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giovedì 24 gennaio 2019

Storia dell'Europa n.45: dal 680 al 759 e.v. (d.C.)

Primo impero bulgaro, nel VII secolo,
Nel 680 - I proto-Bulgari (o Onoghuri) invadono i Balcani dove gradualmente si assimilano agli slavi, sia linguisticamente che culturalmente. Anche i popoli indigeni dei traci e dei daci-geti, che erano vissuti nel territorio dell'odierna Bulgaria prima dell'invasione degli slavi, contribuirono alla formazione del gruppo etnico bulgaro. 
La loro antica lingua era già estinta prima dell'arrivo degli Slavi e la loro influenza culturale era stata ridotta a causa delle ripetute invasioni di barbari nei Balcani durante il primo Medioevo ma loro, al pari delle nuove popolazioni uralo-altaiche, erano abilissimi cavalieri e dotati di una forte compagine militare. Quindi il gruppo etnico bulgaro è nato dall'unione di tutti i popoli della regione (compresi i valacchi, discendenti delle popolazioni che furono romanizzate tra il primo e il sesto secolo nei Balcani e nel bacino del basso Danubio, esoetnonimo per romeni). I Bulgari sono stati convertiti al Cristianesimo ad opera di missionari greco-ortodossi e slavi.

Nel 681 - Si fonda il Primo Impero Bulgaro grazie al capo Asparuh. I Bulgari si erano poi alleati all'imperatore bizantino Costante II, che ne aveva consentito l'insediamento nelle regioni storiche della Romania, della Bessarabia e della Dobrugia con lo status di confederati. La loro aggressività però, li trasformò presto in una minaccia per Bisanzio: l'imperatore Niceforo I il Logoteta verrà da essi catturato e brutalmente giustiziato nell'811. Da allora i Bulgari conquisteranno la zona balcanica dell'attuale Bulgariaassoggettando tutte le popolazioni slave o slavizzate che lì risiedevano

Laguna Veneta nel 700, in giallo i
maggiori centri.
Nel 697 - Sulle isole della laguna veneziana si riorganizza un ducato bizantino dipendente dall'Esarcato di Ravenna, con capitale prima ad Eraclea e quindi a Metamauco (nei pressi dell'attuale Malamocco), retto da un magistrato con residenza prima a Cittanova e poi a Eraclea.

Nel 698 Si ricompone lo Scisma Tricapitolino causato dall'editto contro i Tre Capitoli di Giustiniano, in qualità di Pontefice Massimo, nel 545. Nel 698 Cuniperto il Pio, re longobardo d'Italia dal 688 al 700, convocò un sinodo a Pavia in cui i vescovi cattolici e tricapitolini, tra cui Pietro I, Patriarca di Aquileia, ricomposero "nello spirito di Calcedonia" la loro comunione dottrinaria e gerarchica.

Dal 700 - Kotrag, il secondo figlio di Khan Kubrat della Grande Bulgaria antica (della dinastia proto-bulgara Onoghur), è riconosciuto come il fondatore del Tatarstan, l'antica Bulgaria del Volga (tra il 700 e il 1238 circa) un progredito stato mercantile con contatti commerciali attraverso l'Eurasia, il Medio Oriente e il Baltico, che riuscì a mantenere la propria indipendenza nonostante la pressione di popolazioni come i Cazari (o khazari, confederazione di popolazioni turche seminomadi originarie delle steppe dell'Asia Centrale in cui confluirono elementi slavi, iranici e i resti dei Goti di Crimea), i Rus' di Kiev e i Kipčaki, popoli turchi-altaici, menzionati per la prima volta nelle cronache dell'Asia centrale nel I millennio a.C. le cui lingue sono note come lingue kipchake. I kipčaki occidentali sono noti come cumani nell'Europa occidentale e polovci in Russia e Ucraina; rivestirono una certa rilevanza nella storia dell'Impero Mongolo e dell'Orda d'Oro. La Bulgaria del Volga soccombette infine agli eserciti mongoli del principe Batu Khan nei tardi anni 30 del XIII secolo. Gli abitanti del Tatarstan, dopo essersi mescolati con i popoli turco-mongoli dell'Orda d'Oro e le truppe di lingua kipčak, furono conosciuti come Tatari del Volga e parlavano un linguaggio collegato sia alle lingue Kypchak che Oghuz..
Durante il terzo decennio del XV secolo la regione divenne nuovamente indipendente in quanto base del Khanato di Kazan' (i cui abitanti erano i Cosacchi), fondato nelle vicinanze della distrutta capitale dei protobulgari Fanagoria, sul mar d'Azov.

Nel VII secolo la città si era ripresa da un secolo di invasioni barbariche e divenne la capitale del khanato di Bulgaria tra il 632 e il 665. Dopo la partenza dei Proto-bulgari guidati da Asparukh, terzo figlio di Khan Kubrat, la città divenne, almeno nominalmente, una dipendenza bizantina. Ciononostante, un tudun (governatore) cazaro resse la città probabilmente fino al 1016, quando Giorgio Tzul, comandante cazaro, fu sconfitto da Bisanzio. Nel 704 l'imperatore deposto Giustiniano II si installò a Fanagoria, allora governata dal tudun Balgatzin, con la moglie Teodora, sorella del re cazaro Busir Glavan, prima di tornare a Bisanzio. Nel X secolo la città dovette probabilmente fronteggiare l'invasione dei Rus'. Dopodiché Fanagoria non riuscì più a competere con la vicina Tmutarakan' (prima Ermonassa). Nel basso Medioevo fu edificata, sulle rovine di Fanagoria, Matrega, un avamposto genovese. Durante il XV secolo la città fu il centro dei domini dei Ghisolfi, una ricca famiglia di commercianti genovesi e poco dopo la città venne completamente abbandonata.

