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mercoledì 23 gennaio 2019

Storia dell'Europa n.29: dal 50 al 90 e.v. (d.C.)

Pietro e Paolo.
Nel 50 - Primo concilio dei Cristiani a Gerusalemme. Il cristianesimo delle origini si presenta con il duplice aspetto di Giudeo-cristianesimo ed Etno-cristianesimo (o Cristianesimo dei Gentili, non Ebrei), come si desume dai racconti degli Atti di Luca e da alcune lettere di Paolo (come la Lettera ai Galati e le lettere ai Corinzi). Tuttavia mostra che le due anime convivono senza alcuna scissione e di avere raggiunta una formula di concordia con il Primo Concilio di Gerusalemme (Atti 15). I cristiani assunsero dal Giudaismo le sue Sacre scritture tradotte in greco ellenistico e lette non nella maniera degli ebrei (anche a causa della prevalente origine greco-romana della maggioranza dei primi adepti), dottrine fondamentali come il monoteismo, la fede in un messia o cristo, le forme del culto (incluso il sacerdozio), i concetti di luoghi e tempi sacri, l'idea che il culto debba essere modellato secondo il modello celeste, l'uso dei Salmi nelle preghiere comuni. Forse il Cristianesimo inteso come religione distinta da quella ebraica lo possiamo individuare a partire dalla seconda metà del II secolo, dove i cristiani, che credono negli insegnamenti di Gesù, sono quasi soltanto i non ebrei.
Nel concilio di Gerusalemme, fra la Chiesa di Gerusalemme e Paolo di Tarso si giunse all'accordo ufficiale sulla ripartizione delle missioni:
- i gerosolimitani (i seguaci di Giacomo il Minore "fratello del Signore") e Pietro per i giudeo-cristiani circoncisi e
- Paolo per i gentili (non ebrei) provenienti dal paganesimo.
Il Concilio viene presieduto da Giacomo il Minore e da Pietro, quest'ultimo dopo un'accesa disputa tra le diverse fazioni:
- una che avrebbe voluto imporre la legge mosaica ai pagani convertiti e
- l'altra che considerava questa proposta iniqua e richiamò così tutto il collegio a rispettare la volontà di Dio, chiaramente manifestatasi in occasione della sua visita a Cornelio, dove lo Spirito Santo era disceso anche sui pagani non facendo «alcuna distinzione di persone».
Dopo Pietro intervennero Paolo e Barnaba, i più attivi evangelizzatori dei Gentili. Infine prese la parola anche Giacomo il Minore, capo della Chiesa di Gerusalemme (probabilmente, in un primo tempo, il leader di quanti volevano imporre la legge mosaica, come traspare anche nella lettera di S. Paolo ai Galati) che, richiamandosi a Pietro, aggiunse la proposta di una soluzione di compromesso che prevedeva la prescrizione ai pagani convertiti di pochi divieti tra cui l'astensione dal nutrirsi di cibi immondi e dalla fornicazione.
Gli Atti degli Apostoli e la Lettera ai Galati presentano, da due punti di vista diversi, il primo problema dottrinale del cristianesimo nascente, che in sintesi può essere così espresso:
- Il cristianesimo è solo una filiazione, un ramo del giudaismo? Oppure è qualcosa di diverso, di discontinuo con la tradizione giudaica? (e dunque è qualcosa di nuovo).
- Di conseguenza, il cristianesimo è riservato a chi è divenuto un proselita del giudaismo? Oppure è possibile essere seguaci di Cristo senza osservare i rituali e le tradizioni della fede giudaica? Cioè per essere cristiani bisogna prima essere ebrei, oppure possono diventare cristiani anche i non ebrei?
