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domenica 14 dicembre 2014

Grande Storia dell'Europa - 4° - Dal 1.096 al 1.914 e.v.

Cartina dell'Europa con le aree indicanti la fede religiosa e i percorsi
delle Crociate dal XI al XIII secolo: Prima crociata 1096-1099 con i domini
cristiani conquistati, Terza Crociata 1188-1192, Quarta Crociata 1202-1204,
in cui i crociati saccheggiarono Costantinopoli e perpetrarono stragi
di cristiani, Settima Crociata 1248-1254. Sono indicati i luoghi di
raduno dei Crociati. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Nel 1.096 - Ha inizio la prima crociata dopo che papa Urbano II aveva indetto un pellegrinaggio armato al concilio di Clermont (nel 1.095), sul modello stabilito da papa Alessandro II per la spedizione in Aragona contro i Mori del 1.063, la Reconquista. In quegli anni, la zona di Gerusalemme era finita col diventare oggetto della lotta fra Bizantini, Arabi e Turchi selgiuchidi. L'Impero bizantino fu indotto a rivolgersi, per cercare aiuto, all'Occidente latino. Nel progetto di Papa Urbano II, si sarebbero poste le basi per una riconciliazione e riunificazione tra le Chiese d'Occidente e d'Oriente nella lotta contro gli infedeli, ma quell'obiettivo fallì sin dall'inizio. Già nel 1.095 si era avviata la spedizione assolutamente improvvisata della Crociata dei Poveri, sull'onda dell'entusiasmo suscitato nell'opinione pubblica dal proclama di Clermont.

- Nel 1.096, si avvia la Crociata dei Tedeschi. Alcuni signori tedeschi, primi fra tutti un certo Volkmar con circa 10 mila seguaci e un discepolo di Pietro l'Eremita di nome Gottschalk, partirono verso le aree balcaniche per seguire lo stesso itinerario terrestre prescelto da Pietro e da Gualtiero prima di loro, mentre il conte Emicho von Leiningen (noto per aver espresso una certa predisposizione agli atti di violento brigantaggio) raccoglieva in Renania adesioni per il medesimo fine. Malgrado gli ordini dell'imperatore germanico Enrico IV vietassero di operare alcuna azione ostile nei confronti delle comunità ebraiche (considerate però infedeli alla pari dei musulmani),  l'esercito di Emicho si abbandonò a un vero e proprio pogrom (sterminio di ebrei), forse per evitare di restituire gli interessi concordati per alcuni prestiti da lui sollecitati e ottenuti dalle comunità israelitiche. In quel periodo era assolutamente vietato ai cristiani richiedere interessi per prestiti di denaro, pertanto gli ebrei erano gli unici ufficialmente autorizzati a "prestare denaro ad usura", tra l'altro una delle poche attività, assieme alle professioni cosiddette "liberali" concesse loro dall'autorità cristiana. Tra il 20 e il 25 maggio, a Worms, il massacro della  locale comunità israelitica fu portato a compimento. Altrettanto avvenne poco dopo a Magonza, dove circa un migliaio di ebrei furono trucidati ma alla fine, in Ungheria, Volkmar, Gottschalk ed Emicho si trovarono a subire la durissima reazione di re Colomanno (Koloman) d'Ungheria, che affrontò, distrusse e disperse le forze tedesche.

- Finalmente, nello stesso 1.096 prende avvio l'episodio della prima crociata chiamato Crociata dei Nobili o dei Baroni. All'inizio della crociata dei nobili, Goffredo di Buglione e suo fratello Baldovino di Boulogne, che diventerà poi re di Gerusalemme, erano figure secondarieRaimondo IV di Tolosa,  Boemondo di Taranto e Tancredi d'Altavilla determinavano il corso degli eventi.
Il sigillo di Raimondo IV di Tolosa
o di Saint-Gilles.  
Raimondo IV di Tolosa o di Saint-Gilles aveva 55 anni e possedeva una dozzina di contee; può darsi che avesse già partecipato alla Reconquista spagnola. Il papa procedette alla designazione di una guida spirituale, nella persona del suo Legato Pontificio, Ademaro di Monteil, vescovo di Le Puy,  che era virtualmente il comandante supremo della spedizione.
Affresco su Palazzo San
Giorgio, al porto antico di
Genova, raffigurante
Guglielmo Embriaco col
sacro catino, ora in
San Lorenzo.
 All'impresa aderirono alcuni nomi famosi dell'aristocrazia feudale europea, e anche molti Comuni italiani e Repubbliche Marinare parteciparono con proprie truppe alla Crociata, a seguito del quale impegno inserirono la croce nel proprio stemma. Tra questi: Pisa, Bologna, Forlì, Genova.

Nel 1.097 - In maggio, gli eserciti dei Crociati si riuniscono presso Costantinopoli e da lì, con l'aiuto dell'imperatore Alessio I Comneno, passano in Anatolia. L'assedio di Nicea, durato dal 14 maggio al 19 giugno 1.097, apre le porte dell'Asia Minore agli eserciti crociati. Nel luglio del 1.097 dall’insenatura del Mandraccio parte, salutata da una folla di persone, la spedizione dei genovesi verso la Terra Santa guidata da Guglielmo con il fratello Primo di Castello, della famiglia degli Embriaci (in genovese Imbriæghi). Nel 1.098 raggiungeranno Antiochia, assediata dai cristiani, e contribuiranno ad e espugnarla. Raffaele Soprani racconta che Guglielmo Embriaco (Willielmus Caputmallei), nacque intorno al 1.070, da famiglia assai stimata a Genova. Di carattere indomito, forte, scevro da ogni timore, dotato di grande valore guerresco si guadagnò il soprannome di Caputmallei, Testa di Maglio.

Carta con gli stati cristiani
 in Terrasanta nel 1140:
Contea di Edessa, Principato
 di Antiochia, Contea di
Tripoli e Regno di Gerusalemme.
Da "Asia minor 1140" di
Alexander G. Findlay - Classical
 Atlas of Ancient Geography:
https://commons.wikime
dia.org/wiki/File:Asia_minor_
1140.jpg#/media/File:
Asia_minor_1140.jpg
Nel 1.098 - All'inizio dell'anno Baldovino di Boulogne ottiene Edessa, governata prima dall'armeno T'oros (Theodorus) e ne fa una sua contea. Solo dopo un difficile assedio, il 3 giugno del 1.098, i crociati riescono a prendere Antiochia e segue da parte loro il massacro della popolazione musulmana. Poi, durante l'assedio musulmano di Antiochia (dall'8 al 28 giugno 1.098) da parte di Kerboga, che fu l'Atabeg (governatore) di Mossul dal 1.096 al 1.102, Raimondo si ammalò; i crociati, circondati dal potente esercito del governatore, erano sfiduciati e tentati a disertare e diversi di loro, tra cui Stefano di Blois, fuggirono. Fu in quei frangenti che venne alla luce la Santa Lancia di Longino e il "miracolo" del ritrovamento sollevò il morale dei crociati che, sotto il comando di Boemondo, uscirono dalla città e inflissero una dura sconfitta alle truppe musulmane e costrinsero Kerboga a fuggire. La Santa Lancia che aveva trafitto, secondo i cristiani, il costato di Gesù si trasformò in una reliquia di grande importanza fra le persone che erano al seguito di Raimondo, malgrado lo scetticismo di Ademaro di Le Puy, il legato pontificio al comando della crociata e l'incredulità e il dileggio di Boemondo. Poi il legato pontificio Ademaro morì, mentre Boemondo di Taranto reclamava Antiochia per se stesso come suo principato con i territori limitrofi inclusi e Baldovino di Boulogne rimaneva ad Edessa: non c'era accordo tra i principi su cosa si dovesse fare. Alla fine di dicembre 1.098 od ai primi di gennaio 1.099, Roberto di Normandia ed il nipote di Boemondo, Tancredi, accettarono di divenire vassalli di Raimondo di Saint-Gilles, che era abbastanza ricco da ricompensarli per il loro servizio. Goffredo di Buglione invece, che aveva rendite dal territorio del fratello a Edessa, rifiutò di fare lo stesso.

Nel 1.099 - Dopo questi avvenimenti e dopo che Boemondo ottenne il Principato d'Antiochia, indipendente dall'impero bizantino malgrado il giuramento di vassallaggio fatto all'imperatore di Costantinopoli dai nobili crociati, i cavalieri provenzali convinsero Raimondo a riaprire le ostilità. Il 5 gennaio 1.099, Raimondo IV di Saint-Gilles smantella le mura di Ma'arra, ed il 13 gennaio inizia una marcia verso sud, a piedi nudi e vestito da pellegrino, seguito da Roberto e Tancredi. Procedendo lungo la costa del Mediterraneo incontrano poca resistenza dai governanti musulmani locali, che preferiscono rimanere in pace e forniscono vettovaglie piuttosto che combattere. Forse i locali sunniti preferivano un controllo crociato al governo degli sciiti Fatimidi. (gli "sciiti" ritenevano che gli unici legittimati ad esercitare il potere fossero gli esponenti della famiglia del Profeta che aveva avuto una figlia, Fatima, sposa di ˁAlī). Raimondo di Saint-Gilles, che già pensava di prendere Tripoli per se stesso per creare uno Stato come avevano fatto Baldovino ad Edessa e Boemondo ad Antiochia, per prima cosa invece assedia la sunnita Arqa. La situazione era tesa non solo tra i comandanti militari, ma anche nel clero che, dalla morte di Ademaro era rimasto senza un vero leader ed inoltre dopo che Pietro Bartolomeo aveva trovato la Lancia Sacra in Antiochia, c'erano state accuse di frode tra le differenti fazioni del clero. Alla fine, in aprile, Arnolfo di Chocques sfidò Pietro ad un'ordalia del fuoco. Pietro si sottopose all'ordalia e morì per le ustioni, questo screditò la Lancia Sacra, che fu considerata falsa e diminuì la residua autorità di Raimondo, mentore di Pietro Bartolomeo, sui crociati. L'assedio di Arqa finì il 13 maggio quando i crociati se ne andarono senza aver ottenuto nulla. I crociati andarono anche a Tripoli, dove ricevettero denaro e cavalli dal governatore della città che, secondo la cronaca anonima "Gesta Francorum", fece anche voto di convertirsi al cristianesimo se i crociati fossero riusciti a togliere Gerusalemme ai suoi nemici sciiti Fatimidi. 
Regno di
Gerusalemme.
Il 7 giugno i crociati raggiungono Gerusalemme. Intanto Daiberto, arcivescovo di Pisa, arrivava in Terra Santa guidando una flotta di 120 navi e finalmente il 17 giugno giunsero via mare a Giaffa rinforzi genovesi, che portarono rifornimenti sufficienti per un breve periodo e dove costruiranno, sotto la supervisione di Guglielmo Embriaco, macchine da assedio. Con i Genovesi le forze cristiane arrivavano a 15.000 uomini mentre i musulmani all'interno della città arrivavano forse a 7.000. I crociati si ritrovarono di nuovo a corto di cibo ed acqua e per la fine di giugno giunse la notizia dell'arrivo di un esercito fatimide. Trovandosi a fronteggiare un obiettivo apparentemente impossibile, i loro spiriti furono risollevati quando un prete di nome Pietro Desiderio dichiarò di aver ricevuto una visione divina nella quale il fantasma di Ademaro aveva dato istruzioni di digiunare per tre giorni e poi marciare a piedi nudi, in processione, attorno alle mura della città, dopo di che la città sarebbe caduta in nove giorni, seguendo l'esempio biblico di Giosuè nell'assedio di Gerico.
Le torri d'assedio genovesi.
Proseguirono quindi l'assedio con vari assalti alle mura, ma furono tutti respinti finché le truppe Genovesi, comandate da Guglielmo Embriaco, avendo smantellato le navi con le quali erano giunti a Giaffa, usarono il legname così ottenuto per costruire alcune torri d'assedio su progetto di Guglielmo stesso. Queste furono spinte verso le mura nella notte del 14 luglio con grande sorpresa e preoccupazione dei difensori.
Schema della presa di
Gerusalemme nel 1099.
Gli accordi prevedevano che Raimondo avrebbe attaccato dalla porta a sud, vicina al monte Sion e Goffredo e Guglielmo di Normandia dai settori nord e nord-est. L'assalto riuscì piuttosto facilmente. La mattina del 15 luglio la torre di Goffredo raggiunse la sezione di mura vicino alla porta dell'angolo nord-est, e secondo le "Gesta Francorum" due cavalieri fiamminghi di Tournai, Lethalde ed Engelbert, furono i primi ad irrompere nella città, seguiti da Goffredo, suo fratello Eustachio, Tancredi, ed i loro uomini. Secondo altre fonti invece, il primo ad entrare in città fu il pisano Cucco Ricucchi, comandante di 120 galee, seguito dal concittadino Coscetto Dal Colle e Goffredo di Buglione entrò fra i primissimi nella città, coi suoi fratelli Baldovino ed Eustachio, alla testa dei suoi Lotaringi. La torre di Raimondo fu inizialmente fermata da un fosso, ma poiché gli altri crociati erano ormai dentro la città, i musulmani a guardia della porta si arresero a Raimondo. Scrive il Caffaro a proposito delle torri d'assedio genovesi: "Ma il capolavoro di strategia di Guglielmo è quello che porta alla conquista di Gerusalemme... I genovesi decisero così di utilizzare il legno delle loro navi per costruire imponenti torri d’assedio, più robuste e alte del solito e rivestite da cuoio imbevuto d'aceto per resistere al fuoco... Le difese di Gerusalemme non erano attrezzate per la mossa del condottiero che consisteva nell’abbattere la torre sui bastioni e far salire all’interno i soldati che sarebbero potuti arrivare sulle mura e quindi entrare in città al riparo dei dardi avversari. E così avvenne con un vero trionfo macchiato da una strage immane a cui parteciparono anche i genovesi. L’eco di questa vittoria è talmente vasto che Re Baldovino farà scrivere sopra la porta del Santo Sepolcro “Praepotens Genuensium Praesidium“."

Stemma dell'Ordine di Sion da:
http://www.prieure-de-sion.com/1/
- Quello stesso 15 luglio 1099, Goffredo di Buglione istituisce l'Ordine
iniziatico e cavalleresco di Nostra Signora di Sion presso l'abbazia sul monte
omonimo (http://www.prieure-de-sion.com/1/storia_del_priorato_di_sion_
1011194.html) che poi diventerà il Priorato di Sion. A sua volta, l'Ordine di Sion emanerà i Cavalieri Templari poi vari circoli Rosacrociani e la
Massoneria (QUI). Il motto dell'ordine è "Et in Arcadia Ego", a ricordo della diaspora nell'Arcadia greca della tribù di Beniamino del 1140 p.e.v. (a.C.).

- Dopo che i crociati, superate le mura esterne, furono entrati nella città, si diedero al massacro e quasi tutti gli abitanti di Gerusalemme furono uccisi nel corso di quel pomeriggio, della sera e della mattina successiva. Molti musulmani cercarono riparo nella Moschea al-Aqsa dove, secondo un famoso racconto delle Gesta Francorum, "...la carneficina fu così grande che i nostri uomini camminavano nel sangue che arrivava fino alle caviglie..." Secondo Raimondo di Aguilers "gli uomini cavalcavano con il sangue fino alle ginocchia ed alle redini." Fulcherio di Chartres, che non fu testimone oculare dell'assedio in quanto si trovava con il futuro re Baldovino I ad Edessa, narra di 10.000 morti solo nell'area del Monte del Tempio. Il governatore fatimide Iftikhar al-Dawla si ritirò nella Torre di Davide, che presto consegnò a Raimondo in cambio di un salvacondotto per sé e le sue guardie ad Ascalona. Dopo il massacro, il 22 luglio Goffredo di Buglione è nominato Advocatus Sancti Sepulchri (Difensore del Santo Sepolcro), rifiutando esso il titolo di re della città dove Cristo era morto, asserendo che "mai avrebbe portato una corona d'oro laddove Cristo l'aveva portata di spine. A Raimondo di Saint-Gilles, che aveva ottenuto con i suoi la Torre di David, fu offerta la corona del nuovo Regno di Gerusalemme ma la rifiutò, sia per il desiderio dei suoi guerrieri di tornare al più presto in patria avendo assolto al votum crucis crociato, sia poiché aveva subìto il veto dei normanni Boemondo di Taranto e Tancredi d'Altavilla. Il patriarca greco Simeone che era stato esiliato dai musulmani a Cipro tornò al suo posto, ma i latini gli impedirono di svolgere qualsiasi funzione nella Chiesa della Risurrezione e lo costrinsero a lasciare la città di nuovo. Arnolfo di Chocques, che era stato avversato da Raimondo che aveva sostenuto invece Pietro Bartolomeo, morto per le ustioni nell'ordalia di fuoco precedentemente, è eletto primo Patriarca Latino il 1º agosto, ignorando le rivendicazioni del Patriarca Greco-ortodosso. Il 5 agosto Arnolfo, dopo aver consultato gli abitanti sopravvissuti della città, trova la reliquia della Vera Croce. Le "Gesta Francorum" narrano che il 9 agosto, tre settimane e mezzo dopo l'assedio, Pietro l'Eremita invitò tutto il clero greco e latino a intraprendere una processione alla Basilica del Santo Sepolcro, a riprova del fatto che parte del clero orientale restò a Gerusalemme o nei suoi pressi, durante l'assedio. Il 12 agosto, Goffredo guida un esercito, con la Vera Croce portata all'avanguardia, contro l'esercito fatimide alla Battaglia di Ascalona. Sarà un altro successo dei crociati ma dopo la vittoria, la maggior parte di loro considera compiuto il loro voto e tutti, tranne poche centinaia, se ne tornarono a casa. Nel dicembre del 1.099 Arnolfo è sostituito da Daiberto, arcivescovo di Pisa come patriarca latino di Gerusalemme. Cristiani e i musulmani impararono a convivere, sia pure con reciproche difficoltà e diffidenze.

- La caratteristica principale della cultura occitana, la cavalleresca pratica dell'"amor cortese", si sviluppa nella vita di corte di quattro regioni: Aquitania, Provenza, Champagne e Borgogna, pressappoco al tempo della prima crociata (1.099) e trova la sua espressione nelle poesie liriche scritte dai trovatori (da trobar = poetare in provenzale o trovare), come Guglielmo IX, duca d'Aquitania (1.071 - 1.126), uno dei primi poeti trovatori. I trovatori adottarono così la terminologia del feudalesimo, dichiarandosi vassalli della donna e rivolgendosi a lei con l'appellativo lusinghiero di midons, una specie di nome in codice in modo che il poeta non ne rivelasse il nome. Per "Occitani: storia e cultura" clicca QUI.

Luce sacra a mezz'aria nel Santo
Sepolcro.
Nel 1.100 - Durante il Sabato Santo prima della Pasqua, Daiberto è il primo patriarca latino di Gerusalemme alla testa della cerimonia della Luce Sacra. Nonostante la cerimonia si svolga secondo le modalità previste, la Luce Sacra non appare subito, ma a notte inoltrata. Da http://www.shan-newspaper.com/web/misteri/453-il-mistero-del-fuoco-sacro-di-gerusalemme.html: Oggi la basilica del Santo Sepolcro, detta anche "Chiesa della Resurrezione”, è la sede del Patriarcato ortodosso di Gerusalemme che regola indiscusso le celebrazioni dei cattolici e degli armeni all’interno della basilica. Proprio questo edificio, che rappresenta la meta di migliaia di pellegrinaggi di fede cristiana, è al centro di un particolare e misterioso fenomeno conosciuto come il “Fuoco Sacrodi Gerusalemme. Accade infatti che da secoli, in occasione della Pasqua ortodossa, nel corso della cerimonia religiosa del Sabato Santo, all’interno della cripta deputata ad essere la tomba del Cristo si manifesti una fantasmagorica pioggia di fuoco che scende dalle pareti fino al piccolo altare. C’è da aggiungere che il fenomeno si mostra solamente quando nella cripta officia il Patriarca ortodosso o un Vescovo da lui delegato.

Arma del regno
di Gerusalemme.
- Dopo la morte di Goffredo nel 1.100, suo fratello Baldovino fu invitato a Gerusalemme dai fautori di una monarchia secolare che si opponevano alle pretese della Chiesa di Roma che voleva per sé la Città Santa e, superando l'ostacolo costituito dal Patriarca latino di Gerusalemme Daiberto da Pisa, fu incoronato primo re di Gerusalemme nel giorno di Natale del 1.100 dallo stesso Daiberto. Nella primavera del 1.101 Baldovino riuscì a ottenere che il Papa sospendesse dalla carica di Legato pontificio Daiberto e nel prosieguo dell'anno i due entrarono in contrasto a proposito dell'appannaggio da assegnare al Patriarca per la difesa della Terra Santa. La contrapposizione finì con la deposizione di Daiberto nel 1102. Si negoziarono inoltre trattati tra Gerusalemme e Venezia ed altre città-stato italiane e agli stessi veneziani furono concessi privilegi in cambio di aiuto militareVenezia prese così parte alla prima crociata per non essere scavalcata da pisani e genovesi e occupò Haifa nello stesso anno.

Nel 1.101 - Nel sabato prima di Pasqua del 20 aprile del 1101, la Sacra Luce non compare affatto. In quell'anno si combatte la cosiddetta Crociata del 1.101, chiamata anche Crociata dei Lombardi diseredati, e anche “la Crociata dei deboli di cuore” a causa di diversi partecipanti che vi aderirono dopo essere fuggiti dalla precedente crociata. Fu in realtà l'insieme di tre diverse imprese, organizzate in seguito al successo della prima crociata, alla fine della quale si era levata la richiesta di rafforzare il neonato regno di Gerusalemme, cosicché papa Urbano II lanciò l'appello per una nuova crociata, ma morì e l'iniziativa venne ripresa, con rinnovata energia, dal suo successore Pasquale II. La crociata viene organizzata in Lombardia, in Provenza, in Aquitania e in Germania. Il comando venne affidato al legato pontificio Ugo di Die. Nel settembre del 1.100 un folto gruppo di lombardi, in gran parte piccoli proprietari, poco avvezzi all'uso delle armi, aveva lasciato Milano, guidati dall'arcivescovo Anselmo IV da Bovisio e sotto il comando di Alberto, conte di Briandate. Raggiunti i confini dell'Impero bizantino si erano dati al saccheggio, tanto che l'imperatore Alessio I Comneno li aveva fatti scortare in un accampamento fuori le mura di Costantinopoli. I lombardi erano riusciti egualmente ad entrare in città, dove avevano saccheggiato il Palazzo delle Blacherne. L'imperatore allora fece in modo di trasbordarli il prima possibile sull'altra riva del Bosforo, da dove si trasferirono a Nicomedia, in attesa di rinforzi. In maggio raggiunse Nicomedia un gruppo più piccolo, ma meglio armato, di francesi, borgognoni e tedeschi, guidati da Stefano di Blois, Stefano I di Borgogna, Otto di Borgogna e Corrado, connestabile dell'imperatore Enrico IV. 
Carta dei luoghi, dei percorsi ed
eventi della crociata del 1101.
Ad essi si aggiunse Raimondo IV di Tolosa (o di Saint-Gilles), uno dei capi della prima crociata, ora al servizio dell'imperatore bizantino, che venne nominato capo supremo della spedizione. Alessio inviò inoltre una truppa di Peceneghi (i Peceneghi o Patzinak,  popolazione nomade, di ceppo turco, delle steppe dell'Asia Centrale) comandati dal generale Zita. A fine maggio le truppe si misero in marcia in direzione di Dorylaeum, seguendo lo stesso itinerario scelto da Stefano e Raimondo nel 1.097. Si proponevano di proseguire verso Iconio, ma i lombardi, il cui contingente era il più numeroso, erano decisi a deviare verso Niksar, dove Boemondo di Taranto era assediato dai Danishmendidi. Dopo la conquista di Ankara, il 23 giugno e la restituzione della città ad Alessio, i crociati si volsero verso nord e, quasi subito, vennero attaccati dai turchi selgiuchidi, che li tormentarono per settimane. In luglio, nei pressi di Kastamonu, venne annientato un gruppo di crociati che si era recato alla ricerca di vettovaglie. I lombardi riconobbero il loro errore e l'intera armata si rivolse nuovamente verso est, tornando nei territori dei Danishmendidi. Il sovrano dei Selgiuchidi, Qilij Arslan I, che aveva capito che il successo della prima crociata era stato dovuto, in primo luogo, alla disunione nel campo musulmano, si alleò con i Danishmendidi e con Ridwan d'Aleppo. All'inizio di agosto i crociati incontrarono le truppe musulmane a Merisvan. I crociati erano divisi in cinque gruppi: Burgundi, Raimondo e i bizantini, i tedeschi, i francesi e i lombardi. I lombardi, lanciati in un primo attacco, vennero sconfitti. I Peceneghi disertarono e i francesi e i tedeschi dovettero ritirarsi. Raimondo venne circondato su una roccia e fu salvato da Stefano e Corrado. La battaglia proseguì anche il giorno dopo, con la sconfitta del campo crociato. I cavalieri fuggirono, lasciandosi dietro donne e preti che vennero uccisi o fatti schiavi. I lombardi, che non disponevano di cavalli, vennero ben presto raggiunti dai turchi e uccisi. Raimondo di Tolosa, Stefano di Blois e Stefano di Borgogna fuggirono a Sinope e fecero ritorno in nave a Costantinopoli. Dopo che i lombardi avevano lasciato Nicomedia, un altro esercito crociato forte di 15.000 nivernesi guidati da Guglielmo II di Nevers, raggiunse Costantinopoli. Nelle vicinanze di Eraclea il contingente di Guglielmo venne quasi interamente distrutto con l'eccezione di Guglielmo stesso e qualche suo uomo. I pochi superstiti si rifugiarono nella bizantina Germanicopoli, da dove poi raggiunsero Antiochia. Nello stesso momento in cui Guglielmo II lasciava Costantinopoli, vi giungeva un terzo esercito, agli ordini di Guglielmo IX d'Aquitania, Ugo I di Vermandois e Oddone I di Borgogna (due di coloro i quali non avevano adempiuto al voto di partecipare alla crociata), e di Welf (Guelfo) IV di Baviera. Li accompagnava Ida d'Austria, madre di Leopoldo III di Babenberg. Questo terzo esercito si era reso colpevole di saccheggi attraversando il territorio bizantino ed era sul punto di scontrarsi con i mercenari peceneghi, costringendo Welf e Guglielmo ad intervenire. Quest'armata, giunta a Costantinopoli, si divise in due colonne. Un gruppo si diresse direttamente in Palestina via mare, mentre il secondo proseguì via terra, e, raggiunta Eraclea in settembre, venne attaccato e distrutto in un'imboscata da Qilij Arslan, esattamente come era accaduto ai Nivernesi. Guglielmo e Welf fuggirono, in seguito li raggiunse  anche  Raimondo IV di Tolosa o di Saint-Gilles. Sotto il suo comando proseguirono verso Gerusalemme, dove giunsero nella pasqua del 1.102.

Il Sacro Catino conservato nella
cattedrale di S. Lorenzo a Genova.
Nel 1.102 - Vittoria di Baldovino a Ramla e presa di Cesarea.
I genovesi avevano capito a quel punto quale fosse la posta in gioco in Medio Oriente, la possibilità di mettere le mani su una ricchezza inimmaginabile e sarà con la conquista di Cesarea che l’Embriaco darà ancora segno del suo grande valore militare e dell’ardimento individuale che lo sosteneva.
Gli stati cristiani in Terrasanta:
 Contea di Edessa,
Principato di Antiochia,
 Contea di Tripoli e
Regno di Gerusalemme.
Da "Asia minor 1140" di
Alexander G. Findlay -
Classical Atlas of Ancient
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Un’avventura che varrà per l’Embriaco il soprannome di “Testa di maglio” ma anche ricchezze inesauribili e una antichissima reliquia tutt’oggi conservata nel tesoro della cattedrale, un piatto esagonale di pietra verde traslucida ritenuto già il sacro Graal e poi ancora che fosse stato utilizzato da Gesù nell’ultima cena, il Sacro Catino. L’Embriaco è uno dei più chiari rappresentanti di figure militari eroiche del Medioevo. Genova, in genere matrigna, onorò il suo condottiero quando venne deciso di abbassare le torri cittadine nel 1.196 e ancora oggi campeggia in alto a proteggere, simbolicamente, la città.

- Raimondo cercò così di conquistare l'ultimo Stato crociato che si costituirà in Terra Santa, la Contea di Tripoli. Qui il governo era affidato all'epoca al qadi Fakhr al-Mulk, della tribù dei Banū ʿAmmār, favorevole a un accordo coi Crociati che salvaguardasse la città. Grazie a una flotta genovese, Raimondo strappò Tortosa ai Banū ʿAmmār e pose l'assedio a Tripoli, infliggendo con solo 300 cavalieri un'incredibile rotta ai difensori che, coi loro 3.000 uomini aiutati da altri 4.000 soldati provenienti da Damasco e Hims, corroborarono nei musulmani l'idea dell'invincibilità degli uomini venuti dall'Europa. Proprio l'esiguità degli uomini a sua disposizione impedì tuttavia al conte di Tolosa di superare le difese murarie di Tripoli. Alla fine del 1.103, con l'aiuto bizantino, fu completata la costruzione del castello di Monte Pellegrino che servì a stringere d'assedio Tripoli. Raimondo morì di lì a poco (1.105) in seguito a una ferita fortuitamente procuratasi l'anno prima ed il problema della sua successione si risolse con difficoltà solo più tardi, con l'assunzione del potere da parte del figlio naturale Bertrando.

Stemma della Marina
Militare italiana, con
i blasoni delle 4
maggiori Repubbliche
Marinare
- L'unica via aperta verso la Terrasanta rimaneva quella marittimae ad approfittare di questa circostanza furono, una volta di più, le repubbliche marinare italiane. La mancanza di un collegamento sicuro via terra avvantaggiò anche il Principato d'Antiochia, dove Tancredi di Tiberiade, che lo governava per conto di suo cugino Boemondo, riuscì a consolidare la propria autonomia da Bisanzio.

Nel 1.109 - Presa di Tripoli e Beirut da parte dei Crociati e conseguente fondazione della contea di Tripoli.

Ubicazione della fortezza di Alamūt.
Nel 1.090/1.109 - La fortezza di montagna di Alamūt, nelle aride colline a sud del Mar Caspio, nella Provincia di Qazvin, vicino alla cittadina di Mo'allem Kalayeh, circa 100 km dall'odierna Teheran in Iran, è invasa e occupata dalla potenza degli Haššašin ("fumatori di hascisc", termine dispregiativo dell'epoca divenuto in italiano "assassini"), una minoranza sciita dell'epoca nota con il nome di ismailiti nizariti.
Calligrafia sciita che simboleggia
Ali come Tigre di Dio. Da: https://
Vecchio della Montagna o Veglio della Montagna è l'espressione utilizzata da Marco Polo in un brano de "Il Milione", per indicare al-Hasan ibn as-Sabbah, maestro della setta degli "ismailiyyah". Il racconto di Marco Polo descrive un luogo protetto da un castello fra le montagne in cui il capo (Ḥasan-i Ṣabbāḥ) aveva creato un paradiso terrestre con cibo e divertimenti come quelli descritti da Maometto, con vino, latte e miele e dove i giovani da lui selezionati provavano tutti i piaceri della vita. La dottrina ismailitica ammetteva l'omicidio politico con una spregiudicatezza che consentì loro di allearsi persino con i Cavalieri Templari. I mongoli di Hulagu Khan espugneranno la fortezza ritenuta imprendibile e la distruggeranno il 15 dicembre 1256. Aga Khan è il titolo ereditario dell'Imam degli ismailiti nizariti, in precedenza chiamati "Assassini".

Nel 1.111 - Patto di Sutri. I successori di papa Gregorio VII, tra i quali Pasquale II, a proposito della lotta per le investiture, furono più inclini al compromesso, limitandosi a pretendere che i sovrani laici non attribuissero cariche religiose (quella vescovile su tutte), mentre per i regnanti era fondamentale che i vescovi investiti del potere temporale riconoscessero l'autorità del sovrano. Con il patto di Sutri (1.111), l'imperatore rinunciava alle investiture e i vescovi avrebbero restituito tutti i terreni ottenuti dall'impero. Enrico V, riconoscendo il ruolo politico di pacificazione che aveva assunto Matilde di Canossa, decise di incoronarla fra il 6 e il 10 maggio 1.111 con il titolo di Vicaria Imperiale e Vice Regina d'Italia presso il Castello di Bianello a Quattro Castella (RE).

Nel 1.114 - Prime Fiere nella regione francese della Champagne.

Sigillo dei Templari.
Nel 1.118 - Hugues de Payns (o Payens) è il primo Gran Maestro dell'Ordine del Tempio, la più alta carica dell'Ordine. Quello dei "Pauperes commilitones Christi templique Salomonis" (Poveri Compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone), meglio noti come Cavalieri Templari. Per difendere i luoghi santi e i pellegrini, a Gerusalemme intorno al 1.114, un pugno di cavalieri decise di fondare il nucleo originario dell'ordine, ottenendo da re Baldovino, come sede, quelle  che erano state le stalle del tempio di Salomone, da cui il loro nome, Templari.
Gerusalemme nel XII
 sec. da "Il Santo
Graal" di Baigent,
 Leigh e Lincoln
Per dieci anni i franchi cavalieri Templari, tutti imparentati fra di loro, rimasero nel numero di nove. L'Ordine venne ufficializzato nel 1.129, assumendo una regola monastica redatta da San Bernardo di Chiaravalle, abate dell'ordine dei Cistercensi e nipote di uno dei nove cavalieri, André de Montbard. Il doppio ruolo di monaci e combattenti, che contraddistinse l'Ordine Templare negli anni della sua maturità, è stato fonte di perplessità in ambito cristiano. I templari erano identificabili per la loro sopravveste bianca a cui in seguito si aggiunse una distinta croce rossa (la croce patente), ricamata sulla spalla, che assunse infine grandi dimensioni sul torace o sulla schiena. Accanto alla croce rossa in campo bianco, fra i simboli dei templari c'era il beauceant, il vessillo  (bandiera o scudo) diviso in bianco e nero, forse il dualismo tra il Bene e il Male, riferimento esoterico a forze cosmiche opposte e complementari. I Templari, nell'immaginario popolare, sarebbero sopravvissuti fino ai giorni nostri tramite moderne associazioni come la Massoneria
La croce "patente" dei
Cavalieri Templari
In "Il Santo Graal" di Michael Baigent, Richard Leigh, Henri Lincoln - 1982 Arnoldo Mondadori Editore, si ipotizza che i Templari siano stati l'emanazione di un ordine segreto (l'Ordine iniziatico e cavalleresco di Nostra Signora di Sion, chiamato brevemente ordine di Sion, istituito il 15 luglio 1099 a Gerusalemme da Goffredo di Buglione l'abbazia sul monte omonimo (http://www.prieure-de-sion.com/1/storia_del_priorato_di_sion_1011194.html) che affidava loro il compito di proteggere la stirpe del Sang Raal, il sangue reale della stirpe di Gesù e Maddalena che era confluita nella stirpe merovingia con Meroveo, e dai merovingi era affluita in vari casati fino al casato di Goffredo di Buglione, a cui venne offerta la fatidica corona di Gerusalemme. Nello stesso "Il Santo Graal" troviamo inoltre l'elenco dei Gran maestri dei Cavalieri Templari fornito da Henri Lobineau nei Dossiers segreti1) Hugues de Payen dal 1118 al 1131, 2) Robert de Bourgogne dal 1131 al 1150, 3) Bernard de Tremblay dal 1150 al 1153, 4) Bertrand de Blancfort dal 1153 al 1170, 5) Janfeders Fulcherine o Gaufridus Fulcherius o Geoffroy Foucher dal 1170 al 1171, 6) François Othon de St Amand dal 1171 al 1179, 7) Théodore o Theodoricus o Terricusde Glaise dal 1179 al 1184, 8) François Gérard de Riderfort dal 1184 al 1190, quindi dalla fondazione pubblica dell'ordine del Tempio fino alla sua separazione dall'ordine di Sion e all'episodio del «taglio dell'olmo» a Gisors nel 1188.
Beauceant
Anche Raimondo di Saint-Gilles era imparentato sia con i sovrani merovingi che con quelli carolingi. La parentela fra i sovrani merovingi e i conti di Tolosa era dovuta all'antenato di Raimondo di Saint-Gilles che era stato il nono conte di Tolosa prima di lui, Raimondo I di Rouergue (820 circa - 865 circa) figlio  secondogenito del conte di Rouergue, Fulcoaldo (? - † 849 circa) e di Senegonda, sorella di San Guglielmo di Gellone, discendente diretto della stirpe morovingia; entrambi erano figli di Alda o Audana, sorella di Pipino il Breve e figlia di Carlo Martello, moglie di Teodorico I o Thierry, signore di Settimania (Gothia) e conte di Autun, di discendenza merovingia.
Uno dei primi sigilli
dei Militum
Christi.
La data ufficiale della nascita dell'ordine dei Pauperes commilitones Christi è il 1118/1120. La povertà di questi cavalieri, testimoniata dal loro primo sigillo, con due cavalieri su un cavallo, verrà poi smentita dalla grande ricchezza che accumuleranno, dovuta anche al principio che, chi entrava nell'ordine, doveva lasciare all'ordine stesso tutti i suoi averi e le sue eredità, oltre al fatto che facendo voto di celibato, i monaci-guerrieri non potevano riconoscere figli come legittimi eredi. Con il tempo, la loro rete di presidi si sparse in Europa e nel Medio Oriente, e organizzarono anche, a tassi d'interesse modesti, il trasferimento sicuro ed efficiente del denaro per conto dei mercanti, una classe che finì per dipendere sempre più da loro. Il denaro depositato in una città, ad esempio, poteva essere richiesto e ritirato in un'altra, per mezzo di lettere cambiarie redatte in codici complicati. I Templari divennero così i più importanti cambiavalute dell'epoca, e il presidio di Parigi diventò il centro della finanza europea. I Templari non si occupavano soltanto di denaro: diffondevano anche il pensiero, grazie ai continui contatti, caratterizzati da una mentalità aperta, con la cultura islamica e con quella giudaica. L'Ordine assunse per così dire un ruolo di «stanza di compensazione» per nuove idee, nuove dimensioni della conoscenza e nuove scienze e avevano un vero e proprio monopolio della tecnologia più avanzata del loro tempo, quanto di meglio veniva prodotto da armaioli, artigiani del cuoio, muratori, architetti e ingegneri militari. Contribuirono allo sviluppo dei rilevamenti topografici, della cartografia, delle costruzioni stradali e della navigazione. Possedevano porti, cantieri e una flotta commerciale e militare che fu tra le prime ad adottare la bussola. Inoltre, poiché erano combattenti, la necessità di curare le ferite e le malattie li rese esperti nell'uso delle medicine. L'Ordine possedeva ospedali propri, propri medici e chirurghi i quali, tra l'altro, usavano estratti di muffe che precorrevano gli antibiotici. Inoltre, avevano una concezione piuttosto moderna dell'igiene e della pulizia e consideravano l'epilessia non già una possessione demoniaca ma una malattia che può essere controllata. A Troyes, alla corte del conte di Champagne, fin dal 1.070 era fiorita un'influente scuola di studi cabalistici ed esoterici, e fu nel 1.128, al concilio di Troyes, che i Templari furono ufficialmente riconosciuti. Durante i due secoli sucessivi Troyes fu un centro strategico dell'Ordine e ancora oggi c'è un bosco, vicino alla città, chiamato  Forêt du Temple. Va detto che il conte di Champagne fu fra i cavalieri-monaci dell'ordine dei Templari dal 1.124, e che già nel 1.115 aveva donato a San Bernardo,che aveva scritto la regola dei Templari, il terreno su cui costruì la celebre abbazia cistercense di Clairvaux.
Ingresso dell'antica abbazia di
Clairvaux, che oggi è un penitenziario,
nel dipartimento dell'Aube, nel nod-est
francese, regione Champagne-Ardenne.
La grande fortuna incontrata dall'ordine cistercense era parallela a quella dei Templari, crocevia di conoscenze gnostiche, cabalistiche e alchemiche... ma non solo. Con i cistercensi, in Francia si costruiscono le cattedrali gotiche utilizzando conoscenze nuove (o riscoperte) e rappresentando simboli palesemente alchemico-esoterici, come scriverà Fulcanelli in "Mistero delle Cattedrali".
Affinità fra la forma della
costellazione della Vergine
e la mappa delle località
in cui i cistercensi fecero
costruire le cattedrali gotiche
in Francia. Da http://
www.angolohermes.com
/Approfondimenti/Ciste
rcensi/Cistercensi.html
Chrétien de Troyes, ispirato dagli ideali cavallereschi occitani e probabilmente informato sugli eventi inerenti la stirpe di Gesù e Maddalena, scriverà poi, fra il 1.175 e il 1.190, "Le Roman de Perceval ou le conte du Graal", romanzo in versi che aprirà il filone narrativo del Sangraal, re Artù, il primo re, nella saga bretone, cristiano, e che narrerà di Perceval (Parsifal). Sempre "Parzival" poi, è uno dei maggiori poemi epici medievali attribuito al poeta tedesco Wolfram von Eschenbach, che lo compose intorno al 1.210 e scrisse inoltre un'opera su Guglielmo di Gellone, o San Guglielmo d'Aquitania, di stirpe merovingia: "Willehalm". "Parzifal" è il primo Bildungsroman (romanzo di formazione), che narra le avventure di Parzival alla ricerca di una umanità interiore migliore, superiore in qualità agli ideali di vita cortese che i cavalieri dell'epoca seguivano. Nel suo romanzo epico, Wolfram cita i Templari come i cavalieri che custodiscono il Santo Graal, il castello del Graal e la famiglia del Graal. La fonte primaria del poema è proprio l'incompiuto "Le Roman de Perceval ou le conte du Graal" di Chrétien de Troyes, di 12.000 versi, suddiviso in 16 canti. Nella narrazione Parzival, un giovane pieno di ardore e assetato di avventure, giunge alla corte di Re Artù, e dopo alcune esperienze con i cavalieri, saranno gli insegnamenti di Trevrizent, suo zio eremita, ad indicargli la via della saggezza nell'andare in soccorso al re Amfortas che gli consegna il regno del Graal. C'è un nesso che, nel mito del Graal, unifica la cultura celtica, il pensiero dei Templari e i valori dell'amor cortese occitani.

- Dal 1.118 la politica ambigua degli imperatori bizantini nei confronti dei veneziani, temuti come troppo potenti, favorisce i rivali pisani, portando ad un'aperta rottura di Costantinopoli con Venezia, ormai totalmente indipendente come Repubblica marinara; a ricordo di ciò il leone di San Marco, emblema della Serenissima, appare nelle insegne marine della bandiera italiana unitamente ai simboli di Genova, Pisa ed Amalfi. Venezia s'impegna allora in imprese militari contro Costantinopoli e, in Siria, contro i Turchi, che le fruttano la conferma e l'estensione dei privilegi del 1082 nell'impero (1126) e nuovi privilegi e colonie nel regno di Gerusalemme (Ashqelon e Tiro). Con le crociate ha inizio il grande impero veneziano del Levante: basi in area bizantina (Costantinopoli, Tessalonica, Corinto, isole Ionie, Creta, Cipro ecc.) e gerosolimitana (Tiro, Haifa, Sidone, Ashqelon, Acri ecc.), nonché ad Alessandria d'Egitto. La gestione di questa vastissima rete d'interessi essenzialmente commerciali era affidata all'iniziativa dei privati: lo stato si limitava a proteggerli. Intanto emergeva dall'Assemblea popolare un sistema di Consigli destinati a integrare il governo dogale.  

Nel 1.122 - Concordato di Worms che pone fine alla lotta per le investiture iniziata oltre trent'anni prima tra Papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV (lotta per chi detenesse il diritto di nominare vescovi e papi), nata dopo l'abolizione del "Privilegio Ottoniano" del 1.059. Il Concordato di Worms, anche noto come "Pactum Calixtinum", fu un patto stipulato a Worms (in Germania) il 23 settembre del 1.122 fra l'imperatore Enrico V di Franconia (quarto imperatore della dinastia salica del Sacro Romano impero) e il Papa Callisto II (Guido dei Conti di Borgogna). Facendo seguito agli sforzi del cardinal Lamberto Scannabecchi (futuro Papa Onorio II) ed in base a quanto stabilito alla Dieta di Würzburg (1.121), il concordato sancì delle precise regole in materia di investiture ecclesiastiche, ponendo quindi fine alla cosiddetta "lotta per le investiture". In base ai termini dell'accordo, l'imperatore rinunciava al diritto di investire i vescovi dell'anello e del bastone pastorale, simboli del loro potere spirituale, riconoscendo solo al Pontefice tale funzione, e concedeva che in tutto l'impero l'elezione dei vescovi fosse celebrata secondo i canoni e che la loro consacrazione fosse libera. Il Papa, a sua volta, riconosceva all'imperatore il diritto, in Germania, di essere presente alle elezioni episcopali, purché compiute senza simonia né violenza (e anzi come garante del diritto e sostenitore del vescovo metropolitano), e di investire i prescelti dei loro diritti laici (cioè i diritti feudali). Logica conseguenza del concordato di Worms fu la convocazione di un concilio ecumenico. L'ultimo concilio si era svolto tre secoli prima a Costantinopoli; il nuovo si tenne a Roma in Laterano e fu il primo concilio celebrato in Occidente (il nono della storia). Il Concordato di Worms del 1.122, concluso tra Papa Callisto II ed Enrico V, rappresentò un modello per gli sviluppi successivi delle relazioni tra la Chiesa e l'Impero, ma la Chiesa, nel Medioevo, non ottenne mai un controllo completo nella nomina dei vescovi.

L'impero romano orientale (bizantino) alla morte di Giovanni
II Comneno, nel 1143, da: https://it.wikipedia.org/wiki/
Rinascita_dell%27Impero_bizantino_sotto_i
_Comneni#/media/File:John%27sEmpire.jpg
- Nell'agosto del 1122 si combatte la battaglia di Beroia fra i turco-Peceneghi e l'imperatore bizantino Giovanni II Comneno nell'attuale Bulgaria, presso la città di Beroia (oggi Stara Zagora) che provocherà la scomparsa dei Peceneghi come popolo indipendente. La vittoria bizantina a Beroia decretò la fine del problema dell'invasione dei peceneghi. Per un certo periodo, i peceneghi rimasti si raggrupparono in Ungheria, ma erano solo una minoranza e ben presto si unirono alla gente del luogo, e così il popolo dei peceneghi scomparve. Per i bizantini, tuttavia, la vittoria non condusse immediatamente alla pace nei loro domini nei Balcani: dal 1128 al 1130, l'Impero subì diversi attacchi degli ungheresi, che si conclusero solo dopo che l'Ungheria cadde in una guerra civile. Tuttavia, la battaglia viene contrassegnata come continuazione del ripristino dei Comneni dell'Impero bizantino; queste vittorie sui peceneghi e poi sugli ungheresi permisero ai bizantini di stabilizzare la loro frontiera sul Danubio, permettendo all'imperatore Giovanni II Comneno di concentrare i propri sforzi nella lotta contro i turchi selgiuchidi nell'Asia Minore.

- L'accresciuta potenza di Venezia e l'alto numero di privilegi che ha ottenuto, mettono nel tempo in rotta Bizantini e Veneziani, portando ad un succedersi di contrasti, con le guerre del 1122-1126 e del 1171-1175, che favoriranno l'espansione commerciale genovese in Oriente.

Stemma della Repubblica
marinara di Venezia.
Nel 1.124 - Si sottoscrive un trattato di alleanza tra il regno di  Gerusalemme e la Repubblica di Venezia, che si era affrancata dalla dipendenza di Costantinopoli, prima dell'inizio dell'assedio di Tiro nel febbraio 1.124 (la città capitolò ai crociati più tardi quello stesso anno). Il trattato fu negoziato dal Patriarca Guermondo e quindi è conosciuto come "Pactum Warmundi" dalla forma latina del suo nome, Warmundus. Il Pactum concesse ai veneziani di avere proprie chiese, strade, piazze, bagni, mercati, unità di misura, mulini e forni in ogni città controllata dal re di Gerusalemme, ad eccezione di Gerusalemme stessa, dove la loro autonomia era più limitata. Nelle altre città, furono autorizzati ad utilizzare le unità di misura veneziane per fare affari e commerciare con altri veneziani, per il resto dovevano usare le unità di misura ed i prezzi stabiliti dal re. In Acri, fu loro concesso un quartiere della città, dove ogni veneziano "possa essere libero come nella stessa Venezia." In Tiro ed Ascalona (sebbene non ancora conquistate), fu loro concesso un terzo della città ed un terzo della campagna circostante che probabilmente, nel caso di Tiro, comprendeva ventuno villaggi. Il Pactum fu firmato anche dal cancelliere Pagano (probabilmente Hugues de Payns, Ugo de Pagano in latino, Gran Maestro dell'ordine dei cavalieri templari, la "Militia Christi templique Salomonis").

Nel 1.125 - Muore Enrico V, imperatore del Sacro Romano Impero e inizia la lotta per la corona imperiale tra le casate bavaresi e sassoni dei Welfen (pronuncia velfen, da cui la parola guelfi) con quella sveva degli Hohenstaufen, signori del castello di Waiblingen, nei pressi di Stuttgart (anticamente chiamata Wibeling, da cui la parola ghibellini).

L'occitana Alienor o Eleonora,
 duchessa d'Aquitania e
Guascogna, contessa
di Poitiers, regina di
Francia e d'Inghilterra.
Nel 1.137 - Il 22 luglio, sposando Luigi VII, Eleonora d'Aquitania diventa regina di Francia. Eleonora d'Aquitania (Bordeaux, 1.122 - Fontevrault, 1º aprile 1.204), fu  duchessa  d'Aquitania  e di Guascogna, contessa di Poitiers, Regina consorte di Francia dal 1.137 al 1.152 e poi d'Inghilterra dal 1.154 al 1.189. Fu anche una mecenate dei trovatori, nella sua fastosa corte aquitana. Era la figlia primogenita del duca di Aquitania, duca di Guascogna e conte di Poitiers, Guglielmo X il Tolosano e della sua prima moglie, Aénor di Châtellerault, figlia del visconte Americo I di Châtellerault e della Maubergeon, che al momento della sua nascita era l'amante di suo nonno Guglielmo IX il Trovatore. Eleonora fu battezzata Alienor (interpretato poi in seguito come l'Aliena, l'Estranea) che in ”langue d'oc” vuol dire "l'altra Aénor" (poi francesizzato in ”langue d'oïl” in Eléanor). Fu allevata alla corte d'Aquitania, una delle più raffinate del secolo XII che, per merito di suo nonno, alla fine del secolo precedente aveva visto nascere "l'amor cortese" nelle diverse residenze dei duchi d'Aquitania, soprattutto Poitiers e Bordeaux. L'amor cortese è un termine creato dal critico francese Gaston Paris nel 1.883 per indicare la concezione filosofica, letteraria e sentimentale del concetto dell'amore, all'epoca del trobar (poetare in provenzale o trovare) dei poeti nelle corti provenzali, e si basa sul concetto che solo chi ama possiede un cuore nobile. Di spirito libero e vivace, non era ben accettata alla corte di Francia, fredda e riservata ed era criticata per la sua condotta ritenuta indecente: i suoi lussi, dai gioielli alle tappezzerie, sorpresero i cortigiani, oltre ai i trovatori che lei faceva venire alla corte e che non erano graditi.

Dal 1.141 - Nell'impero selgiuchide, dopo essere emerso come Gran Sultano da una lunga serie di guerre dinastiche, nel 1141 lo shah Ahmed Sanjar, preoccupato per l'espansione dei mongoli Kara Khitay, che avevano appena occupato la Transoxiana, marciò contro di loro affrontandoli a Samarcanda: disastrosamente sconfitto, riuscì a stento a salvare la propria vita fuggendo. La battaglia provocò per i Selgiuchidi la perdita della Corasmia (regione asiatica corrispondente all'attuale regione uzbeka del Khwārizm.

I domini cristiani in Terrasanta
 nel 1140: la contea di
Edessa, il principato di
 Antiochia, la contea di
Tripoli e il regno
 di Gerusalemme. Da:
https://commons.wikimedia
.org/wiki/File:Asia_minor_
1140.jpg#/media/File:
Asia_minor_1140.jpg
Nel 1.145 - Papa Eugenio III, con la bolla Quantum praedecessores (scritta a Vetralla), bandisce la Seconda Crociata, diretta conseguenza della caduta della contea di Edessa nel dicembre del 1.144, ad opera dell'atabeg Zengī (arabo ‘Imād al-Dīn Zengi) di Aleppo e Mossul che, con la città anatolico-mesopotamica di Harrān, costituiva la regione che gli Arabi chiamavano Jazira (letteralmente "l'isola"), solo nominalmente dipendente dai Selgiuchidi e ancor più simbolicamente, dal Califfo Abbaside. Con gli sforzi di papa Callisto II, mirante ad una spedizione su larga scala, si accorparono nella crociata anche la spedizione in Spagna e contro gli Slavi Vendi dell'est Europa. L'indizione di una nuova crociata contro i musulmani stentò a partire e furono necessari tutti gli sforzi del papa Eugenio III e di Bernardo di Chiaravalle, futuro santo, per darle lo slancio iniziale. Il teologo san Bernardo di Chiaravalle (Bernard de Clairvaux) teorizzò, in risposta alla difficoltà per un cristiano di conciliare la guerra non difensiva con la parola di Dio, la teoria del malicidio: chi uccide un uomo intrinsecamente cattivo, quale è chi si oppone a Cristo, non uccide in realtà un uomo, ma il male che è in lui; dunque egli non è un omicida bensì un malicida. In risposta all'appassionata azione predicatoria di Bernardo di Chiaravalle, il 1º dicembre 1.145 papa Eugenio III, con la bolla Quantum praedecessores (scritta a Vetralla), bandì quindi una nuova Crociata per recuperare la perduta contea ed estese l'indulgenza collegata alla crociata a tutti quelli che sarebbero andati in soccorso della Chiesa Orientale. Il 1º marzo 1.146 il papa modificò la bolla e, rifacendosi all'appello del suo predecessore Urbano II, dichiarò che la perdita di Edessa era da imputare solo ai peccati dei cristiani e perciò esortava tutti a combattere contro i nemici di Cristo, in qualsiasi luogo si trovassero. Ribadì inoltre che i privilegi dei crociati erano l'indulgenza dei peccati, sospensione da eventuali processi in corso, moratoria sugli interessi dei debiti, protezione della persona del crociato e dei suoi beni da parte della Chiesa. Alla nuova Crociata risposero due importanti sovrani e non più semplici nobili: l'Imperatore germanico Corrado III (che in realtà non fu però mai incoronato come tale) e il sovrano francese capetingio Luigi VII, col loro seguito di mogli e cortigiani. La Seconda Crociata ebbe un primo grave rovescio ancor prima di affacciarsi in Terra Santa perché l'esercito franco-germanico, in cui i francesi erano all'avanguardia e i tedeschi in retroguardia, invase i domini dei turchi danishmendidi. I soldati di Corrado incapparono in un'imboscata nell'ottobre del 1.147 (Battaglia di Dorylaeum) e nel 1º gennaio del 1.148 in Pisidia, davanti ad Antiochia, l'esercito di Corrado venne massacrato. L'indecisione del sovrano francese Luigi VII - inutilmente spronato dalla moglie Eleonora d'Aquitania, dalla quale sarà costretto poco più tardi a divorziare - a concepire in modo più ampio e organico la sua venuta e a non limitarsi a un puro e semplice assolvimento del votum crucis da esaurire a Gerusalemme, costituì la vera debolezza della Seconda Crociata, dove si decise di conquistare Damasco ritenendola punto nodale di un'azione di affermazione cristiana in Terra Santa. La decisione fu quanto mai deleteria perché in quel modo ci si inimicava l'unica importante entità politica islamica che intendeva seguitare a mantenere rapporti cordiali e pacifici con i crociati, quella della locale dinastia dei Buridi. Ciò nonostante i due sovrani decisero l'assedio di Damasco, malgrado le loro truppe fossero decimate, demoralizzate e cariche di reciproco astio. Il 24 luglio 1.148 l'assedio cominciò ma la resistenza incontrata fu inaspettatamente assai forte mentre - cosa che i crociati avrebbero a tutti i costi dovuto evitare - l'emiro buride Onor chiedeva aiuto a Norandino. L'assedio terminò con un nulla di fatto il 28 luglio 1.148, dopo soli quattro giorni di offensive e controffensive di limitata entità, con un avvilente ritiro degli assedianti e con il loro definitivo abbandono della scena siriana. Alla Crociata prese parte anche Cacciaguida, antenato di Dante Alighieri, come il poeta ricorda nel suo Paradiso.

Nel 1.148 - A Venezia viene istituita la Promissio Ducale, il giuramento di fedeltà costituzionale del Doge, che da quel momento, continuamente rinnovata ad ogni nuova elezione, limitava progressivamente i poteri del principe, ponendo le basi di sviluppo di nuove istituzioni repubblicane.

Nel 1.150 - Gli Arabi introducono in Spagna la tecnica di fabbricazione della carta.

- Durante il XII secolo, mentre la Polonia si frammenta in molti piccoli stati,  i  Cumani  sono  sconfitti  dagli Slavi dell'Est, ma saranno poi i mongoli a decretarne il declino, per cui infine cercheranno rifugio in Transilvania.

La Transilvania, da: http://www.terra
easfalto.it/romania-transilvania-ma
ramures-e-tutto-quello-che-verra/
- Nel XII e nel XIII secolo, mentre il potere dei re d'Ungheria sulla Transilvania si consolida, le aree del sud e nel nord-est della Transilvania sono occupate da coloni di origine germanica, i sassoni e Siebenbürgen, il nome tedesco per Transilvania, deriva dalle loro sette principali città fortificate. La colonizzazione della Transilvania da parte dei sassoni (in rumeno Sași) ebbe inizio dai tempi del re d'Ungheria Géza II (1141-1162). Sebbene i colonizzatori venissero principalmente dalla parte occidentale dal Sacro romano impero e generalmente parlassero dialetti francofoni, sono conosciuti come sassoni a causa dei tedeschi che lavoravano per la cancelleria ungherese.
Germanici in Romania nel 2002, da:
https://commons.wikimedia.org
/w/index.php?curid=15074021
I sassoni di Transilvania si trovavano in una condizione privilegiata rispetto agli ungheresi ed ai székelys (secleri o siculi) di Transilvania. Per decenni la principale occupazione dei coloni tedeschi fu quella di difendere i confini sud-orientali del regno d'Ungheria. La colonizzazione continuò fino al XIII secolo e l'influenza sassone diventò più marcata quando, ai primi del secolo, il re Andrea II d'Ungheria fece appello ai Cavalieri dell'Ordine teutonico per difendere il Burzenland dai Cumani, i quali furono seguiti dai Mongoli nel 1241. I Cumani si convertirono al cristianesimo e dopo essere stati sconfitti dai Mongoli, cercarono rifugio in Transilvania. Erzsebet, una principessa cumana, sposò Stefano V d'Ungheria nel 1254. L'amministrazione della Transilvania era nelle mani di un voivoda (principe), che dalla seconda metà del XIII secolo controllava l'intera regione.
Székelys in Romania nel 2002, da:
https://commons.wikimedia.org/
w/index.php?curid=15066321
Nella stessa Transilvania erano stanziati, da tempo, i székelys (in italiano secleri o siculi). L'origine dei székelys è incerta e oggetto di discussione sia tra gli studiosi che tra i székelys stessi. C’è chi li considera discendenti dagli unni, chi da popolazioni centro-asiatiche (come i cumani), quel che è certo è che per lunga parte della loro storia sono stati alleati indissolubili dei re magiari, di cui erano la truppa d’assalto. Proprio il rapporto con il re e con la guerra sono stati fondamentali per definire questa comunità, le cui terre autonome, non soggette a tassazione e coltivate in comune, resero difficile l’instaurazione di un sistema feudale. I székelys sono in prevalenza di religione cattolica, ma è importante anche la minoranza unitariana e quella luterana. I székelys, che parlano l'ungherese, hanno una forte identità nazionale ungherese benché le regioni in cui abitano siano la Transilvania (che al presente appartiene alla Romania) e la Vojvodina (che al presente appartiene alla Serbia).

Cartina dell'Europa nell'anno 1154,
 quando Federico I Barbarossa
 scende in Italia per tentare
di sottomettere i Comuni.
Nel 1.154 - Scende in Italia l'imperatore Fede­rico I Barbarossa. Il processo di autonomia dei Comuni italiani era stato favorito dalla crisi in cui era precipitata la Germania, lacerata da un’aspra contesa fra due opposte fazioni a sostegno di due casate rivali per la corona imperiale. Si chiamavano Ghibellini i sostenitori della Casa di Svevia, dal nome del castello di Waiblingen, che si proclamavano difensori dell’onore dell’Impero affermando la sua superiorità sul Papa, sostenuta dal "Privilegio Ottoniano". Si chiamavano Guelfi (dalla dinastia rivale dei Welfen) i sostenitori della Casa di Baviera, fautori della libertà della Chiesa romana e quindi favorevoli al "Concordato di Worms". Successivamente, dato che la casata sveva acquisì la corona imperiale e, con Federico I Hohenstaufen, cercò di consolidare il proprio potere nel Regno d’Italia, nel nuovo ambito politico la lotta passò a designare chi appoggiava l’impero (Ghibellini) e chi lo contrastava in appoggio al papato (Guelfi). L’elezione di Federico I di Svevia (1.152), passato alla storia con il nome di Barbarossa, fu resa possibile dal fatto che sua madre era una Welfen. Ristabilita la pace in Germania, Federico decise di ripristinare l'autorità imperiale in Italia, dove i comuni italiani si erano sottratti di fatto al controllo politico dell'imperatore. Nel 1.154 scese in Italia per farsi incoronare imperatore e convocò la Dieta di Roncaglia per condannare la rivendicazione di sovranità dei comuni. Nel 1.158 scese una seconda volta e distrusse Crema e Milano che si erano ribellate. I comuni si coalizzarono quindi nel 1.167 nella Lega Lombarda, insieme di 36 città che nella battaglia di Legnano del 1.176 sconfissero il Barbarossa.

- Durante la seconda metà del sec. XII Venezia deve salvaguardare la sua indipendenza dall'imperialismo tedesco e favorisce i Comuni contro il Barbarossa, mentre vede compromessa la sua egemonia sull'alto Adriatico a favore dei Bizantini.

- Nel 1.154 inizia la costruzione della catte­drale di Chartres in Francia.

Sultanato selgiuchide di Rûm o Sultanato di Nicea o
Sultanato di Iconio nella sua espansione. Da: https://
Nel 1.157 - La morte del selgiuchide Gran Sultano Ahmed segna la fine dell'unità per il grande sultanato selgiuchide e la perdita del Khorasan. Negli altri territori del nominale Impero selgiuchide, governavano gli Artuqidi, nella Siria nord-orientale e nella Mesopotamia settentrionale, che controllarono Gerusalemme fino al 1098 mentre Kerbogha esercitava grande indipendenza, in veste di atabeg di Mosul. Nell'Anatolia orientale e Siria settentrionale fu fondata invece la dinastia Danishmendide che si contese territori con il Sultanato di Rûm (o Sultanato di Nicea o Sultanato di Iconio). L'anatolico Sultanato di Rum, sopravvisse ancora per circa un secolo, sino all'invasione dei Mongoli dell'Ilkhanato.

Nel 1.158 - Tra l'XI e il XII secolo si sviluppa la lotta per le investiture. E' un periodo fondamentale per lo sviluppo della politica europea, per definire i rapporti tra lo Stato e la Chiesa. In questa lotta le discussioni di diritto sono fondamentali e fondamentale è lo studio del diritto giustinianeo, fondamento della identità dell'lmpero. Nel 1158 quattro esperti di diritto, quattro doctores ritenuti allievi di Irnerio dello Studio (università) bolognese, cioè Bulgaro, Martino, Jacopo e Ugo di Porta Ravegnana vengono invitati da Federico I Barbarossa alla Dieta di Roncaglia per esprimere un parere sui diritti dell'Impero nei riguardi di altre entità politiche. Tranne Martino, gli altri tre si pronunciarono a favore dell'Impero. Essi dimostrano con glosse molto sottili che l'unica Legge è quella romana, affidata all'Impero. Come conseguenza Federico I Barbarossa nel 1158 promulga una Constitutio Habita con la quale si stabilisce che ogni scuola si costituisce come una societas di socii (allievi) presieduta da un maestro (dominus) che viene compensato con le quote pagategli dagli studenti. L'Impero si impegna a proteggere dalle intrusioni di ogni autorità politica tutti gli scholares che viaggiano per ragioni di studio. Si tratta di un evento fondamentale per la storia dell'università europea. L'università diventa per legge il luogo in cui la ricerca si sviluppa liberamente, indipendentemente da ogni altro potere. Da http://www.unibo.it/it/ateneo/chi-siamo/la-nostra-storia/luniversita-dal-xii-al-xx-secolo

Nel 1.160 - Redazione del "Tristano e Isotta" e dell'epopea dei Nibelunghi. Nella saga dei Nibelunghi (da nebel, nebbia), Brunilde è la regina d'Islanda di cui Gunther, re dei Burgundi, fratello di Grimilde, Gernot e Giselher, si innamora. Per poter ottenere la sua mano il re decide di chiedere aiuto al compagno d'armi Sigfrido, figlio di Siegmund e di Sieglinde, eroe vincitore dei Nibelunghi. Questi, in cambio della mano di Grimilde, decide di aiutarlo. Nelle opere di R. Wagner sui Nibelunghi, l'interpretazione grafica più comune della "Glorificazione" è il rogo del Walhalla (con al suo interno tutti gli dèi) e l'inizio di una nuova età per il genere umano, libero dall'eredità di morte ed oppressione costituita dal vecchio credo germanico: l'amore tra Brunilde e Sigfrido ha sconfitto la maledizione dell'Anello e tutto ciò che era stato costruito su di esso (tra cui il Walhalla e, per estensione, tutto ciò che è il pantheon norreno).

Nel 1.163 - Inizia la costruzione della catte­drale di Notre-Dame a Parigi.

Nel 1.167 - L' 8 luglio, si combatte la battaglia di Sirmio o battaglia di Zemun (in ungherese: Zimonyi csata) tra gli eserciti dell'Impero bizantino e del Regno di Ungheria. La decisiva vittoria dei bizantini costringe gli ungheresi ad accettare la pace alle condizioni dettate da Costantinopoli. Negli anni fra il 1150 ed il 1160, il regno d'Ungheria aveva allargato i propri confini ed era giunto a puntare all'annessione della Dalmazia e della Croazia. Queste mire espansionistiche degli ungheresi si scontravano con gli interessi dell'Impero bizantino, che considerava questa espansione pericolosa per il proprio predominio nei Balcani e con quelli dell'alleata Repubblica di Venezia (ormai confinante con il regno ungherese), che considerava la Dalmazia una zona di proprio interesse esclusivo. I bizantini intervennero quindi pesantemente nella politica ungherese, sia militarmente che fomentando ribellioni dinastiche. Bela, fratello cadetto del re Stefano III d'Ungheria fu allevato a Costantinopoli e destinato a sposare la figlia primogenita (ed erede) di Manuele I. Tuttavia Stefano III rifiutò sia di consegnare ai bizantini i territori del ducato di Dalmazia (nominalmente soggetto a Bela), sia di nominare Bela proprio erede, provocando una nuova guerra. Così nel 1167 Manuele affidò il comando delle operazioni in Ungheria ad Andronico Kontostephanos con l'ordine di spingere il nemico a dare battaglia. Lo scontro avvenne sulle rive del fiume Sava, vicino all'antica città di Sirmio, nella pianura della Pannonia e coronò gli sforzi di Manuele di garantirsi i confini settentrionali. Gli ungheresi dovettero accettare le condizioni imposte dall'Impero: la Dalmazia e la Croazia passarono sotto il controllo bizantino e il sovrano ungherese acconsentì a pagare un tributo all'imperatore bizantino.

Nel 1.171 - I veneziani sono perseguitati nell'impero bizantino, mentre slavi e ungheresi scrollano le posizioni veneziane sulla costa adriatica orientale e i commercianti genovesi e pisani prendono il sopravvento sui mercati del Levante.

Valdo di Lione, monumento
ubicato a Worms, in
Germania.
Nel 1.173 - Valdo di Lione inizia la sua predicazione. Mentre i Catari, (catari, cioè “puri”, dal greco katharoi) che predicavano il Vangelo di Giovanni ed intendevano vivere in povertà la propria dottrina rigorosa, divennero una forte minoranza, diffusi in tutta l’Occitania occidentale, in quella orientale, l’eresia più diffusa era invece quella valdese. Il valdismo, i cui fedeli sono chiamati valdesi, è stato un movimento pauperistico medievale nato nell'ultimo quarto del XII secolo, scomunicato nel 1.184 e dal 1.532 è una confessione protestante di matrice calvinista. La corrente valdese del cristianesimo nasce come movimento religioso, costituito da contadini e in genere da poveri, che precede di poco quello promosso da Francesco d'Assisi. Si fa risalire la fondazione del movimento a Valdo di Lione (o Pietro Valdo o Valdesio, dalla latinizzazione Valdesius), che decise nel 1.173, di abbandonare la moglie, far accogliere le figlie nel monastero di Fontevrault e offrire tutta la sua ricchezza ai poveri. In seguito si circondò di un gruppo di seguaci con i quali, fatto voto di castità e vestiti solo di stracci, andava in giro a predicare il messaggio evangelico; ben presto il gruppo fu identificato con l'espressione Poveri di Lione. La loro predicazione si svolgeva all'interno dell' "ortodossia" romana, rivolgendosi principalmente contro il dualismo cataro, ma in quel periodo l'annuncio del Vangelo era riservato solo ai chierici e agli ecclesiastici, ai laici non era permesso predicare ed era persino sconsigliata la lettura diretta e personale della Bibbia. Nel 1.184 a Verona, con la bolla Ad abolendampapa Lucio III scomunicò una serie di movimenti ritenuti ereticali anche molto diversi tra loro, tra cui i poveri di Lione, i valdesi. Nel 1.205 circa, una parte consistente di valdesi di Lombardia dette vita ad un gruppo autonomo detto appunto Poveri Lombardi (pauperes Lombardi). Entrando in Lombardia trovarono una miriade di Comuni in lotta perenne per la loro piena indipendenza dall'Impero e dal papato e lacerati all'interno dalle lotte tra partito guelfo e partito ghibellino. In Lombardia i valdesi furono influenzati da Patarini, Arnaldisti e Umiliati.

Nel 1.175 - Chrétien de Troyes, ispirato dagli ideali cavallereschi occitani e probabilmente informato su eventi storici sconosciuti ai più, comporrà fra il 1.175 e il 1.190, "Le Roman de Perceval ou le conte du Graal", romanzo incompiuto in versi che aprirà il filone narrativo del Sangraal, re Artù, il primo re, nella saga bretone, cristiano, e che narrerà di Perceval (Parsifal).

- Si diffondono in Stiria i primi altiforni che rendono possibile la produzione della ghisa. La Stiria   (Steiermark in tedesco, Štajerska in sloveno) è un Lander del sud-est dell'Austria.

"La battaglia di Legnano" di Amos
Cassoli (1860-70). Firenze, Galleria
d'arte moderna di palazzo Pitti.
Nel 1.176 - Il 29 maggio, a Legnano la Lega Lombarda sconfigge Federico Barbarossa. Nel ricordo della battaglia, è affiorata la memoria di Alberto da Giussano, condottiero italiano citato in alcune opere letterarie scritte in secoli successivi, di cui non ne è univocamente determinata la effettiva esistenza storica con l'esclusione della possibile provenienza, Giussano, una città a 25 km a nord di Milano.
Legnano: monumento
ad Alberto da
 Giussano.
Alberto venne descritto come il cavaliere che si distinse insieme ai due fratelli nella battaglia di Legnano del 29 maggio 1.176, per aver guidato la Compagnia della Morte. Alcuni storici ritengono tuttavia la sua figura poco attendibile in quanto "troppo romanzata ed idealizzante". Dopo la battaglia di Legnano, si giunse ad un nuovo tentativo di pacificazione che si svolse a Venezia nel luglio 1177, a cui parteciparono il papa, l'imperatore, Guglielmo II il Buono (Guglielmo II di Sicilia, detto il Buono: Palermo 1153-1189, discendente della famiglia degli Altavilla, figlio di Guglielmo I il Malo e di Margherita di Navarra, fu Re di Sicilia dal 1166 e viene ricordato come uno dei monarchi normanni che ebbe la maggiore benevolenza popolare) e delegati dei Comuni: si confermarono sostanzialmente gli accordi di Anagni ma non si arrivò ad una pace definitiva, bensì ad una lunga tregua col re di Sicilia e ad una triennale coi Comuni. Federico tornò a quel punto in Germania per risolvere definitivamente i contrasti con i suoi feudatari, in modo particolare con Enrico il Leone, reo di non aver sostenuto l'imperatore nel modo adeguato dal punto di vista militare. L'ostinata resistenza di Enrico fu infine vinta (nel 1180) e anche in Italia la situazione andava migliorando, poiché la Lega si stava sfaldando a causa di contrasti e rivalità interne fra i Comuni. Si giunse così alla "pace definitiva" di Costanza, il 25 giugno 1183: l'imperatore riconosceva la Lega e faceva alle città che la componevano concessioni riguardanti tutti gli ambiti, amministrativo, politico e giudiziario, regalie comprese; rinunciava inoltre alla nomina dei podestà, riconoscendo i consoli nominati dai cittadini. I Comuni si impegnavano in cambio a pagare un indennizzo una tantum di 15.000 lire e un tributo annuo di 2.000, a corrispondere all'imperatore il fodro (ossia il foraggio per i cavalli, o un'imposta sostitutiva) quando questi fosse sceso in Italia e a concedere all'imperatore la prerogativa di dirimere in prima persona le questioni fra un Comune e l'altro. Si trattava di un compromesso che segnava la rinuncia all'ormai anacronistico concetto di "impero universale" e dunque, al piano di dominio assoluto di Federico, mentre i Comuni avrebbero mantenuto la loro larga autonomia. Prima di morire, tuttavia, Federico riuscì ad estendere la propria autorità sul regno normanno, dando in matrimonio il figlio Enrico a Costanza d'Altavilla, ultima erede della dinastia normanna.

Carta del nord Italia nel 1176, quando
Federico I Barbarossa è sconfitto a
Legnano dai Comuni uniti nella Lega
Lombarda. Con rombi rossi sono
indicati alcuni dei Comuni aderenti alla
Lega e con rombi neri, quelli schierati
con l'imperatore. E' indicata anche una
parte della Via Francigena.
- La via Francigena era la strada (sarebbe però più corretto dire l'insieme di strade) che nel Medioevo collegava il regno di Borgogna con l'Italia e che rappresentava il più importante canale di comunicazione con il Nord Europa. Il nome "Francigena" deriva dal fatto che i primi segmenti di questa strada attraversavano le Alpi dalla Francia al Piemonte, passando per i valichi dei Moncenisio, dei Monginevro e del Gran San Bernardo; tale nome sarebbe poi rimasto a comprendere anche altri itinerari aperti al transito verso il centro e il nord Europa, fino al Mar Baltico da un lato ed al canale della Manica dall'altro. La via Francigena non è nata, al contrario della rete delle comunicazioni imperiali, da un progetto strategico unitario, ma dalla necessità dei pellegrini di andare verso i luoghi consacrati per guadagnare la benevolenza di Dio. La meta privilegiata dalla maggior parte dei pellegrini era Roma perciò, prima dell'anno Mille, la via Francigena veniva denominata Via Sancti Petri o Romea.

L'Anatolia nel 1180 con indicata Miriocefalo. Da: https://
upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/da/
South-eastern_Europe_c._1180.jpg 
Nel 1.176 - Il 17 settembre si combatte la battaglia di Miriocefalo tra bizantini e turchi selgiuchidi. Nel corso del lungo periodo in cui regnò Manuele I Comneno (1143-1180), l'Impero bizantino aveva progressivamente aumentato il suo ruolo di potenza nel Mediterraneo orientale. I Selgiuchidi, suoi tradizionali nemici, erano stati tenuti a bada fin dai primi anni del suo regno e da allora l'Impero aveva esteso la sua influenza tra alterne vicende, in tutte le direzioni. Oltre a ciò, era evidente a tutti il riflusso del Sultanato selgiuchide di Rûm (o Sultanato di Nicea o Sultanato di Iconio), che era apparso sempre meno potente a partire dall'epoca della Prima Crociata. Tuttavia nel 1156 salì al trono Qilij Arslan II (1156-1192), che riorganizzò gli scompaginati domini turchi, aumentando anche la coesione dell'esercito e il numero di guerrieri turcomanni disponibili per le campagne sotto il suo diretto comando. Così, quando il 15 maggio 1174 Norandino (condottiero turco appartenente alla dinastia zengide, che governò la Siria dal 1146 al 1174)) morì, i Danishmendidi (una dinastia turcomanna che regnò nel centro-nord e nell'est dell'Anatolia nei secoli XI e XII, rivali del selgiuchide Sultanato di Iconio, che controllava la maggior parte del territorio attorno alle terre danishmendidi) rimasero senza un protettore, trovandosi indifesi contro i Selgiuchidi. Qilij Arslan ebbe a questo punto l'occasione di conquistare molti territori prima appartenenti a Norandino e due principi danishmendidi si recarono a Costantinopoli, per chiedere aiuto all'imperatore bizantino. Nell'estate del 1176 Manuele si mise in marcia, alla testa del suo sperimentato esercito, incrementato da potenti mercenari franchi e magiari, per raggiungere Iconio e fu quasi subito raggiunto dagli inviati del Sultano con proposte di pace molto vantaggiose per l'Impero bizantino. Quasi tutti i suoi ufficiali erano d'accordo, tranne una piccola minoranza di giovani, che ardeva dal desiderio di andare in guerra. Secondo le fonti contemporanee, Manuele si fece dissuadere dai suoi giovani ufficiali e comandò che la campagna proseguisse, ma in realtà il Basileus non si era pienamente reso conto della ristrutturazione dello Stato operata dal suo avversario né del suo rinnovato potenziale bellico; era deciso a farla finita una volta per tutte col suo scomodo vicino, per ripristinare pienamente il dominio bizantino in Anatolia perso dopo Manzicerta. I bizantini procedettero quindi verso la fortezza di Miriocefalo, quando in un' imboscata, i turchi bersagliarono dalle alture gli stupefatti avversari. Manuele riuscì a far guadagnare ai suoi una posizione appena meno vulnerabile, ma il massacro sembrava difficilmente evitabile.Il sultano turco ebbe pietà di Manuele e del suo esercito e fece sapere che le ostilità sarebbero state sospese se l'imperatore avesse distrutto le sue fortificazioni a Dorileo e Subleo. Manuele accettò e i due eserciti si separarono. La sconfitta di Miriocefalo tolse ogni speranza all'imperatore di riprendersi l'intera Anatolia.

Nel 1.177 - La pace di Venezia tra l'imperatore Barbarossa e papa Alessandro III attenua molto la crisi fra la Serenissima e Costantinopoli. All'interno del governo cittadino avvengono frattanto importanti mutamenti costituzionali a favore di una oligarchia aristocratico-mercantile: l'elezione del doge è tolta al popolo e riservata a soli 40 elettori, scelti da un'apposita commissione e al popolo rimane solo il diritto di ratificarla (nel 1172). Il doge è affiancato da sei consiglieri (uno per ciascun sestiere della città), costituendo un consiglio ristretto (Minor Consiglio) e l'aggiunta di un consiglio di tre savi, detto la Signoria.

Carta del 1180 con l'Ungheria in giallo
da: https://upload.wikimedia.org/
wikipedia/commons/d/da/South
-eastern_Europe_c._1180.jpg
- Nell'ultimo ventennio del XII secolo (1180-1200), Venezia si scontra con l'Ungheria nella guerra di Zara per il controllo della Dalmazia, conclusasi nel 1.202 con la presa della città da parte dei veneziani.

Nel 1.183 - Con il Trattato di Costanza, 17 Comuni italiani aderenti alla Lega Lombarda vedono riconosciuta la loro sovranità, ed è il primo esempio europeo di patteggiamento sul potere fra monarchia assoluta e parti sociali, mentre in Germania le lotte intestine non si placano, divenendo la causa prima del fallimento della politica imperiale.

Nel 1.185 - Finisce la ripresa dell'impero bizantino con la morte dell'ultimo imperatore comneno, Andronico I Comneno. Quest'ultimo si era attirato l'odio dell'occidente cattolico a causa del Massacro dei Latini da lui istigato a Costantinopoli. Con la sua morte l'impero bizantino è privato di una abile guida che potesse risollevarne le sorti, ed il declino ricomincerà. Nel giro di vent'anni si assisterà alla presa ed al saccheggio della capitale, Costantinopoli, ad opera dei Crociati, nel 1204, data che sancirà la definitiva decadenza dello stato bizantino ed il suo declassamento dal rango di potenza internazionale a semplice stato greco.

- Lo stato bulgaro medievale è restaurato come secondo impero bulgaro dopo una rivolta di successo dei due nobili di Tarnovo, Asen e Peter, ed esisterà fino alla conquista ottomana dei Balcani della fine del XIV secolo, con sua sottomissione solitamente datata 1396, anche se alcuni la collocano al 1422.
Territori dei Cumani in Valacchia e a
est dell'Ungheria e Bulgaria.
Fino al 1256, il secondo impero bulgaro è stata la potenza dominante nei Balcani e ha sconfitto l'impero bizantino in diverse grandi battaglie.  

- Nel 1.185 si combatte la battaglia del fiume Kajaly, dove i turco-Cumani sconfiggono i Variaghi della Rus' di Kiev. All'epoca i Cumani erano una delle popolazioni nomadi che contrastavano i Variaghi della Rus' di Kiev nelle loro mire espansionistiche verso sud. Nella letteratura russa sono celebri per essere i nemici che sconfiggono l'esercito condotto dal Principe Igor nell'antico poema epico russo "Canto della schiera di Igor", scritto forse poco dopo la disfatta avvenuta nel 1185, nella battaglia del fiume Kajaly.

Nel 1.187 - Gerusalemme, cristiana dal 1.099, viene riconquistata dal sultano curdo Saladino, della dinastia degli Ayyubidi.

Nel 1.188 - Separazione fra l'ordine di Sion e i cavalieri Templari. L'anno prima, nel 1187, Gerusalemme era stata ripresa dai saraceni, soprattutto a causa dell'impetuosità e dell'inettitudine di Gerard de Ridefort, Gran maestro del Tempio. Il testo contenuto nei Dossiers segreti è molto più severo e parla del suo «tradimento». Nel 1188 sarebbe avvenuta la separazione ufficiale tra le due istituzioni. L'Ordine di Sion, che aveva creato i Templari, decise di disinteressarsi dei suoi celebri protetti. Nei Dossiers e in altri «documenti del Priorato», viene chiamato «il taglio dell'olmo», e avvenne a Gisors. I resoconti sono oscuri e ingarbugliati, ma la storia e la tradizione confermano che nel 1188 accadde a Gisors qualcosa di estremamente strano, qualcosa che comportò l'abbattimento di un olmo. Nei terreni adiacenti alla fortezza c'era un prato chiamato Champ Sacre (Campo Sacro). Secondo i cronisti medievali, il luogo era considerato sacro fin dai tempi precristiani, e nel secolo XII era stato teatro di numerosi incontri fra i re d'Inghilterra e di Francia. Al centro del Campo Sacro sorgeva un antico olmo. Nel 1188, durante un incontro fra Enrico II d'Inghilterra e Filippo II di Francia, per una ragione ignota l'olmo divenne l'oggetto di una contesa grave, anzi sanguinosa. Secondo una versione, l'olmo offriva l'unica ombra in tutto il Campo Sacro. Si diceva che avesse più di ottocento anni, e che fosse tanto grande che nove uomini, tenendosi per mano, riuscivano a malapena ad abbracciarne il tronco. Sembra che Enrico II e il suo seguito si riparassero all'ombra dell'albero, lasciando sotto il sole spietato il sovrano francese, sopraggiunto più tardi. Al terzo giorno dei negoziati, i nervi dei Francesi erano saltati a causa del caldo; gli armigeri si scambiarono insulti e dalle file dei mercenari gallesi di Enrico II partì una freccia. Il gesto provocò un attacco in piena regola da parte dei Francesi, molto più numerosi degli Inglesi. Questi ultimi si rifugiarono tra le mura di Gisors, mentre i Francesi, esasperati, abbattevano l'olmo. Filippo II rientrò infuriato a Parigi in tutta fretta, dichiarando che non era andato a Gisors per fare il taglialegna. Se non altro, è certo che nel 1188 a Gisors ebbe luogo una strana disputa che comportò l'abbattimento di un olmo. Nei Dossiers segreti sono comunque elencatipersonaggi che da lì in poi porteranno il titolo di Gran maestro del Priorato di Sion, titolo che l'ordine prese dalla perdita di Gerusalemme in poi o più esattamente, per usare il termine ufficiale, il titolo di «Nautonnier», una vecchia parola francese che significa navigatore, timoniere o nocchiero: Jean de Gisors 1188-1220, Marie de Gisors 1220-1266, Guillaume de Gisors 1266-1307, Edouard de Bar 1307-1336, Jeanne de Bar 1336-1351, Jean de Saint-Clair 1351-1366, Blanche d'Evreux 1366-1398, Nicolas Flamel 1398-1418, René d'Anjou 1418-1480, Iolande de Bar 1480-1483, Sandro Filipepi 1483-1510, Léonard de Vinci 1510-1519, Connétable de Bourbon 1519-1527, Ferdinand de Gonzague 1527-1575, Louis de Nevers 1575-1595, Robert Fludd 1595-1637, J. Valentin Andrea 1637-1654, Robert Boyle 1654-1691, Isaac Newton 1691-1727, Charles Radclyffe 1727-1746, Charles de Lorraine 1746-1780, Maximilien de Lorraine 1780-1801, Charles Nodier 1801-1844, Victor Hugo 1844-1885, Claude Debussy 1885-1918, Jean Cocteau 1918-?. Da "Il Santo Graal" di Michael Baigent, Richard Leigh, Henri Lincoln - 1982 Arnoldo Mondadori Editore.