Dal 709 - Tra il 709 e il 712, Pipino di Herstal combatté contro Lantfrid, il duca di Alamannia, che aveva fatto redigere un primo codige di leggi le Lex Alamannorum e poi, nel 743, Pipino il Breve e Carlomanno condussero una campagna per ridurre in soggezione l'Alamannia, che si concluse, nel 746, con il concilio di Cannstatt, dove la maggioranza dei nobili alamanni furono convocati e, a tradimento, fatti prigionieri, giudicati per tradimento e condannati a morte e giustiziati. Da quel momento l'Alamannia divenne una provincia del regno franco.

Cartina con le conquiste Arabe e le espansioni dal 632 con
Maometto, al 750 e le conquiste dopo il 750. Sono
segnalati i percorsi delle incursioni degli Arabi.
Nel 711 - Gli Arabi attraversano lo stretto di Gibilterra e invadono il regno Visigotico di Spagna. La mancanza di un esercito centralizzato, ma drappelli agli ordini di signori e vassalli del re, permette agli Arabi una facile conquista oltre al fatto che poco dopo la conversione al cattolicesimo, i Visigoti iniziarono le persecuzioni antiebraiche che nel corso del VII secolo si erano intensificate, facendo in modo che gli Ebrei, durante l'invasione araba, si schierassero a fianco degli invasori.. L'antefatto all'invasione fu generato da un principe della Spagna visigota che si recò dal Wali di Qayrawan per chiedere l'appoggio degli arabi al fine di riprendersi il trono usurpatogli. Un corpo arabo-berbero partì per la Penisola iberica e sbarcò sotto quello che sarà chiamato Ǧabal al-Tāriq (da Tāriq b. Ziyād che comandava questo contingente) e che oggi è GibilterraFu così che per la prima volta un esercito arabo in armi entrò in Europa. A Jerez de la Frontera nel 711 le forze arabe sconfissero i visigoti che perdettero il mezzogiorno della Spagna e il Portogallo e che alla fine videro scomparire il loro regno. La cavalcata dei musulmani (che qualcuno comincerà a chiamare "mori" per il fatto d'esser giunti dall'Africa, definita Mauritania, "terra dei Mauri") è inarrestabile: tutta la Penisola iberica fu occupata e solo i Pirenei fecero da ostacolo naturale ad un procedere dell'avanzata. La Spagna diventò così araba: negli 8 secoli e oltre di dominazione araba sorgeranno in Spagna alcuni dei più bei capolavori dell'architettura araba (l'Alcázar di Siviglia e l'Alhambra di Granada) e verranno scritte alcune opere capitali della letteratura mondiale.

Nel 718 - L'avanzata musulmana sembra inarrestabile: mentre un altro pezzo di Anatolia è preso ai Bizantini, nel 718 Costantinopoli è di nuovo sotto assedio da parte degli arabi, che ora possono dirsi i veri padroni anche del mare. Hanno sconfitto sul mare i bizantini nella Battaglia degli Alberi e ad Alessandria, a Cartagine sulla terraferma, e hanno stabilito basi nel Mar Egeo. In Occidente, cade Narbona e Perpignano è in mano araba. La resistenza dei principi di Provenza è debole, poiché questi preferiscono fare un dispetto al Re merovingio e ai suoi maggiordomi di Palazzo (che esercitano di fatto il potere militare) piuttosto che difendere i loro possessi dagli arabi, che così occupano trionfalmente tutta la Provenza e lambiscono le Alpi. Il maggiordomo di turno, Carlo Martello, si accinge a marciare dal Nord della Francia, dove ha sede il Re, verso Sud. L'Aquitania oppone resistenza, ma gli arabi arrivano a Poitiers, a 100 chilometri da Parigi. Qui per una settimana le armate merovingie e le forze arabe si schierano e alla fine si affrontano. È il 732, e la battaglia di Poitiers segna una grande vittoria per i Franchi. Ciò però non impedisce agli arabi di mantenere il controllo sulla Provenza e del Narbonese, e di passare le Alpi per fare incursioni in Piemonte e Liguria. Infine Narbona è definitivamente ripresa dai cristiani, ma solo 50 anni dopo Carlo Magno potrà cacciare via stabilmente gli arabi dalla Francia.

Carta dei territori del Regno delle Asturie. immagine di
Dal 722 - Dopo la vittoria di Pelagio nella battaglia di Covadonga (nel 722) sui musulmani, si stabilisce un piccolo territorio nelle montagne asturiane che darà luogo più tardi al Regno delle Asturie.
Inizia così la "Reconquista" della penisola iberica all'Islam che si completerà nel 1.498. Mentre secondo la leggenda Pelagio era un nobile, figlio del duca Favila e pronipote del re visigoto Chindasvindo, questo territorio non si organizza come successore del regno goto, come il mito posteriore ha invece voluto stabilire, ma come un governo sorto per opera di un movimento indigeno comune fra Asturiani e abitanti della Cantabria (Luis G. de Valdeavellano, Historia de España, Madrid, Alianza Universidad, 1980, I, p. 386 e segg.). L'influenza degli immigranti provenienti da sud (dalle regioni cioè conquistate dall'Islam), andrà impregnando di goticismo il regno asturiano. Senza dubbio, nelle epoche più tarde del regno, negli Annali scritti all'epoca di Alfonso II, si rinnegava tuttavia il retaggio dei Visigoti, incolpati d'aver perso la Hispania. Le cronache su cui ci si basa per la conoscenza dell'epoca, tutte scritte all'epoca di Alfonso III, quando l'influenza ideologica "goticista" era già importante, sono la Crónica Sebastianiense, la Crónica Albeldense e la Crónica Rotense.

