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venerdì 25 gennaio 2019

Storia dell'Europa n.46: dal 759 all' 827 e.v. (d.C.)

In giallo la Settimania
 o Gothia o Gotia.
Dal 759 - Tra il 759 e il 768 il signore di Settimania (Gothia o Gotia) - che includeva il Razès e Rennes-le-Château - viene ufficialmente proclamato re.
Nonostante la disapprovazione di Roma, è riconosciuto dai Carolingi, dei quali si dichiara vassallo. Nelle cronache pervenute fino a noi figura più di frequente con il nome di Teodorico, o Thierry, e su Wikipedia è indicato come Teodorico I conte di Autun.
Teodorico I era discendente di Dagoberto II, re merovingio d'Austrasia, unico figlio maschio del re dei Franchi Sali di Austrasia della dinastia merovingia Sigeberto III e della moglie Inechilde. Dagoberto II, dal suo primo matrimonio con Matilde, principessa di stirpe celtica, ebbe tre figlie, ma non un erede maschio. Da Giselle de Razès, figlia del conte di Razès e nipote del re dei Visigoti, nel suo secondo matrimonio, ebbe altre due figlie e finalmente, nel 676, un figlio, il futuro Sigisberto IV, antenato di Teodorico I. La maggioranza degli studiosi moderni ritengono infatti Teodorico di discendenza merovingia, ma era riconosciuto tanto da Pipino il Breve quanto dal Califfo di Baghdad come il seme della casa di Davide, come lo era stato Gesù. Questo Teodorico sarebbe nato a Baghdad: era un esilarca, cioè disceso dagli ebrei in esilio a Babilonia fin dai tempi della cattività babilonese, fra il VII e il VI sec. a.C. Il suo nome arabo era Natronai al-Makir. Questi sposò inoltre la sorella di Pipino, Alda, nonna di Raimondo I di Tolosa e zia di Carlomagno.
Settimania o Gothia e i regni franchi.
 Il Principato si estese con la donazione di molti territori concessi dai sovrani carolingi, tra cui alcuni appezzamenti della Chiesa, che causarono malumore al Papa Stefano III. La Settimania (o Septimania) ospitava una vasta popolazione ebraica prima tollerata, poi perseguitata dai Visigoti. La conquista dei Mori fu perciò ben accettata dagli ebrei locali, un po' come era successo in Spagna. La Settimania rimase in mano araba per circa quarant'anni, diventando un principato moresco con capitale Narbona. Usando la zona come base di partenza, i Mori si spinsero in Francia fino a lambire Lione. La loro avanzata fu però fermata da Carlo Martello, maestro di palazzo del re merovingio Childerico III, nella battaglia di Poitiers del 732. Intorno al 752, Pipino il Breve, figlio di Carlo Martello e a sua volta maestro di palazzo dell'ultimo re merovingio, Childerico III, lo depose e lo relegò in un monastero: con l'appoggio della chiesa di Roma divenne il primo re dei Franchi carolingio (da Carlo Martello, suo padre). Pipino aveva stretto alleanza con gli aristocratici locali, portando così la Settimania sotto il suo dominio, tranne la capitale Narbona, difesa strenuamente da Arabi ed Ebrei. Dopo sette anni di assedio, Pipino, Re dei Franchi, fece un patto con gli ebrei di Narbona: in cambio del loro aiuto contro i Mori e del loro appoggio per la sua legittimazione a successore dei Merovingi, avrebbe concesso agli Ebrei di Settimania un principato ed un re esclusivamente loro. Quindi nel 759 la popolazione ebrea si rivoltò contro gli occupanti mori, aprì le porte a Pipino, che conquistò la città. Poco più tardi, gli Ebrei riconobbero Pipino come sovrano nominale e convalidarono le sue pretese alla sua legittimazione. Quello che non è facilmente comprensibile, è il motivo per cui il re usurpatore chiede l'avvallo degli Ebrei alla rimozione di un re merovingio, ma risulta chiaro se si pensa che la stirpe merovingia si era incrociata con i discendenti di Gesù e di Maria Maddalena (di Magdala), sua moglie, che proprio in Occitania, dopo la crocifissione, era approdata, con la figlia Sarah-Damaris e il figlioletto Yeshuah-Joseph Théo del Graal, insieme ad un gruppo di cui facevano parte Giuseppe d'Arimatea, membro del Sinedrio di Gerusalemme e Lazzaro, forse fratello di Maria Maddalena, chiamata anche Maria di Betania nei vangeli (vedi QUI). Una leggenda parla di una violenza subita dalla madre di Meroveo quando già era incinta di lui, da parte di un essere proveniente da Oltremare: il cronista Fredegario, afferma che Meroveo fu concepito quando Basina, moglie di Clodione, mentre era seduta in riva al mare fu posseduta dal mostro Quinotauro (con cinque corna), che era uscito dal mare e questo evento giustifica il nome Meroveo; figlio del mare. Questo episodio potrebbe far pensare ad una stirpe proveniente da oltremare che si incrocia con un'altra, continentale e regale. I Merovingi erano detti i "Re Lungochiomati", per la loro abitudine di non tagliarsi mai i capelli, ed anche i "Re Taumaturghi", per le loro supposte abilità nella guarigione delle persone. Secondo una diffusa leggenda medievale, essi erano discendenti della linea di Davide e i loro poteri derivavano, appunto, dall'avere sangue divino nelle proprie vene. L'abitudine di non tagliare i capelli, dunque, potrebbe fare riferimento al "nazireato", la forma giudaica di consacrazione a Dio, la stessa che nella Bibbia è attribuita al personaggio di Sansone e la stessa alla quale potrebbero aver aderito Giovanni Battista e persino Gesù (secondo l'ipotesi che "Nazareno" non intenda "di Nazareth", ma "Nazireo"). La cultura occitana ha inventato i "Romanzi", storie cavalleresche intrecciate all'amor cortese che mescolano leggende e verità, e proprio nei primi romanzi, si fa cenno del "Sangraal", tradotto come Santo Graal, ma che poteva essere il Sangue Reale, e non dimentichiamoci che Gesù voleva essere il re di Gerusalemme, unto a quello scopo dalla nobile Maria Maddalena della tribù di Beniamino, l'antica proprietaria nominale del territorio di Gerusalemme. Anche la famosa scritta INRI, Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum (Gesù Nazareno Re dei Giudei), posta sulla croce, ribadisce questa sua volontà, e la festività gitana delle tre Marie, che si celebra tuttora in Camargue, fa intravvedere in Sara proprio la nipote della madonna, la figlia di Gesù e della Maddalena. Ricordiamoci inoltre che Gesù era chiamato Rabbi, "maestro", e per tutti i rabbi è indispensabile avere figli, per seguire l'insegnamento: crescete e moltiplicatevi. Poi la chiesa cattolica, secoli dopo, impose il celibato nell'ambito clericale, ma questa è un'altra storia. Alla chiesa di Roma non conveniva certamente accettare che esistessero discendenti di Gesù, il Cristo!
Da: "Il Santo Graal" di Michael Baigent, Richard Leigh, Henri Lincoln - 1982 Arnoldo Mondadori Editore.

