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sabato 13 dicembre 2014

Storia dell'Europa n.4: dal 40.000 al 15.000 p.e.v. (a.C.)

Carta della Francia con l'ubicazione di Montferrand du
Périgord in rosso. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Dal 40.000 p.e.v. (a.C.) - Nel Paleolitico Superiore, si diffonde in Europa l'odierno Homo sapiens, e l'Uomo di Combe-Capelle è il più antico scheletro di Homo sapiens moderno trovato in Europa, a Montferrand du Périgord, in Francia, datato intorno al 40.000 p.e.v. (a.C.), uomo che condivise per alcune migliaia di anni l'habitat con i Neanderthaliani. Secondo la tesi comunemente accettata, proveniva dall'Asia. Il tipo di Combe-Capelle è rappresentato dallo scheletro trovato nel 1909 e viene a volte considerato come paleo-mediterraneo e a volte anche come paleo-australoide. Le caratteristiche essenziali sono:
Cranio di contorno pentagonoide-ellissoide, con fronte piuttosto sfuggente e volume di 1400 cc.;
- Arcate sopraciliari prominenti con orbite basse, ma meno che i Cromagnon;
- Volta abbastanza alta e rotondeggiante;
- Statura media o anche bassa;
- Faccia tendente alla leptoprosopia e quindi non larga come nei Cro-Magnon;
- Prognatismo totale e naso largo (camerrinia).
Al tipo di Combe-Capelle vengono attribuiti esemplari diversi, tra i quali si possono menzionare:
- due esemplari di Brünn (Brno) in Moravia (25.000 a.C.)
- due esemplari di Pavlov in Russia europea (25.000 a.C.)
- scheletro di un giovane delle Arene Candide in Liguria (18.000 a.C.)
- scheletro di un giovane nella Grotta Paglicci nel Gargano (18.000 a.C.); questi due ultimi però presentano anche alcune caratteristiche cromagnonoidi. Tutti gli esemplari sono accompagnati da cultura Gravettiana.
Negli ultimi anni si è rafforzata la teoria che vede neanderthal e sapiens (tra cui la popolazione Cro-Magnon) come due specie diverse evolutesi in modo quasi parallelo. L'uomo di Cro-Magnon, ovvero ascrivibile all'uomo moderno, sostituisce in Europa l'uomo di Neanderthal (che pare si estingua circa 28.000 anni fa) in un arco di tempo relativamente breve ma con una certa convivenza di alcune migliaia di anni, anche se non è ancora possibile stabilire che tipo di relazioni (collaborazione, indifferenza, guerra) si fossero stabilite tra i due gruppi umani.

Ricostruzione della Donna
Cro-Magnon con bambino.
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Dal 30.000 a.C. - Termina la lunga convivenza tra vari tipi di ominidi. Da questo momento in poi i paleoantropologi hanno rinvenuto solo reperti di Homo sapiens, unico discendente degli ominidi sopravvissuti. L'uomo di Cro-Magnon è una antica forma, ascrivibile a popolazioni umane moderne (Homo sapiens), largamente diffusa nel paleolitico superiore in Europa, Asia, Nordafrica, Nord America. È rappresentato da quattro scheletri provenienti dal riparo sottoroccia di Cro-Magnon, presso Les Eyzies-de-Tayac-Sireuil in Dordogna (in Francia) e da sette scheletri raccolti nelle Grotte dei Balzi Rossi (Liguria), definiti a suo tempo come cromagnonoidi. I resti più antichi, scoperti dal geologo francese Louis Lartet, sono datati intorno al 30.000 a.C., di poco posteriori all'Uomo di Combe-Capelle di cui a volte è considerato una variante. Antropologicamente si osserva una certa stabilità delle caratteristiche cromagnonoidi che sono essenzialmente di tipo europoide:
Carta della Francia con l'ubicazione di Cro-Magnon a Les
Eyzies-de-Tayac-Sireuil in Dordogna, in rosso, a
nord-est di Montferrand du Périgord, in rosso.
Ricostruzione dell'Uomo
di Cro-Magnon.
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- alta statura (media 1,80 m per gli uomini, con punte oltre 1,90 m) con gambe lunghe e braccia corte;
- faccia larga e bassa con cranio lungo dalla fronte all'occipite (dolicocefalia e cameprosopia), spesso denotata come disarmonica;
- orbite basse e rettangolari;
- naso prominente e spesso aquilino;
- grande capacità cranica (1.650 cm3).