Nel 726 - Con il doge Orso Ipato, il ducato di Venezia si ribella alle leggi iconoclaste di Leone Isaurico. L'estensione all'Italia dei provvedimenti iconoclasti dell'imperatore Leone III provoca la reazione del Papa e il diffondersi di rivolte in tutti i territori bizantini d'occidente (come del resto in quelli d'oriente): nella Venezia il popolo e il clero in rivolta prevaricano il diritto imperiale alla nomina del Dux eleggendo Orso, spesso ricordato con il titolo di ipato (dal latino hypatus o ypatus, a sua volta dal greco hypatos, generalmente tradotto come console, fu il titolo assunto dai governanti delle città stato tirreniche tra il nono e l'undicesimo secolo in segno di sottomissione all'Impero bizantino), fu, secondo la tradizione, il 3º doge del Ducato di Venezia. Salì al potere verso il 726-727 e fu probabilmente il primo dux ad essere nominato per volontà dei Venetici e non dal potere costantinopolitano. Nonostante la ribellione, la Venezia interviene a sostegno dell'Esarcato contro i Longobardi.

Solidus con Leone III e il figlio 
Costantino V, da:

- Leone III Isaurico (675 circa - 18 giugno 741) è stato Basileus dei Romei (Imperatore d'Oriente) dal 25 marzo 717 sino alla sua morte. L'appellativo "Isaurico" allude forse alla sua regione di provenienza. Appena eletto Imperatore, dovette affrontare la minaccia dei musulmani, intenzionati come più non mai a impossessarsi della capitale dell'Impero. Nell'agosto del 717 l'esercito e la flotta araba (composta da 120.000 uomini e 1.800 navi) era già presso le mura di Costantinopoli, condotti da Maslam, il fratello del califfo. L'Imperatore decise allora di stringere un'alleanza con i Bulgari, che, resisi conto della grossa minaccia che avrebbero potuto costituire i musulmani per il loro stato, accettarono. Grazie al fuoco greco, la flotta araba subì pesanti perdite, venendo costretta a ritirarsi, mentre le resistenti mura teodosiane resistettero senza problemi ai continui assalti arabi. Il ritiro della flotta araba permise alla capitale di essere rifornita regolarmente di viveri, mentre l'inverno del 717, straordinariamente rigido, mieté molte vittime tra i musulmani, non abituati a quelle temperature e già indeboliti da una carestia e dagli attacchi dei Bulgari, venuti in soccorso dei romano-orientali. Durante il periodo di regno introdusse numerose riforme fiscali, trasformò i servi della gleba in una classe di piccoli proprietari terrieri e introdusse nuove norme di diritto della navigazione e di famiglia, non senza sollevare molte critiche da parte dei nobili e dell'alto clero. Proibì il culto delle immagini sacre, con due editti distinti nel 726 e 730, e nel 726 promulgò un codice di leggi, l'Ecloga, una selezione delle più importanti norme di diritto privato e penale vigenti. L'Ecloga, pur rifacendosi al diritto romano e in particolare al Codice di Giustiniano, apportò alcune modifiche sostanziali quali un ampliamento dei diritti delle donne e dei bambini, la disincentivazione del divorzio, la proibizione dell'aborto e l'introduzione di mutilazioni corporali (taglio del naso, delle mani ecc.) come pene. Queste riforme aggiornavano il diritto bizantino alla situazione dell'epoca, che era cambiata rispetto a quella di Giustiniano e rendevano le leggi più accessibili dato che i libri di Giustiniano erano troppo vasti e difficilmente consultabili. Poi Leone III iniziò a chiedersi se le calamità che affliggevano l'Impero non fossero dovute alla collera divina e cercò di conseguenza di ingraziarsi il Signore, imponendo il battesimo a Ebrei e a Montanisti (nel 722). Constatando che queste prime leggi non erano bastate a far finire le calamità (tra cui un'eruzione nel mar Egeo), l'Imperatore iniziò a credere che il Signore fosse in collera con i Bizantini perché adoravano le icone religiose, cosa contraria alle leggi di Mosé. L'opposizione alle immagini religiose era già diventata piuttosto diffusa nelle regioni orientali, influenzate dalla vicinanza con i musulmani, che vietavano l'adorazione delle icone. Secondo Teofane l'Imperatore fu convinto ad adottare la sua politica iconoclastica (distruzione delle icone) da un tal Bezér, un cristiano che, fatto schiavo dai musulmani, rinnegò la fede cristiana per passare a quella dei suoi padroni e che, una volta liberato e trasferitosi a Costantinopoli, riuscì a indurre nell'eresia l'Imperatore. Nel 726, su pressione dei vescovi iconoclasti dell'Asia Minore e in seguito a un maremoto che lo convinse ancora di