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venerdì 25 gennaio 2019

Storia dell'Europa n.47: dall' 827 all' 879 e.v. (d.C.)

Nell' 827 Inizia a partire dallo sbarco a Capo Granitola, presso Mazara del Vallo, il dominio islamico sulla Sicilia che terminerà, con la caduta di Noto, nel 1.091. Precedentemente, intorno al 700, era stata occupata l'isola di Pantelleria da ʿAbd al-Malik b. Qaḥṭān.
Palermo, centro principale del potere musulmano in Sicilia, cadrà nel 1.072, conquistata dai normanni.
Il periodo di dominazione islamica della Sicilia, dall'827 al 1072, può essere suddiviso in tre parti:
- la prima (827-910) quando la Sicilia aveva un governatore nominato dall'emiro aghlabide di Qayrawan;
- la seconda (910-948) durante la quale i governanti erano fatimidi
- la terza, (948-1019) all'epoca dei Kalbiti, una dinastia sciita-ismailita voluta dall'Imam fatimide che finì col governare in modo autonomo l'Isola, da vero e proprio emirato.
Dopo questa data vi furono tre Emirati indipendenti:
- Mazara del Vallo (emiro ʿAbd Allāh ibn Mankūt),
- Siracusa (emiro Ibn al-Thumna)
- Enna (Ibn al-Ḥawwās).

La Grande Moravia, primo stato
Nell' 833 - Nell'Europa centrale si forma la regione storica della Grande Moravia, che ha continuato a sussistere come entità politica e territoriale fino al X secolo, che rappresenta la prima forma di realtà statale a cui diedero vita le popolazioni appartenenti al ceppo degli Slavi occidentali, ed i suoi abitanti furono soprattutto quelle popolazioni che sarebbero poi diventate gli attuali Moravi e Slovacchi.
Il centro geografico e politico di questa nazione erano le due regioni alle sponde opposte del fiume Morava, ovvero quelle che oggi sono la Slovacchia e la Repubblica Ceca, tuttavia il suo territorio si estendeva complessivamente ben oltre, andando a coprire porzioni di territorio attualmente appartenenti all'Ungheria, alla Romania, alla Polonia, alla Serbia, all'Austria, alla Germania, alla Slovenia, alla Croazia ed in ultimo all'Ucraina.

Nell' 840 - Sebbene immerso nelle liti familiari, Lotario I, imperatore e re d'Italia (primogenito di Ludovico il Pio, re di Aquitania, e di Ermengarda, nato in Aquitania nel 795) riesce ad occuparsi di una fondamentale questione relativa al suolo italico e alla presenza franca in esso: nell' 840 stipula un patto con il Ducato romano-orientale di Venezia, di non semplice interpretazione. Dopo che i tentativi di annessione dei suoi predecessori erano falliti, era necessario regolare i rapporti tra il Regnum - o meglio tra le popolazioni confinanti - e la città lagunare. Con il patto Lotario assume una sorta di autorità superiore tra le due parti. Un importante completamento di tale atto sarà il preceptum emanato da Lotario nel settembre dell'841, che rifacendosi a un precedente accordo franco-bizantino stipulato da Carlomagno, riconosce un'autonomia del Ducato nel diritto al pieno godimento dei beni laici ed ecclesiastici. Dal patto dell'imperatore Lotario del 23 febbraio 840 si evince che nelle lagune venete dell'alto Adriatico si è intensificata un'urbanizzazione  rispetto alla situazione del VI secolo, in controtendenza allo svuotamento e il depauperamento dei centri urbani dell'Europa occidentale. Il fenomeno riguarda anche la costa orientale dell'Adriatico e il Peloponneso come risultato dell'importanza assunta dalla marineria, sia commerciale che militare romano-orientale e dei nuovi dislocamenti dei ceti dirigenti in terraferma, dediti ai traffici con Africa e Oriente. Nella provincia delle “Venetie”, si distinguono perlopiù i mercanti e addirittura, al paragrafo 33 del “Pactum Lotharii” è scritto “Relativamente agli eunuchi, stabiliamo che, se qualcuno d'ora in poi oserà farne, secondo la consuetudine che è stata vietata, abbia a subire egli stesso la stessa punizione oppure possa riscattarsi presso di noi (pagando una multa n.d.r.). Se avrà negato di avere fatto questo gesto (cioè castrato schiavi per farne eunuchi n.d.r.) dimostri di essere innocente sulla testimonianza di 12 persone scelte altrimenti subisca la pena.” Da questo passo si comprende come ogni venetico fosse compreso in una catena di dodici persone, base dell'arruolamento nelle navi. 
Ubicazione dell'isola di Ammiana, ora scomparsa.
Il doge stabiliva infatti quale percentuale delle duodene fosse impiegata negli arruolamenti e coloro che rimanevano a casa contribuivano al sostentamento delle famiglie dei combattenti e dei combattenti, caratteristica bizantina dell'organizzazione militare adottata in laguna dove non c'è la possibilità di concessione di terre come in altre regioni dell'impero romano-orientale. Altro elemento interessante è il traffico di schiavi eunuchizzati, che sono molto ricercati e molto costosi e il divieto che se ne fa. Pare che esistesse un “Castrum castranzium” nell'isola di AmmianaVenetici e non meno i genovesi, fra le voci del loro traffico vicino-orientale annoveravano l'import-export di schiavi, nonostante i divieti papali di esportazione di schiavi cristiani in paesi non cristiani ma i mercati spagnoli e vicino-orientali apprezzavano molto gli schiavi eunuchi bianchi.