È stato proposto che fosse essenzialmente Rh negativo (come i Baschi odierni), ma questa ipotesi non è provata. Dalle moderne indagini genetiche sembra potersi affermare che i cromagnonoidi entrarono in Europa dall'Asia centrale verso il 30.000 a.C., portando il particolare marcatore genetico M173, derivato da M45, che pare fosse diffuso in popolazioni asiatiche del paleolitico da cui sarebbero derivate anche alcune popolazioni siberiane e amerinde (marcatore M242 e discendenti). I Cro-Magnon avevano una dieta di carne, grano, carote, cipolle, rape ed altri alimenti; nel complesso, una dieta molto bilanciata. Tra gli artefatti Cro-Magnon giunti fino a noi vi sono capanne, pitture murali, incisioni; sembra inoltre che fossero in grado di intrecciare vesti. Le capanne erano costruite in roccia, argilla, ossa, rami e pelo di animali.
Grotta delle mani - Patagonia
(Argentina), 10.000 a.C.
Immagini create a spruzzi di colore
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I Cro-Magnon utilizzavano manganese e ossido di ferro per le loro pitture rupestri, e potrebbero aver creato, circa 15.000 anni fa, il primo calendario. I Cro-Magnon devono essere entrati in contatto con gli uomini di Neanderthal e sono spesso indicati come la causa dell'estinzione di questi ultimi; in realtà, sembra che umani moderni dal punto di vista morfologico abbiano convissuto con i Neanderthal per circa 60.000 anni nel Levante, e per più di 10.000 anni in Francia.
Nella località di Oberkassel, presso Bonn in Germania, sono stati ritrovati nel 1914 due scheletri in un doppia sepoltura, datati al 10.000 a.C. - 15.000 a.C. e riferibili al Maddaleniano. Si tratta di uno scheletro maschile e di uno femminile assai diversi tra loro. Caratteristico appare specialmente il cranio maschile molto capace (1.600 cc) leggermente dolicocefalo, con faccia fortemente cameprosopa e orbite molto basse, in qualche modo accentuando la disarmonia di Cro-Magnon.
Il cranio della donna è più alto e più stretto e non è evidentemente cromagnonoide, ma ricorda invece il tipo di Brünn. La statura è di 166 cm nell'uomo e 147 cm nella donna. Fossili di uomini di Cro-Magnon sono stati ritrovati anche a Monaco, nel Bayern, in Germania.
L'Europa 20.000 anni fa, nella massima estensione
dei ghiacci, durante l'ultima glaciazione, di Würm.
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Il massimo della diffusione si ha intorno al 20.000 a.C.
Tra le varianti di Cro-Magnon si possono menzionare:
le popolazioni di Mechta-Afalou (Berberi), in Nord-Africa
la popolazione maglemosiana (proto-nordici della varietà dalo-falica) in Scandinavia,
le popolazioni neolitiche delle culture del Dneper-Donets e di Sredny-Stog (forse i proto-Indoeuropei) nella Russia meridionale,
i Guanci delle isole Canarie, ormai estinti, probabilmente discendenti dei Berberi,
i nativi americani Dakota in Nordamerica.
Poiché la depigmentazione compare (o compariva) con una certa frequenza in tutte le popolazioni menzionate eccetto, per quanto è noto, i Dakota, è stato anche suggerito che questa fosse una caratteristica piuttosto diffusa tra i Cro-Magnon.
Invece non è chiaro come i Cro-Magnon abbiano contribuito alla genetica delle popolazioni odierne in Asia, ma è stato rilevato che in Asia i portatori delle culture siberiane Afanasevo e Tagar erano essenzialmente cromagnonoidi.

Falesia con grotta dei Balzi Rossi.
- Ai Balzi Rossi, solo l'uomo del Paleolitico Superiore (Homo Sapiens Sapiens) usò le grotte come sepolcri, lasciandovi le testimonianze più interessanti.
Le Grotte dei Balzi Rossi sono situate in prossimità del confine Italo-Francese in Liguria, nel comune di Grimaldi, a pochi chilometri da Ventimiglia, e si aprono ai piedi di una barriera rocciosa composta da calcare Jurassico-Dolomitico la cui altezza è di circa 100 metri. Il nome del luogo deriva dal colore delle rocce, che nel dialetto locale vengono indicate come "Baussi Russi" (Pietre Rosse). Il sito consiste di 7 grotte chiamate: Grotta del Costantini, Grotta dei Fanciulli, Grotta del Florestano, Grotta del Caviglione, Barma Grande (Barma vuol dire grotta), Barma du Bausu da Ture (che nel dialetto vuol dire Grotta della rocca della torre) e Grotta del Principe. Solo le grotte del Caviglione e Florestano possono essere visitate ma i due piccoli musei offrono ampie e dettagliate spiegazioni sul contenuto delle grotte e vi si trovano anche numerosi scheletri o calchi dei medesimi, foto e oggetti rinvenuti durante gli scavi archeologici.