più della correttezza della sua teoria dell'ira divina, Leone III iniziò a battersi contro le immagini religiose. Inizialmente tentò di predicare alla gente la necessità di distruggere le immagini, successivamente decise di distruggere un'icona religiosa raffigurante Cristo dalla porta del palazzo, scatenando una rivolta sia nella capitale che nel tema Ellade. L'esercito dell'Ellade mandò una flotta a Costantinopoli per deporre Leone e porre sul trono l'usurpatore da loro scelto, un tal Cosma, tuttavia durante una battaglia con la flotta imperiale (avvenuta il 18 aprile 727), la flotta ribelle venne distrutta dal fuoco greco e l'usurpatore, catturato, venne condannato alla decapitazione. Nel frattempo in Asia Minore gli Arabi assediarono Nicea ma non riuscirono ad espugnarla, a dire di Teofane, per intercessione del Signore. Gli Arabi si ritirarono quindi con ricco bottino. L'Imperatore allora cercò di convincere il Patriarca di Costantinopoli e il Papa ad accettare l'iconoclastia, ma tali tentativi non ebbero effetto: entrambi infatti si mostrarono contrari] e quando, forse nel 727, Papa Gregorio II ricevette l'ordine di vietare le icone religiose, (l'imperatore infatti esercitava sia il potere temporale che religioso) si oppose strenuamente, ottenendo l'appoggio di buona parte delle truppe bizantine nell'Esarcato, che si rivoltarono all'autorità imperiale. Gli abitanti dell'Italia bizantina considerarono anche la possibilità di nominare un usurpatore e mandare una flotta a Costantinopoli per deporre l'Imperatore a loro dire eretico ma il Papa si oppose, un po' perché sperava che l'Imperatore si ravvedesse, un po' perché contava sull'aiuto dell'Imperatore per respingere i Longobardi. Le truppe bizantine fedeli all'Imperatore tentarono di deporre il Papa e di assassinarlo, ma tutti i loro tentativi non ebbero effetto a causa dell'opposizione delle truppe romane che appoggiavano il Papa. Scoppiò una rivolta anche a Ravenna, nel corso della quale venne ucciso l'esarca Paolo: nel tentativo di vendicare l'esarca, fu mandata dai Bizantini una flotta a Ravenna, che però non riuscì nell'intento, subendo anzi una completa disfatta. Venne nominato esarca Eutichio, il quale però a causa del mancato appoggio dell'esercito, non poté instaurare l'iconoclastia in Italia e fallì anche nel tentativo di assassinare il Papa. Cercando di approfittare del caos in cui si trovava l'esarcato a causa della politica iconoclastica dell'Imperatore, i Longobardi condotti dal loro re Liutprando, invasero il territorio bizantino conquistando molte città dell'esarcato e della pentapoli. Quindi, con l'editto del 730, Leone ordinò la distruzione di tutte le icone religiose e contemporaneamente convocò un silentium (un'assemblea) a cui impose la promulgazione dell'editto. Di fronte all'insubordinazione del patriarca Germano, contrario all'iconoclastia e che si rifiutava di promulgare l'editto se non veniva convocato prima un concilio ecumenico, Leone lo destituì e pose al suo posto un patriarca a lui fedele, tal Anastasio. Il decreto venne ancora una volta respinto dalla Chiesa di Roma e il nuovo Papa Gregorio III nel novembre 731 riunì un sinodo apposito per condannarne il comportamento. Al Concilio, a cui parteciparono 93 vescovi, si stabilì la scomunica per chi avesse osato distruggere le icone. Il Papa tentò di persuadere l'Imperatore ad abbandonare la sua politica iconoclastica ma i suoi vari messi non riuscirono nemmeno a raggiungere Costantinopoli poiché arrestati prima di raggiungerla. Come contromossa l'imperatore bizantino decise prima di inviare una flotta in Italia per reprimere ogni resistenza nella penisola, ma questa affondò e quindi, successivamente, confiscò le proprietà terriere della Chiesa Romana in Sicilia e Calabria, danneggiandola economicamente e decise inoltre di portare la Grecia ed il sud dell'Italia sotto l'egida del Patriarca di Costantinopoli. Tali misure non ebbero un grande effetto e l'esarca non poté comunque applicare il decreto iconoclasta in Italia, anzi cercò di perseguire una politica conciliante con il Pontefice. L'Italia bizantina si trovava sempre più in difficoltà. Forse nel 732, Ravenna cadde temporaneamente in mano longobarda e solo con l'aiuto di Venezia l'esarca poté rientrare nella capitale dell'esarcato. Poi nel 739/740, Liutprando invase il ducato romano e si impadronì del corridoio umbro che collegava Roma con Ravenna e fu solo per l'autorità del Pontefice che rinunciò a queste sue conquiste.