Nell' 841 - All'accordo con Venezia segue di qualche mese il cruentissimo scontro tra Lotario I, Ludovico il Germanico e Carlo, consumatosi in campo aperto il 25 giugno 841 a Fontenoy, che avrebbe segnato la fine dell'unione dell'Impero carolingio e la nascita delle autonomie nazionali. Già i contemporanei avvertirono la drammaticità di quel momento, rimarcata pochi mesi dopo, il 14 febbraio 842, quando gli uomini di Carlo e quelli di Ludovico, giurando alleanza a Strasburgo - i primi in una lingua romanza protofrancese, i secondi in un tedesco arcaico - di fatto testimoniano la divisione tra le rispettive terre.

Stemma del Dogato
di Venezia.
- A Venezia, nei sec. IX e X, con la crescita della città, le istituzioni e la politica veneziane si distaccheranno progressivamente sempre più dalle vicende di un impero sempre più lontano, la cui sovranità si farà sempre più meramente formale (nell'840, ad esempio, il doge di propria iniziativa aveva promulgato il Pactum Lotharii con il Sacro Romano Impero). È in questo periodo che, a fianco dei tentativi di costituire un sistema politico su modello imperiale bizantino (con il tentativo di rendere ereditaria la carica ducale tramite l'adozione del sistema di associazione al trono di un erede "co-Dux"), si viene sviluppando un sistema di famiglie patrizie in concorrenza per il potere (segno ne sono le frequenti rivolte e deposizioni dei "Dogi", tonsurati, accecati ed esiliati), nucleo della futura oligarchia mercantile a capo dello Stato. All'estero i veneziani difesero con successo, insieme ai Bizantini, la libertà della navigazione nell'Adriatico contro pirati slavi e saraceni. 