Nel 760 - Gli Arabi iniziano gli studi di algebra, trigonometria e astronomia. Tra VIII e X secolo, partendo dalla Spagna ma soprattutto dal Nord Africa, i musulmani cominciarono a razziare le isole e le coste dei paesi cristiani europei: nelle isole greche, in Sicilia, in Sardegna e nelle Baleari queste incursioni furono la rovina per gli insediamenti costieri che vennero spesso abbandonati in favore dei più impervi insediamenti nell'entroterra. Le razzie erano spesso di durata fulminea, con il prelievo di gente per alimentare il mercato degli schiavi o, talvolta, per la riscossione di riscatti e tributi; più raramente gli arabi si impiantavano stabilmente in un "nido" (piccola colonia commerciale e militare), come accadde in maniera duratura a Creta, a Malta, in Sicilia e sulle Isole Baleari.
Carta della scorrerie e occupazioni degli Arabi
in viola, dall' 800 al X° sec. Da notare che
arrivarono, a nord, fino a Coira, in
Svizzera, valicando le Alpi.
Spesso la storiografia di matrice cristiana ha rappresentato questi insediamenti come di corsari o pirati, ma in verità essi avevano molto in comune con le esperienze di poco posteriori delle repubbliche marinare italiche, con le quali gli scontri e i colpi di mano si alternarono spesso a rapporti di buon vicinato commerciale. Se fino al X secolo gli insediamenti arabi erano decisamente più attivi, solo a partire dall'XI si ebbe un miglioramento dinamico di quelli cristiani. Uno degli insediamenti musulmani più fiorenti fu Almeria, specializzata nel commercio dei pregiati schiavi bianchi (i saqaliba), che venivano castrati dagli ebrei della vicina Pechina. In Oriente gli insediamenti vennero maggiormente osteggiati dai bizantini, che nella seconda metà del X secolo si ripresero Cipro e Creta. I commerci, dopo una fase critica durante il picco dell'espansione, ripresero gradualmente, anche se l'Europa occidentale non era il mercato più interessante per i musulmani. Nel Libro delle rotte e dei regni di Ibn Khordadhbeh dell'846 si parla di mercanti occidentali nei porti arabi, anche se non erano cristiani, ma ebrei "rodaniti" (forse del Rodano?) che commerciavano pellicce, schiavi ed armi nei porti del delta del Nilo, spedendoli via Mar Rosso verso India e Cina, in cambio di muschio, aloe, canfora e cardamomo, che venivano smerciati in Egitto, a Costantinopoli ed alle "rozze" (in confronto) corti dell'Europa occidentale. Erano prodotti europei particolarmente apprezzati le spade "franche" di ferro e il legname, che scarseggiava nel mondo arabo ed era necessario per costruire le imbarcazioni. Erano invece praticamente assenti i contatti con l'Italia centro-settentrionale, che rimase inizialmente anche all'oscuro delle conquiste tecnico-scientifiche musulmane.
Carta geografica della scorrerie e invasioni degli Arabi in:
Provenza, Borgogna (Burgundia) ,Liguria, Piemonte
e territori limitrofi, fra l' 889 e il 970 d.C.
È alquanto isolato il viaggio di Harun ibn Yahya  narrato nel X secolo dal geografo Ibn Rusta, che visitò Costantinopoli e poi, percorrendo la via Francigena, raggiunse  Pavia, capitale dei Longobardi e Roma. Dal X secolo i veneziani stabilirono più volte dei divieti di commercio con i saraceni, che indicano d'altronde come, se di divieto ci fosse bisogno, che essi dovevano essere ben fiorenti, se fu necessario reiterare più volte tale leggi. Nel 992 però il doge Pietro II Orseolo stabilì la celebre crisobolla per regolare rapporti mercantili sia con Costantinopoli sia con il Cairo fatimide. Ritrovamenti di archeologia subacquea, di monete musulmane nell'alto Tirreno e di documentazione scritta (anche se piuttosto rarefatta, nonostante il notevole archivio della Geniza degli ebrei-palestinesi del Cairo) provano comunque una discreta circolazione di merci persone tra il mondo   franco e il mondo arabo tra i secoli IX e X.