Salah ad Din Jusuf ibn Ajub,
 il Saladino.
Nel 1.189 - Inizia la Terza Crociata (1.189-1.192), detta anche la "crociata dei Re", un tentativo, da parte di vari sovrani europei, di strappare Gerusalemme e quanto perduto della Terrasanta al Saladino. Saladino, in arabo Ṣalāḥ al-Dīn al-Ayyūbi e in turco Selahaddin Eyyubi (Tikrit, 1.137 / 1.138 - Damasco, 3 / 4 marzo 1.193), è stato un Sultano d'Egitto e Siria e Hijaz, dal 1.174 alla sua morte, col Iaqab (titolo onorifico) di al-Malik al-Nāṣir ("il sovrano vittorioso"). Ha fondato la dinastia degli Ayyubidi ed è annoverato tra i più grandi strateghi di tutti i tempi. Musulmano sunnita di origine curda, Saladino ha rappresentato l'opposizione musulmana alle crociate europee nel Levante. Al culmine del suo potere, il suo sultanato incluse Egitto, Siria, Mesopotamia, Hijaz, Yemen e altre parti del Nordafrica. Gli antefatti dalla fine della seconda crociata: Norandino si era assicurato il controllo di Damasco e aveva unificato la Siria. Nur ed-Din, Nur ad-Din o Nureddin ma certo ancor più noto nelle cronache latine col nome di Norandino (Nūr al-Dīn Zangī in arabo; 11 febbraio 1.118 - Damasco, 15 maggio 1.174), è stato un condottiero turco appartenne alla dinastia zengide che governò la Siria dal 1.146 al 1.174. Desideroso di espandere i propri territori, Norandino aveva esteso le sue mire all'Egitto, dominato dalla dinastia dei Fatimidi. Nel 1.163 il curdo Shirkuh, uno dei generali più fedeli a Norandino, diede inizio ad una campagna militare lungo il Nilo. Al seguito del generale vi era anche il giovane nipote, Saladino. Minacciato dalle truppe di Shīrkūh, accampate alle porte del Cairo, il visir fatimide Shawar chiamò il re di Gerusalemme Amalrico I in suo soccorso. Amalrico inviò dunque un esercito in Egitto e sfidò Shīrkūh a Bilbeys nel 1.164. Nel tentativo di distogliere l'attenzione dei crociati dall'Egitto, Norandino attaccò il Principato di Antiochia, massacrando molti soldati cristiani e catturando numerosi condottieri crociati, fra cui il principe di Antiochia Rinaldo di Chatillon. Norandino mandò poi gli scalpi dei cristiani uccisi a Shirkuh in Egitto affinché li mostrasse ai soldati di Amalrico. Tali eventi spinsero sia Amalrico che Shirkuh a condurre i loro eserciti fuori dall'Egitto. Nel 1.167, Norandino mandò nuovamente Shirkuh a conquistare l'Egitto. Ancora una volta, Shawar chiamò Amalrico in suo soccorso. Le forze cristiane ed egiziane riuscirono a fermare Shīrkūh, costringendolo a ritirarsi verso Alessandria. Amalrico decise in seguito di rompere l'alleanza con Shawar e di scagliarsi a sua volta contro l'Egitto, ponendo Bilbeys sotto assedio.
Stemma della casa
reale inglese dei
plantageneti, da:
Fu così che Shawar si rivolse al suo vecchio nemico Norandino per difendersi dal tradimento di Amalrico. Non disponendo di forze sufficienti per tenere a lungo Il Cairo sotto assedio, Amalrico decise infine di ritirarsi. Nel frattempo, la nuova alleanza aveva permesso a Norandino di estendere il proprio controllo a tutto il Nord della cosiddetta Mezzaluna Fertile e a porre una pesante ipoteca sull'Egitto. Shawar venne condannato a morte per la sua alleanza con i cristiani, mentre Shīrkūh gli succedette in qualità di visir dell'Egitto. Nel 1.169 Shīrkūh morì dopo solo alcune settimane di governo e a succedergli fu il nipote Saladino. Norandino morì nel 1.174, lasciando il suo impero al figlio undicenne al-Salih Isma'il e dopo alterne vicende l'unico uomo che si dimostrò in grado di condurre il jihad contro i Crociati fu Saladino, che controllava l'Egitto e gran parte della Siria, dando inizio alla dinastia degli Ayyubidi (dal nome del padre, Ayyub). Anche Amalrico morì nel 1.174, lasciando il trono di Gerusalemme al figlio tredicenne Baldovino IV, il quale concluse un accordo con Saladino per consentire il libero scambio commerciale tra i territori dei musulmani e quelli dei cristiani. Baldovino IV di Gerusalemme, detto il re lebbroso (Gerusalemme, 1.161 - Gerusalemme, 16 marzo 1.185), è stato re di Gerusalemme dal 1.174 alla morte. Figlio di Amalrico I di Gerusalemme e Agnese di Courtenay, Baldovino trascorse la giovinezza alla corte del padre, a Gerusalemme, ed ebbe pochi contatti con la madre, titolare della Contea di Giaffa e Ascalona e più tardi Signora di Sidone. La coppia era stata costretta ad annullare il matrimonio nel 1.164 a causa di un vizio di consanguineità sollevato dalla Chiesa e avallato dai nobili ostili ad Agnese. Amalrico ottenne comunque il riconoscimento della legittimità dei figli nati da quell'unione (Baldovino e la sorella maggiore Sibilla) che furono dichiarati suoi eredi diretti. L'educazione di Baldovino IV fu affidata a Guglielmo di Tiro, che poi divenne anche Arcivescovo di Tiro e cancelliere del Regno. Fu proprio Guglielmo a notare per primo, durante l'infanzia di Baldovino, che il giovane principe non sentiva dolore quando gli si pizzicava il braccio destro. In un primo tempo pensò ad un'accentuata capacità di resistenza al dolore, poi condusse alcuni esami e scoprì che il braccio e la mano destra erano in parte paralizzati. Solo nell'età della pubertà fu possibile effettuare la diagnosi di lebbra, e in quegli anni il decorso della malattia subì un'impressionante accelerazione, degenerando nella forma lepromatosa, la più devastante. Nel 1.176, il principe di Antiochia Rinaldo di Châtillon, liberato dalla sua prigionia, cominciò ad assaltare le carovane che transitavano nella regione della Buqā'ya e, in particolare, una di pellegrini che si recavano a Mecca per il hajj. Rinaldo estese la sua attività corsara fino al Mar Morto, con le sue galee che rendevano estremamente rischiosa la navigazione ai musulmani che si recavano alla Città Santa dell'Islam. Le violenze perpetrate contro gli inermi pellegrini suscitò un vivo odio in tutto il mondo musulmano nei confronti di Rinaldo. Baldovino IV morì nel 1.185 e il trono passò a Baldovino V che al tempo aveva solo cinque anni: la reggenza fu dunque tenuta da Raimondo III di Tripoli, il bisnipote di Raimondo IV di Tolosa (Raimondo di Saint-Gilles della prima crociata) che succedette a suo padre Raimondo II di Tripoli dopo che costui era stato ucciso dalla setta dei al-Hašīšiyyūn nel 1.152, quando Raimondo aveva solo dodici anni. Sua madre, la principessa Hodierna di Tripoli, figlia del re di Gerusalemme Baldovino II, governò come reggente fino a quando Raimondo non compì quindici anni. In seguito venne anche conosciuto con il nome di Raimondo il Giovane per distinguerlo da suo padre. Nel 1.186 Baldovino V morì e la Principessa Sibilla di Gerusalemme (sorella di Baldovino IV e madre di Baldovino V) incoronò sé stessa regina e nominò re il suo nuovo marito Guido di Lusignano. Fu proprio in questo periodo che Rinaldo diede l'assalto ad un'altra ricca carovana, facendo prigionieri i suoi componenti. Saladino intimò quindi che i prigionieri venissero liberati e che il carico fosse restituito. Il nuovo re Guido chiese a Rinaldo di rilasciare i prigionieri, ma la richiesta del sovrano rimase inascoltata. Fu proprio il rifiuto di Rinaldo di Châtillon a dare al Saladino la possibilità di attaccare la città di Tiberiade nel 1.187. Il re Guido decise quindi di marciare con il suo esercito fino ai Corni di Hattīn, nei pressi della città di Tiberiade. L'esercito crociato, vinto dalla sete e demoralizzato, venne massacrato nella battaglia tenutasi nei pressi della città. Guido e Rinaldo, fatti prigionieri, vennero condotti nella tenda del Saladino, dove a Guido venne offerto un calice contenente acqua o, secondo altre fonti, un sorbetto fatto con le nevi del monte Hermon. Ciò stava a significare che Guido era sotto la protezione del Saladino ma Rinaldo, sfinito dalla sete, afferrò impulsivamente il calice di Guido e bevve. Saladino reagì istantaneamente mozzando con la sua stessa spada la testa di Rinaldo, affermando subito dopo di aver in tal modo assolto a un solenne voto da lui fatto subito dopo l'assalto operato dal principe, in un periodo tra l'altro di tregua concordata, ai danni di una carovana di pii musulmani diretti ai riti del pellegrinaggio (hajj) alla Mecca. Guido, invece, fu inviato a Damasco e fu poi riscattato dal suo popolo. Fu così che, entro la fine dell'anno, Saladino prese San Giovanni d'Acri e Gerusalemme. Secondo la tradizione, papa Urbano III morì il 20 ottobre 1.187 alla notizia di questi avvenimenti, dopo però aver scritto l'enciclica Audita tremendi. Il nuovo papa, Gregorio VIII, disse che la caduta di Gerusalemme era da considerare come il castigo di Dio per i peccati dei cristiani in Europa. Si decise dunque di preparare una nuova crociata. A Gisors il 22 gennaio 1.188 il re di Francia Filippo Augusto e il re Enrico II di Inghilterra con Filippo di Fiandra decidono di partire per la crociata; per tale motivo impongono nei loro territori una nuova tassa, detta la decima del Saladino per finanziarla. Anche l'ormai vecchio imperatore Federico Barbarossa decise di rispondere immediatamente all'appello del papa. Egli ricevette la croce nella cattedrale di Magonza il 27 marzo 1.188 e fu il primo a partire nel maggio 1.189 alla volta della Terrasanta, accompagnato da Federico duca di Svevia, suo figlio secondogenito, e da molti vassalli. Federico era riuscito a radunare un esercito così numeroso (valutato in 15.000 uomini, di cui 3.000 cavalieri) che non gli fu possibile trasportarlo via mare, vedendosi perciò costretto ad attraversare l'Asia Minore, passando per l'Ungheria e i Balcani. L'imperatore bizantino Isacco II Angelo aveva stipulato un'alleanza segreta col Saladino, in base alla quale egli avrebbe dovuto impedire il passaggio del Barbarossa, ottenendo in cambio la sicurezza del suo impero. A quel punto Federico pensò addirittura di attaccare direttamente Costantinopoli e chiese aiuto alle repubbliche marinare italiane, ma alla fine l'imperatore Isacco cedette e permise la traversata dei Dardanelli. Il 18 maggio 1.190 l'esercito tedesco sbaragliò i turchi presso Konya (Battaglia di Iconium). Tuttavia, il 10 giugno 1.190 Federico morì annegato, cadendo da cavallo mentre attraversava il fiume Saleph. Suo figlio Federico VI di Svevia condusse l'esercito verso il Principato di Antiochia, dove il corpo del Barbarossa fu sepolto nella chiesa di San Pietro. Fu proprio ad Antiochia che gran parte di quel che rimaneva dell'esercito tedesco si disperse. Molti rinunciarono e tornarono in patria, altri furono colpiti da varie malattie, altri ancora, sotto il comando di Federico di Slavonia, arrivarono ad Acri e si unirono alle avanguardie francesi di Enrico di Champagne e normanne di Guglielmo di Sicilia. Tutte queste forze si unirono poi a quelle di Guido di Lusignano, che già da alcuni mesi stava assediando la città di Acri. Il re Enrico II di Inghilterra morì il 6 luglio 1.189, da poco sconfitto in battaglia da suo figlio Riccardo I e da Filippo III. Riccardo ereditò la corona e subito cominciò a raccogliere fondi per finanziare la crociata. Riccardo I d'Inghilterra, noto anche con il nome di Riccardo Cuor di Leone (Oxford, 8 settembre 1.157 - Châlus, 6 aprile 1.199), fu re d'Inghilterra, duca di Normandia, conte del Maine, d'Angiò e di Turenna, duca d'Aquitania e Guascogna e conte di Poitiers dal 1.189 fino alla sua morte.
Riccardo I Cuor di
Leone.
Era il terzo dei cinque figli maschi del re d'Inghilterra, duca di Normandia, conte del Maine, d'Angiò e di Turenna, Enrico II d'Inghilterra, e della duchessa  d'Aquitania e Guascogna, contessa di Poitiers, Eleonora d'Aquitania, suo figlio favorito e nonostante fosse nato nel palazzo reale di Beaumont, ad Oxford,  considerava la Francia come sua patria e in fondo si sentì sempre un francese. Nel luglio del 1.190 salpò da Marsiglia con una flotta alla volta della Sicilia per poi aggregarsi alla crociata. A governare la Sicilia era Tancredi, succeduto al defunto Guglielmo II, che aveva imprigionato Giovanna d'Inghilterra, moglie del defunto re e sorella di Riccardo, che prese la città di Messina il 4 ottobre 1.190, ottenendone la liberazione. Poco dopo aver lasciato la Sicilia, molte navi della flotta di Riccardo andarono perdute a causa di una violenta tempesta e quella che trasportava Giovanna, Berengaria di Navarra, la promessa sposa di re Riccardo e gran parte del tesoro accumulato per finanziare la crociata, fu costretta a trovare un approdo di fortuna nei pressi di Limassol, sull'isola di Cipro. L'isola nominalmente apparteneva all'impero bizantino, ma da cinque anni si era insediato Isacco Ducas Comneno come usurpatore, staccatosi da Costantinopoli come sovrano indipendente, che intimò alle due nobildonne di sbarcare e di consegnarsi e si mpadronì del tesoro: Riccardo entrò nella città cipriota di Limassol il 6 maggio 1.191. Isacco abbandonò la città e si rifugiò nella fortezza di Famagosta, da lì si dimostrò pronto a trattare con Riccardo e promise di restituire a Riccardo le sue ricchezze e di inviare 500 dei suoi soldati in Terrasanta. Una volta tornato nella sua fortezza di Famagosta, Isacco ruppe il patto e intimò a Riccardo di lasciar l'isola. Il tradimento di Isacco scatenò la reazione di Riccardo, che nel frattempo era stato raggiunto da altri navi crociate e che in pochi giorni conquistò l'intera isola; l'operazione fu compiuta senza grandi problemi entro la fine dello stesso mese di maggio. Isacco fu catturato con la moglie e la figlia e venne portato in catene dinanzi a Riccardo Cuor di Leone, che lo portò con sé come prigioniero quando il 5 giugno salpò per la Terrasanta. Intanto, liberato dal Saladino, Guido di Lusignano tentò di assumere il controllo delle forze cristiane presso Tiro, dove però Corrado del Monferrato riuscì a conservare il suo dominio, anche grazie alla sua abilità mostrata nel difendere la città dagli assalti musulmani. Guido decise dunque di rivolgere la sua attenzione al fiorente porto di Acri, ora nelle mani del Saladino e pose dunque sotto assedio la città, ricevendo anche l'aiuto di Filippo, appena giunto dalla Francia. Le forze dei due, tuttavia, non bastavano a sconfiggere il Saladino. Riccardo raggiunse Acri l'8 giugno 1.191 e dedicò subito molta cura alla costruzione delle armi d'assedio. La città fu poi presa il 12 luglio. Tuttavia, la spartizione del bottino provocò contrasti tra Riccardo, Filippo e Leopoldo V d'Austria (quest'ultimo comandava quel che restava dell'esercito del Barbarossa). Mentre Leopoldo sosteneva che il contributo dato dai tedeschi all'assedio fosse di pari importanza a quello di inglesi e francesi, Riccardo tendeva invece a ridimensionare l'apporto fornito dai tedeschi e per giunta, Riccardo e Filippo si trovarono in disaccordo anche su chi dovesse essere l'erede al trono di Gerusalemme. Mentre Riccardo appoggiava Guido, Filippo sosteneva la causa di Corrado. Si decise infine che Guido avrebbe continuato a regnare ma che, dopo la sua morte, la corona sarebbe passata a Corrado. A causa dei contrasti con Riccardo, Filippo e Leopoldo lasciarono la Terrasanta in agosto. Il 20 agosto, quando però fu chiaro che il Saladino non avrebbe rispettato i termini del Trattato di Acri, Riccardo fece sterminare più di 3.000 prigionieri musulmani fuori dalle mura di Acri, in modo che il macabro spettacolo fosse visibile anche dall'accampamento del Saladino. Dopo la presa di Acri, re Riccardo decise di marciare verso la città di Giaffa, dalla quale avrebbe poi puntato verso Gerusalemme. Il 7 settembre 1.191 presso la località di Arsuf (30 miglia a nord di Giaffa), il Saladino attaccò Riccardo. Il Saladino tentò di attirare le forze di Riccardo per poi annientarle facilmente: tuttavia, Riccardo mantenne intatto il suo schieramento fino a quando gli Ospitalieri e i Templari piombarono rispettivamente sul fianco destro e su quello sinistro dell'esercito del Saladino: Riccardo vinse così la battaglia e distrusse il mito dell'invincibilità del condottiero musulmano. Grazie alla vittoria nella battaglia di Arsuf, Riccardo conquistò Giaffa e vi stabilì il suo quartier generale. Si offrì poi di negoziare col Saladino, il quale inviò il fratello Safedino. Le trattative, tuttavia, fallirono e Riccardo marciò su Ascalona e chiamò Corrado in suo aiuto: tuttavia Corrado, ancora adirato per l'alleanza del re inglese con Guido, rifiutò il suo aiuto. Corrado fu poi assassinato a Tiro, probabilmente per volere dello stesso Riccardo. Re Guido divenne sovrano di Cipro, mentre Enrico II di Champagne divenne il nuovo re di Gerusalemme. Nel luglio del 1.192, il Saladino, alla testa di migliaia di uomini, prese Giaffa. La città venne poi riconquistata il 31 luglio da Riccardo, il quale inflisse una nuova sconfitta al Saladino il 5 agosto. Le notizie dal suo regno, dove suo fratello Giovanni si era alleato con il re di Francia per spodestarlo, lo consigliarono ad intavolare trattative con Saladino per porre fine alla guerra. Riccardo pensò addirittura di dare in sposa sua sorella Giovanna al fratello del Saladino, ma Giovanna si oppose ferocemente. Il 21 settembre 1.192, Riccardo e il Saladino siglarono una tregua di 3 anni, 3 mesi e 3 giorni con la quale si riconosceva il dominio dei franchi sulla zona costiera tra Tiro e Giaffa. Gerusalemme sarebbe rimasta sotto il controllo musulmano, permettendo però ai pellegrini cristiani disarmati di visitare la città. Molti crociati colsero l'occasione per visitare subito i luoghi sacri, ma non Riccardo, a testimonianza del suo parziale fallimento. Fu così che Riccardo lasciò la Terrasanta il 9 ottobre, anche se la sua intenzione era quella di organizzare una nuova crociata quanto prima. Sulla strada di ritorno verso l'Inghilterra Riccardo venne catturato dal Duca Leopoldo d'Austria, il cui orgoglio era stato ferito quando Riccardo aveva strappato il suo vessillo dalle mura di San Giovanni d'Acri. Fu ceduto all'imperatore Enrico VI e venne poi rilasciato, dopo 15 mesi, dietro un riscatto di 150.000 marchi. Il re inglese raggiunse la patria nel 1194 dove ricondusse all'obbedienza suo fratello Giovanni d'Inghilterra. Cinque anni più tardi, nel 1.199, si recò in Francia per difendere i suoi territori in Aquitania e nel Poitiers dalla minaccia di Filippo Augusto. Durante l'assedio del castello di Châlus trovò la morte colpito dalla freccia di una balestra (6 aprile 1.199). Saladino morì poco dopo aver firmato il trattato di pace con Riccardo, stroncato da un attacco di febbre a Damasco, mentre si stava recando in pellegrinaggio a La Mecca. Il sostanziale fallimento della Terza Crociata spinse a indire una Quarta Crociata sei anni più tardi.

- Venezia non si era prodigata a sostenere la cristianità latina nelle prime crociate: intervenne per favorire la presa di Gerusalemme quando la Prima Crociata era già avviata e non partecipò alla Seconda Crociata, ma invierà una flotta al seguito della Terza Crociata del 1189, che procurerà notevoli vantaggi commerciali sia a lei, sia alle rivali Pisa e Genova.

Federico I Hohenstaufen
detto "Barbarossa".
Nel 1.190 - Nell'ambito della Terza Crociata, muore Federico I Hohenstaufen, detto "Barbarossa" (1.122 - 1.190), annegato attraversando il fiume Saleph in Cilicia, nel Sud-Est dell'Anatolia. Sovrano tedesco e imperatore del Sacro Romano Impero, era salito al trono il 4 marzo 1.152 succedendo allo zio Corrado III, e fu incoronato Imperatore il 18 giugno 1.155. Il padre, Federico II, duca di Svevia, apparteneva al partito detto in Italia dei ghibellini, proprio dal nome del castello di Freya o Staufer-Waiblingen. La madre era Giuditta di Baviera, appartenente alla dinastia rivale dei Welfen, dal cui nome derivò quello dei  guelfi. La contesa che si creò inevitabilmente fra le due principali casate del regno si risolse nel 1.152 a Francoforte grazie ad un compromesso: Enrico il Leone dei Welfen, uno dei principali pretendenti al trono, rinunciò ad esso in cambio della sovranità sulla Sassonia e sulla Baviera, mentre re di Germania fu eletto Federico III di Svevia che prese il nome di re Federico I, incoronato ad Aquisgrana il 9 marzo 1.152 all'età di circa trentanni. All'imperatore svevo premevano la supremazia nella contesa col papato per la potestà civile universale, il legame con la tradizione dell'impero romano, cui Federico si ispirava e la sovranità su Comuni e feudatari, mentre Milano aveva apertamente aggredito altri sudditi dell'imperatore. Dopo la dieta di Costanza le condizioni per scendere in Italia c'erano tutte: lo chiedevano le famiglie feudali per limitare il potere comunale, lo chiedevano i piccoli Comuni alleatisi contro Milano, lo chiedeva il papa stesso, Adriano IV (salito al soglio papale dopo il breve pontificato di Anastasio IV), che auspicava l'intervento di Federico contro il Comune di Roma, in cui a partire dal 1.143 si era formato un regime capeggiato da Arnaldo da Brescia, un riformatore patarino contestatore del potere temporale dei papi. Nell'ottobre 1.154 Federico scese in Italia alla testa di un piccolo esercito e fu incoronato re a Pavia, dopodiché convocò una dieta a Roncaglia (Piacenza), in cui revocò tutte le regalie usurpate dai Comuni sin dal tempo di Enrico IV. Fatto ciò passò all'azione di forza: distrusse alcune località minori come Galliate e alcuni Comuni maggiori come Asti e Chieri (consegnate poi al marchese di Monferrato, suo fedele vassallo) e, nell'aprile del 1.155, Tortona, alleata di Milano (quest'ultima venne messa al bando e privata di tutti i suoi privilegi). Quindi si mise in marcia verso Roma per cingere la corona di imperatore, incontrò papa Adriano a Viterbo e si accordò con lui per far catturare e giustiziare Arnaldo da Brescia, abbattendo il regime comunale romano. Successivamente rifiutò la corona imperiale offertagli dai cittadini romani per ricevere quella consegnatagli dal papa (giugno 1.155), scatenando una serie di violenti tumulti per cui Federico tornò a nord e per ritorsione saccheggiò Spoleto. Papa Adriano, nel frattempo, concesse al re di Sicilia, Guglielmo I il Malo, l'investitura di tutto il regno, comprese Capua e Napoli, venendo meno ai patti tra papa e imperatore a causa dell'eccessiva ingerenza di Federico nell'elezione dei vescovi in Germania. Un conflitto vero e proprio scoppiò nella dieta di Besançon (1.157), in occasione della quale si scontrarono le due opposte concezioni del cesaropapismo imperiale e della teocrazia papale. L'anno dopo (giugno 1.158), alla luce di quei contrasti di natura ideologica col pontefice e dato che Milano aveva ripreso ad agire con una certa autonomia, provvedendo, per esempio, alla ricostruzione di Tortona, Federico decise per una seconda discesa in Italia, stavolta alla testa di truppe più ingenti. Fatta ricostruire Lodi, assediò Milano, obbligandola a sottoporre all'approvazione imperiale la nomina dei suoi consoli. A novembre dello stesso anno venne convocata la seconda, e più importante, dieta di Roncaglia, cui parteciparono importanti esperti di diritto dell'Università di Bologna che fornirono all'imperatore, su sua esplicita richiesta, l'elenco dei diritti regi, poi inserito nella Constitutio de regalibus, diritti Federico era anche disposto a lasciarli ai Comuni, in cambio però di un tributo annuo e del riconoscimento che l'impero fosse la fonte di ogni potere. In base a quest'ultimo principio Federico emanò anche la Constitutio de pacis con cui proibì le leghe fra città e le guerre private. Intanto moriva Adriano IV e al suo posto la maggioranza dei cardinali eleggeva papa Alessandro III, che si accostava subito dalla parte dei Comuni, mentre la minoranza votava un cardinale parente di Federico, col nome di Vittore IV. Federico pretese di decidere quale dei due fosse il legittimo pontefice e convocò un concilio a Pavia, ma Alessandro rifiutò di riconoscere la competenza di Federico in materia e, poiché il concilio riconobbe papa Vittore IV, scomunicò l'imperatore, dopodiché si rifugiò in Francia. Milano intanto rifiutava ancora di arrendersi, attaccando e sconfiggendo a più riprese le truppe imperiali. Stavolta però la reazione di Federico fu definitiva: il 10 marzo 1.162 Milano fu costretta alla resa e subito dopo iniziò la sua distruzione. Federico sembrava all'apogeo della sua potenza e tornò in Germania, per ridiscendere tuttavia solo l'anno dopo, nel 1.163, perché già incalzava la riscossa italiana; intanto moriva l'antipapa Vittore IV, cui ne sarebbero seguiti altri due, Pasquale III e Callisto III, mentre papa Alessandro III, ricevuto il riconoscimento della sua autorità dagli altri sovrani d'Europa, poteva tornare a Roma nel 1.165. La terza discesa in Italia di Federico si concluse tuttavia con un nulla di fatto. Le città della marca veronese (Verona, Treviso, Vicenza e Padova), con l'appoggio di Venezia fondavano nel 1.164 la Lega veronese, venendo meno alla Constitutio de pacis, mentre anche in Lombardia la città di Cremona, da sempre fedele all'imperatore, gli si rivoltava contro, creando con Crema, Brescia, Bergamo, Mantova e Milano (o meglio i Milanesi, dato che non avevano più una città) la Lega cremonese, grazie al giuramento di Pontida del 7 aprile 1.167. Il primo dicembre dello stesso anno dalla fusione delle due leghe nasceva la Societas Lombardiae, la Lega Lombarda. Ad essa si unirono subito Parma, Piacenza e Lodi, e anche papa Alessandro diede il proprio appoggio. Federico reagì prontamente: sceso per la quarta volta in Italia nel 1.166, si impadronì subito di Roma, poi si volse contro i Normanni, ma una grave epidemia scoppiata nell'esercito lo costrinse a riparare a Pavia, insieme a Como l'unica città rimastagli fedele, dopodiché dovette tornare in Germania, dandosi quasi alla fuga. Milano risorgeva rapidamente e per neutralizzare la possibilità di intervento da parte di Pavia e del marchese del Monferrato si fondava sul Tanaro una nuova città, chiamata Alessandria in onore del papa (1.168). Nel 1.174 Federico scese per la quinta volta in Italia: subito prese Asti e mosse contro Alessandria un assedio di ben 7 mesi, interrotto solo dal sopraggiungere dell'imponente esercito della Lega. A quel punto Federico fu costretto per la seconda volta a rifugiarsi a Pavia e proprio mentre, aggregatesi le truppe di rinforzo, aveva appena ripreso la marcia verso sud, venne travolto a Legnano, il 29 maggio 1.176, dall'esercito della Lega, incappando in una disastrosa sconfitta, della quale massimi artefici furono i milanesi, suddivisi in due compagnie, quella del Carroccio e quella della Morte. Federico disconobbe l'antipapa e restituì al Comune di Roma le sue regalie e i suoi territori, mentre Alessandro III garantì la propria mediazione con i Comuni (accordi preliminari di Anagni, novembre 1.176), che però la rifiutarono, non gradendo il cambiamento di atteggiamento del pontefice. Si giunse così al nuovo tentativo di pacificazione che si svolse a Venezia nel luglio 1.177, cui parteciparono papa, imperatore, Guglielmo II il Buono e delegati dei Comuni: si confermarono sostanzialmente gli accordi di Anagni ma non si arrivò ad una pace definitiva, bensì ad una tregua lunga col re di Sicilia e ad una triennale coi Comuni. Si giunse così alla "pace definitiva" di Costanza, il 25 giugno 1.183: l'imperatore riconosceva la Lega e faceva alle città che la componevano concessioni riguardanti tutti gli ambiti, amministrativo, politico e giudiziario, regalie comprese; rinunciava inoltre alla nomina dei podestà, riconoscendo i consoli nominati dai cittadini. I Comuni si impegnavano in cambio a pagare un indennizzo una tantum di 15.000 lire e un tributo annuo di 2.000, a corrispondere all'imperatore il fodro (ossia il foraggio per i cavalli, o un'imposta sostitutiva) quando questi fosse sceso in Italia, a concedere all'imperatore la prerogativa di dirimere in prima persona le questioni fra un Comune e l'altro. Si trattava di un compromesso che segnava la rinuncia all'ormai anacronistico concetto di "impero universale" e, dunque, al piano di dominio assoluto di Federico, mentre i Comuni avrebbero mantenuto la loro larga autonomia. Prima di morire, tuttavia, Federico riuscì ad estendere la propria autorità sul regno normanno, dando in matrimonio il figlio Enrico a Costanza d'Altavilla, ultima erede della dinastia normanna. Dopo la pace stipulata con il Papa Alessandro III Federico si imbarcò per la Terza Crociata (nel 1.189) con Filippo Augusto di Francia e Riccardo I d'Inghilterra (Riccardo Cuor di Leone), ma affogò traversando il fiume Saleph in Cilicia nel Sud-Est dell'Anatolia. La morte di Federico gettò il suo esercito nel caos. Senza comandante, in preda al panico e attaccati da tutti i lati dai turchi, molti tedeschi furono uccisi o disertarono. Solo 5.000 soldati, una piccola frazione delle forze iniziali, arrivarono ad Acri. Il figlio del Barbarossa, Federico V di Svevia, proseguì con i soldati rimasti, con l'obiettivo di dar sepoltura all'imperatore a Gerusalemme, ma gli sforzi per conservare il cadavere, utilizzando l'aceto, fallirono. Quindi le spoglie di Federico furono seppellite nella chiesa di San Pietro in Antiochia di Siria, le ossa nella cattedrale di Tiro e il cuore e gli organi interni a Tarso. A Federico successe sul trono reale e imperiale il figlio Enrico VI.

Territori serbi nel IX sec., da: https
://it.wikipedia.org/wiki/Storia_de
lla_Serbia#/media/File:Serb_lan
ds_in_the_9th_century_(en).png
Nel 1.191 - L'imperatore romano-orientale (bizantino) Isacco II Angelo decide di siglare un accordo di pace con il Gran Principe serbo Stefano I Nemanja, riconoscendo l'indipendenza della Serbia e lasciando ai Nemanja il Kosovo, la Metohia, il nord dell'Albania e le città greche della Doclea. Stefan I Nemanja riuscirà inoltre, anche se con difficoltà, a conservare l'indipendenza della Serbia, sia nei confronti dell'Impero latino di Costantinopoli, formatosi dopo la quarta crociata, che dall'Impero bizantino, ricostituito a Nicea,  essendo di fatto il fondatore della monarchia serba.  

- Da http://www.unibo.it/it/ateneo/chi-siamo/la-nostra-storia/luniversita-dal-xii-al-xx-secolo: Dopo la morte del Barbarossa, durante la terza crociata, l'Università bolognese sopravvive al crollo del suo protettore. Il Comune cerca di controllare le societates, ma per resistergli gli studenti si riorganizzano secondo la loro origine, per cui si suddividono, fra gli altri, in Citramontani (al di qua delle montagne, italiani ma non bolognesi: lombardi, toscani e romani) e Ultramontani (non italiani, viventi al di là delle Alpi: francesi, spagnoli, provenzali, inglesi, piccardi, borgognoni, normanni, catalani, ungheresi, polacchi, tedeschi, eccetera). Il XIII secolo è un'epoca piena di contrasti. L'università, tra mille difficoltà e inserendosi nelle dispute politiche dell'epoca, combatte per la propria autonomia, mentre il potere politico cerca di usarla come strumento di prestigio. In questi anni si trovano a Bologna più di duemila studenti.

Nel 1.194 - Il 26 dicembre, nella piazza di Jesi (nell'attuale provincia di Ancona), dentro un baldacchino, in modo che si potesse testimoniare che l'evento fosse realmente avvenuto, la quarantenne normanna regina di Sicilia, Costanza d'Altavilla, partorisce Federico II di Svevia, figlio dell'imperatore del Sacro Romano Impero, Enrico VI del casato degli Hohenstaufen.

Papa Innocenzo III
Nel 1.198 - Innocenzo III è eletto papa. Forse a proposito di nessun altro papa si è parlato tanto di teocrazia quanto nei riguardi di Innocenzo III (Lotario dei conti di Segni, papa dal 1198 al 1216), ed a lui più che ad altri è stata fatta risalire la responsabilità di atteggiamenti troppo superbi o di condanne ingiustificate delle autorità temporali. All'indomani della propria elezione al soglio pontificio, nella sua prima enciclica dell'agosto 1198, papa Innocenzo III vede la liberazione di Gerusalemme come necessaria e indice così la quarta crociata, che doveva essere diretta contro i musulmani in Terra santa ma che in realtà si risolse nel saccheggio di Costantinopoli da parte dell'esercito crociato, portando alla spartizione di quello che era rimasto dell'Impero Romano d'Oriente (bizantino) e alla costituzione da parte dei crociati dell'Impero Latino.  

- Sotto il dogado di Enrico Dandolo, la partecipazione di Venezia alla Quarta Crociata del 1201, è fondamentale per la presa di Zara (nel 1202) e nel sacco di Costantinopoli (del 1204), che portò a Venezia anche grandi tesori rapinati a Costantinopoli, causando grandi distruzioni nella città imperiale e l'indebolimento definitivo di Costantinopoli quale presidio della cristianità in Oriente. La crociata pose temporaneamente fine all'impero Bizantino e originò l'Impero Latino d'Oriente, che assumeva le forme istituzionali caratteristiche della feudalità occidentale. I territori dell'Impero bizantino vennero spartiti in quattro tra l'Imperatore Baldovino di Fiandra, il Marchese del Monferrato, i principi e i baroni franchi e la serenissima. Venezia guadagnò molti territori nel Mar Egeo, tra cui le isole di Candia (Creta) ed Eubea, e numerosi porti e piazzeforti nel Peloponneso, oltre ad una posizione di assoluta preminenza nell'effimero Impero Latino creato dai crociati, dove venne riservato al doge veneziano il titolo di Signore di un quarto e mezzo dell'Impero Romano d'Oriente, che comportava anche la facoltà di nominare il Patriarca latino di Costantinopoli e di avere un proprio rappresentante (bailo o podestà) a Costantinopoli. La conquista di Candia, in particolare, impegnerà intensamente la repubblica di Venezia, richiedendo quasi l'intera prima metà del Duecento.

"La presa di Costantinopoli da parte
 dei crociati" di Palma il Giovane
(1544-1620).
Nel 1.204 - Nell'ambito della Quarta Crociata, voluta da Innocenzo III, i crociati saccheggiano Costantinopoli e commettono innumerevoli stragi di cristiani. La quarta crociata fu indetta da papa Innocenzo III all'indomani della propria elezione al soglio pontificio nel 1.198; doveva essere diretta contro i musulmani in Terra santa, ma in realtà si risolse nel saccheggio di Costantinopoli da parte dell'esercito crociato, portando alla spartizione dell'Impero bizantino e alla costituzione da parte dei crociati dell'Impero Latino. L'impero latino di Costantinopoli (1.204-1.261), detto anche Impero latino d'Oriente, fu il risultato della quarta crociata, che i veneziani dirottarono verso il saccheggio e la presa di Costantinopoli. I nobili francesi scelsero come loro capo il conte Teobaldo di Champagne, che però morì nel marzo 1.201; fu Bonifacio I del Monferrato a prendere il suo posto. L'obiettivo era di prendere d'assalto l'Egitto, seguendo il progetto che Riccardo Cuor di Leone aveva prospettato al termine della sua spedizione in Terrasanta, durante la Terza Crociata. I crociati si riunirono a Venezia nel 1.202, le navi erano pronte ed i rifornimenti erano disponibili. Il capo dei crociati, Bonifacio I del Monferrato negoziò un compromesso con il doge, Enrico Dandolo: i veneziani avrebbero partecipato all'impresa e il doge stesso avrebbe assunto il comando della spedizione. Goffredo di Villehardouin tramanda che mai fu vista una flotta più bella partire da un porto di mare.
Carta con i percorsi di Bonifacio di
Monferrato nella IV crociata in verde
e di Giovanni di Brienne nella V
V crociata in fucsia, fino alla
città di Damietta.
Arrivati a Zara (ormai sotto l'egida del Regno d'Ungheria) i crociati non vennero però accolti a braccia aperte, anzi la popolazione ostile fece resistenza. Dopo un assedio di cinque giorni avvenne l'assalto alla città che venne presa e saccheggiata. Ormai l'inverno era alle soglie e perciò venne deciso di svernare a Zara. Quando venne a conoscenza della presa di Zara e del sanguinoso saccheggio il papa inorridì: contro il suo ordine i crociati avevano osato aggredire una città cristiana. Per tale ragione decise di scomunicare la crociata. I diversi baroni dichiararono però di essere stati ricattati e costretti da Venezia alla sciagurata azione; il papa allora tolse loro la scomunica che andò completamente a carico dei veneziani. Nel frattempo i crociati avevano ricevuto, a Zara, un'ambasciata proprio del principe bizantino Alessio IV Angelo, figlio dell'imperatore Isacco II Angelo, detronizzato, accecato e tenuto in prigione da suo fratello Alessio III. Alessio IV era riuscito a fuggire dalla prigionia nel 1202 e si era rifugiato presso sua sorella, la moglie di Filippo di Svevia, in Germania. Il papa, allettato dalla prospettiva della riunione con la chiesa ortodossa si fece convincere, tolse la scomunica e dette il suo permesso per la continuazione dell'impresa e della detronizzazione dell'usurpatore Alessio III. Alessio peggiorò le cose imponendo nuove e gravose tasse per racimolare fondi per acquietare i crociati che cominciavano a fare la voce forte. Si fece nemico anche il clero confiscando i candelabri d'argento delle chiese che fece fondere. La scontentezza degli abitanti cresceva nel vedere quei superbi cavalieri che scorrazzavano in città. La soldataglia latina aveva bisogno di viveri e faceva per conto suo scorribande. Cominciarono atti di aperta ostilità contro i crociati che venivano anche aggrediti per le strade. Alcuni di essi, che avevano saccheggiato una moschea, vennero aggrediti dai “greci” e per difendersi appiccarono il fuoco ad alcune case. L'incendio si propagò e per giorni una parte di Costantinopoli fu preda delle fiamme; venne fatto anche un tentativo di incendiare le navi veneziane che però non ebbe successo alcuno. Nella capitale bizantina iniziò così a tirare aria di cospirazione e di questa situazione approfittò il protovestiario Alessio V Ducas, un potente nobile bizantino proveniente dalla famiglia imperiale dei Ducas e cugino di Alessio IV Angelo. Alessio V Ducas, detto "Murzuflo", si adoperò per ottenere l'appoggio della nobiltà bizantina nella salita al trono, poi l'8 febbraio 1.204 irruppe nel palazzo imperiale avvisando Alessio IV del divampare di una rivolta. Questi si fece convincere ad uscire dal palazzo dove i sicari lo aspettavano per assassinarlo. Anche Isacco II, il co-imperatore, morì durante la notte per cause misteriose, probabilmente assassinato, ma non si esclude che sia morto, per ironia della sorte, di morte naturale. Alessio Murzuflo raggiunse quindi la Basilica di Santa Sofia e si fece incoronare, dal patriarca Giovanni X Camatero, imperatore bizantino col nome di Alessio V Ducas. Alessio V sparse la voce che il predecessore fosse morto soffocato nella notte, lo fece seppellire con tutti gli onori destinati a un basileus, fingendo addirittura di piangerlo. Il lutto del nuovo regnante non convinse però i principali sostenitori dei precedenti imperatori, ovvero le armate della quarta crociata e la flotta della Repubblica di Venezia, che si trovavano a Costantinopoli su richiesta dei due Angelo, dopo aver permesso ad Alessio IV di conquistare il potere scacciando suo zio Alessio III. La popolazione di Costantinopoli non appoggiò subito il nuovo sovrano, infatti venne acclamato imperatore Nicola Canabo, a minaccia della sua stessa vita, se si fosse rifiutato di accettare la carica; ma per togliere di mezzo l'usurpatore, Alessio V non esitò a inviare le sue guardie variaghe (russo-vichinghe) e a gettarlo in prigione. I latini, dal canto loro, sospettando a ragione che Alessio V fosse il responsabile della morte di Alessio IV, lo accusavano di avere usurpato il trono. In risposta, Alessio V chiuse i negoziati con i crociati e con Venezia, rifiutandosi di rispettare le promesse di aiuti e finanziamenti alla spedizione che il suo predecessore aveva fatto ai capi della crociata per ottenerne l'appoggio e conquistare il trono. Anzi, il nuovo sovrano fece rinforzare le mura e alzare la guardia sulle mura Teodosiane. Queste misure, insieme alle posizioni assunte nei confronti dei latini da Alessio V, che era inoltre contrario alla riunificazione tra la chiesa ortodossa e quella cattolica promessa nei precedenti accordi e considerava i crociati nemici dell'Impero, gli fecero in breve guadagnare credito tra i suoi sudditi. Il primo attacco dei crociati venne sferrato il 9 aprile 1.204 e in seguito iniziò il grande saccheggio che, come tramandano i cronisti, non ne aveva avuto uno simile in tutta la storia dell'umanità. Fra l'altro i veneziani portarono a casa i quattro cavalli di bronzo che ornano  (attualmente in copia) la Basilica di San Marco, l'icona della Madonna Nicopeia e molte preziose reliquie che ancora sono serbate nel tesoro di San Marco. Così ebbe fine la quarta crociata che, istituita con l'intenzione di combattere i saraceni, aggredì e saccheggiò unicamente paesi cristiani. Le due chiese rimarranno separate fino al giorno d'oggi. Con la quarta crociata, Venezia può raggiungere, con i suoi traffici, il Mar Nero. Dopo la conquista di Costantinopoli, a Venezia toccano le coste e le isole Ionie, il Peloponneso, le Cicladi, gli insediamenti sugli stretti, Creta e un ampio quartiere a Costantinopoli.

Impero Latino con relativi Principato e Ducati, i tre stati
greco-bizantini Dispotia dell'Epiro, Impero di Nicea e
Impero di Trebisonda, Sultanato selgiuchide di Rûm o di
Iconio e Bulgaria nel 1204. Da: https://it.wiki
- Dal 1.204, dopo che i crociati, durante la quarta crociata, conquistarono e saccheggiarono Costantinopoli, tre famiglie bizantine di rango reale formarono altrettanti tre stati, che raccolsero i greco-bizantini a loro fedeli. Uno dei tre stati bizantini fondati dopo la caduta di Costantinopoli era il Despotato d'Epiro, che ebbe inizio sotto il primo despota, Michele I Ducas, appartenente alla famiglia imperiale bizantina dei Ducas e che quindi era parente dell'imperatore Alessio V Ducas. Qui si rifugiarono i bizantini che si trovavano nei Balcani, radunandosi tra l'attuale Albania e Grecia, ossia sull'Epiro, con capitale Arta. Gli altri due stati erano l'Impero di Nicea, che si trovava in Asia Minore con capitale Nicea, al comando della famiglia Lascaris e l'altro stato era l'Impero di Trebisonda, che si trovava in Anatolia, con capitale Trebisonda, al comando della famiglia dei Comneni. Questi tre stati rivendicavano la corona imperiale bizantina, tentando in tutti i modi di riconquistare Costantinopoli, e di togliere più territori possibili ai crociati, dell'impero latino. Ma l'impero di Trebisonda era tagliato fuori da questa lotta, visto che non confinava coi latini, mentre tra gli epiriani e niceani fu lotta aperta. In un primo momento sembrava scontata la vittoria epiriota, visto che avevano riconquistato la seconda città più grande dell'impero bizantino, Tessalonica, sotto il Teodoro Comneno Ducas e che nel 1227 si era nominato basileus dei romei. Aveva composto un enorme esercito e si era messo in marcia su Costantinopoli, riconquistando molti territori bizantini a scapito dei bulgari, ma quest'ultimi si riorganizzarono e sconfissero l'imponente esercito epiriota nel 1230 e così distrussero il sogno epiriota, condannando l'Epiro alla mercé di Nicea, e poi dei latini. La fine avvanne, per tutti e tre, nel 1479 con la conquista totale da parte dei turco-ottomani.

- Il regno d'Inghilterra ed il ducato di Normandia erano fino ad allora rimasti sotto il governo della stessa persona, il re d'Inghilterra che era anche duca della Normandia, della corona francese. Nel 1204 Giovanni d'Inghilterra, discendente di quarta generazione da Guglielmo I il bastardo/il conquistatore, perde la sovranità sulla parte continentale del ducato a favore di Filippo II di Francia. Il resto del ducato, noto come le Isole del Canale, rimarrà a Giovanni ed ai suoi discendenti. Giovanni sarà poi protagonista, nel 1215, della concessione della Magna Charta che rappresenterà la prima forma di costituzione scritta concessa da un monarca nella storia.

Dal 1.205 - L' imperatore bulgaro Kaloyan sconfigge il nuovo impero latino nella battaglia di Adrianopoli . Suo nipote Ivan Asen II sconfiggerà il Despotato di Epiros e farà di nuovo della Bulgaria un potere regionale. Durante il suo regno, la Bulgaria si estende dall'Adriatico al Mar Nero e l'economia prospera. Sotto Ivan Asen II, nella prima metà del 13° secolo, il secondo impero bulgaro gradualmente recupera gran parte del suo potere precedente, anche se ciò non durerà a lungo a causa di problemi interni e invasioni straniere.

- Nel 1205, con la bolla "Etsi Iudaeos", Innocenzo III elaborò giuridicamente la teoria della "perpetua servitù" degli Ebrei (riaffermata da papa Gregorio IX nel 1.234) con queste parole: «Furono condannati dal Signore, alla morte del quale contribuirono, come servi; almeno si riconoscano servi di coloro che la morte di Cristo fece liberi, rendendo loro servi». Secondo il papa gli ebrei erano come Caino il fratricida e contro di loro gridava il sangue di Gesù Cristo; non dovevano essere uccisi ma condannati a errare sulla terra come infelici vagabondi, finché non si fossero ravveduti e avessero cercato il Salvatore. Gli ebrei furono inoltre esclusi dall’agricoltura e dalle corporazioni e non restò loro che dedicarsi al commercio e all'artigianato.

Cartina delle città Càtare in Occitania,
(regione Languedoc).


Nel 1.209 - Ha luogo la Crociata contro gli Albigesi o Càtari. Papa Innocenzo III fu uno strenuo avversario delle idee ritenute eretiche che si stavano diffondendo in Europa: i càtari (o albigesi) nel sud della Francia avevano fatto presa su gran parte della popolazione, dagli aristocratici ai ceti più umili, a causa della corruzione del clero locale, come ammise lo stesso pontefice. Organizzò quindi una crociata contro di loro. La crociata durò più a lungo del previsto, dal 1.209 al 1.244 (con la caduta dell'ultima piazzaforte sui Pirenei, il castello di Montségur), ma ebbe un risultato di annientamento quasi totale dei catari, se si eccettuano alcuni focolai clandestini superstiti in Lombardia e in Toscana. Il prezzo pagato era però l'essersi assunti, da parte della Chiesa, la responsabilità di massacri di ferocia inaudita, fra cui spicca il massacro di Béziers del 22 luglio 1.209, allorquando i crociati massacrarono non meno di 20.000 abitanti fra uomini, donne e bambini. Le uccisioni e le devastazioni crearono il risentimento di intere popolazioni: Innocenzo, già deluso dall'esito della quarta crociata, ebbe una nuova preoccupazione. Solo gli esiti positivi della Riconquista in Spagna sembravano non aver tradito la parola "crociata". Il contrasto stridente era però visibile a tutti: l'eroe spagnolo contro i musulmani, il trionfatore della Battaglia di Las Navas de Tolosa del 1.212, Pietro II d'Aragona, fu ucciso infatti nella battaglia di Muret, mentre cercava di difendere la città di Montpellier dalla furia dei crociati. I Càtari, che divennero presto una forte minoranza, si erano diffusi in tutta l’Occitania occidentale (in quella orientale, l’eresia più diffusa era invece quella valdese). La loro fede era, nella sua versione più radicale, rigidamente manichea: il Bene e il Male erano principi eterni, coesistenti e antagonisti. Il regno del Male era il mondo, la materia, la carne (il non essere), creati da un Dio “straniero”, il Rex Mundi. Il regno del Bene (del Dio “legittimo”) era invece lo spirito (l’essere). L’anima dell’uomo era il campo di lotta tra il Bene e il Male. Soltanto sublimando i propri rapporti col mondo l’uomo poteva salvare la propria anima liberandola dalla catena delle reincarnazioni che la teneva legata al mondo. I Càtari, chiamati anche Albigesi perché assai numerosi nel territorio di Albi, costituivano col loro fervore e la loro estrema coerenza, un esempio e un pericolo per la chiesa ufficiale, sufficientemente corrotta. I Càtari si ritenevano i veri cristiani della loro epoca e si denominavano, infatti, crestiani (càtari, cioè “puri”, dal greco katharoi).
Cartina con le regioni dell' Occitania,
assoggettata da secoli dalla Francia.
I territori Occitani hanno i nomi
in Occitano. Clicca sull'immagine
per ingrandirla.
A gettare un'ombra demoniaca sull’esistenza e sulle tradizioni occitane contribuì senz’altro lo strenuo orgoglio dei trovatori locali che, in quanto cantori di un amore libero, profondamente impregnato di umana e quasi pagana passione, respinsero con fermezza qualsiasi indottrinamento culturale, allontanandosi sempre più dai modelli narrativi e lirici di matrice cattolica. L’eresia càtara è stato un movimento religioso di origine bulgara, libertario e rigoroso al tempo stesso, naturalista, quasi pagano nella sua strana ritualità; ostile alla tradizione cattolica romana.
Sigillo di Raimondo VI
Conte di Tolosa (1156-1222).
Sullo scudo appare la croce
d'Oc e, sulla destra, la stella.
Tra il 1.208 e il 1.242, le armate al comando dei prìncipi francesi fedeli al papato organizzarono una vera e propria Crociata contro i Càtari (o Albigesi) per  estirpare al più presto quello che venne definito il “cuore ribelle di Francia”. Per tutto l’anno 1.208, gli emissari del Papa predicarono in Francia la crociata contro gli “eretici” (cioè l’invasione dell’Occitania). I francesi, guidati da Simone di Montfort, si trovarono così di fronte solo le scarse forze di Raimondo Trencavel, visconte di Albi, Béziers e Carcassona, e di Raimondo Ruggero, conte di Foix, che aderivano alla chiesa catara. Nel 1.209, all'inizio della nuova crociata, i “crociati” (di stirpe franca) prendono Béziers. Gli abitanti, riuniti nella cattedrale, vengono bruciati vivi, senza distinzione di fede, di sesso o di età. Il genocidio spirituale del popolo d’oc comincia così con un imponente genocidio fisico. Raimondo VI di Tolosa, che era nominalmente il signore di Trencavel, entra allora in guerra contro il Montfort che però consolida e amplia la propria conquista rinnovando i massacri.
L'Occitania nel 1209 con in verde i possedimenti della contea
di Tolosa e in verde chiaro i territori suoi vassalli, oltre ai
domini della corona d'Aragona con i territori dei propri
vassalli. I casati di Tolosa e d'Aragona avevano comunque
forti parentele. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Il legato pontificio, sempre al suo fianco, lo sprona a non andare troppo per il sottile, a non distinguere tra Cattolici e Catari: “Uccideteli tutti, poi Dio sceglierà i suoi…”. Montfort non si fa pregare e scaglia di persona contro le rocce un buon numero di neonati, rei soltanto di essere occitani. Nel 1.213 si compie intanto la breve unificazione occitanica. Il conte di Tolosa e i suoi feudatari, in segreto, giurano obbedienza al potente conte-re catalano Pietro II d’Aragona. Sembra che il nome Catalogna, confermato anche da recenti studi, derivi da "Gotia", esattamente dal latino Gothia Launia, cioè "terra dei goti" (https://it.wikipedia.org/wiki/Gotia).
Pietro entra subito in guerra contro i francesi.
I catalano-occitani si battono, il 12 settembre 1.213, a Muret, contro i crociati. La battaglia sarà, inopinatamente, vinta dai crociati e lo stesso Pietro II cadrà sul campo. L’unità occitana è fatta e disfatta nel giro di pochi mesi.
Carta con i domini della corona
d'Aragona in Occitania nel
1112-1213.
I catalani tornano in patria. Le due nazioni saranno divise per sempre. Nel 1.216 gli occitani si sollevano in tutto il territorio. Raimondo VII varca il Rodano e riconquista Tolosa. Gli occitani si battono contro i francesi al grido di “Tolosa e Provença!”. Il vecchio conte Raimondo VI è richiamato dall’esilio aragonese. Simone di Montfort riorganizza le sue forze e attacca Tolosa, sotto le cui mura viene però sconfitto e ucciso nel 1.219. “Lo lop es mòrt, visca Tolosa ciutat radiosa!” (Il lupo è morto, viva Tolosa città radiosa!) grida il popolo esultante. Luigi VIII invade con un nuovo, poderoso esercito l’Occitania, conquistando Avignone, rifugio di catari e valdesi. Nel 1.242, Raimondo VII rialza però la testa. Fa giustiziare gli inquisitori reali di Avignone e riprende, a Narbona, il proprio titolo. Si allea col re d’Inghilterra (sovrano dell’Aquitania), con l’imperatore germanico (sovrano formale della Provenza) e col re di Aragona. Dopo una prima sconfitta nel Poitou, la lega si sfalda però come neve al sole. I francesi continuano la caccia agli eretici sul territorio conquistato.
La bandiera Occitana.
Nel 1.244 cade, sembra con l’aiuto di montanari baschi, il castello di Montsegur, dove si erano ritirati 200 “perfetti” col seguito. Verranno tutti arsi vivi in una radura vicina, chiamata ancora “lo prat dels cremants” (il prato dei bruciati). La caduta di Montsegur segna, per gli storici, la fine della Crociata degli Albigesi. Si sa tuttavia che l’ultimo ridotto cataro a cadere fu Queribus, nel maggio 1.255. Si calcola che gli occitani morti in conseguenza della crociata siano stati almeno 400.000 (quasi un sesto della popolazione). Per "Occitani: storia e cultura" clicca QUI.

Dal 1.210 - "Parzival" è uno dei maggiori poemi epici medievali attribuito al poeta tedesco Wolfram von Eschenbach, che lo compose intorno al 1.210 e scrisse inoltre un'opera su Guglielmo di Gellone, o San Guglielmo d'Aquitania: "Willehalm". "Parzifal" è il primo Bildungsroman (romanzo di formazione), che narra le avventure di Parzival alla ricerca di una umanità interiore migliore, superiore in qualità agli ideali di vita cortese che i cavalieri dell'epoca seguivano. Nel suo romanzo epico, Wolfram cita i Templari come i cavalieri che custodiscono il Santo Graal, il castello del Graal e la famiglia del Graal. La fonte primaria del poema è l'incompiuto "Le Roman de Perceval ou le conte du Graal" di Chrétien de Troyes, di 12.000 versi, suddiviso in 16 canti; il "Parzival" è composto da 16 libri, a loro volta suddivisi in una trentina di stanze di distici in rima. Nella narrazione Parzival, un giovane pieno di ardore e assetato di avventure, giunge alla corte di Re Artù, e dopo alcune esperienze con i cavalieri, saranno gli insegnamenti di Trevrizent, suo zio eremita, ad indicargli la via della saggezza nell'andare in soccorso al re Amfortas che gli consegna il regno del Graal. Altro personaggio centrale del romanzo è Gawain, (Galvano, in italiano: la spada nella roccia esiste ed è in Italia, in Toscana, nell'Abbazia di San Galgano, edificata nell'ordine cistercense e situata tra i paesi di Monticiano e Chiusdino, 30 Km. a ovest di Siena) cavaliere di re Artù anch'egli, con tutta una serie di amori e avventure che si intrecciano.

Nel 1.212 - Nell'ambito della Reconquista, sconfitta araba in Spagna a Las Navas de Tolosa.

In quello stesso anno avviene la Crociata dei Fanciulli o dei Bambini, nome dato ad una serie di eventi, reali o leggendari, avvenuti nel 1.212 dei quali esistono diversi resoconti spesso contraddittori e che sono tuttora materia di dibattito fra gli storici. La versione tradizionale afferma che nel maggio del 1.212 un pastorello dodicenne di nome Stefano proveniente dalla cittadina di Cloyes-sur-le-Loir, nei pressi del villaggio di Châteaudun nell'Orléans, si presentò alla corte di Re Filippo II di Francia affermando che Cristo in persona gli era apparso mentre conduceva le pecore al pascolo e gli aveva ordinato di raccogliere fedeli per la crociata, consegnandogli anche una lettera. Filippo II ordinò al fanciullo di tornare a casa, ma questi non si lasciò scoraggiare e iniziò a predicare in pubblico sulla porta dell'abbazia di Saint-Denis. Prometteva a quelli che si sarebbero uniti a lui che i mari si sarebbero aperti davanti a loro, come aveva fatto il Mar Rosso con Mosè e che sarebbero così arrivati a piedi fino alla Terra Santa. Il ragazzo iniziò a viaggiare per la Francia raccogliendo proseliti e facendosi aiutare nella predicazione dai suoi convertiti. Alla fine la Crociata partì verso Marsiglia. I piccoli crociati si precipitarono al porto per vedere il mare aprirsi ma, poiché il miracolo non avveniva, alcuni si rivoltarono contro Stefano accusandolo di averli ingannati, e presero la via del ritorno. Molti rimasero in riva al mare, ad aspettare il miracolo ancora per alcuni giorni, finché due mercanti marsigliesi (secondo la tradizione si chiamavano Ugo il Ferro e Guglielmo il Porco) offrirono ai fanciulli un "passaggio gratis". Stefano accettò di buon grado e così partirono sette navi con a bordo l'intero contingente di bambini. Due delle sette navi affondarono per una tempesta a largo dell'isola dei Ratti, vicino all'Isola di San Pietro (in Sardegna) e tutti i loro occupanti morirono affogati. I fanciulli superstiti furono consegnati dai mercanti di Marsiglia ad alcuni musulmani che li vendettero come schiavi. Secondo ricerche più recenti, nel 1.212 vi furono in realtà due movimenti di persone, uno in Francia e uno in Germania. La similitudine fra i due movimenti fece sì che nelle cronache successive le due storie si fondessero nella versione sopra descritta. Secondo alcuni l'espressione "crociata dei fanciulli" deriverebbe dal fatto che nei documenti si usa il termine latino puer (fanciullo) intendendo in realtà povero (pauper); il fatto che poi si sia parlato di "fanciulli" deriverebbe da un'interpretazione errata. A quanto pare i documenti dell'epoca insistono sulla miseria dei pellegrini e non sulla loro età. Il primo movimento fu avviato da un pastore tedesco di nome Nikolaus che guidò un gruppo di persone attraverso le Alpi nella primavera del 1.212. Circa 7.000 arrivarono a Genova verso la fine di agosto. Molti di loro tornarono in Germania, altri procedettero verso Roma, altri ancora si recarono a Marsiglia, dove probabilmente furono catturati dai mercanti di schiavi.  Nessuno di loro raggiunse la Terra Santa. Il secondo movimento fu guidato da un pastore francese di nome Stefano di Cloyes che affermava di aver ricevuto da Cristo una lettera per il re di Francia. Attrasse una folla di circa 30.000 persone e si recò a Saint-Denis dove la leggenda racconta che fu visto compiere alcuni miracoli. Filippo II ordinò alla folla di tornare a casa e la maggior parte di loro seguì l'ordine. Non vi è menzione che questi volessero recarsi in Terra Santa. Le cronache successive "abbellirono" e fusero queste due vicende.

Nel 1.214 - I rapporti tra Francia ed Inghilterra nei secoli precedenti erano stati variegati e spesso conflittuali, sin da quando Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia e quindi vassallo del re di Francia, era asceso al trono inglese. Il matrimonio tra Enrico II d'Inghilterra ed Eleonora d'Aquitania nel 1152 aveva poi portato alla Corona inglese l'Aquitania e la Guienna, mettendo così in mano ai sovrani d'oltremanica, in qualità di feudatari, vasta parte del territorio francese. Lo stridente legame tra i vassalli inglesi e i re francesi sfociò in aperto conflitto quando Giovanni Senza Terra si schierò col nipote Ottone IV per la successione ad Enrico VI di Svevia mentre Filippo Augusto, impegnato nell'unificazione monarchica del territorio francese, appoggiava Federico II: con la vittoriosa battaglia di Bouvines (27 luglio 1214) ed il successivo trattato di Chinon (18 settembre del 1214) la Francia si riannetteva i possedimenti a nord della Loira (Berry, Turenna Maine e Angiò) mentre l'Inghilterra conservava in Francia solo l'Aquitania e il Ponthieu.

Una copia della "Magna Charta".
Nel 1.215 - Giovanni Senza Terra, re d'Inghil­terra, concede la "Magna Charta". Dopo il Trattato di Costanza fra i Comuni italiani uniti nella Lega Lombarda e l'imperatore Federico Barbarossa, il secondo ordinamento giuridico-politico che limita i poteri del sovrano. La Magna Carta (Magna Charta Libertatum) è un documento, scritto in latino, che il re d'Inghilterra Giovanni Senzaterra fu costretto a concedere ai baroni del Regno, propri feudatari diretti, presso Runnymede, il 15 giugno 1.215. Venne chiamata magna per tenerla distinta da un provvedimento minore, una charta rilasciata proprio in quegli anni per regolamentare i diritti di caccia. Quando Enrico II d'Inghilterra morì il 7 luglio 1.189, gli succedette il quarto dei suoi figli, Riccardo Cuor di Leone. Durante l'assenza di re Riccardo a causa della III crociata salì al trono il fratello minore Giovanni Senzaterra (John Lackland), chiamato così perché perse i suoi possedimenti in Francia, o forse perché essendo il quintogenito maschio, il padre Enrico non gli lasciò in eredità alcun possedimento territoriale. Giovanni, per difendere e poi riconquistare i possedimenti dei Plantageneti in Francia, dovette ingaggiare una guerra con il regno di Francia, finanziata tramite una forte tassazione dei suoi baroni, che ne denunciarono pubblicamente l'arbitrarietà, segnalando in particolare gravi abusi nell'applicazione dello scutagium. A causa dell'esito negativo della spedizione francese (le truppe inglesi, alleate a quelle dell'imperatore tedesco Ottone IV, vennero sconfitte a Bouvines nel 1.214) e della successiva rivolta dei baroni, che il 5 maggio 1.215 rifiutarono la fedeltà al re, Giovanni Senzaterra, durante l'incontro con i ribelli avvenuto il 15 giugno nella brughiera di Runnymede, si vide costretto, in cambio della rinnovata obbedienza, a una serie di concessioni che costituiscono il contenuto principale della Magna Charta. La Magna Charta Libertatum è stata interpretata a posteriori come il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini, sebbene essa vada inscritta nel quadro di una giurisprudenza feudale in cui, durante il XII e XIII secolo, la concessione di privilegi (libertates) da parte di sovrani a comunità o sudditi, offre altri esempi di natura analoga (Federico Barbarossa alla Lega Lombarda nel 1.183, il re Andrea II d'Ungheria ai loro vassalli nel 1.222). In sostanza la Magna Charta conferma i privilegi del clero e dei feudatari, eliminando o diminuendo l'influenza del re. Tra i suoi articoli ricordiamo: il divieto per il sovrano di imporre nuove tasse ai suoi vassalli diretti senza il previo consenso del "commune consilium regni" (consiglio comune del regno, formato da arcivescovi, abati, conti e i maggiori tra i baroni, da convocarsi con un preavviso di almeno quaranta giorni e deliberante a maggioranza dei presenti (articoli 12 e 14); la garanzia, valida per tutti gli uomini di condizione libera, di non poter essere imprigionati senza prima aver sostenuto un regolare processo, da parte di una corte di pari, se la norma era incerta o il tribunale non competente, o secondo la "legge del regno" (articolo 39, in cui si ribadisce il principio del " habeas corpus integrum"); la proporzionalità della pena rispetto al reato (articolo 20); l'istituzione di una commissione di venticinque baroni, che, nel caso in cui il re avesse infranto i suoi solenni impegni, doveva fargli guerra, chiedendo la partecipazione di tutti i sudditi (articolo 61, in cui si manifesta il futuro principio della legittima resistenza all'oppressione di un governo ingiusto); l'integrità e libertà della Chiesa inglese (articolo 1), precedentemente messa in discussione sia dalla disputa tra Enrico II, padre di Giovanni, e l'arcivescovo di Canterbury Tommaso Becket sulla giurisdizione regia nelle cause criminali contro gli ecclesiastici, sia dall'iniziale mancato riconoscimento (compiuto solo dopo la scomunica da parte del papa Innocenzo III) dell'arcivescovo Stephen Langton (tra i maggiori ispiratori della Charta) da parte del re Giovanni. La Magna Charta regolamentava inoltre l'importante legge consuetudinaria detta "della foresta", abolendo i demani regi (in latino foreste) creati sotto il regno di Giovanni e le relative multe comminate ai trasgressori (articoli 47 e 48). In materia economica, la Charta faceva salve le "antiquas libertates" della città di Londra, dei borghi, delle ville e dei porti (articolo 13) e concedeva a tutti i mercanti, esclusi quelli provenienti da paesi in guerra con il re, il diritto gratuito di ingresso e di uscita dal paese (articolo 41); infine per agevolare il commercio, imponeva che in tutto il regno fossero adottate identiche misure per vino, birra e grano ed inoltre che le stoffe fossero confezionate in misure standardizzate (articolo 35). Benché la Magna Charta nel corso dei secoli sia stata ripetutamente modificata da leggi ordinarie emanate dal parlamento, conserva tuttora lo status di Carta fondamentale della monarchia britannica. Una copia ben conservata si trova nella cattedrale di Salisbury. Il documento, nella sua forma definitiva, fu redatto, dopo la morte di Giovanni, dal legato pontificio, Guala Bicchieri, dal Gran Giustiziere, Uberto di Burgh, e dal reggente di Enrico III d'Inghilterra, Guglielmo il Maresciallo.

Nel novembre del 1.215, papa Innocenzo III convocò il IV concilio lateranense (il dodicesimo concilio ecumenico), che emanò settanta decreti di riforma. Tra questi venne definitivamente dichiarata la superiorità della Chiesa rispetto a qualunque altro potere secolare, quale unica depositaria della Grazia e esclusiva mediatrice tra Dio e gli uomini. Se da un lato si istituiva il tribunale dell'Inquisizione contro le eresie, dall'altro si incoraggiava la predicazione popolare legittimando gli Ordini mendicanti. In tal modo la Chiesa da un lato è l'unica e vera sposa di Cristo, e in quanto tale è suprema e santa, dall'altro lato ricordando il riconoscimento degli ordini mendicanti (si veda l'attività apostolica del patrono d'Italia, san Francesco). Si decise inoltre una crociata generale in Terra Santa (la quinta crociata): Gerusalemme era infatti sempre nelle mani dei musulmani.

Nel 1.217 - Inizia la Quinta Crociata. Durante il papato di Innocenzo III, il Concilio Lateranense IV aveva deciso l'indizione di una nuova crociata. Federico II, in occasione della sua incoronazione a Rex romanorum, nel 1.215, giurò solennemente di prendervi parte, ma poi rimandò più volte, il che provocò tensioni con il papa. Papa Onorio III stabilì infine che la crociata dovesse aver inizio il 1º giugno 1.217. Oliviero da Courson iniziò a predicare la crociata in Francia, ma con scarso successo; al contrario Oliviero da Paderborn destò l'entusiasmo popolare nelle regioni al di là del Reno, che fino a quel momento avevano fornito pochi soldati, in primo luogo l'Austria e l'Ungheria, i cui sovrani Andrea II d'Ungheria e il duca Leopoldo VI d'Asburgo furono riconosciuti capi della crociata. Gli eserciti ungherese ed austriaco proprio il 1º giugno 1.217 salparono per Acri. I crociati, in gran parte, vennero trasportati via mare dai veneziani. I primi crociati giunti in Terrasanta iniziarono ad attaccare i musulmani, ma senza ottenere alcun risultato positivo, perché il nemico rimase asserragliato nelle sue fortezze, evitando scontri diretti. Molti crociati decisero di tornare in patria, seguendo l'esempio del re d'Ungheria; quelli rimasti decisero di attendere rinforzi per attaccare in seguito e nel frattempo fortificarono la città di Cesarea ed iniziarono la costruzione della fortezza di Castelpellegrino. Dopo l'arrivo di nuove milizie provenienti da tutto l'Occidente, Giovanni di Brienne convinse i crociati che sconfiggendo il sultanato degli Ayyubidi in Egitto si sarebbe aperta la strada per la riconquista di Gerusalemme. I crociati, infatti, avevano stretto un'alleanza con il sultano dei Selgiuchidi, che all'epoca dominavano l'Anatolia: mentre i crociati si sarebbero diretti a sud, in Egitto, i Selgiuchidi avrebbero mosso le loro truppe verso la Siria, attaccando su due fronti il sultanato degli Ayyubidi. Il 29 maggio 1.218 la flotta crociata raggiunse la città di Damietta, porto egiziano sul Mediterraneo, e la cinse d'assedio. Fin dall'inizio delle operazioni militari nacque il dissidio tra Giovanni di Brienne e Pelagio, il legato pontificio, aggregatosi da poco alla crociata. Quest'ultimo volle essere il comandante supremo ed inoltre si oppose all'annessione al regno di Gerusalemme delle terre egiziane eventualmente conquistate. Nel 1.219 San Francesco d'Assisi si porta in Oriente sorretto da una precisa concezione missionaria che si scontrava con la diversificata strategia crociata condotta nelle terre del Medio Oriente.
Carta con i percorsi di Bonifacio di
Monferrato nella IV crociata in verde
e di Giovanni di Brienne nella V
V crociata in fucsia, fino alla
città di Damietta.
Dopo aver chiesto il permesso al legato pontificio di avventurarsi nei territori musulmani, si recò dal Sultano ayyubide al-Malik al-Kāmil per dare testimonianza della fede cristiana. Ricevuto con grande cortesia dal Sultano ebbero un lungo colloquio, al termine del quale dovette tornare nel campo crociato. Il 5 novembre 1.219 la città di Damietta fu conquistata dai crociati e nell'anno successivo si provvide a rafforzarne le difese. Il 27 agosto 1.221 però, i crociati che si accingevano a penetrare nel delta del Nilo vennero sconfitti ad al-Mansūra da truppe fresche provenienti dalla Siria e dalla sagace strategia del sultano e di suo fratello al-Ashraf di Damasco, che minacciarono di rompere le dighe impantanando di fatto il pesante esercito cristiano. Visti i crescenti problemi logistici, Damietta fu sgomberata in settembre, e i crociati si ritirarono senza aver raggiunto alcun risultatoFederico II, per via della sua mancata partecipazionesi vide addossare la responsabilità del fallimento dell'impresa. Con il trattato di San Germano del 1.225, si impegnò ad intraprendere una crociata, al più tardi entro il 1.227, la cosiddetta sesta crociata.

Nel 1.220 - Federico II Hohenstaufen è incoronato imperatore del Sacro Romano Impero.

Nel 1.223 - Grande invasione della Russia da parte dalle armate mongole comandate da Subotai e Jebe, esperti ufficiali di Gengis Khan. Fu essenzialmente un raid esplorativo che sfociò nella battaglia del fiume Kalka, nell'attuale Ucraina Sud-orientale, fra le truppe di Gengis Khan e l'alleanza fra i principi russi con i loro alleati Polovzi Qipchaq. Con lo sterminio della nobiltà russa e dei loro migliori guerrieri, la vittoria dei mongoli fu quasi totale. Inoltre, prima della battaglia, lungo le sponde del mar d'Azov, i mongoli conobbero alcuni mercanti veneziani che lì gestivano un avamposto mercantile e si resero conto che da loro avrebbero potuto ottenere tutte le informazioni che avessero desiderato su territori e popolazioni europee. Da parte loro i veneziani si assicurarono l'esclusiva dei commerci con l'estremo oriente e chiesero di escludere categoricamente, da questi commerci, i loro rivali genovesi.

Suddivisione dell'impero mogolo
alla morte di Gengis Khan,
con il viaggio di Marco Polo, da:
https://mtwitalia.freeforumzone.
com/discussione.aspx?idd=7144859
Nel 1.227 - Muore Temujin, chiamato Genghis Khan e per un paio di anni rimane reggente dell'impero mongolo (o tartaro come era chiamato dagli europei al tempo delle invasioni mongole),  ad  interim  (provvisorio), Tolui, il suo figlio più giovane di Gengis Khan e della moglie Börte, in attesa del Kuriltai, il concilio politico militare dell'aristocrazia mongola, del 1229, che eleggerà Ögödei come secondo Gran Khan. I territori dell'impero andavano dalla Siberia all'Oceano Pacifico. Gengis Khan aveva avuto da varie mogli e concubine numerosi figli e figlie, a ciascuno dei quali vennero assegnati titoli e guerrieri, ma per i quattro figli maschi avuti dalla prima e principale moglie Börte furono riconosciuti i più alti onori ed il diritto di successione per le cariche più rilevanti, ed erano: Djuci, il maggiore, morto prima del padre nello stesso anno, la cui paternità sul figlio Batu veniva messa in dubbio, così che gli saranno assegnate le terre più lontane tra quelle conquistate, il Khanato dell'Orda d'Oro (conosciuto anche come Khanato Kipchak), a sud della Rutenia; Chagatai (secondo in linea di discendenza), considerato una "testa calda", che ottenne l'Asia centrale ed il nord dell'Iran, l'Ilkhanato di Persia; Ögödei ottenne la Cina con la Dinastia Yuan (1271-1368) ed il titolo del padre, divenendo così Gran Khan; Tolui, il più giovane, ricevette le terre natie dei Mongoli, il Khanato Chagatai nell'Asia Centrale, e suo figlio sarà Kublai Khan, di cui Marco Polo diventerà ambasciatore.

La Rutenia, il principato di Kiev o
di Rus', da: https://commons.wikime
- Nel febbraio del 1.227 il primogenito di Gengis Khan, Djuci, che avrebbe  ereditato la parte più occidentale dell'impero mongolo, il Khanato Kipchak chiamato in seguito l'Orda d'Oro (la riunificazione di Orda Blu e Orda Bianca, rispettivamente i khanati imperiali dei territori occidentali l'uno e orientali l'altro, unificati ai territori centro-asiatici nativi dei Mongoli) muore, prima del padre e la sua eredità sarà assunta dal figlio Batu. Questi farà propri i progetti di espansione ad ovest decretati dal nonno Temujin, il gran khan.
La struttura di base dei mongoli, almeno fino a Gengis Khan, era l'ordu, l'accampamento, il nucleo della tribù, conservatosi nella denominazione, anche dopo la costituzione dello sterminato impero. Le popolazioni mongole occidentali erano conosciute in Europa come tatari o, storpiando il nome, tartari.

Federico II di Svevia.
Dal 1.228 - La Sesta Crociata ebbe luogo tra il 1228 e il 1229 ed ebbe come assoluto protagonista Federico II di Svevia, re di Sicilia e di Germania, imperatore del Sacro Romano Impero. Fu l'unica crociata pacifica, risolta per vie diplomatiche, evitando lo scontro militare. A dispetto di ciò, fu anche quella che ottenne le maggiori conquiste territoriali per lo schieramento crociato. Dopo il fallimento della quinta crociata, l'imperatore Federico II fu esortato da Onorio III a guidare una crociata in Terrasanta (come promesso al pontefice dopo la sua incoronazione nel 1.220) ma per motivi politici ne aveva più volte ritardato l'inizio. Nel 1223 Federico rinnova il voto fatto, ma rimanda la partenza per problemi sorti nei suoi territori siciliani. Il papa è sempre convinto che per poter vincere gli islamici e riconquistare Gerusalemme è fondamentale che a capo della spedizione vi sia l'imperatore. Per convincere ed esortare l'imperatore all'impresa, il papa nel novembre del 1225 riesce a combinare il matrimonio fra Federico e Isabella, figlia di Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme. Ma quando nel 1227, a causa di una malattia, fu costretto a rimandare la crociata ancora una volta, venne scomunicato da papa Gregorio IX. Ciononostante, l'anno successivo, Federico si recò a Gerusalemme, mentre il Papa lo definiva “Anticristo”. La crociata fu preceduta da un'accorta fase preparatoria, su un terreno squisitamente diplomatico: nell'estate 1227, Federico II aveva inviato Berardo di Castagna, arcivescovo di Palermo a lui fedelissimo, in missione diplomatica in Egitto, insieme a Tommaso I d'Aquino, conte di Acerra recando con loro ricchissimi doni, tra cui pietre preziose e un cavallo sellato d'oro. Berardo aveva il delicato compito di saggiare le interessanti prospettive di intesa appena apertesi con il sultano ayyubide, il curdo al-Malik al-Kāmil. Federico era cresciuto nella Palermo normanna di Ruggero II, in un ambiente “multiculturale” impregnato di influssi arabi. Parlava fluentemente l'arabo, e a stento il tedesco. Giunse in Terrasanta accompagnato dalle sue guardie del corpo musulmane, in uno sfarzo di tipo orientale, distinguendosi così da tutti i crociati che lo avevano preceduto. L'imperatore si era messo in viaggio con un esercito relativamente ridotto, ed era giunto ad Acri nel settembre 1228. L'11 febbraio 1229 concluse un accordo con al-Malik al-Kāmil, nipote di Saladino e Sultano ayyubide, che con Federico aveva dei buoni rapporti di amicizia diplomatica (vista anche la vicinanza tra Sicilia e costa africana): i cristiani avrebbero riavuto Betlemme, Nazaret, Lidda, Sidone e Toron (oggi Tibnin), oltre a Gerusalemme, ad eccezione della spianata del Tempio e della moschea al-Aqsà. Ai musulmani era però permesso di accedervi (pace di Giaffa) in quanto considerato luogo santo anche da essi. Gerusalemme inoltre veniva ceduta smantellata e indifendibile. Il 18 marzo 1229 Federico II ricevette la corona di re di Gerusalemme grazie al precedente matrimonio con Isabella II di Brienne (che ormai era già defunta), nonostante l'opposizione del clero locale e di quasi tutti i grandi feudatari; lo stesso patriarca non riconobbe l'incoronazione e lanciò l'interdetto su Gerusalemme. Sul piano formale non si trattava di un'autentica incoronazione, in quanto Federico era colpito da una scomunica che non gli permetteva di partecipare a cerimonie religiose né di ricevere benedizioni. Il trattato di pace fu una dimostrazione dell'apertura e della tolleranza di Federico II verso gli Arabi e l'Islam. Il sultano al-Malik al-Kāmil aveva anche motivi politici per intavolare trattative con i cristiani, perché stava preparando una campagna contro suo fratello al-Mu'azzam di Damasco e non voleva essere disturbato da eventuali iniziative dei crociati. Il trattato è di rilevanza mondiale e unico ancor oggi per il compromesso tra gli interessi dell'Oriente e quelli dell'Occidente. Tra le sue conseguenze vi fu un aumento enorme degli scambi culturali e commerciali tra Levante e Europa. Esso, però, poté reggere solamente fintanto al-Malik al-Kāmil rimase in vita e Federico II riuscì ad esercitare la propria influenza sul regno di Gerusalemme. I loro discendenti non fecero nulla affinché il contrasto tra mondo cristiano e mondo islamico non si acuisse nuovamente. Federico rimase per alcuni mesi in Terra Santa, cercando senza successo di mettere ordine nella devastata situazione del regno. Probabilmente all'inizio c'era la volontà di governare il suo impero dalla nuova sede di Gerusalemme ma dopo alcuni mesi, visto che il suo clamoroso successo gli aveva attirato solo critiche, visto che continuava ad essere scomunicato e che le rivolte continuavano in tutto l'impero, decise di lasciare la Terrasanta il 1º maggio 1229. Il rapporto con il papato, però non migliorò granché: il papa era deluso dalla vittoria effimera e dall'essere in balìa dei musulmani di una Gerusalemme smilitarizzata, senza mura e indifendibile. Inoltre il papa non vedeva di buon occhio la soluzione diplomatica, che non era nei suoi piani; anche l'incoronazione di Federico da scomunicato non gli fu gradita. Ma forse la ragione del risentimento del papa era dovuta al nuovo successo di quell'imperatore ormai molto scomodo che avrebbe dovuto, nelle intenzioni papali, mettersi in difficoltà con la crociata, magari sparire dalla scena come era accaduto al nonno di Federico, il Barbarossa. Il risultato fu la paradossale crociata proprio contro Federico II. Solo nel 1230, con il Trattato di San Germano, fu revocata la scomunica a Federico II. Questa crociata viene talvolta contata come quinta: in questi computi non si considera infatti la fallita crociata del 1217-1221.

Nel 1.235 - Il khan dell'Orda d'Oro Batu avvia l'espansione a occidente.

Nel 1.236 - Comincia in Russia la seconda invasione mongola, che raggiungerà la Polonia, la Boemia e i Balcani. Comandati dal khan Batu, 50.000 mongoli si spingono verso la conquista del Principato di Kiev, la Rus' e conquistano la Bulgaria del Volga.

Nel 1.237 - Ha inizio l'invasione della Russia. I Tataro-mongoli conquistano rapidamente il controllo delle steppe, inglobando le locali popolazioni turche nel loro esercito. Il loro obiettivo principale rimane la Rus' di Kiev che, anche se ormai in fase di declino, era comunque il maggiore Stato slavo orientale. I Tataro-mongoli dell'Orda d'Oro disperdono o sottomettono tutte le tribù dei Cumani, mentre i loro territori diventano parte del Khanato dell'Orda d'Oro, pur serbando il nome di Canato dei Qipciaq. Alcune tribù riescono a fuggire in Bulgaria e in Ungheria, dove sono invitati a stabilirsi dai locali re, anche per ripopolare alcune zone tra Tibisco e Danubio, che da allora portano ancora il nome di Kunsàg (Cumania). I Cumani ebbero un ruolo molto importante nella storia ungherese, entrando a far parte della classe dirigente locale, rinnovandone la tradizionale tolleranza. Tra i sovrani ungheresi di origine cumana si ricorda soprattutto Ladislao il Cumano (1262 - 1290), che fu anche scomunicato e contro cui papa Niccolò IV organizzò una crociata che lo portò alla morte. In Ungheria, grazie alla tolleranza dei suoi sovrani (in ottemperanza ai dettami del primo re di quel paese danubiano, Stefano d'Ungheria), poterono conservare le loro credenze religiose (animista - sciamanica e musulmana anche con commistioni sincretistiche tra loro) almeno fino al XIV secolo se non oltre. Ancora oggi, in Transilvania sono presenti gruppi di loro discendenti, seguaci di un curioso Islam sincretizzato con pratiche sciamaniche. La memoria dei Cumani vive ancora oggi in Ungheria, dove le città di origine cumana si riconoscono da certi caratteri culturali propri e dal fatto che il loro nome contiene la parola Kun (in ungherese Cumano, appunto). Una regione ungherese è ancora oggi denominata "Cumania", divisa in "Piccola Cumania" (Kiskunság) e "Grande Cumania" (Nagykunság). Un altro toponimo ungherese che porta ancora in sé il nome dei Cumani è quello della provincia di Bács-Kiskun. Importante fu anche il contributo cumano alla storia romena. Di origine cumana furono molti principi romeni (tra i quali il primo re di Ungro-Valacchia, Basarab I di Valacchia), da cui - in ultima istanza - deriva anche il voivoda Vlad III di Valacchia (l'ispiratore di Dracula).