Le grotte sono state frequentate dall'uomo dal Paleolitico Inferiore, tracce di queste antiche presenze sono molto limitate a causa delle frequenti variazioni del livello dei mari, verificatesi nel corso delle fluttuazioni climatiche del Pleistocene. Le ossa più antiche ritrovate appartenevano ad una femmina di Homo Erectus (età assoluta oltre i 230.000 anni) vissuta durante la Glaciazione Riss. Come le acque si ritirarono, 70.000 anni fa, all'inizio della glaciazione di Würm, l'uomo riprese a frequentare le caverne, lasciandovi tracce di focolari e iscrizioni rupestri come mostrato dalle immagini.
Graffito di equide nella grotta
del Caviglione - Balzi Rossi.
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Graffito rupestre ai Balzi Rossi.
Nell'iscrizione rupestre qui a destra è ancora possibile scorgere il profilo di un cavallo. Solo l'uomo del Paleolitico Superiore (Homo Sapiens Sapiens) usò le grotte come sepolcri, lasciandovi le testimonianze più interessanti; durante gli scavi, gli archeologi scoprirono molte sepolture paleolitiche: sette scheletri ascrivibili alla forma Cro-Magnon fra cui il cosiddetto "Uomo di Mentone". Quella particolare sepoltura conteneva un singolo scheletro poggiato sul lato sinistro con le mani vicino al volto e le gambe leggermente piegate. Ossa e terreno attorno allo scheletro mostravano un intenso colore rosso, causato dalla polvere di ocra con cui la sepoltura venne cosparsa.
Ornamenti funebri
rinvenuti ai Balzi Rossi.
Il teschio era adornato con conchiglie marine e canini di cervo forati, una volta fissati tra loro in una sorta di copricapo. Il radio scomposto, una frattura ridotta, mostra che l'uomo era riuscito a superare un trauma osseo. In ciascuna delle sepolture riportate alla luce c'erano solo scheletri di maschi la cui altezza era di circa 180 o 190 centimetri, i più alti nella popolazione paleolitica europea. I tratti distintivi  dell'Uomo di Cro-Magnon erano un viso corto con orbite rettangolari, la grande robustezza dello scheletro e l'alta statura. La qualità delle sepolture rinvenute sembrano mettere in luce l'importanza sociale dei quegli individui. Due scheletri di bambini la cui età si aggirava sui 2 e 3 anni, vennero scoperti dentro la Grotta dei Fanciulli. Furono deposti uno a fianco dell'altro; al livello dell'anca e del femore c'erano molte conchiglie marine forate (Nassa Neritea) che sembravano far parte di un ornamento funerario. La sepoltura più interessante è senz'altro la Tripla Sepoltura. I tre individui sono stati sepolti nella stessa buca, uno al fianco dell'altro, cosparsi di ocra rossa e accompagnati da un ricco addobbo funebre. Due di loro erano individui giovani mentre il terzo era molto più vecchio. Le stesse peculiarità anatomiche riscontrate sul lato destro dell'osso frontale dei teschi, suggeriscono una relazione genetica tra i tre individui. Il più vecchio era alto circa 190 centimetri e possedeva una struttura scheletrica di ragguardevole robustezza. Gli ornamenti funerari consistevano di grosse lame di pietra, collane, elementi decorativi composti da spine dorsali di pesci, denti canini di cervo, pendenti di avorio decorato con linee incavate e conchiglie forate (Nassa Neritea). Tra le varie scoperte, l'ultima, più eccitante, fu il ritrovamento dei cosiddetti Negroidi di Grimaldi.
Venere dei Balzi Rossi.
La tomba conteneva gli scheletri di un adolescente e di una donna adulta con tratti somatici differenti da quelli degli individui contenuti nelle altre sepolture.
Il capo dell'adolescente era ornato da un copricapo fatto di conchiglie marine (Nassa Neritea), mentre la donna aveva le stesse conchiglie vicino al polso e gomito sinistro, forse usate come braccialetto.
La sepoltura dei due individui avvenne sicuramente in momenti successivi e gli scarsi riguardi avuti nel seppellire la donna suggeriscono un modello funerario atto a dare importanza alla figura maschile, proprio come si è rinvenuto nelle altre sepolture scoperte nell'area dei Balzi Rossi.
Tutte le sepolture possono essere datate al periodo chiamato Gravettiano o Epigravettiano, un intervallo temporale tra 29.000 e 19.000 anni fa.
Veneri dei Balzi Rossi, rappresentazioni
del culto della Dea Madre.
Le Veneri dei Balzi Rossi sono piccole statue femminili prodotte durante l'era del Paleolitico Superiore, distinguibili grazie ad una particolare industria litica Gravettiana (tra 29.000 e 21.000 anni fa).
Venere di Willendorf.