Calligrafia sciita che simboleggia
Ali come Tigre di Dio, da: https:
Dal 765 - Si origina l'Ismailismo con la morte del sesto Imam sciita e alle contese che ne seguono circa la sua successione. Jaʿfar ibn Muhammad, detto al-Ṣādiq (Il Veridico), aveva designato a succedergli il proprio figlio maggiore, Ismāʿīl, che però morì alcuni anni prima di lui. La maggioranza della comunità sciita scelse come settimo Imam l'altro figlio designato da Jaʿfar, Mūsà ibn Jaʿfar, detto al-Kāẓim (il Silenzioso). Un'altra parte, minoritaria, respinse questa decisione e scelse come nuovo Imam il figlio di Ismāʿīl, Muḥammad ibn Ismāʿīl, in realtà già precedentemente designato come Imam dal padre ma "disconosciuto" a causa di un comportamento apparentemente non conforme alle regole musulmane. Altri ancora - i futuri ismailiti, che non accettavano come vera la morte di Ismāʿīl ibn Jaʿfar - diffusero la credenza che egli si fosse occultato al mondo e che sarebbe tornato a manifestarsi come il Mahdī. Benché perseguitati, gli ismailiti continuarono a venerare segretamente il loro Imam, svolgendo un proselitismo assai attivo, prima in Vicino (Siria) e Medio Oriente (Khorāsān), poi in varie altre parti del mondo musulmano. Si stabilirono infine nel Maghreb, tra i Berberi, da dove si lanciarono alla conquista dapprima dell'Ifrīqiya (l'antica Provincia Africa romana) e poi dell'Egitto, allora sotto la dinastia ikhshidide, fondandovi ai primi del X secolo la dinastia fatimide. Altri ismailiti, i Carmati, rimasero invece fedeli al credo iniziale e rifiutarono di sottomettersi ai califfi-imam fatimidi ritenendo che l'Imam rimanesse pur sempre quello nascosto, la cui epifania si sarebbe realizzata solo alla fine dei tempi per ricostituire il puro Islam delle origini e riuscirono a creare un loro Stato nel Bahrein, dalla forti connotazioni comunistiche, per le quali il giudizio del sunnismo e dello sciismo non poteva che essere fortemente negativo. Durante il califfato fatimide, alla morte dell'Imām al-Mustanṣir bi-llāh nel 1094, il gruppo fatimide si scisse di nuovo in due gruppi rivali: i Nizariti ( Nizārī ) e i Musta'liani ( Mustaʿlī ). Fondamento della dottrina sciita è il fatto che il cugino e genero del profeta Maometto, ʿAlī b. Abī Ṭālib, avesse il diritto alla guida sia politica che religiosa della comunità dei credenti. Tale potere passò ai figli che erano nipoti di Maometto attraverso la figlia di lui Fāṭima al-Zahrāʾ.

Nel 768 - Carlo Magno diventa re dei Franchi inaugurando l'investitura reale per la stirpe carolingia. Egli, dopo aver vinto i Longobardi d'Italia, sollecitato dal papa, diviene Re D’Italia. Da allora il territorio dei Franchi sarà chiamato Francia. Alla morte di Carlo Martello (741) la Francia era priva di re, ma non di maggiordomi, coi figli di Carlo Pipino il Breve e Carlomanno più forti che mai. Essi misero sul trono Childerico III, dalla genealogia incerta, eloquentemente soprannominato il re fantasma, essendo solo un fantoccio nelle mani dei Pipinidi. Il regno era di fatto comandato da Carlomanno (il nord con Austrasia, Alemannia e Turingia) e Pipino (il sud con Neustria, Borgogna e Provenza). Carlomanno si ritirò in seguito in un'abbazia, così che Pipino si trovò ad essere di fatto l'unico uomo di potere. In questo contesto Pipino si decise a fare il passo fondamentale, inviando a papa Zaccaria degli ambasciatori nel 751 per saggiarne la disponibilità a incoronarlo re.Assodata la disponibilità del papa, che proprio in quegli anni era in cerca di alleati contro la minacciosa espansione dei longobardi verso Roma, Pipino fece rinchiudere il suo signore Childerico III e si proclamò re al suo posto.
Cartina dell'espansione del regno dei Franchi dal 481, con
Clodoveo, all' 814 con Carlo Magno. E' indicata
Aquisgrana (Aachen). Nell'800 Carlo Magno è
incoronato imperatore del Sacro Romano Impero.
A sud la Settimania, o Gothia.
La fine del regno dei merovingi fu marcata, secondo la tradizione franca dei "re capelluti", dalla rasatura che venne imposta a Childerico. Pipino divenne così il primo re dei Franchi carolingi, per prima cosa secondo le tradizioni del suo popolo e in seguito per la Chiesa cattolica. Fu cruciale per la storia europea l'atto, giuridicamente illegittimo, dell'incoronazione papale (fino ad allora i re erano stati solo benedetti, mentre lo status giuridico a regnare doveva provenire dall'unico erede dell'Impero romano, il sovrano bizantino), sia che Pipino stesse usurpando un titolo di sovrano "sacrale" verso i Germani, sia che il papa si stesse arrogando un potere di legittimazione che non aveva fondamento giuridico definito. Ma nella pratica la sacralità del papa compensò la fine della sacralità della dinastia merovingia, inoltre la presenza di un imperatore "eretico" (iconoclasta) come Leone III sul trono di Bisanzio causava un vuoto di potere che il papa aveva già manifestato di volersi arrogare (nacque proprio in quegli anni il falso documento della Donazione di Costantino). Nacque in quegli anni anche la cerimonia dell'unzione regale con uno speciale olio benedetto, un atto estraneo al mondo germanico o romano, che si rifaceva direttamente all'unzione dei Re d'Israele presente nella Bibbia. In quel periodo nacque probabilmente per analogia anche la leggenda dell'unzione di Re Clodoveo con un olio benedetto portato miracolosamente da una colomba all'arcivescovo di Reims san Remigio per volere dello Spirito Santo. La nuova sacralità arrogata dai carolingi era "più alta" della tradizionale sacralità con risvolti pagani arrogata dai merovingi.
Papa Stefano II si recò in Francia per chiedere il sostegno di Pipino il Breve, che ottenne la nomina per sé e per i suoi figli a patrizi romani (cioè protettori di Roma), ed inviò i suoi eserciti in Italia nel 754 e nel 756, sconfiggendo le truppe di Astolfo re dei LongobardiLa benevolenza del papato e l'energia dei nuovi sovrani cancellarono presto dalla memoria collettiva qualsiasi ricordo di usurpazione