È evidente che dalla risposta ai quesiti dipende l'universalità del messaggio di Cristo. E ancora:
- se un cristiano doveva essere circonciso, allora il sacrificio di Cristo perdeva di valore e la redenzione veniva drasticamente ridotta di significato e subordinata all'osservanza della Legge. Non si trattava più di Grazia ma del risultato delle opere legalistiche dell'uomo. Non si trattava del mettere in atto l'etica cristiana, ma del concetto che portava a ritenere opere meritorie quelle che attenevano ai rituali ed ai cerimoniali dell'ebraismo.  
Quando Pietro ritornò da Ioppe a Gerusalemme, venne contestato dai Cristiani “circoncisi” (Atti 11:1-3) per il fatto di essere entrato in casa di pagani incirconcisi, e questo dimostra il persistere della diffidenza nei confronti degli esterni al mondo giudaico; pur tuttavia questi si rallegrarono quando egli spiegò loro che quelli avevano ricevuto la stessa Grazia e la stessa benedizione.
Paolo di Tarso riferisce (Lettera ai Galati, 2) di un episodio avvenuto ad Antiochia nel corso di una visita di Pietro che, mentre prima manifestava comunione con i credenti gentili, appena arrivarono da Gerusalemme quelli provenienti da Giacomo, si intimorì e se ne stette in disparte provocando infine la dura reazione di Paolo. Nello stesso capitolo Paolo definisce Pietro apostolo dei circoncisi e se stesso quello degli incirconcisi, intendendo con ciò una vocazione più etnica che religiosa. Questo «scontro» tra Pietro e Paolo manifesta una dialettica interna alla Chiesa nascente, che andava necessariamente chiarita.
Il concilio di Gerusalemme evidenzia chiaramente che tutta la problematica non nasceva da posizioni preconcette degli apostoli (che pur c'erano), ma era frutto del massiccio ingresso di Farisei convertiti nella comunità paleocristiana di Gerusalemme (Atti 15:5).
Lo svolgimento del dibattito, pur nella sintetica relazione lucana, (Luca evangelista, Antiochia di Siria, 10 circa - Tebe?, 93 circa, venerato come santo da tutte le Chiese cristiane che ne ammettono il culto, è autore del Vangelo secondo Luca e degli Atti degli Apostoli, il terzo ed il quinto libro del Nuovo Testamento) evidenzia tutto questo e dimostra inoltre come la comunità di Gerusalemme avesse una conduzione collegiale. E Pietro, pur sempre pronto a parlare per primo, non fosse comunque colui che tirava le somme o le conclusioni, cosa che invece faceva Giacomo. La formula di concordia del concilio di Gerusalemme di Atti 15 dimostra, comunque, che il problema venne superato solo in parte, perché di fatto una divisione rimase e ne troviamo traccia nella maggior parte delle Lettere di San Paolo, nelle quali risalta la sua continua lotta contro le problematiche create nelle Chiese dai Cristiani Ebrei che volevano salvaguardare la Legge ebraica. Agli inizi dell'era cristiana, a Roma si assistette alla conversione al giudaismo di parecchi romani, soprattutto donne, poiché la pratica della circoncisione scoraggiava le adesioni maschili. Successivamente, la Chiesa post apostolica lentamente si organizzò attorno ai cinque patriarcati di Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme.

Le popolazioni Germaniche nel 50 con Claudio imperatore.
- Nel I secolo gran parte del territorio boemo è teatro delle invasioni barbariche da parte di tribù di germani (probabilmente suebi e nello specifico le tribù dei Marcomanni) che ne conquistano la parte occidentale e di Slavi. Alcuni storici di epoca romana fanno un chiaro riferimento a questa regione riferendosi ad essa con il nome di Boiohaemum (ovvero la terra dei Boi). Ciò induce le popolazioni dei celti, i Galli Boi, a spostarsi per la maggior parte verso ovest, nei territori della moderna Svizzera e nel sud-est della Gallia, mentre alcuni si spingono a sud fino a conquistare Bononia, l'antica Félsina etrusca (Bologna).