- Il fuoco greco era una miscela incendiaria usata dai bizantini per dar fuoco al naviglio avversario o a tutto quello che poteva essere aggredito dal fuoco. L'espressione "fuoco greco" era utilizzata soprattutto dai popoli stranieri, poiché i bizantini, in realtà «romei», cioè romani dell'impero romano d'Oriente, lo chiamavano fuoco romano, fuoco artificiale o fuoco liquido. Venne utilizzato in diverse occasioni per la difesa di Costantinopoli e di altre città dell'Impero bizantino consentendogli di sfuggire ai loro assedianti, fu proprio l'utilizzo del fuoco greco che fece fallire il secondo assedio di Costantinopoli, condotto dagli Arabi musulmani fra il 717 e il 718. La formula della miscela che componeva il "fuoco greco" era nota soltanto all'imperatore e a pochi artigiani specializzati ed era custodita tanto gelosamente che la legge puniva con la morte chiunque avesse divulgato ai nemici questo segreto. Il fuoco greco - la cui invenzione si attribuisce a un greco originario della città di Eliopolis (oggi Baalbek in Libano), di nome Callinico - oggi si ritiene fosse una miscela di pece, salnitro, zolfo, nafta e calce viva, contenuta in un grande otre di pelle o di terracotta (sìfones) collegato ad un tubo di rame, montato sui dromoni bizantini. La miscela veniva spruzzata con la semplice pressione del piede sulle imbarcazioni nemiche oppure stipata dentro vasi di terracotta che venivano lanciati sul naviglio nemico tramite le petriere, similmente a mortai di artiglieria. La caratteristica che rendeva temuti questi primitivi lanciafiamme era che il fuoco greco, a causa della reazione della calce viva, non poteva essere spento con acqua, che anzi ne ravvivava la forza, e di conseguenza le navi, realizzate in quel periodo in legno, coi comenti dello scafo impermeabilizzati tramite calafataggio e con velatura, sartie e drizze in fibre vegetali, anch'esse intrise di pece, erano destinate a sicura distruzione. Lo storico Marco Greco ci fornisce una semplice ricetta di tale miscuglio e afferma che l'unico modo per spegnerlo era quello di usare urina, sabbia o aceto.

Nel 728 - Si sigla la «Donazione di Sutri». Il potere civile effettivo assunto dal papato fin dall'epoca di costituzione del ducato romano, unitamente a una sempre maggiore debolezza degli imperatori bizantini in Italia, resero possibile quell'atto passato alla storia come la «Donazione di Sutri» (728), voluta dal re longobardo Liutprando e mediante la quale il papa acquistò per la prima volta un potere temporale formalmente riconosciuto. Al di fuori dei suoi possedimenti, la supremazia del pontefice era tuttavia ben lontana dall'essere effettiva: nei territori longobardi i vescovi locali erano pressoché indipendenti, mentre nelle terre bizantine si faceva sentire l'influenza del patriarca di Costantinopoli, spesso al fianco dell'Imperatore. Il re dei longobardi infatti nel 728 strappò Sutri ed altri castelli nell'alto Lazio alle milizie bizantine e papa Gregorio II chiese ed ottenne, con molto sforzo, la loro restituzione. In realtà quei territori appartenevano giuridicamente all'Imperatore bizantino, ma il Papa, più che all'osservanza di una situazione giuridica formale, era interessato a respingere la troppo vicina potenza longobarda. Il suo timore non era infondato. Pochi anni dopo infatti, Liutprando, allo scopo di rafforzare il proprio dominio sul territorio a fronte di una situazione interna molto difficile, cinse d'assedio Roma.

Nel 732 - Carlo Martello sconfigge i Mori (o Saraceni, gli Arabi) nella battaglia di Poitiers, fermando la loro avanzata dalla Spagna, nei territori dei Franchi. I Carolingi devono il loro nome al loro antenato diretto, Carlo Martello, figlio illegittimo di Pipino di Heristal, "maggiordomo di palazzo" d'Austrasia. Carlo si trovò a capo di una milizia coinvolta nel 732 o nel 733 nella cosiddetta battaglia di Poitiers, un evento secondo le tesi storiche più moderne di portata relativamente modesta, ma ingigantito in secoli di storiografia come l'evento cardine del Medioevo, che bloccò l'espansione islamica in Europa e legittimò la dinastia carolingia. Lo scontro in sé dovette essere di modeste dimensioni, di durata giornaliera e senza vincitori né vinti. La "battaglia" non fermò le scorrerie saracene nella Gallia-Francia: nel 734 infatti veniva presa Avignone e contemporaneamente veniva saccheggiata Arles. Nel 737 gli arabi arrivarono a saccheggiare la Borgogna, dove prelevarono un'enorme quantità di schiavi da portare in Spagna. Carlo Martello era impegnato in continue campagne nel sud della Francia, ma i continui doppi giochi di alleanze trasversali e tradimenti rende impossibile una netta divisione tra i due schieramenti, tanto che ad alcuni Franchi i raid musulmani fecero anche comodo, all'interno di una lotta per il potere molto complessa. L'esaurirsi della spinta araba fu graduale e probabilmente fu la conclusione di un processo naturale di esaurimento delle forze. Se si dovesse scegliere un evento significativo dell'arresto dell'espansionismo arabo, quello fu la distruzione della flotta araba durante l'assedio a Costantinopoli del 717, ma il fatto che fosse riuscito grazie ad un imperatore "eretico", Leone III, mise già da allora in una luce secondaria l'evento agli occhi degli occidentali.