Il leone di Giuda con il bastone
del comando.
(Tesi storica scatenata dalla ricostruzione de: "Il Santo Graal" di Michael Baigent, Richard Leigh, Henri Lincoln - 1982 Arnoldo Mondadori Editore). Il signore di Settimania (o Gotia) Bera III che su Wikipedia è indicato come Teodorico I conte di Autun, ebbe come figlio Guglielmo (o Guillem) di Gellone, re degli Ebrei di Settimania, conte di Barcellona, di Tolosa, d'Alvernia e di Razés, che era inoltre, tramite la madre Alda, cugino di Carlomagno. Guglielmo (o Guillem) di Gellone, conosciuto anche come Guglielmo d'AquitaniaGuglielmo I di TolosaGuglielmo d'Orange o, come nel caso di Dante Alighieri, Guiglielmo, fu riconosciuto come discendente di Davide dai Carolingi, dal Califfo di Baghdad e dal Papa, e parlava correntemente l'ebraico e l'arabo. Il suo stemma era il Leone di Giuda, lo stesso degli esilarchi e del re David, dei re merovingi e dei primi re carolingi e dell'Etiopia (vedine anche il motivo QUI). Il Leone di Giuda è il simbolo della tribù ebraica di Giuda, il quarto figlio di Giacobbe, considerato il fondatore della tribù. L'associazione tra Giuda e il leone può essere innanzitutto trovata nella benedizione di Giacobbe a Giuda di cui si legge nel Libro della Genesi: «A te, Giuda, tributeranno omaggio i tuoi fratelli, la tua mano sarà sulla cervice dei tuoi nemici, si prostreranno a te i figli di tuo padre. Tu, Giuda, sei un leoncello quando torni, o figlio mio, dalla preda. Allorché egli se ne sta chino, coricato come un leone, chi oserebbe farlo alzare? Lo scettro non si dipartirà da Giuda né il bastone del comando di tra i suoi piedi fino a che verrà il Messia verso il quale convergerà l'ossequio dei popoli. Egli lega alla vite il suo puledro ed alla vite pregiata il figlio della sua asina; lava il vestito nel vino ed i panni nel sangue dell'uva. Ha gli occhi rossi per il vino e bianchi i denti per il latte» (Genesi 49:8-12). Il re Davide, Salomone e Gesù discesero dalla tribù di Giuda, di cui il leone è simbolo. Il Leone di Giuda è anche un'espressione usata nell'Apocalisse per indicare il Messia. Nelle campagne militari Guglielmo rispettava rigorosamente il Sabato e le feste ebraiche, divenne Pari di Carlomagno e alla sua morte porse sul capo la corona imperiale a Ludovico, figlio e successore di Carlo, che avrebbe esclamato "Nobilissimo Guglielmo... è la tua stirpe che ha innalzato la mia" (William, count of Orange, a cura di Glanville Price, 1975). Inoltre, come prova dell'antica presenza ebraica, nello stemma di molte città della zona figura la stella a sei punte, tra cui lo stemma di Rennes le Château, sito di riferimento nella ricerca del Santo Graal. E comunque Guglielmo d'Aquitania, conosciuto anche come Guglielmo di Gellone o Guglielmo I di Tolosa o ancora, in composizioni poetiche, come Guglielmo d'Orange (750 circa - Gellona, 28 maggio 812), che fu conte di Tolosa, duca di Narbona e marchese di Gotia, nell'806 si ritirò nel monastero che aveva fondato a Gellona (l'odierna Saint-Guilhem-le-Désert, nel dipartimento dell'Hérault nella regione della Linguadoca-Rossiglione) nell'804, guadagnandosi fama di santità: San Guglielmo d'Aquitania fu quindi venerato santo dalla Chiesa cattolica, e la sua memoria liturgica è il 28 maggio. Dante Alighieri lo nomina come "Guiglielmo" nella Divina Commedia, ponendolo nel XVIII canto del Paradiso, verso 46. Di lui i documenti dicono che era nato in Borgogna, che era figlio del conte di Autun, Teodorico I (ca. 720 - ca. 804) di antica famiglia Merovingia e di Alda o Audana (?-† 751), figlia di primo o secondo letto di Carlo Martello, come è scritto in un documento dell'804, in occasione della fondazione del monastero di Gellone, e per questo Guglielmo era cugino di Carlo Magno di cui fu anche paladino. Da notare che Raimondo I di Rouergue (820 circa - 865 circa) , che fu conte di Quercy dall'849 e poi conte di Tolosa dall'852 all'863 e anche conte di Rouergue dall'849 fino alla morte, era figlio secondogenito del conte di Rouergue, Fulcoaldo (?-† 849 circa) e di Senegonda, figlia di Alda, la moglie di Teodorico I e quindi Senegonda era sorella o sorellastra di San Guglielmo di Gellone; quindi i conti di Tolosa erano parenti consanguinei di Guglielmo di Gellone, che vantava la sua discendenza, attraverso i Merovingi, dalla casa di David.