Nel 1.239 - Per la prima volta appare la menzione "Guelfo" e nel 1.242 quella di "Ghibellino".
Guelfi e Ghibellini erano le due fazioni opposte, nella politica italiana, dal XII secolo fino alla nascita delle Signorie, nel XIV secolo. Le origini dei nomi risalgono alla lotta per la corona imperiale dopo la morte dell'imperatore Enrico V (nel 1.125) tra le casate bavaresi e sassoni dei Welfen (pronuncia velfen, da cui la parola guelfo) con quella sveva degli Hohenstaufen, signori del castello di Waiblingen (anticamente Wibeling, da cui la parola ghibellino). Successivamente, dato che la casata sveva acquistò la corona imperiale e, con Federico I (il Barbarossa) Hohenstaufen, cercò di consolidare il proprio potere nel Regno d’Italia, le due definizioni designarono chi appoggiava l'impero (i Ghibellini) e chi lo contrastava in appoggio al papato (i Guelfi). I termini "guelfo" e "ghibellino" vennero coniati in relazione alle opposte fazioni fiorentine e toscane e furono un'invenzione linguistica di Firenze, che ottennero una straordinaria diffusione in Italia prima e in tutta l'Europa poi. Così come gli Hohenstaufen erano diventati gli Stuffo e gli Svevi, i Soavi, nella stessa maniera il nome di Welf divenne Guelfo, e quello di Weibling, Ghibellino. Le prime menzioni dei due termini appaiono negli "Annales Florentini". Nel 1239 compare per la prima volta la parola "guelfi" e nel 1242 la parola "ghibellini". Negli anni successivi, le attestazioni si fanno più consistenti e gli schieramenti dei guelfi e dei ghibellini si propagarono all'interno dei vari comuni e repubbliche marinare del suolo italico. Nell'epoca di Federico II , all'interno di quasi tutte le città italiane ci si schierava fra le due fazioni nella contesa tra papato e Impero. Gli antefatti risalgono a quando l'imperatore fu incoronato, nel 1220, mentre il comune di Firenze era impegnato in una disputa con il proprio vescovo, attestata sin dal 1218. Allora Firenze era alleata con Lucca, anch'essa in vertenza con il vescovo e con il papa ed era in guerra per motivi di confine con Pisa (che aveva cercato e ottenuto l'appoggio di Federico II) alleata a sua volta di Siena e Poggibonsi. Così, quando l'imperatore elargì concessioni ai suoi fedeli, Firenze fu gravemente penalizzata, a differenza di altre città toscane. Ciononostante, nel 1222, l'alleanza fiorentino-lucchese aveva riportato un'importante vittoria a Casteldelbosco contro le città avversarie. La stipulazione di una nuova alleanza, nel 1228, tra Pisa, Siena, Poggibonsi e Pistoia in funzione antifiorentina fece proseguire il conflitto tra Firenze e le altre città toscane, concentrandolo sulla Val di Chiana e Montepulciano. Sia il papato sia l'Impero tentarono la pacificazione con vari mezzi nel corso dei primi anni Trenta. Il legato imperiale Geboardo di Arnstein fallì una mediazione e poi bandì Montepulciano, che era governata da un podestà fiorentino, Ranieri Zingani dei Buondelmonti. Gregorio IX, approfittando della morte del vescovo fiorentino, insediò un suo fedele, Ardingo, a cui fece emanare costituzioni contro gli eretici. Nel 1232 Firenze, che continuava a rifiutarsi di venire a patti con Siena, fu interdetta e subì il bando imperiale. Fu chiamato in città un podestà milanese, Rubaconte da Mandello, mandato dal Papa in funzione antimperiale. Il nuovo magistrato però si fece promotore di una politica di difesa dei diritti del comune, anche in contrasto con il vescovo (che lo accusò di eresia) e trovò quindi il consenso del "popolo". Quando Federico II, forte della vittoria di Cortenuova, chiese l'invio di truppe per combattere nel Nord, nella milizia scoppiarono disordini tra Giandonati e Fifanti che si estesero all'intera città, portando alla cacciata di Rubaconte. L'ingresso del nuovo podestà, il romano filoimperiale Angelo Malabranca, riaprì i disordini che erano stati temporaneamente sedati. Nella seconda metà del Duecento i termini guelfi e ghibellini, grazie anche all'egemonia regionale e sovraregionale di Firenze, divennero le parti favorevoli al Papato e all'Impero in tutte le realtà urbane italiane, ribaltando il significato originario dei due schieramenti e i Guelfi non si sarebbero più schierati dalla parte di un Imperatore, ma da quella del Papa. In Italia tradizionalmente guelfi furono i comuni di Milano, Mantova, Bologna, Firenze, Lucca, Padova; famiglie guelfe furono i bolognesi Geremei, i genovesi Fieschi, i milanesi Della Torre, i riminesi Malatesta, i ravennati Dal Sale e le dinastie di origine obertenga come i ferraresi Este e alcuni rami dei Malaspina.
Castello Visconti-Castelbarco con
merlatura ghibellina
 Tradizionalmente ghibellini, cioè filoimperiali e filosvevi, furono i comuni di Pavia, Asti, Como, Cremona, Pisa, Siena, Arezzo, Parma, Modena. In Italia famiglie ghibelline furono i bolognesi Lambertazzi e Carrari, i comaschi Frigerio e Quadrio, i milanesi Visconti, gli astigiani Guttuari, i toscani conti Guidi e gli Ubaldini di Arezzo, i ferraresi Torelli-Salinguerra, i forlivesi Ordelaffi, i i fiorentini degli Uberti e Lamberti, i pisani Della Gherardesca, i trevigiani Da Romano, i senesi Salimbeni e Buonconti, i marchesi Aleramici del Monferrato, e le dinastie di origine obertenga come i Pallavicino e alcuni rami dei Malaspina. Molto frequenti furono comunque i cambi di bandiera, per cui città e famiglie tradizionalmente di una parte non esitarono, per opportunità politica, a passare alla fazione opposta.
Castello di Battifolle
 con merlatura guelfa. 
In architettura, l'appartenenza ad una o l'altra fazione, era riconoscibile dalla merlatura. Per merlo, elemento tipico dell'architettura militare medievale, si intende ciascuno dei rialzi in muratura, eretti a intervalli regolari, che coronano le mura perimetrali di castelli, torri difensive, palazzi, ecc. e l'insieme dei merli viene detto merlatura. La sua funzione principale era di "difesa passiva", proteggere cioè gli assediati dal lancio delle frecce e per contrattaccare garantendosi un certo riparo, ma i merli fungevano anche da "difesa attiva", infatti potevano all'occorrenza essere scalzati precipitando sugli assedianti che tentavano la scalata alle mura o che si assiepavano dinnanzi alle porte. Nell'edilizia medievale si distinguono tradizionalmente i cosiddetti merli guelfi o ghibellini. I merli guelfi hanno la sommità squadrata e i merli ghibellini hanno la sommità "a coda di rondine". L'uso della merlatura nell'epoca delle armi da fuoco divenne puramente decorativo, ed ebbe un revival nell'Ottocento nel periodo romantico-neogotico.

Nel 1.240 - I Tataro-mongoli conquistano e saccheggiarono Kiev, ponendo fine alla sua prosperità. In breve tutti i principati russi che costituivano lo Stato vennero conquistati, eccetto Novgorod che, governata da Alexander Nevsky, riconobbe la supremazia del khan Batu. A differenza delle steppe dell'Asia centrale, la Rutenia non venne incorporata nell'Orda d'Oro ma lasciata in uno stato di vassallaggio semi-indipendente, dietro pagamento di un tributo. L'Orda continuò a vedere la Rutenia come un'area periferica di minore interesse, a patto che continuasse a pagare i tributi.

Nel 1.241 - Due armate principali di tataro-mongoli al comando di Batu e Subedei invadono l'Ungheria mentre un'armata più piccola invade la Polonia, frammentata in molti piccoli stati, come diversivo per evitare che giungano aiuti agli Ungheresi da nord. Durante la conquista della Russia, i Tataro-mongoli avevano sconfitto e sottomesso le tribù dei Cumani, una popolazione turca stabilitasi a nord del Mar Nero. Alcuni Cumani però erano fuggiti e si erano rifugiati nel Regno di Ungheria. Quando Béla IV d'Ungheria si era rifiutato di consegnare i Cumani, Subedei, il comandante delle truppe tataro-mongole in Europa, si era così accinto a preparare un piano per invadere l'Ungheria e la Polonia. Dopo aver saccheggiato gran parte del territorio polacco, i Tataro-mongoli si scontrarono il 9 aprile con le forze polacche guidate da Enrico II il Pio, Duca di Slesia, nella Battaglia di Legnica: Enrico è ucciso e le sue forze si disperdono, mentre i Tataro-mongoli si dirigono a sud per congiungersi con le altre armate tataro-mongole che combattono in Ungheria. Appena due giorni dopo le armate del sud sconfiggono gli Ungheresi nella Battaglia di Mohi, costringendo la famiglia reale a fuggire. Nonostante l'Ungheria non fosse ancora affatto pacificata, i Tataro-mongoli marciarono in direzione di Vienna, probabilmente con l'intenzione di invadere la Germania in inverno, ma proprio allora giunse a Batu la notizia della morte del gran khan Ogedei, suo zio. A questo punto l'invasione è interrotta e Batu torna in Mongolia per l'elezione del nuovo gran khan. In seguito, l'Orda d'Oro sarà impegnata su altri fronti e così nessuno penserà più di tentare nuovamente una grande campagna per conquistare l'Europa occidentale.

Nel 1.242 - I Russi, guidati da Aleksandr Nevskij, sconfiggono i Cavalieri Portaspada Teutonici sul lago Peipus.

- Le prime prove di armi simili a cannoni risalgono al XII secolo, quando diversi stati della Cina svilupparono in modo più o meno indipendente armi da fuoco derivate dai fuochi artificiali già diffusi dal X secolo. La Cina si trovava sotto pressione da parte di tribù nomadi dei territori limitrofi, che spesso sconfinavano con razzie o vere e proprie conquiste. Tra queste popolazioni vi furono tangut, khitan, manciù e soprattutto i mongoli. La tecnologia cinese raggiunse un buon grado di avanzamento, sviluppando per prima la tecnica del cannone a mitraglia (caricato con piccoli oggetti, in funzione anti-fanteria) e dell'uso navale del cannone. Nell'XII secolo la Cina attraversò un periodo di frazionamento politico e scontri, che causò una rapida evoluzione degli armamenti. Queste armi da fuoco, che inizialmente comprendevano frecce propulse a razzo, razzi con catene chiodate e pentole esplosive, ed in seguito arrivarono a comprendere veri e propri cannoni e pezzi di artiglieria, furono usate dai difensori cinesi durante le invasioni mongole, e contribuirono in modo determinante alla difesa dell'impero. In seguito, i mongoli acquisirono alcune rudimentali tecniche legate a queste armi, e le portarono con sé nella loro marcia verso l'Europa e il Medio Oriente durante il XIII secolo. Questo primo contatto fu uno stimolo per lo sviluppo delle nuove armi da fuoco soprattutto in Europa, dove nel XV secolo l'uso della polvere da sparo comincerà a diventare significativo, gettando le basi per la fine della guerra di cavalleria.

- Il khan Batu stabilisce la sede dell'Orda d'Oro a Saraj, sul Volga.
Territori del khanato dell'Orda d'Oro
con la capitale, Saraj, sul Volga. Da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Kh
anato_dell%27Orda_d%27Oro
#/media/File:Golden_Horde
_1389.svg
C'è chi dice che il khanato chiamato "Orda d' Oro" prendesse il nome dalla tenda del khan Batu, completamente dorata e ricamata d'oro. La capitale era Saraj sul Volga ed il territorio andava dalla foce del Danubio verso nord, lungo i Carpazi fino al golfo di Finlandia; a settentrione costeggiava l' Ob per giungere infine al mar Caspio e al mar Nero. Il centro dell'impero mongolo si trovava in Mongolia, in particolare a Karakorum, dove il gran khan aveva la sua corte. Il conquistatore della Russia, Batu, non era un sovrano indipendente, ma governava l Orda d'Oro come una provincia di un impero in cui tutti i khan dipendevano dal gran khan. Le divergenze col potere centrale si accentuarono nei decenni successivi per la conversione delle popolazioni mongole occidentali - conosciute in Europa come tatari o, storpiando, tartari - all'islamismo a scapito del cristianesimo nestoriano o dello sciamanesimo dei Mongoli. Caratteristica del regime mongolo era la tremenda pressione fiscale. Ogni principe russo riceveva un investitura (Jarlyk) per governare e doveva accettare un supervisore (baskak), qualsiasi rivolta veniva repressa brutalmente da truppe di occupazione al cui acquartieramento doveva provvedere lo stesso principe. Nel frattempo i tataro-mongoli si divisero in orde distinte: la Grande Orda, ovvero ciò che rimaneva dell' originario Khanato, tra Don e Dniepr, poi l'Orda di Crimea e quella di Kazan. Solo verso la fine del XIV secolo il principato di Mosca, da tempo in grande ascesa grazie alla sua efficenza nel riscuotere tributi per conto dei mongoli, dava inizio alla riscossa russa, che si concretizzerà con Ivan III nella seconda metà del secolo seguente; ma si dovrà attendere suo figlio, Ivan IV il Terribile, per assestare finalmente il colpo finale alla Grande Orda d'Oro.  

Il 180° papa: Innocenzo IV
Nel 1.243 - Sinibaldo Fieschi dei Conti di Lavagna (1195 circa - 1254) è eletto papa (il 180°) con il nome di Innocenzo IV. Se a proposito di Innocenzo III si pensa alla teocrazia, Innocenzo IV fu il primo vero papa teocratico, e la sua preoccupazione eminente fu quella religiosa; soltanto in funzione di questa si spiegano i suoi gesti in campo politico. Solo dopo questa precisazione si può inquadrare nei suoi giusti termini la concezione innocenziana del potere spirituale e la sua teologia del primato papale; non s'incontreranno novità dottrinali nel vero senso della parola, ma un'inusitata energia nell'affermazione dei diritti della sede romana ed una più consapevole dimostrazione delle basi che li giustificano. Egli ribadì anzitutto l'idea che la preminenza del papa nella Chiesa è fondata sul passo evangelico di Matteo, dato che esso consacrava il posto del primo pontefice e giustificava tutte le prerogative che vennero poi formulate a favore dei successori: «Il primato della sede apostolica, che Iddio ha stabilito, è provato dalle testimonianze dei Vangeli e degli Apostoli; da esse derivano le costituzioni canoniche che asseriscono concordemente che la Chiesa romana è sopra le altre come maestra e madre»; «come uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini, così Gesù Cristo volle che nella sua Chiesa uno solo fosse il capo di tutti»; «Cristo mise a capo di tutti uno solo che ordinò suo vicario in terra perché, come a lui si piega ogni ginocchio, così a quello tutti ubbidiscano affinché vi sia un solo ovile ed un solo pastore». Da qui in poi il papa è il vicario (colui che fa le veci di un suo superiore) di Cristo stesso.

Bulgaria, Impero Latino con relativi
Principato e Ducati, i tre stati
bizantini Dispotia dell'Epiro,
Impero di Nicea e Impero di
Trebisonda e il Sultanato
selgiuchide di Rûm nel 1230.
-sultani selgiuchidi, che riuscirono con successo a respingere le Crociate, devono soccombere all'avanzata dei Tataro-Mongoli, di cui diventano vassalli e, nonostante gli sforzi di scaltri amministratori per preservare l'integrità dello Stato, il potere del sultanato si disintegra nella seconda metà del XIII secolo per scomparire definitivamente nel primo decennio del XIV. Il Sultanato di Rûm o Sultanato di Iconio (dal nome delle due capitali succedutesi nel tempo: Nicea e Iconio, oggi İznik e Konya), fu il primo impero turco d'Anatolia, creato dalla dinastia dei turchi Selgiuchidi. Il termine "Rūm" deriva dalla parola araba usata per Impero Romano. I Selgiuchidi chiamarono le terre del loro sultanato Rūm perché fu stabilito su terre a lungo considerate "romane" (romee), o bizantine. Il sultanato prosperò, particolarmente tra il tardo XII e il XIII secolo, quando prese ai bizantini porti strategici sulle coste del Mar Mediterraneo e del Mar Nero. Nell'Anatolia i Selgiuchidi favorirono il commercio con un programma di costruzione di caravanserragli, che facilitarono l'afflusso di beni dall'Iran e dall'Asia Centrale ai porti. Nacquero commerci molto intensi, specialmente con i genovesi in questo periodo. L'accresciuto benessere permise al sultanato di assorbire altri stati turchi stabilitisi in Anatolia dopo la battaglia di Manzicerta (combattuta il 26 agosto 1071 tra l'esercito del sultano selgiuchide Alp Arslān e quello bizantino dell'imperatore Romano IV Diogene): i Danishmendidi, i Saltukidi (Saltuklu) e gli Artuqidi.

Nel 1.246 - Avviene l’"Anschluss" (collegamento, nel senso di annessione) della Provenza. Beatrice, ereditiera della contea, viene fatta sposare a Carlo d’Angiò, parente del re di Francia. Le città provenzali si rifiutano di riconoscere il nuovo sovrano per timore di perdere le proprie libertà municipali. Carlo “pacifica” ad una ad una, naturalmente con le armi, Arles, Aix, Marsiglia… La resistenza Provenzale dura, comunque, dieci anni.

Cartina dell'Europa nel 1250, con:
Borgogna (Burgundia), Impero
Germanico, Boemia, Slesia, Regno
d'Italia con i Comuni in giallo, Stato
della Chiesa, territori di Venezia ormai
resasi autonoma da Costantinopoli;
Impero e Regno di Sicilia sotto
il controllo degli Hohenstaufen.
Nel 1.248 - In febbraio Federico II  Hohenstaufen subisce una grave sconfitta nella battaglia di Parma ad opera di Gregorio da Montelongo. Federico II Hohenstaufen (Jesi, 26 dicembre 1.194 - Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1.250) è stato re di Sicilia, duca di Svevia, re di Germania, imperatore del sacro romano impero e re di Gerusalemme.
Federico II
Hohenstaufen
Napoli, Palazzo
Reale.
Apparteneva alla famiglia sveva degli Hohenstaufen e discendeva per parte di madre dalla dinastia normanna degli Altavilla, regnanti di Sicilia. Conosciuto con gli appellativi "stupor mundi" (meraviglia o stupore del mondo) o puer Apuliae (fanciullo di Puglia), con intento dispregiativo attribuitogli dagli intellettuali tedeschi durante la lotta per il titolo imperiale contro Ottone di Brunswick, maturo cavaliere guelfo. Il suo regno fu fortemente contrastata dalla Chiesa. La sua corte fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica. Federico nacque il 26 dicembre 1.194 da Enrico VI (a sua volta figlio di Federico Barbarossa I di Svevia) e da Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II il Normanno, a Jesi, nella Marca anconitana, mentre l'imperatrice stava raggiungendo a Palermo il marito, incoronato appena il giorno prima, il giorno di Natale, re di Sicilia. Data l'età avanzata, nella popolazione vi era un diffuso scetticismo circa la gravidanza di Costanza, perciò fu allestito un baldacchino al centro della piazza di Jesi, dove l'imperatrice partorì pubblicamente, al fine di fugare ogni dubbio sulla nascita dell'erede al trono. Federico era un valido candidato a Imperatore del Sacro Romano Impero, che comprendeva le corone di Germania, Italia e di Borgogna. Questi titoli assicuravano diritti e prestigio, ma non davano un potere effettivo, mancando in quegli stati una solida compagine istituzionale controllata dal sovrano. Tali corone davano potere solo se si era forti, altrimenti sarebbe stato impossibile far valere i diritti regi sui feudatari e sui Comuni italiani. Il 28 settembre 1.197 Enrico VI (il padre) moriva e il 17 maggio del 1.198 Costanza fece incoronare il figlio re di Sicilia a soli quattro anni. Costanza morì il 27 novembre dello stesso anno, dopo averlo posto sotto la tutela del nuovo papa, Innocenzo III, ed aver costituito a favore del papa un appannaggio di 30.000 talenti d'oro per l'educazione di Federico. 
Arma o stemma degli
Hohenstaufen, ora
stemma dello stato
federale tedesco del
Baden-Württemberg,
che occupa gran parte
dell'antica Svevia, in
tedesco Schwaben.
Il 26 dicembre 1.208 Federico, compiendo il quattordicesimo anno di età esce dalla tutela papale assumendo il potere nelle sue mani. Su consiglio del pontefice, nell'agosto del 1.209 sposa la venticinquenne Costanza d'Aragona, vedova del re ungherese Emerico, che non aveva ancora compiuto quindici anni. In Germania, nel frattempo, dopo la morte di Enrico VI nessuno era più riuscito a farsi incoronare imperatore. Due erano i rivali che puntavano al titolo imperiale vacante: il primo era appunto Filippo di Svevia, fratello minore di Enrico VI, eletto re dai principi tedeschi nel 1198 e incoronato a Magonza mentre il secondo era Ottone di Brunswick, figlio minore del duca di Baviera e Sassonia Enrico il Leone, eletto anch’egli re da alcuni principi tedeschi che si opponevano all’elezione dell' Hohenstaufen e incoronato ad Aquisgrana. Gli aggettivi "Guelfo" e "Ghibellino" risalgono proprio a questa lotta per la corona imperiale tra la casata bavarese-sassone dei Welfen (pronuncia velfen, da cui la parola guelfo) con quella sveva degli Hohenstaufen, signori del castello di Waiblingen (anticamente Wibeling, da cui la parola ghibellino). Ottone poteva inoltre contare sull’appoggio del re d’Inghilterra Giovanni I, che era suo zio e di papa Innocenzo III, mentre Filippo, a sua volta, poteva contare sull’appoggio del re di Francia Filippo II Augusto. La situazione si risolse solo nel 1.208 quando Filippo di Svevia fu assassinato per motivi personali e Ottone ebbe campo libero. Il 4 ottobre del 1.209 a Roma, Innocenzo III incorona imperatore Ottone IV ma nonostante le numerose promesse, l'imperatore Ottone IV, richiamandosi all’antiquum ius imperii, rivendica il dominio sull’Italia intera. Finalmente il 9 dicembre 1.212 Federico viene incoronato nel duomo di Magonza dal vescovo Sigfrido III di Eppstein. Il 5 giugno 1.224, all'età di trent'anni, Federico istituisce con editto formale, a Napoli, la prima universitas studiorum statale e laica della storia d'Occidente, in contrapposizione all'ateneo di Bologna, nato come aggregazione privata di studenti e docenti e poi finito sotto il controllo papale e favorisce anche l'antica e gloriosa scuola medica salernitana
Augustale di Federico II (1231).
Federico II, con l'ausilio del suo fidato notaio Pier delle Vigne, emana nel 1.231 le Constitutiones Augustales (note anche come Costituzioni di Melfi o Liber Augustalis), codice legislativo del Regno di Sicilia, fondato sul diritto romano e normanno, tra le più grandi opere della storia del diritto. Durante la fallimentare crociata del 1.217-1.221 (la quinta) Federico si era ben guardato da aiutare i crociati, avendo più a cuore la pace con il sultano d'Egitto i cui territori erano così vicini alla Sicilia e con il quale era in rapporti di amicizia diplomatica. Nella primavera 1.228, Federico decide di partire per la Terrasanta (nella sesta crociata) e ottiene successo grazie a un accordo con il sultano ayyubide al-Malik al-Kamil, nipote di Saladino. Nel novembre 1.237 Federico coglie una notevole vittoria sulla Lega Lombarda a Cortenuova, conquistando il Carroccio che invia in omaggio al papa. L'anno successivo il figlio Enzo (o Enzio) sposò Adelasia di Torres, vedova di Ubaldo Visconti, giudice di Torres e Gallura e Federico lo nominò Re di Sardegna. Dopo la morte di Gregorio IX, subentrato a Innocenzo III, venne eletto papa Goffredo Castiglioni, che prese il nome di Celestino IV, che morì subito dopo. Infine il conclave che si tenne ad Anagni elesse papa il genovese Sinibaldo Fieschi che prese il nome di Innocenzo IV. Dal 1.245 gli eventi iniziarono a precipitare. Gli Elettori tedeschi trovarono un nuovo imperatore (in realtà "re di Roma", titolo che preludeva alla nomina di imperatore) in Enrico Raspe, margravio di Turingia, che il 5 agosto 1.246 sconfisse nella battaglia di Nidda il figlio di Federico, Corrado (tuttavia, l'anno successivo, il Raspe morì). Nel febbraio del 1.248 Federico subì una grave sconfitta nella battaglia di Parma ad opera di Gregorio da Montelongo. Dopo un assedio durato oltre sei mesi i parmigiani, approfittando dell'assenza dell'imperatore che era andato a caccia nella valle del Taro, uscirono dalla città e attaccarono le truppe imperiali, distruggendo la città-accampamento di Vittoria. L'imperatore riuscì a stento a rifugiarsi a San Donnino, da dove raggiunse poi la fedele alleata Cremona. L'anno seguente il figlio Enzo, battuto nella battaglia di Fossalta, fu catturato dai bolognesi che lo tennero prigioniero fino alla morte (1.272). Poco dopo Federico subì il tradimento (o credette di subirlo) di uno dei suoi più fidati consiglieri, Pier delle Vigne (celebre in un passo dell'Inferno di Dante). La vittoria militare del figlio Corrado sul successore di Raspe, Guglielmo II d'Olanda avvenuta nel 1.250, non portò alcun vantaggio per Federico, il quale nel dicembre dello stesso anno morì a causa di un attacco di dissenteria.
Castel del Monte.
Nel suo testamento nominava suo successore il figlio Corrado, ma il papa non solo non riconobbe il testamento ma scomunicò pure Corrado (che morì quattro anni dopo di malaria, nel vano tentativo di ricuperare a sé il regno di Sicilia). Federico cadde probabilmente vittima di un'infezione intestinale dovuta a malattie trascurate, durante un soggiorno in Puglia; secondo Guido Bonatti, invece, fu avvelenato. Egli, difatti, qualche tempo prima aveva scoperto un complotto, in cui fu coinvolto lo stesso medico di corte. Le sue condizioni apparvero immediatamente gravi, tanto che si rinunciò a portarlo nel più fornito Palatium di Lucera e la corte dovette riparare nella domus di Fiorentino, un borgo fortificato nell'agro dell'odierna Torremaggiore, non lontano dalla sede imperiale di Foggia. Fra le tante opere che commissionò, nei pressi di Andria è presente la costruzione più affascinante voluta dall'imperatore, Castel del Monte.

Nel 1.249 - Inizia la Settima Crociata. La situazione nel vicino oriente negli anni precedenti era stata caratterizzata dalla sempre più massiccia avanzata dei Mongoli di Gengis Khan, che nella loro catastrofica progressione verso occidente avevano investito con tutta la loro forza il pur potente regno del Khwārezm (l'antica Corasmia, attuale regione uzbeka) distruggendo nel 1.219 quanto era stato creato dalla dinastia dei Khwārezmshāh. Jalal al-Din Mankubirni (o Mangburni), figlio dell'ultimo sovrano dell'Impero corasmio ʿAlāʾ al-Dīn Muhammad, nel tentativo di ridar vita al regno paterno, si mise alla testa di nutrite bande di Corasmi, percorrendo con loro in armi le regioni medio e vicino-orientali per depredarle o per offrirsi in qualità di mercenari ai vari signorotti. Il sultano della dinastia ayyubide, fondata da Saladino, era al-Malik al-Kāmil, ben noto per il suo accordo con Federico II di Svevia (che va sotto il nome di Sesta crociata) e per il suo romanzato incontro con San Francesco d'Assisi che valse comunque all'Ordine dei Francescani da lui creato la Custodia di Terrasanta. Quando era ancora principe, al-Sālih Ayyūb, figlio di al-Malik al-Kāmil, aveva cominciato a comperare schiavi per farne soldati (Mamelucchi, dall'arabo mamlūk, "schiavo") e ad arruolare sbandati Corasmi per potersene servire per i suoi ambiziosi ma inconfessati fini, guadagnandosi il logico sospetto del padre che lo relegò precauzionalmente nei periferici soggiorni sorvegliati siriani di Hisn Hayfa. Quando il padre, morendo, indicò per succedergli l'altro suo figlio al-ʿĀdil II Abū Bakr, al-Sālih Ayyūb riuscì a sovvertire la designazione paterna e con i suoi Corasmi e Mamelucchi, a diventare infine nel 1.240, dopo un iniziale rovescio e un'ulteriore segregazione di sei mesi in Siria (ad al-Karak), nuovo Sultano di Egitto e Siria. Nel 1.244 la soldataglia Corasmia fu lanciata da al-Sālih Ayyūb contro i suoi parenti ayyubidi siriani, conseguendo appieno il fine prefissato ma, a dispetto della realizzata conquista del potere da parte del Sultano ayyubide, le bande Corasmie rimasero nelle aree mesopotamiche e siriane settentrionali, pronte a far valere, grazie alla loro supremazia militare, la loro prepotente ingordigia ed a impadronirsi di quanto a loro faceva gola. Non mancarono ovviamente assoldamenti di costoro da parte dei più deboli principotti ayyubidi che rimanevano (sia pure in posizione di sostanziale subordinazione militare) a governare i loro possedimenti siriani. Tuttavia queste bande Corasmie furono capaci (che ciò sia dipeso da inattuate promesse di questo o quell'Ayyubide, o dalla loro incontenibile pulsione predatoria), di occupare e depredare la città di Gerusalemme nel 1.245, non senza dar luogo a efferatezze (come nel caso delle macabre riesumazioni delle spoglie degli antichi re crociati nella Basilica del Santo Sepolcro) e al massacro di 30.000 cristiani. La notizia di tutto ciò sconvolse la Cristianità e durante il concilio di Lione vennero esaminati tutti questi fatti: la perdita di Gerusalemme, l'invasione mongola che aveva già abbattuti diversi regni islamici ed anche il conflitto tra impero e papato per la Sicilia. Federico II venne scomunicato per la seconda volta e quindi, quando si decise di organizzare una nuova spedizione crociata in Terrasanta, l'organizzazione ed il comando furono affidati a Luigi IXre di Francia. Luigi IX di Francia, destinato dopo la morte alla beatificazione, aveva già fatto voto di prendere la croce durante una grave malattia, prima ancora della caduta di Gerusalemme. Dopo il 1.245 iniziò a reclutare soldati ed invitò i suoi fratelli e altri principi con i loro vassalli a farsi crociati e a partire per l'Outremer. Cercò inoltre di convincere anche gli altri sovrani occidentali, ma con scarsi risultati: solo Enrico III di Inghilterra permise che la crociata fosse predicata nel suo regno e solo nel 1.249 permise che 200 cavalieri vi partecipassero. Luigi cercò anche di rappacificare papa ed imperatore, ma nessuno dei due fu disposto a mettere a disposizione delle truppe, per cui questa crociata rimase  totalmente francese. Il re francese salpò il 25 agosto 1.248 dal porto di Aigues-Mortes alla volta dell'Egitto e con lui vi furono i fratelli Roberto I d'Artois, Alfonso III di Poitiers e Carlo d'Angiò, i duchi di Bretagna e di Borgogna e molti altri nobili con un esercito di 15.000 uomini circa. La sua scelta della meta era sensata, perché in Europa era ben chiaro che la forza dei musulmani risiedeva non tanto nelle depredate regioni siriane quanto al Cairo, dove aveva appunto eretto la propria capitale la dinastia fondata da Saladino. A metà del 1.249 la flotta crociata sbarcò dunque a Damietta, sul delta del fiume Nilo. Nei pressi si ergeva la città di al-Mansūra, allora capitanata da un promettente ufficiale mamelucco, Baybars.
Settima Crociata: re Luigi IX
nell'attacco a Damietta.
Superate le deboli difese di Damietta, i Crociati si bloccarono davanti ad al-Mansūra, rifiutando sdegnosamente un'accomodante proposta del sultano ayyubide di scambiare l'importante porto di Damietta con Gerusalemme (che per i musulmani, all'epoca, non rivestiva soverchia importanza e che, comunque gli Ayyubidi pensavano, o speravano, di poter riconquistare in un futuro non troppo lontano). L'ambizioso sovrano francese urtò però contro le imprendibili mura di al-Mansūra e le inusuali capacità di resistenza di Baybars, che sperava, come infatti avvenne, di ricevere rinforzi determinanti dall'Emiro ayyubide Fakhr al-Dīn ibn al-Shaykh. Questi, impegnato in Siria contro gli Ospedalieri ad ʿAsqalān (Ascalona), dopo avere sconfitto i suoi esigui avversari giunse nel delta del Nilo e, accerchiate a sua volta le forze crociate, ne impose la resa. Inutile fu un tentativo di resistenza di Luigi IX, mentre la dissenteria prendeva a mietere vittime non minori dello scorbuto e del tifo, il sovrano francese, ammalatosi e curato da un valente medico arabo, fu addirittura catturato, e venne liberato dalla moglie solo dopo il difficile pagamento di un riscatto di 800.000 bisanti d'oro, che i Templari furono letteralmente obbligati ad anticipargli. Luigi IX trascorse altri quattro anni in Terra Santa, nell'inutile tentativo di rianimare Outremer, al termine dei quali dovette però tornare nel suo regno, senza aver ottenuto altro risultato se non quello, abbastanza insignificante, di un avvicinamento fra il Principato di Antiochia e la monarchia armena della Cilicia.

Bologna - Palazzo Re Enzo,
dove venne tenuto prigioniero
il re svevo, adiacente a
 Piazza Maggiore.
- Il 26 maggio 1.249, in località Fossalta, fra Modena e Bologna, le truppe di re Enzo di Hohenstaufen furono sorprese ai fianchi dalla cavalleria bolognese e costrette a ritirarsi precipitosamente; alle porte di Modena, Enzo fu disarcionato dai nemici e catturato insieme a milleduecento fanti e quattrocento cavalieri. Rinchiuso prima nei castelli di Castelfranco e Anzola dell'Emilia, fu poi condotto il 24 agosto a Bologna e imprigionato nel nuovo palazzo del comune adiacente a Piazza Maggiore, chiamato poi Palazzo Re Enzo. Enzo di Hohenstaufen, anche conosciuto come re Enzo di Sardegna (Cremona, 1.220 - Bologna, 14 marzo 1.272), fu re del Regno di Torres dal 1.241 al 1.272 e vicario imperiale nell'Italia centro-settentrionale per conto del padre, l'imperatore Federico II. La casata bolognese dei Bentivoglio vantava discendenze da Enzo di Sardegna.Enzo era il figlio naturale di Federico II di Svevia e di Adelaide di Urslinghen. I suoi genitori si sarebbero conosciuti nel castello di Hagenau, una delle residenze preferite dall'imperatore del Sacro Romano Impero, ma si ritiene che possa essere nato nella ghibellina Cremona dove la madre potrebbe aver preso residenza. Il suo vero nome, Heinrich, venne abbreviato in Heinz (lat. Encius, italianizzato in Enzio o, in maniera scorretta, in Enzo), per distinguerlo dal fratellastro Enrico, primogenito legittimo e figlio di Costanza d'Aragona. Molto bello e intelligente, fu - col fratellastro Manfredi - prediletto dal padre, che di lui ebbe a dire: ”nella figura e nel sembiante il nostro ritratto”. Soprannominato il Falconetto per la grazia e il valore, amava, come il padre, la falconeria e aveva numerosi interessi culturali. Dopo essere stato investito cavaliere a Cremona (1.238), nell'ottobre di quell'anno sposò per interessi dinastici Adelasia, vedova del giudice di Torres e Gallura, divenendo nominalmente rex Turrium et Gallurae e in realtà solo signore del Logudoro, benché il padre imperatore lo ritenesse re di Sardegna. Il papa Gregorio IX, che aveva la giurisdizione dell'Isola, scomunicò per questa nomina Federico II e iniziò così una lunga serie di battaglie che Enzo fronteggiò da protagonista e per cui venne anch'egli scomunicato. Enzo, che si era stabilito a Sassari in un palazzo che più tardi sarà conosciuto come la domus domini regis Henthii, in Sardegna restò soltanto pochi mesi. Fu richiamato dall'isola dal padre, che il 25 luglio 1.239 lo nominò vicario imperiale (Sacri Imperii totius Italiae legatus generalis): il giovane re diveniva così figura di riferimento dei ghibellini italiani e protagonista dello scontro che infuriava nell'Italia centrosettentrionale tra l'Impero, i Comuni e il Papato. Strappò alla Chiesa le città della Marca d'Ancona (Iesi, Macerata, Osimo) che i papi avevano incamerato durante la minore età di Federico II; si rivolse poi ai comuni guelfi di e Romagna e nel 1.240 partecipò all'assedio di Ravenna e a quello di Faenza. Il 3 maggio 1.241, col supporto delle flotte pisana e siciliana, catturò nei pressi dell'isola del Giglio i cardinali francesi e inglesi che erano stati convocati a Roma da papa Gregorio IX per il Concilio che avrebbe dovuto deporre l'imperatore. Nel 1.242 fu impegnato in una serie di scorrerie nel Milanese e nel Piacentino; ferito ad una coscia, si ritirò a Cremona e da qui proseguì le sue campagne in Lombardia: nel 1.243 si recò a Vercelli, poi in soccorso di Savona assediata dai genovesi, quindi avanzò minaccioso verso Milano e infine, col fratellastro Manfredi, verso Piacenza. Nel frattempo a Lione papa Innocenzo IV deponeva Federico II e scomunicava ancora una volta il re Enzo (7 luglio 1.245). L'imperatore decise allora di attaccare Milano: durante uno scontro vittorioso a Gorgonzola Enzo fu catturato e rinchiuso, ma venne presto liberato dalle truppe imperiali. L'anno dopo compì ancora scorrerie nel Piacentino e nel Piemonte. Nel 1.247, mentre Federico assediava Parma, Enzo ebbe il compito di controllare i movimenti dei guelfi nella pianura padana e assediò, assieme alle truppe di Ezzelino da Romano, il castello di Quinzano, presso Verolanuova, per poi abbandonarlo. Ma nel febbraio 1.248, alla notizia della sconfitta di Vittoria ritornò a Cremona e assunse la podesteria della città: in quel tempo sposò una nipote di Ezzelino da Romano, di cui si ignora il nome. Nel febbraio 1.249 assediò ed espugnò il castello di Rolo. Poi, in primavera, avendo i guelfi di Bologna attaccato Modena, si mosse in soccorso della città, dirigendosi verso il fiume Panaro. Il 26 maggio 1.249 in località Fossalta le sue truppe furono sorprese ai fianchi dalla cavalleria bolognese e costrette a ritirarsi precipitosamente; alle porte di Modena, Enzo fu disarcionato dai nemici e catturato insieme a milleduecento fanti e quattrocento cavalieri. Rinchiuso prima nei castelli di Castelfranco e Anzola dell'Emilia, fu poi condotto il 24 agosto a Bologna e imprigionato nel nuovo palazzo del comune adiacente a Piazza Maggiore, che poi fu detto per questo Palazzo Re Enzo. Mentre buona parte dei prigionieri otteneva la libertà dietro il pagamento di un riscatto, per Enzo la prigionia si trasformò in reclusione a vita: i bolognesi infatti rifiutarono irritualmente qualsiasi proposta di riscatto da parte dell'imperatore. Malgrado fosse costretto alla prigionia, gli fu concessa una vita abbastanza agiata, allietata dalla poesia e dalla compagnia delle dame. In questo periodo, secondo una recente ipotesi, Enzo avrebbe curato personalmente la redazione in sei libri del "De arte venandi cum avibus" di Federico II, lo splendido manoscritto conservato a Bologna nella Biblioteca Universitaria e databile alla seconda metà del XIII secolo. Dopo ventitré anni di prigionia morì a Bologna il 14 marzo 1.272 e fu sepolto presso la basilica di San Domenico. Il sepolcro ebbe varie peripezie finché fu demolito e disperso: oggi si conserva solo un cenotafio settecentesco. Dalle sue unioni ebbe un figlio, Enrico, e dall'unione con una certa Frascha ebbe Elena, che andò in sposa al conte Ugolino della Gherardesca. A Bologna ebbe altre due figlie naturali, Maddalena e Costanza. Si attribuiscono comunemente a Enzo quattro componimenti (due canzoni, un sonetto e un frammento probabilmente di canzone), riconducibili alla tradizione poetica della scuola siciliana, ascritti dai manoscritti che li tramandano a Rex Hentius, Rex Enso, lo re Enzo:
          Alegru cori, plenu             Alla Puglia, terra forse agognata dalla lontana prigionia, dedicò alcuni versi:                    di tutta beninanza,                                               Và, canzonetta mia...       
          suvvegnavi s'eu penu                                                Salutami Toscana
       per vostra inamuranza;                                           quella ched è sovrana
        ch'il nu vi sia in placiri                                          in cüi regna tutta cortesia:
    di lassarmi muriri talimenti,                                         e vanne in Puglia piana,
ch'iu v'amo di buon cori e lialmenti.                                    la magna Capitana,
                                                                                là dov'è lo mio core nott'e dia.
Nel 1.250 - Muore Federico II Hohenstaufen.

Miniatura raffigurante la
Crociata dei Pastori.
Nel 1.251 - Crociata dei Pastori è il nome di due insurrezioni popolari che fecero parte delle crociate popolari iniziate senza l'appoggio dei governanti e spesso rivolte proprio contro di loro. Queste crociate sono datate 1.251 e 1.320. Durante la Settima Crociata, Luigi IX di Francia (San Luigi) prese Al-Mansura, ma le sue armate, vittime di un'epidemia di peste o secondo le ultime ricerche di dissenteria, di tifo e di scorbuto, si trovò intrappolato. Re Luigi fu fatto prigioniero con due suoi fratelli nel 1.250. Quando questa notizia giunse in Occidente provocò incredulità e rivolte, poiché il re sembrava non godere più dell'appoggio divino. La risposa al crescente malcontento venne da predicatori popolari, in particolare un certo Job o Jacob o Jacques, carismatico monaco ungherese dell'ordine cistercense soprannominato Maestro d'Ungheria, che diceva di aver ricevuto dalla Vergine Maria una lettera in cui affermava che i governanti, ricchi e orgogliosi, non potevano riprendere Gerusalemme, ma che solo avrebbero avuto successo i poveri, gli umili e i pastori, i pastoureaux (pastorelli). L'orgoglio della cavalleria, diceva la lettera, era dispiaciuto a Dio. Da ciò il nome di "Crociata dei Pastori". L'appello solenne ebbe luogo a Pasqua 1.251, quando migliaia di pastori e contadini presero la croce, marciando verso Parigi, armati d'asce, coltelli e bastoni. Furono 30.000 ad Amiens, forse 50.000 a Parigi, dove Bianca di Castiglia, madre del re Luigi IX, li ricevette ed in un primo momento li sostenne. Il movimento era però troppo pericoloso sul piano sociale e religioso per essere accettato dai governanti: esso accusava abati e prelati di cupidigia ed orgoglioprendendosela anche con la Cavalleria, accusata di disprezzare i poveri e di trarre profitto dalle crociate. Vi furono diversi conflitti con il clero in diverse città (Rouen, Orléans, Tours). Molti aderenti al movimento erano criminali e quando le città ed i villaggi non vollero più sostentarli, iniziarono a saccheggiare e distruggere persino chiese e luoghi sacri. Così Papa Innocenzo IV li scomunicò e convinse la regina Bianca a mandare le truppe reali contro i crociati. In un primo momento riuscirono a scappare, arroccandosi a Bourges, dove continuarono le violenze, indirizzatesi ora verso gli ebrei, ma nei pressi di Villeneuve-sur-Cher vennero uccisi o fatti prigionieri, insieme al Maestro d'Ungheria stesso che perse la vita negli scontri. Altri sconti si ebbero in tutta la Francia, per esempio a Bordeaux, dove Simone V di Montfort represse la crociata. Il movimento si estese in Renania e nel nord Italia. Le repressioni furono delle più feroci e solo alcuni riuscirono a scappare sino a Marsiglia, dove si imbarcarono per Acri in cui si unirono poi ai Crociati.

Nel 1.255 - Con la morte di Batu, il khanato dell'Orda d'Oro viene ereditato dal figlio e diventa uno Stato indipendente, con capitale Saraj. Inoltre i khan succeduti a Bantu cominceranno ad utilizzare per sé stessi il titolo di gengis khan ("signore universale"), creando diversi problemi con gli altri discendenti di Temujin (il nome di Gengis Khan). L'Orda d'Oro perde molto rapidamente la sua identità mongola: la maggior parte della sua popolazione è di origine turca, uzbeca ed altri popoli altaici. Rapidamente il nomadismo cede il passo alla sedentarizzazione e Saraj diviene una grande e prospera metropoli. L'Orda, sempre a seguito dell'influenza dei popoli assoggettati adotta la religione islamica abbandonando le originali credenze animistiche dei Mongoli. Possiamo distinguere due periodi nella dominazione tataro-mongola della Russia:
- una fase di distruzione politica, economica, culturale, morale, (1223-1255),
- una fase di pacificazione, e in alcuni casi persino di collaborazione (1255-1380), fino alla conquista di Tamerlano. La politica nei confronti di principi e principati era abbastanza semplice: i Tataro-mongoli si limitavano alla riscossione delle imposte e alla leva militare, ma non si intromettevano nelle lotte fra principati.

- Tra il 1255 e il 1270 la Repubblica di Venezia si scontra duramente con Genova nella guerra di San Saba per riaffermare il proprio predominio nei mercati levantini, mentre la riconquista bizantina di Costantinopoli, modificando nuovamente l'assetto politico dell'Oriente, fornirà presto l'occasione per nuovi scontri tra le marinerie italiane.

Nel 1.260 - Presso gli arabi di Spagna vengono usati rudimentali cannoni. In seguito agli scambi culturali e soprattutto alla migrazione delle popolazioni mongolichei cannoni fecero la loro comparsa nel mondo musulmano e da lì a poco in Europaverso il 1300, dove si riuscì ad ottenere la formula ancor oggi usata per la fabbricazione della polvere nera. La prima comparsa del cannone in Europa, seppure in un modello arcaico, si ha nel 1262 quando i Turchi attaccano la città di Niebla, nella comunità autonoma dell'Andalusia a 29 km da Hueiva, capoluogo della sua provincia, sulle rive del rio Tinto (José Antonio Conde, Jean de Marlès “Storia della dominazione degli arabi e dei mori in Spagna e Portogallo”, Volume II. Pag.155), dove si ha la conferma che vennero usati dai musulmani dei cannoni arcaici per attaccare la città durante l'omonimo assedio, che durò 9 mesi e che vide vincitrici le forze del re di Castiglia, Alfonso X. Questi cannoni, piccoli e portatili, furono usati principalmente per dare fuoco di supporto ai balestrieri.

- I Tataro-mongoli dell'Orda d'Oro si convertono all'Islam (tra il 1260 e il 1280), sotto i khan Berke e Mengu Timur, per un motivo squisitamente politico: allearsi con i Mamelucchi egiziani contro l'Ilkhanato di Persia.

Nel 1.261 - Costantinopoli ridiventa capitale dell'impero bizantino con la sua riconquista da parte dei niceni (i greco-bizantini dell'impero di Nicea) e ha termine l'impero latino. Il vittorioso assedio di Costantinopoli del 1204 da parte dei crociati, partiti per liberare la Terrasanta ma convinti dalla Repubblica di Venezia a muovere guerra contro i bizantini, aveva provocato la frammentazione ed il caos nel vecchio Impero Romano d'Oriente. Tra gli staterelli nati da questa frammentazione emerse l'impero di Nicea, destinato a ripristinare la sovranità bizantina su Costantinopoli. Retto dalla famiglia dei Paleologi, l'impero niceno resistette agli attacchi dei turchi selgiuchidi del sultanato di Rûm in Asia Minore, poi sottomessi dai Mongoli nel 1243 ed affrontò i latini in Grecia.

I viaggi dei Polo, di Pipino da verona
comm - Opera propria, CC BY-SA 3.0
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Da: https://it.wikipedia.org/wiki
/Marco_Polo#/media/File:
VIAGGI_POLO_OK.jpg
 
- Marco Polo (Venezia, 15 settembre 1254 - Venezia, 8 gennaio 1324) è stato un viaggiatore, scrittore, ambasciatore e mercante italiano.
Le 1000 lire del 1982 con Marco Polo.
La sua famiglia apparteneva al patriziato veneziano. Insieme al padre Niccolò e allo zio Matteo viaggiò a lungo in Asia percorrendo la Via della seta e attraversando tutto il continente asiatico fino a raggiungere la Cina (Catai). Durante il suo viaggio, Marco Polo sarà nominato ambasciatore del khan Kublai, figlio ed erede del khan Tolui, il più giovane figlio di Gengis Khan, che regnava sulle terre natie dei Mongoli, il Khanato Chagatai, nell'Asia Centrale. Le cronache del viaggio e della permanenza in Estremo Oriente furono trascritte in francese antico da Rustichello da Pisa durante la sua prigionia a Genova; raccolte sotto il titolo di "Divisiment dou monde" (Devisement du monde), le sue memorie di viaggio divennero note, in seguito, come "il Milione". Le sue descrizioni dell'Asia hanno ispireranno Cristoforo Colombo.

Dante Alighieri.
Nel 1.265 - A Firenze nasce Dante Alighieri.
Il giorno della nascita del "Sommo Poeta", autore della "Divina Commedia", è incerto, ma si ipotizza che Dante Alighieri o Alighiero, battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri, noto anche con il solo nome di Dante, possa essere nato fra il 22 maggio e il 13 giugno. A seguito del suo schieramento con i Guelfi Bianchi fu condannato all'esilio, al rogo se fosse rientrato a Firenze e alla distruzione di tutto ciò che possedeva (in Firenze). La condanna fu emanata in contumacia, mentre Dante era a Roma e perciò non tornò mai più Firenze. In seguito fu ospitato in varie famiglie e corti romagnole finché trovò asilo a Ravenna, alla corte di Guido Novello da Polenta, signore della città. Qui morì il 13 settembre 1321, a 56 anni, dopo essere rientrato a Ravenna da un'ambasceria a Venezia e aver contratto la malaria passando dalle paludose Valli di Comacchio.

Ottava Crociata: i francesi
davanti alle mura di Tunisi.
Nel 1.270 - Inizia l'Ottava Crociata, diretta contro i domini musulmani in Africa settentrionale. Guidata da re Luigi IX, sotto pressione di papa Clemente IV, lo scopo dichiarato della spedizione sarebbe stata la conversione forzata dei regnanti di Tunisi per far sì che essi si alleassero con i Franchi nella guerra contro i Mamelucchi di Baybars, attaccandone i loro confini occidentali, confinanti coi domini hafsidi di Muhammad I al-Mustansir. La crociata partì da Aigues Mortes nel luglio del 1.270. Il re sbarcò a Tunisi assieme al fratello Carlo d'Angiò; ma l'assedio si prolungò molto e la peste e la dissenteria decimarono l'esercito, e uccisero lo stesso re. Carlo d'Angiò prima di tornare in Sicilia con i resti della sua spedizione, concluse un trattato con il Califfo musulmano di Tunisi, grazie al quale otteneva il possesso di Malta e di Pantelleria.

Carta della Nona Crociata con in
giallo i movimenti delle truppe
mamelucche di Baybar che
affrontarono sia i Franchi, in
verde, che i Mongoli, in rosso.
Nel 1.271 - Si combatte la Nona Crociata, solitamente considerata l'ultima Crociata medievale ad essere stata condotta contro i musulmani in Terra Santa. Per molti storici non si tratta di una crociata a sé stante, ma la continuazione della precedente, in cui Edoardo I d'Inghilterra giunse a Tunisi troppo tardi e non riuscì dunque a soccorrere Luigi IX di Francia. Così Edoardo, insieme al fratello di Luigi IX, Carlo d'Angiò re di Sicilia, proseguì verso Acri, capitale di quel che restava del Regno di Gerusalemme. I due giunsero a destinazione nel 1.271, proprio mentre il sultano mamelucco Baybars stava ponendo sotto assedio Tripoli del Libano, l'ultimo territorio rimasto della Contea di Tripoli. Tre anni prima, nel 1.268, Baybars aveva conquistato Antiochia, ultimo possedimento del Principato d'Antiochia e, dopo aver costruito la prima flotta mamelucca, proprio nel 1.271 era sbarcato a Cipro, mettendo sotto assedio Ugo III di Cipro (formalmente re di Gerusalemme). La sua flotta venne tuttavia distrutta. Edoardo, in realtà, fece ben poco: si limitò infatti a negoziare una tregua di undici anni tra Ugo (appoggiato dai cavalieri della famiglia Ibelin di Cipro) e Baybars, sebbene questi avesse inizialmente tentato di assassinarlo inviandogli alcuni suoi uomini con la scusa di voler ricevere il battesimo cristiano. Viene, inoltre, negoziato il libero accesso dei pellegrini a Gerusalemme. Edoardo tornò in Inghilterra nell'anno seguente, il 1.272, per essere incoronato re dopo la morte del padre Enrico III. Durante la crociata, Edoardo fu accompagnato da Teobaldo Visconti, destinato a diventare papa nel 1.271 con il nome di Gregorio X. Lo stesso Gregorio proclamò una nuova crociata (sarebbe stata la decima) durante il Concilio di Lione nel 1.274, ma il suo appello rimase inascoltato. Carlo, tuttavia, tentò di approfittare della disputa tra Ugo III, i Cavalieri templari e i Veneziani nel tentativo di prendere il controllo di Acri. Dopo aver acquistato i diritti di Maria d'Antiochia al trono di Gerusalemme, attaccò Ugo III, nominalmente ancora re di Gerusalemme. Fu così che nel 1.277 Ugo da San Severino prese Acri per conto di Carlo. Successivamente, Venezia invocò una nuova crociata contro Costantinopoli (dopo quella del 1.203 - 1.204), dove Michele VIII Paleologo aveva da poco ristabilito l'autorità dell'impero bizantino. Nel 1.281 il papa Martino IV diede la sua approvazione a tale impresa: i francesi di Carlo sbarcarono a Durazzo e da lì proseguirono per terra, mentre i Veneziani scelsero la strada del mare. Tuttavia, dopo i Vespri Siciliani del 31 marzo 1.282 istigati da Michele VIII, Carlo si vide costretto a rientrare. Questa, comunque, fu l'ultima spedizione intrapresa contro Bizantini o musulmani in Oriente. Nel 1.291, quando alcuni cristiani attaccarono una carovana siriana provocando la morte di 19 mercanti musulmani, il sultano mamelucco Khalīl (al-Malik al-Ashraf) richiese un risarcimento per questo incidente. Visto che le sue richieste rimasero inascoltate, il Sultano decise di porre sotto assedio Acri, ultimo avamposto crociato in Terra Santa, lo stesso anno. La città cadde dopo 43 giorni di resistenza. Dopo il massacro di 60.000 prigionieri, Khalīl continuò nella sua conquista della Palestina, cancellando qualsiasi traccia del dominio crociato.

Dal 1.272 - Inizia la casata dei Borboni. Il Borbonese (in francese Bourbonnais, in occitano Borbonés o Barbonés) è un'antica provincia della Francia, oggi corrispondente al dipartimento dell'Allier ed a parte dello Cher. Nel 1272, Beatrice di Borgogna (1258-1310), dama di Borbone, sposò Roberto di Francia (1256-1318), conte di Clermont, figlio del re San Luigi, dando inizio alla grande casata dei Borboni che guidò il Regno di Francia a partire da Enrico IV. 

Aquila bicipite, a due teste, dell'impero
romano d'oriente. "Byzantine eagle"
di Colossus - Colossus. Con licenza
CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia
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wikimedia.org/wiki/File:Byzantine_
eagle.JPG#mediaviewer/File:Byzantine
_eagle.JPG -
Nel 1.273 - Gli Asburgo ottengono la dignità imperiale. La Casa d'Asburgo (o Absburgo, italianizzazione dal tedesco Habsburg o Hapsburg), è una delle più importanti ed antiche case regnanti in Europa. Il nome deriva da Habichtsburg (il "Castello dell'Astore") in Argovia, (Aargau, in Svizzera) che fu sede della famiglia nel XII e XIII secolo. I suoi membri sono stati reggenti in Austria come duchi (1.282-1.453), arciduchi (1.453-1.804) e imperatori (1.804-1.919); re di Spagna (1.516-1.700); re di Portogallo (1.580-1.640); e per molti secoli imperatori del Sacro Romano Impero (dal 1.273 al 1.291 e dal 1.298 al 1.308 e infine, quasi ininterrottamente, dal 1.438 fino al 1.806). Il motto della dinastia è A.E.I.O.U., in genere interpretato come Austriae est imperare orbi universo ("spetta all'Austria regnare sul mondo"). L'aquila bicipite è, in araldica, l'aquila con due teste separate fin dal collo e rivolte una verso destra ed una verso sinistra. Generalmente la si pone nel capo d'oro, detto capo dell'Impero. Infatti l'aquila bicipite identifica l'unione di due imperi. L'aquila bicipite fu adottata come stemma imperiale per la prima volta dall'imperatore romano Costantino I, detto il Grande, e rimase poi come stemma nell'Impero romano d'oriente fino all'ultima dinastia di imperatori bizantini: quella dei Paleologi. Oggi, la Chiesa ortodossa greca usa l'aquila bicipite come eredità dei bizantini. Lo stesso stemma fu poi usato dagli Arsacidi, re d'Armenia, e più avanti dagli Asburgo, imperatori d'Austria, e dai Romanov, zar di tutte le Russie. Anche i re di Serbia, i principi di Montenegro, e l'eroe albanese della resistenza contro i turchi ottomani, Giorgio Castriota Scanderbeg, adottò l'aquila bicipite come emblema. L'aquila bicipite fu adottata anche in Oriente, per il regno di Mysore nell'India. Secondo alcuni autori una testa rappresenta l'Occidente e l'altra l'Oriente, in particolare le due metà dell'Impero bizantino, una in Europa e una in Asia. La questione delle origini della dinastia degli Asburgo è assai controversa poiché, data la sua antichità, si perde nella notte dei tempi e una sua sicura ricostruzione è difficoltosa. Purtuttavia, ponendo come ormai certo capostipite il Conte di Alsazia Guntram il Ricco, i suoi più sicuri antenati sono considerati gli Eticonidi, discendente da Eticone d'Alsazia. Con Werner II conte di Alsazia, figlio di Radbod e nipote di Guntram, apparve per la prima volta la denominazione della Casa d'Asburgo, da un castello fatto costruire in Argovia da Werner, chiamato Habichtsburg, da cui Hapsburg o Habsburg. Werner I acquisì il titolo di conte di Asburgo, dopo il 1.082. Nel 1.273, con Rodolfo I, gli Asburgo guadagnarono la dignità imperiale, ottenendo l'Austria, la Stiria e la Carniola; la nomina però non fu riconosciuta da Ottocaro II di Boemia che contestò la cessione delle regioni reclamate dall'Imperatore. Allora lo scontro fu inevitabile, ed ebbe la meglio Rodolfo I, che riuscì a strappare al rivale il possesso della Marca Orientalis. Dal sud-ovest della Germania, la famiglia estese poi la sua influenza ed i suoi possedimenti nei territori del Sacro Romano Impero verso est, nell'odierna Austria (1.278-1.382). In poche generazioni, la famiglia riuscì ad impossessarsi del trono imperiale, che tenne in distinti periodi (1.273-1.291 e 1.298-1.308, 1.438-1.740 e 1.745-1.806). Il figlio di Rodolfo I, Alberto I, divenuto nel 1.298 re dei romani, consolidò i propri domini; così in poche generazioni la famiglia riuscì ad impossessarsi del trono imperiale, che fino al 1740 tenne quasi ininterrottamente e che, dopo il breve interregno di Carlo VII di Wittelsbach, passò alla neonata dinastia degli Asburgo-Lorena. Al figlio di Alberto I, succedettero Alberto III dalla Treccia e Leopoldo III il Prode, con i quali la famiglia si divise in due linee ereditarie. La linea albertina si estinse con Ladislao il Postumo nel 1.457; mentre quella leopoldina perdurò negli anni. Federico I di Stiria, nipote di Leopoldo III e imperatore col nome di Federico III (1.452-1.493), riunì i vari possedimenti asburgici sotto un'unica bandiera ed elevò l'Austria ad Arciducato, grazie ai documenti passati alla storia con il nome di Privilegium maius.

"Vespri siciliani" di Francesco Hayez,
1821. Da: https://commons.wiki
media.org/wiki/File:Francesco_
Hayez_022.jpg#media%20viewer
/File:Francesco_Hayez_022.jpga
Nel 1.282 - Si combattono a Palermo i Vespri siciliani, un evento storico che darà avvio a una serie di guerre chiamate "guerre del Vespro" per la conquista della Sicilia, conclusesi con il trattato di Avignone del 1372. Dopo la morte di Corrado Hohenstaufen, la sconfitta di Manfredi a Benevento e la decapitazione a Napoli, il 29 ottobre 1.268, dell'ultimo e pericoloso pretendente svevo, Corradino  Hohenstaufen, il Regno di Sicilia era stato definitivamente assoggettato al sovrano francese Carlo I d'Angiò. Papa Clemente IV, che il 6 gennaio 1.266 aveva già incoronato Carlo re di Sicilia e sperava così di poter estendere la propria influenza all'Italia meridionale senza dover subire i veti precedentemente imposti dagli svevi, dovette rendersi conto che gli angioini avrebbero perseguito una politica aggressivamente espansionistica: conquistato il meridione d'Italia, le mire di Carlo volgevano infatti già ad Oriente ed a quel che restava dell'impero bizantino. In Sicilia la situazione si era fatta particolarmente critica per una generalizzata riduzione delle libertà baronali e, soprattutto, per una opprimente politica fiscale. L'isola, da sempre fedelissima roccaforte sveva, che dopo la morte di Corradino aveva resistito ancora per alcuni anni, era ora il bersaglio della rappresaglia angioina. Gli Angiò si mostrarono insensibili a qualunque richiesta di ammorbidimento ed applicarono un esoso fiscalismo, praticando usurpazioni, soprusi e violenze. Va segnalato a tal proposito che Dante, che nel 1.282 aveva solo 17 anni, nell'VIII canto del Paradiso, indicherà come Mala Segnoria il regno angioino di Sicilia. I nobili siciliani e in particolare il diplomatico Giovanni da Procida riponevano le proprie speranze in Michele VIII Palaeologo, imperatore bizantino già in contrasto con Carlo I d'Angiò; in Papa Niccolò III, che si era dimostrato disponibile ad una mediazione, ed in Pietro III d'Aragona. Il re d'Aragona, in particolare, era guardato con favore perché sua moglie Costanza, in quanto figlia di Manfredi e nipote di Federico II, risultava l'unica pretendente legittima della casa di Svevia; tuttavia il sovrano aragonese era impegnato nella riconquista di quella parte della penisola iberica ancora in mano agli arabi. Alla fine del 1.280, in concomitanza con la morte di papa Niccolò III e con la guerra che impegnava il Paleologo contro una coalizione di cui facevano parte veneziani ed angioini, i baroni siciliani ruppero gli indugi organizzando una sollevazione popolare che desse un segno tangibile della loro determinazione, convincendo l'unico interlocutore rimasto, Pietro d'Aragona, ad accorrere finalmente in loro aiuto. In quel mentre avveniva l'elezione del papa di origini francesi Martino IV che, eletto proprio grazie al determinante sostegno degli Angiò, si mostrò fin dall'inizio insensibile alla causa dei siciliani. Nell'instabile panorama politico della fine del XIII secolo, la rivolta siciliana, intrecciando l'opposizione al potere temporale dei papi al contenimento dell'inarrestabile ascesa dei loro vassalli angioini, innescherà nel Mediterraneo un vero e proprio conflitto internazionale: da una parte Carlo I d'Angiò, sostenuto da Filippo III di Francia e dai guelfi fiorentini, oltreché dal papato; dall'altra Pietro III d'Aragona, appoggiato da Rodolfo d'Asburgo, da Edoardo I d'Inghilterra, dalla fazione ghibellina genovese, dal Conte Guido da Montefeltro e da Pietro I di Castiglia, oltreché, più tiepidamente, dalle Repubbliche marinare di Venezia e di Pisa. Tutto ebbe inizio in concomitanza con la funzione serale dei Vespri del 30 marzo 1.282, lunedì dell'Angelo, sul sagrato della Chiesa del Santo Spirito, a Palermo. A generare l'episodio fu - secondo la ricostruzione storica - la reazione al gesto di un soldato dell'esercito francese, tale Drouet, che si era rivolto in maniera irriguardosa a una giovane nobildonna accompagnata dal consorte, mettendole le mani addosso con il pretesto di doverla perquisire. A difesa di sua moglie, lo sposo riuscì a sottrarre la spada al soldato francese e a ucciderlo. Tale gesto costituì la scintilla che dette inizio alla rivolta. Nel corso della serata e della notte che ne seguì i palermitani - al grido di "Mora, mora!" - si abbandonarono a una vera e propria "caccia ai francesi" che dilagò in breve tempo in tutta l'isola, trasformandosi in una carneficina. I pochi francesi che sopravvissero al massacro vi riuscirono rifugiandosi nelle loro navi, attraccate lungo la costa. Si racconta che i siciliani, per individuare i francesi che si camuffavano fra i popolani, facessero ricorso a uno shibboleth (parola o espressione che, per le sue difficoltà di suono, è molto difficile da pronunciare per chi parla un'altra lingua o un altro dialetto), mostrando loro dei ceci («cìciri», nella lingua siciliana) e chiedendo di pronunziarne il nome; quelli che venivano traditi dalla loro pronuncia francese (sciscirì), venivano immediatamente uccisi. Dopo Palermo fu la volta di Corleone, Taormina, Messina, Siracusa, Augusta, Catania, Caltagirone e, via via, tutte le altre città. Successivamente, gli insorti richiesero il sostegno del Papa Martino IV, affinché appoggiasse l'indipendenza dell'isola e la patrocinasse; tuttavia, il pontefice era stato eletto al soglio papale grazie all'appoggio dei suoi connazionali francesi e pertanto non accolse le richieste degli isolani, bensì appoggiò l'azione repressiva degli angioini. Carlo I d'Angiò tentò invano di sedare la rivolta con la promessa di numerose riforme; alla fine decise di intervenire militarmente. Si susseguirono una serie di guerre. Infatti Carlo I nel maggio successivo inviò in Sicilia una flotta con 24.000 cavalieri e 90.000 fanti per sedare la rivolta dei siciliani. I nobili siciliani allora offrirono la corona di Sicilia a Pietro III d'Aragona, marito di Costanza, ultima degli Svevi, figlia del defunto Re Manfredi. Carlo fu sconfitto nel settembre 1.282 e, fece ritorno a Napoli, lasciando la Sicilia nelle mani di Pietro III. Ebbe inizio così un ventennale periodo di guerre tra gli angioini e gli aragonesi per il possesso dell'isola.

- Re Edoardo I d'Inghilterra, nipote di Giovanni d'Inghilterra, che aveva fra l'altro conservato anche le terre ed il titolo di duca di Aquitania, sconfigge Llywelyn ap Gruffudd e conquista il Galles nel 1282, mentre nel 1301 crea il titolo di Principe del Galles per il suo figlio maggiore, il futuro Edoardo II d'Inghilterra. Edoardo II lascierà il trono al figlio Edoardo III d'Inghilterra il quale avanzerà delle pretese sul trono di Francia che condurranno alla Guerra dei Cent'anni (1337-1453). L'esito della guerra sarà però sfavorevole agli inglesi, che verranno sconfitti e manterranno solo la sovranità sulla città di Calais.

Nel 1.286 - L'inglese Ruggero Bacone costruisce i primi occhiali.

La Valacchia in Romania da: http://
www.terraeasfalto.it/romania-trans
ilvania-maramures-e-tutto-
quello-che-verra/
Nel 1.290 - Alla fine del XIII secolo, dalla confusione lasciata nei Balcani quando l’Impero Romano d’Oriente lentamente si sbriciolava, emergeva la Valacchia (attualmente nella Romania) come nuovo soggetto politico. Una leggenda dice che Negru-Vodă, un principe rumeno di stirpe turco-cumana, venne dal sud della Transilvania (da Făgăraș) e fondò il nuovo principato di Valacchia (Vlahia o Țara Româneascǎ), che diventerà uno stato di fatto indipendente nel 1330 sotto Basarab I (1310 - 1352). C'è chi suppone come Negru-Vodă e Basarab I fossero in realtà la stessa persona.

Monumento a Guglielmo
Tell ad Altdorf, da: https://
commons.wikimedia.org/
wiki/File:Wilhelm_Tell_
Denkmal_Altdorf_um
_1900.jpeg
Nel 1.291 - Nasce la Confederazione Elvetica. Con Vecchia Confederazione si indicano le varie forme assunte dalla Confederazione Elvetica tra il 1291 (anno dell'alleanza tra Uri, Svitto e Untervaldo) e il 1798 (anno dell'invasione delle truppe napoleoniche e creazione della Repubblica Elvetica). Il testo del primo accordo del 1291, tuttavia, afferma di rinnovare «con il presente accordo l'antico patto pure conchiuso sotto giuramento» e che fosse «opera onorevole ed utile confermare, nelle debite forme, i patti della sicurezza e della pace», patti dei quali si è però persa ogni traccia. Da ciò si presume che l'effettiva nascita dell'antica confederazione sia d'epoca ancora precedente a quella convenzionale. Secondo la leggenda, Guglielmo Tell nacque e visse a Bürglen nel Canton Uri, a ridosso del massiccio del San Gottardo. Tell, padre di famiglia, cacciatore abile nell'uso della balestra, il 18 novembre 1307 si recò nel capoluogo regionale, Altdorf. Mentre passava sulla pubblica piazza, ignorò il cappello imperiale fatto fissare in cima ad un'asta, alcuni mesi prima, dal balivo (Balivo, dal latino baiulivus, forma aggettivale di baiulus, "portatore", è il nome di un funzionario, investito di vari tipi di autorità o giurisdizione, presente soprattutto nei secoli passati in numerosi paesi occidentali, principalmente europei) Albrecht Gessler, l'amministratore locale degli Asburgo. Il cappello, simbolo dell'autorità imperiale, doveva assolutamente essere riverito da chiunque passasse. Chi non s'inchinava rischiava la confisca dei beni o addirittura la morte. Siccome Tell non aveva riverito il cappello, si ritrovò nei guai. Il giorno dopo venne citato in piazza; davanti a tutti dovette giustificare il suo agire. In cambio della vita, il balivo Gessler gli impose la prova della mela che, posta sulla testa del figlioletto Gualtierino, avrebbe dovuto essere centrata dalla freccia della sua balestra. La prova riuscì a Tell ma, nel caso qualcosa fosse andato storto, Guglielmo aveva nascosto una seconda freccia sotto la giacca, pronta per il tiranno. Questo costò a Tell la libertà: egli venne arrestato e portato in barca verso la prigione di Küssnacht. Improvvisamente sul lago si scatenò una tempesta e i suoi carcerieri liberarono Tell, abile timoniere, per farsi aiutare. Arrivati vicino alla riva, a metà strada tra Altdorf e Brunnen, Tell con un balzo saltò dalla barca sulla riva e, con una possente spinta, rimandò l'imbarcazione verso il largo. Il terzo giorno, presso Küssnacht, nascosto dietro ad un albero ai lati della «Via cava» che dal Gottardo conduce a Zurigo, Tell si vendicò uccidendo Gessler. Secondo la tradizione, il 1º agosto del 1308 avvenne così la liberazione della Svizzera originaria. Il popolo, venuto a conoscenza delle gesta di Tell, insorse assediando i castelli e cacciando per sempre i balivi dalle loro terre. Inoltre l'arciere avrebbe partecipato alla battaglia di Morgarten a fianco dei Confederati (Uri, Svitto e Untervaldo), conclusasi con la vittoria di questi ultimi contro gli Asburgo nel 1315. Guglielmo Tell visse nel rispetto e nell'ammirazione delle genti fino all'estate del 1354, quando, a causa di una tempesta, l'eroe elvetico sacrificò la sua vita per aiutare un bambino trascinato dal torrente Schächen in piena. Il primo riferimento all'eroe leggendario appare in un manoscritto del 1470, il Libro bianco di Sarnen, compilato dal dotto cavaliere provinciale Hans Schriber per raccogliere cronache e dati storici sulla Confederazione Elvetica. Un'altra fonte per le sue imprese è la Canzone della fondazione della Confederazione, composta da un poeta anonimo e pubblicata per la prima volta nel 1545, la quale racconta la nascita della Confederazione elvetica e cita l'impresa di Guglielmo Tell che, secondo questa fonte, sarebbe stato annegato nel lago di Lucerna dal malvagio Gessler. Ma l'opera più completa che presenta la storia di Tell è la Chronicon helveticum del 1550, opera dello storico Aegidius Tschudi. Lo storico precisa che Tell sarebbe morto annegato nel 1354, ma non perché uccise il balivo, bensì per salvare un bambino caduto nelle fredde acque del fiume Schächen. L'episodio è anche raffigurato in un affresco del 1582 conservato nella cappella di Bürglen, il villaggio nel cantone dal quale era originario Tell.

- Il sultano turco
mamelucco d'Egitto al-Ashraf Khalil, nel 1291 conquista San Giovanni d'Acri, ultima roccaforte cristiana in Oriente.

- Dal 1.291 Serbia e Bulgaria mantengono relazioni amichevoli con matrimoni fra le rispettive case regnanti. Nel 1296 l'imperatore bulgaro Smilets dà in sposa la figlia Teodora al futuro zar serbo Stefan Uroš III Dečanski. La sorella di Dečanski, Anna Neda era sposata a sua volta con l'imperatore bulgaro Michele III Shishman. Tuttavia, la crescita del regno serbo alla fine del tredicesimo e primo quattordicesimo secolo destò serie preoccupazioni nelle corti reali di Tărnovo (capitale bulgara) e Costantinopoli, infatti mentre entrambi gli imperi avevano numerosi problemi esterni e interni, i serbi si espandevano nel nord della Macedonia.

Giulio C. Bedeschini:
Celestino V, museo
de l'Aquila, da: https:
Nel 1.294 - Il 5 luglio, Celestino V, nato Pietro Angelerio (o secondo alcuni Angeleri), detto Pietro da Morrone e venerato come Pietro Celestino (1209/1215 - 19 maggio 1296), è papa, il 192º della Chiesa cattolica, in carica dal 29 agosto al 13 dicembre 1294. È stato il sesto papa, dopo Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX e Gregorio VI a rinunciare al papato. Il 4 aprile 1292 moriva papa Niccolò IV e nello stesso mese si riunì il conclave per eleggere il nuovo papa, che in quel momento era composto da soli dodici porporati, fra cui Benedetto Caetani (il futuro Bonifacio VIII. Numerose furono le riunioni dei padri cardinali nell'Urbe, ma il sacro collegio non riusciva a far convergere i voti necessari su nessun candidato. Sopravvenne inoltre un'epidemia di peste che indusse allo scioglimento del conclave e nel corso dell'epidemia il cardinale francese Cholet fu colpito dal morbo e morì, per cui il Collegio cardinalizio si ridusse ad 11 componenti. Passò più di un anno prima che il conclave potesse nuovamente riunirsi, perché un profondo disaccordo si era creato circa la sede in cui convocarlo (Roma o Rieti). Finalmente il 18 ottobre 1293 si riuscì a trovare una soluzione sufficientemente condivisa, stabilendo la nuova sede nella città di Perugia. I porporati però non riuscivano ad eleggere il nuovo papa, per la frattura che si era creata tra i sostenitori dei Colonna e gli altri cardinali e il permanere della sede vacante aumentava il malcontento popolare che si manifestava attraverso disordini e proteste, anche negli stessi ambienti ecclesiastici. Si giunse così alla fine del mese di marzo del 1294, quando i cardinali dovettero registrare un evento che stimolò la conclusione dei lavori del conclave. Erano in corso, in quei giorni, le trattative tra Carlo II d'Angiò, re di Napoli e Giacomo II, re di Aragona, per sistemare le vicende legate all'occupazione aragonese della Sicilia, avvenuta all'indomani dei cosiddetti vespri siciliani, del 31 marzo 1282. Poiché si stava per giungere alla stipula di un trattato, Carlo d'Angiò aveva necessità dell'avallo pontificio, la qual cosa era impossibile, stante la situazione di stallo dei lavori del Conclave. Spinto da questa esigenza, il re di Napoli si recò, insieme al figlio Carlo Martello, a Perugia dove era riunito il Conclave, con lo scopo di sollecitare l'elezione del nuovo Pontefice. Il suo ingresso nella sala dove era riunito il Sacro Collegio provocò ovviamente la riprovazione di tutti i cardinali e il re fu cacciato fuori, soprattutto per l'intervento del cardinale Benedetto Caetani. Questa vicenda, con molta probabilità, indusse i cardinali a prendere coscienza del fatto che si rendeva necessario chiudere al più presto la sede vacante. Nel frattempo, Pietro da Morrone aveva predetto "gravi castighi" alla Chiesa se questa non avesse provveduto a scegliere subito il proprio pastore. La profezia fu inviata al cardinale decano Latino Malabranca, il quale la presentò all'attenzione degli altri cardinali, proponendo il monaco eremita come Pontefice e alla fine, dopo ben 27 mesi, emerse dal conclave, all'unanimità, il nome di Pietro Angelerio del Morrone; era il 5 luglio 1294. 

Dal 1.296 - A Firenze, i guelfi si suddividono fra bianchi e neri. Firenze, ormai stabilmente guelfa, si divise fra Bianchi, riuniti intorno alla famiglia dei Cerchi, fautori di una moderata politica filo papale, che riuscirono a governare dal 1300 al 1301 e i Neri, il gruppo dell'aristocrazia finanziaria e commerciale più strettamente legato agli interessi della chiesa, capeggiato dai Donati, che salirono al potere con l'aiuto di Carlo di Valois, inviato dal papa Bonifacio VIII. « Queste due parti, Neri e Bianchi, nacquono d'una famiglia che si chiamava Cancellieri, che si divise: per che alcuni congiunti si chiamarono Bianchi, gli altri Neri; e così fu divisa tutta la città » (Dino Compagni, "Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi", Libro I, 25). Le fazioni presero il nome dai due partiti in cui si divideva la città di Pistoia. Dino Compagni e Giovanni Villani raccontano come nella seconda metà del Duecento, all'interno della famiglia fosse nata una lite tra cugini a causa dell'alcol. Non senza sottolineare la proverbiale litigiosità dei Pistoiesi, i due storici fiorentini raccontano come da questione privata si arrivò a una scissione familiare in due rami e due partiti, ai quali si aggregarono gradualmente (tramite il sistema delle consorterie) altre famiglie fino ad avere la città schierata in due partiti che si facevano una strenue lotta: i Bianchi e i Neri. L'etimologia dei nomi è incerta e si pensa che prenda origine da una certa fanciulla chiamata Bianca. Quando le cariche di governo venivano ormai elette a metà tra un partito e l'altro, fu sancita la definitiva esistenza degli schieramenti. La situazione pistoiese era ben nota ai fiorentini, che vi inviavano da tempo un potestà a guidare la città, e che spesso cercavano di avvantaggiarsi da questa situazione di debolezza, intascando denari tramite magistrati poco scrupolosi, che con leggerezza assegnavano multe per le frequenti discordie, sulle cui ammende pecuniarie per legge avevano diritto ad una percentuale. A capo della fazione dei Neri c'era Simone da Pantano, amico di Corso Donati, mentre a capo dei Bianchi c'era Schiatta Amati, imparentato con i Cerchi di Firenze. Entrambi erano esponenti della famiglia Cancellieri. I contendenti o i litigiosi della famiglia che avevano creato disordini in città tra il 1294 e il 1296 vennero esiliati nella vicina città di Firenze dove gli uni, i bianchi, troveranno l'appoggio della famiglia dei Cerchi e gli altri, i neri, della famiglia dei Donati. Successivamente questa divisione si combinò con i dissapori già esistenti tra le due famiglie fiorentine e diede il nome anche alle analoghe fazioni di Firenze. Politicamente la scissione verteva su chi, pur difendendo il Pontefice, non precludeva il ritorno o la necessità dell'imperatore (cioè i guelfi Bianchi) e chi invece trovava indispensabile che il governo dovesse essere affidato al Papa poiché "misso domenici" (mandato dal signore). Nella pratica poi erano gli interessi commerciali e gli odi personali a dettare i veri andamenti di quella che divenne una vera e propria guerra civile. Anche il Machiavelli citò l'episodio nelle sue "Istorie fiorentine". Le principali famiglie di Firenze si schierarono tutte con l'una o l'altra fazione finché giunse il cardinale Matteo d'Acquasparta, legato pontificio, per risolvere la crisi; ma poiché i Bianchi rifiutarono di dimettersi dai loro incarichi, il cardinale legato lasciò la città lanciando l'interdizione su Firenze. Si crearono quindi dei disordini alla fine dei quali il Comune esiliò i principali esponenti delle due fazioni: i Neri, con messer Corso Donati, furono confinati a Castel della Pieve e i Bianchi, fra cui Dante Alighieri, a Sarzana.

Cartina dell'Europa con le aree
demografiche nel 1300, vie commerciali
Veneziane, Anseatiche e Genovesi,
e in nero le città Anseatiche.
Nel 1.297 - Per risolvere la crisi politica e diplomatica sorta tra la Corona d'Aragona e il ducato d'Angiò a seguito della Guerra del Vespro per il controllo della Sicilia, fu creato il Regno di Sardegna. L'atto di infeudazione, datato 5 aprile 1.297 affermava che il regno apparteneva alla Chiesa e veniva dato in perpetuo ai re della Corona di Aragona in cambio di un giuramento di vassallaggio e del pagamento di un censo annuo. Il Regno di Sardegna, in latino Regnum Sardiniae, Regnum Sardiniae et Corsicae fino al 1.460, fu istituito nel 1.297 (secondo altre fonti nel 1.299) da papa Bonifacio VIII in ottemperanza al Trattato di Anagni del 24 giugno 1.295. Fu conquistato territorialmente a partire dal 1.324 con la guerra mossa dai sovrani Aragonesi contro i Pisani, in alleanza col Regno giudicale di Arborea. Ebbe termine il 17 marzo 1861 con la Proclamazione del Regno d'Italia. La lunga durata della sua storia istituzionale e le varie fasi storiche attraversate fanno sì che comunemente in storiografia si distinguano tre diversi periodi in funzione dell'entità politica dominante: un periodo catalano-aragonese (1.324-1.479), uno spagnolo-imperiale (1.479-1.713) e uno sabaudo (1.720-1.861).

- A Venezia, dal 1.297, a partire dalla Serrata del Maggior Consiglio del 1297, è precluso l'accesso al governo a nuove famiglie. Essendo sopravvissuto lo Stato alla grave minaccia rappresentata dalla congiura del Tiepolo del 1310, Venezia si dà la definitiva forma di repubblica oligarchica, governata da un Patriziato mercantile. La repubblica di Venezia si espanderà nei secoli XIV, XV e XVI in molte isole e territori dell'Adriatico e del Mar Mediterraneo, venendo a comprendere per secoli quasi tutte le coste orientali dell'Adriatico (interamente noto come "Golfo di Venezia"), ma anche le grandi isole di Creta ("Candia" per i veneti dell'epoca) e Cipro, gran parte delle isole greche e del Peloponneso ("Morea" per i veneti dell'epoca). Le sue propaggini arrivano a più riprese fino al Bosforo. Il complesso di questi vasti domini insulari e costieri venne a costituire quello che i veneziani chiamavano lo stato da mar (lett. lo "stato marittimo", contrapposto ai "Domini di Terraferma" e al "Dogado").

- L'inizio del XIV secolo coincide il periodo noto come seconda Età dell'Oro della cultura bulgara in cui gli artisti e gli architetti bulgari hanno sviluppano un loro stile distintivo, fioriscono letteratura, arte e architettura . La capitale Tărnovo, considerata all'epoca una " Nuova Costantinopoli ", diventa il principale centro culturale del paese e il centro del mondo ortodosso orientale.  

Territori bizantini e belicati turchi in Anatolia nel 1300.
Da: https://it.wikipedia.org/wiki/Beilicati_turchi_d%
27Anatolia#/media/File:Anatolia1300.png
 
- Il Sultanato di Rûm o Sultanato di Nicea o Sultanato di Iconio (dal nome delle due capitali succedutesi nel tempo: Nicea e Iconio, oggi İznik e Konya), è stato il primo impero turco d'Anatolia, creato dalla dinastia dei turchi Selgiuchidi. Originariamente vassallo dell'Impero selgiuchide (collassato nel 1157) dell'Iran, il sultanato gli sopravvisse, rimanendo quale entità autonoma fino all'invasione mongola e fu attivo dal 1077 al 1307. Siccome la corte del Sultanato era molto mobile, città come Kayseri e Sivas furono a loro volta per certi periodi capitali. Al suo apogeo, il Sultanato si estendeva nell'Anatolia centrale dalla costa di Antalya-Alanya sul Mar Mediterraneo al territorio di Sinope sul Mar Nero. A est, il sultanato assorbì altri Staterelli turchi e raggiunse il Lago di Van. Il suo limite occidentale giungeva a Denizli, fin quasi il bacino del Mar Egeo. Il termine "Rūm" deriva dalla parola araba usata per Impero Romano. I Selgiuchidi chiamarono le terre del loro sultanato Rūm perché fu stabilito su terre a lungo considerate "romane" (romee), o bizantine.
Il sultanato prosperò, particolarmente tra il tardo XI e il XII secolo quando prese ai bizantini porti strategici sulle coste del Mar Mediterraneo e del Mar Nero. Nell'Anatolia i Selgiuchidi favorirono il commercio con un programma di costruzione di caravanserragli, che facilitarono l'afflusso di beni dall'Iran e dall'Asia Centrale ai porti. Nacquero commerci molto intensi, specialmente con i genovesi in questo periodo. L'accresciuto benessere permise al sultanato di assorbire altri stati turchi stabilitisi in Anatolia dopo la battaglia di Manzicerta: i Danishmendidi, i Saltukidi (Saltuklu) e gli Artuqidi. I sultani selgiuchidi riuscirono con successo a respingere le Crociate, ma nel 1243 dovettero soccombere all'avanzata dei Mongoli. I Selgiuchidi divennero vassalli dei Mongoli, e nonostante gli sforzi di scaltri amministratori per preservare l'integrità dello Stato, il potere del sultanato si disintegrò nella seconda metà del XIII secolo, e scomparve completamente nel primo decennio del XIV (1300-1310). Nei suoi ultimi decenni, il territorio del Sultanato selgiuchide di Rum vide emergere un gran numero di piccoli principati, o beylik, tra i quali c'era l'Osmanoğlu, conosciuto più tardi come Ottomano, che prese il sopravvento.

- Alla fine del Sultanato selgiuchide di Rūm (1300 circa), l'Anatolia fu divisa in una moltitudine di Stati indipendenti, i beilicati turchi d'Anatolia. A quell'epoca l'Impero bizantino, indebolito, aveva perso molte delle province anatoliche a vantaggio dei Beilicati. Uno di essi si trovava nella zona di Eskişehir, nell'Anatolia occidentale, ed era governato dal bey Osman I (da cui deriva la parola "ottomano"), figlio di Ertuğrul. Nel mito della fondazione conosciuto dalla cultura ottomana come "Sogno di Osman", il giovane Osman è ispirato dal sogno premonitore di un grande impero, rappresentato da un imponente albero le cui radici si espandono in tre continenti e i cui rami coprono il cielo; dalle radici si diramano quattro fiumi: il Tigri, l'Eufrate, il Nilo e il Danubio, e l'albero fa ombra a quattro catene montuose: il Caucaso, il Tauro, l'Atlante e i Monti dei Balcani. Una vera e propria allucinazione di Osman I, che durante il suo sultanato, estese in effetti le frontiere del proprio impero fino ai margini di quello bizantino. In questo periodo fu creato un formale governo, le cui istituzioni sarebbero cambiate molto nel corso della vita dell'impero. Il governo utilizzò il sistema dei Millet, per il quale le minoranze religiose ed etniche avevano il permesso di gestire i propri affari con margini di sostanziale autonomia.

I domini della Corona
d'Aragona nel 1385.
Nel 1.302 - La pace di Caltabellotta fu il primo accordo ufficiale di pace firmato il 31 agosto 1.302 nel castello della cittadina siciliana fra Carlo di Valois, come capitano generale di Carlo II d'Angiò, e Federico III d'Aragona; tale trattato concluse quella che viene indicata come la prima fase dei Vespri. I Vespri rappresentano una fondamentale tappa della storia siciliana: il lungo legame tra Sicilia e Aragona, che poi diverrà inclusione dell'isola nel regno unificato di fine XV secolo, nasce in questo contesto. Tale legame realizzò l'inserimento della Sicilia nel teatro mediterraneo, in cui la Corona d'Aragona rappresentava l'avversario degli Angioini e del Papa. L'isola divenne inoltre fulcro di interessi commerciali, contesi tra le potenze marittime di quel tempo (Barcellona, Genova, Firenze, Pisa, Venezia). Infine, moltissime famiglie nobili si trasferirono in Sicilia dalla penisola iberica, integrandosi con la nobiltà siciliana e finendo per costituire una componente importante della nobiltà isolana nei secoli successivi. Un altro elemento degno di considerazione è la natura particolare del regno così nato. I ceti siciliani dominanti, attraverso il governo provvisorio, avendo richiesto a Pietro di assumere la corona, si rapportarono agli Aragonesi sempre come interlocutori piuttosto che come sudditi, nel segno di una monarchia "pattista", che avrebbe dovuto tutelare e conservare le tradizioni del Regno e quindi anche la sua origine. Sotto questo aspetto, la monarchia sorta nel 1.282 differisce profondamente da quelle costituite precedentemente sull'isola dai Normanni e dagli Svevi.