Cartina dell'espansione del regno dei Franchi dal 481 all'814.
Nell'800 Carlo Magno fonda il Sacro Romano Impero.
- Mentre il potere della dinastia merovingia andava diminuendo, durante il periodo detto dei "re fannulloni", i Pipinidi, maggiordomi di palazzo, accrebbero il loro potere, al quale mancava ormai il solo titolo. Importante fu la riorganizzazione dei regni dei Franchi in vista di una militarizzazione, ristrutturando la proprietà agraria in maniera da poter disporre da una classe di guerrieri dotati di cavallo, rapidi e forti grazie anche a nuove tecniche come l'introduzione della staffa che permetteva uno scontro frontale a cavallo tramite l'ancorazione delle lance. Carlo Martello mise come proprietari dei terreni più importanti esponenti di famiglie a lui fedeli, spianando la strada ad un consenso per una sua futura appropriazione del trono. Incontrò inoltre una forte resistenza ecclesiastica, avendo espropriato molte terre di diocesi e monasteri, alla quale rispose in maniera dura contro i più ostili oppositori, esautorandoli e sostituendoli con persone di sua fiducia, ma fu più prudente nei confronti della Chiesa franca in generale, cercando un miglior rapporto diretto con il papato, sostenendo per esempio le campagne missionarie verso i frisoni, gli alamanni e i turingi. I re merovingi, per quanto "fannulloni", godevano della sacralità dell'antica tradizione germanica. Carlo Martello, avvalendosi delle prerogative del maggiordomo, riuscì a far sì che Teodorico IV morisse, nel 737, senza eredi.

- Tra il 737 e il 741 i Bizantini riportano il governo del Ducato di Venezia nelle mani di magistrati elettivi annuali, i Magistri Militum.

Nel 739 - Il re langobardo Liutprando, allo scopo di rafforzare il proprio dominio sul territorio a fronte di una situazione interna molto difficile, cinge d'assedio Roma. Papa Gregorio III riuscì a farlo desistere solo grazie all'intervento (allora soltanto diplomatico) di Carlo Martello, maestro di palazzo dei regni franchi merovingi di Austrasia e Neustria. Il pontefice gli indirizzò una lettera in cui comparve per la prima volta la locuzione populus peculiaris beati Petri, riferita alle popolazioni del Ducato Romano, del Ravennate e della Pentapoli, nelle Marche, riunite insieme in una republica di cui san Pietro era il protettore e l’eroe eponimo.

Metamauco, nella laguna
Nel 742 - L'imperatore Romano d'Oriente (Bizantino) concede al popolo veneziano la nomina del Dux. Nello stesso anno la capitale (sede del governo del ducato di Venezia) venne traslata a Metamauco (nei pressi dell'attuale Malamocco).

Dal 750 - Gli Oghuz, una confederazione di tribù di turchi dell'Asia Centrale che parlavano una lingua del gruppo sud-occidentale delle lingue turche, entrano in conflitto con il ramo Karluk di un'altra tribù turca, gli Uiguri, per la leadership nella regione dello Zhetysu (regione storica corrispondente alla parte sud-orientale dell'attuale Kazakistan). Essendo stati sconfitti, gli Oghuz si spostano verso il Mar Caspio, mentre gli Uiguri si volgono a oriente, stringendo relazioni coi Cinesi.
Posizione degli Oghuz del 750.
Gli Oghuz passano poi, nel IX secolo, attraverso le steppe siberiane fino ad arrivare in Transoxiana, la parte occidentale del Turkestan, dove prendono il posto dei Peceneghi e dei Kangarli stanziati nei pressi del fiume Ural, nella regione dell'Emba, costringendoli o a migrare a nord del Mar Nero oppure ad unirsi a loro.
Nel X secolo, gli Oghuz sono stanziati nell'odierno Kazakistan, dove fondano uno stato, governato da uno yagbu (carica amministrativa degli antichi stati turchi o mongoli, circa equivalente alla carica di governatore. Il titolo significa l'assistente del khagan, un incarico assegnato ad uno dei suoi figli o parenti in linea paterna), con capitale Yangikent e da lì penetrano anche nel sud della Russia e nelle terre bulgare del Volga.
È in quel periodo che un clan della confederazione, i seguaci del condottiero Seljuk (i Selgiuchidi), si sposta verso il Khorasan, antica regione persiana nota tra gli studiosi come "Grande Khorasan" che includeva aree che oggi fanno parte non solo dell'Iran ma dell'Afghanistan, del Tagikistan, del Turkmenistan e dell'Uzbekistan. Nel territorio dell'antica regione si trovano alcune città storiche dell'impero persiano: Nīshāpūr in Iran, Merv e Sanjan in Turkmenistan, Samarcanda e Bukhara in Uzbekistan, Herat, Kabul, Ghazni e Balkh in Afghanistan. Il Khorasan è stato conquistato da diversi popoli e appartenne a diversi imperi, Greci, Arabi, Selgiuchidi, Safavidi e altri ancora. Poi i Selgiuchidi si convertono all'Islam e nell'XI secolo conquistano la Persia fondandovi l'Impero selgiuchide.