Nel 773 - Diffusione della numerazione araba, derivata dalla numerazione sanscrita dell'India, che usiamo ancora oggi.

- Nella seconda metà del secolo VIII, Ordoño I re delle Asturie, imposta una politica di ripopolamento della regione a nord del fiume Duero, nell'odierno Portogallo, che ottiene buoni risultati, giungendo la popolazione fino alla sponda destra del fiume.

Nel 774 - Per rafforzare la legittimazione di un nuovo Stato Pontificio, venne costruita la cosiddetta Donazione di Costantino al papa Silvestro I, un documento falso finalizzato a legittimare il potere temporale dei papi. Secondo tale documento, nel 321 l'imperatore romano Costantino il Grande avrebbe assicurato a Silvestro I e ai suoi successori il dominio esclusivo sul Palazzo del Laterano e la città di Roma, con tutte le pertinenze e le insegne imperiali. A scoprire che il documento era un falso fu l'umanista Lorenzo Valla nel 1440 circa. Valla constatò che il latino in cui era stato scritto aveva caratteristiche diverse dalla lingua dell'Impero romano. Il figlio di Pipino il Breve, Carlo Magno, devotissimo di S. Pietro, scese a Roma cinque volte ed altrettante volte arricchì di doni il patrimonium Sancti Petri. La prima visita avvenne nel 773 (il 21 aprile, giorno di Pasqua): incontrando Papa Adriano gli confermò la donazione fatta dal padre Pipino e donò agli apostoli Pietro e Paolo parte del Ducato di Benevento e del Ducato di Spoleto (detti anche Langobardia Minor) nonché l'isola di Corsica. Nel 774 il pontefice gli conferì il titolo di patricius Romanorum. Carlo gli donò la Tuscia romana (con i centri di Ronciglione, Viterbo, Tuscania, Soana) insieme a Populonia, Rusellae e Castrum Felicitatis nella Tuscia longobarda e Ancona, Numana ed Osimo: nel complesso dieci città.
Cartina dei domini dello Stato della Chiesa nel
781, con la Corsica promessa ma non
ottenuta.
Nel 781, il giorno di Pasqua, fece consacrare i figli: Pipino come re d'Italia (regem super Italiam) e Ludovico come re d'Aquitania; inoltre si accordò con papa Adriano, il quale rinunciò a Terracina e, in cambio, ottenne la Sabina. Nel 787 decise di ritenere per sé il Ducato di Benevento; da esso poi staccò alcune città che consegnò al pontefice: Sora, Arpino, Arce, Aquino, Teano e Capua (dette anche civitas in partibus Beneventanis). In occasione della propria consacrazione ad imperatore (Natale dell'anno 800), Carlo arricchì di molti doni d'oro e d'argento le principali basiliche romane.

Nel 781 Nasce lo Stato della Chiesa o stato pontificio, governato dal papa-re tramite il "potere temporale" della chiesa. Papa Stefano II si era inventato il clamoroso "Lascito di Costantino", un falso atto che concedeva al vescovo di Roma il potere temporale sui territori che erano stati dell'impero romano. Nel 781, grazie alle conquiste di Pipino il Breve ai danni di Astolfo dei Langobardi, che ripagava così la chiesa romana che fu complice nella sua usurpazione del trono francese, nacque, nel centro Italia, lo Stato della Chiesa.

Carta del regno delle Asturie nel 790,
immagine di Tokle da: https://commons.wikimedia
Nel 788 - In Hispania, costruzione della grande moschea di Cordova.

Nel 798 - Nella penisola iberica, re Alfonso II delle Asturie conquista (temporaneamente) Lisbona e, negli anni seguenti, grazie alle sue vittorie contro i musulmani consolida la sua presenza in Galizia, ed inizia l'insediamento nel nord del Portogallo.