Carta del Sacro Romano Impero nell' 843, dopo
Ludovico I il Pio, che con il trattato di Verdun è
stato diviso fra Lotario, Carlo il Calvo
e Ludovico il Tedesco.  
Nell' 843 - Si stipula il Trattato di Verdun, che sancisce la divisione in tre parti dell'impero carolingio. 
Nel Trattato di Verdun dell'843 i tre figli sopravvissuti di Ludovico il Pio divisero il suo territorio, l'Impero Carolingio, in tre regni. Il figlio maggiore, Lotario I, aveva dichiarato guerra ai fratelli fin dalla morte del padre, avvenuta nell'840. Dopo la sua sconfitta nella battaglia di Fontenay, combattuta nell'841, e l'alleanza tra i suoi fratelli, sigillata nel Giuramento di Strasburgo, Lotario era disposto a negoziare. Ognuno dei fratelli aveva già un suo regno, Lotario in Italia, Ludovico II il Germanico in Baviera e Carlo il Calvo in Aquitania.
Lotario ricevette la parte centrale dell'impero, quella che in seguito divenne Paesi Bassi, Lorena, Alsazia, Borgogna, Provenza, e Italia. A titolo onorifico ricevette anche il titolo imperiale, ma senza avere più che un comando nominale.
Ludovico ricevette la parte orientale, gran parte di quella che divenne più tardi la Germania, sotto forma di Sacro Romano Impero.
Carlo invece ricevette la porzione occidentale, gran parte della quale sarebbe divenuta la Francia, incluse anche l'Aquitania, Tolosa e la Settimania.
Anche se spesso viene presentato come la devoluzione o la dissoluzione dell'impero unitario di Carlo Magno, il trattato in effetti riflette la continua aderenza alla tradizione Franca di una eredità divisibile invece che di una che favoriva solo il primogenito, consuetudine che porterà inevitabilmente alla frantumazione dei poteri a discapito di un riferimento centralizzato, come già era avvenuto con i Merovingi. Si formarono quindi i regni di Francia, di  Borgogna, di Provenza, d’Italia e di Germania.
Con le varie divisioni dell'Impero Franco, il fiume Schelda diviene infine il confine tra l'impero Franco d'oriente e quello d'occidente.

Cartina dell'Europa con i percorsi delle invasioni degli
Scandinavi, chiamati Normanni o Vichinghi o Vareghi,
dall'VIII secolo fino ai regni dei Normanni di Normandia
dell'XI sec. Nell' 860 gli Scandinavi Svedesi chiamati
Varaghi o Vareghi, fondano Novgorod, capitale del
Principato di Rus' o di Kiev.
- I Normanni (da Nordmanni o Nordmaenner, ossia "Uomini del Nord") rappresentano un insieme di gruppi umani della Scandinavia. Di verosimile origine germanica, si insediarono in Danimarca, Norvegia e Svezia. La cultura normanna, come quella di molti altri popoli migratori, era particolarmente versatile e aperta al nuovo. Per un certo periodo, questa caratteristica li portò a occupare territori europei tra loro eterogenei. Nonostante fossero in prevalenza contadini e non navigatori, furono fenomenali nel prendere il mare e navigarono, senza disporre di bussola e di carte di navigazione, fino a toccare:
- I Normanni Svedesi: la futura Russia e l'Ucraina, risalendo il corso di fiumi che avevano la foce nel Mar Baltico, e fondarono il principato di Kiev: i guerrieri-mercanti svedesi (i vareghi), misti alle popolazioni slave autoctone, contribuirono a costituire la civiltà russa.
- I Normanni Norvegesi: le isole Faer Oer, Islanda, Groenlandia, Labrador. Si dedicarono all'esplorazione dell'Oceano Glaciale Artico, grazie forse ad un aumento delle temperature che rese possibile la navigazione nelle acque già ghiacciate, toccando tra X e XI secolo Islanda, Groenlandia e anche le coste del Labrador nell'attuale Canada. Dal norvegese dei coloni in Islanda nacque il norreno, la lingua letteraria delle grandi saghe nordiche.
Carta delle migrazioni normanne.
- I Normanni Danesi: il nord-est della Francia, che prenderà il nome di Normandia, Gran Bretagna tranne il Galles e l'Italia del sud (da cui Antiochia in Terrasanta). Dopo l'insediamento in Normandia, in Francia (nel 910), nell'XI secolo si riversarono nell'Italia meridionale (nel 1.017 circa) poi ottennero la corona d'Inghilterra dal 1.066. Nel Sud dell'Italia diedero luogo alla fondazione della Contea di Puglia con gli Altavilla e nel 1.130 il regno di Sicilia.
Normanno è quindi un sostantivo collettivo che riunisce varie popolazioni dello Jutland e della Scandinavia, che furono protagoniste di diverse imprese fra il IX e il XII secolo. Il termine “Vichinghi”, che è divenuto equivalente e sovrapponibile a Normanni, in realtà si riferisce in origine a quella parte della popolazione che viveva nei fiordi (in norreno vik), da cui venivano avviate spedizioni piratesche o progetti di colonizzazione.
Il termine “Vareghi” o “Variaghi” si riferisce invece ai guerrieri-mercanti Svedesi. I Normanni, soprattutto quelli Danesi, si dedicarono alle scorrerie a partire dall'inizio del IX secolo. 
Drakkar vichingo.
Dotati di navi leggere senza ponte e senza remi, le drakkar, cioè "dragoni", ornate da un serpente di mare intagliato sulla prua, queste popolazionio batterono le coste della Francia, dell'Inghilterra fino alla penisola Iberica, all'Italia (saccheggiarono città come Luni e Fiesole) e alle isole del Mediterraneo occidentale, passando solo in un momento successivo all'insediamento stanziale. Inizialmente pagani e dediti alle razzie, in seguito allo stanziamento in Francia si convertirono al cristianesimo e si dedicarono anche all'agricoltura. Ottimi guerrieri, specializzati nel combattimento a cavallo, utilizzavano principalmente la spada, indossavano una tunica in maglia di ferro, l'"usbergo", progressivamente scomparso con l'avvento dell'armatura a lamine, e un grande scudo a forma di mandorla. Venivano richiesti come mercenari perfino dall'Impero bizantino.