Nel 58 - Il cristianesimo compare nell'Illirico. San Paolo è segnalato predicare in Dyrrachium, odierna Durrës, in Albania centrale. Una diocesi fu fondata nel 58 d.C. Le diocesi successive sono state fondate inoltre a Apolonia, Buthrotum (oggi Butrint, nella punta del sud dell'Albania) e a Scodra (oggi Shkodër). 

Nel 63 - Roma, prime persecuzioni contro i cristiani. I primi cristiani erano spinti a ricercare un rapporto individuale con una divinità individualizzata a sua volta. Il carattere di divinità per gruppi o popolazioni, comunemente usato nell'antichità (Atena per Atene, Venere per la corporazione dei mercanti Italici del Sannio, ecc.) lascia il posto alla ricerca individuale di una divinità che salvi l'individuo nell'aldilà.
E' una tensione molto forte, che troviamo anche nel Mitraismo, che ha somiglianze con il cristianesimo, e nell'adorazione del "Sol Invictus", la cui festività era il 25 dicembre. E' di questi tempi la raffigurazione di "Gesù Sol Invictus" che vede un giovane Gesù, raggiato, come il sole, alla guida del cocchio solare con 4 cavalli (Helios), oppure l'Iside che allatta Horus identica a quella che poi verrà chiamata Nostra Signora Madre di Gesù. Sono tempi che vengono avvertiti come gli ultimi prima di un evento che sovvertirà il mondo. In questo contesto il martirio è considerato il metodo più sicuro per salvare la propria anima nell'aldilà. Ma questa presa di coscienza individuale, di una divinità che si è incarnata e che con un martirio individuale permette la salvezza a tutti gli individui, non deve far pensare che non fosse presente un senso di società cristiana.
Carta del limes dell'Impero Romano nel sud-est del Mediterraneo
nell' 80. Accanto al nome della Giudea appare il nome di Palestina,
anche se tale nome fu adottato solo con l'imperatore Adriano
nel 136, alla fine della terza guerra giudaica. In rosa gli
stanziamenti delle legioni. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
La comunità cristiana era ordinata, coesa, con propri vescovi e con liturgie comunitarie, ma il rapporto con il divino non era mediato da altri che se stessi. Le persecuzioni contro i Cristiani non avevano un fondamento giuridico specifico, l'unico appiglio legale che l'autorità imperiale poteva impugnare era la lesa maestà dei "mores", i costumi dei cristiani che non riconoscevano l'autorità divina all'imperatore, rifiutandosi di offrire incenso all'immagine della sua persona, e per questo accusati poi di ateismo. Nella cultura antica, così come lo scritto era sacro, così l'immagine evocava la presenza fisica del rappresentato. Nei tribunali le immagini dell'imperatore garantivano la sua presenza e per tali motivi nell'ebraismo erano proibite le raffigurazioni di immagini e idoli: l'Islam stesso adotterà tali provvedimenti e nel 730, Leone III Isaurico scatenerà nell'impero bizantino l'iconoclaustia, che provocherà la distruzione delle immagini sacre.

Giuseppe d'Arimatea.