Nell' 800 - La notte di Natale, a Roma, papa Leone III incorona Carlo Magno imperatore del Sacro Romano Impero, nuova entità politica erede, attraverso la romanità cristiana, dell'impero romano d'occidente. Il papa, patriarca latino di Roma, definisce l'impero romano d'oriente "impero dei greci", impadronendosi così della "romanità imperiale" e del potere di poterla dispensare. Il patriarcato romano, secondario nella storia della cristianità, si pone come centro della chiesa "universale" o "cattolica" ed erede dell'impero romano.

- Tra la fine dell'VIII secolo ed i primi anni del IX, i Croati (in croato Hrvati), un gruppo etnico appartenente ai popoli slavi meridionali, giunge e s'insedia stabilmente nella penisola Balcanica centro-occidentale.

Cartina dell'Europa nell'anno 800 con: il Sacro Romano
Impero di Carlo Magno, i possedimenti occidentali
dell'Impero Romano d'Oriente o Bizantino, i possedimenti
degli Arabi (fra cui l'Emirato di Cordova)
e il Regno delle Asturie.
Nell' 800 - La più famosa e significativa incoronazione della storia occidentale è stata quella di Carlo Magno come imperatore del Sacro Romano Impero, avvenuta a Roma la notte di Natale dell'800. Secondo Eginardo, biografo del re dei Franchi, Carlo era assorto in preghiera nella Basilica vaticana quando, inaspettatamente, il papa Leone III cinse il suo capo con una corona, mentre il popolo lo acclamò per tre volte con la formula "A Carlo augusto, coronato da Dio, grande e pacifico imperatore dei Romani, vita e vittoria!". Carlo stesso, al titolo di re dei Franchi, aggiunse quello di "Augustus Imperator Romanorum gubernans Imperium", conferitogli da papa Leone III durante l'incoronazione. Si è trattato di un evento storico di portata eccezionale, visto che questa è stata la prima incoronazione imperiale celebratasi in Europa occidentale dalla deposizione di Romolo Augusto con la rappresentazione dei due poteri universali nel nuovo assetto euro-occidentale in cui il potere politico è sancito dal papa, il vescovo di Roma, che in tal modo si erge a garante del diritto divino degli imperatori cristiano-latini, proiettandoli così nella continuità dell'impero romano occidentale, visto che nell'impero romano d'oriente dal 457 l'incoronazione imperiale è competenza del patriarca di Costantinopoli. L'aggettivo "Sacro" nel titolo del nuovo Sacro Romano Impero, oltre che manifestare il diritto divino del regnante va a confermare il monopolio del papato romano sul collegamento fra la divinità e la cristianità "cattolica", che significa universale. Si tratta di un episodio-chiave su cui gli studiosi ancora s'interrogano, perché è proprio dalle modalità di quel rito che derivarono i successivi conflitti fra l'autorità papale e quella imperiale. In ossequio a questo illustre precedente, le successive incoronazioni imperiali furono tradizionalmente celebrate dal papa secondo lo stesso rituale, il solo in grado di sancire in piena legittimità la consacrazione degli imperatori del Sacro Romano Impero. Esso rappresentò un fondamentale strumento di lotta nelle mani dei pontefici, che se ne servirono per arginare le mire dei sovrani troppo ambiziosi, e fu un costante terreno di trattativa politica fra le due massime autorità dell'Europa medievale.

Dall' 803 - Nello scontro fra l'impero carolingio e quello bizantino, Venezia si schiera con quest'ultimo, resiste agli attacchi dei Franchi dell' 803 e 810 e alla composizione del conflitto e alla definizione dei confini tra i due imperi (nell' 814),  resta con Costantinopoli.

- La definitiva perdita bizantina di Ravenna, nel 751, e la conquista del regno longobardo da parte dei Franchi di Carlo Magno nel 774, con la successiva creazione del Sacro Romano Impero nella notte di Natale dell'800, mutano definitivamente il contesto circondante il Ducato di Venezia. Franchi e Bizantini se ne contesero il dominio, mentre all'interno ci si divise tra il partito filofranco, capeggiato dalla città di Equilio, e quello filobizantino, con roccaforte ad Eracliana: nell' 805 l'aperto conflitto esploso tra i due centri spinse il doge Obelerio Antenoreo a raderli al suolo e deportarne la popolazione a Metamauco. Messa così a tacere ogni opposizione il doge si risolse nell' 806 a porre il ducato sotto la protezione di Carlo Magno, ma un blocco navale bizantino lo convinse ben presto a rinnovare la propria fedeltà all'imperatore d'Oriente, trasformando il ducato in una base per le azioni militari bizantine in Italia.

Nell' 809 - In risposta alle aggressioni condotte dai Bizantini su Comacchio, l'esercito franco comandato da Pipino invade la Venetia, assediando Metamauco e costringendo il Dux a rifugiarsi nelle isole interne della laguna, presso la città di Rivoalto (Rialto). Il conflitto ebbe termine nell'810, quando la flotta veneziana riuscì a intrappolare e distruggere quella franca nelle secche tra Metamauco e Popilia. La vittoria portò al potere il partito filobizantino, che approfittò immediatamente dell'occasione per sbarazzarsi dell'odiato Antenoreo e a sostituirlo con il nobile eracleense Angelo Partecipazio, il quale, nell'812 trasferì definitivamente la capitale a Rivoalto (Rialto), decretando così l'effettiva nascita di Venezia.
Al sicuro nella nuova città il ducato veneziano rimane un'isola bizantina nel mare del Medioevo feudale d'occidente. Tuttavia nei due secoli successivi le istituzioni e la politica veneziane si distaccheranno progressivamente sempre più dalle vicende di un impero sempre più lontano, la cui sovranità si farà sempre più meramente formale (nell'840, ad esempio, il doge di propria iniziativa promulgherà il Pactum Lotharii con il Sacro Romano Impero). È in questo periodo che, a fianco dei tentativi di costituire un sistema politico su modello imperiale bizantino (con il tentativo di rendere ereditaria la carica ducale tramite l'adozione del sistema di associazione al trono di un erede "co-Dux"), si viene sviluppando un sistema di famiglie patrizie in concorrenza per il potere (segno ne sono le frequenti rivolte e deposizioni dei "Dogi", tonsurati, accecati ed esiliati), nucleo della futura oligarchia mercantile a capo dello Stato.