Nell' 848 - Nell'ambito del Regno delle Asturie, poi di Leon, viene costituita la prima contea del Portogallo dopo la conquista di Oporto (Portus Cale).

Nel IX secolo - Gli Uzi, un popolo delle steppe (un ramo di turchi Oghuz) passano attraverso le steppe siberiane fino ad arrivare in Transoxiana, la parte occidentale del Turkestan, da dove  scacciano Peceneghi (anche loro turchi Oghuz) e i Kangarli stanziati nei pressi del fiume Ural (nella regione dell'Emba), catturando gran parte del loro bestiame e dei loro beni.  I Peceneghi  furono così costretti o a migrare a nord del Mar Nero oppure a rimanere ma sottomettendosi agli Uzi. Anche un'alleanza tra i Kimechi e i Qarluq aveva contribuito alla cacciata dei Pecenghi, anche se poi erano stati sconfitti da un altro gruppo nomade, i Samanidi. I Bizantini erano alleati con i Peceneghi e li utilizzavano per tenere a bada le altre tribù nomadi, come il popolo dei Rus' e i Magiari. Questo era un metodo molto usato dagli antichi Romani (divide et impera) ed adottato anche dai loro eredi Bizantini per tenere le tribù nomadi l'una contro l'altra.
I sarmatici Alani, in parte si convertirono al cristianesimo ortodosso nel IX secolo, combatterono contro i Mongoli prima, e insieme ad essi poi (una serie di tombe, forse di guerrieri Alani cristiani è stata rinvenuta in una necropoli mongola in Corea); gli Alani rimasti si stabilirono sul Caucaso occidentale, dove subirono una più o meno forte influenza turca ed islamica nel XIV-XVII secolo, e poi un processo di parziale russificazione tra il tardo '700 e i giorni nostri. Attualmente sono noti come Osseti.