- I Peceneghi o Patzinak erano una popolazione nomade, di ceppo turco, delle steppe dell'Asia Centrale. Nell'opera dell'XI secolo Divânü Lugâti't-Türk scritta da Mahmud Kashgari, una sorta di primo dizionario di lingua turca, esistono due voci alla parola Beçenek (ovvero Peceneghi in Turco). La prima è "Nazione turca che popola i dintorni di Rum". Dove Rūm è l'esonimo turco per l'Impero Bizantino. Nello stesso libro la seconda menzione ai Beçenek ovvero "un ceppo dei turchi Oghuz." Nella stessa opera alla voce Oguz, si dice che i turchi Oghuz si dicono composti da 22 ceppi e che il diciannovesimo ceppo è quello dei Beçenek. Max Vasmer, un noto linguista tedesco, fa derivare questo nome dalla parola turca che significa "cognato, parente".
Secondo un'altra teoria, i Peceneghi proverrebbero dal popolo Wusun, menzionato dai cinesi nei primi secoli della nostra epoca in quella stessa regione.
Un'ulteriore teoria afferma che fossero originari del bacino dell'alto corso del fiume Irtyš (un affluente del fiume Ob'), nella porzione più nordorientale dell'attuale Kazakistan, dove si trovavano ancora nel VI secolo.
Qualunque fosse la loro origine, i Peceneghi emergono nella storia solo nell'VIII secolo, come abitanti della regione del basso Volga, del fiume Don e dei Monti Urali.
Dal IX e durante il X secolo essi controllavano gran parte delle steppe del sud-ovest (l'odierna Ucraina) e della penisola di Crimea. Sebbene rappresentassero un importante fattore della storia locale, come gran parte delle tribù nomadi, la loro identità politica non permise loro di andare mai oltre le scorrerie ai popoli vicini o il loro servizio come mercenari per altre nazioni.

Nel 751 - Con la caduta dell'Esarcato di RavennaVenezia acquista una larga autonomia, restando tuttavia sotto l'autorità bizantina.  

Nel 752 Pipino il Breve, figlio di Carlo Martello e a sua volta maestro di palazzo dell'ultimo re merovingio, Childerico III, lo depone e lo relega in un monastero: con l'appoggio della chiesa di Roma diventa il primo re dei Franchi carolingio (da Carlo Martello, suo padre).

Langobardi (definiti comunemente ma erroneamente Longobardistrappano all'impero romano d'oriente Ravenna e la Pentapoli. Di fronte a una nuova crisi con i longobardi, Zaccaria (741-752), da poco asceso al soglio pontificio, non esitò a trattare direttamente con Liutprando. Nella primavera del 743 i due si incontrarono a Terni. Il pontefice ottenne dal re longobardo, la restituzione per donationis titulo di quattro città da lui occupate (tra cui Vetralla, Palestrina, Ninfa e Norma) e di una parte dei patrimoni della Chiesa in Sabina, ad essa sottratti oltre trent'anni prima dai duchi di Spoleto. Costantinopoli era debole e perdeva continuamente terreno a vantaggio dei Longobardi, mentre le sue relazioni col papato peggioravano ulteriormente. A metà dell'VIII secolo, il regno longobardo volle sferrare il colpo definitivo all'esarca bizantino invadendo il cuore delle terre imperiali italiane. Caddero Ravenna e la Pentapoli (752).

Nel 756 - In Italia Pipino sconfigge i Longobardi, che avevano conquistato Ravenna, capitale dell'esarcato dell'Impero Bizantino, nel 751 e avevano iniziato a fare pressione su Roma. Papa Stefano II, che definiva l'impero romano d'oriente "Imperio Grecorum", "impero dei greci" che verrà poi definito "bizantino" da Bisanzio, antico nome della città in cui venne fondata "Costantinopoli nuova Roma" da Costantino I il Grande, nel 754 si rivolge a Pipino il Breve, Maggiordomo di Palazzo del Regno franco di Neustria per muovere guerra ai Longobardi. Per convincerlo gli mostra un documento falso: la “Donazione di Costantino”, secondo la quale l'antico imperatore avrebbe donato alla Chiesa numerose terre in Italia. Di conseguenza Stefano II pretendeva la consegna di parte del Veneto, quasi tutta l'Emilia Romagna, la Toscana, l'Umbria, le Marche, il Lazio, metà dell'Abruzzo e la Corsica. In cambio Pipino avrebbe potuto inglobare i restanti territori longobardi ed essere consacrato protettore della cristianità. Così, Pipino il Breve sconfisse i Longobardi nel 756 e assegnò al papa i territori che sarebbero appartenuti alla Chiesa per circa mille anni.