Nell' 811 - L'aggressività dei Bulgari li trasforma in una minaccia per Bisanzio: l'imperatore Niceforo I il Logoteta viene da essi catturato e brutalmente giustiziato. Da allora i Bulgari conquistarono la zona balcanica dell'attuale Bulgariaassoggettando tutte le popolazioni slave o slavizzate che lì risiedevano. I metodi di riconoscimento attraverso il DNA dimostrano che i Bulgari sono strettamente correlati ai gruppi etnici dei Macedoni, dei Greci e dei Rumeni, più che alle popolazioni europee che vivevano sulle coste del mar Mediterraneo. Gli antropologi dichiarano che i Bulgari hanno caratteristiche tipiche dei gruppi etnici del sud Europa con influenze di minore forza di altri gruppi etnici. Fra questi si possono menzionare i Cumani, i Peceneghi, i Blachi, i Tatari e gli Àvari. Tutti questi, eccetto una piccola parte di Valacchi e di Tatari, sono stati interamente assimilati in un unico gruppo e non sono più considerati gruppi etnici a sé stanti. I Cumani sono considerati anche i principali antenati dei Gagauzi. Altre minoranze etniche in Bulgaria includono i Turchi, gli Armeni, i Rom e i Greci. Sebbene abbiano preservato la loro identità culturale, queste minoranze vengono lentamente assimilate al gruppo etnico bulgaro, processo reso possibile anche dai numerosi matrimoni tra esponenti di etnie diverse, come quelli tra Greci, Armeni e Bulgari. I Bulgari sono linguisticamente correlati ai moderni Macedoni; entrambi i linguaggi, infatti, sono mutuamente comprensibili. Inoltre, prima del XX secolo, gli odierni macedoni erano riconosciuti come parte integrante del gruppo etnico bulgaro e molti di loro, tutt'oggi si identificano in quel gruppo etnico. La grande maggioranza dei Bulgari vive nella Repubblica di Bulgaria. Vi sono significative minoranze bulgare in Moldavia e in Ucraina (Bulgari di Bessarabia), in Romania (Bulgari dei banati), Serbia, Grecia, Macedonia, Albania e Ungheria. La maggioranza della popolazione urbana bulgara può essere trovata a Sofia, 1.241.000), Filippopoli (378.000), e Varna (352.000). La stima totale dei bulgari dipende unicamente dalla considerazione delle comunità sparse per il globo, risultato delle numerose correnti migratorie negli ultimi venti anni. Durante il Medioevo la Bulgaria era il più importante centro culturale dei popoli slavi fino alla fine del X secolo. Le due scuole letterarie di Preslav e Ocrida svilupparono una ricca attività culturale con scrittori del calibro di Costantino di Preslav, Giovanni l'Esarca, Černorizec Hrabar, Clemente di Ocrida e San Naum di Ocrida. Nella prima metà del X secolo, l'alfabeto cirillico si sviluppò nel nord-est della Bulgaria sulla base dell'alfabeto glagolitico e dell'alfabeto greco. Lo stesso viene oggi usato per scrivere in cinque importanti lingue di origine slava: bielorusso, macedone, russo, serbo e ucraino, così come in altre 60 lingue parlate negli Stati della ex-Unione Sovietica. I Bulgari parlano la lingua bulgara, scritta con caratteri cirillici, strettamente correlata al serbo-croato e spesso intelligibili fra loro. La lingua bulgara è correlata anche alla lingua russa, a causa delle influenze che i bulgari hanno avuto sulla società russa antica sin dal 988, anno del Battesimo di Kiev e della conseguente fondazione della Metropolia della Tauroscizia con sede a Kiev, dove i prelati erano quasi tutti di nazionalità bulgara. Sebbene sia di origine slava, la lingua bulgara mostra alcuni aspetti che la rendono unica e diversa rispetto alle altre lingue della stessa famiglia. Fino al 1878, il bulgaro fu influenzato dal greco medievale e moderno oltre che dal turco. Se anticamente la lingua bulgara ha prestato molti vocaboli al russo, più recentemente ne ha presi dal tedesco e dal francese.

Nell' 813Ludovico, figlio di Carlo Magno, è incoronato co-imperatore con Carlo Magno.