- Considerando le antiche cronache e incrociando le varie testimonianze, il 63 è il probabile anno in cui Giuseppe d'Arimatea e Yeshuah-Joseph Yuz Asaf, Jésus le cadet, Joseph Harama Théo du Graal Ben Yeshuah, (da http://www.prieure-de-sion.com/1/genealogia_di_gesu_e_di_maria_1089786.html) figlio di Gesù e Maria Maddalena, sbarcano in Britannia. Gildas III (516-570), cronista delle origini, affermava nel suo "De Excidio Britanniae" che i primi precetti della cristianità vennero portati in Gran Bretagna durante gli ultimi giorni dell'imperatore Tiberio Cesare. Tiberio morì nell'anno 37 e questa data è compatibile con quanto affermò, nel 1601, il cardinale Cesare Baronio, eminente bibliotecario del Vaticano, che nei suoi "Annales Ecclesiasticae" affermò che Giuseppe di Arimatea si recò per la prima volta a Marsiglia nel 35 e di lì fu poi mandato a predicare in Inghilterra. Nella Gallia del I sec. si trovava un personaggio importante della cristianità: l'apostolo Filippo. Gildas e Guglielmo di Malmesbury concordano nell'affermare che fu Filippo ad organizzare la missione verso la Britannia. Nel "De Sancto Joseph ab Arimathea" di John Capgrave (1393-1464) si afferma che "quindici anni dopo l'Assunzione [cioè nell'anno 63, considerando che Maria fu assunta in Cielo nell'anno 48] egli [Giuseppe] si recò da Filippo apostolo tra i Galli". La conferma viene da Freculfo, vescovo di Lisieux nel IX sec.: anche lui scrisse che San Filippo organizzò la missione in Britannia per far annunciare colà il vangelo.
Carta del limes germanico-dacico dell'Impero Romano nell'80. In rosa gli
stanziamenti delle legioni. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Dunque, San Giuseppe arrivò in Britannia con dodici apostoli, e di lì cominciò a diffondere il Vangelo. Accolto freddamente dalla popolazione locale, fu però tenuto in gran considerazione dal re Arvirago di Siluria, fratello di Carataco il Pendragone, che lo accolse con onore e gli donò una vasta proprietà di terra (12 hides, equivalenti a 1440 acri, circa 580 ettari), da usare come base, presso Glastonbury, nel Somerset. A Glastonbury Giuseppe di Arimatea eresse una primitiva chiesa di fango e rami intrecciati, che fu di fatto il primo edificio cristiano di Britannia, e che costituì il nucleo originario della futura Abbazia di Glastonbury, destinata a diventare ampia e facoltosa, seconda per estensione e per ricchezza soltanto a quella di Westminster, a Londra. L'arrivo di Giuseppe a Glastonbury fu segnato da un evento miracoloso: trovandosi sulla sommità di una collina, chiamata Wearyall Hill, Giuseppe si distese a riposare, piantando il proprio bastone accanto a sé. Al suo risveglio, il bastone aveva miracolosamente attecchito ed era diventato un albero. Quest'albero divenne poi noto come "Santa Spina". Variante del comune biancospino, esso però assunse solo qui, nei dintorni di Glastonbury, una caratteristica peculiare, quella di fiorire due volte all'anno: all'inizio della primavera e in inverno, in prossimità del solstizio. Poiché queste due date cominciarono ad essere associate alla due più grandi feste della cristianità, ossia la Pasqua e il Natale, che ricordavano la nascita e la morte di Gesù, esso venne chiamato "Santa Spina" (Holy Thorn, o Glastonbury Thorn) e divenne oggetto di gran venerazione, che dura tuttora.

Arco di Tito, rappresentazione del trafugamento del
tesoro del tempio (il secondo) di Gerusalemme da parte
dei Romani; è riconoscibile la Menorah, il candelabro
d'oro a sette braccia.
Nel 70 - Dopo varie rivolte in Giudea, dove il potere di Roma era stato richiesto dai giudei stessi per sedare dissidi interni, Tito distrugge il  secondo  Tempio di Gerusalemme portandone il tesoro, detto "di Salomone", a Roma. Inizia la diaspora del popolo Ebraico.. Inizia la diaspora del popolo Ebraico. Per le guerre giudaiche, vedi il post "Cronologia degli Ebrei: Sadducei, Farisei, Esseni, Zeloti e Sicarii, Gnostici e Cristiani" QUI.

