mondo contemporaneo" clicca QUI
Per i post "La politica nell'Italia contemporanea" clicca QUI
Per i post "La politica nell'Europa contemporanea" clicca QUI
Per i post "Musica interpreti video testi e storia" clicca QUI
Per "L'Unione Europea: le origini, i moventi, la storia, le politiche e le crisi" clicca QUI
Per i post "Grande Storia dell'Europa" clicca QUI
Per i post "Storia dell'Europa" clicca QUI
Per i post "Storia dell'Economia Politica" clicca QUI
Per "Scienze: Informatica" clicca QUI
Per "Stelle e Costellazioni visibili nel nostro Cielo" clicca QUI
Per i post "Astrologia evolutiva, progressiva, oroscopo, numerologia" clicca QUI
Per i post "Satir-Oroscopo" clicca QUI
Per "Il Feg-Shui: Scuole della Bussola e del Ba Gua" clicca QUI
Per "I Chakra o Centri energetici fisici: dove sono e come si possono rilevare" clicca QUI
Per i post "Pietre e Cristalli" clicca QUI
Per i post "Aforismi, Foto e Frasi dei Nativi Nord Americani (gl'Indiani d'America)" clicca QUI
Per i post "Personaggi dei Nativi Nord Americani (gl'Indiani d'America)" clicca QUI
Per "Elenco tribù, personaggi, eventi e culture dei Nativi Nord-Americani, gl'Indiani d'America" clicca QUI
Per "Culture e aree culturali dei Nativi Nord-Americani, gl'Indiani d'America" clicca QUI
Per "Occitani: storia e cultura" clicca QUI
Per "Oroscopo degli Alberi celtico" clicca QUI
Per "Croce Celtica" clicca QUI
Per i post "Cultura degli antichi Celti" clicca QUI
Per "Celti: storia e cultura" clicca QUI
Per i post "Cultura degli antichi Ebraico-Cristiani" clicca QUI
Per i post "Cultura degli antichi Romani" clicca QUI
Per i post "Politica nell'antica Roma" clicca QUI
Per "Evidenze storiche nel mito della fondazione di Roma" clicca QUI
Per i post "Cultura degli antichi Greci" clicca QUI
Per "Elenco degli storici antichi dell'Occidente" clicca QUI
Per i post "Cultura degli antichi Ebrei" clicca QUI
Per "Ebraismo: origini, storia e cultura" clicca QUI
Per "Liguri: storia e cultura" clicca QUI
Per i post "Antichi Liguri da Tartesso ai Celti" clicca QUI
Per i post "Prodotti della Riviera dei Fiori" clicca QUI
Per i post "Turismo nella Riviera dei Fiori" clicca QUI
Per i post "Politica nella Riviera dei Fiori" clicca QUI  
Per "La vita nel Mar Ligure e nelle acque della Riviera dei Fiori" clicca QUI

Nessun commento:

Posta un commento