Carta fisica dell'Ucraina e della
Russia europea con l'ubicazione di
Novgorod in rosso, oltre
a Kiev e altre città.
Nell' 860 - Gli Scandinavi Svedesi (chiamati Vareghi o Variaghi) fondano Novgorod in Russia. Con il nome Variaghi, o Vareghi, si identificano le genti normanne (chiamate anche Vichinghi) che migrarono dalla Svezia verso oriente. Praticando il commercio e la pirateria, e servendo come mercenari, essi vagarono per il complesso sistema dei fiumi della Russia europea giungendo fino al Mar Caspio e a Costantinopoli. I Variaghi crearono un sistema di fortezze e di stazioni commerciali dando origine al primo stato russo, la Rus' di Kiev. Slavi e Bizantini, nelle loro cronache, usarono il termine Variaghi per indicare sia gli scandinavi che i gruppi germanici ad essi collegati. Nella più antica cronaca russa, il “Manoscritto Nestoriano”, anche gli abitanti dell'Inghilterra vengono identificati con questo nome. Secondo la più antica cronaca russa, i Variaghi giunsero in Rus', intorno al IX secolo dal Mar Baltico su invito delle tribù guerriere Slave e Finniche per portare la pace nella regione. A capo dei Variaghi era Rurik che pose la sua residenza a Novgorod. È probabile che queste prime notizie siano prevalentemente leggendarie ma è storicamente assodato che intorno all'VIII secolo nei pressi del Lago Ladoga vi fosse un insediamento Svedese: Aldeigjuborg (odierno villaggio di Staraja Ladoga). Le popolazioni Slave  chiamarono questi SvedesiRus'. Il ruolo dei Variaghi nella storia della Rus' fu un argomento molto dibattuto dagli storici russi del XIX secolo. I sostenitori della "Teoria Normanna", Nikolaj Michajlovič Karamzin e Michail Petrovič Pogodin, come venne chiamata, affermavano la veridicità di quanto narrato nella più antica cronaca russa, il "Manoscritto Nestoriano", ossia che i Variaghi furono invitati dagli Slavi a governare quelle terre per porre fine alle guerre. Questa teoria fu utilizzata per giustificare l'autocrazia. Pogodin, nei suoi scritti, affermò che la Russia era esente da sconvolgimenti sociali e rivoluzioni in quanto la sottomissione del popolo ai suoi governanti era stata volontaria fin dalle origini. A queste teoria si opposero sia i progressisti che i nazionalisti più accesi che dettero vita ad una teoria panslava sulle origini della civiltà russa.

Alfabeto cirillico con le corrispondenze
con l'alfabeto latino e la pronuncia.
Nell' 863 - Adozione dell'alfabeto cirillico nei territori slavi. L'alfabeto cirillico è l'alfabeto usato per scrivere varie lingue slave (il bielorusso, il serbo-bosniaco, il bulgaro, il macedone, il russo, il ruteno, il serbo e l'ucraino) e lingue non slave parlate in territori appartenenti all'ex Unione Sovietica e nell'odierna Federazione russa. È il terzo alfabeto ufficiale dell'Unione europea. Le versioni moderne oggi in uso in vari paesi dell'Europa orientale derivano da un primo alfabeto comune, ma hanno subito nei secoli diverse modifiche, sia nella grafia sia nella pronuncia. L'alfabeto cirillico deriva dall'alfabeto glagolitico, usato nel IX secolo e inventato dai fratelli Santi Cirillo e Metodio, provenienti da Tessalonica (ai quei tempi territorio dell'Impero Bizantino). I caratteri sono le variazioni del greco di Bisanzio. Alcuni di essi, specie quelli che rappresentano suoni inesistenti nel greco medievale, conservano la forma originaria glagolitica. Anche se ormai è largamente accettato che l'alfabeto glagolitico sia stato inventato da San Cirillo e San Metodio, le origini dell'alfabeto cirillico arcaico sono ancora fonte di controversie. Un'ipotesi abbastanza diffusa attribuisce la paternità dell'alfabeto cirillico a San Clemente di Ocrida, un discepolo dei santi Cirillo e Metodio, ma si ritiene più probabile che l'alfabeto sia stato creato e sviluppato alla Scuola letteraria di Preslav nella Bulgaria nord-orientale, dove sono state ritrovate le più antiche iscrizioni in cirillico datate all'incirca 940.  All'epoca, nella ricca Costantinopoli comunque, era fiorente il mercato degli schiavi, con grande predilezione, soprattutto da parte della corte imperiale, per gli eunuchi, ritenuti più "spirituali". Nel bizantino ducato delle Venezie, era rinomata l'isola Ammiana, dove si praticavano gli interventi chirurgici, affidati agli Ebrei, a tale scopo e sempre nello stesso periodo, per la grande povertà, le popolazioni che abitavano la pianura russa, all'avvicinarsi dell'inverno vendevano i propri figli come schiavi, pur di non vederli morire di fame. Per cui il termine "Slavi", riferito a tali popolazioni, deriva da "schiavi". L'alfabeto cirillico sarà il veicolo dell'evangelizzazione dei popoli nell'attuale area slava che determinerà poi la fondazione di Mosca come la terza Roma, erede della continuità cristiana costantinopolitana, uno dei tasselli fondamentali nella cultura europea.