Dall' 83 - Iniziano le Campagne germaniche dell'imperatore Domiziano, consistenti in azioni di guerra, condotte negli anni 83 - 84/85 circa, contro le popolazioni germaniche di Catti, Mattiaci, Vangioni, Triboci e Nemeti. L'occupazione successiva dei territori compresi tra i fiumi Reno e Danubio, diede inizio alla costruzione del sistema difensivo del limes germanico-retico, terminata solo durante il principato di Antonino Pio. Per questi successi l'imperatore Domiziano si meritò il titolo di Germanicus alla fine dell'83.
L'impero dei Flavi era cominciato quasi un quindicennio prima con Vespasiano. A questi era succeduto il figlio maggiore Tito, morto prematuramente nell'81, e poi il fratello minore, Domiziano.
Quest'ultimo adottò una politica estera estremamente aggressiva, soprattutto in Occidente, cominciando tutta una serie di guerre lungo i confini imperiali a partire dalla Britannia (con le campagne in Britannia di Agricola), evidentemente per renderne più sicure le sue frontiere, ma anche per brama di glorie militari. Con la fine dell'82 Domiziano, dopo l'ennesimo attacco da parte della popolazione germanica dei Catti, che poco tempo prima avevano invaso i territori della Gallia, decise che era giunto il momento di occupare l'area germanica denominata Agri decumates, racchiusa tra i due principali fiumi che costituivano il limes settentrionale dell'impero romano: Danubio e Reno. Recatosi in Gallia con il pretesto di tenere un censimento, comparve improvvisamente su Reno con le armate schierate nei pressi di Mogontiacum. Il totale delle forze messe in campo dall'impero romano potrebbe essersi aggirato attorno agli 80.000 armati, di cui 40.000 legionari e 40.000 ausiliari.
Carta del limes (confine) germanico-
retico nel 90, sotto Domiziano.
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La campagna prese le mosse dal quartier generale di Mogontiacum dove era concentrato il grosso dell'esercito. L'obiettivo principale era la vicina tribù dei Catti a nord dei monti del Taunus. Non è escluso che Domiziano abbia ottenuto l'amicizia ed alleanza militare delle vicine popolazioni di Ermunduri e Cherusci (considerando che pochi anni più tardi sostenne con il denaro, il vicino re cherusco). Questa alleanza gli avrebbe certamente permesso di tenere impegnato il nemico anche lungo il fronte settentrionale ed orientale.
I Catti furono battuti ripetutamente come ci racconta Frontino: « L'imperatore Cesare Augusto Germanico, quando i Catti scappando ripetutamente nelle foreste si sottraevano allo scontro tra cavallerie, ordinò ai suoi cavalieri, che una volta raggiunti i loro carriaggi, smontassero e combattessero a piedi. Con questo accorgimento ottenne che nessuna difficoltà di terreno compromettesse la sua vittoria. » (Frontino, Stratagemata, II, 3, 23.). Le armate romane poterono così penetrare ed occupare il territorio germanico per circa 75 chilometri a nord est di Mogontiacum (limitibus per centum viginti milia passuum actis), includendo ora il popolo alleato dei Mattiaci. Domiziano al termine delle operazioni militari (giugno/agosto dell'83), ricevette il titolo vittorioso di Germanicus e la sua quarta acclamazione ad Imperator. I due anni successivi furono dedicati alla costruzione di tutta una serie di fortini e strade militari nel Wetterau e Taunus, cominciando a creare il primo tratto fortificato del limes germanico-retico e congiungendo il fiume Lahn al fiume Meno. Contemporaneamente si procedette all'avanzata nei territori di Nemeti e Triboci, percorrendo il corso del fiume Neckar da ovest ad est, e costruendo i nuovi forti a Ladenburg e a Neuenheim; a sud la penetrazione avveniva portando la linea di confine verso settentrione, costruendo una serie di nuovi forti ausiliari a Sulz, Geislingen, Rottenburg an der Laaber, Burladingen, Gomadingen, Donnstetten, Urspring e Günzburg, unendo così la fortezza militare di Argentoratae (nei pressi dell'odierna Strasburgo) con la capitale della Rezia, Augusta Vindelicum (Augsburg).