Carta dell'Europa nell' 814, alla morte di Carlo Magno. In verde il Sacro
Romano Impero, in viola gli insediamenti Vichinghi nel nord francese,
in nocciola lo Stato della Chiesa, in rosso scuro i domini dell'impero
Romano-Orientale (Bizantino) dopo l'invasione dei Bulgari.
L'Hiberia non è interamente occupata dagli Arabi,
ci sono anche le Asturie indipendenti.
Nell' 814 - Il 28 gennaio, ad Acquisgrana muore Carlo Magno.
Ludovico I eredita l'intero Impero carolingio e tutti i suoi possessi. Ludovico I, detto Ludovico il Pio o Luigi I, in francese è Louis le Pieux o Louis le Débonnaire (il Benevolo), in tedesco è Ludwig der Fromme (Casseuil-sur-Garonne, 16 aprile 778 - Ingelheim am Rhein, 23 giugno 840), fu re dei Franchi e imperatore dell'Impero carolingio dal 814 all'840. Come nella consuetudine dei Franchi, si pensava che Ludovico avrebbe dovuto ripartire la sua eredità con i suoi fratelli, Carlo il giovane e Pipino re d'Italia. Il figlio primogenito di Carlo Magno, Pipino il Gobbo, era stato considerato illegittimo secondo le abitudini dell'epoca e, dopo la scoperta nel 792 di un infruttuoso tentativo di rivolta contro il padre, fu rinchiuso a vita in un monastero. Nella Divisio Regnorum (806), Carlo Magno aveva designato come suo successore Carlo il giovane come imperatore e re dei Franchi, aggiungendo d'altra parte la Settimania, la Provenza e parte della Borgogna al regno di Aquitania per la parte di Ludovico. Ma gli altri figli legittimi di Carlo Magno morirono, Pipino nell'810 e Carlo, re di Neustria, nell'811; così Ludovico fu incoronato co-imperatore con Carlo Magno nell'813. Alla morte del padre nell'814ereditò l'intero Impero carolingio e tutti i suoi possessi. Fu incoronato imperatore da papa Stefano IV nella Cattedrale di Reims, con l'olio santo contenuto nella santa Ampolla, nell'816. Ludovico si avvalse di Benedetto d'Aniane, un nobile visigoto originario della Settimania e fondatore di monasteri, per essere aiutato a riformare la chiesa franca.

- Durante la composizione del conflitto carolingio-bizantino e alla definizione dei confini tra i due imperi (nell' 814), le Venezie si schierano e restano con Costantinopoli.

Il Leone di San Marco, stemma
di Venezia.
Nell'821 - A seguito delle tentate invasioni franche di Pipino (Carlomanno, ribattezzato Pipino al momento dell'incoronazione a Re d'Italia nell'aprile 773 o 777, figlio di Carlo Magno e re dei Longobardi sotto la sovranità del padre, dal 781 fino alla morte) dell'803 e 810, la più sicura Rivoalto (Rialto) diviene capitale del Ducato di Veneziaassumendo nel tempo il nome stesso del territorio e dello Stato e diventando definitivamente Venezia che qui, dopo la traslazione delle reliquie di San Marco e la costruzione della basilica, avrà anche il suo centro religioso. Gio. Nicolò Doglioni: "Venetia trionfante, et sempre libera" QUI.

Carta dell'Hispania dall'848, con la Vasconia, il Regno di
Pamplona che diverrà la Navarra, e l'Emirato di Còrdiva,
Nell' 824 - Il Regno di Navarra (in basco: Nafarroako Erresuma) era uno Stato europeo insediato sul territorio che si estende dalle due parti della catena pirenaica, sull'Oceano Atlantico. La Navarra, in alcuni momenti della sua storia, corrispose molto approssimativamente ai territori occupati dal popolo basco, la Vasconia, autonoma e indipendente da sempre. Gli studi condotti portano ad ipotizzare che l'origine del popolo basco sia da ricondurre alle antiche popolazioni umane autoctone che abitavano l'Europa durante il paleolitico e che, a seguito dell'ultima glaciazione, si erano insediate nell'attuale area dei Paesi Baschi. Sebbene i dettagli siano abbondantemente leggendari, il Regno di Pamplona, più tardi chiamato Navarra, fu un'evoluzione della contea di Pamplona, la sua capitale tradizionale, allorché l'esponente basco Íñigo I di Pamplona o Enneco Aresta (in basco: Eneko Haritza , in spagnolo: Iñigo Arista o Aiza) fu prescelto quale re a Pamplona (tradizionalmente nell'824) e guidò una rivolta contro i Franchi  che avevano invaso il territorio basco.

Carta della Sicilia islamizzata, da:
Nell' 827 Inizia a partire dallo sbarco a Capo Granitola, presso Mazara del Vallo, il dominio islamico sulla Sicilia che terminerà, con la caduta di Noto, nel 1.091. Precedentemente, intorno al 700, era stata occupata l'isola di Pantelleria da ʿAbd al-Malik b. Qaḥṭān.
Palermo, centro principale del potere musulmano in Sicilia, cadrà nel 1.072, conquistata dai normanni. Il periodo di dominazione islamica della Sicilia, dall'827 al 1072, può essere suddiviso in tre parti:
- la prima (827-910) quando la Sicilia aveva un governatore nominato dall'emiro aghlabide di Qayrawan;
- la seconda (910-948) durante la quale i governanti erano fatimidi
- la terza, (948-1019) all'epoca dei Kalbiti, una dinastia sciita-ismailita voluta dall'Imam fatimide che finì col governare in modo autonomo l'Isola, da vero e proprio emirato.
Dopo questa data vi furono tre Emirati indipendenti:
- Mazara del Vallo (emiro ʿAbd Allāh ibn Mankūt),
- Siracusa (emiro Ibn al-Thumna)
- Enna (Ibn al-Ḥawwās).


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