Carta del mondo con la diffusione degli alfabeti usati dalle
varie popolazioni: quello Greco limitato alla Grecia in blu,
quello Latino, derivato dal Greco Occidentale in azzurro,
il Cirillico nelle dominazioni slave in lilla, l'Arabo
in nord Africa e Asia sudoccidentale in verde,
quello Devangari in India e altri alfabeti orientali
in tonalità ocra, ideogrammi in Cina e Giappone
in giallo, alfabeti sillabici in rosso.
- Il geografo del X sec. al-Istakhri (dai lavori di A. P. Novoselzev) che scrive nel suo "Libro delle Vie e degli Stati" il brano seguente: “I Russi. Di questi se ne conoscono tre raggruppamenti
- Uno è vicinissimo ai Bulgari (ormai già mossisi dalla loro antica sede sul Volga e in movimento verso il sud della Pianura Russa n.d.r.) e il loro re si trova nella città chiamata Kujaba (Kiev), più grande di Bolghar (la capitale bulgara del Volga). 
- Il raggruppamento più lontano è as-Slauija (la zona di Novgorod la Grande nel lontano nord, n.d.r) e
- il terzo si chiama al-Arsanija, il cui re si trova nella (città di) Arsa (probabilmente è Rjazan’, città non lontana dal corso medio del Volga, n.d.r.). La gente per commerciare viene a Kujaba. Per quanto riguarda Arsa non se ne sa molto perché tutti quelli che l’hanno raggiunta sicuramente sono stati uccisi dagli abitanti di quella regione che sono soliti eliminare ogni straniero. Soltanto essi stessi scendono lungo il fiume per trafficare, ma non svelano a nessuno da dove vengono, delle loro merci e di dove le prelevano, né permettono ad alcuno di accompagnarli nella loro terra.
Da Arsa esportano lo zibellino nero e il minerale di piombo. I Russi sono un popolo che bruciano i loro morti (…) e il loro vestito è una giacca corta (…) e questi russi trafficano con i Cazari, con l’Impero Romano e con i Bulgari (del Volga)…”. Qui (e così in altri testi di simile origine e contenuto) si possono individuare tre zone culturalmente importanti abitate dalle tribù slavo-russe. Nel "I Confini del Mondo", una specie di enciclopedia geografica persiana con notizie risalenti al IX sec., i Rus’ sono tenuti a parte e vengono additati per la loro brutalità e per il loro modo di vivere selvaggio, almeno a parere dell’anonimo autore persiano. Questi Rus’, secondo lui (ma anche secondo altri), vivevano separati dalle tribù slave e sembra che non fossero slavi, ma degli stranieri, solo successivamente slavizzatisi. Secondo alcuni studiosi, i Rus’ erano Variaghi e teniamo presente che già in quest’epoca (VIII-IX sec. d.C.) bande variaghe frequentano le vie d’acqua russe. Un altro “osservatore” musulmano, il geografo Ibn Rusté che scrive un po’ più tardi, intorno al 930, racconta degli as-Saqalibat (intendendo con questo nome, sicuramente molto generico, la zona dove si riforniva il traffico degli schiavi) ossia degli Slavi. “Il paese degli Slavi è piano e pieno di foreste ed essi vivono lì. Ed hanno delle specie di botti nei quali mettono il miele. Non coltivano la vite né coltivano i campi. Hanno delle specie di botti fatte di legno nelle quali pongono i favi e il miele. Loro li chiamano ulig’ (è chiaramente il russo ulei che significa arnia, n.d.r.) e da una botte di queste tirano fuori fino a 10 boccali di miele. Allevano i porci come noi alleviamo le pecore …. Gran parte delle loro coltivazioni sono miglio (Panicum sp.). Al tempo del raccolto prendono un secchio di miglio, lo elevano al cielo e dicono: O signore! Tu che ci hai dato finora il cibo, daccene ancora e in grande quantità! Hanno una loro bevanda inebriante ricavata dal miele!” Le "Cronache Russe" partono dal IX sec. d.C. e in esse si legge che in tempi molto antichi abitavano la Pianura Russa (ossia le terre Russe) i seguenti popoli slavi: “…Queste sono le genti slave della Rus’ (questo è il nome dello stato di Kiev nel XII sec. dove le Cronache cominciarono ad essere compilate), i Poljani, i Drevljani, gli Slavi di Polozk, i Dregovici, i Severiani, quelli del Bug, e infine i Volyniani…”. Mancano i Novgorodesi, ma probabilmente l’amanuense ha giudicato inutile nominare questi Sloveni/Slaveni per ragioni particolari a noi ignote. Successivamente leggiamo che Igor di Kiev nella sua campagna militare del 944 d.C. ingaggiò “…i Variaghi, i Rus, i Poliani, gli Sloveni, e i Krivici, i Tiverzi, e i Peceneghi…” E qui già vediamo che i Rus si trovano accanto ai Variaghi, denunciando così che alcune bande variaghe sono ormai slavizzate.