Carta del limes dell'Impero Romano a nord-ovest nell'80. In rosa gli
stanziamenti delle legioni. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Sappiamo che attorno all'88, il re dei Cherusci, Chariomero, venne cacciato dal suo regno dai Catti, poiché si era dimostrato amico ed alleato dei Romani. Inizialmente riuscì a radunare un nuovo esercito ed a fare ritorno; ma più tardi venne abbandonato da chi lo aveva rimesso sul trono, quando decise di inviare ostaggi ai Romani, divenendo "cliente" di Domiziano. Egli non garantì alcun sostegno militare ai Romani, ma ricevette denaro dai Romani. Nel corso della rivolta dell'allora governatore della Germania superiore, Lucio Antonio Saturnino, i Catti ne approfittarono per attaccare il tratto di limes appena costituito, ma furono ancora una volta battuti e respinti.
L'occupazione degli Agri Decumates, iniziata per la verità dal padre di Domiziano, Vespasiano (con le campagne del legato della Germania Superiore, Gneo Pinario Cornelio Clemente nel 73/74 per le quali ottenne gli ornamenta triumphalia) permise la creazione di una prima linea di fortificazioni artificiali nel Taunus-Wetterau, a cui se ne sarebbero aggiunte altre fino ad Antonino Pio, per un totale di 550 km. Traiano continuò la penetrazione romana nell'area sia come governatore della Germania superiore (attorno agli anni 92-96), sia come imperatore (tra il 98 ed il 100) con l'avanzamento oltre il fiume Reno verso est, fino al cosiddetto limes di Odenwald, tratto di frontiera che collegava il fiume Meno presso Wörth, con il medio Neckar a Bad Wimpfen. Il successore Adriano, contribuì all'avanzamento lungo il cosiddetto limes dell'Alb (nei pressi di Stoccarda).
Carta del limes dell'Impero Romano nell'ovest del Mediterraneo nell'80.
In rosa gli stanziamenti delle legioni. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Gli Agri Decumates o Decumates Agri furono una regione della provincia romana della Germania superior, comprendente l'area della Foresta Nera tra il fiume Meno, le sorgenti del Danubio e il corso del Reno superiore fra il lago di Costanza e la sua confluenza col Meno, e corrispondente all'odierna Germania sud-occidentale (Wurttemberg, Baden e Hohenzollern). A sud-est i Decumates confinavano con la Rezia, provincia importante dal punto di vista militare. L'unica testimonianza antica del nome Agri Decumates proviene dal De origine et situ Germanorum di Tacito. Il significato della parola "decumates" è andato perduto ed è oggetto di contesa. Secondo lo storico britannico Michael Grant si riferiva probabilmente all'antico termine celtico indicante la suddivisione politica dell'area in "dieci cantoni". Secondo Tacito la regione era originariamente abitata dalla tribù celtica degli Elvezi ma ben presto, probabilmente sotto Ariovisto, vi si stabilirono i germanici Suebi (o Svevi), prima di emigrare, attorno al 9 a.C., nella moderna Boemia. Dopo la partenza degli Suebi l'area venne di nuovo abitata dai Galli.
Carta del limes dell'Impero Romano nell'est del Mediterraneo nell'80.
In rosa gli stanziamenti delle legioni. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Più tardi la regione divenne parte dell'Impero Romano. L'area venne colonizzata sotto la dinastia flavia (69-96); la costruzione durante questo periodo di una rete di strade facilitò la comunicazione tra le legioni e migliorò la protezione contro le tribù di invasori. Lungo il percorso passante per Rheinbrohl - Arnsburg - Inheiden - Schierenhof - Gunzenhausen - Pförring furono costruite delle fortificazioni di frontiera (limes). I più importanti insediamenti romani erano Sumelocenna, Civitas Aurelia Aquensis, Lopodunum e Arae Flaviae, le odierne Rottenburg am Neckar, Baden-Baden, Ladenburg e Rottweil. Nei due secoli successivi la regione fiorì, nonostante alcuni periodi di caos come quello intorno al 185/186, quando ci fu una rivolta diretta principalmente contro la presenza di militari Romani ad Argentoratum (la moderna Strasburgo).