Dante e il suo poema - 1465, Domenico
Michelino. Firenze, S. Maria del fiore
Dal 1.304 - Dante compone la "Divina Commedia", secondo gli studiosi, fra il 1.304 e il 1.321. Una prima edizione completa di quella che Dante intitolò, probabilmente, "Comedìa", potrebbe essere stata allestita da Iacopo, uno dei suoi figli, nel 1.322, dopo la morte del "Sommo Poeta". 

Nel 1.307 - Il re di Francia, Filippo il bello, ordina l'arresto di tutti i Cavalieri Templari e la confisca dei loro beni. Dopo la caduta di San Giovanni d'Acri nel 1.291, trecento baroni crociati, francesi e germanici, alla guida di Giovanni di Montfort (Maestro dei Templari) sbarcarono a Cipro e qui vissero come monaci eremiti (distribuiti in vari eremi), onorati e tenuti per santi dalla popolazione locale. L'Ordine, comunque, dopo la definitiva perdita degli Stati Latini in Terra Santa, si avviò al tramonto: la ragione fondamentale per la quale era nato, due secoli prima, era ormai venuta meno. Il suo scioglimento, tuttavia, non fu mosso per via ordinaria dalla Santa Chiesa, ma attraverso una serie di accuse infamanti esposte dal re di Francia Filippo IV il Bello, desideroso di azzerare i propri debiti e impossessarsi del patrimonio templare, riducendo nel contempo il potere della Chiesa. Il 14 settembre 1.307 il re inviò messaggi sigillati a tutti i balivi, siniscalchi e soldati del Regno ordinando l'arresto dei templari e la confisca dei loro beni, che vennero eseguite il venerdì 13 ottobre 13.07. La mossa riuscì in quanto fu astutamente avviata in contemporanea contro tutte le sedi templari di Francia; i cavalieri, convocati con la scusa di accertamenti fiscali, vennero tutti arrestati. Le accuse che investirono il Tempio erano infamanti: sodomia, eresia, idolatria. Vennero in particolare accusati di adorare una misteriosa divinità pagana, il Bafometto (o Banfometto, forse la storpiatura in lingua occitana di Maometto). Nelle carceri del re gli arrestati furono torturati finché non iniziarono ad ammettere l'eresia. Il 22 novembre 1.307 il papa Clemente V, di fronte alle confessioni, con la bolla Pastoralis præminentiæ ordinò a sua volta l'arresto dei templari in tutta la cristianità.

Nel 1.308 - Il 12 agosto 1.308 con la bolla Faciens misericordam furono definite le accuse portate contro il Tempio. Il re fece avviare dal 1.308 sino al 1.312, grazie anche alla debolezza di papa Clemente V, diversi processi tesi a dimostrare le colpe dei cavalieri rosso-crociati di Parigi, Brindisi, Penne, Chieti e Cipro. Nel generale clima di condanna ci fu l'eccezione rappresentata da Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna e responsabile del processo per l'Italia settentrionale: egli assolse i cavalieri e condannò l'uso della tortura per estorcere confessioni (concilio provinciale di Ravenna, 1.311).

Avignone, il palazzo dei papi.
Nel 1.309 - II papato viene trasferito ad Avignone sotto il «controllo» dei re di Francia. Dal 309 al 377 si verificherà la "cattività avignonese" dei papi, l'autoesilio ad Avignone. In precedenza papa Bonifacio VIII (1.294-1.303) aveva perseguito una decisa riaffermazione dei privilegi e del potere pontificio, sia all'interno degli Stati della Chiesa sia in ambito europeo. Tale politica lo aveva messo in contrasto da un lato con le potenti famiglie feudatarie romane (in particolare i Colonna), dall’altro con i monarchi europei e principalmente con il re di Francia Filippo il Bello. Lo scontro fu durissimo su entrambi i fronti. In ambito interno si vide il temporaneo successo del Papa, culminato con la distruzione di Palestrina, feudo dei Colonna, a cui Sciarra Colonna reagì fermamente sino al punto di oltraggiare il Pontefice con l'episodio noto come schiaffo di Anagni. Trentaquattro giorni dopo tale episodio (11 ottobre 1.303), Bonifacio VIII morì, per calcolosi renale. Il suo successore Benedetto XI (1.303-1.304) si trovò in una situazione difficile: Filippo il Bello era infatti in aperta ribellione all’autorità pontificia e minacciava sia di convocare un concilio del clero francese in cui proclamare l’autonomia della chiesa francese da Roma sia di istituire un processo post-mortem in cui far dichiarare pubblicamente Bonifacio VIII eretico, simoniaco, occultista e servitore del diavolo. I nobili romani intanto avevano iniziato di nuovo a dilaniarsi in guerre intestine che rendevano malsicura la Città eterna nonché l'incolumità del Pontefice. Benedetto XI non ebbe modo di intervenire, morendo improvvisamente a Perugia dopo solo otto mesi di pontificato. L'insicurezza di Roma suggerì al Sacro Collegio di tenere il conclave a Perugia: durò ben undici mesi. Questa lunghezza fu dovuta all'incertezza dei cardinali sulla linea che la Chiesa avrebbe dovuto seguire, e di conseguenza quale candidato eleggere: alcuni cardinali propendevano per un ritorno alla politica di forza di Bonifacio VIII, altri per una via più conciliante che, rassicurando il re di Francia, scongiurasse lo scisma gallicano ma soprattutto il processo a Bonifacio VIII; lasciare che una parte del clero (quello francese) giudicasse un Papa e lo dichiarasse eretico avrebbe costituito un pericoloso precedente. Alla fine prevalse la linea accomodante e fu eletto il francese Bertrand de Got, che prese il nome di Clemente V (1.305-1.314). Egli non era presente al conclave: si trovava infatti a Bordeaux di cui era arcivescovo. Il nuovo Papa chiese ai cardinali di raggiungerlo a Lione per l'incoronazione: non era una novità, già Callisto II era stato incoronato nella vicina Vienne.
Filippo IV il bello.
Essi acconsentirono e, dopo la cerimonia, Clemente V fece ritorno a Bordeaux. Come previsto dai cardinali, Filippo il Bello si mostrò accomodante col Pontefice, e nel 1.307 gli propose di barattare il processo a Bonifacio VIII con la distruzione dell'Ordine templare, i cui beni suscitavano l'interesse del monarca. Clemente accettò, ma si rese conto che in un simile frangente era necessario sia riaffermare l'indipendenza della Santa Sede sia tenere strettissimi contatti col sovrano francese: nel 1.309 dunque si spostò da Bordeaux (che era sotto il dominio del re di Inghilterra) ad Avignone che era proprietà dei d'Angiò, sovrani di Napoli (da cui ottenne il permesso ad insediarsi, dopo aver pagato loro la somma di 80.000 fiorini) e che si trovava assai vicino al Contado Venassino, feudo pontificio. Il Papa qui poteva sentirsi a casa propria ed allo stesso tempo era vicino ai luoghi ed ai personaggi intorno a cui si giocavano i destini della Chiesa. Oltre a queste considerazioni, le relazioni provenienti da Roma circa l'ordine pubblico sconsigliavano il ritorno del Pontefice nella sua sede storica. Se da un lato non è possibile conoscere le intenzioni di Clemente V circa il ritorno a Roma, dall'altro i molti interventi sulla Città eterna e l'Italia in generale lasciano pensare che i Pontefici considerassero transitoria la sede di Avignone.

Nel 1.312 - L'Ordine dei Cavalieri Templari è ufficialmente soppresso con la bolla Vox in excelso del 3 aprile 1.312 ed i suoi beni trasferiti ai Cavalieri Ospitalieri il 2 maggio seguente (bolla Ad providam). Jacques de Molay, l'ultimo gran maestro dell'Ordine, il quale in un primo momento aveva confermato le accuse, le ritrattò spinto da un'ultima fiammata di orgoglio e dignità, venendo arso sul rogo assieme a Geoffrey de Charnay il 18 marzo 1.314 davanti alla cattedrale di Parigi, sull'isola della Senna detta "dei giudei".

- Dopo la vittoria di Rozhanovce del 15 giugno 1312, Carlo I Martello d'Angiò riesce ad assumere il controllo del Regno d'Ungheria imponendosene Signore e padrone. Nato a Napoli l'8 settembre del 1271 e mortovi il 12 agosto del 1295, primogenito di Carlo II e di Maria Arpad d'Ungheria, Re d'Ungheria, Carlo I Martello era destinato al trono magiaro per diritto: sua madre era figlia di Stefano V e sorella di Ladislao V, ultimo rappresentante della dinastia arpade, deceduto senza prole. Formalmente eletto Re ed incoronato ad Aix nel 1292, non occupò mai realmente il trono, cui sedette Andrea III, di un ramo minore della stessa famiglia. Il titolo di Carlo, comunque, passò al figlio Caroberto, ma i venti di guerra che scossero l'Ungheria avevano preso a spirare già nella stagione degli Arpadi, quando il Regno si era esteso a Sud e ad Est dei Carpazi favorendo la nascita degli Stati cuscinetto di TartariaSerbia e Secondo Impero bulgaro

Rappresentazione dell'esecuzione
 di Jacques de Molay.
Nel 1.314 - L'ultimo Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Jacques de Molay muore sul rogo, a Parigi, per ordine del re Filippo IV (Filippo il Bello) di Francia. Da http://cedocsv.blogspot.it/2010/04/la-maledizione
-dei-templari.html di Guido Araldo: "La leggenda affascinante dei templari narra anche di una terribile maledizione lanciata dall'ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay, mentre bruciava sul rogo, la maledizione dei Templari: Dopo il tremendo colpo sferrato a sorpresa nel 1.307 dal re di Francia, lenta fu l’agonia della “Militia Templi” che nel 1.311 era praticamente finita. In Inghilterra era convinzione comune che i Templari fossero stati così denigrati e coperti d’infamia da non potersi più riscattare. A quei tempi non spettava all’accusa dimostrare la colpevolezza, ma la difesa produrre le prove dell’innocenza. A questo punto lo scioglimento dell’Ordine era inevitabile! Il 18 marzo 1.314, Jacques Molay e Goffredo di Charney, precettore di Normandia e custode della Sacra Sindone, salirono sul rogo approntato su un'isoletta della Senna a Parigi, dove ora sorge Notre Dame, con altri due alti funzionari del Tempio. Abbandonarono per sempre i loro bianchi mantelli, frettolosamente arrotolati, e furono legati a un palo, come gli eretici peggiori. Secondo una leggenda che non tramonterà mai, sul rogo il sovrano maestro dei Templari lanciò una maledizione: avrebbe chiamato Clemente V e Filippo il Bello dinanzi al Tribunale di Dio: il papa entro 40 giorni, il re entro 40 settimane. E così accadde. Clemente V morì il 20 aprile, meno di un mese dopo, il 12 aprile, a Roquemare. Una morte senza gloria: per un’infezione intestinale. Quel giorno, a piangerlo, furono soltanto i suoi parenti che aveva coperto d’oro, impunemente. Il suo pontificato fu indubbiamente il trionfo della simonia e del commercio delle cariche ecclesiastiche. Filippo “il Bello” lo avrebbe seguito il 29 novembre, otto mesi dopo: un’agonia straziante dopo una caduta da cavallo a Fontainebleau. Da quel momento cominciò a prendere piede la leggenda della maledizione templare. Si diffuse la voce che la notte successiva al rogo del De Molay un piccolo gruppo di sette “liberi muratori”, guidati da un templare, avesse raggiunto il luogo del supplizio. Un convegno misterioso. Pare che quel manipolo di audaci scagliò pugni di polvere in direzione del palazzo del re, pronunciando la terribile maledizione del Machenach: la stessa mormorata dalle labbra dei carpentieri quando fu ucciso Chiram Abiff, architetto del re Hiram di Tiro, il maestro costruttore che progettò il tempio di Salomone. Un legame misterioso legava i Cavalieri dai bianchi mantelli ai liberi muratori, che avevano per maestro il biblico architetto conoscitore dei segreti delle piramidi: un legame che aveva reso possibile, in Europa, il trionfo delle cattedrali gotiche. Un segreto custodito ermeticamente all’ombra di un’acacia sempreverde. Ad ogni modo sembrò davvero che una maledizione perseguitasse i discendenti di Filippo il Bello. Ai suoi tre figli il destino riservò una sorte infausta: morirono giovani, uno dopo l’altro. Più nessuno di loro regnava in Francia pochi anni dopo, nel 1.328. Dapprima toccò a Luigi X “l’Attaccabrighe”; poi a Filippo V “il Lungo” e infine a Carlo IV, che raggiunse suo padre nella tomba all’età di 34 anni, dopo cinque anni di regno. Con la morte di Carlo IV il trono di Francia si trovò senza eredi maschi, sebbene i tre figli di Filippo il Bello avessero giaciuto con sei mogli. A corte, a succedere ai genitori, c’erano soltanto bambine. In questo modo si estinse la secolare casata dei Capetingi. Il trono, a questo punto, spettava a Giovanna: figlia maggiore di Luigi X “l’Attaccabrighe”, ma fu prontamente esautorata dallo zio Filippo di Valois, fratello di Filippo IV “il Bello”, che si fece incoronare re con il nome di Filippo V, come se il figlio di suo fratello, “il Lungo”, che aveva preso quel nome regale prima di lui, non fosse mai esistito. Subito dopo la cerimonia dell’incoronazione il nuovo re si preoccupò di convocare un'assemblea di notabili e professori dell'Università di Parigi, i quali sancirono il suo diritto al trono in base a una legge istituita per l'occasione: la “legge salica”. Secondo questa legge una donna non poteva regnare in Francia. Un ostacolo insormontabile, per le generazioni future, alla successione femminile sul trono di Francia e, in seguito, anche su quello d'Italia. Tutto sembrava a posto, invece il sedicenne Edoardo III d'Inghilterra, figlio d’Isabella e nipote di Filippo “il Bello”, non accettò quella che definì “l’usurpazione dello zio” e fece udire la sua voce rivendicando per sé l’ambito trono di Francia. Affascinante la prospettiva! Un regno esteso dai Pirenei e dal Mediterraneo al Vallo Caledonico e all’Irlanda. Un regno potentissimo che, se attuato, avrebbe sconvolto l’Europa. E con questa rivendicazione cominciò la “Guerra dei Cent’anni”: il più lungo conflitto che la storia ricordi. 
Veramente i cavalieri dai bianchi mantelli teorizzarono l’esistenza di due Messia: Gesù e Giuda? Come pure troviamo ricorrenti i due Giovanni: il Battista, quello dell’equinozio d’estate, e l’Evangelista, quello dell’equinozio d’inverno. E vero che rinnegavano san Pietro e san Paolo, definiti eresiarchi della peggiore specie? E poi, per quale motivo la croce era vilipesa nei loro riti? Quali verità i Templari avevano scoperto a Gerusalemme? Avevano davvero elaborato una nuova teologia dualistica, neoplatonica, addirittura pagana? Domande destinate a restare senza risposte! Di certo papa Clemente V cambiò improvvisamente opinione sul loro conto: se prima esternava la sua convinzione che i cavalieri dai bianchi mantelli fossero innocenti dalle accuse ascritte, improvvisamente volle cancellare quell’ordine cavalleresco, e addirittura autorizzò le peggiori torture durante gli interrogatari, come la bruciatura dei piedi finché le ossa fossero state scoperte! Cos’era emerso di tanto pericoloso? Al di là di molte e suggestive ipotesi pare legittima l’ipotesi di una comunanza gnostica tra Albigesi, Templari e Assassini. Di certo furono sicuramente in contatto tra loro. La setta degli Ismaeliti, l’albero portante degli Assassini, conosceva sette gradi di perfezione ed era caratterizzata da una palese opposizione all’autorità dogmatica dell’Islam. Pare che anche i Templari avessero sette gradi al loro interno e avessero sviluppato un’indubbia sofferenza verso i dogmi ecclesiastici. Presso gli “onesti Companions” ai tre gradi di Apprendista, Compagno d’Arte e Maestri andavano aggiunti i quattro gradi di “purificazione”: della terra, dell’acqua, dell’aria e del fuoco. I sodalizi Templari, impregnati dalla gnosi della “Gaia Scienza d’Amore”, adottarono la segretezza dei misteri antichi e svilupparono per primi, in Occidente, le tecniche iniziatiche obliate con l’avvento del Cristianesimo, un tempo remoto in uso in Egitto, presso l’Antica Grecia e nelle scuole pitagoriche. Ad ogni modo, accantonando esoterismo e comunanza gnostica, la cancellazione dell’Ordine del Tempio avvantaggiò incommensurabilmente i banchieri toscani.

- Da “Il Santo Graal” di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, 1982 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano, da pg.68: "Tuttavia, l'Ordine non cessò di esistere. Anzi, sarebbe stato sorprendente se questo fosse accaduto, dato il grande numero dei cavalieri che erano rimasti all'estero o che erano stati assolti. Filippo aveva cercato di influenzare gli altri sovrani, nella speranza di far sì che in tutta la cristianità non rimanesse un solo Templare. Anzi, lo zelo dimostrato dal re in questa occasione è quasi sospetto. Si può capire che aspirasse a liberare i suoi domìni dalla presenza dell'Ordine; ma perché teneva tanto a sterminare anche i Templari insediati altrove? Filippo non era certamente un modello di virtù; ed è difficile immaginare che un monarca responsabile della morte di due papi fosse molto turbato da eventuali violazioni della fede. Filippo aveva semplicemente paura di essere vittima di una vendetta se l'Ordine fosse rimasto indenne fuori dalla Francia? Oppure c'era qualche altra ragione? Comunque, il suo tentativo di eliminare i Templari anche all'estero non riuscì come sperava. Il genero di Filippo, Edoardo II d'Inghilterra, ad esempio, all'inizio si levò in difesa dell'Ordine. Alla fine, sottoposto a pressioni da parte del papa e del suocero, accolse le loro richieste, ma solo in parte e senza molto impegno. Pur avendo quasi tutti i Templari in Inghilterra il tempo di fuggire, parecchi furono arrestati. Tuttavia, quasi tutti subirono lievi condanne; spesso si trattava di pochi anni di penitenza in abbazie e monasteri, dove vivevano piuttosto comodamente. Le loro terre furono assegnate ai Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni; ma personalmente non subirono le feroci persecuzioni che avevano colpito i loro confratelli in Francia. Altrove, l'eliminazione dei Templari incontrò difficoltà ancora più grandi. La Scozia, ad esempio, a quei tempi era in guerra con gli Inglesi, e la situazione caotica lasciava poche possibilità di mettere in pratica certi adempimenti legali. Perciò le Bolle papali che scioglievano l'Ordine non furono mai rese pubbliche in Scozia, e di conseguenza in Scozia l'Ordine non fu mai sciolto. Molti Templari inglesi e, sembra, anche francesi trovarono rifugio in Scozia, e si sa che un loro contingente combattè a fianco di Robert Bruce nella battaglia di Bannockburn nel 1314. Secondo una leggenda - suffragata da diverse prove - l'Ordine sopravvisse in Scozia ancora per quattro secoli. Con gli scontri del 1688-91, Giacomo II d'Inghilterra fu deposto da Guglielmo d'Orange. In Scozia, i sostenitori del sovrano Stuart insorsero e, nella battaglia di Killiekranke, combattuta nel 1689, John Claverhouse, visconte di Dundee, morì sul campo. Quando fu ritrovato il suo cadavere, si scoprì che portava la Gran croce dell'Ordine del Tempio: un'insegna che non era recente, anzi risaliva a prima del 1307 (Waite, New Encyclopaedia of Freemasonry, vol.2 pg. 223). Nella Lorena, che a quei tempi faceva parte della Germania e non della Francia, i Templari ebbero l'appoggio del duca. Alcuni furono processati ma assolti. Moltissimi, sembra, obbedirono al loro precettore, che ordinò loro di tagliarsi la barba, indossare abiti secolari e mimetizzarsi tra la popolazione. Nella Germania vera e propria, i Templari sfidarono apertamente i loro giudici, minacciando di prendere le armi. Intimiditi, i giudici li proclamarono innocenti; e quando l'Ordine fu sciolto ufficialmente, molti Templari tedeschi entrarono negli Ospitalieri di San Giovanni o nei Cavalieri Teutonici. Anche in Spagna i Templari resistettero ai persecutori e trovarono rifugio in altri ordini. In Portogallo, l'Ordine fu scagionato da un'inchiesta e si limitò a modificare il proprio nome, assumendo quello di Cavalieri di Cristo. Sotto questa nuova etichetta, continuò a esistere fino al XVI secolo, dedicandosi ad attività marinare. Vasco da Gama era un Cavaliere di Cristo, e il principe Enrico il Navigatore era Gran maestro dell'Ordine. Le navi dei Cavalieri di Cristo portavano il simbolo tradizionale della croce patente rossa. E sotto la stessa insegna le tre caravelle di Cristoforo Colombo attraversarono l'Atlantico e raggiunsero il Nuovo Mondo. In quanto a Colombo, aveva sposato la figlia di un ex Cavaliere di Cristo e aveva avuto modo di consultare le carte e i diari dello suocero. Quindi, in molti modi diversi, i Templari sopravvissero all'attacco sferrato il 13 ottobre 1307. E nel 1522 i Cavalieri Teutonici, progenie prussiana dei Templari, ritornarono alla stato laicale, ripudiarono la sottomissione a Roma e si schierarono a sostegno di un eretico ribelle che si chiamava Martin Lutero."

Nel 1.320 - Crociata dei Pastori è il nome di due insurrezioni popolari che fecero parte delle crociate popolari iniziate senza l'appoggio dei governanti e spesso rivolte proprio contro di loro. Queste crociate sono datate 1.251 e 1.320. Dopo un pellegrinaggio a Mont-Saint-Michel, gruppi di giovani contadini di Normandia furono aizzati dalle prediche infiammate di un benedettino apostata e di un prete cattolico interdetto per la sua condotta, che li convinsero della necessità di un "Viaggio Santo" per andare a combattere gli infedeli. A bande, questi pastoureaux conversero verso Parigi, dove entrarono il 3 maggio 1.320. Cinque giorni più tardi, avvertito di questo movimento incontrollato e sovversivo, Papa Giovanni XXII lanciò la scomunica contro tutti quelli che si erano investiti della croce senza autorizzazione papale. Dopo qualche pogrom (eccidi di ebrei), si fecero convincere a lasciare Parigi, reclutando al loro passaggio nuovi adepti. All'inizio di Giugno i pastoureaux attraversarono la regione di Saintonge e il Périgord, che devastarono e saccheggiarono. Sempre più numerosi entrarono in Guienna ed arrivati in Agenais si divisero in due gruppiIl primo attraversò i Pirenei seguendo il Cammino di Santiago di Compostela per continuare i loro massacri in Spagna, mentre il secondo risalì la valle della Garonna, massacrando cagots ed ebrei.
Rappresentazione
di un Cagot.
Cagots costituivano, nei territori a cavallo del confine franco-spagnolo, una parte della popolazione segregata per motivi ancor oggi abbastanza misteriosi. Nel corso dei secoli sono stati vittime di una sorta di razzismo popolare, fortemente radicato a livello locale, in genere condannato sia da parte del clero, perché i cagots erano cristiani, sia da parte dell'aristocrazia che aveva un suo buon motivo per condannare gli eccessi dei paesani su cui gravavano corvè e imposte da cui i cagots erano esentati, essendo dei paria messi al bando della società. La loro sorte infatti può essere paragonata solo con quella degli intoccabili dell'India. Il fenomeno dei Cagots riguarda soprattutto il sud-ovest della Francia (Guascogna, Paesi Baschi, valli pirenaiche) e il nord della Spagna (Navarra, Aragona). A seconda dei luoghi e dell'epoca i Cagots furono chiamati anche Chrestians o Crestias (prima del XVI secolo), Gézitans (a partire dal XVI secolo), Gahets (Bordeaux, Agenais, Landes de Gascogne), Agots (Paesi Baschi), Capots (Armagnac). «Crestias», «Chrestia» o «Christianus» è sinonimo, in bearnese, di «lebbroso», che compare nei testi verso l'anno 1.300. Il termine “Chrestians” indicava i cristiani ariani, di religione ariana, religione adottata dai Longobardi, dai Visigoti e dagli Ostrogoti. Nei testi antichi, christianus è indissociabile da lebbroso e spesso utilizzato al suo posto. Il nome presenta anche una analogia con la parola greca « cacos » che significa « cattivo », simile alla parola bretone « caqueux » dello stesso significato, ma verosimilmente e più semplicemente dal tardo latino « cagare ». L'etimologia resta dunque molto incerta. Le cronache li indicano spesso anche con le denominazioni di Caqueux, Cacous, Capos, Gaffos, termini dispregiativi che significavano lebbrosi e li si definiva anche Canard (Oche), perché dovevano portare sui loro abiti il segno di una zampa d'oca per farsi riconoscere. Si deve notare che in alcuni testi del XVI secolo, il termine cagot e i suoi equivalenti sono utilizzati come sinonimi di lebbroso. Fino alla metà del XX secolo, cagot, impiegato come un insulto, significava anche idiota del villaggio, bigotto o gozzuto. Tornando alla Crociata dei Pastori, messo al corrente della carneficina di cagots ed ebrei, Pierre Raymond de Comminge, che Papa Giovanni XXII aveva nominato arcivescovo di Tolosa, scrisse al Papa per chiedere aiuto e consiglio. Il Papa accusò il re di Francia Filippo V d'irresponsabilità e si stupì col suo legato Gaucelme de Jean «che la lungimiranza reale abbia trascurato di reprimere gli eccessi e il pernicioso esempio dei Pastoureaux, che dovremmo piuttosto chiamare lupi, rapaci e omicidi, la cui condotta offende gravemente la maestà divina, disonora il potere reale e rappresentano, per tutto il reame dei pericoli inesprimibili se non vengono fermati». Ciò non impedisce ai pastoureaux di prendere degli ebrei di Albi e di Tolosa. Quattro giorni dopo sono alle porte di Carcassonne, dove l'armata reale li attende sotto il comando di Aimeric de Cros, siniscalco di Linguadoca, con il supporto delle truppe del giovane Gastone II di Foix-Béarn, allora dodicenne. I pastoureaux furono schiacciati. I superstiti fuggirono nella regione di Narbonne. I consolati cittadini, avvertiti dal siniscalco, misero le loro città in stato difensivo. Il papa scrisse all'arcivescovo Bernard de Fargues perché facesse lo stesso. Le strade e i passaggi si chiusero e si catturarono sistematicamente vagabondi, fuggitivi e tutto ciò che sembrasse anche lontanamente un pastoureauA breve non ne restò più uno solo in Linguadoca nell'autunno del 1.320.

Dal 1.322 - Appaiono in Europa le prime armi da fuoco: i cannoni. Alcune delle prime attestazioni dell'uso delle armi da fuoco in Occidente sono italiane, provenienti da registri contabili e non da cronache più tarde, come a Mantova, dove era conservato un piccolo cannone in bronzo datato 1322, a Firenze, dove documenti del primo ventennio del XIV secolo menzionano cannoni in bronzo che sparano palle di ferro nel 1326 (tanto da essere definiti comuni e familiari dal Petrarca nel De remediis 1, 99), a Gassino Torinese nel 1327 e nel 1331 a Cividale del Friuli, seguiti dalle prime armi portatili come ad esempio lo schioppo, nel 1364. Lo storico spagnolo Juan de Mariana (1536-1623) riporta l'uso di polvere da sparo e cannoni, da parte dei musulmani, nella presa di Algeciras del 1344. Nel 1340 il re di Castiglia, Alfonso XI, dopo aver concordato l'alleanza col re del Portogallo Alfonso IV ed aver ottenuto l'appoggio della flotta aragonese, aveva organizzato la spedizione per liberare Tarifa dall'assedio dalla coalizione musulmana, Merinidi-Nasrid. Poi si fece aiutare da tutte le flotte cristiane, soprattutto da quelle di Pisa e Genova e con l'aiuto dei cavalieri di tutti i regni d'Europa, aveva posto l'assedio ad Algeciras e dopo circa due anni, nel 1344, era riuscito a conquistare la città portuale, che aveva un grande valore strategico. Alfonso XI, infine cercò di riconquistare Gibilterra, a cui pose l'assedio e dove, nel 1350, morì di peste. William H. Prescott, nel suo libro “Ferdinando ed Isabella” pone in risalto il fatto che gli spagnoli avevano acquisito la loro conoscenza della polvere da sparo dagli arabi di Granada. De Mariana riferisce che all'assedio di  Algeciras  avrebbero partecipato i conti inglesi di Derby e di Salisbury, di conseguenza Richard Watson ritiene probabile che tramite loro, le conoscenze su polvere da sparo e cannoni, fossero giunte agli inglesi, che ne fecero applicazione per la prima volta nella battaglia di Crécy del 26 agosto 1346, la prima battaglia della guerra dei cent'anni.

I giudicati sardi nel 1300.
Domini della corona
d'Aragona nel 1385.
Nel 1.324 - Per risolvere la crisi politica e diplomatica sorta tra la Corona d'Aragona e il ducato d'Angiò a seguito della Guerra del Vespro per il controllo della Sicilia, fu creato il Regno di Sardegna. L'atto di infeudazione, datato 5 aprile 1.297 affermava che il regno apparteneva alla Chiesa e veniva dato in perpetuo ai re della Corona di Aragona in cambio di un giuramento di vassallaggio e del pagamento di un censo annuo, ma sarà conquistato territorialmente a partire dal 1.324 con la guerra mossa dai sovrani Aragonesi contro i Pisani, alleati con il Regno giudicale di Arborea.
L'Angiò (Anjou), da: https://en.
 La conquista sarà a lungo contrastata dalla resistenza sull'isola dello stesso Giudicato di Arborea e poté considerarsi parzialmente conclusa solo nel 1.420, con l'acquisto dei rimanenti territori dall'ultimo Giudice per 100.000 fiorini d'oro, nel 1.448 con la conquista della città di Castelsardo (allora Castel Doria). Il Regno di Sardegna fece parte della Corona di Aragona fino al 1.713, anche dopo il matrimonio di Ferdinando II con Isabella di Castiglia, allorquando l'Aragona si legò sotto il profilo dinastico (ma non politico-amministrativo) prima alla Castiglia poi, in epoca già asburgica (dal 1.516), anche alle altre entità statuali governate da tale Casa (Contea di Fiandra, Ducato di Milano, ecc.).

- Dal 1.324, nel secolo successivo alla morte di Osman I, il dominio ottomano comincia ad estendersi sul Mediterraneo orientale e sui Balcani. Il figlio di Osman, Orhan I, conquistò la città di Bursa nel 1324 e la rese nuova capitale dello Stato ottomano. La caduta di Bursa implicò la perdita del controllo bizantino sull'Anatolia nordoccidentale. E dopo Bursa, nel 1337 fu conquistata Nicomedia. Poi, nel 1354 gli Ottomani superarono lo stretto dei Dardanelli e si espansero nella ''Rumelia'', conquistando Adrianopoli (1361), Sofia (1386) e Salonicco ai veneziani nel 1387. La vittoria ottomana in Kosovo nella battaglia della Piana dei Merli segnò il declino dell'Impero serbo e la fine del suo controllo sulla regione, aprendo la strada all'espansione ottomana in Europa. A essa seguì la conquista del regno di Bulgaria nel 1393, grazie alla quale gli Ottomani arrivarono a minacciare l'Ungheria.

Nel 1.325 - Comincia con Ivan I l'ascesa di Mosca.

Nel 1.327 - Il 13 maggio, l'imperatore bulgaro Michele III Shishman e l'imperatore romano-orientale (bizantino) Andronikos III Paleologo, firmarono un trattato contro la Serbia lanciandogli contro una campagna congiunta. La campagna inizia nel luglio del 1330, quando i bizantini invadono la Serbia da sud, ma dopo aver conquistato diverse fortezze la loro campagna è interrotta per ordine di Andronikos III. Nel frattempo l'esercito bulgaro, che contava circa 15.000 uomini, attacca da est. Il 24 luglio, gli eserciti di Bulgaria e Serbia (che contava circa 18.000 uomini) si scontrano vicino alla città di Velbazhd (a Kyustendil). Nonostante la tregua di un giorno concordata dai due governanti, i serbi non mantengono la parola data e attaccano i bulgari, mentre erano sparpagliati alla ricerca di provviste. Colti di sorpresa e in inferiorità numerica, i bulgari cercano di organizzare una resistenza, ma vengono sconfitti e il loro imperatore Michele III Shishman viene ferito e catturato dai vincitori, morendo quattro giorni dopo. Nonostante la loro vittoria, i serbi non sono stati in grado di continuare la loro campagna all'interno della Bulgaria.  

Carta della Valacchia, da: https://
it.wikipedia.org/wiki/Valacchia#/
media/File:Walachia.png
Nel 1.330 - La Valacchia ottiene l'indipendenza dall'Ungheria. Alla fine del XIII secolo, dalla confusione lasciata nei Balcani quando l’Impero Romano d’Oriente lentamente si sbriciolava, è emersa la Valacchia (attualmente in Romania) come nuovo soggetto politico. Dal 1310 al 1352 il voivoda o gospodaro (principe) di Valacchia è stato Giovanni Basarab I il Grande, di stirpe turco-cumana, che ha combattuto prima contro i Tartari (nel 1325-28) e successivamente, a Posada nel 1330, ha bloccato l'esercito del re di Ungheria Carlo Roberto d'Angiò, intervenuto per far rispettare i suoi diritti sul regno. Prima dalla seconda metà del XIX secolo si parlava di Valacchia (Terra Romena - Ţara Româneascǎ in romeno) e Moldavia per denominare i principati a popolazione romena. Il nome valacchi deriva dai termini Vlah, Walsch ecc. utilizzati dalle popolazioni germaniche e slave per denominare tutte le genti europee di lingua latina, mentre i valacchi chiamavano se stessi romani. Il voivoda era l'espressione di una monarchia elettiva il cui effettivo potere era fortemente condizionato dai boiardi, i membri dell'alta aristocrazia feudale (russa e rumena), che per potere e influenza erano inferiori solo ai principi regnanti. Il casato di Basarab si dividerà poi in due clan rivali, i discendenti del voivoda dal 1383 al 1386 Dan I (il clan dei Danesti) e i Draculesti dal voivoda dal 1386 al 1418 Mircea il Vecchio o Mircea I di Valacchia o Mircea cel Mare (il Grande in romeno). Nonostante la frammentazione della famiglia in due clan rivali, i membri del casato dei Basarab continuarono a governare la Valacchia, anche se per molto tempo gli Ottomani ridussero il principato al rango di uno stato vassallo. Vlad III Dracula l'impalatore sarà l’ultimo Principe di Valacchia a conservare una certa indipendenza.

- Il 24 luglio 1330, gli eserciti di Bulgaria (che contava circa 15.000 uomini) e di Serbia (che ne contava circa 18.000) si scontrano vicino alla città di Velbazhd (a Kyustendil). Nonostante la tregua di un giorno concordata dai due governanti, i serbi non mantengono la parola data e attaccano i bulgari mentre erano sparpagliati alla ricerca di provviste. Colti di sorpresa e in inferiorità numerica, i bulgari cercano di organizzare una resistenza, ma vengono sconfitti e il loro imperatore Michele III Shishman viene ferito e catturato dai vincitori, morendo quattro giorni dopo. Nonostante la vittoria, i serbi non sono stati in grado di continuare la loro campagna all'interno della Bulgaria; Stefan Dečanski non ha rischiato di affrontare le riserve bulgare guidate dal fratello dell'imperatore, il despota di Vidin, Belaur e dal despota di Lovech, Ivan Alexander. Dopo brevi trattative nei pressi del castello di Izvor Belaur e Dečanski si concluderà un trattato di pace secondo cui il trono bulgaro verrà ereditato da Ivan Stefan, figlio di Michele III Shishman e Anna Neda, figlia del re serbo Stefan Uroš II Milutin, nonno di Stefan Dečanski. La Bulgaria pertanto non perde territori ma non è in grado di fermare l'espansione serba nella Macedonia, in gran parte popolata da bulgari. La battaglia di Velbazhd apre così un periodo di 20 anni in cui per la prima volta la Serbia è la potenza dominante dei Balcani. Il loro nuovo zar Stefan Dušan, che farà uccidere suo padre nel 1331, conquisterà Macedonia, Epiros e Tessaglia e nel 1346 sarà incoronato imperatore con l'aiuto dei bulgari.  

Stefan IX Uroš IV Dušan,
Dal 1.331 - Con Stefan Uroš IV Dušan (1331-1355) la Serbia conosce il suo apogeo e il massimo fiorire della sua civiltà. Lo zar Stefan Uroš IV Dušan regnava all'epoca su di un "impero" che comprendeva la Raška, la Zeta, la Macedonia, l'Albania e la Tessaglia, per giungere infine al golfo di Corinto, ed è allora che la Serbia si rende definitivamente indipendente dalla tutela del patriarca di Costantinopoli. Nel 1346 infatti, l'arcivescovo di Peć è elevato al rango di "patriarca di tutti i serbi". Da quel momento fino ad oggi il patriarca di Peć sarà eletto da soli vescovi serbi. D'altronde fu proprio questo patriarca ad incoronare nello stesso anno, a Üskub (Skopje), Stefan IX Uroš IV Dušan col titolo di "Imperatore dei Serbi e dei Greci". La tradizione ha fatto di Stefan Dušan il "Carlo Magno della Serbia".

Nel 1.335 Convenzione di Trencin fra Ungheria e Polonia contro gli Asburgo e i Boemi. Carlo Roberto d'Angiò, detto anche Carlo I d'Ungheria, Caroberto e Carlo I Roberto (Napoli, 1288 o 1291 - Visegrád, 16 luglio 1342), fu Re d'Ungheria dal 1308 alla morte. Era figlio di Carlo Martello d'Angiò e Clemenza d'Asburgo, figlia dell'imperatore Rodolfo I, e quindi nipote in linea diretta di Carlo II di Napoli. Per oltre trent'anni il Sovrano esercitò un potere pressocché assoluto, realizzando riforme monetarie e fiscali; arricchendo le Casse dello Stato; favorendo lo sviluppo dei centri urbani; incoraggiando il commercio; riducendo la criminalità; imponendo tasse a sostegno dell'esercito; rendendo, in definitiva, l'Ungheria una delle prime potenze europee e agganciando la politica estera ad alleanze di tipo dinastico, a partire dal patto di reciproco aiuto con la Polonia contro gli Asburgo e i Boemi, ufficializzato con la Convenzione di Trencin nel 1335 e ratificato nello stesso anno al congresso di Visegrad.

La Francia nel 1330, con in ocra
i territori inglesi e con striature
azzurre i domini personali dei
plantageneti inglesi, da: https:/
/it.wikipedia.org/wiki/Guerra
_dei_cent%27anni#/media
/File:Francia_nel_1330.png
Nel 1.337 - Inizia tra Francia e Inghilterra la guerra dei Cent’anni. I rapporti tra Francia ed Inghilterra nei secoli precedenti erano stati variegati e spesso conflittuali, sin da quando Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia e quindi vassallo del re di Francia, era asceso al trono inglese. Il matrimonio tra Enrico II d'Inghilterra ed Eleonora d'Aquitania nel 1152 aveva poi portato alla Corona inglese l'Aquitania e la Guienna, mettendo così in mano ai sovrani d'oltremanica, in qualità di feudatari, vasta parte del territorio francese. Lo stridente legame tra i vassalli inglesi e i re francesi sfociò in aperto conflitto quando Giovanni Senza Terra si schierò col nipote Ottone IV per la successione ad Enrico VI di Svevia mentre Filippo Augusto, impegnato nell'unificazione monarchica del territorio francese, appoggiava Federico II: con la vittoriosa battaglia di Bouvines (27 luglio 1214) ed il successivo trattato di Chinon la Francia si riannetteva i possedimenti a nord della Loira (Berry, Turenna Maine e Angiò) mentre l'Inghilterra conservava in Francia solo l'Aquitania e il Ponthieu. La guerra dei cent'anni durò, con varie interruzioni, centosedici anni, dal 1337 al 1453 e si concluse con l'espulsione degli inglesi da tutti i territori continentali fatta eccezione per la cittadina di Calais, conquistata poi dai francesi solo nel 1558. Nel processo di formazione dello Stato unitario francese, già avviatosi sotto i primi re Capetingi, rappresentò una lunga pausa, ma alla sua conclusione la Francia aveva sostanzialmente raggiunto l'assetto geopolitico moderno. Il conflitto fu costellato da tregue più o meno brevi e interrotto da due periodi di vera e propria pace della durata rispettivamente di 9 e 26 anni che lo dividono così in tre fasi principali: la guerra edoardiana (1337-1360), la guerra carolina (1369-1389) e la guerra dei Lancaster (1415-1429), alle quali deve essere aggiunta la fase conclusiva della guerra (1429-1453).
Piccola bombarda del XV sec., da:
https://commons.wikimedia.org/
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Tale suddivisione è tipica della storiografia anglosassone, mentre altre periodizzazioni, in particolare quella francese, prevedono una prima (1337-1389) ed una seconda fase (1415-1453). Dal punto di vista militare in questo periodo vennero introdotte nuove armi da fuoco e nuove tattiche che segnarono la fine degli eserciti organizzati su base feudale e incentrati sulla forza d'urto della cavalleria pesante. Sui campi dell'Europa occidentale videro la luce gli eserciti professionali, scomparsi dai tempi dell'Impero romano e inoltre è uno dei primi conflitti europei in cui si impiegarono le armi da fuoco, in particolare le bombarde, utilizzate dagli inglesi nella battaglia di Crécy (1346). 

Cartina delle Signorie in Nord e
Centro Italia nel 1350.
Nel 1.339 -  Costruzione del Cremlino a Mosca. 

Nel 1.342 - Luigi, figlio del defunto Carlo Roberto d'Angiò, detto anche Carlo I d'Ungheria, è incoronato re d'Ungheria il 21 luglio ed impiega gran parte del suo mandato nella guerra a Venezia e a Napoli, estendendo il proprio dominio fino all'Adriatico, assumendo il controllo della Dalmazia, della Bulgaria e di parte della Bosnia.

Nel 1.346 - Il 26 agosto si combatte la battaglia di Crécy, nella Francia settentrionale, uno dei fatti d'arme più importanti e la prima battaglia della guerra dei cent'anni. La combinazione dovuta all'uso massiccio dell'arco lungo e del ricorso a nuove armi da fuoco hanno indotto numerosi storici a considerare questa battaglia come l'inizio della fine dell'epoca della cavalleria.

Nel 1.348 - Comincia a diffondersi in tutta Europa la peste nera.

Dragoș Vodă, da: https:
Nel 1.351 - Dragoș o Bélteki Drágfi detto anche Dragoș Vodă, voivoda (termine di origine slava che designa in origine il comandante di un'unità militare) di Maramureș (in Transilvania), di origine turco-cumana,  regna in Moldavia dal 1351 al 1353. La Moldavia (Moldova in romeno) è una pianura abitata nell'antichità dai Daci, divenuta poi parte della provincia romana della Dacia. Stando alla leggenda, Dragoș arrivò nel Principato di Moldavia da Maramureș mentre cacciava un uro; prese possesso di quella terra e la colonizzò utilizzando uomini provenienti dai suoi domini. Regnò sul Principato di Moldavia in nome del Regno d'Ungheria, allora retto da Luigi I d'Ungheria.

Nel 1.355 - La Serbia è nella sua massima estensione di sempre ma dopo la morte dello zar Stefan Dušan in quell'anno, il suo stato è diviso in diversi stati indipendenti, così come avverrà per la Bulgaria dopo la morte di Ivan Alexander nel 1371. Nel XV secolo entrambi gli stati saranno conquistati dai turchi ottomani.

Nel 1.356 - «Bolla d'Oro» dell'imperatore Carlo IV che regola la procedura dell'e­lezione imperiale.

Khanato tataro-mongolo dell'Orda
 d'Oro, da: https://it.wikipedia.org
/wiki/Khanato_dell%27Orda_d%27
Oro#/media/File:Golden_
Horde_1389.svg
Nel 1.357 - Il khan Ganī Bek del khanato dell'Orda d'Oro viene assassinato e l'impero cade in preda ad una lunga guerra civile in cui, ogni nuovo khan non riesce a mantenere il suo titolo per più di un anno. In questo periodo Dmitrij Donskoj di Mosca tenta di liberarsi del giogo dei Tataro-mongoli. Mamai, un generale tataro che aspirava al trono, tenta di rinsaldare l'autorità del suo popolo sulla Rutenia ma il suo esercito è sconfitto nella battaglia di Kulikovo, la prima vittoria rutena sui Tatari. Poco dopo Mamai scompare dalla scena e Toktamish, un autentico discendente di Gengis Khan, ricostruisce il potere dell'Orda e nel 1382 saccheggia Mosca come ritorsione per la sua insubordinazione.

Nel 1.358 - Si stipula la Pace di Zara fra Venezia e regno d'Ungheria. Zara, pur conquistata, era stato un dominio turbolento per Venezia. Dopo violente lotte e insurrezioni che si erano successe nel 1242-1243, negli anni 1320 e tra il 1345 e il 1346, si arrivò alla fine alla Pace di Zara del 1358 e alla cessione della città alla corona ungherese. La mutilazione dei domini dalmati a seguito della pace di Zara del 1358 spinse la repubblica di Venezia a riaffermare il proprio dominio sull'Adriatico, combattendo, tra il 1368 e il 1370, la guerra di Trieste per punire la città giuliana delle minacce rivolte alle proprie rotte commerciali.

- Luigi d'Angiòre d'Ungheria, condusse un conflitto con Venezia per il dominio sulla Dalmazia e, costituita una lega antiveneta, strappò alla Serenissima le ambìte città costiere enfatizzando il suo successo nel 1358 col trattato di Zara e diventando di fatto padrone dell'Adriatico. Il 5 novembre del 1370 si spense Casimiro III di Polonia ed il successivo 17, Luigi fu incoronato re di Polonia completando la Renovatio Imperii avviata dal padre Carlo Roberto, imponendosi su Valacchia e Moldavia, alleandosi ai Bosniaci, costringendo nel 1355 i Serbi alla pace e attaccando nel 1365 lo Tzar Ivan Stratsimir di Bulgaria.

In giallo la Moldavia storica. Da: htt
ps://it.wikipedia.org/wiki/Moldavia_
(regione_storica)#/media/File:
Moldova-1-.png
Nel 1.359 - La Moldavia diventa un principato indipendente con il voivoda Bogdan I, che proveniente dalla Transilvania romena, che dichiara l'indipendenza dagli Angioini che governavano il Regno di Ungheria, diventando il primo reggente della Moldavia (dal 1359 al 1365). Inizialmente denominato Bogdania, il principato, che si estendeva dai Monti Carpazi al fiume Nistro, fu poi denominato Moldavia, prendendo il nome dal fiume Moldava nell'attuale Romania, anche se l'origine del nome del fiume non è certa, ma si crede che derivi dalle parole dace "molte" e "dava" (città). I nobili romeni rimasti in Transilvania furono obbligati ad adottare la lingua e la cultura ungherese, mentre i servi della gleba transilvani continuarono a parlare romeno e si aggrapparono all'ortodossia romena, pur essendo impotenti rispetto alla dominazione ungherese.

Nel 1.371 - Dopo la morte dello zar bulgaro Ivan Alexander, il suo stato è diviso in stati indipendenti così come era successo alla Serbia nel 1355, dopo la morte dello zar serbo Stefan Dušan. L'Impero bulgaro diventa tributario dell'Orda d'oro, uno stato successore dell'Impero mongolo, tra il XIII e il XIV secolo. Nel XV secolo entrambi gli stati (Bulgaria e Serbia) saranno conquistati dai turchi ottomani. Dopo la conquista ottomana, molti chierici e studiosi bulgari emigreranno in Serbia , Valacchia , Moldavia e principati russi, dove introdurranno la cultura bulgara, libri e idee esicaste. La pratica dell'esicasmo è ancora viva sul Monte Athos e in altri monasteri ortodossi, dove si pratica la cosiddetta preghiera di Gesù o preghiera del cuore. Poiché tale preghiera era spesso compiuta con la testa reclinata sul petto, gli esicasti furono accusati dai loro avversari di praticare l'onfaloscopia, ossia la contemplazione del proprio ombelico.

Nel 1.376 - Da Avignone, la sede del papato torna ad essere Roma.

-Sir Gawain e il Cavaliere Verde o "Sir Galvano e il Cavaliere Verde" è un romanzo allitterativo scritto in medio inglese e risalente al tardo XIV secolo, narrante un'avventura di Galvano, un cavaliere appartenente alla Tavola Rotonda.

Dal 1.377 - Gli Jagelloni o Iagelloni sono stati una dinastia reale originaria della Lituania, discendenti della dinastia lituana dei Gediminidi, che ha regnato in diversi paesi dell'Europa centrale (Stati dell'odierna Polonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina, Lettonia, Estonia, Prussia Orientale, Cechia, e parte della Russia e dell'Ungheria) tra il XIV secolo e il XVI secolo: granduchi di Lituania dal 1377 al 1392, re di Polonia dal 1386 al 1572, re di Ungheria dal 1440 al 1444 e dal 1490 al 1526 e re di Boemia dal 1471 al 1526.

Nel 1.378 -  Inizia il Grande Scisma d'occi­dente e durerà fino al 1.417. Con Scisma d'Occidente o Grande Scisma si intende la crisi dell'autorità papale che per quasi quarant'anni, dal 1.378 al 1.417, lacerò la Chiesa occidentale sulla scia dello scontro fra papi e antipapi per il controllo del soglio pontificio. L'origine dello scisma è da ricercare nel trasferimento della sede apostolica da Avignone a Roma, voluta da papa Gregorio XI (Pierre Roger de Beaufort) nel 1.377 dopo circa settant'anni di permanenza nella cittadina provenzale. Morto Gregorio l'anno successivo, il collegio cardinalizio, dominato da prelati francesi, si apprestò ad eleggere un nuovo papa transalpino. I romani si sollevarono con l'obiettivo di scongiurare tale evento, poiché temevano che un nuovo papa francese avrebbe potuto disporre il ritorno ad Avignone. Il popolo reclamò a gran voce la scelta di un papa gradito, gridando nelle piazze Romano lo volemo, o almanco italiano, "Romano lo vogliamo o, almeno, italiano". L'8 aprile 1.378, i cardinali si riunirono in conclave ed elessero al Soglio di Pietro il napoletano Bartolomeo Prignano, arcivescovo di Bari, che assunse il nome di Urbano VI; il nuovo papa era già stato valente e rispettato amministratore della Cancelleria Apostolica ad Avignone. Urbano, da papa, si dimostrò severo ed esigente e alcuni cardinali si riunirono ad Anagni per congiurare contro di lui (qualcuno di essi propose anche la cattura e la sostituzione del nuovo pontefice). I cardinali della nuova congiura, in particolare quelli francesi, abbandonarono Roma e si riunirono in una città situata oltre il confine dello Stato, Fondi, sotto la protezione del conte Onorato Caetani. Il 20 settembre di quello stesso anno, dopo appena cinque mesi, i cardinali "scismatici" elessero papa il cardinale Roberto di Ginevra, che prese il nome di Clemente VII. La decisione di eleggere un nuovo papa era motivata dal fatto che taluni cardinali avrebbero preferito un altro pontefice più vicino alle loro idee politiche. Tentarono quindi di far passare come invalida l'elezione di Urbano VI, sostenendo la dipendenza del conclave da pressioni esterne. Dopo qualche tempo, l'antipapa Clemente VII ristabilì la propria corte ad Avignone, in opposizione alla sede romana di Urbano VI. Con due pontefici in carica, la Chiesa occidentale fu spezzata in due corpi autocefali e la stessa comunità dei fedeli risultò divisa fra "obbedienza romana" e "obbedienza avignonese".

Nel 1.379 - Venezia è gravemente minacciata nell'Adriatico da Genova durante la guerra di Chioggia che, dopo aver posto la serenissima in stato d'assedio nelle sue stesse lagune, termina con un nulla di fatto e l'indebolimento della rivale.

Nel 1.382 - Alla morte di Luigi I il Grande, re d'Ungheria e di Polonia, il 10 settembre del 1382, gli subentra la figlia Maria, contro la quale insorge l'aristocrazia polacca, insofferente all'unione con l'Ungheria ed alla reggenza del consorte Sigismondo del Lussemburgo. Al trono polacco, pertanto, ascese Edvige che, dopo due anni di intensi negoziati, fu incoronata Re a Cracovia il 16 novembre del 1384: l'uso maschile del titolo evidenziò l'assunzione per diritto della dignità regia. Nel perdurare della fase del rafforzamento ungherese sull'area balcanico/danubiana, muovendo dall'Anatolia, l'Impero ottomano si proiettò verso l'Europa, contrastò il decadente potere dei Paleologi e minacciò le colonie orientali della Serenissima, occupando fra il 1354 ed il 1369 Gallipoli, Filippopoli ed Adrianopoli. Dopo il 1387, il Sultano Bayezid I sconfisse i Serbo-Bosniaci in Kosovo, aggiogò la maggior parte dei Balcani e ridusse l'Impero bizantino all'area limitrofa a Costantinopoli. Sei anni più tardi, lo Tzar bulgaro perse Nicopoli e suo fratello Ivan divenne Vassallo dei Turchi.

- Nel 1382 il Khan dell'Orda d'Oro Toktamish saccheggia Mosca come ritorsione per la sua insubordinazione.

Nel 1.389 - Con la battaglia della Piana dei Merli (odierna Kosovo Polje) del 15 giugno, dove il sultano ottomano Murad I sbaraglia l'esercito cristiano guidato dal principe serbo Stefan Lazar Hrebeljanović chiamato anche Knez Lazar, i Turchi  ottomani conquistano una parte consistente dei Balcani, riducendo in tale modo l'Impero Romano d'Oriente (chiamato nell'età moderna bizantino) quasi al territorio circostante Costantinopoli, che continuerà ad essere assediato dai turchi ottomani.

Nel 1.390 - Crociata contro la Tunisia e Crociate del Nord lungo il litorale baltico. Durante il XIV secolo, vi furono molte crociate minori, intraprese da diversi re e cavalieri.

Nel 1.393 - Iniziano le trattative francesi per una crociata, assieme a Sigismondo di Lussemburgo re dell'Ungheria, contro i turchi ottomani.

Nel 1.394 - Papa Bonifacio IX proclama una nuova crociata contro i turchi, anche se lo scisma d'Occidente ha minato l'autorità papale con due papi rivali, uno ad Avignone e uno a Roma, di cui nessuno dei due ha più il potere necessario per dichiararne una. In ogni caso, Inghilterra e la Francia giungono ad una tregua nella guerra dei cent'anni e Riccardo II e Carlo VI sono disposti a collaborare per finanziare una crociata.  

Nel 1.396 - Il 25 settembre (il 28 settembre secondo alcuni storici) lo schieramento franco-ungherese (con il re d'Ungheria Sigismondo) è sconfitto dagli Ottomani nella battaglia di Nicopoli, ritenuta l'ultima crociata su larga scala del Medioevo, anche se non combattuta in Terra santa. Con l'espansione del dominio turco sui Balcani, la conquista di Costantinopoli diventerà così per essi un obiettivo cruciale. L'Impero ottomano controllava quasi tutte le terre un tempo bizantine, circondando la sua capitale, mentre il re bulgaro Ivan Shishman perdeva Nicopoli diventata, dopo la caduta di Tarnovo nel 1393, la sua temporanea capitale. In seguito a questo fatto, suo fratello Ivan Stratsimir, governatore della parte nordoccidentale del paese con centro la città di Vidin, è costretto a diventare un vassallo ottomano. Il Regno d'Ungheria diventa così la frontiera fra le due religioni in Europa orientale per cui gli ungheresi rischiano di essere attaccati a loro volta mentre la Repubblica di Venezia teme che gli ottomani possano strapparle il controllo dell'Adriatico. Gli assalti ottomani furono temporaneamente sospesi quando Tamerlano invase l'Anatolia e, con la battaglia di Ancyra del 1402, fece prigioniero il sultano Bayezid I Yildirim (la Folgore). La cattura lasciò i turchi disorganizzati, e lo Stato fu preda di in una guerra civile che durò fino al 1413, con le lotte di successione tra i figli di Bayezid. Quel periodo terminò solo quando Mehmet I conquistò il titolo di sultano e ripristinò il potere ottomano, mettendo fine all'interregno.

Nel 1.397 - Unione di Kalmar tra gli Stati Scandinavi.

- Parte dei territori ottomani nei Balcani (come Salonicco, la Macedonia e il Kosovo), sono persi temporaneamente dal 1402.

Nel 1.408 - In Olanda si perfeziona la vite di Archimede per prosciugare l'acqua dai polder, zone costiere pianeggianti situate ad un livello inferiore a quello dell'alta marea, ma protette da dighe e quindi rese fertili. 

Nel 1.409 - Ladislao di Napoli cede, per centomila ducati d'oro, i suoi diritti sulla Dalmazia e su Zara a Venezia, mentre tra il 1409 e il 1444 infine, Venezia riacquisirà il dominio sulla Dalmazia, grazie ai trattati stipulati con i sovrani ungheresi.

Nel 1.410 - polacchi sconfiggono i Cavalieri Teutonici a Tannenberg.

Archibugio tedesco del 1425, da: https://it.wikipedia.org/wiki/
Archibugio#/media/File:Hakenbuechse.png
- Invenzione dell'archibugio, intorno al 1410, che rende rapidamente obsoleto l'uso degli arcieri e scatena una corsa al riarmo. Il primo utilizzo dell'arma fu probabilmente nella battaglia di Agincourt del 1415.  

Giovanna D'Arco.
Nel 1.412 - A Domrémy, in Lorena, in una famiglia di poveri contadini, nasce Giovanna D'Arco. All'età di tredici anni, Giovanna dichiarò di sentire delle voci che le riferivano di andare a salvare il delfino, Carlo, figlio di Carlo VI, e che l'avrebbero consigliata e guidata su cosa fare. Nel 1.429, forte della sua fede, convinta di essere stata scelta da Dio per salvare la Francia piegata dalla massacrante guerra dei Cent'anni, si presentò al cospetto di Carlo VII chiedendogli di poter cavalcare, senza nessun comando, alla testa dell'esercito che andava a soccorrere Orléans dall'assedio degli inglesi e riportare la città di Parigi all'obbedienza del re francese, riuscendo a convincere il Delfino. Tra maggio e luglio, Giovanna e il suo esercito incalzarono gli inglesi, che vedevano nella fanciulla una strega  mandata dall'inferno contro di loro, ruppero l'assedio di Orléans, liberarono la città e sconfissero i nemici. Il 7 luglio del 1.429, Carlo VII fu consacrato re ma volle condurre da solo la propria politica e stipulò, all'insaputa di Giovanna, un accordo con il duca di Borgogna. Per oltre due settimane le truppe francesi oziarono, mentre agli inglesi giungevano rinforzi. Alcuni mesi dopo, l'8 settembre, Giovanna venne ferita alle porte di Parigi e il re ordinò di sciogliere l'armata, delegando a Giovanna operazioni militari di scarsa importanza. Iniziarono quindi le sconfitte e il 23 maggio 1.430 a Margny, Giovanna venne presa prigioniera. Gli inglesi la trasferirono a Rouen dove la fecero giudicare da un tribunale ecclesiastico con l'accusa di stregoneria. Dopo un anno di prigionia e oltre quattro mesi di processo, trascorsi senza il minimo intervento di re Carlo, Giovanna venne condannata come eretica. Il 30 maggio 1.431, fu bruciata viva nella piazza del mercato di Rouen. Nel 1.920, la Chiesa riconobbe solennemente la santità di Giovanna D'Arco e la nominò patrona di Francia. Giovanna d’Arco, secondo le testimonianze, morì vergine, nonostante le molestie che sembra avesse subito sia nella vita militare che in prigionia.

Nel 1.415 - Battaglia di Azincourt, nel corso della guerra dei Cent'anni. La battaglia di Azincourt (o di Agincourt) si svolse presso Azincourt, località nel dipartimento del Passo di Calais nella regione del Nord-Passo di Calais il 25 ottobre 1.415 nell'ambito della Guerra dei cent'anni, e vide scontrarsi le forze del Regno di Francia di Carlo I contro quelle del Regno d'Inghilterra di Enrico V. In virtù della decisiva vittoria riportata dagli inglesi è considerata uno dei momenti più cupi della storia della Francia e al contrario uno dei più fulgidi della storia dell'Inghilterra.

Jan Hus da https://commons
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- Jan Hus, teologo e riformatore religioso boemo, nonché rettore all'Università Carolina di Praga, nel 1415 viene messo al rogo come eretico. Nel Regno di Boemia, Jan Hus aveva avuto posizioni molto critiche nei confronti del potere ecclesiastico e dell'infallibilità del pontefice, posizioni vicine a quelle di Wyclif e dei valdesi. I suoi seguaci divennero noti come hussiti. Scomunicato nel 1411 dalla Chiesa cattolica, fu condannato al rogo dal Concilio di Costanza. Jan Hus viene considerato il primo anticipatore della storia della Riforma protestante (iniziata circa un secolo dopo la sua morte), essendo vissuto prima di Lutero, Calvino e Zwingli. Dopo la sua morte, gli Hussiti si schierarono in massa contro la corruzione ed i crimini della Chiesa cattolica, respingendo ben cinque crociate bandite contro di loro. Un secolo più tardi, il 90% degli abitanti delle Terre ceche continuarono a rimanere anti-cattolici, aderendo alla Riforma protestante oppure entrando a far parte dell'Unione dei Fratelli Boemi, questi ultimi diretti successori del movimento hussita. Attualmente la Repubblica Ceca è abitata da una delle popolazioni meno religiose di tutta Europa. La teologia rivoluzionaria di Hus aveva trovato grande accoglienza per tre motivi fondamentali: il cristianesimo boemo derivava da quello orientale, data anche la posizione geografica della zona e questo allontanava già in partenza il popolo dalle dottrine cattoliche, comunque messe in discussione dai numerosi scismi fra le chiese d'oriente e d'occidente; lo status quo boemo per quanto riguardava le gerarchie ecclesiastiche ed i loro privilegi e soprusi creava malcontento fra le fasce più basse della popolazione. A questo erano dovute le varie rivolte contadine contro la Chiesa, proprietaria di oltre un terzo dei terreni boemi e infine stava diffondendosi nel paese l'entusiasmo per il nazionalismo slavo. Dopo l'esecuzione di Hus, il movimento hussita aveva assunto un carattere quasi insurrezionale, vi furono moti di protesta e nel settembre del 1415, 452 nobili boemi e moravi inviarono una formale nota contro l'accusa di eresia che aveva portato alla condanna di Hus. La popolazione considerò Hus come un martire e dalle proteste prese origine il movimento nazionalistico ceco. Con il rogo di Hus e la repressione della chiesa cattolica, il movimento si era diviso in quattro correnti: la corrente moderata degli hussiti, formata da studenti, nobiltà e alta borghesia, che presero il nome di calixtini (dal latino calix, calice, chiamati talvolta anche calinisti, calicisti o utraquisti dalla locuzione latina sub utraque specie); la corrente più estremista prese il nome di taboriti da Tábor, una collina nei pressi della città di Sezimovo Ústí, nella Boemia meridionale dove fu fondato un insediamento e vi si aggregarono i contadini e le fasce più povere della popolazione; dai taboriti prese origine un'altra corrente radicale, quella degli horebiti guidati dal nobile Jan Žižka; la quarta corrente era quella degli adamiti o piccardi guidata da Martin Húska. Come conseguenza dei moti di ribellione scatenati dall'esecuzione di Hus, il sovrano di Boemia Venceslao IV aveva tentato di escludere gli hussiti dalle cariche pubbliche e religiose. Ciò aveva provocato una sollevazione e il 30 luglio del 1419 alcuni taboriti, guidati da Žižka, avevano dato luogo alla prima defenestrazione di Praga, uccidendo 7 magistrati che si erano rifiutati di rilasciare alcuni taboriti precedentemente arrestati e imprigionati.

La Savoia dal 1450 al 1631
da: https://keynes.scuole
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Nel 1.416 - Nasce il Ducato di Savoia, antico Stato derivato dalla Contea di Savoia, culla della dinastia dei Savoia. Dal 1034, il conte Umberto Biancamano poté esercitare un pieno controllo sui valichi alpini che nel Medioevo collegavano il nord con il sud dell’Europa, in particolare i passi del Moncenisio e del Piccolo San Bernardo, ma anche su Gran San Bernardo e Monginevro. Ambendo a nuovi territori, fu creato nel 1046 un legame con il Piemonte tramite il matrimonio di suo figlio Oddone (1010 - 1060) e Adelaide, figlia del Marchese di Torino: l’unione apportava così i territori delle aree montane del Piemonte occidentale, specie la Valle di Susa e la Val Chisone, attorno alla città di  Pinerolo  oltre al marchesato di Torino, tutti in Italia. Fu questa una tappa fondamentale per l'ingresso di questo casato in Italia che li avrebbero visti crescere e diventare duchi di Savoia, poi principi di Piemontere di Sardegna ed infine re d'Italia. Mercanti e pellegrini che volevano valicare le Alpi per entrare nella pianura padana potevano farlo solo con il consenso dei Savoia. Controllare quei valichi significava controllare i traffici e si potevano accumulare ricchezze imponendo pedaggi per il transito, gestendo locande e  offrendo  servizi ai viaggiatori. Ciò comportò enormi vantaggi a favore di un territorio privo di frutti e di risorse economiche. Ma la possibilità di bloccare quei valichi con sbarramenti militari, e quindi favorire il passaggio solo a eserciti disposti a concedere favori e possessi feudali, costituì la vera forza dei Savoia che seppero fondare un originale «stato di passo» e giocare con spregiudicatezza tutte le opportunità diplomatiche che questo possesso garantiva. Ad Oddone I succedettero in via del tutto nominale Amedeo II (1.048-1.078) e Pietro I (1.048-1.080), dato che la gestione della contea restò nelle mani abili della madre Adelaide fino alla sua morte. Succedettero Umberto II (1.070-1.103) ed Amedeo (1.095-1.148), che edificò l'abbazia di Altacomba e morì di peste nel ritorno dalla crociata. Gli succedette il figlio Umberto III (1.136-1.189), proclamato beato e poi Tommaso I (1.177-1.233) che, nominato vicario imperiale da Federico II (1.225), ristabilì i domini della casata in Piemonte e ampliò i possessi d'oltralpe. Alla morte di Tommaso I i membri della famiglia, antagonisti da tempo, si divisero i possedimenti: Amedeo IV (1.197-1.253) mantenne il dominio diretto sui beni con il titolo di conte di Savoia, il fratello Tommaso ricevette le terre di Piemonte da Avigliana in giù e assunse il titolo di signore di Piemonte. Ad Amedeo IV succedettero gli zii Pietro II prima e Filippo I poi. Alla morte di Filippo I (1.285), la contea di Savoia fu scossa dai conflitti che sorsero fra i pretendenti alla successione e durarono per un decennio: prevaleva ancora il concetto che l’eredità dovesse passare al rappresentante più forte della famiglia, senza il principio della primogenitura o della successione diretta del defunto. Ci fu così una spartizione del potere fra tre pretendenti: il titolo comitale e la maggior parte dei domini andarono ad Amedeo V (1.249-1.323, nipote del defunto, che ottenne il controllo delle vie commerciali attraverso le Alpi; a suo fratello più giovane, Luigi I di Savoia-Vaud, andarono la regione nord-orientale organizzata nella Baronia del Vaud ed il paese di Bugey, così egli iniziò la dinastia cadetta dei Savoia-Vaud; infine a Filippo I di Savoia-Acaia (figlio di Tommaso III, fratello di Amedeo IV) andarono assegnate un terzo delle terre piemontesi (da lui poi si originerà l'altra casa cadetta dei Savoia-Acaia). Ad Amedeo V succedettero i due figli maschi: Edoardo (1.284-1.329) ed Aimone (1291-1.343) che lasciò il trono al figlio Amedeo VI (1.334-1.383), detto il "Conte Verde", che acquisì i territori di Biella, Cuneo, Santhià e riassorbì nei domini comitali la Baronia del Vaud; il figlio Amedeo VII (1.360-1.391), detto il "Conte Rosso", estese la contea di Savoia acquistando quella di Nizza (a patto di non fornire mai, né alla Provenza né alla Francia) e suo figlio, Amedeo VIII (1.383-1451), diciannovesimo conte di Savoia, fu designato duca dall’imperatore Sigismondo nel 1.416.
Espansione dello Stato dei
Savoia dal 1295 al 1435, da:
https://digilander.libero
.it/mediaivrea/medio
ita/savoia.htm
Il Ducato nasce in seguito all'assegnazione del titolo ducale da parte del sacro romano imperatore Sigismondo di Lussemburgo al conte Amedeo VIII di Savoia. Il territorio del Ducato si estendeva allora alla Savoia, alla Moriana, alla Valle d'Aosta, mentre il Piemonte, soggetto a varie signorie, tra cui i marchesati di Monferrato e di Saluzzo, era dominio dei Savoia nell'area occidentale, che comprendeva la Valle di Susa, il Canavese e città come Pinerolo (capoluogo dei Savoia-Acaia, un ramo cadetto vassallo dei duchi), Savigliano, Fossano, Cuneo e Torino. Lo sbocco sul mare, conquistato dal 1388, consisteva in pochi chilometri di costa intorno a Nizza, capoluogo dell'omonima contea. In quanto terra di frontiera, rimase conteso tra varie potenze per gran parte della sua storia, riuscendo infine, con Emanuele Filiberto I di Savoia, ad imporsi con fermezza nella scena politica italiana, appoggiandosi prima alla corona di Spagna poi al Regno di Francia ed infine all'Impero Austriaco.

Nel 1.422 - Mentre l'avanzata ottomana oltre il Danubio veniva respinta da Dan di Valacchia e mentre il Voivoda di Moldavia Alexandru cel Bun spostava l'attenzione internazionale sul Regno di Polonia, il Sultano Murad II succeduto a Maometto I sferrò una dura offensiva contro l'Impero bizantino, assediando Costantinopoli e Tessalonica: le massicce fortificazioni della prima produssero una netta sconfitta dell'aggressore; la seconda, invece, cadde nel 1430. Alla crescente potenza ottomana, Sigismondo tentò d'opporsi affrontando il nuovo Voivoda di Valacchia Alexandru I Aldea ed il successore Vlad II Dracul nell'assedio di Smederevo. Quando al trono ungherese sedettero l'Imperatore Alberto II e Ladislao III di Polonia, la scena della guerra ai Turchi fu occupata da Jànos Hunyádi, Ban di Severin e Signore di Transilvania; tuttavia, dopo la epocale battaglia di Varna del 1444 e la caduta di Costantinopoli del 1453, l'Europa rinunciò a misurarsi con la potenza ottomana fino al Rinascimento.

Nel 1.429 - Giovanna d'Arco, suddita di Renato d'Angiò, arriva alla fortezza di Vaucouleurs, situata sulla Mosa a pochi chilometri più a monte di Domrémy, si presenta al comandante della fortezza e annuncia la sua « missione divina »: salvare la Francia dagli invasori inglesi e far sì che il delfino, il futuro Carlo VII, sia incoronato re. Chiede di essere ricevuta dal duca di Lorena, suocero e prozio di Renato. L'udienza è accordata a Giovanna nella capitale del duca, Nancy. Quando la Pulzella vi arriva, si sa che Renato d'Angiò è presente. E quando il duca di Lorena le chiede che cosa desideri, Giovanna risponde esplicitamente con parole che hanno sempre sconcertato gli storici: « Vostro figlio [genero], un cavallo e alcuni uomini valenti per portarmi in Francia ».
Renato di Valois-Angiò, noto
come Renato I di Napoli, detto
il Buono. Di Jean-Pierre
Dalbéra di Parigi, dal museo
di Storia di Marsiglia: CC BY
Sebbene oggi sia poco noto, Renato d'Angiò - « il buon re René », come veniva chiamato - fu uno dei personaggi più importanti della cultura europea negli anni immediatamente precedenti al Rinascimento e Gran maestro del Priorato di Sion dal 1418 al 1480. Nato nel 1409, nel corso della sua vita divenne detentore di una sfilza impressionante di titoli. Fra i più importanti c'erano i seguenti: conte di Bar, di Provenza, di Piemonte, e di Guisa, duca di Calabria, d'Angiò, e di Lorena, re d'Ungheria, di Napoli e Sicilia, d'Aragona, di Valenza, di Maiorca e Sardegna, e, quello forse più altisonante di tutti, di Gerusalemme. Naturalmente, quest'ultimo era un titolo soltanto nominale. Tuttavia indicava una continuità che risaliva a Goffredo di Buglione, ed era riconosciuto dagli altri potentati europei. Una delle figlie di Renato, Margherita d'Angiò, sposò nel 1445 Enrico VI d'Inghilterra, ed ebbe un ruolo di grande rilievo nella Guerra delle due rose. Da “Il Santo Graal” di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, 1982 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano

Dal 1.430 - I territori ottomani nei Balcani (come Salonicco, la Macedonia e il Kosovo), temporaneamente persi dopo il 1402, sono riconquistati da Murad II fra il 1430 e il 1450.

- Durante il terzo decennio del XV secolo la regione del Tatarstan, l'antica Bulgaria del Volga divenne nuovamente indipendente in quanto base del Khanato di Kazan' (i cui abitanti erano i Cosacchi), fondato nelle vicinanze della distrutta capitale dei protobulgari Fanagoria, sul mar d'Azov.

Vlad II Dracul in un affresco
dell'epoca, da: https://comm
ons.wikimedia.org/w/in
dex.php?curid=2366825
Nel 1.436 - Vlad II Dracul sale sul trono della Valacchia. Vlad II, di origine turco-cumana, nel 1431 era diventato membro dell'Ordine del Drago, un ordine cavalleresco fondato da Sigismondo di Lussemburgo nel 1418 e il simbolo di questa confraternita era appunto un dragone prostrato, con la coda avvolta attorno al collo. Sulla schiena del mostro si trovava una croce, che alludeva al trionfo del Signore sul maligno. Dato che nel medioevo il drago era simbolo del demonio, ecco spiegata l'origine dell'appellativo Dracul. In romeno "Dracul" significa "il diavolo": drac = "diavolo" e "ul" = "il", mentre -ulea è un patronimico, per cui Draculea significa "figlio del diavolo". Dato che il potere di Vlad II era traballante, lui decise di renderlo più saldo concordando una pace con il sultano ottomano, che in quel momento appariva il sovrano più potente dello scacchiere balcanico. Il trattato prevedeva da parte del voivoda (comandante e/o principe) l'obbligo di recarsi ogni anno alla corte di Edirne, per versare il tributo ed eventualmente guidare e scortare le truppe turche dirette contro l'Ungheria. Negli anni successivi Vlad II avrebbe tentato di non infrangere l'accordo con gli Ottomani e nel contempo di non apparire troppo compromesso con gli infedeli, agli occhi del vicino ungherese. Nel marzo del 1442 gli Ottomani entrarono in Valacchia, puntando sulla Transilvania, allora ungherese. Dracul non si unì a loro, ma d'altro canto non fece nemmeno nulla per contrastarli, osservando una rigida neutralità, per non compromettere la sua già precaria situazione. La campagna si concluse però con una grande sconfitta ottomana presso la cittadina di Sibiu. Quindi l'ungherese Cavaliere bianco, János Hunyadi, inseguì i nemici in rotta fino in Valacchia, scalzando dal trono Vlad II (il padre di Dracula, Vlad III) e insediando al suo posto Basarab II. Il deposto voivoda, accompagnato dai pochi boiardi rimastigli ancora fedeli, non ebbe altra scelta che rifugiarsi in territorio turco, cercando la protezione e l'appoggio del sultano. Dopo essere stato accolto in maniera piuttosto calorosa, fu arrestato al termine di un banchetto e messo sotto custodia a Gallipoli. Nella primavera del 1443 Vlad II venne liberato e, appoggiato da truppe turche, riconquistò il suo trono. Murad II aveva deciso che avere un sovrano non allineato alla causa ungherese, ancorché infido, era preferibile che fare i conti con una Valacchia solidale con essa. Del resto la controffensiva cristiana, guidata dal Cavaliere bianco (János Hunyadi), aveva messo i Turchi in seria difficoltà. L'anno successivo (estate del 1444), in base ai pesanti accordi raggiunti con il sultano, Dracul inviò alla corte ottomana i suoi figli Vlad e Radu cel Frumos (il Bello) come ostaggi. Il voivoda inoltre si era impegnato a pagare il solito tributo annuale e a inviare, sempre annualmente, un certo numero di fanciulli, per rimpolpare le schiere dei Giannizzeri. Durante gli anni di prigionia, i due giovani Drăculești sarebbero stati educati dai Turchi all'arte della guerra, alla logica ed alla fede musulmana, ma la loro situazione sarebbe sempre rimasta piuttosto delicata: tre anni prima i figli del despota serbo Đurađ Branković, erano stati accecati con dei ferri roventi, poiché sospettati di voler fuggire dalla loro prigionia.

Nel 1.437 - L'imperatore romano orientale (bizantino) Giovanni VIII, insieme al fratello Demetrio Paleologo (despota della Morea dal 1436 al 1438 e dal 1451 al 1460, che sarebbe stato il legittimo rivendicatore al trono di Bisanzio dopo il 1453, fino a quando nel 1460 si alleò con gli ottomani contro suo fratello Tommaso despota della Morea e per questo perse il titolo che aveva di diritto, visto che si era alleato con gli infedeli), accompagnato da Lucas Notaras che sarà l'ultimo Mega Dux dell'impero bizantino, dal 1444 al 29 maggio 1453, partecipano al Concilio di BasileaFerrara e Firenze. Questo concilio, svoltosi in tre fasi e in tre città diverse, costituiva un tentativo di riunire la Chiesa cattolica romana con la Chiesa ortodossa orientale e ufficialmente il tentativo riuscì, ma la decisione fu di fatto smentita dal popolo bizantino, che non ne voleva sapere della fede cattolica.

Francobolli romeni commemorativi la
rivolta contadina di Bábolnai del 1437
- Nel 1.437 divampa una rivolta contadina in Transilvania (la rivolta contadina in chiave anticlericale di Bábolnai), nel Regno d'Ungheria. In quegli anni regnava sulla Transilvania Sigismondo di Lussemburgo (1368 - 1437), re degli ungheresi, tedeschi, cechi e Sacro Romano Imperatore della casa d'origine lussemburghese, associato all'organizzazione dell'ultima crociata paneuropea (del 1396), e all'eliminazione della grande frattura nella chiesa occidentale (del 1417) con l'inizio della lotta contro l'hussitismo. Le casse del Tesoro di Sigismondo di Lussemburgo si rivelavano piuttosto esigue a causa dei costi delle guerre hussite. Scelse così di sopperire al problema riducendo la qualità del denaro innondando il paese, per tre anni, con moneta d'argento di scarsa qualità. Dal 1434, il vescovo della Transilvania György Lépes, aveva deciso di non riscuotere le decime (tasse del 10% sui redditi) fino a quando denaro di scarsa qualità fosse rimasto in circolazione e nelle mani dei contadini si accumulavano così dei redditi di scarso valore. Quando, nel 1437, monete di buona qualità furono nuovamente messe in circolazione, il vescovo emise l'ordine agli esattori di riscuotere gli emolumenti dei tre anni passati con soldi nuovi, che valevano molto di più dei vecchi. I contadini non potettero pagare somme così alte e inoltre il vescovo voleva obbligare i romeni cristiano-ortodossi a pagare le decime anche se non appartenevano alla Chiesa cattolica romana. La stessa richiesta era rivolta alla nobiltà per le loro proprietà. Visti i mancati pagamenti dei contadini, il vescovo li fece cadere sotto la maledizione della chiesa e li escluse dalla chiesa stessa. Nell'estate del 1437, un movimento su vasta scala di contadini e piccoli proprietari nobili, a cui si unirono i rumeni locali, si ritirò sul monte Bábolnai. Le lotte durarono fino alla fine dell'anno, ma in realtà la resistenza terminò solo all'inizio del 1438 con la riconquista di Cluj, ultima roccaforte ribelle. Il capo della rivolta contadina era Antal Budai Nagy, un nobile di Dióson (contea di Cluj). Da questi eventi in poi, per tutta l'età moderna, le etnie con potere decisionale in Transilvania, anche se i romeni erano maggioritari, saranno i magiari, i székelys (siculi) e i sassoni, coloro che avevano soffocato la rivolta di Budai Nagy Antal del 1437. Il nuovo sistema politico si basava sulla "Unio Trium Natiorum" (unione dei tre popoli) magiari, secleri (székelys) e sassoni. Tuttavia ciò corrispose a una divisione sociale e religiosa piuttosto che etnica. I rumeni erano ortodossi, ma per avere il diritto di possedere terreni o accedere alla nobiltà dovevano convertirsi al cattolicesimo, poiché solo in questo modo sarebbero stati accettati nel sistema. In altre parole solo pochi valacchi (rumeni) entrarono a far parte della nobiltà.

Nel 1.440 - L'Orda d'Oro è nuovamente sconvolta dalla guerra civile. Dall'originale impero si erano ormai formati differenti khanati autonomi: il Khanato di Siberia, di Kazan', di Astrachan', di Qasim, di Crimea e di Nogai. Nessuno di questi nuovi Stati sarà in grado di reggere il confronto con il Granducato di Mosca che quindi si libera definitivamente del controllo tataro-mongolo intorno al 1480. La sorte dei vari khanati sarà quella di essere, prima o poi, annessi dalla Russia.

Nel 1.443 - Papa Eugenio IV proclama una crociata contro gli Ottomani, non solo per tutelare gli interessi dei Bizantini, ma anche perché la nazione cristiana cattolica d'Ungheria era minacciata dagli ottomani dopo la perdita di Belgrado avvenuta nel 1440.
Hunyadi János o
Ioan de Hunedoara.
Venne quindi creata una coalizione a cui parteciparono il re d'Ungheria e Polonia, Ladislao III Jagellone, il Voivoda di Transilvania e comandante militare della coalizione, Giovanni Hunyadi (Hunyadi János o Ioan de Hunedoara, condottiero e politico ungherese), il despota serbo Đurađ Branković e Mircea II di Valacchia, figlio del voivoda Vlad II Dracul. Branković penetrò vittoriosamente in Bulgaria, liberando Nissa e Sofia e infliggendo ripetute sconfitte alle truppe ottomane, tanto che queste si dovettero ritirare. I continui successi dei cristiani, uniti al fatto che si trovava a combattere su molti fronti come Anatolia, Albania, Morea (il Peloponneso), preoccuparono molto il sultano Murad, tanto che firmò un trattato di pace ad Adrianopoli (Edirne) in cui impegnava l'Impero ottomano a non attaccare per dieci anni alcun Paese cristiano, assegnando alcuni territori all'Ungheria e alla Serbia. Tale esito del conflitto non soddisfece il Pontefice, secondo il quale tutta l'area dei Balcani avrebbe dovuto essere liberata dal controllo degli Ottomani. Furono invalidati i trattati fino ad allora sottoscritti. Il re d'Ungheria fu convinto a riprendere la guerra e, all'inizio della "crociata", Venezia dispiegò subito in mare la sua potente marina, disponendola tra i Balcani e l'Asia Minore, in modo da presidiare i Dardanelli e da dividere in due l'Impero ottomano. Quando Murad II venne a conoscenza delle manovre dei cristiani, non esitò a radunare tutto il suo esercito e a farlo sbarcare nei Balcani, impresa favorita dalle avverse condizioni atmosferiche per la marina veneziana o forse fu aiutato dalle navi dei genovesi.

Gjergj Kastrioti
Skanderbeg da
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- Resistenza albanese all'invasione Ottomana. Dal 1.443 al 1.468 Gjergj Kastrioti Skanderbeg, principe albanese e re d'Epiro, eroe nazionale degli albanesi, conduce una strenua resistenza contro gli Ottomani, ottenendo varie vittorie: su 25 battaglie ne vince 22. Dopo la morte di Skanderbeg, la resistenza continuerà fino al 1.478, anche se con successo minore, finché le terre albanesi saranno conquistate dagli Ottomani, grazie alla loro maggior forza militare. 

Nel 1.444 - Il re d’Ungheria, Ladislao il Postumo, rompe la pace con gli ottomani e lancia la crociata di Varna, sotto il comando di János Hunyadi, nel tentativo di spingere i turchi fuori dall’Europa. Il 10 novembre, nella battaglia di Varna, Murad II sconfigge un'armata congiunta polacca e ungherese, guidata da Ladislao III di Polonia, re di entrambi gli Stati e annienta i Crociati capeggiati dal condottiero ungherese Jànos Hunyadi e dal Godospar di Moldavia Vlad III di Valacchia, detto Dracul Cepelush. Vittorioso e deciso a riprendere la campagna di aggiogamento dell'area balcanica, Murad II respinge poi l'espansione bizantina, condotta dalla Morea, (a partire dal XII secolo, il Peloponneso era chiamato Morea dai crociati a causa della forma della penisola, somigliante ad una foglia di gelso e a causa dell'importanza che aveva quell'albero nella penisola) dal Basileus Costantino IX e mette al sacco Atene, rendendone vassalli tributari gli occidentali lì residenti. János Hunyadi preparerà un'altra armata (composta da forze ungheresi e valacche) per attaccare i turchi, ma nel 1448 sarà sconfitto di nuovo da Murād II nella seconda battaglia del Kosovo.

Nel 1.445 - Johannes Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili. Il primo libro stampato è la Bibbia. 

Vlad III Țepeș (l'impalatore) da:
Nel 1.448 - Vlad III Țepeș (l'Impalatore) Dracula, o Dracul Cepelush, di origine turco-cumana, è voivoda di Valacchia una prima volta, lo sarà di nuovo dal 1456 al 1462 e nel 1476. Vlad III di Valacchia (1431 - 1477), meglio conosciuto solo come Vlad Dracula, era figlio del voivoda di Valacchia e membro dell'Ordine del Drago, fondato per proteggere il cristianesimo nell'Europa orientale, Vlad II Dracul, membro della Casa dei Drăculești, un ramo collaterale della Casa di Basarab e conosciuto anche con il suo nome patronimico Dracula (figlio di Dracul). Il soprannome "l'Impalatore" deriva dalla sua predilezione ad impalare i nemici. Durante la sua vita, la reputazione di essere un uomo crudele e sanguinario si diffuse nel Sacro Romano Impero e più in generale in tutta Europa, pur essendo  venerato come eroe popolare in Romania, per aver protetto la popolazione rumena, sia a sud che a nord del Danubio, dai turchi ottomani. Vlad III Dracula sarà fonte d'ispirazione per lo scrittore irlandese Bram Stoker nella creazione del suo personaggio più famoso, il vampiro conte Dracula, nell'omonimo romanzo “Dracula” del 1897.

Nel 1.450 - Il sultano ottomano Murad II avanza in Albania ed assedia invano la roccaforte di Krujë, sia per farla piattaforma del piano di occupazione dell'Italia, sia per piegarne il leader della resistenza nazionale Gjergj Kastrioti Skënderbeu, che aveva rapito da bambino, che aveva amato, che aveva allevato nella sua Corte e del quale aveva vissuto come un tradimento la recuperata identità nazionale. Consapevole dell'incombente pericolo per il suo regno, l'imperatore romano-orientale (bizantino) Costantino XI si appella alle altre potenze cristiane per un aiuto e il Papa pretenderà, come contropartita, la riunificazione della Chiesa d'Oriente a quella d'Occidente, ottenendola il 12 dicembre del 1450, contro il parere della popolazione bizantina.