Carta della penisola iberica dopo l' 848, da: http://
Nell' 868 - Nel Regno delle Asturie, avendo sottratto territori all'Emirato di Cordoba fino al fiume Duero, Alfonso III delle Asturie continua la politica di ripopolamento del padre e fonda una contea che prende il nome della cittadina di Porto, appena conquistata, che si trova alla foce del fiume, la contea Portucale. La contea è affidata a Vímara Peres, il primo dei conti (saranno tutti della casa di Vímara Peres) del Portogallo, che sono vassalli del regno delle Asturie, che poi diventerà il regno di León.

Nell' 871 - In Britannia, Alfredo, re del Wessex, arresta la penetrazione scandinava dei Danesi.
Normanni erano in contatto con l'Inghilterra già da lungo tempo. I pagani vichinghi avevano più volte devastato non solo i litorali inglesi, ma anche la maggior parte dei più importanti porti di fronte all'Inghilterra al di qua della Manica. I danesi riuscirono a imporre la loro egemonia su vari regni inglesi, con l'eccezione del regno sassone del Wessex nel quale il re Alfredo il Grande, (che regnò dall'871 all'898), seppe tener loro testa.

- La Svevia (in latino Suēbĭa, in tedesco Schwaben o Schwabenland) è una regione storica e linguistica della Germania. La maggior parte della regione storica della Svevia fa oggi parte del Baden-Württemberg (lo stato storico del Württemberg e la provincia di Hohenzollern) e del distretto governativo bavarese di Svevia. Nel Medioevo, la Svevia comprendeva anche il Baden, lo stato federato austriaco del Vorarlberg, il Liechtenstein, i cantoni svizzeri di lingua tedesca e la regione francese dell'Alsazia. La regione linguistica comprende le zone in cui è parlato il tedesco alemanno e più propriamente quelle in cui è parlato lo Schwäbisch, lo svevo. Coincide più o meno con la zona storica, arrivando a lambire anche l'Italia, e più precisamente la Valle d'Aosta e la provincia del Verbano Cusio Ossola.
Carta con i territori in cui vengono parlati linguaggi e
dialetti Schwäbisch, alemmanno-svevi, nella Germania del
sud-ovest e nella Svizzera, oltre ai linguaggi in Baviera,
il Gallico-cisalpino dell'Italia settentrionale e il Franco-
Provenzale nella Francia sud-occidentale.
La Svevia fu uno dei ducati originari della Francia orientale e del Sacro Romano Impero che si sviluppò nei secoli IX e X. Gli Hohenstaufen (la dinastia di Federico Barbarossa), che governarono il Sacro Romano Impero nel dodicesimo e tredicesimo secolo, erano originari della Svevia, ma dopo l'esecuzione di Corradino (l'ultimo Hohenstaufen) del 29 ottobre 1.268, il ducato originale venne smembrato in unità più piccole.
La principale dinastia che sorse nella regione fu quella degli Asburgo (Habsburg o Hapsburg). Anche gli Hohenzollern però, che furono preminenti nel nord della Germania, ebbero le loro origini in Svevia, così come le dinastie dei duchi di Württemberg e i marchesi di Baden. Dinastie feudali minori sparirono prima o poi, comunque rami dei conti di Monftort o degli Hohenems sopravvissero fino in età moderna e i Fürstenberg ancora sopravvivono. La regione si dimostrò una delle più frammentate dell'impero, comprendendo, in aggiunta ai principati citati, anche numerose municipalità libere, territori ecclesiastici e feudi di conti e cavalieri minori. La Confederazione dei tredici cantoni si rese indipendente de facto dal 1.499 con la guerra sveva. Temendo il potere dei principi maggiori, le città e i governanti minori di Svevia si unirono nel quindicesimo secolo per formare la Lega Sveva. La lega ebbe un certo successo riuscendo ad espellere il Duca di Württemberg nel 1.519 e a porre al suo posto un governatore degli Asburgo, ma pochi anni più tardi la lega si sciolse a causa delle differenze religiose provocate dalla Riforma protestante e il Duca di Württemberg fu reinsediato. La regione si divise a causa della Riforma; mentre i principi, come la maggior parte delle città libere divennero protestanti, i territori ecclesiastici (come la diocesi di Augusta, quella di Costanza e altre) rimasero cattoliche, così come i territori appartenenti agli Asburgo, gli Hohenzollerns e i marchesi di Baden-Baden. Il termine Svevia fu spesso usato per indicare la regione dell'Alemannia soprattutto tra il X e il XIII secolo e ancora oggi è usato per indicare la regione in quel periodo storico. La regione storica dell'Alemannia oggi è divisa tra quattro differenti nazioni: Francia (Alsazia, con Strasburgo), Germania (Svevia, il Baden Württemberg e la parte della Baviera da Augsburg, l'antica Augusta fino a Füssen, sopra il Tirolo), Svizzera (la zona di Basilea fino al lago di Costanza, il Bodensee e parte dell'Argovia) e Austria (il Vorarlberg, con Bregenz, l'antica Brigantium).