Tabella delle corrispondenze fra i numeri segnalati nelle
carte del limes dell'impero romano nell'80 e i nomi
con i numeri ordinali delle legioni
e la località in cui erano stanziate.
I Romani controllarono la regione fino alla seconda parte del III secolo, quando venne evacuata dall'imperatore Gallieno a fronte dell'invasione degli Alemanni e della secessione di gran parte dell'Impero romano d'Occidente sotto Postumo.
L'area potrebbe essere stata riconquistata per breve tempo dall'imperatore Aureliano. Dopo la morte dell'imperatore Probo (282) l'area fu definitivamente abbandonata e lasciata agli Alemanni. Da allora e fino al giorno d'oggi il territorio è stato ininterrottamente abitato da persone di origine germanica.Gli insediamenti romani non furono abbandonati immediatamente: esistono prove del proseguimento di uno stile di vita "romano" fino al V secolo, così come accadde nella confinante Gallia fino a molto tempo dopo il collasso dell'Impero romano d'Occidente. Fu sotto Antonino Pio (nel 145-146) che molte delle torri e dei forti in legno, furono ricostruiti interamente in pietra, ma soprattutto si ebbe il definitivo avanzamento del limes di oltre 30 km ad est della precedente linea dell'Odenwald-Neckar.

Dall' 85 - La Germania superiore (Germania superior) fu organizzata in provincia imperiale romana tra l'85 ed il 90 d.C., comprendendo vasti territori che erano appartenuti in precedenza alla Gallia Lugdunensis. Nella provincia venne incluso anche il territorio occupato dagli Elvezi e quella regione di confine racchiusa tra l'alto corso del Reno e l'alto corso del Danubio, ovvero la regione degli Agri Decumates. La provincia venne affidata ad un legatus Augusti pro praetore. Uno dei primi e più famosi governatori della provincia fu Traiano, che amministrò la Germania Superior attorno al 98 d.C., anno della sua adozione a succedere a Nerva quale nuovo imperatore di Roma. Nella successiva riorganizzazione tetrarchica voluta da Diocleziano (alla fine del III secolo), la Germania superiore divenne parte della Diocesi delle Gallie con il nuovo nome di Germania I.
Carta delle migrazioni del III secolo con indicati gli Agri
Decumates, Germania superiore e Germania inferiore.
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- La Germania inferiore (Germania inferior) era il nome della provincia romana situata sulla riva occidentale del fiume Reno, in corrispondenza degli attuali Paesi Bassi e Germania occidentale. La Germania inferiore fu organizzata, da distretto militare qual era dopo la clades Variana del 9, in provincia imperiale romana tra l'85 ed il 90, comprendendo vasti territori che erano appartenuti in precedenza alla Gallia Belgica. La battaglia della Foresta di Teutoburgo, chiamata clades Variana (la disfatta di Varo) dagli storici romani, si svolse nell'anno 9 d.C. tra l'esercito romano guidato da Publio Quintilio Varo e una coalizione di tribù germaniche comandate da Arminio, capo dei Cherusci. La battaglia ebbe luogo nei pressi dell'odierna località di Kalkriese, nella Bassa Sassonia, e si risolse in una delle più gravi disfatte subite dai Romani: tre intere legioni (la XVII, la XVIII e la XIX) furono annientate, oltre a 6 coorti di fanteria e 3 ali di cavalleria ausiliaria. Per riscattare l'onore dell'esercito sconfitto, i Romani diedero inizio a una guerra durata sette anni, al termine della quale rinunciarono a ogni ulteriore tentativo di conquista della Germania. Il Reno si consolidò come definitivo confine nord-orientale dell'Impero per i successivi 400 anni. Nella provincia venne inclusa quella regione di confine racchiusa tra la foce del Reno e il basso corso della Mosella. La provincia venne affidata ad un legatus Augusti pro praetore. Nella successiva riorganizzazione tetrarchica voluta da Diocleziano (fine del III secolo), la Germania inferiore divenne parte della Diocesi delle Gallie con il nuovo nome di Germania II.