I regni nella penisola iberica nel 1450,
- Alla metà del XV secolo, la penisola iberica era divisa fra il sultanato di Granada in Andalusia e vari regni cristiani, Portogallo, Castiglia e Leon, Navarra e Aragona, che avevano fatto della Reconquista e della cacciata dei mori la loro ragione di vita. Nel corso del medioevo la spinta verso il sud islamico era diventata una vera e propria migrazione armata verso la costa meridionale, guidata dalle armate dei regni di Portogallo, Castiglia e Aragona. Il Portogallo e l’Aragona terminarono la reconquista di propria competenza raggiungendo rispettivamente la costa atlantica il Portogallo e quella del mediterraneo l’Aragona. Poi, mentre il Portogallo volgeva le proprie energie all’esplorazione delle coste africane, l’Aragona iniziava a creare un impero mercantile sulle coste del mediterraneo occidentale. In Catalogna, la parte più ricca del regno aragonese, i mercanti di Barcellona divennero talmente potenti da riuscire a imporre al sovrano una sorta di sistema costituzionale che imponeva alla monarchia di coinvolgere le assemblee catalane nella formazione delle leggi. Questo sistema fece la fortuna del regno d’Aragona e della regione Catalana, unendo libertà e prosperità. In maniera totalmente differente si era evoluta la Castiglia, dove il continuo sforzo militare contro gli arabi di Spagna aveva forgiato una società incentrata su un’economia di pastorizia e su una potente aristocrazia guerriera (poco incline al commercio e all’esaltazione del lavoro manuale), scarsamente disponibile a obbedire al sovrano. I tre regni alternavano alla gestione dei propri affari fuori dall’Hiberia a innumerevoli conflitti fra loro e nonostante che dal 1412 il regno di Castiglia e quello d’Aragona condividessero la medesima dinastia regnante, quella dei Trastamara, non sembrava probabile che la penisola riuscisse a riunirsi sotto un unico sovrano, né che i popoli ispanici mettessero da parte le rispettive antipatie. Con la prosperità giunse anche l’ambizione e i Re d’Aragona iniziarono a espandersi in Italia, prendendo possesso via via della Sicilia, della Sardegna e del Regno di Napoli. Questo, unitamente alla lunga decadenza economica che colpì l’area di Barcellona in seguito alla peste nera, diversificò sempre di più le esigenze del ceto mercantile, bisognoso di sostegno e di pace, da quelle del re d’Aragona, sempre più bisognoso di denaro e di incassare tasse per la propria politica militare ed espansionistica in Italia.

Nel 1.451 - Il 3 febbraio si spegne a Edirne (Adrianopoli, capitale ottomana dell’epoca) Murad II, senza essersi rivalso sul rivale albanese Gjergj Kastrioti Skënderbeu e suo figlio Mehmet diventa il nuovo sultano come Mehmet II. Mehmet II il Conquistatore, Fatih Sultan Mehmet, Bujuk, ovvero il Grande, figlio di Murad II e della cristiana Mara (forse italiana), nato ad Adrianopoli il 29 marzo del 1432 e morto a Scutari il 3 maggio del 1481 è stato il settimo Sultano dell'Impero ottomano e fu chiamato anche Humkar: l'assetato di sangue. Per garantirsi la sicurezza ed il controllo del Regno e prevenire eventuali pretese successorie, così come facevano gli imperatori romano-orientali (bizantini), appena insediato elimina tutti i fratelli e fratellastri, a partire dal neonato Ahmed. Poi, appena ventunenne, avvia i suoi travolgenti successi militari sfondando le resistenze del Principato di Karaman (in Anatolia), impadronendosi di fortezze in Tracia, mentre programma l'assalto all'Impero romano d'Oriente.

Stretti di Bosforo e Dardanelli, da:
 https://upload.wikimedia.org/
wikipedia/commons/a/ae/Sea_
of_Marmara_map--01.png
Dal 1.452 - Fino ad allora, negli attacchi a Costantinopoli che avevano compiuto, gli ottomani erano stati capaci di impedire eventuali aiuti europei per via terrestre, attraverso i Balcani, mentre attraverso le vie marittime, gli Occidentali si erano trovati in posizione di preminenza. Mehmet II predisporrà così la costruzione di una fortificazione sulla riva europea del Bosforo (la Rumeli Hisari), nel punto in cui il canale presenta una larghezza di 700 metri, di fronte ad un piccolo forte costruito dal suo antenato Beyazid I nel 1396, che sbarrava il Bosforo, attraverso il quale i rinforzi potevano arrivare dai possedimenti genovesi e veneziani nel Mar Nero, lasciando per contro i Dardanelli aperti sul Mediterraneo (i forti di questo lato saranno costruiti solamente dopo il 1460). Il controllo degli stretti comunque, non dipendeva tanto dai forti, ma dalla portata dei cannoni che vi si piazzavano e il sultano appronta quindi anche un piano in tal senso. Mentre l’artiglieria a disposizione di Mehmet II non gli consentiva ancora di controllare lo stretto dei Dardanelli, per quello che riguarda il Bosforo, il Sultano sceglie di scommettere sulla lentezza dei preparativi di Genova e Venezia, tenendo conto dei problemi tecnici insiti nell'impresa: una flotta non diventa operativa prima di qualche settimana, vista la pesantezza dei meccanismi di decisione di quegli stati repubblicani ed i loro mutui dissensi, tutti fattori che rendevano credibile un ritardo nell’intervento occidentale, quando l’unica strategia vincente sarebbe stata quella di un'azione potente e rapida. Quindi, dopo aver rinnovato il trattato di pace con Venezia, il Sultano dà inizio, il 26 marzo 1452, alla costruzione della fortezza sul Bosforo, terminata nell’agosto seguente, mentre  occorrerà tutto l’inverno seguente per preparare le bombarde, grandi cannoni che potranno abbattere sia le mura della città che le navi nemiche negli stretti. A tal fine viene ingaggiato il geniale costruttore di campane ungherese Maestro Urbano, sassone di Transilvania, per fabbricare ad Adrianopoli (Edirne), capitale ottomana dell’epoca, pezzi capaci di lanciare proiettili da 400 chilogrammi. Nel vittorioso assedio di Costantinopoli di Mehmet II Fatih del 1453, furono l'impiegate 68 grandi bombarde (topa tutmak in turco), grazie alle grandi capacità di fonditore dell'ungherese di origine sassone Mastro Urban, che tuttavia sembra sia morto nell'esplosione di una bombarda di eccezionale grandezza (calibro 889 mm, lunga 8 metri e del peso di 48 tonnellate).

Cartina della Francia nel 1477.
Nel 1.453 - Si conclude la guerra dei Cen­t'anni (1.337-1.453): gli inglesi perdono ogni dominio in Francia. La straordinaria importanza della guerra dei cent'anni, per quanto attiene la storia dell'Europa nel suo complesso, è evidenziata dal fatto che la sua fine (1453, anno che vede anche la caduta di Costantinopoli) è una delle date convenzionalmente poste dalla storiografia moderna a conclusione del Medioevo europeo. Comunque, la guerra dei Cent’anni  non è stata soltanto una guerra tra la Francia  e  l’Inghilterra, ma anche una lunga lotta di resistenza degli Occitani occidentali contro l’annessionismo Francese. E’ un esercito Guascone, e non Inglese, quello che, dopo tante vittorie, viene distrutto dai Francesi a Castillon, nel 1.453.

Philippe de Mazerolles: "L'assedio di
Costantinopoli", dalla Chronique de
Charles VII di Jean Chartier, 1470 c.,
- Il figlio di Murād II, Mehmet II, detto poi Fātiḥ (conquistatore), dopo aver riorganizzato lo Stato e l'esercito ottomani, dimostra la sua abilità bellica conquistando, a 21 anni, Costantinopoli, il 29 maggio 1453, decretando il crollo definitivo dell'Impero romano d'Oriente (impero bizantino). La conquista ottomana di Costantinopoli del 1453 si sostituiva all'impero Bizantino rinforzando la posizione del vecchio Impero, ritornato ora grande come prima, come principale potenza dell'Europa sudorientale e del Mediterraneo orientale. Mehmet II, (Maometto II) permise alla Chiesa ortodossa di mantenere la sua autonomia e le sue terre in cambio dell'accettazione dell'autorità ottomana. A causa delle cattive relazioni esistenti tra l'Impero bizantino degli ultimi periodi e gli Stati dell'Europa occidentale, la maggioranza della popolazione ortodossa accettò il dominio ottomano, preferendolo a quello veneziano. Costantinopoli, la Seconda Roma divenne capitale del nuovo Impero col nome di Istambul, deformazione turca del greco Isten polis, la città. La caduta di Costantinopoli: un evento di portata epocale, spianò ai Turchi la via dei Balcani e segnò l'inizio del declino delle Repubbliche Marinare. Dopo l'epocale battaglia di Varna del 1444 e la caduta di Costantinopoli del 1453, l'Europa rinunciò a misurarsi con la potenza ottomana fino al Rinascimento.
Il racconto più diffuso sulla morte del Mega Dux di Costantinopoli Lucas Notaras, sospettato di tradimento, è quello dello storico Steven Runciman: «La clemenza che Mehmet II aveva concesso ai ministri (superstiti) dell'Imperatore Costantino XI Paleologo fu di corta durata. Cinque giorni dopo che Costantinopoli era caduta, il 3 giugno del 1453 Mehmet II diede un banchetto. Nel corso del banchetto, quando il livello del vino bevuto era molto, qualcuno bisbigliò a Mehmet che il figlio quattordicenne di Notara era un ragazzo di bellezza eccezionale. Il sultano immediatamente incaricò un eunuco di andare alla casa di Notara per richiedere che suo figlio andasse da lui per il suo piacere. Notara, a cui i figli più anziani erano stati uccisi in combattimento, rifiutò di sacrificare suo figlio a un tal destino. La polizia ottomana allora andò a prendere Notara con suo figlio e il suo cognato, il figlio del grande domestico Andronico Cantacuzeno, e li portò alla presenza del sultano. Quando Notara sfidò ancora il sultano, la risposta di questi fu sanguinosa: ordinò che lui ed i due ragazzi fossero decapitati sul posto. Notara chiese solamente che i due ragazzi fossero uccisi prima di lui, per impedire che la vista della sua morte rischiasse di farli titubare. Quando entrambi furono uccisi, Notara offrì il collo al boia. Il giorno seguente altri nove notabili bizantini furono arrestati e giustiziati.» Steven Runciman, The Fall of Constantinople 1453, Cambridge University Press, 1969, pg. 151.

"La Nascita di Venere" di
 Sandro Botticelli (1483-85).
Nel 1.454 - Si firma la Pace di Lodi fra Milano e Venezia e inizia il Rinascimento italiano. La Pace di Lodi, firmata nella città lombarda il 9 aprile 1.454, mise fine allo scontro fra Venezia e Milano che durava dall'inizio del Quattrocento. La rilevanza storica del trattato risiede nell'aver garantito all'Italia quarant'anni di pace stabile, contribuendo di conseguenza a favorire la rifioritura artistica e letteraria del Rinascimento. Dopo la morte del Duca di Milano Filippo Maria Visconti, a Milano venne proclamata la Repubblica Ambrosiana. I governanti decisero di affidare la difesa del neonato stato a Francesco Sforza. Questi, dopo tre soli anni, si proclamò Duca di Milano. Difatti da tempo Venezia non aveva abbandonato le sue velleità di espandersi in Lombardia e strinse così un'alleanza con Alfonso d'Aragona, Re di Napoli, e l'imperatore Federico III d'Asburgo - che non aveva riconosciuto Francesco Sforza come Duca - contro quest'ultimo e i suoi alleati. Ma dopo soli tre anni giunse notizia della presa di Costantinopoli. Tale evento mise in pericolo l'assetto dei possedimenti veneziani nell'Egeo, così la Serenissima decise di porre una temporanea tregua alle guerre in Italia settentrionale stipulando assieme ad altre potenze italiane la Pace di Lodi. Venezia e Milano conclusero la pace definitiva il 9 aprile 1.454 presso la residenza di Francesco Sforza a Lodi; il trattato fu ratificato dai principali Stati regionali (prima fra tutti Firenze, passata da tempo dalla parte di Milano). Il Nord Italia risultava in pratica spartito fra i due Stati nemici, nonostante persistessero alcune altre potenze (i Savoia, la Repubblica di Genova, i Gonzaga e gli Estensi). In particolare, stabilì la successione di Francesco Sforza al Ducato di Milano, lo spostamento della frontiera tra i suddetti stati sul fiume Adda, l'apposizione di segnali confinari lungo l'intera demarcazione (alcune croci scolpite su roccia sono tuttora esistenti) e l'inizio di un'alleanza che culminò nell'adesione - in tempi diversi - alla Lega Italica. L'importanza della Pace di Lodi consiste nell'aver dato alla penisola un nuovo assetto politico-istituzionale che - limitando le ambizioni particolari dei vari Stati - assicurò per quarant'anni un sostanziale equilibrio territoriale e favorì di conseguenza lo sviluppo del Rinascimento italiano. A farsi garante di tale equilibrio politico sarà poi - nella seconda parte del Quattrocento - Lorenzo il Magnifico, attuando la sua famosa politica dell'equilibrio.

- Tra Mehmet II (Maometto II) e la Repubblica di San Marco si giunge a un trattato di pace (del 1454), che si rivelerà nei fatti una semplice tregua: il sultano riattaccherà ben presto le posizioni veneziane dal Peloponneso alla Crimea, spingendo l'offensiva fino al Friuli. Contro le molte posizioni perdute, Venezia entra in possesso di Cipro e alla fine del Medioevo è la città cosmopolita più importante e ammirata d'Europa. L'urbanizzazione della laguna aveva richiesto modifiche idrauliche radicali, che spiegano l’assetto moderno, ad opera degli ingegneri veneziani del tardo Medioevo e del Rinascimento, preoccupati ad operare numerose diversioni delle foci fluviali (Po, Brenta, Bacciglione, Sile, Piave) per scongiurare il rischio dell’eccessivo apporto solido nelle lagune e il loro fatale interro. Nel XV secolo il territorio della Repubblica di Venezia si estende dall'Adda all'Istria e da parte dell'attuale provincia di Belluno, al Polesine veneto. Ma la decadenza comincia già a farsi sentire da eventi storici come l'accrescersi della potenza ottomana e la scoperta dell'America. Chiusa nel bacino del Mediterraneo, Venezia ne risente le irreversibili conseguenze e finisce per volgere i suoi interessi economici verso l'entroterra.

Nel 1.455 - Il regno inglese, dopo la guerra dei cent'anni ebbe poco tempo per risollevarsi prima dello scoppio della guerra delle due rose (1455-1485), un susseguirsi di guerre civili per il trono tra il Casato dei Lancaster ed il Casato di York, rami diversi della casa regnante dei Plantageneti a cui appartenevau Edoardo III. Il nome della casata deriva dal nome latino della ginestra, planta genistae, il cui fiore fu adottato come simbolo araldico da Goffredo V il Bello. In seguito il nome Plantageneto fu nuovamente assunto dalla dinastia dei re d'Inghilterra a partire dal XV secolo: il primo a usarlo fu Riccardo, terzo duca di York, padre di Edoardo IV e Riccardo III, il quale apparentemente lo aveva assunto nel 1448. I Plantageneti sono più o meno impropriamente chiamati anche Angioini per il fatto che i loro progenitori furono i conti di Angiò, ma per distinzione degli storici, il termine Angioino viene solitamente attribuito solo ai membri delle successive casate capetinge che governarono l'Angiò. La linea degli Angiò-Plantageneti viene poi fatta risalire ad un oscuro nobile, Ingelger, in latino Ingelgerius (Rennes, 845 - Tours, 888), visconte d'Angers, di Tours e d'Orléans che in seguito acquisì la Contea d'Angiò. Ingelger nacque in Bretagna, probabilmente a Rennes, verso l'845, e secondo il Chronicon Turonensis, era parente di Ugo l'abate (nepos Hugonis ducis Burgundiæ), marchese di Neustria, conte d'Angiò, di Auxerre, di Nevers e di Tours, che fu anche arcivescovo di Colonia, potente personaggio nella corte di Borgogna dell'epoca, in quanto figlio del primo conte di Borgogna Transgiurana, Corrado I e fratello del secondo conte di Borgogna Transgiurana, Corrado II. Fu il capostipite della prima casa d'Angiò come padre del primo conte d'Angiò, Folco I d'Angiò e i membri della famiglia furono anche chiamati Ingelgeridi. La seconda casa d'Angiò, detta anche dei Plantageneti, che succedette agli Ingelgeridi, discese da un ramo femminile della dinastia, quando tutti i rami maschili si erano estinti e quindi fu anche un ascendente della casa reale inglese dei Plantageneti. Nella guerra delle due rose, alla fine dei conflitti la corona era in possesso di un discendente per parte femminile dei Lancaster che sposò la figlia maggiore del leader degli York. Enrico VII d'Inghilterra e Elisabetta di York fondarono così la dinastia dei Tudor, che rimase sul trono dal 1485 al 1603.

Dal 1.456 - Fra il 1456 ed il 1457 i Turchi ottomani invadono la Grecia e conquistano Atene mentre un'altra armata, muovendo da Tessalonica, risale fino a Belgrado dove è respinta dalle truppe crociate europee del generale Jànos (Giovanni) Hunyadi e dal frate francescano Giovanni da Capestrano. In quei mesi si spengono il Despota serbo Giorgio Brankovic, referente della corrente magnatizia incline agli Ottomani contro la fazione degli aristocratico/latifondisti, e il re d'Ungheria Ladislao Postumo. Al primo succede inizialmente il primogenito Lazzaro e in seguito il fratello Stefano, che era stato esiliato quando Mehmet II aveva conquistato la fortezza di Semendria, mentre al trono del regno d'Ungheria salirà Mátyás Hunyádi Mattìa Corvino, figlio del Generale Jànos Hunyadi.

- Nel 1456, tre anni dopo la conquistata di Costantinopoli, gli ottomani minacciarono l’Ungheria con l’assedio di Belgrado. János Hunyadi decise subito un’altra campagna contro i Turchi ed invase la Rumelia ottomana ma, colpito dalla peste diffusasi nel suo accampamento, morì. Solo la strenua resistenza degli ungheresi nell'assedio di Belgrado del 1456 e quindi la prigionia in Francia e in Italia del principe Cem, fratello di Bayazid II, permetterà una pausa di circa 70 anni nell'espansione ottomana verso i regni dell'Europa centrale. Ciò non impedirà comunque al sultano ottomano Mehmet II di annettersi la Grecia (nel 1456), la Morea o Peloponneso (nel 1460), l'Impero di Trebisonda (nel 1461) i Beylik di Anatolia non ancora sottomessi (nel 1472), le colonie genovesi del Mar Nero (nel 1475), l'Albania (nel 1479) oltre a incursioni in Friuli e l'invasione delle Puglie con la presa di Otranto nel 1480.

Nel 1.457 - Dopo essersi espanso progressivamente sotto Roman I e i suoi successori, il Principato di Moldavia sotto Ștefan cel Mare (Stefano il Grande, 1457-1504), il più conosciuto principe moldavo, arriva a formare un vasto dominio che comprendeva il territorio tra i Carpazi a ovest, il fiume Nistro a est, il Mar Nero a sud, e la Bucovina a nord.

Mátyás Hunyádi o Mattìa Corvino,
- Da http://www.italiamedievale.org/sito_acim/contributi/guerre_ottomano_ungheresi.htmlMátyás Hunyádi Mattìa Corvino, figlio di  János Hunyadi, nato a Kolozsvár verso il 1440 e morto a Vienna nel 1490, ottiene il trono ungherese nel 1457, mentre è ancora a Praga, prigioniero del re di Boemia Giorgio di Podebrady. Finalmente tornato in una Ungheria indebolita da contrasti oligarchici e sostenuto dallo zio materno Michele Szilàgyi nella lotta alla Nobiltà, aizzata da Federico III e dagli hussiti penetrati nei territori del Nord, Corvino visse i suoi primi anni di regno nella contesa dinastica col re boemo. Incaricò dell'azione antiturca Vlad III di Valacchia, rimosse le turbolenze interne e, consolidata la sicurezza e l'ordine attraverso adeguate riforme sociali ed economiche, si dette alla espulsione dei nemici dalle province meridionali. Dopo averli sconfitti, nel dicembre del 1463 occupò la fortezza bosniaca di Jaice e, nell'anno successivo, appoggiato da Pio II intraprese la campagna santa contro Maometto II. Nel 1468, previa promessa successoria da parte di Federico III e di Papa Paolo II, riprese l'attività di contrasto anti-hussita e guerreggiò ancora con Giorgio di Podebrady finché, il 3 maggio del 1469, penetrato in Moravia, fu eletto re di Boemia dai cattolici e mosse guerra anche ai polacchi, dopo che il rivale aveva designato al trono Ladislao, figlio di Casimiro IV di Polonia.

Nel 1.461 - L'Ambasciatore Monsignor Giovanni Navarro informa il leader albanese Gjergj Kastrioti Skanderbeg dell'intento del Papa a porlo a capo di una nuova crociata contro i turchi ottomani, crociata che non si realizzerà mai. Tra il XV e il XVI secolo l'Impero ottomano vivrà un lungo periodo di conquiste ed espansione, e prospererà sotto una lunga dinastia di sultani. L'economia dello Stato fiorì anche grazie al controllo delle vie commerciali di terra tra l'Europa e l'Asia.

Nel 1.462 - Il 18 agosto ad Orsara di Puglia, Castriota Skënderbeu conclude la sua spedizione contro gli antagonisti di Ferdinando di Napoli ed è raggiunto dalla notizia che due armate turche, comandate da da Hussein-Bey e Sinan-Bey, si dirigono sull'Albania: tornato in patria, le sconfigge a Skopjë, imponendo a Mehmed II il trattato di pace della primavera del 1463. Il progetto di crociata, invece, è avversato dalla morte di Pio II. La circostanza è favorevole a Mehmed II che, vista sfumata la progettata crociata, in settembre scatena una dura offensiva ma anche questa impresa si risolve nella umiliante sconfitta ottomana al lago di Ocrida, reiterata da un nuovo tentativo di assedio di Krujë della primavera del 1466. Furioso, allora, Mehmed II punta su Sfetigrad ma è circondato ed annientato. Tuttavia, l'Albania è in ginocchio, mentre Castriota Skënderbeu, a Roma, viene accolto come un eroe da Paolo II, che gli concede i richiesti aiuti.

Nel 1.462 la lunga decadenza economica che aveva colpito l’area di Barcellona in seguito alla peste nera e la diversificazione fra le esigenze del ceto mercantile, bisognoso di sostegno e di pace, da quelle del re d’Aragona, sempre più bisognoso di denaro e di incassare tasse per la propria politica militare ed espansionistica in Italia, raggiunge il culmine con lo scoppio della guerra civile fra i sostenitori di Giovanni II d’Aragona, padre di Ferdinando e i grandi mercanti che dominavano la società catalana. In quella situazione era fondamentale per Giovanni II rafforzare la posizione della monarchia e il modo migliore per farlo era maritare il figlio Ferdinando con l'erede del traballante trono castigliano, Isabella.

Nel 1.467 - I Turchi incalzarono marciando su Alessio, Scutari e Durazzo per fiaccare Venezia e privare il leader albanese dell'ultimo alleato, ma sono nuovamente sconfitti. Ma per la piccola regione, arginare la incessante pressione era ormai sempre più difficile: l'ansia fu condivisa dal Doge veneziano, che incaricò Francesco Capello Grimani di trattare un'alleanza, che non fu discussa.

Nel 1.468 - Il 17 gennaio, dopo aver tenuto in scacco i Turchi per vent'anni, Castriota Skanderbeu si spegne ed i suoi partigiani riparano in Italia, mentre finalmente i Turchi prendono gran parte dell' Albania. Non c'erano, dunque, forze sufficienti a condizionare l'irriducibile Sultano, cui restava da realizzare solo il grande sogno di entrare in Roma ora che i confini del suo Impero avevano obbligato la frastornata e sbigottita Comunità internazionale a riconoscere lo Stato ottomano come una straordinaria realtà  politico-militare.

Nel 1.468 la Castiglia, su cui regna Enrico IV, vive una fase d’instabilità visto che il re è obbligato a riconoscere le pretese al trono della sorella Isabella di Castiglia mentre preferirebbe assicurare invece la successione al trono alla figlia Juana “La Beltraneja” e dare la sorella Isabella in sposa al re del Portogallo, Alfonso V. Isabella di Castiglia preferisce invece il giovane Ferdinando d’Aragona, dalla fama di valoroso condottiero, rispetto al vecchio re Alfonso V, potente, ricco e potenzialmente in grado di ripudiarla al primo guaio. Ma doveva agire in fretta, prima che Enrico IV cambiasse idea sulla propria erede. Da qui il matrimonio clandestino del 1469 con il rischio del carcere per lei e della vita per lui.

I re cattolici, da: https://www.lacool
tura.com/2018/11/isabella-di-castiglia-
ferdinando-aragona/
Nel 1.469 - Il 19 di ottobre, i due giovani Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, futuri “Reyes Catòlicos”, si sposano, pur essendosi conosciuti di persona solo pochi giorni prima, giungendo nella città castigliana di Valladolid, in clandestinità e in povertà, con un re disposto a far incarcerare la sposa, sua sorella ed erede e a eliminare di nascosto il giovane principe suo sposo. Con denaro preso in prestito e grazie al via libera di una falsa bolla papale, la mattina del 19 ottobre 1469, in casa di amici fedeli, si uniscono in nozze i primi sovrani di ciò che sarebbe divenuto il Regno di Spagna.  

Nel 1.472 - Viene stampata la "Divina Commedia", il primo libro in lingua italiana ad essere stampato. A Foligno, nell'attuale provincia di Perugia, il 5 e 6 di aprile, il tedesco di Magonza (Mainz in tedesco) Johannes Numeister e il folignate Evangelista Mei, stampano quella che Dante intitolò "Comedìa".

Nel 1.476 - L'8 novembre Vlad III Țepeș Dracula occupa la capitale valacca Târgovişte, dove incontra Stephen V Báthory. I due si giurano fedeltà eterna l'uno all'altro e si impegnarono anche a perseguire una grande crociata contro i turchi. L'11 novembre, Stephen Báthory riferisce ai funzionari della città di Sibiu che la maggior parte della Valacchia è nelle mani di Dracula e aggiunge che "tutti i boiardi a parte due sono con noi" e "anche questi ultimi si uniranno presto a noi". Il 16 novembre Bucarest è espugnata dall'esercito di Stephen Báthory e il 26 novembre Dracula è ristabilito come voivoda di Valacchia per la terza volta.  

Carta della Russia dal
XIII al XVI secolo,
con l'espansione
dal 1300 al 1586.
Nel 1.478 - Ivan III sottomette Novgorod e si libera del giogo mongolo (1.480).

Dal 1.479 - Quando il re di Castiglia Enrico IV venne a sapere del matrimonio fra Isabella e Ferdinando, ne fu così sconvolto da riconoscere subito come propria erede l’illegittima Juana “La Beltraneja”. Di fatto ciò diede il via a una lunga guerra di successione al trono castigliano, a cui porre termine non bastò neppure la morte, nel 1474, di Enrico IV, sostituito poi da re Alfonso V, subito sollecito nell’appoggiare le pretese dinastiche di Juana “La Beltraneja”, che il re Alfonso V aveva pensato bene di sposare. Grazie all’audacia e al valore militare del novello sposo Ferdinando, che subito si dimostrò un’eccellente comandante, in grado di tenere testa sia ai riottosi nobili castigliani che sostenevano le pretese di Juana, sia alle armate di Alfonso V, entro la fine del 1479 “La Beltraneja” era sconfitta e l’unione delle due corone era suggellata in Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, primi sovrani di ciò che sarebbe stato il regno di Spagna.

- Nel 1.479 gli ottomani conducono una seconda incursione in Friuli, rendendo drammatica la situazione dei Veneziani che, minacciati dalla insopportabile pressione sulle frontiere ed atterriti da una imminente invasione, cedono i loro territori albanesi.

- Nel 1479, Stephen V Báthory di Ecsed (1430-1493) è nominato governatore della Transilvania e alla fine dell'agosto del 1479, una spedizione ottomana comandata da dodici pascià invade la Transilvania con una forza di 43.000 uomini. Nella battaglia che ne seguì, il suo cavallo fu ucciso sotto di lui e rimanendo a malapena in vita, stava per perdere la battaglia quando l'esercito di Pál Kinizsi, il Ban di Timişoara, apparve con 900 serbi. Si lanciarono contro i turchi che, presi di sorpresa, furono massacrati. I pochi turchi sopravvissuti al massacro fuggirono sulle montagne, dove la maggioranza fu poi uccisa dalla popolazione locale. Circa 30.000 turchi morirono nella battaglia, mentre Báthory perse 8.000 ungheresi e circa 2.000 sassoni e valacchi di Transilvania. Ştefan Báthory fu in seguito accusato di usare eccessiva crudeltà contro i Székely in Transilvania e fu deposto da Vladislao II nel 1493. Morì poco dopo ma la sua famiglia tornò a governare come Voivodi e poi come principi in Transilvania.

Nel 1.480 - I Turchi entrano nel sud-est dell'Italia e prendono Otranto, da dove progettarono di dirigersi verso Roma. La traversata del Canale fu garantita dalla cauta neutralità veneziana: il 29 luglio, il presidio militare e gli abitanti della cittadina si arroccarono nel castello opponendosi alla intimazione di resa. Tuttavia, l'11 agosto, colpita dalla formidabile artiglieria ottomana, dopo due settimane di eroica resistenza in vana attesa dei soccorsi del Re e del figlio Don Alfonso Duca di Calabria, Otranto è espugnata e i Turchi vi consumano un orrendo sterminio. Molti aristocratici degli stati italiani, soprattutto in Toscana, mirano ad allearsi agli Ottomani per sconfiggere i propri rivali al potere. Le lealtà e le alleanze generate e consolidate dall'eroe albanese Skanderbeg vennero meno e gli Ottomani conquistarono il territorio dell'Albania subito dopo la caduta del castello di Kruja. A seguito di questo, molti albanesi fuggirono in Italia, principalmente in Calabria ed in Sicilia. La maggior parte della popolazione albanese rimasta, è stata costretta a convertirsi all'Islam, ma è riuscita a mantenere la relativa identità etnica. Rimarranno parte dell'impero Ottomano fino al 1.912.

Nel 1.481 - Il 3 maggio, benché il suo chiodo fisso fosse l'Italia, l'irriducibile Sultano attraversa il Bosforo per una nuova spedizione in Asia, forse contro i possedimenti egiziani dei Mamelucchi, mirando al controllo de La Mecca, onde essere riconosciuto ufficialmente Califfo, ovvero Vicario del Profeta e Protettore dell'Islam. Parallelamente, mentre per disorientare le truppe aragonesi del Duca di Calabria, Ahmed Pascià aggredisce le coste di Vieste e in ottobre riattraversa il Canale, dopo una serie di scorrerie nei territori di Lecce, Taranto e Brindisi, papa Sisto IV proclama la crociata anti-ottomana che non sarà mai combattuta: il 4 di ottobre Mehmet II muore avvelenato. La notizia è accolta con unanime sollievo dei cristiani, mentre nell'Impero turco esplode la guerra civile fra i due figli ed eredi: Cem, appoggiato dalla Corte e dal Gran Visir, contro Bayazid, sostenuto dai Giannizzeri e sospettato di parricidio.

- L'ampliamento del Sultanato ottomano proseguirà a oriente, espandendo i loro domini in diverse regioni dell'Asia e del Nordafrica, guidati da grandi sultani, come Bayazid II e Selim I, che abbatté il Sultanato mamelucco di Siria ed Egitto e conquistò tutti i paesi arabi del Vicino Oriente, acquisendo il titolo di protettore dei Luoghi santi di Mecca e Medina. Selim sconfisse inoltre il Safavide Shah Isma'il I di Persia nella battaglia di Cialdiran e creò una flotta nel Mar Rosso. Con questa espansione gli Ottomani entrarono in competizione con l'Impero portoghese per diventare la potenza dominante nella regione.

Nel 1.488 - La scoperta di nuove rotte commerciali da parte degli Stati dell'Europa occidentale permette di aggirare il monopolio commerciale ottomano. Il superamento del Capo di Buona Speranza da parte dei portoghesi nel 1488 dà inizio a una serie di guerre navali tra Ottomani e Portoghesi nell'Oceano Indiano che durerà per tutto il '500. Economicamente, l'enorme afflusso di argento spagnolo dal Nuovo Mondo provocherà una netta svalutazione della valuta ottomana e una fortissima inflazione.

Nel 1.491 - Il 6 dicembre 1491, Carlo VIII di Valois, re di Francia, sposa l'erede del Ducato di Bretagna, la duchessa Anna di Bretagna, in un'elaborata cerimonia a Château Langeais. Carlo VIII di Valois, (1470 - 1498) re di Francia dal 1483 al 1498 e brevemente Re di Napoli, come Carlo IV, nel 1495, era l'unico figlio maschio sopravvissuto di re Luigi XI e gli succedette quando era tredicenne, alla sua morte, avvenuta il 30 agosto 1483. Ambizioso, ma di salute cagionevole, considerato dai contemporanei di indole gradevole, ma privo di grande intelligenza politica e non adatto agli affari di Stato, il re tredicenne governò inizialmente sotto la reggenza della sorella maggiore, la principessa Anna di Beaujeu e di suo marito Piero di Borbone. In seguito la politica di Carlo VIII fu volta a consolidare ed estendere il territorio del regno. Ottenne per vie diverse l'annessione degli ultimi due grandi Ducati che godevano ancora di una forte autonomia rispetto alla corona francese: il Ducato di Angiò (comprendente l'Anjou e la Provenza), tramite un complesso meccanismo ereditario e il Ducato di Bretagna, tramite il suo matrimonio con l'erede, la duchessa Anna di Bretagna. Con il matrimonio Carlo VIII si liberò della reggenza della sorella e dell'influenza dei parenti: da allora poté gestire gli affari di Stato secondo le sue intenzioni. Con il Trattato di Senlis, pose fine alla guerra con l'Impero per la successione al trono di Borgogna, mantenuta con la rinuncia alla Franca Contea, all'Artois ed a parte delle Fiandre, ed annessa definitivamente nel 1497.

Tappe della Reconquista della
penisola Iberica.
Nel 1.492 - Caduta del regno di Granada, ultima presenza araba in Spagna

Carta del primo viaggio di Cristoforo
 Colombo in America nel 1492.
- Cristoforo Colombo compie il primo viaggio a occidente per raggiungere le Indie, e non si rende conto di scoprire un nuovo continente, che da Amerigo Vespucci, che invece l'ha capito e mappato in parte, prenderà il nome di America.
Cristoforo Colombo (Genova, 451 - Valladolid, 20 maggio 1506), cittadino della Repubblica di Genova prima e suddito del Regno di Castiglia poi, è stato tra i più importanti navigatori protagonisti delle grandi scoperte geografiche a cavallo tra il XV e il XVI secolo.
Genova, monumento a
Cristoforo Colombo.
Marinaio sin da giovane, maturò l'idea dell'esistenza di una terra oltreoceano (secondo lui l'Asia) proprio durante i suoi viaggi da capitano di mare di navi indirizzate al traffico mercantile, anche se qualche secolo prima, le navi dei Cavalieri di Cristo portavano il simbolo tradizionale dei Templari, la croce patente rossa, e sotto la stessa insegna le tre caravelle di Cristoforo Colombo attraversarono l'Atlantico e raggiunsero il Nuovo Mondo. Cristoforo Colombo inoltre, aveva sposato la figlia di un ex Cavaliere di Cristo e aveva avuto modo di consultare le carte e i diari del suocero. Sicuro della correttezza delle proprie convinzioni, dapprima Colombo chiese i finanziamenti per inaugurare la nuova rotta al re Giovanni II del Portogallo, ma vistosi negati i fondi tentò con i re cattolici di Castiglia e Aragona, i quali, dopo alcune discussioni e soprattutto grazie all'appoggio della regina di Castiglia, Isabella, accettarono di finanziare l'impresa e di concedergli dei privilegi in caso di buona riuscita della stessa. Una volta salpato da Palos de la Frontera (nei pressi di Huelva, in Andalucia) il 3 agosto 1492, giunse nell'odierna isola di San Savador, nelle Bahamas. San Salvador il 12 ottobre dello stesso anno. A questo primo viaggio ne seguirono altri tre - sempre per le Americhe - di minore fortuna, che lo portarono alla rovina e al discredito presso la corte di Castiglia.

Cartina geografica del mondo nel 1.522 con segnalati i viaggi di: Marco Polo
1271-95, primo viaggio di Cristoforo Colombo nel 1.492, di Vasco De Gama nel
1.497-98, di Magellano nel 1.519-22, di Amerigo Vespucci nel 1.501-02.
In verde le colonie dei Portoghesi, in arancio le colonie degli Spagnoli,
in rosa quelle degli Inglesi, in blu quelle dei Francesi. Sono indicate
gli insediamenti di Aztechi e degli Incas in Centro e Sud America.

Carta geografica delle Americhe, centrale e
meridionale durante le prime colonizzazioni:
in rosso gli Spagnoli, in viola i Portoghesi,
con la ripartizione del trattato di Tordesillas.
Rotte, strade, audencias e arcivescovadi.  
Nel 1.493 - Con il trattato di Tordesillas, Spagna e Portogallo si dividono il Nuovo Mondo.

Cartina geografica delle
 tribù e gruppi etnici dei
Nativi Nord e Centro Americani,
 denominati Indigeni,
Pellerossa, Indiani d'America
 o Indios, prima della
colonizzazione degli europei.
Cartina geografica delle
 tribù e gruppi etnici dei
Nativi Sud Americani,
 denominati Indigeni o Indios,
 prima della colonizzazione
 degli europei.

Cartina geografica degli inizi della
colonizzazione degli europei dal 1492
del Nord e Centro America.
In arancio le colonie degli  Spagnoli,
in verde scuro le Portoghesi,
 in rosa quelle degli Inglesi, in viola i
 Francesi, in marrone le Olandesi,
 in viola scuro la Svedese, in verde
chiaro quella dei Russi. Sono
segnalatele aree di insediamento
degli  Incas e degli Aztechi.
Accanto alle città, l'anno
 di fondazione.
Cartina geografica degli
inizi della colonizzazione
degli europei nel Nord-Est
Americano con le colonie
Olandesi del 1614-1664
 in marrone, (Nieuw
Amsterdam diventerà poi
 New York), Svedesi nel
1638-56 in viola, Inglesi
dal 1601in rosa. In bianco
i territori Irochesi. 




















Per il post "Culture e aree culturali dei Nativi Nord Americani: gli Indiani d'America", clicca QUI e per il post "Elenco tribù, personaggi eventi e cultura dei Nativi Nord Americani: gli Indiani d'America", clicca QUI

"Paracelsus", con licenza
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- Nasce Paracelso. Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim detto Paracelsus o Paracelso (Einsiedeln, 14 novembre 1.493 - Salisburgo, 24 settembre 1.541) è stato un medico, alchimista e astrologo svizzero, noto per aver battezzato lo zinco, chiamandolo zincum, considerato come il primo botanico sistematico, si laureò all'Università di Ferrara, più o meno negli stessi anni in cui si laureò Niccolò Copernico. Fino al 1.500 la composizione e i mutamenti della materia erano spiegati sulla base della dottrina dei quattro elementi di Aristotele: acqua, aria, terra e fuoco. Paracelso, per la prima volta, aggiunse ad essa una teoria che contemplava tre nuovi principi della materia (sale, zolfo e mercurio), contrassegnata dalla presenza di spiriti della natura responsabili delle sue trasformazioni e cambiamenti. Egli inoltre rifiutò l'insegnamento tradizionale della medicina, dando vita a una nuova disciplina, la iatrochimica, basata sulla cura delle malattie attraverso l'uso di sostanze minerali.

Medaglione raffigurante Carlo VIII
risalente agli anni '90 del 1400.
Nel 1.494 - Carlo VIII re di Francia inaugura le cosiddette guerre d'Italia (definite "horrende" dal Machiavelli): una lunga serie di otto conflitti, con cui le grandi potenze europee si disputarono il controllo della penisola, terminata solo nel 1559 con la Pace di Cateau-Cambrésis, che mutò profondamente la geografia politica dell'Italia.
Carlo VIII, che vantava attraverso la nonna paterna, Maria d'Angiò (1404-1463), un lontano diritto ereditario alla corona del Regno di Napoli, indirizzò le risorse della Francia verso la conquista di quel reame, incoraggiato da Ludovico Sforzadetto Il Moro (che ancora non era duca di Milano ma ne era solo reggente) e sollecitato dai suoi consiglieri, Guillaume Briçonnet e de Vers. La riconquista del Sud della Penisola, già governato dalla Casata degli Angioini durante il secolo XIII, non comprendeva, nei progetti, anche la Sicilia. Quest'ultimo fatto depone a favore della tesi secondo la quale Carlo VIII non intendeva accrescere semplicemente i domini della sua Casata, ambizione comune a molte case regnanti di area mitteleuropea o anglosassone, ma farne piuttosto la base di partenza per quelle Crociate la cui eco era rinvigorita dalla cacciata degli arabi dall'ultimo possedimento spagnolo, il Regno di Granada (1492), avvenuta proprio in quegli anni. Il progetto politico della Res Publica Christiana Pro Recuperanda Terra Sancta aveva ancora presa nelle classi dirigenti europee nonostante la fine rovinosa cui andarono incontro sia la maggior parte di quel progetto stesso, sia coloro che intesero realizzarlo ben prima, intorno alla metà del Duecento. Discese in Italia il 3 settembre 1494 con un esercito di circa 30.000 effettivi dei quali 8.000 erano mercenari svizzeri, dotato di un'artiglieria moderna. Venne accolto festosamente dai duchi di Savoia. Il suo esercito si accampò ad Asti, dove Carlo VIII ricevette l'omaggio dei suoi sostenitori: Margarita dè Solari fanciulla di undici anni (nel 1495 gli dedicherà Les Louanges du Mariage) alloggiando nel Palazzo del padre in Asti ne ascolterà le odi, il cardinale Giuliano della Rovere che diverrà papa Giulio II nel 1503 fino al 1513, Ludovico Sforza , detto il Moro con la moglie Beatrice d'Este ed Ercole d'Este, duca di Ferrara. A Pavia conobbe Gian Galeazzo Sforza e sua moglie Isabella d'Aragona . Isabella ne approfittò per scongiurarlo di proteggere la sua famiglia dalle mire di Ludovico Sforza. Tuttavia, un mese dopo questo incontro, il marito Gian Galeazzo Sforza morì, probabilmente avvelenato, e Ludovico il Moro divenne signore di Milano con il benestare dei francesi. Carlo, dapprima intenzionato a percorrere la via Emilia fino alla Romagna, ne venne dissuaso da atteggiamenti bellicosi di Caterina Sforza, signora di Forlì e Imola. Così, dopo una tappa a Piacenza, si diresse verso Firenze. La città era tradizionalmente filofrancese, ma la politica incerta del suo signore, Piero di Lorenzo de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, l'aveva schierata in difesa degli Aragonesi di Napoli. Il pericolo incombente dei saccheggi e delle violenze dell'esercito francese (enfatizzato da una violenta predica di Girolamo Savonarola) accentuò il rancore della maggior parte dei cittadini contro i Medici. Carlo VIII entrò il 29 ottobre a Fivizzano, saccheggiandola, e pose l'assedio alla rocca di Sarzanello, chiedendo che gli fosse lasciato il passo per Firenze. Piero de' Medici, mutato consiglio, all'insaputa della città, gli concesse più di quanto chiedesse: le fortezze di Sarzanello, di Sarzana e di Pietrasanta, le città di Pisa e di Livorno e via libera per Firenze. Tornato a Firenze l'8 novembre, Piero ne fu immediatamente cacciato dai fiorentini, che considerarono il suo atteggiamento vile e servile, e proclamarono la Repubblica. Allo stesso tempo i fiorentini agevolarono l'invasione di Carlo VIII, considerandolo restauratore della loro libertà e riformatore della Chiesa, il cui Papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) era considerato indegno dal Savonarola. Carlo VIII però, timoroso di inimicarsi le potenze europee, non intendeva deporre il Borgia dal papato. Marciò verso Roma e prese dapprima Civitavecchia. Il 31 dicembre 1494, approfittando di una coincidenza fortunata, ottenne dal papa l'ingresso pacifico nella Città Eterna. L'accordo non risparmiò Roma dai saccheggi delle truppe francesi. Per evitarne un'ulteriore permanenza in città, il 6 gennaio 1495 Alessandro VI accolse Carlo VIII e ne autorizzò il passaggio negli Stati pontifici verso Napoli, affiancandogli come cardinale legato il figlio Cesare Borgia. Carlo VIII assediò Tuscania (Viterbo), distruggendone due terzieri e uccidendone 800 abitanti, ed espugnò poi il castello di Monte San Giovanni Campano trucidando 700 abitanti. Il 22 febbraio 1495 occupò Napoli praticamente senza combattere: il re Ferdinando II, detto Ferrandino, era già fuggito con tutta la corte in vista di una futura resistenza. Incoronato re di Napoli, vi stette fino a maggio quando il popolo e le armate napoletane, al grido di "ferro! ferro!", nuovamente rinvigorite sotto le insegne aragonesi del giovane re Ferrandino, riuscirono a scacciare i francesi dal Regno. La rapidità e la facilità con cui Carlo VIII aveva raggiunto Napoli e la posizione di dominio in Europa che gli derivava dall'unione delle corone di Francia e di Napoli suscitarono la formazione di una Lega antifrancese, composta da Venezia, Impero, Papato, Milano e Spagna. Carlo VIII comprese che era tempo di ritirarsi in Francia e cercò di valicare l'Appennino. Il 6 luglio 1495 trovò l'esercito della lega degli stati italiani a sbarrargli la strada nella Battaglia di Fornovo (Fornovo di Taro è in provincia di Parma). Negli anni successivi Carlo VIII tentò di ricostituire il suo esercito, ma senza successo, a causa dei grossi debiti contratti per la spedizione precedente. Morì a 27 anni, il 7 aprile 1498, per un incidente nel castello di Amboise: batté la testa contro l'architrave in pietra di una porta mentre, a cavallo, si recava ad assistere a una gara di jeu de paume e nel giro di due ore entrò in coma e morì per emorragia cerebrale. Da Anna di Bretagna, Carlo ebbe quattro figli, morti tutti bambini: Carlo Orlando (10 ottobre 1492 - 6 dicembre 1495), delfino di Francia; Carlo (8 settembre 1496 - 2 ottobre 1496), delfino; Francesco (1497-1498), delfino; Anna (1498-1499). Carlo VIII fu così l'ultimo esponente del ramo regale della dinastia Valois, detto "dei Valois diretti". Alla sua morte il trono passò al cugino, il Duca d'Orléans Luigi II di Valois-Orléans, che regnò come Luigi XII di Francia. Al suo successore, Carlo VIII trasmise in eredità una Francia immersa nei debiti e nel disordine, risultato di un'ambizione definita, nella forma più benevola, irrealistica. Eppure la sua spedizione portò a contatti tra gli umanisti italiani e francesi, dando vigore alle arti ed alle lettere francesi nel tardo Rinascimento.

Francesco Granacci: Entrata di Carlo
VIII a Firenze, 17-11-1494 da https
://commons.wikimedia.org
/w/index.php?curid=12467507
- Il periodo delle guerre d’Italia, che dal 1494, anno della discesa in Italia di Carlo VIII, giunge al 1516 e alla stipula del trattato di Noyon tra Francia e Spagna, è stato definito “epifania e infanzia del sistema degli Stati europei” (Galasso). Sia la preparazione diplomatica dell’impresa di Napoli da parte del re francese, sia le reazioni che la conquista del regno da parte di Carlo suscita nel complesso degli Stati europei avviano una lunga vicenda di conflitti politici e militari tra gli Stati dell’Occidente europeo, quasi tutti coinvolti nelle vicende che si concludono con l’emergere di un nuovo equilibrio europeo: la Francia acquisisce il Ducato di Milano (1516) e Ferdinando il Cattolico, fin dal 1503, conquista il Regno di Napoli.  Durante le guerre d’Italia, dunque, matura la nascita di un nuovo sistema di Stati, in cui emergono i due assi portanti, costituiti dal Regno di Francia e da quello spagnolo, entrambi insediati nella penisola italiana, attorno ai quali, oltre all’Impero tedesco, formalmente al di sopra ma nella realtà sottoposto ad almeno uno dei due potentati, c’è l’Inghilterra, anch’essa in una condizione di subalternità, nonché gli altri Stati regionali italiani. Così, come afferma Giuseppe Galasso, si determina un’interdipendenza obiettiva della politica degli Stati che hanno agito nell’Europa durante le guerre d’Italia, pertanto essi si trovano condizionati nel loro comportamento e nelle loro iniziative dalla presenza di una rete di rapporti internazionali. Sono queste condizioni a germinare il nuovo sistema: la stabilità e la regolarità delle relazioni; la dinamica spontanea dei pesi e dei contrappesi per l’esistenza di un gruppo di potenze reciprocamente interferenti; l’inevitabilità delle sfide e delle risposte provocata da questo genere di relazioni.
Sistema degli Stati europei, da http://www.novecento.org/
insegnare-leuropa-contemporanea/perche-leuropa-ascesa
-e-declino-del-primato-europeo-tra-otto-e-novecento-2737/
Non è ancora sviluppata la coscienza del principio di equilibrio delle potenze di livello europeo, ma gli avvenimenti militari e diplomatici che, dalla calata di Carlo VIII fino alla pace di Noyon, si svolgono su vari scenari (soprattutto italiani) contribuiscono a definire gli interessi e le possibilità delle potenze europee le une rispetto alle altre. Emerge, così, una chiara concezione dell’interdipendenza del sistema politico europeo che ha ormai unificato i sistemi regionali precedenti. Intanto si sviluppa la convinzione che la libertà di ciascuna delle potenze e la sicurezza di tutte coloro che operano nel sistema dipendano da un’azione comune contro ogni potenza che sembra acquistare una preponderanza eccessiva. Uno dei fenomeni più interessanti verificatosi nell’Italia di Lorenzo il Magnifico, la nascita di un sistema diplomatico permanente, testimonia, con l’allargamento agli Stati europei delle ambasciate permanenti, come la coscienza dell’esistenza di un sistema di Stati sia divenuta una realtà dell’Europa moderna. (Da https://library.weschool.com/lezione/le-guerre-ditalia-e-il-sistema-degli-stati-europei-20094.html)

Dal 1.495 - L'aggressiva spregiudicatezza della politica della Repubblica di Venezia, la sua potenza economica e militare sono ancora tali da far sospettare che miri al predominio su tutta l'Italia: nel giro di pochi anni Venezia partecipa alla lega contro Carlo VIII (1495) ed è presente alla battaglia di Fornovo. Approfitta delle difficoltà degli Aragonesi e s'impadronisce di alcuni porti pugliesi, affacciandosi sullo Ionio, interviene nella guerra tra Firenze e Pisa e per ottenere Cremona e la Gera d'Adda si allea con la Francia contribuendo alla sconfitta dei Visconti. 
Carta geografica dell'Europa nel 1.500.
Dopo la caduta del Valentino, occupa rapidamente Cervia e Faenza (1504) e toglie agli Asburgo Gorizia e Trieste (1507/08). Le potenze europee e italiane allora si coalizzano per ridurla ai soli territori della laguna (Lega di Cambrai del 1508). Venezia è sul punto di soccombere ma per sua fortuna l'accordo venne meno e si libera della Spagna, del papa e della Francia restituendo le terre occupate dopo il 1494 e può contrattaccare l'imperatore. Con la partecipazione alla Lega Santa rientra poi in possesso di molti dei territori perduti e migliora ancora la sua condizione attraverso una nuova alleanza con Luigi XII (a Blois nel 1513). Con la Pace di Noyon del 1516, infine, riottiene anche le ultime città rimaste in mano nemica.

Nel 1.498 - Girolamo Savonarola è bruciato sul rogo a Firenze.

- Tra il XV e il XVI secolo l'Impero ottomano vive un lungo periodo di conquiste ed espansione, e prospera sotto una lunga dinastia di sultani. L'economia dello Stato è florida anche grazie al controllo delle vie commerciali di terra tra l'Europa e l'Asia.

Monalisa, "La Gioconda"
Leonardo da Vinci (1.503).
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Nel 1.503 - Leonardo da Vinci dipinge "La Gio­conda".

Dal 1.506 - Il regno degli ultimi due re Jagelloni, Sigismondo I e Sigismondo II Augusto, dal 1506 al 1572, ma più in generale l'intero XVI secolo, è considerato l'Età dell'Oro della cultura polacca grazie alla fioritura dell'agricoltura, delle arti e dell'architettura, della cultura in generale e del miglioramento delle condizioni di vita e l'espansione delle città (come Cracovia e Danzica), influenzati dal Rinascimento italiano che caratterizzerà tutta la Renesans (Rinascita) della Polonia.

Nel 1.507 - All'America viene assegnato il nome che ha ancora oggi per ricordare Amerigo Vespucci. Amerigo Vespucci, (1.454 - 1.512) fu un navigatore italiano, Segretario e diplomatico al servizio dei Medici, lasciò Firenze per missioni in Francia e in Spagna, dove si stabilì a Siviglia. Dopo un primo viaggio che avrebbe effettuato nel 1.497 verso i Caraibi, fu con Juan de la Cosa e Alonso de Hojeda, nel 1.499, in una spedizione organizzata per volere di re Ferdinando allo scopo di verificare le scoperte di Colombo, e toccò le foci del Rio delle Amazzoni e le coste del Brasile. In un successivo viaggio per conto del Portogallo esplorò la baia di Rio de Janiero e si spinse a sud fino in Patagonia. Convinto dalle relazioni di Vespucci che le terre appena esplorate fossero un nuovo continente e non l'Asia, il cosmografo tedesco Martin Waldeseemùller diede in suo onore il nome di America al "nuovo mondo" (1.507). 

Nel 1.508 - Erasmo da Rotterdam afferma la necessità di un'imposta diretta sui red­diti dei ricchi.

Nel 1.509 - Nasce Giovanni Calvino, che istituirà, nell'ambito della Riforma, il Calvinismo.

- Peter Henle, di Norimberga, costruisce l'orologio.

Nel 1.512 - Lorenzo di Piero de' Medici può rientrare a Firenze grazie all'appoggio di papa Giulio II e della Lega Santa: un esercito spagnolo, al comando di Raimondo de Cardona, invade il Mugello e mette a sacco Prato e Campi Bisenzio in modo orrendo. Davanti a queste devastazioni, i fiorentini si arrendono ed accettano il ritorno della casata medicea. Tra le vittime delle repressioni e delle vendette che seguirono la restaurazione medicea, ci furono anche Niccolò Machiavelli, che fu esiliato nella sua tenuta di San Casciano in Val di Pesa ed il gonfaloniere Pier Soderini, che fu costretto all'esilio. Lorenzo di Piero de' Medici (Firenze, 12 settembre 1492 - Firenze, 4 maggio 1519), unico figlio maschio di Piero "il Fatuo" de' Medici e di Alfonsina Orsini, fu signore di Firenze e il primo ed unico duca di Urbino della dinastia Medici. Bello d'aspetto, cavalcatore e cacciatore, non privo di abilità e di astuzia, fu, per difetto di energia e di coraggio, inferiore alla sua fama, non degno che a lui Niccolò Machiavelli dedicasse Il Principe e che Michelangelo Buonarroti ne idealizzasse la figura nel "Pensieroso" delle tombe medicee. Era figlio di Piero II de' Medici ("il Fatuo") e di Alfonsina Orsini. Suo nonno era quindi Lorenzo il Magnifico, con il quale a volte viene erroneamente confuso per l'omonimia dei loro nomi e di quelli dei rispettivi genitori. Lorenzo visse la sua giovinezza a Roma, dove la famiglia de' Medici era riparata dopo la cacciata da Firenze nel 1494, quando suo padre aveva aperto le porte della Toscana al re di Francia Carlo VIII e i fiorentini si erano ribellati al potere della dinastia, dando vita ad una nuova repubblica.

Frontespizio de "Il
Principe"e altri scritti di
Machiavelli, edizione
del 1550. Da https:
//commons.wikimedia.
org/w/index.php?
curid=11844670
Nel 1.513 - Niccolò Machiavelli scrive la sua opera di maggior rilievo, "Il Principe", dedicandola a Lorenzo di Piero de’ Medici, probabilmente nella speranza di fargli cosa gradita e di essere riammesso a Firenze. Il pensiero di Machiavelli e il termine "machiavellico" sono spesso stati disapprovati, in gran parte a causa della scarsa comprensione del suo metodo. "Machiavellico" è un termine associato alla falsa sintesi del pensiero filosofico di Machiavelli, ossia quella de "il fine giustifica i mezzi". Machiavelli è sicuramente rammentato per aver fondato in Europa la moderna idea della politica. "Il Principe" è sempre stato nell'Indice dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica, in parte perché smontava le teorie politiche cristiane come quelle - rispettate da lungo tempo - di Sant'Agostino e Tommaso d'Aquino, ma soprattutto perché Machiavelli annulla ogni nesso tra etica e politica: infatti, secondo lui, il Principe deve cercare di sembrare magnanimo, religioso, onesto ed etico. Ma in realtà, i doveri di un principe non gli permettono di possedere alcuna di queste virtù. Il Principe ha sfidato la filosofia scolastica della Chiesa cattolica e la sua lettura ha contribuito alla fondazione del pensiero Illuminista e quindi del mondo moderno, occupando così una posizione unica nell'evoluzione del pensiero in Europa. «La corte di Roma ha severamente proibito il suo libro: lo credo bene! È proprio essa che egli dipinge più efficacemente» (Jean Jacques Rousseau, ne "Il contratto sociale"). Le sue massime più conosciute sono ampiamente citate anche oggi, in genere nella critica di leader politici: "è molto più sicuro essere temuti che amati", ma non è meglio essere odiati, e nemmeno ignorare virtù e giustizia quando questi non minacciano il proprio potere. Le idee di Machiavelli circa le virtù di un Principe ideale furono di ispirazione per la moderna filosofia politica e trovarono le più disparate e distorte applicazioni soprattutto nel XX secolo. Persino il concetto di Realpolitik si basa sulle idee di Niccolò Machiavelli. Magari è più ragionevole chiedersi quali teorie del ventesimo secolo non abbiano a che fare con Machiavelli.

Nel 1.514 - L'8 maggio, François d'Orléans, il futuro re Francesco I, figlio di Carlo di Valois-Angoulême e di Luisa di Savoia, divenuto da fanciullo conte d'Angoulême per la morte del padre, sposa Claudia di Francia (1499 - 1524), figlia del re Luigi XII della Casa di Orléans e duchessa di Bretagna.

Nel 1.515 - Il 1° gennaio muore Luigi XII di Valois-Orléans, detto il "Padre del Popolo", che era stato Signore di Baux, Re di Francia dal 1498 al 1515 e Re di Napoli, come Luigi II, l'unico membro del ramo dei Valois-Orléans a diventare re di Francia. Dato che Luigi non aveva eredi maschi e che la lex salica franca rimaneva l'unico documento giuridico che regolasse le questioni di discendenza, negando alle donne la possibilità di salire al trono, alla morte di Luigi gli succede alla reggenza di Francia il genero François d'Orléans, Conte d'Angoulême, che assume il nome di Francesco I (1494 - 1547) divenuto re di Francia dal 1515 fino alla sua morte nel 1547, il primo della dinastia Capetingia dei Valois-Angoulême, che si estinguerà con la morte del nipote Enrico III, avvenuta nel 1589. La madre, rimasta vedova, aveva dovuto provvedere all'educazione dei figli e si era avvalsa dell'aiuto del suo confessore, Cristoforo Numai da Forlì, dato importante visto che l'Europa del tempo era teatro di scontri religiosi importanti, con la Turchia islamica che dilagava dai Balcani all'Ungheria, i prìncipi tedeschi luterani che si rifiutavano di contribuire al mantenimento della chiesa cattolica con relativa secolarizzazione dei beni ecclesiastici (come la nascita del ducato di Prussia), il calvinismo ugonotto che dilagava in Svizzera, Francia e nella futura Olanda e il monarca britannico che arrogava a sé il titolo di pontefice massimo, inaugurando l'anglicanesimo.

- Nel 1.515 Francesco I, essendo pronipote di Valentina Visconti, crede suo diritto riottenere Milano come eredità familiare, per cui discende in Italia in armi in una spedizione lunga e sanguinosa. Il 13 settembre 1515, nelle vicinanze di Marignano a sud di Milano, in seguito chiamata Melegnano, a capo di un esercito francese e veneziano, si scontra con l'esercito svizzero, corso a dar manforte a Massimiliano Sforza, duca di Milano. La vittoria del monarca francese arresta la politica espansionistica dei Confederati e garantisce alla Francia il controllo del ducato di Milano. Grazie a questa vittoria inoltre, Francesco I costringe papa Leone X alla trattativa per il possesso dei territori di Parma e Piacenza. La trattativa si svolge a Bologna, condotta dal cancelliere di Francia Antoine Duprat e si conclude con il Concordato di Bologna che sancisce la rinuncia da parte del papa ai territori in questione, l'abolizione da parte del re di Francia, della Prammatica Sanzione di Bourges del 1438, il diritto del re di Francia alla nomina di vescovi e abati, ai quali il papa si sarebbe limitato al conferimento dell'autorità spirituale, quale conferma del gallicanesimo, autonomia dal papa e contestazione del suo potere assoluto in favore dei consigli generali della Chiesa nazionale e dei relativi sovrani.

Antica carta del ducato di
Valence, il Valentinois.
Nel 1.516 - Cesare Borgia, figlio di Rodrigo Borgia, il papa Alessandro VI, benché in precedenza cardinale, attraverso un matrimonio acquisisce il titolo di duca del Valentinois, territorio del sud-est della Francia, per cui sarà conosciuto come il Valentino.

Stemma della Marina
 Militare
Italiana con le 4
 bandiere
 delle antiche
 Repubbliche
Marinare di
 Venezia, Genova,
 Amalfi e Pisa.
 Altre erano
 Ancona, Gaeta
e la Ragusa al di là
del Mare Adriatico.
- L'Italia di quei tempi è stata quindi il laboratorio politico-economico-culturale che ha prodotto:
- I primi grandi capitali monetari che hanno determinato la nascita degli istituti bancari,
- Nuovi soggetti politici, come ad esempio i Comuni, trasformatisi poi in Signorie, le Repubbliche Marinare e, nell'intreccio fra realtà urbane autonome e crescita economica, avanzamento del ceto della borghesia (composto da artigiani e commercianti) non aristocratico che verrà imitato da tutta Europa.
- Sul versante culturale, la riscoperta dei classici degli antichi stimola l'uso della ragione, la ricerca e la sperimentazione. 

"La Scuola di Atene" - Raffaello Sanzio.
 In quest'opera Raffaello rappresenta
 i grandi filosofi del passato: Platone e
 Aristotele al centro, Diogene di Sinope
 sui gradini ai loro piedi. Nel gruppo alla
destra di Platone, Socrate che parla con
alcuni giovani, di cui quello con l'elmo
è Alessandro Magno. Epicuro, in basso
a sinistra consulta un testo retto da un
 putto. Alla sua destra, Averroè con il
turbante osserva Pitagora inginocchiato
 mentre legge e dietro di lui l'unica
donna, Ipazia di Alessandria. Dalla parte
opposta, di spalle con veste gialla,
Claudio Tolomeo che regge il globo
 terracqueo e alla sua destra,
Raffaello stesso.
"Creazione di Adamo"
(nella cappella Sistina)
 Michelangelo Buonarroti.

"Creazione di Eva" (cappella Sistina)
 Michelangelo Buonarroti.
- Nel Rinascimento gli artisti riscoprirono le "divine proporzioni" della geometria sacra con cui costruivano gli antichi: la proporzione aurea.
Per costruire la sezione aurea del segmento AB, si traccia un triangolo rettangolo ABF, in modo che il cateto BF sia metà di AB. Per ottenere questa metà si tracciano due coppie di archetti a piacere nei punti C e D e poi si uniscono: il punto E di AB è la metà ricercata. Poi con un arco di cerchio con centro in B si interseca la verticale a B in F.
La sezione aurea in un
 triangolo isoscele.
Fa seguito il congiungimento del punto A con F sul quale si punta il compasso e si esegue l'arco che congiunge B con G del segmento AF.
La piramide di Cheope, a Giza,
costruita secondo i sacri rapporti.
AG è la sezione aurea che si cerca: di qui con il compasso, centrato in A e di raggio AG, si disegna l'arco che interseca il segmento AB e, lateralmente nei punti I ed L di confluenza con un arco di centro E.
Ed ora l'ultima cosa da fare è tracciare due rette che collegano, B con I fino ad intersecare il prolungamento ortogonale al segmento AB in M, e poi, dalla parte opposta, B con L per arrivare alla semiretta ortogonale ad AB in N. Il triangolo MNB è il triangolo della piramide di Cheope eseguito secondo il canone della sezione aurea. II rapporto AB:AH, che è uguale al rapporto AH:HB, è un numero irrazionale a cui viene attribuito il valore approssimativo 1,618...  Numericamente questo rapporto è espresso da:
Proporzioni nella
"Gioconda"
Si tratta anche di un numero che deriva dai rapporti fra due termini successivi della serie di Fibonacci al loro limite.

Le proporzioni auree
nel Partenone di Atene.
 Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Studi geometrici sulla forma
del Partenone di Atene. Clicca
sull'immagine per ingrandirla.

Piero della Francesca: Flagellazione.
Si noti che  il quadrato della
 costruzione in cui avviene
la flagellazione è in  rapporto
 aureo con il rettangolo
dell'opera intera.
Geometria sacra scoperta
 da Leonardo da Vinci
nell'"Uomo Vitruviano". 
Sovrapposizione di "La
Gioconda" e
"l'uomo Vitruviano".

Sposalizio della Vergine
di Raffaello Sanzio
Studi geometrici su:
 Sposalizio della Vergine
di Raffaello Sanzio. 
Nel 1.517 - Martin Lutero pubblica le "Tesi di Wittenberg". Inizia così la Riforma, la chiesa cattolica romana subisce una scissione che definirà "protestantesimo". La conseguenza politico-economica più visibile nell'adesione alla cristianità riformata da parte di un Principe, era la secolarizzazione dei beni della chiesa cattolica di Roma nei suoi domini.
Cartina dell'Europa nel XV - XVI
secolo, con le aree delle religioni:
cattolica, luterana, calvinista,
anglicana, ortodossa, musulmana.
Così ad esempio, l'ordine dei Cavalieri Teutonici venne sciolto, il suo gran maestro divenne principe dei territori dell'ex-ordine, che presero prima il nome di Bradenburgo, poi  Prussia.

Nel 1.518 - Dalla Cina viene introdotta in Europa la porcellana.

Nel 1.519 - Nella corsa al potere per la corona del Sacro Romano Imperatore, Francesco I perde l'elezione alla carica imperiale (1519) in favore di Carlo V d'Asburgo, che riuscirà a comprare i voti degli elettori grazie al sostegno finanziario del banchiere tedesco Jacob Fugger. Inizia così il regno di Carlo VIn quegli anni si afferma il fatto che l'Europa non è più solo un piccolo continente, ma un sistema di Stati interdipendenti nel sistema politico europeo che ha ormai unificato i sistemi regionali precedenti. Intanto si sviluppa la convinzione che la libertà di ciascuna delle potenze e la sicurezza di tutte coloro che operano nel sistema dipendano da un’azione comune contro ogni potenza che possa acquistare una preponderanza eccessiva.

Nel 1.520 - In giugno, Francesco I incontra nelle Fiandre, tra le città di Calais, allora ultimo possedimento inglese sul continente europeo, e di Guînes, il re inglese Enrico VIII. L'incontro, organizzato dal cardinale Thomas Wolsey, arcivescovo di York e Lord Cancelliere di Enrico VIII, avvenne nella cornice sfarzosa del cosiddetto Campo del Drappo d'Oro, un accampamento riccamente allestito per l'occasione. Francesco I mirava ad avere l'Inghilterra alleata nello scacchiere della lotta contro Carlo V e tentò di combinare il matrimonio fra la figlia di Enrico, Maria Tudor e il proprio figlio Francesco di Valois, Delfino di Francia. Nonostante il grande sfarzo e gli sforzi di Francesco, l'incontro non sortì l'effetto sperato: il matrimonio fra Maria e Francesco non avvenne mai e Enrico VIII strinse poi un'alleanza con Carlo V.

Nel 1.521 - Le mire espansionistiche di Francesco I e il timore che l'autonomia della Francia, accerchiata com'era dai possedimenti concentratisi nelle mani di un unico sovrano, si trovi in grave pericolo lo porteranno, durante tutta la sua vita, a scontrarsi con l'Imperatore Carlo V.

- Il sultano ottomano Solimano il Magnifico (1520-1566) successore di Selim tenta nuovamente la strada dell'espansione nei Balcani, ed entra così ancora in contrasto con i regni europei per il predominio sul mar Mediterraneo. Nel 1521 conquista Belgrado, nel 1522 Rodi, nel 1526 nella battaglia di Mohács sconfigge il re d'Ungheria e Boemia Luigi II, che morirà in combattimento. La vittoria nelle guerre ottomano-ungheresi stabilirono il dominio turco nelle parti meridionali e centrali del Regno di Ungheria.

- Il motivo per cui i romeni si identificano attraverso la parola latina romanus (română român) comincia a essere menzionato a partire dal XVI secolo da alcuni autori, tra i quali alcuni umanisti italiani che ebbero modo di viaggiare in TransilvaniaMoldavia e Valacchia. Il più antico documento scritto in lingua romena è una lettera del 1521 (conosciuta sotto il nome di Lettera di Neacșu da Câmpulung - Scrisoarea lui Neacșu din Câmpulung) nella quale veniva annunciato al rappresentante locale di Brașov l'imminente attacco da parte dei turchi. Lo stesso documento risulta il più antico attestante la denominazione di Țara Românească (Paese Romeno). Ancor oggi la pronuncia corretta della parola român è più vicina a quella di romano, che alla traduzione fonetica romeno (che nella lingua italiana convive con l'espressione rumeno). I confini della Romania includono la maggior parte dell'antico territorio della Dacia.

Il primo viaggio del 1524 in
nord America di Giovanni da
Verazzano, per conto del re
di Francia. Da https://it.
wikipedia.org/wiki/
Giovanni_da_Verrazzano
Nel 1.523 - Re Francesco I di Francia manda il toscano Giovanni da Verrazzano a esplorare, nel Nuovo Mondo, la regione tra la Florida e il Terranova in cerca di una via che porti all'oceano pacifico. Partito da Dieppe (in Normandia), Giovanni da Verrazzano costeggiò il litorale spagnolo e attraversò l'Atlantico a bordo di una piccola caravella con una cinquantina di uomini. Si avvicinò alla costa vicino a Cape Fear intorno al 1º marzo 1524 e, dopo una breve sosta, continuò ad andare lungo la costa in direzione Nord, a largo dell'odierna Carolina del Nord e della laguna di Pamlico Sound, che descrisse nella sua Lettera a Francesco I come una grande insenatura che pensava fosse l'inizio dell'Oceano Pacifico, da cui accedere direttamente alle coste della Cina. Egli scrisse che l'istmo era largo circa un miglio. Questa registrazione fu all'origine di una duratura tradizione cartografica errata, con propaggini fino al XVIII secolo, incominciando dalle carte di Visconte di Maggiolo nel 1527 e in Girolamo da Verrazzano (fratello di Giovanni) nel 1529 che vedevano il continente nordamericano diviso in due parti, unite da un piccolissimo istmo sulla costa atlantica. Giovanni Da Verrazzano fece numerosi scali durante la sua esplorazione entrando in contatto coi Nativi americani della costa.
Giovanni da Verazzano
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da_Verrazzano
Continuando la navigazione passò oltre la Baia di Chesapeake e il fiume Delaware. Successivamente arrivò alla Baia di New York, gettò l'ancora in The Narrows, lo stretto fra Staten Island e Long Island, dove ricevette un gruppo di canoe dei nativi Lenape. Qui osservò quello che credeva essere un grande lago di acqua dolce a nord della baia senza però riscontrare l'esistenza del fiume Hudson. Proseguendo il suo viaggio verso nord, Da Verrazzano costeggiò Long Island, attraversò il Block Island Sound ed entrò nella Baia di Narragansett, dove probabilmente incontrò il popolo Narragansett. Seguì poi la costa verso nord nell'odierno Maine, nella Nuova Scozia sudorientale per poi rientrare in Francia passando per Terranova.
Da Verrazano assegnerà i nomi Francesca e Nova Gallia alla terra tra Nuova Spagna e il Terranova inglese. Giovanni da Verrazzano (Greve in Chianti, 1485 circa - Isole Abaco, 1528 circa), esploratore e navigatore italiano, compì i suoi viaggi per conto della Francia ed esplorò molte zone della costa atlantica degli attuali Stati Uniti, compresa la Baia di New York, e del Canada. Nonostante abbia lasciato una descrizione dettagliata dei suoi viaggi nel Nord America, poco sappiamo della sua vita. Facendo parte di una ricca famiglia fiorentina, raggiunta la maggiore età, (intorno al 1506-1507), scelse la carriera di navigatore e per questo si trasferì in Normandia, a Dieppe. Effettuò numerosi viaggi nel Mar Mediterraneo orientale e nel 1523 fu inviato dal re di Francia Francesco I a esplorare una zona tra la Florida e Terranova per cercare una nuova rotta per l'Oceano Pacifico. Dopo il viaggio del 1524, Da Verrazzano fece altri due viaggi nelle Americhe. Nel primo si approvvigionò di legno "pau Brasil" in Brasile. La natura della morte dell'esploratore non è conosciuta con sicurezza. Secondo alcuni egli fu ucciso e divorato da cannibali nativi delle Bahamas nel 1528, nel suo terzo viaggio nel Nuovo Mondo.

Nel 1.524 - La campagna del 1524-25 di Francesco I in Italia si risolve in un disastro per i francesi nella battaglia di Pavia: la cavalleria francese, con il re in testa, è spazzata via dagli archibugieri spagnoli e l'esercito è messo in rotta. Lo stesso Francesco I è imprigionato per tre mesi a Pizzighettone, nella torre detta "del Guado", per poi rimanere prigioniero per una settimana in una torre dell'Abbazia della Cervara, prima di essere condotto in Spagna. Francesco I rimane detenuto a Madrid per un anno ed è liberato dietro versamento di un riscatto, con l'obbligo di firmare il Trattato di Madrid, che prevede condizioni umilianti: sottoscrivendolo, si impegna a cessare ogni rivendicazione sulle regioni dell'Artois, delle Fiandre, e del Regno di Napoli, oltre a rinunciare alla Borgogna e al Ducato di Milano e si impegna a lasciare i due figli, Francesco di Valois il primogenito ed Enrico il secondo, in Spagna come ostaggi, tenuti prigionieri al buio e in totale isolamento, come criminali comuni. I principini dimenticarono il francese e riconoscevano solo qualche parola spagnola. 
Corneille de Lyon: “Francesco
di Valois-Angoulême” il
primo figlio maschio di
Francesco I di Francia, da:
Dopo la liberazione di entrambi, avvenuta dietro riscatto, le angustie sofferte durante la prigionia continuarono ad avere conseguenze sulla loro personalità e Francesco, in particolare, rimarrà sempre taciturno e riservato. Dopo la morte della madre Anna di Bretagna, come erede al trono Francesco sarà incoronato, a Rennes, duca di Bretagna con il nome di Francesco III e a 17 anni avrà la sua prima ed ultima amante, Mademoiselle de l'Estrange. Dopo una partita alla pallacorda, giocata col suo segretario, il conte di Montecuculli (Montecuccoli), il delfino berrà dell'acqua ghiacciata che gli procurerà una polmonite fulminante e il giorno successivo morirà. I medici che eseguiranno l'autopsia dichiareranno come la morte sia dovuta a cause naturali ma l'opinione pubblica dell'epoca non accettò tale responso e credette piuttosto ad un avvelenamento. Il colpevole sarà trovato proprio in Montecuculli (Montecuccoli), ovvero la persona che aveva dato da bere al principe l'acqua fredda. Sotto tortura, l'uomo confessò il crimine e un pubblico processo, svoltosi a Lione, lo condannò a morire per squartamento, il supplizio inflitto ai regicidi. Diventò così delfino di Francia e duca di Bretagna il fratello minore di Francesco, Enrico, il futuro Enrico II di Francia. Tornando a re Francesco I, tornato in Francia e per nulla deciso a cedere la Borgogna, oggetto del desiderio di Carlo V, come lo era stato in precedenza per suo nonno Massimiliano, contestò le clausole del trattato che si rifiutò di ratificare.

La Prussia degli albori, da https://
www.albertomassaiu.it/la-nascita-
dellaquila-nera-la-prussia-di-
federico-il-grande/
Nel 1.525 - Con la conversione al luteranesimo, Albrecht Hohenzollern, ultimo Hochmeister dell’Ordine Teutonico sul Baltico, toglie a Roma gli appannaggi del seggio di Pietro, i territori dell'ordine e secolarizza i domini dei monaci-cavalieri e fondando così il ducato di Prussia di cui lui sarà il duca. I suoi discendenti diventeranno, dopo due secoli, Re di Prussia e Kurfürst - Principi-Elettori - del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica per il Brandeburgo.

Nel 1.526 - Il 22 maggio, Francesco I aderisce alla Lega di Cognac promossa da papa Clemente VII. Nei piani della Lega, di cui facevano parte anche Venezia, Genova, Firenze e Francesco II Sforza, vi era quello di strappare il Regno di Napoli agli spagnoli, insediandovi un principe italiano che avrebbe pagato un canone a Francesco I. I patti prevedevano che il re di Francia costituisse due eserciti, uno dei quali sarebbe sceso in Lombardia e l'altro direttamente in Spagna, ma per tutto il 1526 Francesco I, impegnato a trattare la liberazione dei figli, non partecipa agli eventi bellici, disattendendo i patti stretti con gli alleati. Questi furono facilmente superati dalle truppe imperiali che marciavano verso Roma. Il brutale sacco di Roma, compiuto dai lanzichenecchi e propiziato dal tradimento del cardinale Pompeo Colonna, segnò la disfatta e la dissoluzione della Lega di Cognac ma fu anche il motivo che spinse Francesco ad intervenire.

- Nel 1.526, con la vittoria di Mohács i Turchi si impadroniscono dell'Ungheria. Dopo la morte del re ungherese Luigi II nella battaglia di Mohács , combattuta contro gli Ottomani, l'ascesa di Ferdinando d'Austria al trono ungherese fu ostacolata dal governatore della Transilvania, Giovanni Zápolya e nella conseguente lotta dinastica s'inserì anche Solimano il Magnifico, che dopo la morte di Zapolya occupò l'Ungheria centrale con l'intenzione di sostenere la causa del figlio del precedente governatore, Giovanni Sigismondo. Il 13 gennaio 1568 la Dieta di Transilvania riunitasi a Turda, dichiarò la piena libertà religiosa. Nessuno poteva essere perseguitato o menomato per causa della sua confessione. Questa legge rimase uno dei capisaldi dell'identità transilvana. La situazione si stabilizzò per qualche decennio con la tripartizione dell'Ungheria, che lasciò la Transilvania semi-indipendente e, nel 1571, i Báthory presero il controllo della regione e instaurarono un Principato.

Nel 1.528 - Dopo aver riconsegnato Milano agli SforzaFrancesco I tenta la presa di Napoli, ma la peste che decima il suo esercito e la defezione dei genovesi lo portano alla sconfitta di Aversa.

Nel 1.529 - In estate, a Cambrai, è stipulata una nuova pace tra Francesco I e Carlo V che, pur sancendo il dominio asburgico in Italia, rettifica in modo favorevole alla Francia le condizioni dell'accordo di Madrid: Francesco, impegnandosi ad abbandonare ogni pretesa sul Regno di Napoli e sul Ducato di Milano, ottiene la liberazione dei figli tenuti in ostaggio e lega saldamente la Borgogna alla propria coronaÈ in questo periodo che, essendo rimasto vedovo dal 1924, contrae il suo secondo matrimonio, in ottemperanza al Trattato di Madrid, con la sorella dell'Imperatore, Eleonora, già vedova del re del Portogallo Manuele I.

Nel 1529 gli ottomani proseguono verso Vienna, assediano la città senza però riuscire a prenderla.

Nel 1.530 - Francesco I fonda il College de France in cui, con l’insegnamento del greco e dell’ebraico, si voleva contrapporre la nuova cultura umanistico-riformatrice all’insegnamento scolastico dell’università.

Nel 1.531 - Il 27 febbraio viene fondata la Lega di Smalcalda (Schmalkalden, in Turingia). La diffusione della Riforma induceva gli stati tedeschi del Sacro Romano Impero ad affermare la propria autonomia sul piano religioso e di conseguenza su quello politico. Una federazione di principi tedeschi uniti dall'opposizione al potere imperiale e dalla volontà di difendere il luteranesimo dai tentativi di restaurazione cattolica attuati dall'imperatore Carlo V venne pertanto ufficialmente costituita a Smalcalda venerdì 27 febbraio 1531 da Filippo I di Assia e Giovanni Federico, elettore imperiale di Sassonia, che giurarono di difendersi reciprocamente se i loro territori fossero stati attaccati da Carlo. Anhalt, Brema, Brunswick-Lüneburg, Magdeburgo, Mansfeld, Strasburgo ed Ulma furono gli altri membri originari della Lega. Costanza, Reutlingen, Memmingen, Lindau, Biberach an der Riß, Isny im Allgäu e Lubecca si unirono in seguito. La Lega si accordò per fornire 10.000 uomini e 2.000 cavalieri per la mutua protezione.

- Nel 1531, l'11 ottobre, nella battaglia di Kappel, in Svizzera, è ferito e ucciso dai cattolici vittoriosi, Huldreich Zwingli, italianizzato in Ulrico Zuinglio (Wildhaus, 1º gennaio 1484 - Kappel am Albis, 11 ottobre 1531), teologo svizzero, vissuto nel periodo della Riforma protestante e uno dei fondatori delle Chiese riformate svizzere. In seguito alla disputa teologica del 19 maggio 1526 a Baden, tra la fazione cattolica rappresentata da Johannes Eck e quella zwingliana guidata da Giovanni Ecolampadio, le posizioni di Zwingli vennero condannate e il riformatore svizzero fu scomunicato da papa Adriano VI, con conseguente esclusione dalla Chiesa cattolica. I tredici cantoni della Svizzera si divisero tra le due posizioni, ma non in modo pacifico: ne seguì addirittura un conflitto armato, e Zwingli, che era cappellano e portabandiera delle truppe che lo sostenevano, fu ferito nella battaglia di Kappel, avvenuta l'11 ottobre 1531, e ucciso dai cattolici vittoriosi, i quali diedero anche alle fiamme le sue spoglie. Dopo la sua morte, la Riforma protestante in Svizzera si attestò soprattutto nelle città a nord delle Alpi (e nella zona rurale dei Grigioni, che allora non faceva parte della Confederazione elvetica): la Svizzera è tuttora divisa tra cantoni cattolici e cantoni protestanti. La dottrina di Zwingli si può riassumere in quattro punti: 1) superiorità delle Sacre Scritture rispetto alla Tradizione ecclesiastica; 2) rifiuto dell'autorità papale; 3) confutazione del conciliarismo; 4) coinvolgimento attivo all'interno della società (il cosiddetto Vangelo sociale). In qualche modo, anche i Quaccheri e i Battisti di oggi possono essere visti come continuatori delle istanze di Zwingli.

Nel 1.532 - Dopo la morte di Ulrico Zwingli alcune città della Germania meridionale cercarono l'appoggio della Lega di Smalcalda, che divenne il centro dell'opposizione anti-asburgica: nel 1532 la Lega si alleò con la Francia e nel 1538 con la Danimarca. Raramente la Lega provocò Carlo V direttamente, ma confiscò terreni alla Chiesa, espulse vescovi e principi cattolici e aiutò a diffondere il Luteranesimo nella Germania settentrionale.

- Nel 1.532 l'ottomano Solimano lancia un altro attacco a Vienna, ma è respinto nell'assedio di Güns.

Nel 1.532 Rabelais pubblica "Gargantua e Pantagruel". Pantagruel gode liberamente delle gioie dell'esistenza e manifesta la propria vitalità sfrenata attraverso il riso. Rabelais nel prologo del romanzo, indirizzato ai lettori, scrive: "E, leggendo, non vi scandalizzate: / Qui non si trova male né infezione.[...] Meglio è di risa che di pianti scrivere, / Ché rider soprattutto è cosa umana". La creatività e l'allegria di Pantagruele e dei suoi compagni di viaggio sono la rappresentazione comica dell'ottimismo umanistico sulla bontà della natura umana rivalutata in tutti i suoi aspetti. Rabelais si pone contro l'ascetismo e il dogmatismo medievale, contro il tentativo di sopprimere gli istinti da parte delle religioni cattolica e protestante, contro le teorie e i procedimenti speculativi di teologi e filosofi. L'ideale è quello di un uomo tollerante e libero, naturalmente buono, e la regola stabilita nell'Abbazia di Thelème ("Fa' quello che vuoi"), riassume la fiduciosa e utopistica aspirazione umanistica alla libertà, contrapposta al dogmatismo della cultura ufficiale e alla censura del potere ecclesiastico e politico.

Hans Holbein il
Giovane: "Enrico
VIII" (1497/98) da:
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Nel 1.533 - Il 25 gennaio si celebrano le nozze di Enrico VIII d'Inghilterra e Anna Bolena. Il Lord cancelliere di corte, Tommaso Moro non approvò l'annullamento del matrimonio tra Enrico e Caterina d'Aragona e non partecipò alla cerimonia di incoronazione di Anna, tuttavia scrisse a Enrico che riconosceva Anna come sua regina. In seguito la principessa Maria, figlia di Caterina, venne dichiarata illegittima e nuova erede al trono designato diventò la figlia della regina Anna, la principessa Elisabetta. Caterina perse il titolo di regina e morì, con ogni probabilità di cancro, nel gennaio 1536. Papa Clemente VII rispose al nuovo matrimonio di Enrico con la scomunica, emessa nel mese di luglio del 1533. Tommaso Moro, nel frattempo, si dimise dall'incarico di governo, sostituito da Thomas Cromwell, che divenne il nuovo Lord Cancelliere. Il Parlamento approvò gli atti che sancirono la frattura con Roma nella primavera del 1534. In particolare l'Act of Supremacy (Legge di Supremazia) stabilì che il re è «...l'unico Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra» e il Treasons Act (Legge sui Tradimenti) del 1534 rese alto tradimento, punibile con la morte, il rifiuto di riconoscere il Re come tale. Al papa vennero negate le fonti di finanziamento come l'obolo di San Pietro. L'Act of Succession (Legge di Successione), sempre del 1534, spostò la linea dinastica dalla ex sovrana alla discendenza di Anna Bolena. Tutti gli adulti del regno vennero tenuti ad accettare le disposizioni di queste leggi e chiunque avesse rifiutato sarebbe stato giudicato colpevole di alto tradimento e passibile di pena di morte. Come conseguenza di queste leggi tutta la struttura della chiesa cattolica inglese venne attaccata. Cromwell, spinto e sostenuto dal sovrano, fece approvare dal parlamento, nel 1536, una legge che espropriò i possedimenti dei monasteri minori: questa azione portò nelle casse dello stato, nel giro di alcuni anni, ingenti quantità di denaro, ma ancora - formalmente - Enrico era un re cattolico. Solo in seguito, sotto l'influenza di Thomas Cranmer, arcivescovo di Canterbury e di Edward Seymour, primo duca di Somerset e conte di Hertford, l'anglicanesimo di Enrico VIII prese un indirizzo protestante.