La penisola iberica intorno al 900.
Nell' 878 - In Hispania, nell'attuale Portogallo, viene conquistata la città di Coimbra e la frontiera con al-Andalus moresca (nome derivato da Vandalucia, territorio dei Vandali) viene portata al fiume Mondego e Coimbra, per la sua posizione di cerniera tra il mondo cristiano e quello musulmano, è capoluogo di una contea autonoma istituita da Hermenegildo Mendes.

Nell' 879 Bosone V di Vienne o di Arles (844 circa - 11 gennaio 887), già governatore e conte di Provenza dall'877 è incoronato re di Provenza prendendo il nome di Bosone I di Provenza.
Lo stemma dei Bosonidi, che
governarono la Provenza come
duchi, re e marchesi dall'877,
stemma che verrà
successivamente
chiamato croce di Tolosa,
su sfondo rosso, lo
stemma dell'Occitania.
Dopo che fu conquistata dai Franchi, i re merovingi affidarono la Provenza ad un duca che aveva il compito di organizzare e comandare militarmente la regione per difendere le frontiere del regno da eventuali attacchi dei nemici. Il duca fu a volte indipendente e a volte alle dipendenze del regno burgundo. Dopo che il potere effettivo fu nelle mani dei Carolingi, la Provenza fu governata direttamente dai re dei Franchi fino al 879, anno in cui il re di Francia, che non fu incoronato imperatore, fu Luigi il Balbo. Alla sua morte, i nobili provenzali rifiutarono la corona ai due figli di Luigi il Balbo ed elessero re il loro duca: Bosone V di Provenza che aveva sposato Ermengarda, figlia dell'imperatore Luigi il Giovane, il quale regnò come Bosone I di Provenza dal 879 al 887.
Lo stemma dei Bosonidi, il casato generato da Bosone noto come Bosone il Vecchio (800 circa - 855 circa) che fu un duca dei Franchi, conte del Valais, conte di Arles ed anche conte in Italia, è la Croce chiamata poi Occitana o di Tolosa. Nella discendenza  di Bosone il Vecchio vi furono conti, duchi, abati e vescovi durante tutta l'epoca carolingia. Dei suoi ascendenti non si hanno notizie, anche se alcuni lo indicano come figlio d’un tal Teodebaldo di Borgogna o d'Antibes, detto il Vecchio.



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