Claudio Tolomeo da https://it.
wikipedia.org/wiki/File:Claudio_
Tolomeo_-_In_una_miniatura
_del_trattato_%22Geografia%22
_stampato_a_Ulm_(Germania)
_nel_1482.jpg
Nel 90 - Nasce Claudio Tolomeo. La vita di Claudio Tolomeo si svolse indicativamente fra gli anni 90 e 170 della nostra era. Solo alcuni commentatori hanno avanzato l’ipotesi che egli fosse di stirpe egizia. Altri, prendendo spunto dal nome Claudio, eminentemente romano, hanno suggerito che egli fosse di discendenza latina, pur essendo assorbito nell'ambiente ellenistico. In genere è ritenuto di discendenza greca. Circa la località di nascita, si concorda sull’Egitto. Uno dei pochi elementi certi su di lui è che la sua attività scientifica si svolse ad Alessandria d'Egitto. La prima osservazione astronomica a lui attribuita è dell’anno 127, l’ultima dell’anno 141. In tutte le trattazioni riguardanti la figura di questo grande scienziato non viene mai tralasciato di esporre l’argomento delle violente discussioni suscitate dalla sua attività scientifica, al punto di levare contro di lui accuse veramente gravi che hanno messo in dubbio l’onorabilità del suo senso etico. Probabilmente Tolomeo aveva a cuore l'ansia che aveva assillato Platone, preoccupato di non potere spiegare, col suo modello cosmologico, gli stazionamenti, i moti retrogradi e le apparenti variazioni di velocità visibili nei moti planetari, dovute alle orbite ellittiche dei pianeti e al fatto che al centro del sistema c'è il Sole e non la Terra. L'incongruenza fra la linearità e la perfezione del sistema cosmologico platoniano e l'evidenza delle osservazioni dei moti planetari fu tenuta nascosta alla massa e rivelata solo agli addetti, agli iniziati, che Platone esortava a scoprire le leggi della meccanica celeste che avrebbero potuto salvare la "perfezione" della sua spiegazione del cosmo. Tolomeo riuscì così ad elaborare alcune ipotesi astro-matematiche atte a spiegare il sistema cosmologico in tutte le sue espressioni, e le pubblicò nell'Almagesto. Come è noto, il titolo originalmente dato da Tolomeo all’opera fu "Sintassi matematica". I primi commentatori greci modificarono il titolo in "La più grande sintassi matematica". Quando ne vennero in possesso, gli Arabi apparentemente tradussero soltanto le prime parole del titolo, per cui esso divenne per loro "al-majisti", e finalmente, con la traduzione in latino dall’arabo (nel 1175 circa, ad opera di Gherardo da Cremona) il titolo divenne Almagesto. L’opera rimase il fondamentale canone astronomico adottato in tutto il mondo fino a più di un secolo dopo la pubblicazione (1543) del "De Revolutionibus" di Copernico. Si compone di tredici libri. Con essa Tolomeo si proponeva, secondo le sue stesse parole, utilizzando sia le conoscenze che gli erano state trasmesse dai suoi grandi predecessori, che apportandovi i propri contributi, di fornire un compendio di nozioni astronomiche atte a spiegare il sistema cosmologico in tutte le sue espressioni. In definitiva, si trattava, a partire dai modelli matematici degli epicicli e degli eccentri, di produrre, quale risultato finale, una procedura matematica predittiva delle posizioni di ciascun pianeta.



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