Nel 1.535 - Mentre Francesco I pensa bene di stringere alleanze con il sultano Solimano il Magnifico e con la Lega di Smalcalda, si verifica l'occasione per un nuovo conflitto, il terzo, contro Carlo V. Nello stesso 1535, alla morte del duca di Milano Francesco II Sforza, che aveva sposato Cristina di Danimarca, nipote di Carlo V, troppo giovane per dargli eredi, il ducato rischiava di essere ereditato dal figlio dell'Imperatore, Filippo II di Spagna (come in effetti avvenne nel 1540), cosa inaccettabile per il re di Francia.

Dal 1.535 i protestanti calvinisti o ugonòtti (dal francese huguenot, che deriva dal tedesco eidgenosse , nome di un partito di Ginevra nel 16° sec. che significa confederato, incrociato con il nome del capo del partito antisavoiardo Hugues Besançon), dal 1.535 al 1.628 (e in particolare dal 1.560 al 1.598), si batteranno in Francia in lunghe guerre per la restaurazione delle libertà feudali contro l’assolutismo regio.

Nel 1.536 - All'inizio dell'anno, 40.000 soldati francesi invadono il Ducato di Savoia, conquistano Torino e si fermano alla frontiera lombarda, nell'attesa di un'eventuale soluzione negoziata. Per tutta risposta l'imperatore Carlo V invade la Provenza, rinunciando però all'assedio di Avignone, notevolmente fortificata e ripara anzi in Spagna. Dopo intensi negoziati si addivenne alla tregua di Nizza, del 1538, con papa Paolo III impegnato a fare la spola da una camera all'altra nel tentativo di mediare tra i due contendenti che tanto si odiavano da rifiutare di sedere nella stessa stanza. Si mantenne ai francesi la città di Torino, senza che gli equilibri nella scacchiera italiana mutassero troppo. Nella Contea di Aosta, non invasa da Francesco I, nel timore di un'eventuale invasione venne modernizzato l'apparato difensivo del Castello di Verrès e venne istituito il Conseil des Commis che diventerà una storica istituzione valdostana.

Nel 1.536 il Galles, che aveva mantenuto un sistema amministrativo e legale separato dall'Inghilterra, come era stato stabilito da Edoardo I alla fine del XIII secolo, col secondo monarca dei Tudor, Enrico VIII, fuse definitivamente i territori gallesi con quelli inglesi con l'Atto di Unione del 1536. Il Galles cessò così di essere un possedimento privato del re e fu annesso al regno d'Inghilterra con i relativi rappresentanti nel Parlamento.

Dal 1.537 - Il protrarsi della potenza ottomana e la scoperta delle Americhe emargina la Repubblica di Venezia dalle nuove vie commerciali e ne risente le irreversibili conseguenze. Nonostante l'abilità diplomatica e l'energia militare spesa nella ricerca di nuove conquiste in Italia, la sua politica sarà da allora costretta a una condotta cauta ed essenzialmente conservatrice. Il ritorno offensivo dei turchi le infligge la perdita di gran parte delle isole Egee, Malvasia e Nauplia (nel 1537-39) e infine di Cipro. Anche la vittoria di Lepanto del 1571 non le reca tangibili vantaggi ma riesce solo a salvare i suoi privilegi commerciali nell'Impero ottomano. E se di fronte ai tentativi d'ingerenza pontificia Venezia riesce ancora trovare atteggiamenti di risoluta indipendenza, i momenti della grande politica sono però finiti. Stretta tra il ducato spagnolo di Milano e l'incombente minaccia degli Asburgo e dei turchi, opta per una politica di difesa.

Cartina del mondo con esplorazioni e
 colonie degli europei nei sec. XV-XVI:
 in rosso esplorazioni (di Colombo
e Magellano) e colonie spagnole, in
verde esplorazioni (Diaz, De Gama
 e Vespucci) e colonie portoghesi,
in blu esplorazioni (di Cartier) e
colonie francesi, in fucsia esplorazioni
 (dei Caboto) e colonie inglesi,
in giallo esplorazioni (di Barents)
e colonie olandesi. 
Nel 1.539 - Mercatore pubblica il suo atlante cartografico del mondo.

- Fondazione della Compagnia di Gesù da parte di Ignazio di Loyola.

- Il re di Francia Francesco I bandisce la lingua occitana dagli atti amministrativi; ciò nonostante la lingua d'oc conserva fino al XVII secolo uno status ufficiale nel Regno di Navarra.

Nel 1.541 - Dopo lungo e sanguinoso assedio cade in mano turco-ottomana Buda, la capitale ungherese. Dopo la caduta delle maggiori città ungheresi e slave in mano turca (tra cui Belgrado, Pécs, Buda), molti Stati danubiani patteggiarono la sottomissione formale alla Porta (l'impero ottomano o Sublime Stato ottomano, era noto anche come Sublime porta), impegnandosi al pagamento di una tassa in cambio di una pressoché completa libertà di azione. Così fecero, tra gli altri, la Repubblica di Ragusa, il Montenegro, il Principato di Transilvania (indipendente dopo la caduta del regno d'Ungheria), la Moldavia e la Valacchia. Solimano espanse l'Impero anche verso l'Asia e l'Africa, impossessandosi di Baghdad, di Tunisi e dell'Algeria (1534), dello Yemen (1547), di Tripoli (1551). Con la conquista della persiana Baghdad, gli ottomani ottennero il controllo della Mesopotamia e l'accesso navale al Golfo Persico.

- Nel 1.541, durante il regno del re inglese Enrico VIII, il parlamento d'Irlanda lo proclama Re d'Irlanda, dichiarando così il Regno d'Irlanda proprietà personale del re d'Inghilterra.

Gli scismi nella cristianità dai concili
 di Efeso e Calcedonia alla Riforma
 protestante. 
- Nel 1.541 Giovanni Calvino fonda a Ginevra la sua chiesa riformata i cui aderenti erano chiamati in Francia ugonòtti, dal francese huguenot, che deriva dal nome del capo del partito antisavoiardo Hugues Besançon incrociato con il tedesco  Eidgenosse (confederato, nome degli appartenenti ad un partito di Ginevra nel 16° sec.).
Giovanni Calvino
1509-1564
Il movimento religioso, civile e politico-militare dei protestanti calvinisti, dal 1.535 al 1.628 (e in particolare dal 1.560 al 1.598), si batté in Francia, in lunghe guerre, per la restaurazione delle libertà feudali contro l’assolutismo regio. Il calvinismo si differenzia dalla Chiesa cattolica ma anche dal luteranesimo per le sue particolari visioni dottrinali, come ad esempio la presenza reale ma solo spirituale di Cristo nell'Eucaristia, il principio regolatore del culto e la proibizione di adorare immagini religiose.
Croce ugonotta, uno
dei simboli valdesi.
Alla fede calvinista aderirono i valdesi, che duramente perseguitati nei secoli precedenti ma che a differenza dei càtari, nonostante la durissima repressione, non erano stati sterminati dall'inquisizione. Vivendo nella clandestinità, e spesso riuscendo a nascondersi in zone eccentriche, il movimento valdese riuscì ad arrivare al XVI secolo e ad aderire alla Riforma protestante calvinista nel 1.532 col sinodo di Chanforan, segnando una svolta decisiva per il futuro della comunità. Le aree europee dove il calvinismo ha avuto la maggiore diffusione sono la Svizzera (con Ginevra e Zurigo come centri più importanti), la Francia (dove però non riuscì a prevalere), l'Olanda, la Scozia, l'Ungheria e alcuni principati della Germania, sebbene nei territori dell'Impero sia diventata religione ammessa, al pari del luteranesimo, solo dopo la guerra dei trent'anni. In Italia ha aderito al protestantesimo riformato la Chiesa Valdese. Il fine ultimo o principio ultimo del calvinismo è la gloria di Dio. Creazione e redenzione non hanno per fine ultimo nostra soddisfazione e piacere. Questo sistema di pensiero è stato ulteriormente elaborato nei Canoni del Concilio di Dordrecht (1.618) in ciò che comunemente sono stati chiamati i "cinque punti del calvinismo": 1) Depravazione totale della creatura umana (la creatura umana è totalmente contaminata dal peccato tanto che tutto ciò che fa ne è inficiato e condizionato). 2) Elezione incondizionata (Dio ha predestinato dall'eternità chi sarebbe stato oggetto della grazia salvifica indipendentemente da qualsiasi loro merito, per solo Suo insindacabile e giusto beneplacito). 3) Redenzione limitata o particolare (Cristo è morto ed ha guadagnato la salvezza soltanto per coloro che Dio ad essa ha designato). 4) Grazia irresistibile (gli eletti sono attirati a Cristo e Lo abbracciano con fede in modo irresistibile). 5) Perseveranza dei santi (gli eletti giungeranno alla salvezza in modo certo e non possono scadere dalla grazia). È diventato comune l'associare il calvinismo alla nascita del capitalismo, a causa della sua dottrina sulla vocazione, sulla sua insistenza sulla necessità di lavorare in modo duro e diligente, come pure la moderazione in ogni cosa ed il risparmio. Alcuni hanno giustamente osservato come, di fatto, sono stati gli avversari del calvinismo a favorire e sviluppare il capitalismo. Negli ultimi 400 anni il calvinismo ha conosciuto un'evoluzione della maggior parte delle chiese riformate storiche, nel pieno spirito dell'idea di riforma, sulla base delle concezioni liberalidemocratiche, di tolleranza e di laicità dello stato, del secolo dei lumi e della Rivoluzione Francese. In questo quadro sono state aperte nuove prospettive dello studio e dell'interpretazione del testo biblico, in senso storico. L'evoluzione in tal senso implica anche un rapporto non conflittuale verso i progressi tecnici e scientifici. L’editto di Nantes elesse l’Occitania a rifugio legale per gli Ugonotti, di fede cristiana "protestante" aderente al calvinismo. L'editto di Nantes fu un decreto emanato dal re Enrico IV il 13 aprile 1.598 che pose termine alla serie di guerre di religione che avevano devastato la Francia dal 1.562 al 1.598, regolando la posizione degli ugonotti (calvinisti). Esso fu revocato nel 1.685 da Luigi XIV (editto di Fontainebleau). Nell'editto tuttavia la parola "tolleranza" non compare mai: in quel tempo infatti essa era associata ad un concetto negativo per entrambe le fedi. Ciascun credente si riteneva il detentore della verità assoluta e colui che praticava un altro credo pregiudicava così la propria vita eterna e quindi era un dovere impedire che l’altropermanesse nell'errore.

Carta geografica dell'Europa nel XVI
 secolo con in giallo i possedimenti
Spagnoli, in fucsia il Sacro Romano
 Impero, Repubblica di Venezia
in grigio, Regno di Francia arancio,
 Regno d'Inghilterra in verde oliva,
 Regno di Danimarca in verde
 brillante e Svezia in viola.

Nel 1.542 - Scoppia la crisi tra la Lega di Smalcalda e il Sacro Romano Impero degli Habsburg: nella Dieta (nel Sacro Romano Impero era un'assemblea che riuniva il sovrano e i maggiori principi dell'impero, con compiti di carattere prevalentemente legislativo) di Spira, in cui i principi protestanti chiedono all'imperatore il riconoscimento ufficiale della loro posizione politico-religiosa e ad esso condizionano gli aiuti militari finanziari necessari per la guerra contro i turchi. Intanto la sconfitta della flotta Imperiale nella conquista di Algeri, che aveva l'obiettivo di annientare le forze del colonnello Khayr al-Din Barbarossa, artefice delle scorrerie corsare nel Mediterraneo in nome del Sultano, si presenta agli occhi di Francesco I come una nuova possibilità di innescare una guerra contro un imperatore apparentemente indebolito e frustrato. Cominciati nel luglio del 1542, gli scontri ebbero come teatro i Paesi Bassi, il Piemonte, dove i francesi ottennero l'importante vittoria di Ceresole Alba, e il Rossiglione.

Nel 1.543 - L'Impero ottomano e la Francia, uniti dall'opposizione al dominio Asburgo, diventano alleati. La conquista francese di Nizza (1543) e della Corsica (1553) sarà un'impresa comune delle forze di Francesco I e di Solimano, comandata dagli ammiragli ottomani Khayr al-Din Barbarossa e Dragut. Un mese prima l'artiglieria francese aveva sostenuto gli Ottomani durante l'assedio di Esztergom. Dopo la successiva avanzata dei turchi, nel 1547 Ferdinando I d'Asburgo riconobbe ufficialmente il dominio ottomano dell'Ungheria. Alla fine del regno di Solimano la popolazione dell'Impero ammontava a 15 milioni di abitanti. L'impero ottomano era una notevole potenza navale, controllava gran parte del Mar Mediterraneo ed era una parte significativa e soprattutto accettata dello scacchiere europeo.

Niccolò Copernico.
Nel 1.543 Niccolò Copernico pubblica "Delle rivolu­zioni dei corpi celesti", rivoluzionando le teorie astronomiche. Mikołaj Kopernik (in italiano Niccolò Copernico; Toruń, 1.473 - Frombork, 1.543) fu un astronomo, un ecclesiastico, un giurista, un governatore, un astrologo e un medico. Copernico è in genere considerato un polacco discendente da una famiglia di origini tedesche. La sua teoria, che propone il Sole al centro del sistema di orbite dei pianeti componenti il sistema solare, riprende quella greca di Aristarco di Samo dell'eliocentrismo, la teoria opposta al geocentrismo, che voleva invece la Terra al centro del sistema. Quindi non è merito suo l'idea, già espressa dai greci, ma la sua rigorosa dimostrazione tramite procedimenti di carattere matematico. Nel 1.542 Retico aveva pubblicato con il nome di Copernico un trattato di trigonometria (poi incluso nel secondo libro del "De revolutionibus") e di lì a poco Copernico finalmente acconsentì a pubblicare la sua opera sull'eliocentrismo, anche per effetto delle reazioni, talune favorevoli, altre negative, ma in genere tutte di grande interesse verso i suoi studi. Copernico, che era un ecclesiastico, aveva sempre temuto che la chiesa romana lo avrebbe punito per sue eventuali opere, così come successe poi a Galileo. Affidò così in tarda età il testo del "De revolutionibus orbium caelestium" al suo fraterno amico Tiedemann Giese, vescovo di Chelmno, perché lo consegnasse a Retico, che lo avrebbe fatto stampare a Norimberga. Vuole la leggenda che Copernico ne abbia ricevuta la prima copia sul letto di morte e taluno scrisse che, avendogliela alcuni amici messa fra le mani, lui incosciente, si sia risvegliato dal coma, abbia guardato il libro e, sorridendo, si sia spento.

Nel 1.544 - Si firma la Pace di Crepy. Il fallimento da parte della flotta Imperiale nella conquista di Algeri, che aveva l'obiettivo di annientare le forze del colonnello Khayr al-Din Barbarossa, artefice delle scorrerie corsare nel Mediterraneo in nome del Sultano, si presentò agli occhi di Francesco I come una nuova possibilità di innescare una guerra contro un Imperatore apparentemente indebolito e frustrato. Cominciati nel luglio del 1542, gli scontri ebbero come teatro i Paesi Bassi, il Piemonte, dove i francesi ottennero l'importante vittoria di Ceresole Alba, e il Rossiglione. Dopo due anni di battaglie convulse e sanguinose, intervallate da brevi tregue per la disastrosa situazione finanziaria dei contendenti, Carlo V, forte dell'alleanza con il re d'Inghilterra Enrico VIII, poté conquistare il Lussemburgo e spingersi verso Parigi, mentre il sovrano inglese assediava Boulogne: ciò indusse Francesco a chiedere la cessazione delle ostilità, che terminarono ufficialmente con la firma della Pace di Crepy nel settembre 1544. Le mire di espansione in Italia del sovrano francese così come quelle sulla Borgogna dell'Imperatore poterono dirsi definitivamente concluse mentre subisce una distensione la crisi tra la Lega di Smalcalda e il Sacro Romano Impero visto che la Lega si ritrova senza il sostegno del regno di Francia.  

Nel 1.545 - Inizia il concilio di Trento; durerà fino al 1.563 senza riuscire a ricomporre l'unità dei cristiani.

- Pubblicazione del "Trattato di Chirurgia" di Ambroise Pare.

- Fissazione di un tasso di interesse legale in Francia.

Nel 1.546 - Carlo V (che era riuscito ad ottenere, sfruttando dei contrasti di natura dinastica e territoriale, l'appoggio di Maurizio di Wettin, cugino dell'Elettore di Sassonia Giovanni Federico) e papa Paolo III radunarono un esercito, mentre i membri della Lega di Smalcalda acuivano le loro divisioni, incapaci di unirsi in un progetto di difesa comune come avevano originariamente previsto. Nonostante l'imprevista defezione delle truppe papali, Carlo entrò in Germania alla testa delle sue truppe nel 1546. Dopo aver sottomesso Ulma e il Ducato del Württemberg e sconfitto l'Elettore Palatino, si spinse fino in Sassonia alla ricerca dello scontro con Giovanni Federico. Lo scontro decisivo si svolse a Mühlberg il 24 aprile 1547, dove l'imperatore sbaragliò l'esercito sassone e catturò lo stesso elettore, ottenendone la sottomissione. Questo segnò simbolicamente la fine della Lega di Smalcalda, il cui ultimo rappresentante, Filippo d'Assia, rimasto solo nella sua opposizione all'imperatore dopo la resa dell'alleato sassone, accettò di firmare un atto di pace poco dopo. La Lega di Smalcalda si dissolse ufficialmente dopo la resa di Filippo, ma nonostante la vittoria militare, Carlo V non riuscì mai a placare il dissidio che la Riforma aveva creato in seno alle terre dell'Impero.

- Nel 1.546 Fracastoro ipotizza l'esistenza dei microbi.

Tiziano Vecellio: "Ritratto di
Francesco I" (1539), Parigi,
museo del Louvre, da: https
Nel 1.547 - Re Francesco I muore di setticemia nel castello di Rambouillet ed è sepolto con la prima moglie nella basilica di Saint-Denis. La sua tomba verrà poi profanata durante la rivoluzione francese, nell'ottobre del 1793. Il regno di Francesco, che aveva segnato un momento di gravi difficoltà finanziarie per la Francia, aveva favorito la centralizzazione amministrativa dello Stato, attraverso ufficiali regi e commissari inviati in provincia e la sospensione del diritto di rimostranza dei parlamenti locali. La vita di corte fu la nuova dimensione offerta dal sovrano a una nobiltà con sempre meno peso politico. Nelle questioni religiose, a un'iniziale tolleranza verso i dissidenti ugonotti e valdesi, suggeritagli dall'amatissima sorella Margherita di Navarra, vera ispiratrice tra le altre cose del mecenatismo di Francesco ed ella stessa scrittrice e poetessa, dal 1534 Francesco fece seguire una tenace intransigenza che si concretizzò in misure repressive. Francesco I pensò, a quanto pare, di far rimuovere l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci da Santa Maria delle Grazie a Milano per portarlo in Francia. Sebbene non gli sia riuscito, sia lui sia il suo predecessore al trono Luigi XII, riuscirono a impossessarsi di due dipinti fra i massimi di Leonardo, ovvero La Gioconda e La Vergine delle Rocce, attualmente al Louvre. Probabilmente la Gioconda fu venduta da Leonardo a Francesco I che la pagò. Appassionato d'arte classica anche a soggetto erotico, ricevette in dono da Cosimo I de' Medici l'Allegoria del trionfo di Venere di Agnolo Bronzino. Nel suo castello di caccia di Villers-Cotterêts, nel 1539, Francesco firmò un'ordinanza che rese la langue d'oïl la lingua ufficiale dell'amministrazione e del diritto, che divenne così la lingua francese, in luogo del latino. Con lo stesso documento impose al clero di registrare le nascite e i battesimi.

- Anche il re inglese Enrico VIII muore nel 1.547 e gli succede il figlioletto Edoardo VI.

Nel 1.547 i lavori della basilica di San Pietro, a Roma, passano sotto la direzione di Michelangelo.

Nicolas Poussin:
"I pastori d'Arcadia"
n.1.
- Nel XVI secolo l'Arcadia e il « fiume sotterraneo » divennero una dilagante moda culturale. In Inghilterra ispirarono l'opera più importante di Sir Philip Sidney, Arcadia. Sir Philip Sidney era amico di John Dee, protagonista di svariati fumetti di Moebius, e come lui era versato nel pensiero ermetico. Frances Yates ritiene che John Dee fosse la fonte dei manifesti rosacrociani (Yates, Occult Philosophy, pp. 170 sgg. Per ulteriori notizie su Sidney e Dee, cfr. French, John Dee. Sidney conosceva quindi il « fiume sotterraneo » che scorreva nella cultura europea) in Italia ispirarono letterati illustri come Torquato Tasso, il cui capolavoro, la Gerusalemme liberata, canta la conquista della Città Santa ad opera di Goffredo di Buglione. Nel XVII secolo, il tema dell'Arcadia trovò il suo culmine in Nicolas Poussin e Les bergers d'Arcadie. Il « fiume sotterraneo » alludeva costantemente a qualcosa a certe eminenti famiglie dell'epoca che figurano nelle genealogie dei documenti del Priorato di Sion. E sembra che queste famiglie trasmettessero l'immagine agli artisti da loro protetti. Da Renato d'Angiò, sembra che qualcosa sia stato trasmesso ai Medici, agli Sforza, agli Estensi e ai Gonzaga, e questi ultimi, secondo i « documenti del Priorato », diedero a Sion due Gran maestri, Ferrante e Luigi, duca di Nevers. Sembra inoltre che, da queste grandi famiglie, il tema sia passato nell'opera dei poeti e dei pittori più illustri del tempo, inclusi il Botticelli e Leonardo da Vinci.

Nel 1.553 - Il re inglese Edoardo VI, quindicenne, muore, lasciando un testamento che annullava le volontà del genitore e dichiarava sua erede Lady Jane Grey. Lady Jane ascese al trono, ma fu deposta meno di due settimane dopo. Resa forte dal sostegno popolare, Maria (l'unica figlia superstite di Enrico VIII e Caterina d'Aragona) entra trionfalmente in Londra con la sorellastra Elisabetta (l'unica figlia sopravvissuta di Enrico VIII e della sua seconda moglie, Anna Bolena, fatta decapitare dal sovrano) al fianco. Poi Maria I sposa Filippo di Spagna, un matrimonio molto sgradito ai suoi sudditi protestanti e, temendo di poter essere deposta e sostituita da Elisabetta a seguito della fallita ribellione di Wyatt, la fa imprigionare nella Torre di Londra. Gli spagnoli chiesero l'esecuzione di Elisabetta, ma pochi inglesi desideravano mettere a morte un membro della popolare dinastia Tudor ed anche i tentativi di rimuoverla dalla successione fallirono a causa dell'opposizione del Parlamento.

Nel 1.555 - L'opposizione dei principi protestanti tedeschi e la concomitante ripresa delle ostilità contro i turchi ed i francesi, costringe l'imperatore Carlo V a stipulare la pace religiosa di Augusta, (Augsburg, nel Bayern tedesco) che stabilì definitivamente la divisione religiosa della Germania, affermando il principio del cuius regioeius religio per cui la religione osservata dal principe coinvolgeva il suo regno con relativo popolo.

Dal 1.555 nelle edizioni veneziane, stampate a cura di Ludovico Dolce, la "Commedia" di Dante assume l'aggettivo "Divina", attribuitogli precedentemente dal Boccaccio.

Juan Pantoja de la Cruz: copia di
"L'imperatore Carlo V con un
bastone" di Tiziano Vecellio
(1490-1576), da: https://
Nel 1.556 - Si conclude, con il ritiro in monastero e l'abdicazione a favore del figlio Ferdinando II il cattolicissimo, il regno dell'imperatore Carlo V d'Habsburg (Absburgo o Asburgo);  i suoi domini sono divisi tra la corona di Spagna e quella d'Austria. I maggiori crucci di Carlo V d'Asburgo, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re della cattolicissima Spagna, che aveva posseduto territori nelle Americhe, per cui si era detto che sul suo regno non tramontava mai il sole, erano stati provocati dalle minacce alla supremazia della religione cattolica, di cui si sentiva, essendo il monarca di un impero intitolato “sacro” per via dell'intesa con il papa, il paladino. Ed erano stati in particolar modo la pressione dei Turchi islamici alle soglie dell'Impero, in Ungheria soprattutto, le rivendicazioni dei principi tedeschi luterani della Lega di Smalcalda e la diffusione della dottrina calvinista nelle ricche province settentrionali delle Fiandre, i futuri Paesi Bassi dove nel 1500 era nato lui stesso.

- Pubblicazione a Basilea del testo di Georg Bauer "De Re metallica" con fondamentali nozioni di chimica e metallurgia.

Nel 1.557 - Le relazioni tra i Serbi e gli Ottomani migliorano, soprattutto dopo che il Gran Visir di origine serba Mehmed-paša Sokolović (in turco conosciuto come Sokullu Mehmet Paşa) ristabilisce il Patriarcato serbo nella sua sede originaria a monastero patriarcale di Peć (in Kosovo), permettendo di includere tutti i Serbi dell'Impero. La Chiesa ortodossa serba diventò a quel punto l'anima della resistenza e unica custode delle tradizioni statali, della lingua e della cultura serba. Venne avviata anche la ricostruzione di alcuni monasteri. Tuttavia i buoni rapporti non durarono a lungo.

Elisabetta I d'Inghilterra
Nel 1.558 - Durante il regno inglese di Maria I, figlia maggiore di Enrico VIII, Calais è conquistata il 7 gennaio 1558 da Francesco I di Guisa, ritornando così territorio francese. Il 17 novembre dello stesso anno è incoronata regina d'Inghilterra Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, chiamata anche "regina vergine", la quinta e ultima monarca della dinastia Tudor. Liberata dalla prigionia alla quale era stata sottoposta per evitare che prendesse il potere succedette alla sorellastra Maria I Tudor, chiamata anche "la sanguinaria", morta senza eredi.
Maria Stuart
Il suo regno fu lungo e segnato da molti avvenimenti importanti. La sua politica di pieno sostegno alla Chiesa d'Inghilterra (anglicana), dopo i tentativi di restaurazione cattolica da parte della sorellastra  Maria I, (figlia di Caterina d'Aragona, la prima moglie di Enrico VIII, che aveva inoltre sposato il cattolicissimo Filippo di Spagna), provocò forti tensioni religiose nel regno e vi furono parecchi tentativi di congiure contro di lei, in cui rimase coinvolta anche la cugina scozzese Maria Stuart, che ella fece giustiziare dopo averla imprigionata per quasi vent'anni. Coinvolta a più riprese nei conflitti religiosi della sua epoca, uscì vittoriosa dalla guerra contro la Spagna. Durante il suo regno furono poste le basi della futura potenza commerciale e marittima della nazione ed ebbe inizio la colonizzazione dell'America settentrionale. La sua epoca, denominata età elisabettiana, fu anche un periodo di straordinaria fioritura artistica e culturale: William Shakespeare, Christopher Marlowe, Ben Jonson, Edmund Spenser, Francis Bacon sono solo alcuni degli scrittori e pensatori che vissero durante il suo regno. Il nome della prima colonia inglese in America, la Virginia, fu proprio scelto in onore della "regina vergine".

Cartina geografica dell'Europa nel
1.559 con in verde i possedimenti
  che aveva Carlo V in Europa, in
 verde chiaro quelli ereditati da
Filippo II, più scuri quelli
ereditati da Ferdinando I.
Nel 1.559 - Stipula del trattato di Cateau-Cambresis fra Francia e Spagna, con cui ini­zia la dominazione spagnola in Italia.

Francis Bacon
Nel 1.561 - Nasce Bacone. Sir Francis Bacon, dapprima latinizzato in Franciscus Baco(nus) e poi italianizzato in Francesco Bacone (Londra, 1.561 - Londra, 1.626), è stato un filosofo, politico, giurista e saggista inglese vissuto alla corte inglese, sotto il regno di Elisabetta I Tudor e di Giacomo I Stuart. Formatosi con studi in legge e giurisprudenza, divenne un sostenitore e strenuo difensore della rivoluzione scientifica sostenendo il metodo induttivo fondato sull'esperienza. Nei suoi scritti filosofici si dipana una complessa metodologia scientifica, spesso indicata con il suo nome (metodo baconiano). Sir Francis Bacon è il filosofo empirista della rivoluzione scientifica che ha incentrato la sua ricerca su un metodo di conoscenza della natura, che possiamo definire scientifico, nel senso che deve essere ripetibile, e quindi esatto.

Nel 1.564 - Nascono William Shakespeare e Galileo Galilei. 

Nel 1.571 - A Lepanto la flotta cristiana scon­figge quella turca.

Nel 1.576 - Dai Doria, Oneglia è ceduta ad Emanuele Filiberto di Savoia e diventa "Civitas Fidelissima" della casata piemontese. Con Nizza sarà, per alcuni secoli, il principale sbocco sul mare del Piemonte, pur circondata dalla Repubblica di Genova anche se, per lavori continuamente rinviati, non riuscirà mai a diventare il più importante porto del Regno. Oneglia è stata un comune autonomo fino al 1.923 poi, insieme a Porto Maurizio, è un abitato costituente il capoluogo del comune di Imperia.

Nel 1.577 - Nella Serenissima Repubblica di Venezia si procede all'estinzione del debito pubblico, constatato che i pagamenti degli interessi del Monte Vecchio, Nuovo e Novissimo e dei depositi volontari in Zecca, comportavano uscite pari al 20% circa del bilancio statale, con notevole dissipamento del gettito fiscale. Si stimava inoltre che la mancanza di rendite fisse e sicure, avrebbe indotto i privati detentori di beni mobili a cercare forme alternative di investimento (nell'immobiliare, nell'acquisto di proprietà fondiarie, nell'intrapresa di attività commerciali e di produzione agricola o proto industriale, con contestuale probabile aumento dei consumi). Fu così predisposto dai governanti di Venezia un piano di ammortamento del debito sovrano: al 1584 risale quindi la liquidazione totale dei depositi in Zecca, al 1587 l'istituzione di una Banca di Stato con denaro pubblico per supplire al fallimento dei Banchi privati e nel 1602 infine, si registra l'estinzione di tutti i Monti con la cancellazione del debito accumulatosi per secoli: furono pagati tutti i creditori con il rimborso del capitale versato, interessi inclusi, smentendo il "postulato" del debito quale elemento ineluttabile delle voci della spesa pubblica. 

Nel 1.581 - Le Province Unite (Olanda) si pro­clamano indipendenti dal dominio spa­gnolo.

Nel 1.582 - Riforma del calendario grego­riano.

Cartina del mondo nel XVI secolo con
 i conflitti marittimi dei Corsari ai danni
delle navi Spagnole per il controllo
marittimo e commerciale delle Compagnie
Inglesi e Olandesi. In verde le vie
commerciali marittime percorse dagli
Spagnoli, in rosso gli attacchi Inglesi
 e Olandesi, in giallo le direttrici delle
 compagnie commerciali Inglesi.  Sono
 indicate le aree più calde dei conflitti.
Nel 1.588 - L'Invincibile Armada di Filippo II di Spagna è sconfitta al largo della costa inglese dalle navi di Elisabetta I d'Inghilterra. Nell'aprile 1.587 Francis Drake aveva bruciato la flotta spagnola alla fonda nel porto di Cadice, ritardando i piani del re spagnolo, ma nel 1.588 l'Invincibile Armata, una grande flotta di 130 navi e 30.000 uomini salpò nella speranza di aiutare l'esercito spagnolo, allora in Olanda sotto il comando di Alessandro Farnese, ad attraversare la Manica ed invadere l'Inghilterra. Elisabetta, nel grande pericolo del momento, tenne un famoso discorso alle truppe inglesi radunate a Tilbury, noto come Il discorso alle truppe a Tilbury. La flotta spagnola fu sconfitta da quella inglese, comandata da Charles Howard, I conte di Nottingham e da Francis Drake, aiutati dal maltempo. L'Armada fu costretta a ritornare in Spagna e la vittoria aumentò molto la popolarità di Elisabetta. La battaglia non fu però decisiva e la guerra con la Spagna continuò. La guerra continuava anche in Olanda, che combatteva per l'indipendenza, ed in Francia, dove un protestante Enrico di Borbone, aveva rivendicato il trono. Elisabetta appoggiò con 20.000 uomini e 300.000 sterline Enrico, e con 8.000 uomini e aiuti per oltre un milione di sterline gli olandesi. I corsari inglesi continuarono ad attaccare la flotta spagnola che ritornava carica d'argento dalle Americhe, con alterni esiti (nel 1.595 morì Francis Drake); nel 1.595 si verificò anche una modesta incursione della flotta spagnola in Cornovaglia. Nel 1.596, l'Inghilterra si ritirò dalla Francia lasciando Enrico IV saldamente al potere e la Lega Cattolica, sua nemica, distrutta; altre battaglie seguirono fino al 1.598, quando Francia e Spagna fecero pace. La morte di Filippo II l'anno successivo portò il conflitto tra Spagna ed Inghilterra ad un punto di stallo, che avrebbe trovato soluzione con il trattato di pace negoziato sotto Giacomo I, noto come Trattato di Londra (1.604). Elisabetta amava le imprudenze e soprattutto fare ciò che i medici le vietavano. Ma nel 1.603 fu colpita da una brutta depressione. Non sopportava più i discorsi di governo, sentiva la morte vicina e si lasciava andare. Morì il 24 marzo nel Palazzo di Richmond pronunciando la famosa frase "Chiamatemi un prete: ho intenzione di morire". All'età di settanta anni, era la più anziana sovrana sino ad allora vissuta e non fu superata fino a che Giorgio II morì a settantasette anni nel 1.760. Elisabetta fu seppellita nell'abbazia di Westminster, di fianco alla sorella Maria I. L'iscrizione sulla loro tomba recita: "Compagne nel trono e nella tomba, qui noi due sorelle, Elisabetta e Maria, riposiamo, nella speranza di un'unica resurrezione".

Dal 1.594 - Rivolta dei Cròcants. Un elemento di opposizione costante alla politica francese, rappresentata dai governatori, è costituito dal popolo occitano, il quale scatena tutta una serie di rivolte contro il malgoverno e la miseria, la più importante delle quali è quella dei “cròcants” (da “cròc”, uncino, la loro arma preferita) del 1.594-95, diffusa in tutta l’Occitania nord-occidentale e non priva di una vena ideologica ugonotta. Ugonòtto è il termine, dal francese huguenot, che deriva dal tedesco Eidgenosse «confederato» (nome di un partito di Ginevra nel 16° sec.), incrociato con il nome del capo del partito antisavoiardo Hugues Besançon, e si riferisce al movimento religioso, civile e politico-militare dei protestanti calvinisti che, dal 1.535 al 1.628 (e in particolare dal 1.560 al 1.598), si batté in Francia, in lunghe guerre, per la restaurazione delle libertà feudali contro l’assolutismo regio.

Nel 1.598 - L'editto di Nantes pone fine alle guerre di religione in Francia. 

Nel 1.600 - Giordano Bruno è arso sul rogo, a Roma, dall'inquisizione della chiesa cattolica.
Roma, statua di
Giordano Bruno,
piazza di Campo
 de' Fiori.
Giordano Bruno fu probabilmente torturato alla fine di marzo 1.597, secondo la decisione della Congregazione presa il 24 marzo, ma non rinnegò i fondamenti della sua filosofia: ribadì l'infinità dell'universo, la molteplicità dei mondi, la non generazione delle sostanze - «queste non possono essere altro che quel che sono state, né saranno altro che quel che sono, né alla loro grandezza o sostanza s'aggionge mai, o mancarà ponto alcuno, e solamente accade separatione, e congiuntione, o compositione, o divisione, o translatione da questo luogo a quell'altro» - e il moto della Terra. A questo proposito spiega che «il modo e la causa del moto della terra e della immobilità del firmamento sono da me prodotte con le sue raggioni et autorità e non pregiudicano all'autorità della divina scrittura». All'obiezione dell'inquisitore, che gli contesta che nella Bibbia è scritto che la «Terra stat in aeternum» e il sole nasce e tramonta, risponde che vediamo il sole «nascere e tramontare perché la terra se gira circa il proprio centro»; alla contestazione che la sua posizione contrasta con «l'autorità dei Santi Padri», risponde che quelli «sono meno de' filosofi prattichi e meno attenti alle cose della natura». Sostiene che la terra è dotata di un'anima, che le stelle hanno natura angelica, che l'anima non è forma del corpo; come unica concessione, è disposto ad ammettere l'immortalità dell'anima umana. Il 12 gennaio 1.599 è invitato ad abiurare otto proposizioni eretiche, nelle quali si comprendevano la sua negazione della creazione divina, dell'immortalità dell'anima, la sua concezione dell'infinità dell'universo e del movimento della Terra, dotata anche di anima, e di concepire gli astri come angeli. La sua disponibilità ad abiurare, a condizione che le proposizioni siano riconosciute eretiche non da sempre, ma solo ex nunc, è respinta dalla Congregazione dei cardinali inquisitori, tra i quali il Bellarmino. Una successiva applicazione della tortura, proposta dai consultori della Congregazione il 9 settembre 1.599, fu invece respinta da papa Clemente VIII. Nell'interrogatorio del 10 settembre Bruno si dice ancora pronto all'abiura, ma il 16 cambia idea e infine, dopo che il Tribunale ha ricevuto una denuncia anonima che accusa Bruno di aver avuto fama di ateo in Inghilterra e di aver scritto il suo Spaccio della bestia trionfante direttamente contro il papa, il 21 dicembre rifiuta recisamente ogni abiura, non avendo, dichiara, nulla di cui doversi pentire. L'8 febbraio 1.600 è costretto ad ascoltare inginocchiato la sentenza di condanna a morte per rogo; si alza e ai giudici indirizza la storica frase: «Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam» («Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla»). Dopo aver rifiutato i conforti religiosi e il crocefisso, il 17 febbraio, con la lingua in giova - serrata da una morsa perché non possa parlare - viene condotto in piazza Campo de' Fiori, denudato, legato a un palo e arso vivo. Le sue ceneri saranno gettate nel Tevere. 

- Fino all'avvento del cristianesimo, la mentalità dei Romani antichi era piuttosto pragmatica e libera da eventuali condizionamenti filosofico-religiosi. La locuzione latina Faber est suae quisque fortunae, tradotta letteralmente, significa "Ciascuno è artefice della propria sorte". L'espressione è caratteristica della teoria dell'homo faber, secondo cui l'unico artefice del proprio destino è l'uomo stesso; viene talvolta vista come un iniziale contrapporsi dell'uomo romano all'idea del fato (dominante nel mondo classico), per essere responsabile protagonista delle sue azioni o nella lotta contro il bisogno e la miseria.
Questa teoria verrà in seguito sviluppata soprattutto durante l'Umanesimo e il Rinascimento, specialmente alla luce della riconsiderazione del rapporto tra virtù e fortuna intesa come destino dell'uomo in genere. Se, infatti, nel Medioevo l'uomo è considerato succube del destino, nell'Umanesimo e nel Rinascimento esso è visto come intelligente, astuto ed energico, e perciò capace di utilizzare al meglio ciò che la natura gli offre ed essere dunque artefice del proprio destino. Forte sostenitore di questa visione dell'uomo è stato il filosofo Giordano Bruno.

Nel 1.603 - Con la morte di Elisabetta I d'Inghilterra del 24 marzo, termina la dinastia dei Tudor. Senza eredi diretti al trono, la corona passa così a Giacomo VI re di Scozia, un lontano parente presbiteriano di Elisabetta, del casato degli Stuart, che ascende al trono inglese col nome di Giacomo I.

Nel 1.605 - Cervantes inizia la stesura del "Don Chisciotte della Mancia".

Nel 1.607 - Monteverdi compone "La Favola d'Orfeo", il primo esempio di opera lirica.

L'obiettivo del cannocchiale di
Galileo Galilei.
Nel 1.608 - Nell'autunno del 1608, come certificato da documenti, in Olanda viene costruito il primo cannocchiale. L’esatta paternità del cannocchiale risulta ancora incerta e abbondano le ipotesi sul suo inventore. Il luterano Simon Mayr (Marius) nel suo "Mundus Jovialis", scritto nel ., scrive che un certo olandese (quidam belga) era presente alla Fiera di Francoforte tenutasi nel settembre del 1.608, offrendo a caro prezzo (300 fiorini) un esemplare di cannocchiale che aveva però una lente rotta. Nel 1.618, Girolamo Sirtori pubblica a Francoforte il "Telescopium sive ars perficiendi", in cui, oltre a descrivere la tecnica di costruzione.dello strumento, dà anche notizie sulla sua prima diffusione . Il Sirtori indica Johannes Lippershey quale primo costruttore noto del cannocchiale ma aggiunge che questo occhialaio aveva appreso i segreti dello strumento da un viaggiatore che era arrivato al suo negozio. Hans Lippershey era nato a Wesel in Westfalia e faceva l’occhialaio nella città di Middelburg, nell’isola di Walcheren (Zeeland). Un documento del 2 ottobre 1.608 cita la sua richiesta di brevetto in cambio del mantenimento del segreto dell’invenzione. Esiste anche una lettera del 25 settembre 1.608 inviata al principe Maurizio di Nassau da parte del Consiglio Municipale di Middelburg, nella quale il Lippershey afferma di essere in possesso di uno strumento che permette di vedere cose lontane come se fossero vicine. Il principe Maurizio di Nassau (figlio di Guglielmo di Orange) era lo Stadhouder (ossia luogo tenente governatore) della Repubblica delle Sette Province Unite protestanti (all’incirca l’attuale Olanda) in ribellione contro i cattolici degli Asburgo di Spagna delle Fiandre spagnole (all’incirca l’attuale Belgio). Jacob Adriaenszoon, chiamato anche Metius, nativo di Alkmaar (cittadina a nord di Amsterdam), in una lettera inviata verso la metà di ottobre del 1.608 alle maestranze delle Province Unite, diceva di poter fornire un telescopio di qualità superiore a quello di Lippershey. Il fratello di Jacob era Adriaen Adriaenszoon, uno degli allievi di Tycho Brahe e successivamente professore di Astronomia e Matematica a Franeker, nella Frisia. (Brahe offrìrà in seguito un posto come suo assistente a Keplero, che diverrà così matematico e astronomo imperiale a Praga). Il padre di Jacob e Adriaen Adriaenszoon era Adriaen Anthonisz, ingegnere militare e matematico di cui è nota una approssimazione per pi-greco (il rapporto 355/113) nota come “proporzione di Metius”. Cartesio, nella sua "Dioptrique" del 1637, considera il Metius (Jacob Adriaenszoon) quale il vero inventore del cannocchiale, ma forse è influenzato dalla sua amicizia con il fratello Adriaen. Sacharias Jansen, (1.588-1.632) anche lui di Middelburg e vicino di casa di Lippershey; secondo la testimonianza del figlio Johannes Sachariassen, nato nel 1.611, citata da Borel nel suo "De vero telescopii inventore", avrebbe costruito un telescopio già nel 1.590.

Keplero nel 1.610, di anonimo,
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Nel 1.609 - Keplero pubblica il suo capolavoro, “Astronomia nova”, in cui formula le sue due prime leggi. Giovanni Keplero (in originale Johannes von Kepler; Weil der Stadt, 27 dicembre 1.571 - Ratisbona (Regensburg), 15 novembre 1.630) fu un astronomo, astrologo, matematico, musicista e un teologo evangelico tedesco. Scoprì empiricamente le leggi che regolano il movimento dei pianeti e che sono chiamate, appunto, leggi di Keplero. I genitori di Keplero decisero che egli sarebbe diventato un ecclesiastico e infatti nel 1.584 entrò nel seminario di Adelberg, trasferendosi poi nel seminario superiore a Maulbronn. Nel 1.588 cominciò i suoi studi presso l'Università di Tubinga, seguendo due anni di istruzione generale, con lezioni di etica, dialettica, retorica, greco, ebraico, astronomia e fisica. Nel 1.592 intraprese lo studio della teologia a Tubinga, università protestante, dove insegnavano alcuni seguaci del copernicanesimo; tra questi vi era Michael Maestlin, che convinse Keplero della validità delle teorie di Niccolò Copernico. Nel 1.594 Keplero dovette interrompere gli studi teologici, perché gli venne affidato l'insegnamento di matematica presso la Scuola Evangelica di Graz (in Austria) e successivamente divenne matematico territoriale degli Stati di Stiria, in Austria. Tra i suoi compiti, oltre all'obbligo di insegnare matematica presso l'Università di Graz, vi era quello di redigere carte astrali e fare previsioni astrologiche; gli capitò così di prevedere un inverno molto rigido, le rivolte contadine e la guerra con i Turchi. Anche negli anni a seguire non si sottrasse alla stesura di oroscopi, che si configurano come ritratti dal forte tratto psicologico. Nell'aprile 1.597 sposò Barbara Mühleck, che morì prematuramente nel 1.611, ma dopo avergli dato due figli. Sempre nel 1.597 pubblicò l'opera “Mysterium Cosmographicum”, nella quale tentò una prima descrizione dell'ordine dell'Universo. Nel 1.599 Brahe gli offrì un posto come suo assistente, che Keplero accettò l'anno dopo, sfuggendo così anche agli editti contro i luterani che venivano emanati in Austria da ferventi controriformatori quali Ferdinando II d'Austria e Massimiliano III d'Austria. Nel 1.601, dopo la morte di Brahe, ne divenne il successore nell'incarico di matematico e astronomo imperiale a Praga. Nel 1.604 osservò una supernova che ancora oggi è nota col nome di Stella di Keplero. Le basi per le sue scoperte astronomiche furono gettate nel 1.609, quando pubblicò il suo capolavoro “Astronomia nova”, in cui formulò le sue prime due leggi. Alla morte dell'imperatore Rodolfo II (1.612), il nuovo imperatore Mattia (fratello di Rodolfo II) acconsentì a Keplero di ricoprire la carica di "matematico territoriale (Landschaftsmathematiker) a Linz (in Austria), pur mantenendo la nomina di "matematico imperiale" e quindi l'obbligo di portare avanti l'elaborazione delle “Tabulae Rudolphine”. Il 15 maggio 1.618 scoprì la terza legge che prende il suo nome, che rese nota l'anno dopo nell'opera “Harmonices mundi”. Nell'agosto del 1.620, la madre di Keplero venne accusata di stregoneria dalla Chiesa protestante e rilasciata solo nell'ottobre 1.621; il processo durò sei anni e Keplero assunse la sua difesa. Lo scienziato, in disgrazia e in povertà, morì nel 1.630 a 58 anni a Ratisbona e venne qui sepolto presso il Cimitero di San Pietro. La sua tomba si perse nel 1.632 quando le truppe di Gustavo Adolfo (impegnate nell'invasione della Baviera durante la guerra dei trent'anni) distrussero il cimitero; rimane però la lapide dove ancora oggi si può leggere l'epitaffio da lui stesso composto: "Mensus eram coelos, nunc terrae metior umbras. Mens coelestis erat, corporis umbra iacet" (Misuravo i cieli, ora fisso le ombre della terra. La mente era nella volta celeste, ora il corpo giace nell'oscurità). Nel 1.634 uscì postumo il “Somnium” a cura del figlio Ludovico, un racconto fantascientifico scritto in gioventù da Keplero che aveva arricchito di note negli ultimi vent'anni della sua vita.

Nel 1.610 - Servendosi del cannocchiale, Ga­lileo scopre le lune di Giove e le fasi di Venere.

Nel 1.612 - Viene pubblicato "L'arte di fare il vetro" di Antonio Neri.

Nel 1617 - La Repubblica di Venezia riesce a sgominare gli Uscocchi che infestavano l'Adriatico e nel 1618 sventa in extremis la congiura organizzata dal Bedmar per abbattere la signoria con un colpo di mano, mentre dalla guerra in Valtellina uscirà praticamente sconfitta (Trattato di Monzón del 1626).  

Nel 1.618 - Inizia la guerra dei Trent'anni. La guerra dei trent'anni fu una serie di conflitti armati che dilaniarono l'Europa dal 1.618 al 1648. I combattimenti si svolsero inizialmente e soprattutto nei territori dell'Europa centrale appartenenti al Sacro Romano Impero Germanico, ma coinvolsero successivamente la maggior parte delle potenze europee, con le eccezioni di Inghilterra e Russia. Nella seconda parte del periodo di guerra, i combattimenti si estesero anche alla Francia, ai Paesi Bassi, all'Italia settentrionale e alla Catalogna. Durante questi trent'anni, la guerra cambiò gradualmente natura e oggetto: iniziata come conflitto religioso fra cattolici e protestanti, si concluse in lotta politica per l'egemonia tra la Francia e gli Asburgo. La guerra, caratterizzata da gravissime e ripetute devastazioni di centri abitati e campagne, da uccisioni in massa, da continue operazioni militari condotte con spietata ferocia da eserciti mercenari che senza controllo saccheggiavano e depredavano, da micidiali epidemie e carestia, fu una catastrofe epocale in particolare per i territori dell'Europa centrale. Secondo l'accademico Nicolao Merker, la guerra dei trent'anni, che avrebbe provocato 12 milioni di morti, fu in assoluto la maggiore catastrofe mai abbattutasi sulla Germania. 

Nel 1.620 - Ad Amsterdam viene stampato il primo giornale a cadenza settimanale. 

Nel 1.628 - Fondamentali scoperte sulla cir­colazione sanguigna di W. Harvey.

Nel 1.630 - Gustavo Adolfo di Svezia inter­viene nella guerra dei Trent'anni.

Nel 1.631 - Rembrandt si trasferisce ad Amsterdam e dipinge i suoi maggiori capolavori.

Galileo Galilei.
Nel 1.632 - Galileo Galilei scrive i "Dialoghi sopra i due massimi sistemi" del mondo, ed è con­dannato dall'Inquisizione. Per una istituzione quale era la Chiesa cattolica del 1600, sarebbe stato molto difficile non condannare Galileo, dal momento che moltissimi scienziati del tempo presero posizione contro di lui e quei pochissimi che avrebbero potuto sostenerlo pubblicamente rimasero silenziosi. Durante la fase del processo nessun membro della comunità scientifica fece sentire la sua voce a favore di Galileo (l'unico che si levò a difenderlo fu un uomo di Chiesa, Tommaso Campanella, che nell'anno del primo processo di Galileo, dalla prigione di Castel dell'Ovo in cui era rinchiuso, gli inviò la famosa "Apologia pro Galileo".
Nei dibattiti sulla validità dell'astrologia può saltar fuori l'argomentazione secondo la quale Keplero, Tycho Brahe, Copernico, Galileo facevano gli oroscopi. Nel caso di Galileo, poi, l'argomentazione sarebbepesante, perché lo scienziato pisano non solo ha dato un nuovo impulso all'astronomia puntando per la prima volta un cannocchiale verso il cielo, ma è anche stato il padre del metodo scientifico-sperimentale che è alla base della scienza moderna. Mentre per Tycho Brahe e Keplero abbiamo testimonianze che ci permettono di ricostruire chiaramente il loro punto di vista sull'astrologia, per quanto riguarda Galileo queste sono relativamente scarse e disperse tra i molti documenti che ci sono pervenuti, fornendo un quadro ambiguo e difficile da interpretare. Andrea Albini, nel suo ricco e documentato saggio “Oroscopi e cannocchiali”, sviscera il rapporto fra Galilei e l'astrologia. Negli anni dell'insegnamento, a Pisa e poi Padova, Galileo ha un rapporto ambivalente con l'astrologia: se, come richiesto all'epoca, insegna ai suoi studenti i rudimenti dell'astrologia medica e fa qualche oroscopo per i suoi amici o per le figlie, è tuttavia evidente il suo scetticismo. Si vede per esempio nella sua reazione ai tentativi di interpretazione in chiave astrologica della supernova del 1604, o nel fatto che spesso "passava" ad amici astrologi le richieste di oroscopo che gli arrivavano, come se fossero per lui una perdita di tempo. Perdita di tempo forse necessaria a Galileo, sempre alle prese con difficoltà economiche: come fa notare Margherita Hack nella prefazione, «il lavoro di astrologo, allora, come paradossalmente anche adesso, era molto più redditizio, dal punto di vista economico, di quello di matematico e astronomo». Una "chicca" che Albini regala ai lettori è un fatto noto agli esperti solo da pochi anni (i documenti sono stati ritrovati e pubblicati solo nel 1991): già nel 1604 Galileo rischiò fortemente di andare sotto processo non per le sue idee copernicane, ma proprio per la pratica dell'astrologia giudiziaria, ossia previsionale, proibita dalla Chiesa perché contrastante con la dottrina cristiana del libero arbitrio. Grazie all'intervento della Repubblica di Venezia, sempre attiva nel tutelare la patavina libertas, il processo non cominciò neppure e le accuse furono lasciate cadere. Arrivato infine a Firenze nel 1610, con la maggiore sicurezza economica Galileo si sente più libero di esprimere il suo parere sull'astrologia. Le posizioni sono sempre sfumate, probabilmente per non urtare la sensibilità dei suoi protettori, ma il disinteresse e lo scetticismo sono chiari nel Dialogo sopra i due massimi sistemi e nella corrispondenza con Tommaso Campanella o Federico Cesi, uno dei fondatori dell'Accademia dei Lincei. Con l'avvento della "nuova scienza" sperimentale, conclude Albini, «a partire dal 1615 l'astrologia sembrò a Galileo una cosa del passato». Al di là della vicenda personale di Galileo, il libro riesce a dare un'idea dell'ambiguo e tormentato rapporto tra la scienza rinascimentale e l'astrologia, con la Chiesa che da un lato condanna la visione copernicana e dall'altro proibisce la pratica della divinazione astrologica e i filosofi che con difficoltà accettano un po' alla volta il primato dell'osservazione sperimentale sulla speculazione filosofica, lasciando spazio a una nuova figura: quella dello scienziato.
Biblioteca di Firenze, copia
dell'oroscopo che Galileo
fece per se stesso.
D’altra parte però, alla fine del Rinascimento, la figura del “matematico” si confondeva spesso con quella dell’astrologo, che a sua volta era legata alla scienza dell’osservazione delle stelle. Quest’ultima si sarebbe evoluta in astronomia proprio grazie al contributo decisivo dato dallo scienziato pisano attraverso le sue scoperte al telescopio. Va tuttavia considerato che Galileo ebbe per quasi tutta la vita grossi problemi finanziari e non ci si deve stupire se nel periodo padovano abbia ricevuto da alcuni suoi allievi compensi in denaro per oroscopi fatti su commissione. Alla Biblioteca Nazionale di Firenze si conservano delle “carte natali”, calcoli astronomici ed oroscopi fatti per puro gioco che Galileo decise di conservare e riguardanti sé stesso, le figlie e l’amico Giovanfrancesco Sagredo (uno degli attori del "Dialogo sopra i Massimi Sistemi"). Ma soprattutto Galileo utilizzò l’astrologia a scopo politico quando i potenti lo gradivano o lo volevano: calcolò, ad esempio, l’oroscopo del granduca di Toscana Ferdinando I su richiesta della moglie. Sembra che fosse molto favorevole. Peccato che il nobile signore morì due settimane dopo! La stessa dedica del "Sidereus Nuncius" al granduca Cosimo II contiene alcuni riferimenti astrologici. In fin dei conti, ai tempi di Galileo la figura dello scienziato professionista non esisteva ancora ed egli aveva bisogno di un “mecenate” per portare avanti i suoi studi scientifici, adattandosi perciò agli usi e costumi del tempo. Questi gli unici fatti. Né d’altra parte Galileo si espresse apertamente e pubblicamente riguardo all’astrologia per le ovvie ragioni pratiche menzionate precedentemente. Sappiamo però che nel 1630 scrisse a Tommaso Campanella dicendo di non crederci. Tre anni dopo, in una lettera ad Elia Diodati, Galileo mostrò un analogo scetticismo riguardo alle credenze astrologiche del celebre matematico e astrologo francese Morin de Villefranche. Molto più vero è il fatto che le osservazioni astronomiche strumentali di Galileo misero in crisi non solo la filosofia aristotelica ma anche l’astrologia: la nuova scienza astronomica cancellò infatti la distinzione tra un cielo sacro inaccessibile ed incorruttibile ed una Terra, centro dell’Universo, ma anche ricettacolo di tutti i mali. Non dimentichiamo poi che dire che la Terra era un corpo celeste come tutti gli altri, significava anche smentire la possibilità che gli astri fossero la causa remota e primaria di tutti i processi terrestri di alterazione e corruzione.

Nel 1.636 - (Negli USA) Fondazione dell'Harvard College, la prima università dell'America setten­trionale.

Cartesio di Frans Hals, 1.649
Nel 1.637 - Pubblicazione del "Discorso sul metodo" di Cartesio. René Descartes, latinizzato in Renatus Cartesius e italianizzato in Renato Cartesio (La Haye en Touraine, oggi Descartes, 1.596 - Stoccolma, 1.650) è stato un filosofo e matematico francese. È ritenuto il fondatore della matematica e della filosofia moderne. Cartesio estese la concezione razionalistica di una conoscenza ispirata alla precisione e certezza delle scienze matematiche, così come era stata propugnata da Francesco Bacone, ma formulata e applicata effettivamente solo da Galileo Galilei, a ogni aspetto del sapere, dando vita a quello che oggi è conosciuto con il nome di razionalismo continentale, una posizione filosofica dominante in Europa tra il XVII e il XVIII secolo.

Statua di Cromwell
all'ingresso del
Palazzo di
Westminster,
a  Londra
Nel 1.642 - In Inghilterra ha inizio la Rivoluzione Inglese, guerra civile che si è svolta tra il 1.642 e il 1.660. Il motivo è da ricercarsi quando Giacomo VI, re di Scozia, ottenne la corona di Inghilterra come Giacomo I dopo la morte di Elisabetta I (rimasta senza eredi), causando l’unione dei due regni di Inghilterra e Scozia per la prima volta nella storia. Nel 1601 Giacomo era stato iniziato in Massoneria nella loggia di Scone e Perthe da John Mylne e nel 1603, poche ore dopo la morte di Elisabetta, un consiglio di successione aveva proclamato Giacomo re di Inghilterra e Irlanda. Fu incoronato il 25 luglio nell'Abbazia di Westminster. La Scozia e l'Inghilterra non divenivano però un unico regno, cosa che avverrà con l'Atto di unione del 1707. Sorsero però due grossi problemi. Dal punto di vista politico, la cultura del re scozzese era portata, per tradizione, a considerare il potere monarchico donato da Dio, per cui non era disposto a scendere a compromessi con un Parlamento con grandi poteri come era quello inglese. Tali problemi si erano palesati nel 1.625, quando a Giacomo I  era subentrato il figlio, Carlo I. Il re aveva convocato il Parlamento nel 1.628, chiedendo di poter emanare delle tasse per iniziare una campagna militare contro gli Ugonotti. In risposta il Parlamento gli aveva chiesto conto di tutte le ingiustizie commesse durante il suo breve regno e richiesta l'accettazione della   "Petition of Rights" (petizione dei diritti), che avrebbe diminuito ulteriormente le opportunità regie di poter imporre il proprio potere indiscriminatamente. Il re aveva risposto con lo scioglimento del Parlamento stesso, dando vita ad un governo personale. Dal punto di vista religioso, al re sarebbe convenuto appoggiare la chiesa anglicana, poiché nella chiesa anglicana vi erano vescovi e, in generale, un numero grandissimo di autorità che permettevano al re di governare capillarmente il territorio e di arricchirsi. Questo contribuì a rompere l’unità statale, infatti fra i sudditi, i riformatori  (protestanti) erano un numero sempre maggiore, e questo portò ad una spaccatura. Tutti questi elementi portarono, alla fine, a una rivolta in Scozia, causando una riconvocazione del Parlamento, dove venne proposta un’ordinanza per eliminare il re. Questa non riuscì ad essere approvata e causò la vera e propria guerra civile, che iniziò nel 1.642. L'influenza di Cromwell come comandante militare durante la guerra civile inglese è stata di importanza cruciale per la storia successiva delle Isole Britanniche. Cromwell entrò nell'esercito dei parlamentari all'età di 43 anni e reclutò un reparto di cavalleria al cui comando riportò una serie di vittorie in Anglia Orientale, guadagnando esperienza ed una grande reputazione. Era noto per scegliere i propri ufficiali in base al merito piuttosto che al titolo nobiliare, come invece si faceva abitualmente a quei tempi. Questa nuova mentalità fece diventare il New Model Army il punto di riferimento per molti movimenti sia radicali e politici, come i "Livellatori" ("Levellers"), che religiosi, come i "Fifth Monarchist". È da notare come Cromwell pur non avendo alcun tipo di addestramento in fatto di tattica militare, dimostrò fin dall'inizio un innato talento per il comando. Riuscì in molte occasioni a dimostrarsi più abile del Principe Rupert, (generale e ammiraglio tedesco, il più giovane figlio dell'elettore palatino Federico V e di Elisabetta Stuart, fra l'altro il primo Governatore della Hudson's Bay Company, la proprietaria del dominio britannico chiamato Canada)) veterano di molte campagne in Europa. I soldati di Cromwell impararono presto ad apprezzare ed ammirare il suo coraggio e la sua costante preoccupazione di farli operare nelle migliori condizioni possibili. Promosso comandante generale della cavalleria, addestrò i suoi uomini a compiere rapide sortite, per poi raggrupparsi velocemente dopo ogni attacco, tattica adottata con grande successo nella Battaglia di Naseby. In combattimento i suoi reparti dimostravano sempre un alto grado di disciplina e di motivazione. Le vittorie ottenute sul campo fecero aumentare progressivamente la sua influenza politica, fino a farlo diventare il personaggio più potente ed autorevole del tempo. Nel 1.646, alla fine della guerra civile, il re Carlo era di fatto prigioniero del parlamento e ormai delegittimato, mentre Cromwell, nella sua posizione di comandante in capo dell'esercito vittorioso (con la conquista dell'Irlanda e della Scozia), era il vero arbitro del futuro dell'Inghilterra.

Nel 1644 - Blaise Pascal inventa la macchina cal­colatrice. Blaise Pascal (Clermont-Ferrand, 1.623 - Parigi, 1.662) è stato un matematico, fisico, filosofo e teologo francese.
Blaise Pascal.
Bambino precoce, fu istruito dal padre; i suoi primi lavori sono relativi alle scienze naturali e alle scienze applicate. Contribuì in modo significativo alla costruzione di calcolatori meccanici e allo studio dei fluidi, oltre ad aver chiarito i concetti di pressione e di vuoto ampliando così il lavoro di Torricelli. Pascal scrisse importanti testi sul metodo scientifico: a sedici anni scrisse un trattato di geometria proiettiva, dal 1.639 al 1.647 fu a Rouen, dove suo padre aveva avuto un incarico da parte del cardinale Richelieu e qui, nel 1.640, compose la sua prima opera scientifica "Sulle sezioni coniche" (Essai pour les coniques), basata sul lavoro di Desargues. Nel 1.644 costruì la sua prima macchina calcolatrice, la Pascalina. Nel 1.646 suo padre si ferì in una caduta e fu curato da due gentiluomini della setta di Giansenio, che in breve convinsero sia lui che i figli ad abbracciare le idee religiose e morali gianseniste. Dal 1.654 lavorò con Pierre de Fermat sulla teoria delle probabilità che influenzò fortemente le moderne teorie economiche e le scienze sociali. Dopo un'esperienza mistica seguita ad un incidente in cui aveva rischiato la vita, nel 1654, abbandonò matematica e fisica per dedicarsi alle riflessioni religiose e filosofiche. Morì due mesi dopo il suo 39º compleanno, nel 1.662, dopo una lunga malattia che lo affliggeva dalla fanciullezza.

Carta geografica dell'Europa Centrale
 nel 1.648, dopo la pace di Westfalia,
  con la definizione dei domini di
Brandeburgo (la futura Prussia),
Asburgo di Austria e Spagna,
stati minori e confini del Sacro
Romano Impero.
Nel 1.648 - I trattati di Westfalia (o Vestfalia) pongono fine alla guerra dei Trent'anni. I princìpi sanciti dalla pace furono i seguenti:
- Riguardo alla questione religiosa fu confermata la pace di Augusta (1.555), fu estesa la tolleranza anche ai calvinisti, e fu stabilito che i sovrani dovessero rispettare le minoranze religiose e che i beni ecclesiastici in possesso dei protestanti fino al 1624, non fossero restituiti alla Chiesa cattolica. I provvedimenti attinenti agli aspetti ecclesiastici includevano il divieto di persecuzione religiosa in Germania e la riaffermazione della pace di Augusta. Se però un principe si fosse convertito ad altra religione, non avrebbe più avuto alcun diritto sulle proprie terre (misura atta a controllare la diffusione della Riforma). La pace di Vestfalia determinò la fine di un lungo periodo di guerre di religione: i successivi conflitti armati in Europa furono intrapresi per motivi di ordine esclusivamente politico. Riguardo all'ordinamento interno del Sacro Romano Impero, fu riconosciuta ai prìncipi la piena sovranità territoriale e il diritto di stringere alleanze, purché non fossero contro l'Imperatore e l'Impero. Riguardo ai mutamenti territoriali:
- La Francia ebbe la Lorena, Metz, Toul e Verdun e i territori asburgici dell'Alsazia, ma non i territori della città di Strasburgo.
- La Svezia ricevette un risarcimento in denaro, la Pomerania Anteriore e i vescovati di Brema e Verden, che assicuravano il controllo delle foci dei fiumi Oder, Elba e Weser, ottenendo in tal modo l'egemonia sul Mar Baltico; gli fu inoltre concesso di inviare tre rappresentanti al Consiglio dei prìncipi dell'Impero, che rappresentava uno dei collegi del Reichstag.
- Il Palatinato fu diviso tra il figlio di Federico V, cui fu restituita la dignità elettorale, e il duca Massimiliano di Baviera, che ottenne l'Alto Palatinato.
- Il Duca di Baviera conservò il titolo di elettore garantitogli nel 1.628 (il numero degli elettori dell'imperatore venne quindi portato a otto): cinque cattolici, due protestanti e uno calvinista.
- Il Brandeburgo (futura Prussia) ricevette la Pomerania Orientale e i vescovadi di Magdeburgo, Halberstadt, Kammin e Minden, nonché i territori di Cleves, Mark e Ravensberg in seguito alla risoluzione della disputa per i territori del defunto Duca di Jülich-Cleves-Berg.
Cartina dei Paesi Bassi nel XVII sec.
con le Province Unite indipendenti,
l'Olanda di oggi, dopo il trattato
di Westfalia del 1648.
- I Paesi Bassi, la Svizzera e il Portogallo furono riconosciuti sovrani e indipendenti dall'Impero.
- La Spagna, che non aveva aderito alla pace di Vestfalia, riuscì a occupare il porto di Dunkerque, nelle Fiandre, ma il cardinale Mazzarino si alleò con l'Inghilterra, promettendole, in caso di vittoria, Dunkerque e la Giamaica; l'esercito francese, al comando del maresciallo di Francia Henri de La Tour d'Auvergne, visconte di Turenne, riuscì a sconfiggere nella battaglia delle Dune, presso Dunkerque (il 14 giugno 1.658), gli spagnoli guidati dal Gran Condé. Filippo IV fu costretto così a firmare la pace dei Pirenei (nel 1.659), che segnò il declino degli Asburgo di Spagna. Il paragrafo 52 dell'articolo V del trattato di pace, denominato “Itio in partes”, consiste nell'eliminazione della religione come elemento centrale dei conflitti politici, separando dunque il campo religioso da quello statale: « Nelle faccende religiose e in tutti gli altri affari, dove non si può considerare lo stato come un unico corpo, come anche negli stati di confessione cattolica e augustea che si dividono in due parti, un solo accordo divida la lite, senza badare alla pluralità di voti. Ciò che invece si basa sulla pluralità di voti, nelle faccende che riguardano tutti quanti, poiché non è stato possibile decidere questa cosa nel presente incontro, è rimandato ai prossimi incontri. ».

Nel 1.649 - Gli Inglesi mandano al patibolo re Carlo I e proclamano la Repubblica. Nel gennaio 1.649, quando i membri superstiti del parlamento, si riunirono a Whitehall per decidere se procedere o meno alla condanna del re, le truppe di Cromwell fecero irruzione nell'aula, e permisero di votare solo a coloro che erano favorevoli al regicidio. La condanna a morte fu controfirmata da 59 membri del parlamento, e Carlo fu giustiziato il 30 gennaio. Sul momento Cromwell non ebbe tempo di occuparsi del nuovo assetto istituzionale da dare al paese, poiché dovette immediatamente lasciare l'Inghilterra per attaccare le residue roccaforti reali in Irlanda e Scozia. Sull'onda emotiva della cattura del re, dopo il suo tentativo di fuga, la monarchia fu abolita e, fra il 1.649 ed il 1.653 il paese divenne nominalmente una repubblica, una vera rarità nell'Europa del tempo. La repubblica venne denominata il Commonwealth d'Inghilterra, anche se tutti i resoconti concordano nell'indicare che Cromwell, durante quegli anni, governò a tutti gli effetti come un dittatore militare. Molti atti politici di Cromwell dopo la presa del potere vennero descritti dai commentatori dell'epoca come "eccessivamente rigorosi, avventati e tirannici". Egli fu spesso spietato nel reprimere gli ammutinamenti che si verificarono nelle file dei suoi eserciti verso la fine della guerra (che furono a volte causati dal rifiuto del parlamento di pagare il salario alle truppe). Cromwell dimostrò poca simpatia per i Livellatori (Levellers), un movimento egualitarista che aveva dato un grande contributo all'affermazione della causa parlamentare. Il programma politico dei Levellers era stato discusso vigorosamente in occasione dei cosiddetti Putney debates (Dibattimenti di Putney), tenutisi fra le varie fazioni appena prima della fuga del re. Cromwell non era pronto a gestire una vera e propria democrazia radicale, ma d'altra parte, come dimostrarono gli eventi successivi, non era nemmeno in grado di istituire una repubblica parlamentare stabile, basata su una oligarchia di fatto.  Con la scomparsa del re e dei suoi sostenitori venne a mancare il motivo principale del consenso coagulatosi intorno a Cromwell, e le varie fazioni presenti in parlamento avevano presto cominciato a contrapporsi l'una all'altra. Seguendo, ironicamente, la stessa procedura adottata dal re detronizzato (che aveva causato lo scoppio della guerra civile), Cromwell sciolse il parlamento repubblicano nel 1.653 ed assunse in prima persona il controllo diretto del paese con i poteri di un vero e proprio dittatore, forte della popolarità e dell'appoggio incondizionato da parte di quell'esercito che lui stesso aveva creato durante la guerra civile. La politica estera di Cromwell portò allo scoppio della Prima guerra anglo-olandese (1.652 - 1.654), contro la Repubblica delle Sette Province Unite dei Paesi Bassi, poi vinta dall'ammiraglio Robert Blake nel 1654. In coerenza con il proprio impegno a garantire la più assoluta libertà religiosa a tutte le confessioni, eccetto quella cattolica, incoraggiò gli ebrei a ritornare in Inghilterra a 350 anni di distanza dalla loro cacciata ad opera di Edoardo I. Nel 1.655 egli volse la sua attenzione ai nemici tradizionali dell'Inghilterra, Francia e Spagna, cercando di approfittare del conflitto fra i due, impegnati nella guerra franco-spagnola (1.635-1.659). Sebbene egli fosse convinto che la volontà di Dio era l'affermazione del protestantesimo come religione prevalente in Europa, egli perseguì una politica estera pragmatica e realistica, alleandosi con la Francia cattolica contro la Spagna, anch'essa cattolica. In sostanza, dichiarando guerra alla Spagna, egli contava sul ritorno alla politica di opportunismo mercantile già perseguita ai tempi della regina Elisabetta e successivamente abbandonata dagli Stuart. Alleatosi dunque con la Francia del cardinale Mazarino, diede corso alla guerra inglese contro la Spagna (1.655-1.660) ottenendo, grazie al risultato positivo di questa, il porto di Dunkerque sulla Manica (secondo gli accordi con il Mazarino) e l'isola di Giamaica nei Caraibi, strappata agli spagnoli grazie all'azione della flotta inglese condotta da sir William Penn. 

Nel 1.656 - I Veneziani scacciano i Turchi dai Dardanelli. 

Nel 1.660 - Carlo II d'Inghilterra venne richiamato sul trono dando così luogo alla Restaurazione inglese. Nonostante l'unione delle corone, i regni di Inghilterra e Scozia rimarranno stati indipendenti e separati fino al 1707. Nel 1.657 il parlamento inglese, appositamente ricostituito, aveva offerto a Cromwell  la corona di re, mettendolo di fronte ad un dilemma, dal momento che proprio lui era stato l'artefice del rovesciamento della monarchia. Dopo sei settimane di riflessione, alla fine Cromwell aveva respinto l'offerta, accettando in compenso di essere solennemente insignito nell'Abbazia di Westminster, assiso sul trono del precedente monarca, con il titolo di Lord Protettore. Si trattò, in buona sostanza, di una vera e propria incoronazione, che fece di lui un monarca "a tutti gli effetti, eccetto che nel nome". Inoltre fu stabilito che la carica non avrebbe potuto essere tramandata ereditariamente. Fu promulgata una nuova Costituzione scritta, che gli conferiva persino il potere di attribuire titoli nobiliari, prerogativa che egli utilizzò subito, esattamente alla stessa maniera dei precedenti sovrani. Cromwell soffriva di malaria e di "calcoli", un termine spesso usato a quell'epoca per definire generiche infezioni dell'apparato renale-urinario. Un diplomatico veneziano medico, che si trovava ospite a corte, lo visitò ed espresse l'opinione che i suoi medici personali non lo stessero curando in modo appropriato, causando un rapido peggioramento delle sue condizioni. La morte di Cromwell, ufficialmente attribuita a malaria, avvenne il 3 settembre 1.658 e il parlamento restaurò la monarchia incoronando Carlo II, poiché Richard Cromwell, figlio di Oliver, si era dimostrato un "successore non all'altezza". Il 30 gennaio 1.661, nell'anniversario dell'esecuzione di Carlo I, la salma di Cromwell venne riesumata dall'Abbazia di Westminster e, insieme alle salme di Robert Blake, John Bradshaw ed Henry Ireton, sottoposta al macabro rituale dell'esecuzione postuma (hanged, drawn and quartered). Al termine il corpo fu gettato in una fossa comune, tranne la testa, infilata su un palo ed esposta davanti all'Abbazia di Westminster fino al 1.685. In seguito questo macabro cimelio passò di mano molte volte, per essere finalmente sepolto nel cimitero del Sidney Sussex College nel 1.960. Nonostante il discredito gettato sulla sua memoria per tutto il periodo della Restaurazione monarchica e la pessima reputazione che di lui si ha in Irlanda, ancora viva nel presente, va detto che la figura di Cromwell ha guadagnato nel tempo la stima di significativi settori dell'opinione pubblica inglese. Considerato "uno dei più ragguardevoli parlamentari inglesi", la sua statua fa bella mostra di sé di fronte al Palazzo di Westminster, nonostante il fatto che alcuni suoi atti siano tuttora considerati come "degni di un traditore". La figura di Cromwell gode inoltre di una particolare considerazione da parte dei gruppi protestanti e nella regione del Cambridgeshire, dove è ricordato come "Il signore dei Fens". Oliver Cromwell, esponente della gentry inglese, era divenuto il leader dello schieramento degli indipendenti, puritani fautori in ambito religioso della piena libertà di culto e di organizzazione per tutte le comunità protestanti (ma non per i cattolici). Inoltre, dopo due anni di conflitto tra realisti e parlamentari, lo stesso Cromwell fece pendere la bilancia dalla parte dei parlamentari per l'iniziativa assunta in campo militare: creò infatti la New Model Army, ovvero "esercito di nuova concezione" composto dai cosiddetti Ironsides, letteralmente "fianchi di ferro". Tale esercito si basava su due principi fortemente innovativi, ovvero l'elezione degli ufficiali da parte delle truppe - che consentiva una scelta sulla base della capacità e non dell'estrazione sociale - e la formazione politica dei soldati - con l'obiettivo di renderli consapevoli delle finalità per cui erano chiamati a combattere.

Nel 1.661 - Iniziano a Versailles i lavori del palazzo di Luigi XIV.

Nel 1.662 - Fondazione a Londra della Royal Society.

Nel 1.666 - A Parigi viene fondata l'Académie Française.

Nel 1.667 - Serie di guerre provocate da Luigi XIV di Francia per imporre la sua ege­monia in Europa.

Nel 1.668 - Isaac Newton inventa il telescopio a riflessione.

Nel 1.670 - Pubblicati postumi a Parigi i “Pen­sieri" di Blaise Pascal.

Nel 1.673 - Molière scrive “Il Malato immagina­rio”, sua ultima commedia.

Nel 1.675 - Costruzione dell'osservatorio di Greenwich.

- Olaus Romer calcola la velocità della luce.

Nel 1.683 - Turchi assediano Vienna.

Nel 1.685 - Nascono due grandi compositori, Handel e Bach.

Nel 1.687 - Vengono pubblicati i Principiati” di Isaac Newton.

Dal 1.688 - Dopo il fallimento della rivolta serba agli ottomani del 1688-1690, migliaia di serbi guidati dal Patriarca di Peć Arsenije III devono rifugiarsi in Ungheria, dove il re Leopoldo I concede loro terre e privilegi, ed è questa l'origine della presenza di popolazione serba nelle provincie meridionali dell'Ungheria. Per rappresaglia, i turchi soppressero il Patriarcato di Peć e il clero serbo rimasto in patria venne annesso alla chiesa ortodossa greca.

Nel 1.689 - Guglielmo d'Orange, nuovo re d'Inghilterra dopo la "Rivoluzione Glo­riosa" del 1.688, accetta la «Dichiara­zione dei Diritti».

Nel 1.690 - Locke pubblica il “Saggio sull'intel­letto umano”.

Nel 1.699 - Pace di Carlowitz, con la quale gli Absburgo d'Austria tolgono ai Turchi l'Ungheria.

Cartina geografica dell'Europa
nel 1700.
Nel 1.703 - Pietro il Grande di Russia fonda Pietroburgo.

Nel 1.704 - In Inghilterra Daniel Defoe pub­blica “The Review”, uno dei primi gior­nali.

Nel 1.707 - Si istituisce, con l'Atto di Unione, ratificato sia dal parlamento scozzese che da quello inglese, il Regno di Gran Bretagna. La regina Anna, ultima monarca degli Stuart, diventa la prima sovrana del nuovo regno. I parlamenti di Inghilterra e Scozia vennero anch'essi fusi a formare il Parlamento di Gran Bretagna la cui sede fu fissata nel Palazzo di Westminster a Londra. A questo punto il regno d'Inghilterra cessò di esistere come entità politica distinta e non ebbe più un governo nazionale. Legalmente comunque le giurisdizioni di Inghilterra e Galles da una parte e Scozia dall'altra rimasero separate continuando ad avere leggi e tribunali distinti. Ciò continuò fino all'Atto di Unione del 1800 tra il Regno di Gran Bretagna ed il regno d'Irlanda che creò il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda (che in seguito sarebbe diventato il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord).

- D. Papin, esule in Germania, nel 1707 costruisce un battello sperimentale a vapore.

Nel 1.709 - Pietro il Grande sconfigge gli Svedesi a Pollava.

- Abraham Darby (1678-1717), imprenditore inglese, pioniere dell'industria siderurgica e il primo di una dinastia di fonditori che hanno caratterizzato il primo periodo della rivoluzione industriale inglese e la storia della siderurgia, perfeziona la tecnica di fusione della ghisa. 

Nel 1.713 - Finisce la guerra di successione spagnola e si firma la pace di Utrecht tra la Francia, da una parte, e l'Inghilterra, il Portogallo, la Prussia, l'Olanda e la Savoia, dall'altra (per la pace fra Francia e Austria si dovrà attendere la pace di Rastadt del 1.714). Gli impegni assunti a Utrecht saranno i seguenti:
Filippo d'Angiò veniva riconosciuto legittimo re di Spagna con il nome di Filippo V, ma la sua corona veniva separata da quella di Francia.
- La Spagna cedeva all'Austria i Paesi Bassi spagnoli, il regno di Napoli e quello di Sardegna, nonché il Ducato di Milano e lo Stato dei Presidii in Toscana.
- La Spagna cedeva all'Inghilterra la rocca di Gibilterra e l'isola di Minorca nelle Baleari.
- La Francia cedeva all'Inghilterra i territori nordamericani di Terranova, l'Acadia e la Baia di Hudson. Inoltre si impegnava a non appoggiare più le rivendicazioni dei cattolici Stuart al trono inglese espellendo Giacomo Francesco Edoardo Stuart dalla Lorena e riconoscendo quale legittimo re d'Inghilterra Guglielmo d'Orange, marito di Maria, figlia primogenita del defunto Giacomo II.
- Agli olandesi veniva concesso il diritto di costruire fortificazioni militari lungo il confine tra i Paesi Bassi ex spagnoli, ora austriaci, e la Francia.
- Al duca Vittorio Amedeo II di Savoia venne assegnata la Sicilia con il relativo titolo regio, nonché Casale e tutto il Monferrato, parte della Lomellina e la Valsesia. I Savoia mantennero la sovranità sulla Sicilia fino al 1.720 quando, a causa delle pressioni internazionali, dovettero accettare lo scambio col Regno di Sardegna (che, nel 1.861, sarebbe diventato il Regno d'Italia).
- Il Ducato di Mantova (gli ex domini gonzagheschi) rimaneva all'Austria.
- La regione della Gheldria veniva ceduta alla Prussia.
- La Spagna cedeva all'Inghilterra l'asiento de negros, ovvero il monopolio del commercio degli schiavi africani verso l'America, nonché il cosiddetto vascello di permissione, ovvero l'autorizzazione ad un vascello inglese di attraccare una volta l'anno in uno dei porti dell'America meridionale per poter commerciare liberamente le proprie merci. 
Per poter mettere definitivamente la parola fine alla guerra di successione spagnola, era necessario, però, che anche l'Austria sottoscrivesse il trattato di pace con la Francia: ciò avvenne il 6 marzo 1.714 nella città di Rastatt. Inoltre la Pace di Utrecht lasciò i Corsari disoccupati e, dato che erano senza lavoro, cominciarono ad assalire le navi mercantili Spagnole e Inglesi, nelle Indie Occidentali, trasformandosi così in pirati e provocando gravi danni alle economie dei due imperi.
Pittura con nave corsara.
- Il corsaro era una persona al servizio di un governo, cui cedeva parte degli utili, ottenendo in cambio lo status di combattente (lettera di corsa) e la bandiera (il che lo autorizzava a rapinare solo navi mercantili nemiche, e ad uccidere persone ma solo in combattimento). Una nave privata, armata e dotata di capitano ed equipaggio, che operasse con una lettera di corsa (talvolta intestata all'armatore, che restava a terra), era chiamata una nave corsara. Una lettera di corsa, detta anche lettera di marca o patente di corsa, era una garanzia (o commissione) emessa da un governo nazionale che autorizzava l'agente designato a cercare, catturare o distruggere, beni o personale appartenenti ad una parte che aveva commesso una qualche offesa alle leggi od ai beni od ai cittadini della nazione che rilasciava la patente. Questa veniva di norma usata per autorizzare dei gruppi di privati ad assalire e catturare bastimenti mercantili di una nazione nemica.

L'Europa dopo la pace di Utrecht
del 1.713 e quella di Rastadt del 1714.
Nel 1.714 - Finita la guerra di successione spagnola e dopo la pace di Utrecht del 1.713 (tra la Francia, da una parte, e l'Inghilterra, il Portogallo, la Prussia, l'Olanda e la Savoia, dall'altra) si firma la pace di Rastadt fra Francia e Austria. Gli impegni assunti a Rastadt furono i seguenti: La Francia riconosceva tutti i nuovi possedimenti asburgici in Italia: il milanese, il napoletano e la Sardegna e riconosceva, altresì, l'assegnazione definitiva all'Impero dei Paesi Bassi spagnoli. I principi elettori di Baviera e di Colonia venivano reintegrati nei loro possedimenti. I trattati di Utrecht e Rastadt, dopo aver smembrato l'impero spagnolo, sancirono molti cambiamenti nel rapporto di forze tra le maggiori potenze europee e mondiali. Sinteticamente potremmo così riassumerli:
- Il tramonto definitivo della Spagna come grande potenza, nonostante le colonie d'oltremare fossero rimaste legate alla madrepatria.
- Il fallimento delle mire espansionistiche ed egemoniche della Francia di Luigi XIV.
- La rinuncia parziale da parte della Francia e a favore dell'Inghilterra di parte dei suoi possedimenti continentali nell'America del Nord, riservandosi soltanto poche presenze nell'area caraibica.
- L'affermazione dell'Inghilterra come potenza marittima egemone nel mondo e suo monopolio, unitamente agli olandesi, del controllo sulle rotte commerciali verso l'America e verso l'oriente.
- L'affermazione dell'Austria asburgica come prima e più grande potenza presente sul continente europeo.
- La nascita del nuovo Regno di Prussia nell'Europa orientale.
- L'acquisizione del titolo regio da parte dei Savoia, del quale Vittorio Amedeo II fu il primo a fregiarsi.
- L'avvicendamento della dinastia Borbone sul trono di Spagna, dopo due secoli di dinastia asburgica.
- L'attracco di un vascello inglese, una volta l'anno, in uno dei porti spagnoli dell'America meridionale, notoriamente chiusi a tutti i Paesi non appartenenti alla Spagna, per poter liberamente commerciare significava l'inizio dello scardinamento delle misure protezionistiche adottate dalla Spagna per favorire le proprie navi nel trasporto delle merci da e verso l'Europa. Inoltre, in seguito ai trattati di Utrecht e Rastadt, Filippo V salvò il trono ma allo stesso tempo dovette rinunciare a tutti i possedimenti in Europa, cosa che però gli permise di concentrarsi maggiormente sulla politica interna per migliorarne la situazione. Successivamente la Spagna si ritrovò nuovamente a fronteggiare l'Austria a causa degli interessi in Italia di entrambe le potenze, così la Spagna firmò con la Francia i cosiddetti Pactos de familia.
Si chiudeva, così, dopo oltre un decennio di sanguinosi conflitti, combattuti per terra, per mare e oltre Atlantico, la cosiddetta “guerra di successione spagnola”, forse la vera prima guerra mondiale della storia, la prima in cui il binomio fucile-baionetta soppianta la picca e la cavalleria. In realtà la Pace di Utrecht lasciò insoluti alcuni problemi, il più importante dei quali era il predominio, o anche solo l'equilibrio delle forze, nel mare Mediterraneo: questo si risolverà con un'altra guerra, la Guerra della Quadruplice alleanza che inizierà di fatto nel 1.717, con iniziativa spagnola (invasione di Sicilia e Sardegna) e terminerà con la sconfitta di quest'ultima, ed il trattato dell'Aia, all'inizio del 1.720.