In giallo la Settimania,
 o Gothia, o Gotia.
Dal 759 - Tra il 759 e il 768 il signore di Settimania (Gothia o Gotia) - che includeva il Razès e Rennes-le-Château - viene ufficialmente proclamato re.
Nonostante la disapprovazione di Roma, è riconosciuto dai Carolingi, dei quali si dichiara vassallo. Nelle cronache pervenute fino a noi figura più di frequente con il nome di Teodorico, o Thierry, e su Wikipedia è indicato come Teodorico I conte di Autun.
Teodorico I era discendente di Dagoberto II, re merovingio d'Austrasia, unico figlio maschio del re dei Franchi Sali di Austrasia della dinastia merovingia Sigeberto III e della moglie Inechilde. Dagoberto II, dal suo primo matrimonio con Matilde, principessa di stirpe celtica, ebbe tre figlie, ma non un erede maschio. Da Giselle de Razès, figlia del conte di Razès e nipote del re dei Visigoti, nel suo secondo matrimonio, ebbe altre due figlie e finalmente, nel 676, un figlio, il futuro Sigisberto IV, antenato di Teodorico I. La maggioranza degli studiosi moderni ritengono infatti Teodorico di discendenza merovingia, ma era riconosciuto tanto da Pipino il Breve quanto dal Califfo di Baghdad come il seme della casa di Davide, come lo era stato Gesù. Questo Teodorico sarebbe nato a Baghdad: era un esilarca, cioè disceso dagli ebrei in esilio a Babilonia fin dai tempi della cattività babilonese, fra il VII e il VI sec. a.C. Il suo nome arabo era Natronai al-Makir. Questi sposò inoltre la sorella di Pipino, Alda, nonna di Raimondo I di Tolosa e zia di Carlomagno. Il Principato si estese con la donazione di molti territori concessi dai sovrani carolingi, tra cui alcuni appezzamenti della Chiesa, che causarono malumore al Papa Stefano III. La Settimania (o Septimania) ospitava una vasta popolazione ebraica prima tollerata, poi perseguitata dai Visigoti. La conquista dei Mori fu perciò ben accettata dagli ebrei locali, un po' come era successo in Spagna. La Settimania rimase in mano araba per circa quarant'anni, diventando un principato moresco con capitale Narbona. Usando la zona come base di partenza, i Mori si spinsero in Francia fino a lambire Lione. La loro avanzata fu però fermata da Carlo Martello, maestro di palazzo del re merovingio Childerico III, nella battaglia di Poitiers del 732. Intorno al 752, Pipino il Breve, figlio di Carlo Martello e a sua volta maestro di palazzo dell'ultimo re merovingio, Childerico III, lo depose e lo relegò in un monastero: con l'appoggio della chiesa di Roma divenne il primo re dei Franchi carolingio (da Carlo Martello, suo padre). Pipino aveva stretto alleanza con gli aristocratici locali, portando così la Settimania sotto il suo dominio, tranne la capitale Narbona, difesa strenuamente da Arabi ed Ebrei. Dopo sette anni di assedio, Pipino, Re dei Franchi, fece un patto con gli ebrei di Narbona: in cambio del loro aiuto contro i Mori e del loro appoggio per la sua legittimazione a successore dei Merovingi, avrebbe concesso agli Ebrei di Settimania un principato ed un re esclusivamente loro. Quindi nel 759 la popolazione ebrea si rivoltò contro gli occupanti mori, aprì le porte a Pipino, che conquistò la città. Poco più tardi, gli Ebrei riconobbero Pipino come sovrano nominale e convalidarono le sue pretese alla sua legittimazione. Quello che non è facilmente comprensibile, è il motivo per cui il re usurpatore chiede l'avvallo degli Ebrei alla rimozione di un re merovingio, ma risulta chiaro se si pensa che la stirpe merovingia si era incrociata con i discendenti di Gesù e di Maria Maddalena (di Magdala), sua moglie, che proprio in Occitania, dopo la crocifissione, era approdata, con la figlia Sarah-Damaris e il figlioletto Yeshuah-Joseph Théo del Graal, insieme ad un gruppo di cui facevano parte Giuseppe d'Arimatea, membro del Sinedrio di Gerusalemme e Lazzaro, forse fratello di Maria Maddalena, chiamata anche Maria di Betania nei vangeli (vedi QUI).
Settimania o Gothia e altri 
regni franchi.
Una leggenda parla di una violenza subita dalla madre di Meroveo quando già era incinta di lui, da parte di un essere proveniente da Oltremare: il cronista Fredegario, afferma che Meroveo fu concepito quando Basina, moglie di Clodione, mentre era seduta in riva al mare fu posseduta dal mostro Quinotauro (con cinque corna), che era uscito dal mare e questo evento giustifica il nome Meroveo; figlio del mare. Questo episodio potrebbe far pensare ad una stirpe proveniente da oltremare che si incrocia con un'altra, continentale e regale. I Merovingi erano detti i "Re Lungochiomati", per la loro abitudine di non tagliarsi mai i capelli, ed anche i "Re Taumaturghi", per le loro supposte abilità nella guarigione delle persone. Secondo una diffusa leggenda medievale, essi erano discendenti della linea di Davide e i loro poteri derivavano, appunto, dall'avere sangue divino nelle proprie vene. L'abitudine di non tagliare i capelli, dunque, potrebbe fare riferimento al "nazireato", la forma giudaica di consacrazione a Dio, la stessa che nella Bibbia è attribuita al personaggio di Sansone e la stessa alla quale potrebbero aver aderito Giovanni Battista e persino Gesù (secondo l'ipotesi che "Nazareno" non intenda "di Nazareth", ma "Nazireo"). La cultura occitana ha inventato i "Romanzi", storie cavalleresche intrecciate all'amor cortese che mescolano leggende e verità, e proprio nei primi romanzi, si fa cenno del "Sangraal", tradotto come Santo Graal, ma che poteva essere il Sangue Reale, e non dimentichiamoci che Gesù voleva essere il re di Gerusalemme, unto a quello scopo dalla nobile Maria Maddalena della tribù di Beniamino, l'antica proprietaria nominale del territorio di Gerusalemme. Anche la famosa scritta INRI, Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum (Gesù Nazareno Re dei Giudei), posta sulla croce, ribadisce questa sua volontà, e la festività gitana delle tre Marie, che si celebra tuttora in Camargue, fa intravvedere in Sara proprio la nipote della madonna, la figlia di Gesù e della Maddalena. Ricordiamoci inoltre che Gesù era chiamato Rabbi, "maestro", e per tutti i rabbi è indispensabile avere figli, per seguire l'insegnamento: crescete e moltiplicatevi. Poi la chiesa cattolica, secoli dopo, impose il celibato nell'ambito clericale, ma questa è un'altra storia. Alla chiesa di Roma non conveniva certamente accettare che esistessero discendenti di Gesù, il Cristo!
Da: "Il Santo Graal" di Michael Baigent, Richard Leigh, Henri Lincoln - 1982 Arnoldo Mondadori Editore.



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