- Viene pubblicata la “Monadologia" di Leibniz.

- G. Farenheit inventa il termometro a mercurio.

Dal 1.718 - Nel Mediterraneo la Serenissima repubblica di San Marco aveva ottenuto qualche brillante successo (a Paro nel 1651 e nei Dardanelli nel 1656), ma alla fine dovette cedere anche Creta e il suo vittorioso ritorno nel Peloponneso del 1687 era stato vanificato dalla Pace di Passarowitz del 1718. Ridotta alla Dalmazia, alle isole Ionie e alle Bocche di Cattaro, impotente contro la concorrenza dei porti europei e italiani, Venezia si riduce a potenza di secondo piano, avviata a una progressiva decadenza a causa della tendenza a investire i capitali nella proprietà terriera.

- T. Lombe brevetta una macchina per la tessitura della seta.

Nel 1.725 - Inizia la pubblicazione della “Scienza Nuova” di Gian Battista Vico.

Nel 1.730 - John Wesley fonda il Metodismo.

Nel 1.733 - Inizia la guerra di successione polacca, che si concluderà cinque anni dopo con la pace di Vienna.  

- J. May inventa la spoletta volante che consentirà la realizzazione dei telai meccanici.

Nel 1.738 - Vengono pubblicati i “Discorsi sul­l'uomo” di Voltaire.

Carta geografica dell'Europa nel 1740
 con i domini Borbonici, quelli
degli Hohenzollern e degli
Absburgo, con i confini del
Sacro Romano Impero.
Nel 1.740 - Inizia la guerra di successione austriaca. La guerra di successione austriaca era motivata da una complessa situazione successoria: l'imperatore Carlo VI, privo di figli maschi, con la Prammatica Sanzione del 1.713 regolava la successione imperiale a vantaggio della figlia Maria Teresa. Nonostante la precedente approvazione delle potenze europee, alla morte di Carlo VI (19 ottobre 1.740), nacque un conflitto europeo scatenato dai disegni annessionistici di Federico II di Prussia, della Spagna, del regno di Sardegna e dalle aspirazioni alla corona imperiale dell'elettore di Baviera Carlo Alberto e di Augusto III di Sassonia; il conflitto coinvolse anche la Francia e le colonie spagnole, aggredite dalla Gran Bretagna. Si concluderà nel 1.748 con la pace di Aquisgrana.

Nel 1.742 - A. Celsius fissa la scala delle tem­perature.

Nel 1.746 - J. Roebruck inventa un sistema per produrre acido solforico.

Cartina geografica dell'Europa nel
1.748 che con la Pace di Aquisgrana
vedeva concludersi la guerra
di successione austriaca.
Nel 1.748 - Con la pace di Aquisgrana si conclude la guerra di successione austriaca.
Schema delle guerre di successione
  in Europa dal 1700.
In base al trattato di Aquisgrana, venne confermata la Prammatica Sanzione del 1.713 e riconosciuta la coppia imperiale formata da Maria Teresa e Francesco Stefano di Lorena. La Francia restituì i Paesi Bassi (cioè, nel linguaggio dell'epoca, il Belgio) all'Austria e accettò il ristabilimento dello status quo nei territori d'Oltremare (scambio di Madras con la Fortezza di Louisbourg; proroga per quattro anni dell'asiento in favore della Gran Bretagna). Lo Stato che ottenne il maggior vantaggio fu la Prussia che annetté definitivamente la Slesia, strappata all'Austria. Il trattato attribuì inoltre:
- il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla a Filippo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese
- il marchesato di Finale alla Repubblica di Genova
- le contee di Angera, Vigevano, Voghera e Bobbio al re Carlo Emanuele III di Sardegna

Carta geografica dell'Italia
 nel 1748 dopo la Pace
di Aquisgrana. 
Nel 1.751 - Viene pubblicato il primo volume dell'”Encyclopedie” di Diderot e D'Alembert; sarà completata nel 1.772.

Nel 1.754 - Inizia a Pietroburgo la costruzione del Palazzo d'Inverno. 

Nel 1.756 - Inizia la guerra dei Sette anni che vede la Prussia di Federico II e l'Inghil­terra schierate contro Austria, Francia e Russia.

Nel 1.758 - J. Bird mette a punto il sestante.

Nel 1.759 - Voltaire pubblica “Candido”.

Nel 1.762 - Jean Jacques Rousseau scrive il “Contratto sociale”.

- L'inglese John Harrison costruisce il primo cronometro.


Trattato di Versailles
del 1768.
Nel 1.768 - Il 15 maggio è stipulato il trattato di Versailles tra la Repubblica di Genova e la Francia, firmato dal plenipotenziario genovese, Agostino Paolo Domenico Sorba e dal ministro francese, il duca Étienne François de Choiseul, in base al quale la Repubblica di Genova offre la Corsica come garanzia per i debiti contratti (pari a circa due milioni di lire genovesi) verso il re di Francia Luigi XV, che aveva inviato proprie truppe sull'isola a sostegno di Genova contro i Còrsi in rivolta. Genova, già in bancarotta, non fu mai in grado di onorare i suoi debiti e così la Francia assunse quasi immediatamente l'iniziativa militare di occupare stabilmente l'intera isola, che fu conglobata da allora e fino alla Rivoluzione francese, nel "patrimonio personale" del re di Francia. Il trattato fu firmato da Agostino Paolo Domenico Sorba e Sebastiano Francesco Batini, con la mediazione del duca Étienne François de Choiseul tra il doge Marcello Durazzo e il re di Francia Luigi XV. La Corsica si trovava nell'orbita della Repubblica di Genova e poi sotto la sua diretta dominazione sin dal 1284. Durante il XVIII secolo Genova, ormai in piena decadenza, si trovava ad affrontare una lunga rivolta dei Còrsi, che mirava ad ottenere l'indipendenza della grande isola mediterranea. Ridotta a controllare solo alcune piazzeforti e porti, la Repubblica dovette assistere persino all'autoproclamazione di un avventuriero tedesco, Teodoro di Neuhoff, a re di Corsica; proclamazione realizzata con l'appoggio della corona britannica che nel mar Mediterraneo, già controllava Minorca e Gibilterra. In Francia, dopo il disastro della battaglia di Rossbach e le numerose disfatte nelle colonie, Étienne François de Choiseul, successivamente alla testa della diplomazia e dei ministeri della guerra e della marina, cercava di finire rapidamente la guerra e frenare la caduta del potere francese su scala globale ed europea. Il trattato di Parigi (1763) confermò la sconfitta francese, con la perdita della Nuova Francia in Nord America e dei domini francesi in India a favore dei britannici, tranne Pondicherry, Karaikal, Yanam e Mahe. Agendo come segretario di Stato agli affari esteri di Francia, Choiseul mirava ad occupare posizioni strategiche nel Mediterraneo per opporsi, in tal modo, alla crescente potenza britannica ed evitare quindi un accerchiamento anche a sud, dove la Corsica occupa una posizione strategicamente importante. Nello stesso tempo la situazione politica dell'isola era la più fragile nello scacchiere mediterraneo: essa era già oggetto delle mire inglesi e, conseguentemente, divenne un obbiettivo fondamentale e prezioso anche per il ministro francese. Incapace di opporsi da sola alla rivolta còrsa, Genova, dopo aver ricevuto un sostegno non decisivo da parte delle truppe imperiali, si vide costretta ad appellarsi al re di Francia per ottenere truppe d'occupazione da inviare per reprimere la ribellione.
Carta della Corsica del 1768.
Choiseul astutamente vide in questo appello l'occasione che aspettava per occupare l'isola senza rischiare di scatenare un nuovo conflitto europeo che la Francia in quel momento non avrebbe potuto sostenere. Migliaia di soldati francesi, per conto del governo genovese ed a sue spese, furono così inviati a presidiare le principali fortezze dell'isola contro i Còrsi che le assediano. Choiseul cercò di tenere le truppe rinchiuse a guardia dei porti e delle fortezze còrse piuttosto che impiegarle per attaccare e spazzare via la rivolta, atteggiandosi quasi a mediatore tra i Còrsi e Genova. Nel giro di pochi anni, in una situazione di stallo e senza aver nulla ottenuto, l'antica Repubblica si trovò indebitata verso il re di Francia al di là delle sue possibilità economiche.
Così Choiseul costrinse Genova a cedere i propri diritti sull'isola, in cambio della rinuncia da parte del re di Francia ai crediti che vantava presso Genova, e che si erano accumulati per una cifra di due milioni di lire d'argento. Questo però non portò all'immediato controllo dell'isola da parte della Francia, poiché sarà necessaria una nuova e più corposa spedizione militare contro i Còrsi, nel maggio 1769.

Nel 1.769 - Lo Scozzese James Watt brevetta la macchina a vapore.

- L'inglese Richard Arkwright inventa il filatoio a energia idraulica.

Nel 1.771 - Studi di Galvani sull'elettricità.

Nel 1.772 - Prima spartizione della Polonia. 

Nel 1.774 - Con il Trattato di Kuçiuk Kainarge, inizia il declino dell'impero Ottomano.

- L'inglese Joseph Priestley scopre l'ossigeno. 

Nel 1.776 - Pubblicazione di "La ricchezza delle nazioni" dell'Inglese Adam Smith.
Adam Smith.
 Il 9 marzo del 1.776 veniva pubblicata “La ricchezza delle nazioni”, bibbia dei moderni studi economici e testo fondamentale del pensiero liberale. Un suo studio attento aiuta a capire che lo Stato e le regole, per Smith, erano molto importanti. E lo erano, perfino, le norme a tutela degli operai. E' accezione comune individuare nella “Ricchezza delle Nazioni” la nascita dell’economia classica e quindi, in parte, del pensiero liberale. Infatti per molti autori neoclassici, il concetto della “mano invisibile” è stato il precursore per lo sviluppo della “teoria dell’equilibrio generale” introdotta da Léon Walras nel 1.874. Nato in concomitanza con la Prima rivoluzione industriale, Adam Smith (1.723-1.790), può essere considerato il filosofo che pose le basi per lo sviluppo della moderna teoria economica. Definire Adam Smith un puro economista può risultare erroneo per due motivi: da un lato, nei suoi libri non sono presenti formule; dall’altro di formazione Smith era filosofo morale. Docente di logica all’Università di Glasgow, nel 1.759 venne pubblicata la “Teoria dei Sentimenti morali” in cui è descritta la morale della simpatia. Secondo questa teoria, l’uomo è mosso nelle sue azioni dal desiderio di ottenere l'approvazione e quindi la simpatia dei sui simili, o meglio l’approvazione di quello “spettatore imparziale” che rappresenta, appunto, la collettività. Dopo un viaggio in Francia tra il 1.764 e il 1.766, dove andò in visita ai suoi amici Hume (sotto vi propongo un interessante scambio epistolare tra i due) e F. Quesnay, dopo quasi 17 anni dalla prima opera, pubblicò l’opera pilastro delle scienze economico-sociali: La Ricchezza delle Nazioni. Quest’opera si articola in cinque volumi nei quali viene analizzata l’economia nel suo complesso, grazie all’unione delle varie componenti del puzzle economico. La ricchezza di una nazione deriva da due fattori: il numero dei lavoratori produttivi sul totale della popolazione (individuati nella borghesia e distinti dai lavoratori improduttivi caratteristici del sistema feudale) e la produttività di ogni lavoratore. Nel primo volume “Delle cause del progresso nelle capacità produttive del lavoro, e dell’ordine secondo cui il prodotto viene naturalmente a distribuirsi tra i diversi ceti della popolazione” vengono indagate le cause sia del miglioramento e dello sviluppo economico (dovute alla divisione del lavoro) sia della distribuzione naturale del reddito. Per esprimere l’utilità marginale derivante dalla divisione del lavoro, raggiunta grazie alle prime forme di meccanizzazione del lavoro stesso, Smith studia la famosa fabbrica di spilli, notando come:  «Si può dunque considerare che ogni persona, facendo la decima parte di quarantottomila, fabbricasse quattromilaottocento spilli al giorno. Se invece avessero lavorato tutti in modo separato e indipendente e senza che alcuno di loro fosse stato previamente addestrato a questo compito particolare, non avrebbero certamente potuto fabbricare neanche venti spilli per ciascuno». Viene esaltata così la divisione del lavoro la quale segnerà, per sempre, la superiorità dell’industria manifatturiera sui sistemi agricoli che, un tempo (ora non più), non consentivano altrettanta divisione del lavoro. Fin dal primo volume, e proprio sulla questione della divisione del lavoro, emerge l’importanza dello Stato nell’economia, che può essere sottolineata ricorrendo alle parole di Noam Chomsky: “Tutti leggnoo solo il primo paragrafo delle ricchezza della nazioni dove viene esaltata l’importanza e la magnificenza della divisione del lavoro. Ma poche persone sono arrivate cento pagine più avanti, dove Smith precisa che la divisione del lavoro distruggerà l’anima umana rendendo le persone creature stupide ed ignoranti. Per questo in ogni società civilizzata lo Stato deve necessariamente prendere delle misure in modo tale da prevenire che la divisione del lavoro raggiunga i suoi limiti”. Ed è in questo primo libro che Smith attacca, fortemente, le “Caste”. Vengono ripetutamente criticati quei politici o individui che grazie alla loro influenza (politica ed economica) riescono a manipolare il funzionamento del governo per poterne trarre un proprio vantaggio a scapito dell’interesse della comunità. Viene precisato come l’interesse della comunità deve necessariamente essere garantito dallo Stato e come associazioni quali oligopoli, banchieri internazionali, trade unions possano ostacolare l’interesse comune. Queste “istituzioni” che operano in un mercato comune, secondo Smith, nei loro incontri pianificano delle cospirazione contro la collettività, e questo il più delle volte attraverso l’aumento del prezzo dei beni che producono. Quello che viene proposto contro queste lobby, sono delle dure leggi per riportare all’interno del mercato giustizia e libertà. È evidente l’utilità di questa riflessione per capire ciò che succede oggi giorno nel mercatoprovando a sottolineare l’importanza che aveva per Smith, sia il ruolo dello Stato sia quello della collettività, questioni che comunemente vengono escluse o dimenticate. Considerando la maestosità dell’opera verranno approfonditi solo pochi passaggi. Non so sei sia accurato individuare la nascita del capitalismo in concomitanza con la pubblicazione del secondo volum delle materie prime, in assoluto nel mercato del grano, regolato da grandi lobby o più esattamente oligopoli. È importante ricordare che nel caso della Compagnia inglese delle Indie orientali, cioè di una società privata che aveva conseguito un dominio monopolistico sul proprio mercato, Smith si dichiarò a favore del controllo pubblico. Nel secondo volume, “Della natura, dell’accumulazione e dell'impiego dei fondi”, viene illustrato il ruolo della moneta e la teoria dell’accumulazione del capitale che regola la proporzione dei lavoratori utili al sistema economico. In questo libro viene analizzato il ruolo della moneta o meglio della “nuova” cartamoneta che, nel 1.717, fu ufficialmente ancorata al valore dell’oro ad opera di Sir Isaac Newton. Ne viene esaltata la facilità di scambio e l’ampliamento degli scambi che ne conseguiva. Tutto questo, ovviamente, perché il valore ultimo era rappresentato dall’oro. Anche le banche vengono promosse come mezzo di sviluppo economico, precisando però che lo stato deve intervenire con delle regolazioni: «Le uniche restrizioni bancarie necessarie sono la proibizione di banconote di piccolo taglio e la prescrizione che tutte le banconote siano pagabili su richiesta». È importante notare come il sistema capitalistico-liberale (entrambi discepoli della filosofia di Adam Smith) abbiano abolito la seconda restrizione proposta dall’autore. Dal 1.971 la nostra moneta è un moneta senza un sottostante, senza un valore materiale reale una volta rappresentato dall’oro, la così detta Fiat Money. La caratteristica di tutte le nostre monete è quella di poter essere prodotta in quantità infinita. Mentre nel 1.700 la moneta emessa da una banca rappresentava un debito (per la banca stessa) perché doveva essere necessariamente convertibile in oro, ora la moneta (che rappresenta sempre un debito) è convertibile solo in altra moneta, che però rappresenta sempre un debito pagabile con altra moneta, che comunque rimane debito e potrà essere ripagata solo con altro moneta-debito, e cosi via infinitamente, come il debito appunto. La Storia e La Storia del pensiero economico, sono i protagonisti del terzo e del quarto volume. Nel terzo libro intitolato “Del diverso progresso della prosperità nelle diverse nazioni “ viene proposta una analisi storica delle teorie economiche precedenti, dall'Iimpero romano in poi, chiarendo che il «corso naturale delle cose porta prima all’agricoltura, poi alle industrie e poi al commercio estero». Dopo una precisa analisi storica, nel quarto libro “Dei sistemi di economia politica” si sviluppa la critica alla Storia. Questo volume, può essere ritenuto un piccolo trattato di storia del pensiero economico con una critica aspra al sistema mercantilistico grazie anche all’appoggio di una mano invisibile. Il sistema mercantilistico sviluppatosi tra il XVI e la prima metà del XVII, era un sistema economico relazionato a politiche economiche di carattere nazionalistico e protezionistico. Le politiche dei mercantilisti erano orientate verso forti esportazioni e poche importazioni, questo per garantire un saldo attivo nelle casse dello Stato. Smith critica apertamente queste politiche economiche poiché favorendo solo le esportazioni, quello che si va a creare è una restrizione del mercato generale. È in questo volume, più precisamente all’interno del secondo capitolo che compare, per la seconda volta, il concetto della mano invisibile (la prima volta venne citato nella Teoria dei sentimenti morali). Si può ritenere che la mano invisibile (o la mano della Provvidenza) discenda direttamente dall’individualismo-illuministico settecentesco: «Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio – dice Smith – che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione del loro personale interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro egoismo (self-love), e parliamo dei loro vantaggi, e mai delle loro necessità».  E ancora: ciascun individuo impiegando il proprio capitale in modo da dare il massimo valore al suo prodotto «mira soltanto al proprio guadagno» ed «è condotto da una mano invisibile a promuovere un fine che non entrava nelle sue intenzioni». Secondo Amartya Sen, premio nobel per l’Economia nel 1.998, questo è stato uno dei passi più abusati della teoria smitthiana. Il Premio Nobel e docente di Harvard, fa notare come nel pensiero di Smith lo scambio, è si un beneficio per il funzionamento del mercato, ma anche come la ricerca del solo interesse personale non sia utile per il beneficio della società. Infatti, analizzando la Teoria dei Sentimenti Morali in una sua pubblicazione, Sen fa notare, come Smith nel libro precisi che la prudenza sia la virtù più utile all'individuo ma anche che “l’umanità, la giustizia, la generosità e lo spirito pubblico (public spirit) sono le qualità più utili per gli altri”. Secondo la rivisitazione di Sen del pensiero di Adam Smith: «Un’economia di mercato per essere di successo richiede diversi valori che includono la fiducia reciproca e la fiducia nell’altro». Nel quinto libro Del reddito del sovrano e della repubblica” (Of the Revenue of the Sovereign or Commonwealth), Smith analizza appunto il ruolo dello Stato e delle finanze statali nello sviluppo economico. I punti cruciali e critici di questo libro sono 3:
1) Il mantenimento da parte dello Stato della giustizia, attuabile prima di tutto garantendo la proprietà privata, quest’ultima necessaria per evitare possibili rivolte del popolo. Smith, in questo libro fa riferimento ai poveri e ai bisogni in più passaggi;
2) Il ruolo dello Stato nel garantire una istruzione per tutto il Paese, a tutti gli individui. Secondo Smith il governo deve insistere affinché il Paese raggiunga un’alfabetizzazione generale della popolazione cosi da creare individui pronti per il mercato;
3) Il debito pubblico, sopratutto quello causato durante le guerre. Sembra strano, ma è facile notare come gli Stati Uniti non seguano affatto le indicazioni di Smith: fanno guerre e accumulano debito (che compra la Cina) mentre la Cina non fa guerra e punta su una forte produttività di ogni singolo lavoratore (sia in Cina che a Milano, comprandosi inoltre il debito Americano). 
Smith riconosce, inoltre, due obiettivi fondamentali che l’economia politica deve perseguire:
Provvedere ad abbondanti redditi (revenue) per il sostentamento delle singole persone;
Offrire allo Stato o al commonwealth (bene comune) sufficienti redditi per garantire il servizio pubblico.
Le prime critiche al sistema smitthiano vengono dal filosofo-giurista Jeremy Bentham. Il primo dei teorici dell’utilitarismo (teoria degli incentivi) critica Smith per l’eccessivo ruolo che attribuisce allo Stato. Può sembrare strano, ma come è ben sottolineato in quest’ultimo libro per Smith lo Stato ha un ruolo importante sopratutto nella redistribuzione delle risorse. Diversamente da Malthus e Bentham, Smith riconosceva l’importanza delle Poor Laws (sistemi di assistenzialismo sociale) proponendo anche riflessioni per il miglioramento di queste ultime. Secondo Amartya Sen: «Smith sottolinea la necessità di varie istituzioni che garantiscano il raggiungimento di alcuni obiettivi che il mercato (da solo) non sarà mai in grado di raggiungere. Lui era profondamente preoccupato dall’incidenza della povertà, dell’alfabetizzazione e della relativa miseria sull’economia. Tutti problemi che possono diffondersi nonostante il buon funzionamento dell’economia di mercato. […] Smith richiede diverse istituzioni e diverse motivazioni – non un mercato monolitico e il solo dominio del profitto». Uno degli elementi più importanti e discussi del pensiero di Smith è il Lavoro. Il valore di un bene è proprio la quantità di lavoro impiegata, lo stesso lavoro che rappresenta proprio il valore aggiunto alla materia prima, un valore che in ultima istanza è determinato dalla produttività del lavoratore. Anche in Italia il tema del lavoro è un tema caldo. Entro marzo il governo Monti ha annunciato il via o la conclusione della riforma del mercato del lavoro e del tanto discusso articolo 18.
Vorrei provare a far entrare in questo dibattito, tutto italiano, anche Adam Smith attraverso le sue stesse parole, dove parlando di norme viene dato risalto – anche in quest’ultimo caso – al ruolo dello Stato:
«When the regulation, therefore, is in favour of the workmen, it is always just and equitable, but it is sometimes otherwise when in favour of the masters». «Quando la regolamentazione (l’insieme delle norme), inoltre, è in favore dell’operaio, essa è giusta ed equa, ma ciò spesso non avviene, quando questa (la legge o norma) è in favore dei padroni». 

Nel 1.781 - Viene pubblicata la “Critica della Ragion Pura” di Immanuel Kant.

Nel 1.782 - Lo Scozzese James Watt costruisce una macchina a vapore con cilindro a duplice propul­sione.

Nel 1.783 - Dopo la Rivoluzione Americana, o guerra d'Indipendenza delle colonie inglesi in nord America, l'Inghilterra, col Trattato di Parigi, riconosce l'indipendenza degli Stati Uniti d'America 

La Russia annette la Crimea.

- Volo dei fratelli Montgolfier.

Nel 1.788 - A. Meikle brevetta la trebbiatrice.

"La Libertà guida il Popolo"
di Eugene Delacroix (1830).
Nel 1.789 - Con la presa della Bastiglia, fortezza-carcere parigina della monarchia di Luigi XVI, inizia la Rivoluzione Francese. Nell'ambito della rivoluzione, viene emanata la "Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino".
La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino del 1.789 (Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen) è un testo giuridico elaborato nel corso della Rivoluzione francese, contenente una solenne elencazione di diritti fondamentali dell'individuo e del cittadino. È stata emanata il 26 agosto del 1.789, basandosi sulla Dichiarazione d'indipendenza americana. Tale documento ha ispirato numerose carte costituzionali e il suo contenuto ha rappresentato uno dei più alti riconoscimenti della libertà e dignità umana. Dopo il successo della Rivoluzione francese, l'Assemblea Nazionale Costituente decise di assegnare ad una speciale Commissione di cinque membri eletta il 14 luglio 1.789 il compito di stilare una Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino da inserire nella futura costituzione, nell'ottica del passaggio dalla monarchia assoluta dell'Ancien Régime ad una monarchia costituzionale. Basato sul testo proposto dal marchese di La Fayette, il progetto della Dichiarazione venne discusso in Assemblea dal 20 al 26 agosto e, nella redazione definitiva, fu accettato dal re Luigi XVI il 5 ottobre per essere inserito come preambolo nella Carta costituzionale del 1.791.
Carta geografica della Francia del
1.789, all'inizio della Rivoluzione
 Francese, le aree interessate dai
 successivi conflitti, fino alle
annessioni francesi del 1.793.
 Sono segnalati i luoghi delle
 battaglie.
L'impatto di questa elencazione di principi fu innovatore e rivoluzionario allo stesso tempo. Sei mesi dopo la presa della Bastiglia e sole tre settimane dopo l'abolizione del feudalesimo, la Dichiarazione attuò uno sconvolgimento radicale della società come mai era avvenuto nei secoli precedenti. La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino d'altro canto non fu un episodio casuale e gran parte del contenuto della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino è confluito a sua volta nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adottata dalle Nazioni Unite nel 1.948. 
La stampa originale
della "Dichiarazione
dei Diritti dell'Uomo
 e del Cittadino".
Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino Preambolo: I Rappresentanti del Popolo Francese, costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i loro doveri; affinché maggior rispetto ritraggano gli atti del potere legislativo e quelli del potere esecutivo dal poter essere in ogni istanza paragonati con il fine di ogni istituzione politica; affinché i reclami dei cittadini, fondati da ora innanzi su dei principi semplici ed incontestabili, abbiano sempre per risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti. In conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino.
Art. 1. Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune.
Art. 2. Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza
all’oppressione.
Art. 3. Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un’autorità che non emani direttamente da essa.
Art. 4. La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri; così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della
società il godimento di questi stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla legge.
Art. 5. La legge ha il diritto di vietare solo le azioni nocive alla società. Tutto ciò che non è vietato dalla legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che
essa non ordina.
Art. 6. La legge è l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto di concorrere, personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla sua formazione. Essa deve essere
uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Tutti i cittadini essendo uguali ai suoi occhi sono ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici secondo le loro
capacità, e senza altra distinzione che quella della loro virtù e dei loro talenti.
Art. 7. Nessun uomo può essere accusato, arrestato o detenuto se non nei casi determinati dalla legge, e secondo le forme da essa prescritte. Quelli che procurano, spediscono,
eseguono o fanno eseguire degli ordini arbitrari, devono essere puniti; ma ogni cittadino citato o tratto in arresto, in virtù della legge, deve obbedire immediatamente; opponendo
resistenza si rende colpevole.
Art. 8. La legge deve stabilire solo pene strettamente ed evidentemente necessarie e nessuno può essere punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata anteriormente al
delitto, e legalmente applicata.
Art. 9. Presumendosi innocente ogni uomo sino a quando non sia stato colpevole, se si ritiene indispensabile arrestarlo, ogni rigore non necessario per assicurarsi della sua persona
deve essere severamente represso dalla legge.
Art.10. Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la manifestazione di esse non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla legge.
Art.11. La libera comunicativa dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere
dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.
Art.12. La garanzia dei diritti dell’uomo e del cittadino ha bisogno di una forza pubblica; questa forza è dunque istituita per il vantaggio di tutti e non per l’utilità particolare di coloro ai
quali essa è affidata.
Art.13. Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese di amministrazione, è indispensabile un contributo comune: esso deve essere ugualmente ripartito fra tutti i cittadini, in
ragione delle loro sostanze.
Art.14. Tutti i cittadini hanno il diritto di constatare, da loro stessi o mediante i loro rappresentanti, la necessità del contributo pubblico, di approvarlo liberamente, di controllarne l’impiego
e di determinarne la quantità, la ripartizione e la durata.
Art.15. La società ha il diritto di chieder conto ad ogni agente pubblico della sua amministrazione.
Art.16. Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri determinata, non ha costituzione.
Art.17. La proprietà essendo un diritto inviolabile e sacro, nessuno può esserne privato, salvo quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in maniera evidente,
Vittorio Alfieri
e previa una giusta indennità.

Nel 1.790 - "Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo." (Vittorio Alfieri, 1.790)

Nel 1.791 - Olympe de Gouges pubblica "La Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina". La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina (titolo in francese Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne) è un testo giuridico francese, che esige la piena assimilazione legale, politica e sociale delle donne, pubblicato nel settembre 1.791 dalla scrittrice Olympe de Gouges sul modello della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1.789 proclamata il 26 agosto dello stesso anno. Primo documento a invocare l'uguaglianza giuridica e legale delle donne in rapporto agli uomini, la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina è stata pubblicata allo scopo di essere presentata all'Assemblée nationale per esservi adottata. La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina costituisce un'imitazione critica della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che elenca i diritti validi solo per gli uomini, allorché le donne non dispongono del diritto di voto, dell'accesso alle istituzioni pubbliche, alle libertà professionali, ai diritti di possedimento, ecc. L'autrice vi difende, non senza ironia sulle considerazioni dei pregiudizi maschili, la causa delle donne, scrivendo che « La donna nasce libera e ha uguali diritti all'uomo ». Volendo, si può dire che Olympe de Gouges criticò la Rivoluzione francese di aver dimenticato le donne nel suo progetto di libertà e di uguaglianza.
Olympe de Gouges, colei che
pubblicò la "Dichiarazione
dei diritti della Donna e della
Cittadina".  
Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina:
Uomo, sei capace d'essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l'esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l'evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell'amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. Solo l'uomo s'è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacia, nell'ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all'uguaglianza, per non dire niente di più.
Donne, Cittadine del mondo.
Preambolo
Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell'essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina:
Articolo I. La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell'uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull'utilità comune.
Articolo II. Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell'Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all'oppressione.
Articolo III. Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della donna e dell'uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitarne l'autorità che non ne sia espressamente derivata.
Articolo IV. La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto quello che appartiene agli altri; così l'esercizio dei diritti naturali della donna ha come limiti solo la tirannia perpetua che l'uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione.
Articolo V. Le leggi della natura e della ragione impediscono ogni azione nociva alla società: tutto ciò che non è proibito da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere obbligato a fare quello che esse non ordinano di fare.
Articolo VI. La legge deve essere l'espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, alla sua formazione; esse deve essere la stessa per tutti: Tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammissibili ad ogni dignità, posto e impiego pubblici secondo le loro capacità, e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti.
Articolo VII. Nessuna donna è esclusa; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa legge rigorosa.
Articolo VIII. La Legge non deve stabilire che pene restrittive ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non grazie a una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne.
Articolo IX. Tutto il rigore è esercitato dalla legge per ogni donna dichiarata colpevole.
Articolo X. Nessuno deve essere perseguitato per le sue opinioni, anche fondamentali; la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere ugualmente il diritto di salire sulla Tribuna; a condizione che le sue manifestazioni non turbino l'ordine pubblico stabilito dalla legge.
Articolo XI. La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna, poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio che vi appartiene, senza che un pregiudizio barbaro la obblighi a dissimulare la verità; salvo rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.
Articolo XII. La garanzia dei diritti della donna e della cittadina ha bisogno di un particolare sostegno; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti, e non per l'utilità particolare di quelle alle quali è affidata.
Articolo XIII. Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese dell'amministrazione, i contributi della donna e dell'uomo sono uguali; essa partecipa a tutte le incombenze, a tutti i lavori faticosi; deve dunque avere la sua parte nella distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche delle dignità e dell'industria.
Articolo XIV. Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di costatare personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, la necessità dell'imposta pubblica. Le Cittadine non possono aderirvi che a condizione di essere ammesse ad un'uguale divisione, non solo dei beni di fortuna, ma anche nell'amministrazione pubblica, e di determinare la quota, la base imponibile, la riscossione e la durata dell'imposta.
Articolo XV. La massa delle donne, coalizzata nel pagamento delle imposte con quella degli uomini, ha il diritto di chiedere conto, ad ogni pubblico ufficiale, della sua amministrazione.
Articolo XVI. Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non sia assicurata, né la separazione dei poteri sia determinata, non ha alcuna costituzione; la costituzione è nulla, se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione, non ha cooperato alla sua redazione.
Articolo XVII. Le proprietà appartengono ai due sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno ne può essere privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, l'esiga in modo evidente, a condizione di una giusta e preliminare indennità. 
Con il termine suffragette si indicavano le appartenenti a un movimento di emancipazione femminile nato per ottenere il diritto di voto per le donne (dalla parola "suffragio" che significa "dichiarazione della propria volontà in procedimenti elettivi o deliberativi; voto"). In seguito la parola "suffragetta" ha finito per indicare, in senso lato, la donna che lotta o si adopera per ottenere il riconoscimento della piena dignità delle donne, coincidendo in parte quindi col termine femminista. Il movimento presentò all'Assemblea Rivoluzionaria, all'inizio della rivoluzione francese, nel 1789, il "Cahier de Doléances des femmes", una prima richiesta formale di riconoscimento dei diritti delle donne. Negli stessi anni, sempre in Francia, Olympe de Gouges pubblicò "Le prince philosophe", romanzo che rivendicava i diritti delle donne, ed iniziò ad organizzare gruppi di donne. La sua azione tuttavia fu interrotta quando iniziò a criticare lo stesso Robespierre, e, nel 1793, venne ghigliottinata.

- Muore, a 36 anni e in miseria, Wolfgang Amadeus Mozart 

Nel 1.792 - Proclamazione della Repubblica Francese.

Nel 1.793 - Seconda spartizione della Polo­nia. Le spartizioni della Polonia del XVIII secolo, posero fine all'esistenza della Confederazione Polacco-Lituana. Le spartizioni coinvolsero la Prussia, l'Impero Russo e l'Impero Austriaco, che si divisero le terre della confederazione. Le tre spartizioni avvennero: il 5 agosto 1772, il 23 gennaio 1793 e il 24 ottobre 1795.

- David dipinge la "Morte di Marat".

- Inevitabilmente, gli avvenimenti francesi del 1789 scatenarono l’entusiasmo degli Occitani. Il vecchio ideale di libertà e di progresso, sempre perseguito con le motivazioni ideologiche più diverse e mai raggiunto, sembrava a un passo dalla sua realizzazione. Il colpo di Stato del marzo del 1793, che porta Robespierre al potere (e dietro di lui l’alleanza della piccola borghesia e del “popolo”) provoca un’immediata risposta in Occitania: la sollevazione girondina. L’ideologia Girondina, moderatamente federalista, era, del resto, condivisa in altre regioni “francesi”: in Normandia e a Lione, per esempio. Essa era tuttavia forte soprattutto in Occitania: e una motivazione nazionale occitanica, magari inconscia, certamente esisteva sul fondo. Infatti, la borghesia d’oc aderì subito all’appello di Vernhaud (Vergniaud), un politico limosino che riteneva giunto il momento di studiare “le misure da prendersi per formare, con i 24 dipartimenti del “Midi”, una repubblica federativa che vada da Bordeaux a Lione”. I Giacobini mandano subito un corpo di spedizione in Occitania. Tolone viene conquistata, Parigi ha vinto ancora una volta. L’Occitania appoggerà sempre i movimenti “rivoluzionari” che tenteranno di conferirle una propria autonomia nazionale ma verrà più volte tradita dalla mancanza dell’appoggio popolare. I suoi abitanti, infatti, sono sempre stati più portati allo scambio fraterno e culturale non riuscendo a darsi un'organizzazione unitaria politica. Solo ultimamente, con la caduta delle frontiere europee, l’Occitania sta prendendo una coscienza di Stato unitario ed indipendente. A differenza dei “fratelli” baschi, non sono le bombe a far parlare della voglia di autonomia, ma la musica, le danze, la poesia.

Cartina politica dell'Italia del Nord
  nei primi mesi del 1796, prima dello
abbattimento dei regimi aristocratico
-monarchici da partedi Napoleone
Nel 1.795 - Si adotta in Francia, e poi in tutto il mondo, il sistema metrico decimale.

Nel 1.796 - E. Jenner scopre la vaccinazione antivaiolosa.

Cartina politica dell'Italia del Nord
 alla fine del 1796. Il 9 gennaio 1797
viene fondata la Repubblica
Cispadana. In verde sono
  segnalati i confini della Repubblica
Cispadana, comprendente i
 territori di Massa e Carrara,
Reggio Emilia, Modena, Bologna,
Ferrara e Romagna. 
Nel 1.797 - Nell'ambito delle guerre napoleoniche ai vecchi regimi, in Italia vengono fondate la repubblica Cisalpina, con capitale Milano e la repubblica Cispadana comprendente i territori di Massa e Carrara, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e Romagna, con capitale Bologna. Nella Repubblica Cispadana si indicono elezioni aperte a tutti i maschi maggiorenni per eleggere un parlamento e viene inoltre promulgata una Costituzione.
Costituzione della
 Repubblica Cispadana.
Costituzione della Repubblica
Cispadana: i capoluoghi dei territori
e il concetto di cittadinanza.
Bandiera della
Repubblica Cispadana,
  con stemma di faretra
 a 4 frecce.
Nella Repubblica Cispadana stessa viene  adottato il tricolore come bandiera della libera Repubblica,  stabiliti dal Senato di Bologna con un documento datato 28 ottobre 1796, in cui si legge: "Bandiera coi colori Nazionali - Richiesto quali siano  i colori Nazionali per formarne una bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso."
Costituzione della Repubblica
Cispadana: i comizi primari per le
libere elezioni.
A Reggio Emilia il 7 gennaio 1797 è stata fatta mozione che si rendesse universale lo stendardo o bandiera cispadana di tre colori, verde, bianco e rosso e che questi tre colori  si usassero anche nella coccarda cispadana, la quale debba essere portata da tutti: "Viene decretato.
Stemma della
Repubblica
 Cispadana.
Il congresso della Repubblica Cispadana convocato a Modena il 21 gennaio del 1797 confermando le deliberazioni di precedenti adunanze decretò vessillo di stato il tricolore per virtù d'uomini e di tempi fatto simbolo dell'unità indissolubile della nazione".

- Gravata da un debito pubblico di quasi cento milioni di ducati verso il 1790, la Repubblica di Venezia, che aveva avuto ancora uno sprazzo di effimera gloria con le imprese marinare di Giacomo Nani (1766-68) e Angelo Emo (1784-92) contro le reggenze barbaresche (Tunisi, Tripoli e Algeri), cade quasi senza avvedersene sotto i colpi dell'offensiva napoleonica. Costretta a lasciare il passo sul suo territorio alle truppe francesi e austriache durante la prima campagna d'Italia, con la rivolta popolare di Verona (1797) offre il pretesto al Bonaparte per porre termine alla sua millenaria esistenza. Il 12 maggio 1797, su richiesta del Bonaparte, il Maggior Consiglio dichiara dissolto lo stato e il doge Ludovico Manin lascia il posto a una municipalità di giacobini filofrancesi.

Cartina geografica dell'Europa dal
1796 con le conquiste di Napoleone
Bonaparte e dell'esercito
della Repubblica Francese.
Nel 1.798 - T. Malthus pubblica il "Saggio sul principio della popolazione".

Nel 1.799 - In Francia, Napoleone Bonaparte diventa Primo Con­sole.

- II ritrovamento dei Francesi dello stele di Rosetta, in Egitto, permette a Champollion di decifrare i geroglifici egiziani.

Nel 1.800 - Con un nuovo Atto di Unione tra il Regno di Gran Bretagna ed il regno d'Irlanda, nasce il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, che in seguito diventerà il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.

Nel XIX secolo il diffondersi della rivoluzione industriale impresse una svolta fondamentale nella storia materiale dell’Europa. Iniziata in Inghilterra negli ultimi decenni del Settecento, si diffuse nel resto del continente durante la prima metà del nuovo secolo. La produzione, grazie all’affermazione di nuove tecnologie, si moltiplicò in ogni settore economico, consentendo uno sviluppo strettamente intrecciato con la crescita demografica. La parallela rivoluzione dei trasporti produsse un’integrazione economica dapprima nazionale e continentale, con la nascita e la rapida diffusione delle comunicazioni ferroviarie, poi, grazie alla navigazione a vapore, mondiale. Si consolidò così la borghesia imprenditoriale, ormai pronta a entrare da protagonista sulla scena politica. E si pose anche la “questione sociale”, connessa alla nascita della nuova classe del proletariato urbano. L’affermazione politica della borghesia richiese una lunga lotta contro i privilegi della nobiltà e del clero e contro la struttura assolutistica degli stati. La prima metà dell’Ottocento fu caratterizzata politicamente dal conflitto tra l’Europa dei sovrani, sostenitori di una concezione assolutistica e paternalistica del potere, e l’Europa delle nazioni, espressione delle istanze ideali e politiche delle borghesie. Dopo la sconfitta di Napoleone, nel congresso di Vienna (1814-15) le potenze vincitrici ridisegnarono la carta geopolitica del continente sulla base dei principi dell’equilibrio e della legittimità. Con la Santa Alleanza si affermarono i princìpi della solidarietà internazionale tra i sovrani nella repressione di ogni insurrezione. Si aprì così l’età della Restaurazione, caratterizzata dal tentativo di frenare l’affermazione delle idee di nazione, di libertà e di cittadinanza (diritti dell'uomo e della donna), largamente diffuse dalla Rivoluzione francese e dall’impero napoleonico. L’idea di nazione fu il frutto dell’evoluzione in senso storicistico della cultura romantica, che rifiutò il cosmopolitismo illuministico e rivalutò le peculiari tradizioni di ogni popolo. Sebbene gli intellettuali cercassero di dimostrare il primato morale e spirituale del proprio popolo (in particolare il tedesco Fichte, gli italiani Mazzini e Gioberti, il francese Guizot), l’idea di nazione non fu inizialmente in contrasto con l’ideale di un’Europa pacifica e unitaria. Il primato nazionale fu infatti concepito come missione di guida degli altri popoli sulla via del progresso materiale e spirituale e non come giustificazione di pretese egoistiche e prevaricatrici (come doveva poi avvenire nella seconda metà del secolo). In questo periodo maturò ulteriormente, sebbene ancora minoritario, l’ideale federalista europeo, sostenuto da intellettuali come Saint-Simon, Cattaneo, Mazzini e Proudhon. L’età della Restaurazione fu scossa da ondate di moti insurrezionali e rivoluzionari, portatori di istanze dapprima solo liberali e nazionali (moti del 1820-21 e moti del 1830-31), poi, con la crescita della partecipazione politica della piccola borghesia e della classe operaia, anche democratiche e socialiste (rivoluzioni del 1848-49).

- Alessandro Volta costruisce la pila elettrica.

"Napoleone valica
 il San Bernardo"
di Jacques Louis
David (1801).
Nel 1.804 - Napoleone si incorona impera­tore dei Francesi. 

Nel 1.805 - Napoleone Bonaparte si incorona Re d'Italia. E' l'incoronazione più famosa avvenuta con la corona Ferrea: nel rito celebrato nel Duomo di Milano, egli si impose da solo la corona sul capo, pronunciando la frase: "Dio me l'ha data e guai a chi me la toglie!". Per devozione alla corona Napoleone istituì poi l'"Ordine della Corona del Ferro".

- Napoleone è sconfitto dalla flotta Inglese comandata da Orazio Nelson nella battaglia navale di Trafalgar.

Nel 1.806 - A Londra inizia l'illuminazione stradale a gas.

Nel 1.807 - Alleatosi con Alessandro I zar di Russia, Napoleone proclama il blocco continentale (fino al 1810).

- Viene pubblicata la "Fenomenolo­gia dello spirito" di G.W.F. Hegel.

Cartina geografica dell'Europa con la
 Francia nel 1789 e l'espansione con
l'impero di Napoleone Bonaparte in
verde scuro, i territori da lui controllati
in verde chiaro, gli stati a lui alleati
in blu. Il percorso nella campagna
d'Egitto e Palestina del 1798-99,
della campagna di Russia del 1812,
e della sua fuga dall'Elba fino
alla sconfitta di Waterloo nel 1815.
Percorso marittimo di Wellington
nella guerra peninsulare del 1808.
Nel 1.808 - Guerra peninsulare: la Francia invade la Spagna 

- Dalton formula la teoria atomica.

Nel 1.810 - Francisco Goya inizia a dipingere i disastri della guerra.

Nel 1.812 - Napoleone invade la Russia; l'anno successivo i resti del suo eser­cito sono battuti a Lipsia.

Nel 1.814 - Napoleone abdica ed è esiliato all'Elba.

Nel 1.815 - I Cento Giorni: Napoleone fugge dall'Elba e marcia su Parigi. Sconfitto a Waterloo è esiliato a S. Elena dove morirà nel 1821.

- Il Congresso di Vienna restaura l'ordine monarchico-aristocratico in Europa.

Cartina geografica dell'Europa dal
 1814 con la restaurazione dei poteri
prima esautorati da Napoleone
 Bonaparte e dall'esercito della
Repubblica Francese. 
- L'800 si era apre quindi affermando il principio di legittimità dei sovrani artefici della Restaurazione post-Napoleonica.

- La Serbia, con l'inizio del XIX secolo, sostenuta anche dall'Impero russo, cercò di aumentare la sua autonomia rispetto all'Impero Ottomano strutturandosi nel semi-indipendente Principato di Serbia (1815) che si caratterizzò con una lotta interna fra le due dinastie più potenti del Paese, gli Obrenović e i Karađorđević. Il risveglio dei serbi di Serbia non fu solamente politico ma anche intellettuale. L'insegnamento compì sensibili progressi e nel 1835, secondo i dati dell'epoca, vi erano in Serbia 60 scuole elementari e nessun istituto superiore; nel 1859, il numero delle scuole elementari era arrivato a 352, di cui 15 riservate alle ragazze, alle quali bisogna aggiungere l'istituto di istruzione superiore di Belgrado, aperto nel 1855. Tuttavia i serbi di Serbia erano nettamente in ritardo in questo campo rispetto a coloro che vivevano nell'Impero asburgico.

Nel 1.819 - Oersted scopre l'elettromagne­tismo.

Nel 1.820 - Moti rivoluzionari in Spagna, Italia e Portogallo.

Nel 1.821 - Napoleone Bonaparte muore in esilio sulla sperduta isola africana di Sant'Elena.

- Guerra d'indipendenza greca contro la dominazione ottomana.

- M. Faraday inventa il generatore e il motore elettrico.

Nel 1.824 - Ludwig van Beethoven compone la Nona Sinfonia.

Nel 1.825 - Rivolta decembrista in Russia contro lo zar Nicola I.  

- Prima ferrovia con treni a vapore per pas­seggeri tra Stockton e Darlington, in Inghilterra; la locomotiva è il Pocket di G. Stephenson.

Nel 1.829 - La Turchia riconosce l'indipen­denza della Grecia.

Nel 1.830 - Moti rivoluzionari a Parigi, in Prussia, in Polonia, in Italia; il Belgio diventa indipendente.

- Viene pubblicato “Il rosso e il nero” di Stendhal.

- (Negli USA) Joseph Smith fonda negli Stati Uniti la setta avventista del mormoni.

Cartina dell'Italia dal 1815
 al 1919, da divisa fra vari
  poteri, finalmente unita,
grazie alle lotte risorgimentali
  e alle Guerre d'Indipendenza.
Sono segnalate alcune
  battaglie. 
Nel 1.832 - Muore W. Goethe.

Nel 1.833 - Formazione dello Zollverein, l'u­nione doganale tra gli Stati tedeschi.

- Abolizione della schiavitù in tutto l'im­pero britannico 

- Darwin inizia il suo viaggio a bordo della Beagle.

Nel 1.834 - Guerre carliste in Spagna (fino al 1839).

Suffragette Inglesi.
Nel 1.835 - Con la legge comunale Corporations Act, del 1835, alle donne venne concesso il diritto di votoanche se era limitato alle elezioni locali, mentre per quelle nazionali non era possibile. Le donne iniziarono anche in Inghilterra la lotta per il cambiamento all'interno della società, sin dall'inizio sostenute dal lavoro di personalità fautrici dei diritti delle donne, come John Stuart Mill. Mill propose l'idea del suffragio femminile in un programma presentato agli elettori britannici nel 1865,e successivamente venne affiancato da numerosi uomini e donne, pronti a lottare per la stessa causa. Contemporaneamente a quanto avveniva in Francia, quindi, pure in Inghilterra si pubblicarono libri a sostegno della tesi dei diritti per le donne. Mary Wollstonecraft pubblicò, nel 1792, A "Vindication of the Right of Women", mentre iniziavano a formarsi i primi circoli femminili. Tuttavia le richieste delle donne non ottennero risposte adeguate, sino a quando con la riforma del 1832 e con la legge comunale Corporations Act, del 1835, alle donne venne concesso il diritto di votoanche se era limitato alle elezioni locali, mentre per quelle nazionali non era possibile. Il movimento delle suffragette, come movimento nazionale volto a chiedere il suffragio femminile, vide la luce nel Regno Unito solo nel 1872
Carta dell'Inghilterra,
protagonista della
Rivoluzione Industriale
e della Scozia,
nel XIX secolo, con i dati
demografici del 1801 e
le materie prime.

E' da questa data quindi che fu possibile parlare, a tutti gli effetti, di suffragette, perché solo allora ebbe vita un movimento nazionale per rivendicare il diritto di voto, ancora non riconosciuto, che portò, nel 1897, alla formazione della Società Nazionale per il suffragio femminile (National Union of Women's Suffrage). La fondatrice, Millicent Fawcett, cercò di convincere anche gli uomini ad aderire al movimento, perché erano i soli, in quel momento storico, che legalmente potessero concedere il diritto di voto, ma ebbe scarso successo. I progressi sul piano del riconoscimento sociale, in quel primo periodo, furono quindi molto limitati, e tale situazione si protrasse sino a circa il 1903. Sul piano economico e sociale il notevole e crescente benessere dovuto all'industrializzazione intanto aveva cambiato radicalmente la vita delle donne. I movimenti femminili ripresero nuovo vigore quando Emmeline Pankhurst fondò, nel 1903, l'Unione sociale e politica delle donne (Women's Social and Political Union - WSPU), con il preciso intento di far ottenere alle donne il diritto di voto politico, concesso solo agli uomini tranne che per le elezioni ai consigli municipali e per le elezioni di contea. Le suffragette attuarono azioni dimostrative, incatenandosi a ringhiere, incendiando le cassette postali, rompendo finestre e così via. Una suffragetta, Emily Davison, morì durante i disordini al Derby di Epsom del 1913, e le venne dedicata una edizione speciale del quotidiano The Suffragette. Molte vennero incarcerate e iniziarono lo sciopero della fame emulando Marion Dunlop, la prima suffragetta ad attuare tale forma di protesta.

Nel 1.837 - Inizio del regno della regina Vitto­ria in Gran Bretagna.  

C. Wheatstone brevetta il tele­grafo elettrico.

Nel 1.839 - Theodor Schwann formula la teo­ria cellulare.

Nel 1.840 - Inizia la pubblicazione dell'edi­zione definitiva dei "Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni

- Primo servizio postale con franco­bolli in Inghilterra.

Nel 1.842 - C. Long introduce in chirurgia l'anestesia con l'etere.

Nel 1.844 - Morse trasmette il primo messaggio telegrafico.

Nel 1.845 - Una grande carestia in Irlanda causa una massiccia emigrazione verso gli Stati Uniti.

- Prima traversata atlantica del Great Britain, nave a elica costruita in ferro.

Nel 1.848 - Rivoluzione in Francia dove si instaura la Repubblica 

Moti rivoluzionari in Austria, Ungheria, GermaniaPrima guerra d'indipendenza in Italia. Alla notizia dell'insurrezione di Vienna, Venezia insorse il 17 marzo 1848, costringendo la guarnigione austriaca (del generale Zichy) ad abbandonare la città (la sera del 22). Costituitosi quindi un governo provvisorio presieduto da Daniele Manin (il 23 marzo), dapprima venne proclamata la Repubblica di San Marco e successivamente (il 4 luglio) la formale annessione agli stati sardi. Dopo la battaglia di Custoza, il popolo insorse di nuovo (l'11 agosto 1848), costringendo i commissari piemontesi ad abbandonare il campo e nominando Manin presidente di un nuovo governo provvisorio. Gli austriaci assediarono la città e invano le milizie veneziane tentarono numerose sortite. Con l'armistizio di Novara gli austriaci poterono aumentare le loro forze all'assalto della città. Dopo una serie di scontri preliminari, il 4 maggio fu attaccato il forte di Marghera, che dovette essere abbandonato dopo una resistenza di ben ventidue giorni. Gli assediati fecero saltare allora il lungo ponte ferroviario che univa la città alla terraferma e la resistenza continuò nonostante la fame, il colera e il cannoneggiamento nemico. La resa venne solo il 24 agosto e con la sospensione immediata delle operazioni, fu concessa l'amnistia per tutti i soldati e sottufficiali combattenti. I militari, gli ufficiali e i quaranta patrioti più in vista (tra cui Manin) dovettero lasciare la città. Ritornata quindi sotto il dominio austriaco, solo dopo la terza guerra d'indipendenza, in base al Trattato di Vienna (del 3 ottobre 1866) e al plebiscito del successivo 22 ottobre, Venezia passò all'Italia.

Karl Marx e Fredrich Engels.
- A Londra esce il "Manifesto del Partito Comunista" di Karl Marx e Fredrich Engels, un librettino di sole 23 pagine destinato ad avere un successo editoriale di portata colossale.
Il manifesto compendia i principi fondamentali del marxismo:
1°) il principio della lotta di classe, che la storia delle società civili (schiavismo, modo asiatico di produzione, feudalesimo, capitalismo) è storia di lotte di classi e che la lotta tra proletariato e borghesia culmina nella dittatura del proletariato;
2°) il principio del carattere conseguentemente rivoluzionario e universalmente liberatorio della lotta proletaria in quanto di tutte le classi che stanno di fronte alla borghesia soltanto il proletariato è una classe veramente antagonista e, a differenza di tutte le altre classi che impossessandosi del potere hanno assoggettato la società ai propri interessi, esso libera l’intera società dal dominio dell’uomo sull’uomo;
3°) il principio del raggiungimento dell’autonomia di classe attraverso l’organizzazione in partito politico;
4°) il principio che il partito comunista è l’avanguardia che guida il proletariato al rovesciamento del dominio borghese;
5°) il principio che il lavoro, che nella società borghese serve ad arricchire il capitalista, nella società comunista serve invece ad arricchire la vita sociale.
I concetti le idee la teoria esposta nel Manifesto danno alla classe sfruttata gli strumenti elementari per capire e rivoluzionare la società. Sono quindi il primo armamentario dell’arsenale del marxismo.
Il Manifesto ebbe una prima grande diffusione con le insurrezioni popolari del 18 marzo 1848 a Milano e a Berlino. Da allora, sia pure con alti e bassi, esso ha formato generazioni su generazioni.
Cartina geografica dell'Europa del
 1848 con indicati con una fiammella
l'esitenza di moti rivoluzionari e con
 una stella moti già avvenuti con
la data di avvenimento.
"Uno spettro ossessiona l’Europa, lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono unite in una Santa Alleanza per braccare questo spettro: il Papa lo Zar, Metternich e Guizot, i radicali di Francia e i poliziotti di Germania.
Quale forza di opposizione non è stata accusata di comunismo dai suoi avversari al potere? Quale è la forza di opposizione che, a sua volta, non ha rinfacciato ai suoi avversari di destra o di sinistra l’epiteto infamante di comunisti?
Da questi fatti si ricavano due conclusioni.
1°) Ormai il comunismo è considerato da tutte le potenze d’Europa come una potenza.
2°) È ora che i comunisti proclamino al mondo intero il loro modo di vedere, i loro scopi e tendenze; è ora che oppongano alla favola dello spettro del comunismo un manifesto del partito.
A questo fine, dei comunisti di diverse nazionalità si sono riuniti a Londra ed hanno redatto il seguente manifesto, che sarà pubblicato in inglese, francese, tedesco, italiano, fiammingo e danese...
...PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!"  Karl Marx e Friedrich Engels.
 - Nel XIX secolo, con l'arrivo di ideali liberali e nazionali diffusi negli ambienti colti slavi, in seguito al romanticismo e alle guerre napoleoniche, nacque il panslavismo, movimento culturale che mirava alla presa di coscienza dei popoli slavi di radici comuni e si poneva come obiettivo quello di creare un unico Stato nazionale. La bandiera panslava assunta nel Primo Congresso Panslavo a Praga nel 1848, fu poi la bandiera della Jugoslavia, letteralmente Slavia del Sud. Lo scrittore Ján Kollár (1793-1852) aveva attributo agli idiomi slavi, nel saggio "Sulla reciprocità letteraria dei diversi ceppi e dialetti della nazione slava" (del 1836), il carattere di dialetti riferentisi a un'unica antica lingua, quella che i linguisti odierni definiscono proto-slavo. I principali teorici del movimento erano residenti dentro i confini dell'Impero Asburgico, ovvero Cechi, Sloveni, Slovacchi, Croati e Serbi. Il primo congresso panslavo avvenne a Praga nel 1848, presieduto dallo storico František Palacký. La più grande divisione teorica fu quella tra il "Piccolo Panslavismo", che escludeva la Russia e il "Grande Panslavismo" che la comprendeva. L'Impero Russo usò spesso l'idea della riunificazione slava e di Mosca come Terza Roma, la seconda era stata Costantinopoli, per giustificare la sua espansione nell'Europa centro-orientale e nei Balcani. Il movimento ebbe ruolo ideologico fondamentale per la creazione del Regno di Jugoslavia. I principali ostacoli alla riunione dei popoli slavi furono determinati da aspri conflitti d'origine storica e dalla mancanza di coesione territoriale, essendo slavi del nord e del sud, divisi geograficamente dalla presenza di Austriaci, Ungheresi e Romeni, popoli di cultura e lingua non slava.

Nel 1.850 - In Europa, nella seconda metà dell'800, la borghesia raggiunse l’egemonia sociale in tutte le nazioni più industrializzate. L’economia entrò nell’età della cosiddetta “seconda rivoluzione industriale”, caratterizzata da un crescente legame tra ricerca scientifica e produzione economica, dalla concentrazione monopolistica delle imprese, dalla razionalizzazione dell’organizzazione del lavoro, dal ruolo fondamentale delle banche e delle nuove forme di finanziamento industriale, dal massiccio intervento dello stato nella tutela degli interessi degli imprenditori nazionali (con misure protezionistiche contro la concorrenza straniera, commesse statali, ecc.). Il bisogno di materie prime a basso costo e di nuovi mercati provocò una nuova corsa delle potenze europee alle colonie, soprattutto in Africa e in Asia (imperialismo). Inizialmente il numero delle potenze interessate agli immensi territori da esplorare e da conquistare fu relativamente ridotto (e tra queste primeggiavano Inghilterra e Francia), per cui fu possibile concordare pacificamente e diplomaticamente la spartizione. Successivamente, la riduzione dei territori disponibili e l’aumento delle potenze imperialistiche (Russia, Belgio, Olanda, Germania e Italia) causarono un’aggressiva rivalità che inasprì le relazioni internazionali. Dopo il quarantennio di pace inaugurato dal congresso di Vienna, l’Europa conobbe nuovamente le guerre per l’egemonia. La nascita degli stati italiano (1861) e soprattutto tedesco (1871), la politica dell’imperatore francese Napoleone III e il declino della potenza austriaca fecero cadere i pilastri su cui aveva poggiato l’equilibrio costruito dal cancelliere austriaco Metternich. Verso la fine del secolo il continente, soprattutto con l’avvento al trono in Germania del nuovo imperatore Guglielmo II, entrò in una fase di inasprimento delle rivalità nazionali. L’Europa si frantumò anche economicamente, per la concorrenza tra le grandi potenze capitalistiche e per la diversa velocità di sviluppo tra gli stati e tra le regioni all’interno degli stati. Le aree più arretrate furono penalizzate dal rapido sviluppo di quelle avanzate. Ne conseguì, tra l’altro, un movimento migratorio di milioni di persone dai paesi poveri verso quelli in grado di assorbire forza lavoro. Si trattò del più imponente spostamento demografico dai tempi delle invasioni barbariche. Le classi lavoratrici crebbero numericamente e aumentarono la propria capacità organizzativa, creando ovunque sindacati e partiti socialisti e popolari e confrontando le proprie esperienze nella Prima (1864-76) e nella Seconda (1889-1914) Internazionale.
- Dal 1850, l'UK, l'impero britannico, è indubbiamente l'incontrastata potenza economica mondiale. Cuore della “rivoluzione industriale”, motore dell'economia moderna, la Gran Bretagna poneva le basi della sua decisiva affermazione già alla fine del Settecento, potendosi considerare, alla metà del secolo successivo, come l'“officina” del mondo. La presenza di risorse minerarie (specie carbonifere) assai cospicue e di una dinamica classe imprenditoriale, arricchita dai capitali accumulati nei secoli da un'abile politica mercantile, furono la straordinaria base di partenza per un'espansione economica che, avvalendosi altresì di una sapiente organizzazione del lavoro e di una tecnologia per l'epoca di assoluta avanguardia, toccò vertici forse irripetibili di prosperità. Né va dimenticato il ruolo importantissimo svolto dall'immenso impero coloniale, creato dalla Gran Bretagna in tempi relativamente brevi grazie alla sua marina, ai suoi eserciti e alla sua moneta; esso costituì per l'economia britannica un enorme serbatoio dal quale attingere materie prime a costi bassissimi e nel quale riversare ogni sorta di prodotti industriali, in un regime, quindi, di pressoché assoluta mancanza di concorrenza. In particolare, grazie ai suoi primati nella produzione di acciaio-ghisa e nell'ingegneria ferroviaria, esportava materiali per le costruzioni ferroviarie, personale tecnico e i capitali per finanziare i lavori. Con capitali forniti dall'impero britannico, vennero costruite le ferrovie nel continente europeo e negli USA, e l'impero stesso contribuì così allo sviluppo dei suoi potenziali concorrenti.

- Un cavo telegrafico sottomarino viene steso sotto la Manica.

Nel 1.851 - I. Singer perfeziona la macchina per cucire.

Nel 1.852 - Luigi Napoleone è incoronato imperatore di Francia come Napoleone III.

Nel 1.853 - Inizia la guerra di Crimea; si con­cluderà nel 1856 col congresso di Parigi.

Nel 1.856 - Con la fine della guerra di Crimea, combattuta vittoriosamente dall'Impero ottomano, Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna contro l'Impero russo, si riunì nella capitale francese il congresso di Parigi, nel quale il Presidente del consiglio del Regno di Sardegna, Camillo Benso conte di Cavour, ottenne che per la prima volta in una sede internazionale si ponesse la questione italiana. All'unità d'Italia, Napoleone III fu sentimentalmente favorevole, come lo era - senza sentimento - anche la Gran Bretagna, poiché un'Italia unita avrebbe potuto contrastare la potenza francese. In un tumultuoso precipitare degli eventi, nel 1861 nasce il Regno d'Italia e un decennio più tardi nascerà l'impero della Germania unita sotto gli Hohenzollern, mentre si avviavano alla loro affermazione nuove potenze extraeuropee, quali Stati Uniti d'America e Giappone.

- Flaubert scrive “Madame Bovary” 

- Bessemer scopre un metodo indu­striale di produzione dell'acciaio.

Nel 1.857 - Viene pubblicato “I fiori del male” di C. Baudelaire.

Nel 1.859 - Seconda guerra d'indipendenza italiana.

Romania e le sue tre regioni storiche,
da http://www.terraeasfalto.it/roma
nia-transilvania-maramures-e
-tutto-quello-che-verra/
- La Romania nasce il 24 gennaio 1859, quando la Moldova (Moldavia in italiano) occidentale e la Valacchia si uniscono, conferendo il principato unico ad Alexandru Ioan Cuza.

- Darwin pubblica “L'origine delle specie”.

Carta degli stati appartenenti agli
Stati Uniti d'America, gli USA,
  comprese Alaska Isole Hawaii.
Nel 1.860 - Il 6 marzo viene brevettato negli Stati Uniti il fucile a ripetizione Spencer. Questo fucile è stato sviluppato con l’unico scopo di usarlo contro i propri fratelli durante la Guerra Civile. Nelle parole di Warren Fisher, Jr. tesoriere della società Spencer Fucili a Ripetizione: “… Nelle mani di esploratori, tiratori scelti o truppe regolari – tenendo in considerazione tutti gli elementi peculiari della gamma di prodotto, rapidità di fuoco e facilità di ricarica – il Rifle Spencer è così efficace da rendere un uomo solo equivalente a mezza dozzina di uomini armati di fucili a caricamento singolo … “. Di questo fucile, insieme alle testimonianze di un gran numero di componenti dello staff dello Stato Maggiore dell’Esercito Federale, George Armstrong Custer scrisse: "Al Signor F. Cheney: Caro signore, in qualità di comandante di una brigata di cavalleria, interamente equipaggiata con carabine e fucili a ripetizione Spencer, ho il piacere di testimoniare la loro superiorità su tutte le altre armi. Sono fermamente del parere che millecinquecento uomini armati di carabina Spencer sono più efficaci di venticinquemila uomini armati di qualsiasi altra arma da fuoco. So che questo è vero perché ho potuto sperimentarlo dal vivo". La guerra di secessione americana, nota negli Stati Uniti come la guerra civile, fu combattuta dal 12 aprile 1861 al 9 aprile 1865 fra gli Stati Uniti d'America e gli Stati Confederati d'America (CSA), entità politica sorta dalla riunione confederale di Stati secessionisti dall'Unione. In risposta alla elezione di Abraham Lincoln come Presidente degli Stati Uniti d'America, 11 stati del sud dichiararono la propria secessione e formarono la Confederazione degli Stati d'America. Dopo quattro anni di guerra la Confederazione si arrese e lo schiavismo fu abolito in tutta la nazione. Le questioni che portarono alla guerra furono in parte risolte durante la cosiddetta era della ricostruzione.

Stati continentali del Regno di
Sardegna nel 1843, da: https://
cronologia.leonardo.it/
storia/regno04.htm
- Nel 1.860, il 24 marzo, con il trattato di Torino, si sancisce l'annessione della Contea di Nizza e della Savoia, appartenenti al Regno di Sardegna, alla Francia. In seguito agli accordi di Plombières (del luglio 1858), il primo ministro del Regno di Sardegna, Cavour, promette all'imperatore francese Napoleone III la cessione della Savoia in cambio del suo appoggio alla politica di unificazione italiana condotta dalla monarchia sabauda. La proposta viene poi ufficializzata per mezzo del trattato di alleanza sardo-francese firmato nel gennaio 1859. Con quest'ultimo patto, quale ulteriore compenso ai francesi, alla Savoia si aggiunse Nizza. Nel giro di pochi mesi, nel corso della Seconda guerra d'indipendenza, le truppe franco-piemontesi inflissero sconfitte all'esercito austriaco a Magenta e Solferino e il successivo armistizio di Villafranca obbligò l'Austria a cedere la Lombardia alla Francia, che la girò al Regno di Sardegna. In compenso, Napoleone III chiese la Savoia e Nizza, come precedentemente promesso. Il 24 marzo 1860 venne perciò siglato il Trattato di Torino, col quale il Piemonte acconsentiva alla cessione degli antichi territori sabaudi, da confermare mediante plebiscito; nel contempo le truppe piemontesi iniziarono a ritirarsi dalla Savoia e da Nizza.
Territori della Contea di Nizza
ceduti alla Francia, da https:
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Il trattato venne reso pubblico il 30 marzo successivo e, il 1º aprile, Vittorio Emanuele II sottoscrisse questo proclama alle popolazioni di Nizza e della Savoia: «Un trattato concluso il 24 marzo stabilisce che la riunione della Savoia e di Nizza alla Francia avrà luogo colla adesione delle popolazioni e la sanzione del Parlamento. Per quanto siami penoso di separarmi da province che hanno per sì lungo tempo fatto parte degli Stati de’ miei antenati, e alle quali si attaccano tante reminiscenze, io ho dovuto considerare, che i cangiamenti territoriali, originati dalla guerra in Italia, giustificherebbero la domanda, che il mio augusto alleato l’imperatore Napoleone mi ha indirizzato per ottenere questa riunione. Io ho dovuto inoltre tener conto dei servigî immensi che la Francia ha resi all’Italia, dei sacrifizî che essa ha fatto nell’interesse della sua indipendenza, dei vincoli che le battaglie e i trattati hanno formato tra i due paesi. Io non potea disconoscere da altra parte che lo sviluppo del commercio, la rapidità e la facilità delle comunicazioni aumentano ogni giorno di più l’importanza ed il numero delle relazioni della Savoia e di Nizza colla Francia. Io non ho potuto dimenticare infine, che le grandi affinità di razza, di linguaggio e di costumi rendono codeste relazioni ognor più intime e naturali. Tuttavia un simile grande cangiamento nella sorte di codeste provincie non potrebbe esservi imposto; esso dev’essere il risultato del libero vostro consentimento. Questa è la mia ferma volontà, e tale è pur anche l’intenzione dell’Imperatore dei Francesi. Affinché nulla possa imbarazzare la libera manifestazione de’ vostri voti, io richiamo quelli tra i principali funzionarî dell’ordine amministrativo, che non appartengono al vostro paese, e li surrogo momentaneamente da alcuni de’ vostri concittadini, che più godono la stima e la considerazione generale. In queste circostanze solenni voi vi mostrerete degni della riputazione che vi siete acquistata. Se voi dovete seguire altri destini, fate in modo che i Francesi vi accolgano come fratelli, che si è da lunga mano appreso a valutare e stimare. Fate che la vostra unione alla Francia sia un legame di più tra due nazioni, la cui missione è di operare di accordo allo sviluppo della civiltà. Torino, 1º aprile 1860. Vittorio Emmanuele ».

- (Negli USA) Nello stesso anno, perforazione del primo pozzo petrolifero in Pennsylvania.

Nel 1.861 - Proclamazione del regno d'Italia. All'unità d'Italia, Napoleone III fu sentimentalmente favorevole, come lo era - senza sentimento - anche la Gran Bretagna, poiché un'Italia unita avrebbe potuto contrastare la potenza francese. In un tumultuoso precipitare degli eventi, nel 1861 nasce il Regno d'Italia. 

- Abolizione della servitù della gleba in Russia. Le modeste riforme dello zar Alessandro II, che aveva abolito la servitù della gleba, non avevano nemmeno contemplato la creazione di un sistema parlamentare, sia pure di tipo consultivo.  

- Pasteur perfeziona i suoi studi sui microrganismi patogeni.

Nel 1.863 - A Parigi, al Salon des Refusés, trovano consacrazione le opere dei pit­tori impressionisti, tra cui Manet, Pissarro, Cézanne.

- Costruzione della prima ferrovia sotterranea a Londra.

Simbolo della Croce
Rossa Italiana.
Nel 1.864 - Il 22 agosto si ratifica la prima Convenzione di Ginevra, data che sarà il segno di riconoscimento del simbolo della Croce Rossa Italiana. Il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa costituisce la più grande organizzazione umanitaria del mondo. L'organizzazione viene spesso indicata con i termini abbreviati Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Il movimento è costituito dal Comitato Internazionale della Croce Rossa con sede a Ginevra, dalla Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e dalle 189 società nazionali individuali. L'8 maggio viene festeggiata la giornata mondiale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, poiché l'8 maggio 1828 nacque Henry Dunant, il fondatore. Nel 1863 Jean Henry Dunant, insieme ad altri quattro cittadini svizzeri (il giurista Gustave Moynier, il generale Guillaume-Henri Dufour e i medici Louis Appia e Theodore Maunoir) crea il "Comitato ginevrino di soccorso dei militari feriti" comunemente chiamato "Comitato dei cinque", predecessore del "Comitato Internazionale della Croce Rossa". Il motivo che spinse Dunant a fondare il Comitato fu la terribile carneficina e la disorganizzazione con cui furono portati i soccorsi durante la battaglia di Solferino (il 24 giugno 1859) a cui lui, banchiere ginevrino che passava da lì durante un viaggio d'affari, assistette. Il "Comitato dei cinque" promosse le idee di Henry Dunant proposte nel suo libro "Un ricordo di Solferino" ed il 26 ottobre 1863 organizzò, a Ginevra, una Conferenza Internazionale, con l'adesione di 18 rappresentanti di 14 Paesi che firmarono, il 29 ottobre dello stesso anno, la Prima Carta Fondamentale contenente dieci risoluzioni che definirono le funzioni ed i mezzi dei Comitati di soccorso. Nacque così il "Movimento Internazionale della Croce Rossa".
Croce
Rossa.
Il simbolo della croce fu adottato poiché era quello della Svizzera, ma rossa su fondo bianco (anziché bianca su fondo rosso come nella bandiera svizzera), facilmente riproducibile in una condizione di emergenza, come uno scenario di guerra. Il febbraio del 1864, durante la guerra tra la Danimarca e la Prussia, fu la prima occasione per le "Società Nazionali di Soccorso" di intervenire in aiuto dei feriti e delle vittime da entrambi le parti, ma si resero subito conto della difficoltà di intervento e della necessità di un serio impegno da parte degli stati a non colpire il personale e le strutture dedite alla cura delle vittime e dei feriti di guerra. Così, l'8 agosto 1864, il governo elvetico convocò una conferenza diplomatica alla quale parteciparono i rappresentanti di 12 nazioni (di cui gli USA fu l'unico stato non europeo a partecipare). La conferenza si concluse il 22 agosto 1864 con la ratifica della prima convenzione di Ginevra per il miglioramento della sorte dei feriti in battaglia (il primo principio della Croce Rossa è l'Umanità).
Mezzaluna
Rossa.
L'impero Ottomano turco, di religione musulmana, contestò il simbolo della croce come evocativo della religione cristiana. Per tale motivo fu adottata per quel paese il simbolo della mezzaluna rossa. Nel 1919 un dirigente della società nazionale della Croce Rossa Americana, Henry P. Davidson, vista l'ingente quantità di persone e mezzi utilizzati nelle attività di Croce Rossa durante la prima guerra mondiale, propose per la prima volta l'impiego di queste risorse anche in tempo di pace, ponendo le basi per la costituzione della Lega delle Società della Croce Rossa il 5 maggio 1919 a Parigi che nel 1991 prese il nome di Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. L'organizzazione è stata insignita del Premio Nobel per la pace in tre diverse occasioni: nel 1917, nel 1944 e nel 1963.

- Nel 1.864 viene fondata l'Associazione internazionale dei lavoratori (A.I.L.), conosciuta anche come Prima Internazionale, un organismo avente lo scopo di creare un legame internazionale tra i diversi gruppi politici di sinistra: socialisti, anarco comunisti, repubblicani mazziniani, marxisti e tra le varie organizzazioni di lavoratori, in particolare operai. Per questo motivo viene anche conosciuta come Associazione internazionale degli operai. L'organizzazione non va confusa con la (bakuniana) Lega Internazionale dei Lavoratori la cui componente anarchica in seguito confluirà nella Prima Internazionale, con una convivenza dibattuta prima della frattura tra anarchici e marxisti in seno all'organizzazione, del 1872. Anarchici e marxisti prenderanno due strade definitivamente indipendenti durante la Seconda Internazionale, nel 1896. Fu fondata nel 1864 in seguito all'incontro avvenuto due anni prima a Londra tra delegazioni operaie francesi ed inglesi. L'esperienza rivoluzionaria del 1848-49 aveva infatti dimostrato come i problemi dei diversi paesi fossero strettamente legati tra loro. Inoltre veniva considerato necessario un organismo che coordinasse la lotta a livello internazionale così come la repressione veniva coordinata dalle alleanze tra stati. L'Internazionale si pose soprattutto degli obiettivi pratici da conseguire per migliorare la condizione dei lavoratori: tra questi si ricorda la limitazione della giornata lavorativa ad otto ore.
Michail Bakunin.
Questa prima esperienza fu caratterizzata dalla convivenza di più correnti ideologiche: in origine, l'organizzazione conteneva gruppi operai inglesi, anarchici, socialisti francesi e repubblicani italiani, e vedeva al suo interno personaggi noti del tempo come Karl Marx, Michail Bakunin e molti altri. Si accese quindi un intenso dibattito, che portò all'allontanamento dei mazziniani; subito dopo emerse la discussione tra marxisti ed anarchici (proudhoniani prima, Michail Bakunin e seguaci poi). Entrambi rifiutavano lo Stato borghese, ma mentre i primi teorizzavano la conquista della società comunista attraverso le fasi della “dittatura del proletariato”, della proprietà collettiva dei mezzi di produzione che in ultimo avrebbe portato alla società senza classi, gli anarchici puntavano ad un’azione diretta mirante alla disarticolazione e all’estinzione immediata dello Stato e di ogni tipo di istituzione, indipendentemente da chi ci fosse a reggerla. Il confronto tra Marx ed i proudhoniani (Proudhon era morto pochi anni prima) portò all'espulsione di quest'ultimi dall'organizzazione. In seguito, dispute tra Marx e Bakunin, l'esponente anarchico più rilevante nell'Internazionale, portarono ad una rottura tra gli anarchici ed i marxisti.
Nel 1866 dal 3 - 8 settembre, al I Congresso, a Ginevra (assente Marx), massiccia partecipazione di delegati francesi e svizzeri, oltre ai rappresentanti inglesi e tedeschi, e i delegati del Consiglio generale. Si confrontano e scontrano le tendenze mutualiste e collettiviste. Importante è la risoluzione a favore della lotta per la limitazione della giornata lavorativa a otto ore, che verrà posto come uno degli obiettivi dell'Associazione. Al Congresso dell'Aia (1872), dove si modificarono gli statuti dell'AIL in confermazione delle decisioni prese alla Conferenza di Londra del 1871), vennero espulsi Bakunin e lo svizzero James Guillaume, segnando la rottura definitiva tra le due ali. Gli anarchici si considerarono sempre vittime di un'ingiustizia e, con il sostegno delle federazioni della Spagna, dell'Italia, del Belgio e della Svizzera romanda, decisero di continuare l'Internazionale, ripristinando i suoi statuti e organizzando un nuovo congresso da tenersi a Saint-Imier (Svizzera). Questa internazionale antiautoritaria avrà altri 4 congressi fino al 1877.

Guerra dei Ducati: la Prussia sconfigge la Danimarca.

Nel 1.865 - (Negli USA) Viene fondato il Massachusetts Institute of Technology. 

Nel 1.866 - Terza guerra d'indipendenza in Italia, la Prussia, nel corso del conflitto, vince gli austriaci a Sadowa. Nel 1866, durante il regno di Francesco Giuseppe, l'Impero austriaco venne sconfitto dalla Prussia e dall'Italia. In questo modo perse alcuni territori (tra cui il Veneto) e con essi tutta la sua influenza sulle regioni tedesche e italiane. Per l'Italia fu la terza guerra di indipendenza, uno degli episodi del Risorgimento e il primo conflitto come Regno d'Italia, dal 20 giugno 1866 al 12 agosto 1866, nel più ampio quadro della guerra austro-prussiana, della quale rappresentò il fronte meridionale. Il conflitto ebbe origine dalla necessità dell'Italia di affiancare la Prussia nel tentativo comune di eliminare l'influenza dell'Austria sulle rispettive nazioni. Dopo l'attacco della Prussia all'Austria del 15 giugno 1866, così come previsto dal trattato di alleanza italo-prussiana dell'aprile 1866, l'Italia dichiarò guerra all'Austria. Passato il confine, una parte dell'esercito italiano comandata da Alfonso La Marmora fu però sconfitta nella battaglia di Custoza. Né tale insuccesso fu bilanciato dagli eventi successivi, poiché alle vittorie di Giuseppe Garibaldi e la sua avanzata verso Trento seguì per l'Italia un'altra sconfitta nella battaglia navale di Lissa. Nonostante ciò, grazie sia agli accordi presi in precedenza che alla vittoria della Prussia sul fronte settentrionale, nonché all'intervento diplomatico della Francia, al termine della guerra l'Austria cedette formalmente alla Francia il Veneto (oltre a Mantova e a parte del Friuli) che fu girato all'Italia. Un plebiscito confermò l'annessione. L'Italia non riuscì però ad annettersi i territori nel Tirolo meridionale conquistati. Il conseguente indebolimento austriaco si riversò anche negli affari di politica interna, rappresentati in particolar modo dal difficile rapporto con la nazione magiara.

- Nobel inventa la dinamite.

Nel 1.867 - Viene concluso un compromesso tra Austria e Ungheria e, in seguito a lunghe trattative, venne firmato l'Ausgleich ("compensazione"), il 12 giugno 1867, che avrebbe diviso lo stato asburgico in Cisleitania (Austria) e Transleitania (Ungheria e Croazia): nasceva così l'Impero austro-ungarico. Pur politicamente uniti, i due regni, riguardo a questioni di politica interna, rappresentavano due entità separate. In base all'Ausgleich, ogni dieci anni veniva deliberato un gran numero di decreti-legge in materia economica, politica e finanziaria, che dovevano regolare i rapporti tra le due parti dell'Impero ed essere approvati sia dalla camera ungherese che dal consiglio imperiale. Con questo compromesso, da una parte vennero quindi smorzate le pericolose tensioni interne tra popolazione austriaca e ungherese, ma dall'altra si creò una significativa divisione che spezzava in due la mastodontica struttura dell'Impero, eliminando la presenza di un unico parlamento centrale. Gli immensi territori gestiti dagli Asburgo riunivano in sé un'infinità di etnie, spesso in contrasto con il governo centrale, che rivendicavano la propria autonomia. Talvolta, come nel caso degli italiani e dei serbi, le spinte autonomiste erano ancora più stimolate dall'esistenza di stati nazionali al di là dei confini dell'Impero. Le varie popolazioni, pur essendo unite dallo stesso desiderio di autonomia, erano spesso in contrasto tra di loro, tanto che si sviluppò una forte convergenza tra nazionalità e stratificazione sociale: la nazionalità più numerosa, ma, soprattutto, più progredita a livello culturale, lo era anche a livello economico, occupando nelle aree urbane le posizioni di maggior rilievo politico e amministrativo; le altre, invece, prevalevano nelle campagne. Spesso le nazionalità di maggior rilievo seguivano una vera e propria politica di oppressione nei confronti delle rispettive minoranze nazionali. In Austria le due popolazioni di maggiore rilievo erano quella ceca (slava) e quella tedesca. La prima continuò a rivendicare fino alla fine dell'Impero la propria autonomia, anelando alla ricostituzione del Regno di Boemia, come ai tempi di Venceslao, mentre l'altra sottolineò sempre il carattere tedesco della monarchia asburgica, considerandosi l'unico stato nazionale legittimo dell'Impero.

- Karl Marx pubblica il primo volume di “Il Capitale”.

Nel 1.868 - Viene pubblicato “L'idiota” di F. Dostoievski.

Nel 1.870 - Guerra Franco-Prussiana. Con la sconfitta di Sedan, Napoleone non può più proteggere il papa. La battaglia di Sedan ebbe luogo fra il 31 agosto ed il 1º settembre 1870; fu lo scontro decisivo della prima fase della guerra franco-prussiana (19 luglio 1870 - 10 maggio 1871) e si concluse con il totale accerchiamento e la resa dell'armata francese "di Châlons" al comando inizialmente del Maresciallo di Francia Patrice de Mac-Mahon, e, dopo il ferimento di quest'ultimo, dei generali Ducrot e de Wimpffen. L'imperatore Napoleone III, presente sul campo di battaglia con le sue truppe, fu costretto alla capitolazione, il 2 settembre, insieme ai resti dell'armata, di fronte alla schiacciante superiorità dell'Esercito prussiano guidato dall'abile feldmaresciallo von Moltke. A causa della catastrofe, a Parigi venne rapidamente decisa (il 4 settembre) la deposizione dell'imperatore e la fine del Secondo Impero. In Francia apparve la rima: Napoléon, cedant Sedan cédet ses dents...  (Napoleone, cedendo Sedan cedette i suoi denti).
La popolazione di Parigi decide di non capitolare ai prussiani e si costituisce in "Comune", una repubblica popolare che ispirerà il "comunismo" e continua la guerra contro la Prussia.

- In Italia, con la conquista di Roma, continua l'unificazione, che si completerà nel 1918.
"La breccia di Porta Pia" di Carlo Ademollo (1880)
Il 20 settembre 1870, l'apertura della breccia di Porta Pia
permise ai soldati italiani di strappare la città di Roma
e il Lazio, al Papa e di annetterli al Regno d'Italia.
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Il XX settembre 1870, dopo varie azioni diplomatiche volte ad acquistare Roma dal Vaticano e approffittando della sconfitta di Napoleone III a Sedan, che difendeva militarmente la Roma papale, i bersaglieri prendono militarmente Roma; ne moriranno 45 contro 19 zuavi della guardia pontificia. Si indirà quindi un referendum per i romani che devono esprimersi se accettare l'inserimento di Roma nel Regno d'Italia o se rimanere sotto il regno del papa re. I voti a favore dell'appartenenza al Regno d'Italia saranno la larga maggioranza, e il papa, ritiratosi in castel Sant'Angelo lancerà un anatema contro i cristiani che collaboreranno con il Regno d'Italia e il sentimento nazionale si manterrà fieramente anticlericale. Solo nelle elezioni politiche del 1909, con la collaborazione tra UECI e moderati, il "patto Gentiloni", diversi cattolici si candideranno nelle liste liberali, in cui saranno eletti 21 "deputati cattolici" nelle liste liberali di Giolitti.

- Il predominio coloniale mondiale della triade anglo-franco-russa nel 1870 poteva dirsi concluso, ma non erano concluse le pretese delle potenze europee in Africa.

Nel 1.871 - Dopo la scon­fitta della Comune di Parigi, in Francia torna la repubblica, la Terza Repubblica mentre la Prussia si unisce ai territori della Germania meridionale formando il Reich (impero) tedesco di  Germania con Guglielmo I come Kaiser (imperatore, da "Cesare").
In Germania, dopo la guerra franco-prussiana, durata dal 19 luglio 1870 al 10 maggio 1871, tra il secondo Impero francese e il Regno di Prussia, sostenuto dalla Confederazione Tedesca del Nord e alleato con i regni tedeschi del sud di Baden, Baviera e Württemberg, che avevano nel frattempo sancito l'unità dell'impero tedesco, il cancelliere del nuovo Reich, Otto von Bismarck, costruì il suo complesso sistema di alleanze che avrebbe dovuto mettere al sicuro il neonato Impero tedesco, ponendolo alla stessa altezza delle altre grandi potenze europee. Bismarck non aveva alcuna intenzione offensiva o espansionistica ma, al contrario, mirava al consolidamento dei rapporti diplomatici con gli altri paesi europei. Egli stesso aveva definito la Germania uno stato "saturo" che, dopo la vittoriosa guerra franco-prussiana, a conseguenza di cui era sorta la Comune di Parigi e avrebbe permesso ai Savoia l'occupazione di Roma, libera dalle truppe di Napoleone III Bonaparte, aveva finalmente messo a tacere lo scomodo vicino francese che gli aveva ceduto l'Alsazia e buona parte della Lorena. A questo punto il primo obiettivo di Bismarck sarebbe consistito nel far rimanere la Francia in uno stato di permanente incapacità, scongiurando una possibile guerra di rivincita. Il cancelliere raggiunse lo scopo cercando di isolare completamente la repubblica privandola di amici e sostenitori e quindi diresse i propri interessi verso le nazioni delle est: l'Impero russo e l'Impero austro-ungarico, assicurando al contempo la fine di pericolose tensioni nei Balcani.

Friedrich Nietzsche.
Nel 1.872 - Pubblicazione di "La nascita della tragedia" di Friedrich Nietzsche. Nell'opera "La nascita della tragedia", la tragedia greca viene vista come massima espressione dello slancio vitale o "spirito dionisiaco", istintivo e irrazionale. Esso, però, si coniuga e nello stesso tempo si contrappone all'apollineorazionale e astratto. Socrate è considerato da Nietzsche come un pensatore che sottovaluta l'umanità finendo per disumanizzarla in un modello astratto, in quanto padre di una filosofia che prende in considerazione solo la conoscenza razionale e il conseguimento di una virtù ideale. Da questa posizione nasce la radicale critica di Nietzsche verso l'"intellettualismo etico" socratico, considerato negazione della vita nella sua espressione più genuina, libera, istintiva. Altrettanto forte è l'avversione di Nietzsche nei confronti di Platone, che egli considera autore di una concezione del mondo fondata sull'idealità metafisica e sul disprezzo nei confronti della realtà tangibile. Da Platone egli ritiene giustamente esser nata quella continuità ideologica che lega Parmenide, Platone e poi Plotino all'idealismo tedesco dell'Ottocento. Tutta l'opera di Nietzsche sarà incentrata sulla demolizione di ogni metafisica e la critica di ogni idealismo. Nietzsche attacca, quindi, i tradizionali valori fondamentali della società (filosofia, cristianesimo e democrazia), giungendo a mostrare la natura meramente metaforica e prospettica di qualsiasi principio trascendente e della stessa morale, così come di ogni concezione tradizionale. Il suo obiettivo era di smascherare la falsità e l'ipocrisia del sistema culturale su cui si fondava l'Europa dei suoi tempi e in particolare il mondo germanico. Egli individua così la stessa storia dell'Occidente come lungo processo di decadenza dell'uomo, come negazione della vita; l'affermazione della libertà è invece il destino dell'uomo. Destino che dovrà essere perseguito attraverso l'esercizio della volontà di potenza, e che condurrà l'uomo alla condizione di Oltreuomo (l'uomo in grado di oltrepassare se stesso). Del pensiero dell'illustre pensatore si appropriò l'ideologia nazionalsocialista, anche a causa delle manipolazioni messe in atto dalla sorella Elisabeth sul materiale inedito e postumo, in particolare sull'opera edita come "La volontà di potenza"; queste manipolazioni furono in realtà soprattutto di tipo filologico, piuttosto che schiettamente ideologizzate, ma favorirono l'uso che il nazismo fece, successivamente, di alcuni concetti nietzschiani. Nietzsche mostra come i grandi valori della cultura occidentale, quali la verità, la scienza, il progresso, la religione, vadano smascherati nella loro mancanza di fondamento e nella loro natura di mera finzione. C'è nell'uomo una sostanziale paura della creatività della vita, verso la volontà di potenza, che produce valori collettivi sotto la cui giurisdizione la vita viene disciplinata, regolata, schematizzata. Sono "valori che disprezzano la vita", che generano un processo di nullificazione della vita piena e gioiosa, della vita in quanto tale, a favore di un "sembrare" ipocrita e bacchettone. Ecco l'aforisma sulla "Volontà di Potenza" [VP 300]: "Immagino che ciascun corpo specifico aspiri a dominare lo spazio intero, ad estendere la sua forza (la sua volontà di potenza), e a respingere tutto ciò che resiste alla sua espansione. E il processo continua..."
La storia della cultura occidentale è pertanto la storia del nichilismo, e quindi la storia della decadenza. Il nichilismo è visto da Nietzsche in maniera particolare: esso è il processo per cui i concetti capitali della metafisica (essere, verità, realtà, ecc.) si rivelano infondati e come tali si nullificano nella loro totale inconsistenza filosofica. Nietzsche afferma che il nichilismo passivo (Schopenhauer) coincide con la perdita o sfiducia di fede dell'uomo europeo verso i valori della propria civiltà; coincide con la "diminuzione vitale", con la massa di malattie, con la pazzia, con tare psichiche e fisiche che colpiscono l'umanità. Nel nichilismo viene meno anche la fiducia nella scienza, che ha ispirato il positivismo. L'uomo nichilista è caduto nell'angoscia per aver scoperto che i fini assoluti e le realtà trascendenti non esistono, ma insiste nel perseguirli per omologazione e mancanza di originalità. L'uomo ha dovuto illudersi per dare un senso all'esistenza (si pensi anche a Freud), in quanto ha avuto paura della verità, non essendo stato capace di accettare l'idea che "la vita non ha alcun senso", che non c'è nessun "oltre" di essa e che va vissuta con desiderio e libero abbandono pieno di "fisicità". Se il mondo avesse un senso e se fosse costruito secondo criteri di razionalità, di giustizia e di bellezza, l'uomo non avrebbe bisogno di auto-illudersi per sopravvivere, costruendo metafisiche, religioni e morali. L'umanità occidentale, passata attraverso il cristianesimo, percepisce ora un senso di vuoto, trova che "Dio è morto", cioè che ogni costruzione metafisica vien meno davanti alla scoperta che il mondo è un caos irrazionale. Fino a che non sorgerà l'Oltreuomo, cioè un uomo in grado di sopportare l'idea secondo cui l'Universo non ha un senso, l'umanità continuerà a cercare dei valori assoluti che possano rimpiazzare il vecchio dio (inteso come qualsiasi tipo di realtà ultraterrena e non come semplice entità quale potrebbe essere il Dio cristiano); dei sostituti idolatrici quali, ad esempio, lo Stato, la scienza, il denaro, ecc. La mancanza, però, di un senso metafisico della vita e dell'universo fa rimanere l'uomo nel nichilismo passivo, o disperazione nichilista. È tuttavia possibile uscire dal nichilismo superando questa visione e riconoscendo che è l'uomo stesso la sorgente di tutti i valori e delle virtù della volontà di potenza (nichilismo attivo). L'uomo, ergendosi al di sopra del caos della vita, può generare propri significati e imporre la propria volontà. Chi riesce a compiere questa impresa è l'Oltreuomo, cioè l'uomo che ha compreso che è lui stesso a dare significato alla vita. Attraverso le tre metamorfosi dello spirito, di cui parla nel primo discorso del testo Così parlò Zarathustra, Nietzsche mostra come il motto "Tu devi" vada trasformato dapprima nell'"Io voglio", ed infine in un sacro "Dire di sì", espresso dalla figura del fanciullo giocondo.
Ovviamente il nichilismo attivo non giustifica i modelli valoriali proposti nel corso dei secoli per dare senso alla realtà, poiché questi non sono altro che il frutto dello spirito apollineo e, pertanto, non corrispondono all'effettiva essenza dell'uomo, che è dionisiaco, ossia legato inscindibilmente a quei "valori" (vitalità, potenza) intrinseci alla sua natura terrena.
"Impressione, sol levante"
di Claude Monet (1872)
Il valore fondamentale del suo pensiero è che nella storia, non esistono dei fattima delle opinioni. Per crescere, l'individuo deve lasciare andare i vecchi rifugi dentro se stesso: Dio è Morto. Quindi , non essendoci più porti sicuri e spiegazioni rassicuranti, ci si avvia oltre il senso comune del vivere, evolvendosi nell'Oltre-Uomo (e Oltre-Donna). 

Nel 1.874 - II movimento impressionista, con una nuova mostra a Parigi, trova consa­crazione ufficiale.

- (Negli USA) A New York entrano in servizio i primi tram elettrici.
  
Helena Petrovna
Blavatsky.
Nel 1.875 - (Negli USA) A New York viene fondata da Helena  Blavatsky la Società Teosofica.

Nel 1.876 - In Italia, la Destra Storica cade, lasciando spazio ad un'aggressiva Sinistra che, guidata da Francesco Crispi, voleva portare il paese allo stesso livello delle grandi potenze. Le spese militari subirono un'improvvisa impennata e cominciarono a profilarsi le prime avventure colonialistiche.

- (Negli USA) A. Bell brevetta il telefono, (inven­tato nel 1854 da A. Meucci).

Nel 1.877 - (Negli USA) T. A. Edison inventa il fonografo.

Nel 1.878 - Congresso di Berlino sulle colo­nie e la "questione d'oriente". Dal 13 giugno al 13 luglio 1878, nella capitale tedesca si svolse il Congresso di Berlino, promosso dall'Austria e accettato dalle altre potenze europee, per rettificare il trattato di Pace di Santo Stefano, con il quale la Russia, dopo aver sconfitto l'impero ottomano nella Guerra del 1877-1878, aveva accresciuto il suo potere nei Balcani. Il Congresso rettificò, rispetto alla Pace di Santo Stefano, la destinazione dei territori turchi in Europa: ridimensionò e divise la nascente Bulgariasatellite della Russia, e stabilì l'amministrazione austriaca della Bosnia. Confermò invece l'indipendenza della Romania, della Serbia e del Montenegro. La Germania, che fece da mediatrice, per aver scongiurato la grave crisi fra la Russia e l'Austria aumentò il suo prestigio ma incrinò i suoi rapporti con la Russia che non fu soddisfatta dei negoziati. La Turchia, pur perdendo estesi territori, limitò i danni rispetto alla Pace di Santo Stefano. Oltre alla Russia, alla Turchia, all'Austria e alla Germania, al Congresso di Berlino parteciparono la Gran Bretagna, la Francia e l'Italia. Le decisioni prese costituirono il Trattato di Berlino.

-Londra prime strade con illuminazione elettrica, che sostituiva l'illuminazione a olio di balena. Finiva così l'epopea delle baleniere britanniche che cacciavano i cetacei negli oceani che avevano ispirato la leggenda di Moby Dick.

Nel 1.879 - Se il progetto di Bismark (isolare la Francia e aprirsi verso le nazioni delle est: l'Impero russo e l'Impero austro-ungarico) non venne ostacolato dall'Austria, con la quale la Germania stipulò un'alleanza difensiva nel 1879, l'attrito con il primo ministro russo Gorčakov e le conseguenze della vittoria russa nella guerra russo-turca del 1877, resero difficili le trattative con l'impero zarista.

- Nell'impero austro-ungarico, l'unico modo efficace per tenere a bada le spinte rivoluzionarie interne, stava in un'energica amministrazione centrale, in grado di neutralizzarle facendo leva sugli antagonismi tra le nazionalità. Questa fu la linea politica adottata dal conte Eduard Taaffe, che dal 1879 al 1893 ricoprì la carica di primo ministro. Con la politica del pugno di ferro controllò rigidamente la stampa, arrestando in tempo lo sviluppo di movimenti prima liberal-borghesi e poi social-democratici (1886). I primi segnali di cedimento di questa fragile struttura cominciarono ad apparire nel 1890, nell'occasione in cui la politica dell'Ausgleich affrontava il problematico rapporto tra le nazionalità ceca e tedesca. Taaffe trattò l'Ausgleich solo con i rappresentanti del partito conservatore dei Vecchi Cechi, molto meno radicale nelle questioni di nazionalità rispetto a quello dei Giovani Cechi, guidato da Karel Kramář. Già nell'elezioni dell'anno successivo, quest'ultimo riuscì a conquistare i tre quarti dei seggi del parlamento boemo, rendendo i rapporti con il conservatore Taaffe inesistenti e decretandone la fine. Con le dimissioni di Taaffe, gli successe Alfred III di Windisch-Grätz, che fece approvare una riforma elettorale che riuscì a sistemare la situazione, pur sempre in equilibrio precario. Se nella zona transleitanica (Ungheria e Croazia) le spinte indipendentiste preoccupavano il potere centrale, in quella cisleitanica (Austia) lo sviluppo interno era dominato dai contrasti nazionalistici tra partiti cechi e tedeschi, che non davano speranze di raggiungere un compromesso, reso impossibile dalla inconciliabilità delle proposte dell'una e dell'altra fazione. Per migliorare la situazione, Francesco Giuseppe assegnò la carica di primo ministro al conte Kazimierz Badeni. Questi, con riforme atte a diffondere in tutto il territorio moravo e boemo il bilinguismo per tutti gli uffici, ottenne esattamente l'effetto contrario, acuendo ancora l'odio tra le due nazionalità. Seguirono quindi dimostrazioni in tutti i territori da parte di tedeschi e cechi. Essendo in minoranza nel consiglio imperiale, i tedeschi assunsero una politica di ostruzionismo che rese impossibile qualsiasi lavoro parlamentare e Badeni decise di usare il pugno di ferro rendendo possibile la temporanea sospensione dei parlamentari dell'opposizione. Così però, spinse i socialdemocratici ad abbracciare la causa tedesca, costringendo il primo ministro alle dimissioni. I governi successivi (Gautsch e Thun), pur cercando di ammorbidire la situazione, non ci riuscirono e il clima sociale si manteneva pericolosamente esplosivo. Nella zona cisleitanica ormai non esisteva più un ordine costituzionale e il frazionamento della monarchia danubiana sembrava inevitabile. I cechi costituirono un partito nazional-socialista che premeva per l'indipendenza di uno stato ceco e i tedeschi, erano capeggiati dall'antisemita radicale Georg von Schönerer, che entusiasmava i seguaci con l'idea di una possibile annessione al Reich. La situazione continuò a rimanere instabile sino al governo Koerber (1899-1904). Ernest von Koerber riuscì a raggiungere una certa stabilità manovrando abilmente l'opinione pubblica, con l'introduzione di un'assicurazione contro l'invalidità e la vecchiaia e con la riduzione della giornata lavorativa dei minatori a nove ore. Limitandosi a risolvere problemi amministrativi, non avrebbe certo assicurato pace e stabilità per gli anni successivi.

- (Negli USA) T. A. Edison brevetta la lampa­dina.

Nel 1.880 - Dal 1880, Germania e USA si distinguono come società industriali emergenti. Mentre il Regno Unito detiene da sempre la leadership nei processi industriali, eccelle nel trattamento dell'acciaio e in particolar modo nell'ingegneria ferroviaria. La Francia si dedica all'ambito finanziario esportando capitali nei paesi emergenti mentre l'impero germanico finanza la propria industrializzazione industrializzando le sue aree d'influenza nell'Europa orientale.

- (Negli USA) Charles Russell fonda il movi­mento evangelico dei testimoni di Geova.

Nel 1.881 - La tensione politica sui Balcani si stabilizzò temporaneamente con la nascita dell'alleanza fra GermaniaRussia e Austria.

- Riguardo alla politica estera, sin dagli anni settanta dell'800 la Russia aveva avviato un processo espansionistico che l'aveva messa in contatto particolarmente con le nazioni dell'est. Nel 1877-1878 la vittoria nella guerra russo-turca le consentì la conquista della Bessarabia mentre già nel 1875 aveva strappato l'isola di Sachalin, nel Pacifico, alla Cina. In questo modo l'impero russo andava sviluppandosi sulle coste dell'Oceano Pacifico, entrando in contatto con nuove potenze, quali gli Stati Uniti (a cui vendette l'Alaska) e il nascente Giappone, con cui entrò in conflitto nel 1904. Tuttavia questa fase di espansione territoriale terminò nel 1905, quando ulteriori avanzamenti avrebbero scatenato conflitti di ampia portata. L'ultima conquista fu la regione dell'Amur, su cui dovette ripiegare dopo aver perso ogni speranza in Manciuria e in Corea con la guerra russo-giapponese. Nel 1881, comunque, lo zar "buono" finì vittima di un attentato e con Alessandro III ogni ulteriore tentativo riformista venne arrestato. Nel 1894 gli successe il figlio, Nicola II, che diede il via ai primi deboli tentativi di un regime parlamentare

Nel 1.882 - Triplice alleanza tra Austria, Ger­mania e Italia. L'Italiafino al 1876 era stata governata dalla destra dello schieramento parlamentare. Favorevoli alla cosiddetta "Italietta", i conservatori cercarono di favorire lo sviluppo interno del paese, tenendolo lontano da pericolose ambizioni espansionistiche e da alleanze scomode. Il ministro degli esteri Visconti Venosta, nel 1873 affermava: «Se l'Italia fosse aggredita dalla Francia sarà la Germania a correrle spontaneamente in aiuto, perché ciò è nel suo interesse. Legata da patti alla Germania, l'Italia potrebbe invece essere costretta ad una guerra d'aggressione, non in qualità di alleato, ma di sgherro». A partire dal 1862 vennero presi provvedimenti atti a ridurre al minimo le spese militari, anche su spinta dello stesso Bismarck e nel 1882 l'Italia confluì nell'alleanza tra Germania e Austria. I due imperi centrali si assicurarono così un alleato per un possibile conflitto con la Francia. Nacque in questo modo il primo ampio blocco politico europeo, la Triplice alleanza, sotto la cui protezione l'anno seguente si posero anche i regni di Romania, Serbia (tramite l'Austria) e Spagna (tramite l'Italia).

- Visto che Gran Bretagna, Francia e più timidamente anche la Germania, si erano assicurate ampie conquiste in Africa, anche l'Italia cercò il suo spazio nel corno d'Africa.
La battaglia di Adua in un celebre dipinto etiope.
Anche il poeta romagnolo e socialista Giovanni Pascoli, reclamava un posto al sole per l'Italia.
Nel 1.882 il Regno d'Italia acquistò dalla compagnia Rubattino la baia di Assab, iniziando così la penetrazione nell'area e iniziò così la campagna d'Eritrea, in un clima di ottimismo che venne stroncato durante la battaglia di Adua, dove, all'alba del 1º marzo 1896, i 15.000 soldati del generale Oreste Baratieri vennero travolti dagli oltre 100.000 guerrieri di Menelik II. La finale annessione dell'Eritrea e della Somalia non poterono compensare le enormi spese militari che ritardarono inevitabilmente il decollo industriale italiano. Il cattivo utilizzo dei capitali ebbe inevitabili ripercussioni in tutto il paese.

- La corsa alle alleanze scatenata da Otto von Bismarck, che aveva allargato l'alleanza fra la Germania e gli Asburgo all'Italia, (la triplice alleanza) nel tentativo di spegnere nei francesi ogni velleità di rivincita per la sconfitta patita nel 1871 e pensata anche in senso anti russo, sbarrando allo zar ogni possibilità di mettere piede nel Mediterraneo, per reazione, vide sancita un'alleanza tra Francia e Russia nel 1893 alla quale si aggiunse, nel 1907, la Gran Bretagna (la triplice intesa).

- (Negli USA) Prima centrale idroelettrica nel Wisconsin.

Nel 1.884 - II Trattato di Berlino definisce la spartizione dell'Africa tra le potenze Europee.

- Viene perfezionata la mitraglia­trice Maxim.

Nel 1.885 - In Germania, Daimler e Benz mettono a punto i primi motori a scoppio.

Nel 1.886 - Donata dalla Francia, viene installata a New York, la statua della Libertà.

Nel 1.887 - L'alleanza fra i tre imperi austro-ungarico, tedesco e russo mutò con il Trattato di controassicurazione, che assicurava la neutralità di Germania e Russia nel caso che uno dei due si fosse trovato in guerra con una terza potenza. Riguardo ai rapporti con la Gran Bretagna, Bismarck tendeva a semplicemente a evitare che stringesse un'alleanza con Francia e Russia. Finché durò il governo liberale di Gladstone, Bismarck continuò a mantenere le distanze dal paese, al quale si riavvicinò con il ritorno del partito conservatore di Lord Salisbury, proponendo un'alleanza formale, inizialmente accolta con soddisfazione ma poi rifiutata, temendo che tale impegno internazionale potesse legare le mani al paese.

- Con l'umiliante sconfitta di Sedan del 1871, nella guerra franco-prussiana, in Francia era crollato definitivamente il sogno di una nuova egemonia francese. Il nuovo governo che s'instaurò, la Terza Repubblica, presentò sin dal principio debolezze strutturali tali da portare il paese, anche a causa di gravi crisi e scandali, sull'orlo della rovina totale. La Francia fu guidata dal partito repubblicano, perlopiù sostenuto dall'alta borghesia che, ispirandosi all'ideale del "laissez-faire" e del "juste-milieu", operava in nome di un'economia prospera, da difendere anche a scapito dei ceti meno abbienti. A questo schieramento di centro si opponevano i radicali, sempre alla ricerca di riforme egualitarie e i conservatori, nazionalisti e nostalgici della monarchia. Dopo la breve parentesi boulangista, la situazione politica si normalizzò con la presidenza di Sadi Carnot nel 1887. Georges Ernest Jean-Marie Boulanger (Rennes, 29 aprile 1837 - Ixelles, 30 settembre 1891) è stato un generale e politico francese. Era entrato nell'esercito nel 1856 e prestò servizio in Algeria, Italia, Cocincina e nella guerra franco-prussiana, guadagnandosi una buona reputazione. Fu promosso generale di brigata nel 1880 e nel 1882 fu nominato ispettore della Fanteria al Ministero della Guerra, cosa che gli permise di farsi un nome come riformatore militare. Nel 1884 venne assegnato al comando dell'armata che occupava Tunisi, ma venne richiamato a causa delle differenze d'opinione con Pierre-Paul Cambon, funzionario politico della città. Ritornato a Parigi, iniziò a prendere parte alla vita politica sotto l'egida di Georges Clemenceau e del Partito Radicale. Nel gennaio 1886, quando Freycinet venne portato al potere grazie al sostegno del leader radicale, a Boulanger venne affidato l'incarico di Ministro della Guerra. Fu al Ministero della Guerra che Boulanger ottenne notorietà. Egli introdusse delle riforme a vantaggio dei soldati e si appellò al desiderio francese di rivincita contro l'Impero tedesco. Facendo ciò, finì per essere visto come l'uomo destinato a portare avanti tale rivincita. Con la sconfitta politica di Freycinet, nel dicembre 1886, venne confermato ministro da René Goblet, ma fu costretto ad andarsene nel 1887 e in seguito fu anche privato del suo comando nell'esercito, per via di accuse di insubordinazione. A dimostrazione del fatto che era difficile mettere a tacere una persona rispettata, Boulanger venne prontamente eletto alla Camera, con un programma che chiedeva la riforma della costituzione. Alla Camera faceva parte della minoranza e le sue azioni erano dirette al mantenimento della sua immagine pubblica. Né il suo fallimento come oratore, né la sua sconfitta in un duello con Floquet, allora un anziano civile, ridussero l'entusiasmo del suo seguito popolare. Durante il 1888 la sua personalità fu la caratteristica dominante della politica francese, e quando rassegnò il suo seggio, come protesta contro il ricevimento avuto alla Camera delle sue proposte revisioniste, gli elettori gareggiarono l'uno contro l'altro per sceglierlo come loro rappresentante. Il "movimento" Boulangista marciò quindi a pieno ritmo. I bonapartisti si erano collegati al generale, e anche il Conte di Parigi incoraggiò i suoi seguaci ad appoggiarlo. Il suo nome era il tema della canzone popolare "C'est Boulanger qu'il nous faut". Boulanger e il suo cavallo nero divennero gli idoli della popolazione parigina e il generale venne invitato a concorrere per la presidenza. Accettò, ma la sua ambizione personale gli alienò ben presto i suoi sostenitori repubblicani, che vedevano in lui un potenziale dittatore militare. Diversi monarchici comunque gli diedero sostegno finanziario, nonostante che Boulanger si vedesse più come un futuro dittatore che come un restauratore della monarchia. Nel gennaio 1889, un colpo di Stato sembrava realizzabile, dato che Boulanger era ormai divenuto una minaccia per la repubblica parlamentare. Se si fosse messo immediatamente alla testa di una rivolta, avrebbe potuto effettuare il "coup d'état" su cui avevano lavorato i cospiratori e avrebbe potuto governare la Francia, ma il momento propizio passò. Poco dopo il governo francese emise nei suoi confronti un mandato di arresto per tradimento. Tra lo stupore dei suoi amici, il 1º aprile fuggì da Parigi, prima che il mandato venisse eseguito, andando prima a Bruxelles e poi a Londra. Dopo la fuga, il sostegno di cui godeva si ridusse, e i boulangisti vennero sconfitti nelle elezioni generali del luglio 1889. Lo stesso Boulanger, essendo stato processato e condannato in contumacia per tradimento, andò a vivere in Inghilterra, nel Jersey, prima di tornare al Cimitero di Ixelles, a Bruxelles, nel settembre 1891, per suicidarsi con un colpo di pistola alla testa sulla tomba della sua amante, Madame de Bonnemains (nata Marguerite Crouzet), che era morta nel luglio precedente. Boulanger venne così sepolto nello stesso cimitero.

Nel 1.888 - A Belfast, nell'Irlanda del Nord, Dunlop inventa i pneumatici.

Nel 1.889 - Viene fondata a Parigi, dai partiti socialisti e laburisti europei, l'organizzazione Seconda Internazionale, scioltasi nel 1916, ma di fatto il 4 agosto 1914. L'Internazionale Socialista si prefiggeva di essere la centrale di coordinamento fra i partiti nazionali collegati al movimento operaio; proponeva riforme nel campo economico e della legislazione sociale, oltre a propugnare una politica antimilitarista. Erede della Prima Internazionale, al contrario dell'organismo che la precedette, fu dominata dal Partito Social Democratico tedesco, di indirizzo riformista. I primi rimanevano fedeli alle teorie marxiste (Karl Kautsky), arrivando però ad operare una distinzione tra il fine ultimo del movimento (la società senza classi) e gli obiettivi immediati della lotta (il cosiddetto programma minimo: suffragio universale, giornata lavorativa di 8 ore), tipici del riformismo; gli altri predicavano una revisione delle stesse teorie (Eduard Bernstein) sulla base degli avvenuti mutamenti nel sistema non presi in considerazione da Marx. Bernstein infatti faceva notare che il capitalismo non si era avviato alla crisi, ma era riuscito a superarla e ad evitare il crollo, molti videro in questo un errore nella teoria marxiana, dato che Marx diceva che ci sarebbe stata una crisi nel sistema capitalistico.
Eduard Bernstein.
Per Bernstein, in Marx c'erano ancora residui hegeliani, nella dialettica, che si pone a generalizzazioni eccessive, che non tengono conto della realtà e creano illusioni quali il crollo del sistema capitalista. Oltre che da questa discussione, l'internazionale va ricordata per essere fondamentalmente una federazione di partiti, cassa di risonanza delle diverse problematiche nazionali. Il Partito Socialdemocratico Tedesco fu senza dubbio il più influente ed il modello per molti altri partiti socialisti europei. Questa sua struttura federalistica sarà però anche la causa della sua dissoluzione. Negli anni immediatamente precedenti alla Prima guerra mondiale infatti, l'Internazionale iniziò a dividersi fra leader e correnti che perseguivano la politica di opposizione alla guerra, come Rosa Luxemburg, e chi invece solidarizzava, per vari motivi, con le ragioni che i propri paesi portavano avanti sul tavolo diplomatico e che furono poi all'origine dell'esplosione del conflitto nel 1914. Il dissidio principale era fra chi si opponeva alla guerra ritenendo che avrebbe portato solo lutti e sofferenze ai lavoratori, destinati a costituire il grosso degli eserciti, e chi riteneva che invece avrebbe accelerato la crisi del sistema capitalistico, avvalorando la teoria di Marx e spianando la strada alla rivoluzione. La confederazione entrò in crisi e si sciolse con il voto favorevole alla Grande Guerra dato dal partito socialdemocratico tedesco, che violava il comune rifiuto alla guerra imperialista e borghese accordato precedentemente. In seguito vi fu inoltre il tentativo di Max Adler, Karl Kautsky ed Eduard Bernstein, non pronunziatisi né a favore né contro la guerra, di mantenere in vita l'organizzazione sotto il nome di Unione dei Partiti Socialisti per l'Azione Internazionale o Unione internazionale socialista o Internazionale di Vienna (detta spregiativamente dai marxisti "Internazionale due e mezzo").

- A Parigi, in occasione dell'Esposi­zione Universale, viene costruita la Torre Eiffel.

Nel 1.890 - Dimissioni di Bismarck, forzate dal Kaiser Guglielmo II.

Nel 1.891 - Viene pubblicato Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde.

Nel 1.893 - La corsa alle alleanze scatenata da Otto von Bismarck, che nel 1882 aveva allargato l'alleanza fra la Germania e gli Asburgo all'Italia, (la triplice alleanza) nel tentativo di spegnere nei francesi ogni velleità di rivincita per la sconfitta patita nel 1871 e pensata anche in senso anti russo, sbarrando allo zar ogni possibilità di mettere piede nel Mediterraneo, per reazione, vide sancita un'alleanza tra Francia  e Russia  nel 1893 alla quale si aggiunse, nel 1907, la Gran Bretagna (la triplice intesa).

- (Per gli USA) Forse, Nikola Tesla inventa la radio.
Nikola Tesla.
Secondo una sentenza della corte statunitense, non riconosciuta in ambito internazionale, il primo a costruire una radio (mezzo con cui avviene la trasmissione di contenuti sonori fruiti in tempo reale da più utenti situati in una o più aree geografiche, predisposte da apposite reti di telecomunicazione) fu Nikola Tesla nel 1893 in una conferenza pubblica a St.Louis, Missouri. Secondo la corte, l’apparato che Tesla usò conteneva tutti gli elementi che erano incorporati nei sistemi radio prima della sviluppo della “valvola termoionica”. Da precisare che comunque, il presunto apparato costruita da Tesla, non è riuscito a trasmettere né a ricevere segnali e la sentenza è stata emessa dagli U.S.A. e non viene riconosciuta da nessun altro stato non U.S.A. Infatti, l'opinione mondiale conserva la certezza, dimostrabile da libri e da documentazione storica, che prova che l'inventore della radio fu Julio Cervera, che secondo recenti ricerche, ha sviluppato la radio undici anni prima di Marconi. È vero che Marconi ha inventato il telegrafo senza fili, ma per trasmettere i segnali, senza nessun suono. Julio Cervera Baviera trasmise la voce umana senza fili tra Alicante e Ibiza nel 1902. Tuttavia, va tenuto a mente che 15 anni prima di Marconi e 4 anni prima Julio Cervera, Nikola Tesla aveva già fatto diversi spettacoli e pubblicazioni sui principi della radio. Dopo la contesa sul brevetto Marconi, Nikola Tesla andò in tribunale con Marconi e vinse la causa davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, essendo riconosciuto come il vero inventore della radio.

- Il primo paese a riconoscere il suffragio universale femminile fu la Nuova Zelanda nel 1.893Negli Stati Uniti, a partire dal 1869, si verificarono movimenti analoghi a quelli inglesi, ma le donne riuscirono a ottenere il suffragio universale solo nel 1920, dopo la fine della prima guerra mondiale. Tra le leader del movimento statunitense deve essere ricordata Alice Paul. In Germania le donne ottennero tale diritto nel 1919. In diversi altri paesi la conquista del suffragio universale fu più tortuoso. La Francia, ad esempio, che pure aveva avuto già nella rivoluzione francese una prima presa di coscienza, concesse il diritto solo nel 1945. La Svizzera riconobbe il diritto di voto alle donne solo nel 1971. In Italia il percorso fu in parte rallentato dalla unificazione avvenuta solo nel 1861. Nel 1919 le donne ottennero l'emancipazione giuridica, e pure papa Benedetto XV si pronunciò pubblicamente favorevole al diritto di voto alle donne. 
Anna Kuliscioff (1907)
Storicamente, ai primi nuclei femminili organizzati di inizio '900, aderirono inizialmente le donne della borghesia, alle quali si affiancarono successivamente cattoliche e socialiste. Tra queste ultime, da ricordare in modo particolare: Giuditta Brambilla, Carlotta Clerici e Anna Kuliscioff. Fu solo il 30 gennaio 1945, quando l'Italia era ancora in guerra, che il Consiglio dei Ministri dell’Italia Libera presieduto da Bonomi approvò il decreto legge De Gasperi-Togliatti, che prevedeva il diritto di voto esteso a tutti gli italiani che avessero 21 anni compiuti. Le donne votarono, per la prima volta, il 2 giugno 1946, per l'elezione dell’Assemblea costituente e per il Referendum per la scelta tra monarchia e repubblica. Il principio, stabilito dal decreto legge del 1945 e firmato dal Luogotenente generale del Regno Umberto di Savoia, venne ripreso in seguito dalla Carta costituzionale italiana, entrata in vigore nel 1948 dopo la conclusione della seconda guerra mondiale.
  
Nel 1.894 - Affare Dreyfus in Francia, che giustificherà la nascita del sionismo. In seguito alla presidenza di Sadi Carnot del 1887, nuovi movimenti nazionalisti presero il sopravvento e al grido di "La Francia ai Francesi" iniziò a diffondersi una preoccupante ideologia antisemita che raggiunse il suo culmine nel settembre 1894 con l'Affaire Dreyfus, che riguardò l'accusa di spionaggio militare a favore della Germania di un ufficiale francese di origine ebrea. Le accuse, basate su elementi estremamente deboli, costarono a Dreyfus cinque anni di carcere sull'isola del Diavolo, per essere riabilitato completamente solo nel 1906. Un diplomatico italiano allora in servizio a Parigi, Raniero Paolucci di Calboli, si convinse ben presto dell'innocenza di Dreyfus e cominciò così a raccogliere materiale sul caso, tanto da lasciare ai posteri un notevole archivio, oggi conservato a Forlì. L'affaire produsse grande risonanza mediatica e sancì la nascita dell'intellettuale moderno nel "J'accuse!" di Émile Zola. Nel dettaglio dell'"affaire", il colonnello Picquart riuscì ad avvertire contemporaneamente dei fatti comprovanti l'innocenza di Dreyfus, sia il vicepresidente del Senato Auguste Scheurer-Kestner che lo scrittore ebreo Bernard Lazare, amico di famiglia di Dreyfus, il quale fece partire un'intensa campagna stampa a favore del prigioniero. I «dreyfusards» presero coraggio. Molti intellettuali radicali, per esempio Octave Mirbeau, aderirono alla campagna innocentista. Il 25 novembre 1897, Émile Zola pubblica sul quotidiano «Le Figaro» un articolo che finisce con: «La verità è in marcia». Così spiegò il suo interventismo pubblico: «Dietro le mie azioni non si nascondono né ambizione politica, né passione di settario. Sono uno scrittore libero, che ha dedicato la propria vita al lavoro, che domani rientrerà nei ranghi e riprenderà la propria opera interrotta [...] E per i miei quarant'anni di lavoro, per l'autorità che la mia opera ha potuto darmi, giuro che Dreyfus è innocente...Sono uno scrittore libero, che ha un solo amore al mondo, quello per la verità...». Un «antidreyfusard» onesto, Georges Clemenceau, energico e famosissimo politico radicale francese soprannominato «Il Tigre», rivide le sue posizioni e a novembre iniziò la sua campagna per la revisione del processo ospitando sul suo giornale, «L'Aurore», il 13 gennaio 1898, la famosa lettera di Zola al Presidente della Repubblica Félix Faure, intitolata "J'accuse!". Nelle parole della storica statunitense Barbara W. Tuchman, si trattò di "una delle grandi rivoluzioni della storia". Il giorno dopo, sempre su «L'Aurore», apparve la celebre «Petizione degli intellettuali», che reca tra i firmatari metà dei professori della Sorbona e numerosi artisti, come Gallè, l'artista del vetro, il grande Manet, Jules Renard, Andrè Gide, Anatole France. Erano stati tanti giovani brillanti della Parigi di fine secolo - tra i quali Marcel Proust e il fratello Robert, con gli amici Jacques Bizet, Robert des Flers - a impegnarsi a far firmare il manifesto nel quale si dichiaravano pubblicamente dalla parte di Zola - subito inquisito e condannato per vilipendio delle forze armate sia in primo che secondo grado - e quindi di Dreyfus. Lo Stato Maggiore rispose facendo arrestare Picquart e scatenando sui giornali nazionalistici una violenta campagna di diffamazione contro ebrei, democratici e liberali.

Nel 1.895 - La Germania raggiunge, nel panorama europeo, il primato nei 4 settori industriali: siderurgico, chimico, elettrico e meccanico.

- Scoperta dei raggi X da parte del tedesco Rontgen.

- Marconi inventa il telegrafo senza fili

- Prima proiezione cinemato­grafica pubblica dei francesi fratelli Lumiére.

Nel 1.896 - Theodor Herzl, ebreo originario della Germania, pubblica “Lo Stato ebraico”, testo fondamentale del movi­mento sionista.

Nel 1.897 - L'affaire Dreyfus stimola la nascita del sionismo, l'aspirazione degli ebrei a possedere una loro nazione. Il fondatore del sionismo è Theodor Herzl, un giornalista ashkenazita (ebreo originario della Germania o di altri stati dell'Europa centrale e orientale) assimilato suddito dell'Impero austro-ungarico. Nel 1895 Herzl fu inviato come corrispondente del suo giornale a Parigi per seguire il processo dell'affare Dreyfus, esploso nel 1894, che fu accompagnato da una feroce campagna di stampa francese che riproponeva stereotipi antisemiti. In seguito a questa esperienza, Herzl si rese conto che l'assimilazione e l'integrazione degli ebrei in Europa non aveva dato frutti e che gli ebrei avevano bisogno di un proprio Stato, dove poter vivere in pace e sicurezza lontano dai pregiudizi e dalle false accuse tipici dell'antisemitismo. La sua conclusione derivava dalla sua esperienza nell'Impero austro-ungarico: in una compagine nazionale eterogenea, come si presentava a fine Ottocento l'Impero asburgico, italiani, serbi, croati, ungheresi, cechi, slovacchi, polacchi galiziani, tedeschi di Boemia e di Transilvania, tutti avevano i propri rappresentanti nel Parlamento imperiale e potevano appellarsi a una propria "nazione" e a una "terra" che loro apparteneva, una "patria" dentro o fuori i confini dell'impero, tutti tranne gli ebrei, né gli altri popoli riconoscevano gli ebrei come parte di essi. Herzl avrebbe sviluppato la sua idea e l'avrebbe tradotta in Der Judenstaat ("Lo Stato degli Ebrei"), un volume pubblicato all'inizio del 1896 senza conoscere gli scritti dei suoi predecessori e subito tradotto in varie lingue. All'immediato successo del volume e al dibattito suscitato, Herzl fece seguire il primo Congresso Sionista Mondiale, che si tenne a Basilea dal 29 al 31 agosto 1897, col fine di costituire un movimento permanente. Il Programma di Basilea affermava che: "il sionismo si sforza di ottenere per il popolo ebraico un focolare garantito dal diritto pubblico in Palestina". I metodi da adottare per il raggiungimento di questo obiettivo erano: 1) l'incoraggiamento della colonizzazione ebraica in Palestina; 2) l'unificazione e l'organizzazione di tutte le comunità ebraiche; 3) il rafforzamento della coscienza ebraica individuale e nazionale; 4) iniziative per assicurarsi l'appoggio dei diversi governi per realizzare gli obiettivi del sionismo. Herzl si inserì in una tradizione di pensiero di lingua tedesca iniziata con Hess, e in quella tradizione riunì attorno a sé la prima generazione di leader sionisti (Max Bodenheimer, Max Nordau, Otto Warburg, David Wolffsohn), a cui sono state vicine anche personalità come Albert Einstein. Questa tradizione era quasi compattamente parte della corrente dei "Sionisti generali" (ossia non affiliati a movimenti specifici) di ispirazione liberale. Le idee di Herzl si inserirono in un movimento migratorio ebraico già in atto, causato, in Russia, dai pogrom degli anni 1881-1882 e poi degli anni 1903-1906. Secondo dati del 1930, dal 1880 al 1929 emigrano dalla Russia 2.285.000 ebrei e di questi, 45.000 affluirono in Palestina. La stragrande maggioranza preferì recarsi altrove: 1.930.000 scelsero le Americhe, 240.000 l'Europa ed i restanti l'Africa e l'Oceania. Dall'Austria, dall'Ungheria e dalla Polonia emigrano, dal 1880 al 1929, in 952.000: 697.000 nelle Americhe, 185.000 in altri Paesi europei, 40.000 in Palestina. Proporzioni analoghe si riscontrarono fra i migranti provenienti da altri Paesi. In totale, durante questi decenni migrano 3.975.000 ebrei: 2.885.000 negli Stati Uniti, 365.000 nel resto delle Americhe (principalmente Argentina e Canada), 490.000 in Europa occidentale e centrale (specie Francia e Germania), e solo 120.000 in Palestina. L'importanza dell'emigrazione dalle terre soggette all'Impero russo (oggi facenti parte di Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina) portò naturalmente all'emergere di una leadership di tali origini nel movimento sionista, come ad esempio Leon Pinsker. Nell'Ebraismo americano, importante più dal punto di vista del sostegno finanziario che dell'emigrazione, svolse un ruolo fondamentale il rabbino Solomon Schechter.

Gustav Klimt - Il bacio.
- A Vienna, Gustav Klimt guida il movi­mento artistico della Sezession.

Dal 1.898 - In Italia, tra il 1898 e il 1899 la fame e la disoccupazione portarono a una situazione apparentemente rivoluzionaria.

Nel 1.899 - Nell'impero austro-ungarico la situazione continuò a rimanere instabile sino al governo Koerber (1899-1904). Ernest von Koerber riuscì a raggiungere una certa stabilità manovrando abilmente l'opinione pubblica, con l'introduzione di un'assicurazione contro l'invalidità e la vecchiaia e con la riduzione della giornata lavorativa dei minatori a nove ore. Limitandosi a risolvere problemi amministrativi, non avrebbe certo assicurato pace e stabilità per gli anni successivi.

- La tedesca Bayer mette in commercio l'aspirina.

- L'800, che si era aperto con il principio di legittimità dei sovrani artefici della Restaurazione post-Napoleonica, si chiude con i principi di nazionalità e autodeterminazione dei popoli. Durante quel secolo, si era passati dalla prevalenza di regimi autoritari e conservatori ad ordinamenti sempre più liberali e democratici, caratterizzati da un'impegno sociale crescente.

Nel 1.900 - Agli inizi del '900, l'Europa rappresentava uno spazio, dal punto di vista civile e culturale, fortemente solidale. Dal 1.871 al 1.914 era stata unitaria come mai prima e condivideva gli stessi valori e ideali, ma la relativa facilità con cui i gruppi dirigenti poterono scatenare una grande guerra sul suolo europeo, dimostra che le aggregazioni particolaristiche e le contrapposizioni conservavano un'influenza determinante rispetto ai motivi di omogeinità e solidarietà. E' perciò legittimo indicare la Grande Guerra, il primo conflitto mondiale, come guerra civile europea. Da un secolo non vi erano state guerre, sul suolo europeo, fra potenze europee lontane e le spedizioni militari avvenivano perlopiù per le occupazioni, nelle colonie, contro popolazioni più deboli. Ma i motivi del conflitto non vanno ricercati nella competizione coloniale fra potenze, infatti le maggiori potenze imperialistico-coloniali, Francia e Gran Bretagna, furono alleate fra di loro e con la Russia (formando la Triplice Intesa), altra potenza imperialistica rivale del Regno Unito in Oriente, contrapposte alla Triplice Alleanza, formata da potenze che si interessavano di più ai loro interessi e confini in Europa: l'impero germanico, quello austro-ungarico e l'Italia. In particolare, l'impero militaristico prussiano era stato frustrata nelle sue aspirazioni coloniali e aveva spostato le sue pressioni imperialistiche sull'Europa orientale mentre nell'impero asburgico austro-ungarico, costellato dalle popolazioni tedesche, magiare (ungheresi), ceche, slovacche, polacche, ucraine, slovene, croate, serbe, rumene e italiane, erano in corso lotte per l'autonomia e l'autodeterminazione.

- In Europa, nel mondo culturale, a un periodo di generale fiducia positivistica nei progressi della scienza e della tecnica (positivismo), subentrò, dalla fine dell'800, una fase di crisi di certezze e di abbandono nichilistico dei valori progressisti che avevano accompagnato le lotte politiche liberali, democratiche e socialiste. Si determinò un clima irrazionalistico che consentì la diffusione di massa di ideologie nazionaliste, razziste e belliciste, contribuendo ad arroventare lo scenario politico europeo. La crescente rivalità tra gli stati modificò il significato del nazionalismo che cessò di essere legato all’unità solidale del continente ma si trasformò in un'esaltazione del “sacro diritto” di ogni popolo a coltivare l’egoismo nazionale.

- Nel merito dell'evoluzione del pensiero filosofico europeo, i movimenti d'opinione che si sono scatenati fin dalla metà dell'800, in cui Marx ed Engels avevano individuato nel materialismo storico nuove vie per gestire la massificazione, con la rivendicazione alla partecipazione delle risorse, sono stati: il positivismo con la sua fede nel sistema scientifico, che pretendeva di gestire la pesante massificazione conseguita dalla rivoluzione industriale e il decadentismo come ricerca della sopravvivenza culturale dell'occidente che causò a sua volta l'espressionismo, la volontà dell'individuo di rappresentare il proprio "sentire" nella corsa generale verso il futuro. Nel '900 apparirà il futurismo ed in seguito l'esistenzialismo che separerà l'essenza umana (impersonale) dalle specificità della vita individuale... l'ansia insita nel scegliere, occasione che solo la libertà offre. E le Arti hanno materializzato, punto per punto, tutto il percorso di questo pensiero.

- Ai primi del '900, fra i paesi industriali produttori, la Germania fu seconda solo agli Stati Uniti d'America, che rappresentava il maggior mercato interno del mondo, per quanto il suo sistema bancario fosse ad uno stato embrionale ed esportava solo il 5% della sua produzione. Alcune nazioni europee, da parte loro, investivano negli USA per il 10% del suo mercato in: armamenti, nelle industrie telegrafiche, telefoniche e tranviarie oltre a gas, acqua ed elettricità... tutti asset collegati alle urbanizzazioni.

- In Italia, con l'ascesa al trono di Vittorio Emanuele III, in seguito all'assassinio di Umberto I per mano dell'anarchico Gaetano Bresci (il 29 luglio 1900), ebbe inizio un periodo di rapida evoluzione.

- A Vienna Sigmund Freud pub­blica "L'interpretazione dei sogni".

- (Negli USA) M. Planck enuncia la “Teoria dei quanti”.

Nel 1.902 - Dopo anni in cui la Germania pareva dirigere le sorti d'Europa, intorno al 1902 le altre potenze, sempre più urtate dall'arroganza tedesca, cominciarono a intraprendere trattative più o meno segrete per regolare i loro rapporti a proposito delle colonie, estromettendo la Germania. Il primo patto in tal senso venne stipulato il 30 gennaio 1902 tra Gran Bretagna e Giappone, alleanza che porterà indirettamente lo stato giapponese in guerra con la Russia. Questa trattativa diplomatica fu la prima a decretare la fine dello "splendido isolamento" e l'avvicinamento alla nascita di un nuovo e solido blocco politico europeo.

- Nello stesso anno, erano cominciate le prime trattative segrete tra Francia e Italia, che avrebbero preparato quest'ultima alla guerra italo-turca combattuta tra il 1911 e il 1912. In tale modo l'Italia aveva intrapreso un doppio gioco diplomatico: se da una parte nell'autunno del 1902 rinnovava la Triplice Alleanza con Germania e Austria, dall'altra assicurava alla Francia la neutralità nel caso in cui i suoi alleati le avessero dichiarato guerra.

- Fondamentalmente ogni alleanza fra potenze europee, era valida solo per la difesa da un'eventuale attacco, infatti, alla fine della Grande Guerra nessuno avrebbe riconosciuto di avere attaccato per primo.

Julio Cervera.
- L'opinione mondiale (USA esclusi) conserva la certezza, dimostrabile da libri e da l'inventore della radio fu Julio Cervera, che secondo recenti ricerche, ha sviluppato la radio undici anni prima di Marconi, per quanto abbia lavorato con Marconi quando erano entrambi a Londra. È vero che Marconi ha inventato il telegrafo senza fili, ma per trasmettere i segnali, senza nessun suono. Julio Cervera Baviera trasmise la voce umana senza fili tra Alicante e Ibiza nel 1.902. Tuttavia, va tenuto a mente che 15 anni prima di Marconi e 4 anni prima Julio Cervera, Nikola Tesla aveva già fatto diversi spettacoli e pubblicazioni sui principi della radio. Dopo la contesa sul brevetto Marconi, Nikola Tesla andò in tribunale con Marconi e vinse la causa davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, essendo riconosciuto come il vero inventore della radio.
documentazione storica, che prova che 

Nel 1.903 - Primo volo di un aereo a motore, quello dei fratelli Wright.

Nel 1.904 - Intesa  Franco-Britannica sulle colonie. L'“Entente cordiale”, in cui le due parti riconoscevano le loro sfere d'influenza coloniale, fu un duro colpo per il Reich germanico che, pur mantenendo una facciata di indifferenza, capiva di perdere importanza nelle questioni d'oltremare.

- Inizia il conflitto russo-giapponese.

Nel 1.905 - Nella guerra russo-giapponese del 1904-1905 per la prima volta nella storia moderna uno stato europeo fu sconfitto da una nazione di razza non bianca. L’umiliazione fu particolarmente sentita in un periodo in cui andavano diffondendosi teorie razziste sulla superiorità biologica della razza bianca, destinata a dominare e a civilizzare il mondo intero (razzismo).

- Rivoluzione in Russia; lo zar con­cede la costituzione di un parlamento.  Il primo organo russo degno di un regime parlamentare fu la Duma, frutto della cosiddetta prima rivoluzione del 1905, nata anche a causa delle delusioni nella guerra persa contro il Giappone. Alla fine della rivoluzione lo zar concesse un regime vagamente parlamentare basato su due Camere con potere legislativo (il consiglio di stato e la Duma), ma con nessuna possibilità di influenzare l'attività di governo, continuando i ministri a dipendere dai voleri dello zar.

- Nasce in Germania il gruppo di pittori espressionisti del movimento Die Brùcke.

- A Parigi Pablo Picasso, superata la fase del "periodo blu", vive il "periodo rosa" della sua pittura.
  
- Einstein enuncia la teoria della relatività ristretta.

Nel 1.907 - La corsa alle alleanze scatenata da Otto von Bismarck, che nel 1882 aveva allargato l'alleanza fra la Germania e gli Asburgo all'Italia, (la triplice alleanza) nel tentativo di spegnere nei francesi ogni velleità di rivincita per la sconfitta patita nel 1871 e pensata anche in senso anti russo, sbarrando allo zar ogni possibilità di mettere piede nel Mediterraneo, per reazione, vide sancita un'alleanza tra Francia  e Russia  nel 1893 alla quale si aggiunse, nel 1907 la Gran Bretagna  (la triplice intesa).

Le varie etnie presenti nell'impero austro-ungarico nel 1910.
- Fondamentalmente ogni alleanza fra potenze europee era valida solo per la difesa da un'eventuale attacco e infatti, alla fine della Grande Guerra nessuno avrebbe riconosciuto di avere attaccato per primo.

- La crescente rivalità tra gli stati modifica il significato del nazionalismo: l’idea di nazione cessa di essere legata ad un’aspirazione all’unità del continente e si trasforma in esaltazione del “sacro diritto” di ogni popolo a coltivare l’egoismo nazionale.

- Il papa Pio condanna il modernismo, che considera i dogmi idee morali e non verità assolute.

Nell'impero ottomano, i vari gruppi che costituivano l’opposizione al governo sultaniale, capeggiati dal Comitato “Unione e Progresso” e dalla società “Patria e Libertà” guidata da Mustafa Kemal (il futuro Atatürk) si fusero nel Partito che ordinariamente venne denominato “dei Giovani Turchi”, con un programma fortemente nazionalista e modernizzatore ispirato principalmente al nazionalismo tedesco e alle tesi teistico-scientiste care agli ambienti massonici (le logge massoniche erano penetrate nel mondo musulmano già dalla fine del Settecento, sull’onda dell’entusiasmo suscitato in Egitto dal proclama che il giovane generale Bonaparte aveva pubblicato in Alessandria il 2 luglio del 1798). Le genti anatoliche, pretendevano i “Giovani Turchi”, andavano rigorosamente turchizzate espellendo dalla penisola le minoranze etniche (arabi nel Meridione, turchi e armeni nell’interno, greci sulle coste occidentali); da questo punto di vista – mentre i curdi, iranici e musulmani, venivano soggetti a una specie di turchizzazione unilaterale -, il problema più grave era costituito dagli armeni, che per giunta erano anche cristiani. L’Islam difatti, dal punto di vista non tanto propriamente religioso quanto storico-culturale, stava sempre più divenendo nella prospettiva nazional-progressista turca una parte del progetto di costruzione di una nuova “grande patria turca”. I “Giovani Turchi”, filotedeschi e ammiratori della Germania guglielmina, si andavano dal canto loro distinguendo in nazionalisti “piccolo-turchi e in “grandi turchi” panturanici: una distinzione che ripeteva esattamente quella dei nazionalisti tedeschi in “piccoli tedeschi” che guardavano alla Germania vera e propria e in “grandi tedeschi” pangermanisti che aspiravano all’unione di tutte le stirpi germaniche d’Europa, così come era stato per panslavisti. La fazione dei “Giovani Turchi” che s’ ispirava al pangermanesimo sognava un futuro impero “da Edirne a Samarcanda”, fondato sull’unione in un solo grande stato-nazione di tutte le genti turche a ovest e ad est del Caspio. Non bisogna dimenticare queste aspirazioni, perché nella società turca di oggi esse stanno risorgendo e fanno parte del complesso panorama nazional-religioso dei movimenti che appoggiano il presidente Erdoğan. (Franco Cardini da https://ytali.com/2016/06/03/a-proposito-del-genocidio-armeno-e-non-solo-2/). Inoltre i dirigenti dei "Giovani Turchi", in particolare Talat Paşa, si macchiarono delle colpe del genocidio armeno, condotto durante la prima guerra mondiale.

Nel 1.908 - L’amicizia del più potente sovrano d’Europa, il Kaiser Guglielmo II,  non bastò a proteggere il sultano ottomano dai giovani militari e intellettuali che erano, fra l'altro, a loro volta dei sinceri ammiratori della giovane e fiera Germania imperiale. La rivolta militare di Salonicco capeggiata da un gruppo di giovani ufficiali (i Giovani Turchi) tra i quali si distingueva il leader Enver Bey, nel luglio del 1908, aveva come scopo immediato il ristabilimento della costituzione del 1876 che era stata successivamente sospesa: ma rappresentava in realtà la generale sconfessione del governo di Abdül-Hamit che, nonostante avesse accettato il reintegro costituzionale, fu deposto meno di un anno dopo. Il nuovo sultano Mehmet V dovette affrontare una serie di sollevazioni, dall’Albania alla penisola arabica.

In seguito alla presa del potere dei Giovani Turchi nell'impero ottomano, l'Austria-Ungheria si annette la Bosnia-Erzegovina, che era stata controllata legalmente dall'impero asburgico fin dalla stesura del primo trattato di Berlino, nel 1878, quando in seguito al conflitto russo-turco, Romania, Serbia e Montenegro ottennero l'indipendenza. L'annessione provocherà preoccupazionerisentimento da parte della Serbia nei confronti dell'Austria-Ungheria, poiché nei territori della Bosnia-Erzegovina viveva una popolazione di soli serbo-croati.

- Nel settembre del 1908, la Grecia si annette Creta e in ottobre di quell'anno, Ferdinando I di Sassonia-Coburgo si proclama czar di Bulgaria, che si stacca così dall'orbita ottomana. Si andava preparando, con l’accordo almeno provvisorio di Austria e Russia - e la riserva di un loro futuro scontro per l’egemonia - la definitiva deturchizzazione, anche formale, dell’intera penisola balcanica.
- (Negli USA) Inizia a Detroit la produzione in massa delle automobili con il Modello T della Ford.

Nel 1.909 - Deluso dall'annessione all'Austria-Ungheria della Bosnia (dove vivevano 825.000 serbi di fede ortodossa e abitavano molti altri sostenitori della causa serba) e costretto a riconoscere tale annessione nel marzo 1909, mettendo così un freno alle agitazioni dei nazionalisti serbi, il governo serbo rivolge le sue mire espansionistiche verso sud, in quella che era la "Vecchia Serbia" (il Sangiaccato di Novi Pazar e la provincia del Kosovo). Alle mire serbe si aggiunsero quelle della Bulgaria, che dopo aver ottenuto l'appoggio della Russia nell'aprile 1909, desiderava annettere i territori ottomani in Tracia e Macedonia. Nel frattempo, il 28 agosto 1909 in Grecia, un gruppo di ufficiali (Stratiotikos Syndesmos) chiesero una riforma costituzionale, la rimozione della famiglia reale dalla guida delle forze armate e una politica estera più decisa e nazionalista con cui poter risolvere la questione cretese e ribaltare l'esito della sconfitta del 1897.

- In Italia, Filippo Tommaso Marinetti pubblica il "Manifesto del futurismo".

- Produzione della bachelite, resina sintetica.

Nel 1.910 - A seguito delle mire espansionistiche serbe verso la "Vecchia Serbia" del 1909, si verifica l'insurrezione della popolazione albanese in Kosovo (appoggiata dai Giovani Turchi) e, nell'agosto 1910, il Montenegro diventa a sua volta un regno.

- Comincia la pubblicazione dei “Principia mathematica” di B. Russell.

Nel 1.911 - Guidata dalla forte personalità di Giovanni Giolitti, l'Italia fece progressi notevoli, coronati dalla fortunata guerra italo-turca combattuta tra il settembre del 1.911 e l'ottobre del 1.912. Tra il 1910 e il 1914 si conseguì la massificazione dell'istruzione secondaria e l'ingresso della donna del mondo del lavoro qualificato (con la "rivoluzione" della macchina da scrivere). Alla vigilia della prima guerra mondiale l'Italia, passando da un'economia prevalentemente agricola a una di stampo industriale, era divenuta la settima potenza industriale del mondo e aveva inoltre dato prova di buone capacità militari nel conflitto contro la Turchia. La guerra italo-turca (nota in italiano anche come guerra di Libia e per i turchi come Guerra di Tripolitania) fu combattuta dal Regno d'Italia contro l'Impero ottomano tra il 29 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912, per conquistare le regioni nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica. Le ambizioni coloniali spinsero l'Italia ad impadronirsi delle due province ottomane che nel 1934, assieme al Fezzan, avrebbero costituito la Libia, dapprima come colonia italiana ed in seguito come Stato indipendente. Durante il conflitto fu occupato anche il Dodecanneso, arcipelago del Mar Egeo; quest'ultimo avrebbe dovuto essere restituito ai turchi alla fine della guerra, ma rimase sotto amministrazione provvisoria da parte dell'Italia fino a quando, con la firma del trattato di Losanna nel 1923, la Turchia rinunciò a ogni rivendicazione, e riconobbe ufficialmente la sovranità italiana sui territori perduti nel conflitto. Nel corso della guerra, l'Impero ottomano si trovò notevolmente svantaggiato, poiché avrebbe potuto rifornire il suo piccolo contingente in Libia solo attraverso il Mediterraneo e la flotta turca non fu in grado di competere con la Regia Marina; gli Ottomani, così non riuscirono ad inviare rinforzi alle loro province nordafricane. Pure se minore, questo evento bellico fu un importante precursore della prima guerra mondiale, perché contribuì al risveglio del nazionalismo nei Balcani. Osservando la facilità con cui gli italiani avevano sconfitto i disorganizzati turchi ottomani, i membri della Lega Balcanica attaccarono l'Impero prima del termine del conflitto con l'Italia. Durante il conflitto italo-turco si registrarono numerosi progressi tecnologici nell'arte militare tra cui, in particolare, l'impiego dell'aeroplano (furono schierati in totale 9 apparecchi) sia come mezzo offensivo che come strumento di ricognizione. Il 23 ottobre 1911 il pilota Carlo Maria Piazza sorvolò le linee turche in missione di ricognizione, e il 1º novembre dello stesso anno l'aviatore Giulio Gavotti lanciò a mano la prima bomba aerea (grande come un'arancia, si disse) sulle truppe turche di stanza in Libia. Altrettanto significativo fu l'impiego della radio con l'allestimento del primo servizio regolare di radiotelegrafia campale militare su larga scala, organizzato dall'arma del genio sotto la guida del comandante della compagnia R.T. Luigi Sacco e con la collaborazione dello stesso Guglielmo Marconi. Infine, il conflitto libico registrò il primo utilizzo nella storia di automobili in una guerra: le truppe italiane furono dotate di autovetture Fiat Tipo 2 e motociclette SIAMT.

- Resta il fatto che la Libia è stata un'entità inventata dall'Italia e non era mai stata un'entità politica unitaria, antefatto che potrebbe motivare l'attuale crisi libica. La Libia non ha mai posseduto un tessuto sociale comune fra le varie tribù.

"Composition" di
Wassily Kandinsky
- In Germania inizia la sua attività il gruppo espressionista "der Blaue Reiter", con Kandinsky e Klee.

- A Parigi S. Diaghilev mette in scena il balletto "Petruska".

- (Negli USA) Il 25 marzo 1.911, a New York, vi fu un incendio della fabbrica Triangle dove 148 persone, di cui la maggior parte donne, persero le loro vite... C'è chi pensa che questo tragico evento sia avvenuto l'8 di marzo, da cui l'anniversario della Giornata internazionale della Donna. La "Giornata Internazionale della Donna", nei nostri tempi comunemente definita "Festa della Donna", è un giorno di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne; una festività internazionale celebrata in diversi paesi del mondo occidentale l'8 marzo. L'8 marzo era originariamente una giornata di lotta, specialmente nell'ambito delle associazioni femministe: una protesta alle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli. Tuttavia nel corso degli anni il vero significato di questa ricorrenza è andato un po' sfumando, lasciando il posto ad una ricorrenza caratterizzata anche, se non soprattutto, da connotati di carattere commerciale e politico: l'usanza di regalare mimose in occasione della festa non è diffusa ovunque.
La prima giornata internazionale della Donna fu celebrata il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti in seguito alla sua dichiarazione da parte del Partito Socialista Americano. L'idea di istituire una giornata internazionale della donna fu per la prima volta presa in considerazione all'alba del 20° secolo quando la rapida industrializzazione e l'espansione economica portò a molteplici proteste sulle condizioni di lavoro. Nel 1.910 si tenne la prima conferenza internazionale delle donne nell'ambito della seconda internazionale socialista a Copenaghen, nell'edificio del movimento operaio al 69 di Jagtvej, la Folkets Hus (Casa del Popolo) chiamata poi "Ungdomshuset". Qui più di 100 donne rappresentanti di 17 paesi scelsero di istituire una festa per onorare la lotta femminile per l'ottenimento dell'uguaglianza sociale, chiamata "Giornata internazionale della Donna" e la tedesca Rosa Luxemburg propose di celebrarla l'8 marzo di ogni anno a venire; una giornata di lotta per promuovere l'impegno alle pari opportunità e dignità della Donna. L'anno seguente, la giornata mondiale della donna segnò oltre un milione di manifestanti in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera e fu poco dopo, il 25 marzo 1911 che vi fu l'incendio della fabbrica Triangle, che uccise 148 lavoratori, la maggior parte donne. L'insufficienza delle misure di sicurezza è stata considerata la causa dell'alto numero di morti. Questo richiamò l'attenzione sul tema della sicurezza sul lavoro, tema molto caro alle giornate internazionali della donna degli anni seguenti. Più tardi, nel 1913, prima dell'inizio della prima guerra mondiale, le donne di tutta Europa tennero delle marce di pace l'8 marzo.
Le donne russe si ritrovarono a manifestare il 23 febbraio 1917 (l'8 marzo del calendario giuliano) per la morte di circa 2 milioni di soldati russi morti in guerra. Le proteste continuarono per vari giorni fintanto che lo Zar fu costretto ad abdicare ed il governo dovette concedere il diritto al voto anche alle donne. Da quell'anno la festa viene celebrata in una data fissa, mentre precedentemente era festeggiata l'ultima domenica di febbraio. Alcuni sostengono che la data dell'8 marzo deriva da una leggenda sorta fra i circoli comunisti francesi negli anni '50, secondo la quale alcune donne di fabbriche tessili e di confezioni avrebbero condotto tali proteste l'8 marzo di tutti gli anni a partire dal 1857 nella città di New York.
Mimosa, il fiore che in Italia
celebra l'8 marzo
In Italia, nel secondo dopoguerra, la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata dall'UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell'8 marzo l'ormai tradizionale fiore della mimosa. Nell'occidente la giornata mondiale della donna fu commemorata comunque, anche se con sempre meno successo, fino alla nascita del femminismo negli anni '60. Il 1975 fu designato come "Anno Internazionale delle Donne" dalle Nazioni Unite. Le organizzazioni delle donne hanno osservato la giornata internazionale della donna in tutto il mondo l'8 marzo tenendo eventi su larga scala che onorassero gli avanzamenti della donna e ricordassero diligentemente che la continua vigilanza e l'azione sono richieste per assicurare che l'uguaglianza delle donne sia ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita. A partire da quell'anno la Nazioni Unite hanno cominciato a celebrare la giornata internazionale della donna l'8 marzo. Due anni dopo, nel dicembre 1977, l'assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una "giornata delle nazioni unite per i diritti della donna e la pace internazionale" da osservare in un qualsiasi giorno dell'anno dagli stati membri in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l'assemblea generale riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe anche l'urgenza di porre fine alla discriminazione ed ad aumentare il supporto alla piena ed eguale partecipazione.

- Negli USA, già dal 1911, si erano applicate, nelle industrie automobilistiche di Henri Ford, le teorie dell'ing. Frederick Winslow Taylor, pubblicate in “L'organizzazione scientifica del lavoro”: la catena di montaggio, immortalata in “Tempi moderni” da Charlie Chaplin. Ford, inoltre, mise al centro della sua politica aziendale l'idea che solo un'elevata capacità di consumo avrebbe assorbito una massiccia produzione industriale ed iniziò quindi a retribuire lautamente i propri dipendenti (cinque dollari al giorno, una cifra considerevole all'epoca) trasformandoli così in sicuri consumatori delle proprie automobili. Decretò fra l'altro in 8 ore la giornata di lavoro, richiesta che i socialisti europei avevano vanamente avanzato in precedenza.

Nel 1.912 - Iniziano le «guerre balcaniche», che proseguiranno nel 1913. Le guerre balcaniche furono combattute nell'Europa sud-orientale dagli stati componenti la Lega Balcanica (Regno di Bulgaria, Grecia, Regno del Montenegro e Regno di Serbia) dapprima conquistando agli ottomani la Macedonia e gran parte della Tracia per poi scontrarsi tra loro per la spartizione delle terre conquistate. Le promesse disattese ed i malumori furono causati dal mancato completamento del processo di emancipazione delle terre balcaniche da quel che rimaneva dell'Impero Ottomano. I serbi, durante la guerra russo-turca del 1877-78, avevano infatti conquistato molti territori mentre la Grecia si era annessa la Tessaglia nel 1881 (anche se poi ne dovette restituire una piccola parte agli Ottomani nel 1897) e la Bulgaria (principato autonomo dal 1878) la provincia della Rumelia orientale nel 1885. Ma anche Serbia, Grecia e Montenegro, nutrivano mire espansionistiche verso i territori che, ancora sotto il dominio ottomano, erano noti con il nome di "Rumelia orientale", la Macedonia e la Tracia. Del resto, già a metà Ottocento, le tensioni fra gli stati balcanici desiderosi di sottrarre terre in Macedonia e Tracia all'Impero Ottomano, avevano spinto le grandi potenze a far sì che lo status quo fosse mantenuto e che le autorità ottomane garantissero l'incolumità delle popolazioni cristiane a loro sottomesse coinvolte nella lotta per la liberazione dal dominio dell'impero ottomano stesso. Queste questioni, tuttavia, si ripresentarono quando nel luglio 1908 i Giovani Turchi costrinsero il Sultano a ripristinare la Costituzione ottomana da lui stesso sospesa. Fu così che l'Austria-Ungheria approfittò dell'instabilità politica dell'Impero Ottomano per annettersi la provincia della Bosnia ed Erzegovina (già occupata, in realtà, nel 1878). A sua volta, la Bulgaria si proclamò un regno completamente indipendente (nell'ottobre 1908), mentre i greci procedettero con l'annessione dell'isola di Creta (le grandi potenze, tuttavia, bloccarono quest'ultima operazione).

- Nel 1912, dopo la seconda guerra Balcanica, gli Ottomani sono cacciati dall'Albania e quasi la metà delle terre Albanesi sono assorbite dalla Serbia (Kosovo, Macedonia occidentale), Montenegro, e la punta a sud dalla Grecia (Çamëria). Questa decisione non piacque gli italiani, che non desideravano che la Serbia avesse una linea costiera estesa, ed anche gli Austro-Ungarici non volevano una Serbia potente sul loro confine a sud. Fu deciso che il paese non dovesse essere diviso ma trasformato nel Principato di Albania.

- Produzione del cellophan

Nel 1.913 - All'indomani del congresso di Berlino del 1878, in cui venne ufficialmente riconosciuta come Stato sovrano, la Serbia rimaneva un piccolo paese con poco più di 50.000 km quadrati, con strutture arcaiche e una popolazione di poco inferiore ai 2 milioni di abitanti. Senza accesso al mare, priva di ferrovie, la Serbia era costituita da un'immensa società contadina di piccoli e medi proprietari, le cui attività principali consistevano nella coltivazione dei cereali, nell'arboricoltura e nell'allevamento di maiali. Le poche industrie manifatturiere erano specializzate nella trasformazione di prodotti agricoli. La sola città importante all'epoca era Belgrado, la capitale, con circa 30.000 abitanti. Serbia e Montenegro, che avevano partecipato alle guerre balcaniche (1912-1913) contro Turchia prima e Bulgaria poi, uscendone rafforzati e ampliati territorialmente erano comunque frustrati dal fatto che il progetto di una possibile unificazione dei due Regni fu bloccato dall'Austria-Ungheria. La stessa Austria-Ungheria dichiarò, poco tempo dopo, guerra al Regno di Serbia, a seguito dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando avvenuto a Sarajevo da parte di Gavrilo Princip, un nazionalista serbo-bosniaco, che dette il pretesto che provocò la prima guerra mondiale.

- La Triplice Alleanza, in scadenza l'8 luglio 1914, era stata rinnovata anticipatamente il 5 dicembre 1912, con l'aggiunta di un particolare protocollo riguardante i Balcani. Proprio in tale contesto, allorquando nel 1913 l'Austria-Ungheria aveva progettato una operazione militare contro la Serbia, l'opposizione dell'Italia lo aveva mandato a monte, esasperando l'avversione di Francesco Ferdinando e del generale Franz Conrad von Hötzendorf e del loro apparato militare.

- V. Tatlin da inizio al movimento artistico russo del costruttivismo.

Carta degli stati balcanici
 nel 1914, in cui la Bosnia
è stata annessa all'impero
 austro-ungarico.
- Le due guerre balcaniche rappresentarono un'importante premessa per lo scoppio della Prima guerra mondiale: fu proprio in seguito all'espansione serba nella regione che l'Austria-Ungheria cominciò ad allarmarsi. Tali timori erano condivisi dalla Germania, che vedeva nella Serbia un prezioso alleato della minacciosa Russia. Dunque, fu proprio l'accresciuta potenza serba a rappresentare una delle principali ragioni che spinsero gli Imperi centrali a decretare l'inizio della prima guerra mondiale. Boris Urlanis, nel suo lavoro "Voini I Narodo-Nacelenie Europi" (del 1960), stimò che le due guerre balcaniche causarono l'uccisione di 122.000 persone durante le operazioni belliche e la morte di altre 20.000 per le ferite riportate durante gli scontri. A questi bisogna poi aggiungere gli 82.000 morti a causa delle malattie.

Nel 1.914 - Il massimo centro finanziario mondiale è Londra, la moneta più ambita la sterlina e gli USA sono debitori con i paesi europei (fra cui la Germania, che per produzione industriale ha sorpassato l'UK) per 5 miliardi di dollari.

- Nel 1914 l'erede al trono asburgico visita la città di Sarajevo proprio nel giorno di Vidovdan, una delle ricorrenze più sentite dal popolo serbo. Francesco Ferdinando sosteneva l'idea della trasformazione dell'impero, da duplice a triplice monarchia, comprendente dunque un terzo stato formato dai territori slavi della monarchia asburgica, cosa che avrebbe minacciato le idee espansionistiche serbe. Il 28 giugno del 1914 un giovane serbo-bosniaco di nome Gavrilo Princip, sospettato di appartenere alle schiere dell'organizzazione chiamata Crna ruka ("mano nera"), assassinò l'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo.

- Inizia, dopo l'attentato di Sarajevo, la prima guerra mondiale. Il Kaiser Guglielmo II si trovava a Kiel in occasione dell'annuale regata sull'Elba nell'ambito della "Settimana di Kiel" quando il 28 giugno 1914 lo raggiunse un telegramma che annunciava che l'arciduca Francesco Ferdinando in visita a Sarajevo era rimasto vittima di un attentato insieme con la consorte morganatica, Sofia (un matrimonio morganatico è un tipo di matrimonio contratto in tra persone di diverso rango sociale, che impedisce il passaggio alla moglie dei titoli e dei privilegi del marito). L'erede al trono degli Asburgo si recò in visita ufficiale nella città serba il 28 giugno 1914, in occasione dell'anniversario della sconfitta che i turchi avevano inflitto ai serbi nella battaglia del Kosovo del 1349. L'organizzazione terroristica serba "Mano Nera" aveva affidato a sei giovani cospiratori il compito di attentare alla vita dell'arciduca in nome dell'indipendenza serba. In mattinata uno di questi lanciò una bomba contro la macchina dell'erede, ma l'ordigno, rimbalzando sulla fiancata, esplose contro l'automezzo successivo, ferendo due ufficiali. Nonostante il tentato assassinio, il corteo continuò il suo cammino e giunto in municipio Francesco Ferdinando apostrofò le autorità in tono irato: « È così che accogliete i vostri ospiti? Con le bombe? ». L'arciduca chiese di essere condotto in automobile all'ospedale, per far visita agli ufficiali feriti e il fato volle che in una strada stretta, incrociassero Gavrilo Princip, che esplose contro il "bersaglio mancato" due colpi ferendo entrambi i passeggeri, che morirono lungo il tragitto. Al diffondersi della notizia del crimine tutte le nazioni reagirono indignate e con orrore. Solo due paesi rimasero insensibili all'accaduto: l'Austria e la Serbia. Da una parte la stampa serba fece ben poco per dissimulare il suo compiacimento, come anche l'opinione pubblica e lo stesso governo che, appena uscito malamente dalle guerre balcaniche, non desiderava altro che pace e reagì in modo stranamente apatico. L'Austria, del resto, diede inizio a una debole indagine per determinare se la Serbia avesse effettivamente avuto parte all'attentato, dalla quale non emerse alcuna prova a sostegno di questa tesi. Gli attentatori non erano a conoscenza della natura dei rapporti tra l'imperatore d'Austria e l'arciduca. Questi, infatti, era uno dei pochi uomini di potere che guardasse con una certa simpatia alla causa serba e si pensava che progettasse di sostituire il dualismo austro-ungarico con un trialismo di Austria, Ungheria e paesi slavi meridionali. Per le sue idee politiche e per lo scandaloso matrimonio con Sophie Chotek von Chotkowa, che non apparteneva a nessuna delle dinastie europee regnanti, Francesco Ferdinando si era alienato le simpatie della corte e dello stesso zio, l'imperatore Francesco Giuseppe, che sembra aver reagito alla notizia dell'attentato con queste parole: « Un potere superiore ha ristabilito l'ordine che io, purtroppo, non sono riuscito a preservare ». Nonostante un mese di continui rimandi, già all'indomani dell'attentato, il ministro degli esteri austriaco, conte Berchtold, e il capo di stato maggiore, barone Conrad von Hötzendorf, fremevano al pensiero di approfittare della situazione per ridimensionare il ruolo della SerbiaFrancesco Giuseppe, però, non si dimostrava pienamente convinto dal progetto e temeva che un attacco alla Serbia avrebbe coinvolto altre potenze, prima fra tutte la Russia. Il conte Tisza, il primo ministro ungherese, condivideva gli stessi dubbi dell'imperatore obiettando che non sarebbe stato difficile trovare un casus belli qualora ce ne fosse stato bisogno. Il capo di stato maggiore Conrad von Hötzendorf, allora, si preoccupò di coprire le spalle all'Austria e cercò di coinvolgere la Germania, inviando al Kaiser un memorandum e una lettera personale firmate dell'imperatore. D'altro canto Guglielmo II non aveva bisogno di sollecitazioni e rivelò subito i suoi più drastici intenti. In realtà, fino a poco tempo prima, il Kaiser si era sempre presentato di indole moderata riguardo a un conflitto su vasta scala e questo suo mutamento di umore risultò assai strano. Probabilmente le cause sono da ricercare nel fatto che non voleva essere tacciato di debolezza o, piuttosto, che voleva ricordare l'amicizia che lo legava al principe assassinato. Fatto sta che il 5 luglio con una lettera la Germania assicurava il suo più completo appoggio, aggiungendo che la Russia "non era assolutamente pronta per la guerra". Riguardo al terzo componente della Triplice Alleanza, l'Italia, l'Austria preferì tenere Roma all'oscuro dei propri piani, sicura che sarebbe bastato l'alleato tedesco a scongiurare il disastro.
Nelle due settimane successive all'attentato la situazione europea sembrava ancora lontana dallo scoppio di un conflitto su vasta scala, tanto che in tutti i paesi le previsioni si mostravano sempre ottimistiche. Il 30 giugno Sir Arthur Nicolson, il più alto funzionario al Foreign Office (il dicastero del Regno Unito responsabile della promozione degli interessi del Paese all'estero), scrisse all'ambasciatore britannico a San Pietroburgo: «La tragedia che si è appena consumata a Sarajevo non comporterà, credo, ulteriori complicazioni». Nel frattempo in Austria i ministri discutevano su quali misure dovessero adottare contro la Serbia e solo il conte Tisza sembra covare profetici dubbi: «[l'attacco austriaco alla Serbia] provocherà, per quanto umanamente possibile prevedere, una guerra mondiale». Le incertezze del primo ministro ungherese, però, vennero presto messe in sordina di fronte al fatto che ulteriori indugi avrebbero solo peggiorato la situazione. Se l'Austria si fosse mostrata debole, avrebbe infatti rischiato di perdere la stima e l'appoggio della Germania. Mentre  Sir Arthur Nicolson persisteva nel suo atteggiamento ottimista, scrivendo all'ambasciatore britannico a Vienna «Dubito che l'Austria prenda iniziative serie e prevedo che la tempesta si placherà ».
Intorno al 9 luglio in Austria si cominciavano a muovere i primi passi per la redazione di un ultimatum da inviare al governo serbo. L'obiettivo consisteva nell'avanzare delle richieste talmente improponibili che il netto rifiuto serbo avrebbe inevitabilmente spinto l'Austria a dichiararle guerra. Le condizioni, definite a Vienna il 19 luglio, erano rappresentate in quindici punti, alcuni dei quali violavano palesemente l'autonomia serba. Oltre alla repressione di qualsiasi forma di propaganda antiaustriaca, l'ultimatum chiedeva che il governo serbo condannasse i militari implicati nell'attentato, che promettesse la cessazione delle ingerenze in Bosnia e esigeva l'esonero di qualsiasi funzionario serbo e la nomina di funzionari austriaci nei posti di potere.
Il 21 luglio, dietro spinta dei propri ministri, Francesco Giuseppe diede l'assenso alle condizioni poste, dichiarando: «La Russia non può accettarlo... Ciò significa la guerra generale». L'ultimatum venne consegnato alla 6 di mattina del 23 luglio ponendo come termine massimo 48 ore. Il giorno successivo il governo tedesco avviò la propria politica offensiva trasmettendo ai governi di Russia, Francia e Gran Bretagna delle note diplomatiche che definivano le richieste austriache "moderate e giuste", aggiungendo, a mo' di minaccia, che "ogni interferenza" avrebbe portato a incalcolabili conseguenze. Due minuti prima della scadenza delle 48 ore, la risposta serba venne consegnata all'ambasciatore austriaco, barone Giesl, che, senza averla neanche letta, secondo gli ordini ricevuti, lasciò in treno Belgrado. Tre ore dopo cominciava la parziale mobilitazione delle forze austriache sul fronte serbo. Il 24 luglio, d'altro canto, il consiglio dei ministri russo decise di mobilitare in segreto tredici corpi d'armata pronti a iniziare l'offensiva contro l'Austria in nome del panslavismo. La Triplice Alleanza, in scadenza l'8 luglio 1914, era stata rinnovata anticipatamente il 5 dicembre 1912, con l'aggiunta di un particolare protocollo riguardante i Balcani. Proprio in tale contesto, allorquando nel 1913 l'Austria-Ungheria aveva progettato una operazione militare contro la Serbia, l'opposizione dell'Italia lo aveva mandato a monte, esasperando l'avversione di Francesco Ferdinando e del generale Franz Conrad von Hötzendorf e del loro apparato militare. Questa insofferenza portò la diplomazia austro-ungarica durante gli ultimi giorni della cosiddetta crisi di luglio, a giocare d'astuzia. Il 22 luglio 1914 l'ambasciatore Kajetan Mérey incontrò al ministero degli Esteri a Roma il marchese Antonino di San Giuliano, il quale venne rassicurato in maniera piuttosto generica sulla posizione che l'Austria-Ungheria intendeva assumere nei confronti della Serbia e del Montenegro. Il 24 luglio, Di San Giuliano assieme a Antonio Salandra e all'ambasciatore tedesco Hans von Flotow presero visione dell'ultimatum presentato dall'Austria-Ungheria alla Serbia, rimanendone sconcertati. Il governo di Vienna non aveva minimamente ragguagliato Roma durante la fase di preparazione del durissimo ultimatum che aveva presentato, onde evitare le facilmente prevedibili reazioni negative e nel tentativo di impedire qualunque forma di protesta formale, la scadenza dell'ultimatum stesso venne prefissata alle ore 17 del giorno successivo. La Serbia rifiutò il documento e il 28 luglio venne sancita la dichiarazione di guerra dell'Austria-Ungheria alla Serbia dando inizio al gioco delle alleanze europee che in breve tempo portarono in guerra le grandi potenze europee. La Triplice Alleanza, con l'azione messa in atto dall'Austria-Ungheria senza intesa preventiva con l'Italia e anzi, tenendola deliberatamente all'oscuro, era stato violata non solo nello spirito ma anche nella pratica.
La catena delle alleanze da https://commons.wikimedia.
org/w/index.php?curid=14895591
In questo fumetto satirico, chiamato "La catena delle alleanze", viene chiaramente mostrato come il precario equilibrio europeo potesse crollare a causa dei fitti rapporti che si erano instaurati tra le potenze.
In realtà la Serbia, su consiglio dell'Intesa, aveva risposto abilmente alle brusche richieste austriache accettandole tutte, a eccezione dei punti che violavano manifestamente l'indipendenza serba. Nonostante a Vienna e Berlino non si tenesse conto di questa svolta continuando a percorrere la linea politica già predisposta, l'accondiscendente risposta della Serbia mutò radicalmente la situazione. Di fronte alla nuova situazione, solo il 27 luglio il cancelliere del Reich, Bethmann Hollweg, decise di cambiare strategia politica e, seguendo i consigli del governo britannico, esortò l'Austria-Ungheria alla moderazione spingendola ad avviare trattative bilaterali con la Russia. Lo stesso Guglielmo II dopo aver letto la nota serba pare che abbia esclamato: «Ma allora viene a mancare ogni motivo di guerra!». Ormai, però, i "giochi erano fatti" e l'Europa si era avviata verso una strada senza uscita. Tutte le grandi potenze avevano cominciato a dare le prime disposizioni militari (persino in Gran Bretagna il generale Smith-Dorrien aveva ordinato di presidiare "tutti i punti vulnerabili" nel sud del paese) e alle ore 12 del 28 luglio l'Austria dichiarò ufficialmente guerra alla Serbia. La mobilitazione totale avviata il 29 luglio, diede inizio al "fatale automatismo delle mobilitazioni" che nel giro di poco tempo avrebbe spinto tutte le nazioni europee nell'inesorabile vortice di una guerra totale.

- La partecipazione dell'Italia nella prima guerra mondiale ebbe inizio il 24 maggio 1915, circa dieci mesi dopo l'avvio del conflitto, durante i quali il paese conobbe grandi mutamenti politici, con la rottura degli equilibri giolittiani e l'affermazione di un quadro politico che manifestava mire espansionistiche, legate al fervore patriottico ed agli ideali risorgimentali. Inizialmente il Regno d'Italia si mantenne neutrale, visto che la triplice alleanza presupponeva un intervento in caso di attacco subito dall'alleato e fra l'altro l'Italia era stata tenuta all'oscuro del contenuto dell'ultimatum austriaco alla Serbia, non potendo così esprimere un proprio eventuale veto. Parallelamente, alcuni esponenti del governo italiano iniziarono trattative diplomatiche con entrambe le forze in campo, che si conclusero con la sigla di un patto segreto con le potenze della Triplice intesa, così come avvenne nel 1902 con la Francia. Durante questo lungo periodo di trattative, l'opinione pubblica giocò un ruolo decisionale fondamentale, e la scelta o meno di entrare in guerra fu condizionata dalle decisioni delle masse popolari, divise tra interventisti e neutralisti. I più convinti neutralisti furono i socialisti, che ottemperavano così agli impegni presi nella seconda internazionale, anche se l'ex direttore del quotidiano socialista l'"Avanti!", Benito Mussolini, si schierò con gl'interventisti. Il contrasto si accentuò enormemente dall'ottobre del 1917, quando i bolscevichi gestirono la rivoluzione russa e molti socialisti aspiravano ad un'insurrezione internazionale, al di la dei confini fra stati. Stato d'animo questo, che segnò il biennio rosso italiano del 1919-20. A conclusione delle trattative fra stati europei, il Regno d'Italia abbandonò lo schieramento della Triplice alleanza e dichiarò guerra all'Austria-Ungheria il 23 maggio 1915, avviando le operazioni belliche a partire dal giorno seguente. L'Italia dichiarò poi guerra all'Impero ottomano il 21 agosto 1915al Regno di Bulgaria il 19 ottobre 1915 e all'Impero tedesco il 27 agosto 1916

Cartina geografica dell'Europa dal 1914 al 1918, durante la prima guerra
mondiale, con indicati gli imperi centrali con i loro alleati e la triplice intesa
con i suoi alleati. In rosso l'offensiva e il limite degli imperi centrali, in blu
l'offensiva e il limite dell'intesa. Clicca sull'immagine per ingrandirla. 



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