Sono statue di osso, pietra o avorio la cui altezza è circa di 10 centimetri. Profili e forma presentano un'esagerato volume dei seni, ventre e fianchi, mentre le altre parti del corpo e le gambe sono sottodimensionate. Queste statuette ci permettono di avanzare alcune ipotesi riguardo l'aspetto delle donne preistoriche: dovevano essere molto simili alle donne Ottentotte, con rilevanti riserve di adipe al livello dei glutei.
Un'altra Venere di 34-24.000 anni fa è la Venere di Willendorf, tra le più antiche espressioni artistiche della scultura.

Carta dell'Europa nel Paleolitico con i siti di ritrovamenti di Veneri, effigi
della dea Madre, fra cui i Balzi Rossi. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Osso di Les Eyzies-de-Tayac
-Sireuil, dove c'è anche
Cro-Magnon.
- L'interesse per il cielo, unico stabile riferimento, dovette essere enorme per gli antichi. Noi oggi non possiamo capirlo, perché sommersi da una tecnologia e da oggetti che danno per scontato quasi tutto; ma come riusciremmo a stabilire un rapporto col fluire delle cose se non osservando lo spettacolo del cielo stellato e il sorgere e tramontare degli astri?
Così facevano i nostri antenati 30.000 anni fa.
Così continuarono a fare per millenni.
Nel paleolitico il computo del tempo era scandito dalle fasi lunari, in particolar modo dai "pleniluni", molto importanti per la luminosità dell'astro. Questo vistoso mutamento dell'aspetto della Luna veniva già registrato intorno al 30.000 a.C. su un osso lavorato ritrovato nella regione di Les Eyzies de Tayac, nel Perigord francese. Ci sono gli ossi, poi, decorati con tacche trasversali, segni interpretati da alcuni archeologi come dei "giochi aritmetici" ma che non hanno avuto a tutt'oggi una chiara e definitiva spiegazione. Un'ipotesi assai accreditata vedrebbe questi segni non come semplici decorazioni ma come particolari "tacche per conteggi". Secondo Alexander Marshack, ricercatore associato del Peabody Museum dell'Università di Harvard, si tratterebbe delle prime testimonianze di registrazioni del mutamento dell'aspetto della Luna. Questa ipotesi pone in evidenza un probabile conteggio dei giorni che compongono le lunazioni (mese sinodico). Questo, probabilmente, perché tale periodo si prestava abbastanza bene a scandire le uscite per la caccia o per altre attività confortate dalla luce della luna piena.
In età antica, pare che fosse in uso incidere su osso le prime osservazioni astronomiche.
Osso di
Abri Lartet.
Si conservano ancora: un osso inciso da tacche trasversali proveniente da Kulna, in Cecoslovacchia; un osso inciso da piccole tacche trasversali disposte su una linea continua a forma di "U", proveniente da Gontzi, in Ucraina; il già menzionato osso istoriato da incisioni di forma circolare proveniente da Abri Blanchard, regione di Les Eyzies de Tayac, sita nel Perigord francese.
Ma quello che ci pare di maggiore interesse è un osso istoriato di tacche trasversali e da incisioni di forma circolare proviene da Abri Lartet, ancora regione di Les Eyzies de Tayac. Questo oggetto, appartenente al Periodo Aurignaziano (30.000 a.C.), presenta serie di incisioni di 29 e 30 segni abbinate a cinque gruppi di tacche.  
I segni circolari sembrerebbero, anche in questo caso, avere la forma delle varie fasi lunari, riprodotte con la medesima sequenza con cui appaiono nella realtà.
Secondo il Marshack il conteggio delle lunazioni su questo oggetto venne fatto più volte e rappresenterebbe i giorni contenuti in un mese sinodico.
Insomma, l'interesse dell'uomo per il cielo è più antico di quanto si possa credere.
Si creò così una casta di specialisti, scienziati-sacerdoti, che ebbe il compito di tramandare agli altri le enormi conoscenze acquisite.
E da qui, poi, la cosa passò nelle mani dei poeti, degli scrittori, dei filosofi (che furono essenzialmente degli scienziati, privi di un metodo, ma che per primi si posero delle domande sul perché dei fenomeni).

Ricostruzione di
banda di cacciatori-
raccoglitori paleolitici
nel Finalese. Clicca
 sull'immagine
per ingrandirla.
Dal 26.000 a.C. - Nella grotta delle Arene Candide si effettuano sepolture, e tale pratica si protrarrà fino al VII secolo. La Caverna delle Arene Candide è un importante sito archeologico in grotta situato nel comune di Finale Ligure in provincia di Savona. Le Arene Candide erano una duna di sabbia quarzosa, bianca (candida) che i venti dell'ultima glaciazione, che soffiavano con potenza doppia di quella attuale, avevano addossato al versante occidentale del promontorio della Caprazzoppa. Ritratta in alcune fotografie dei primi anni venti del Novecento, la duna è stata completamente rimossa dall'industria degli abrasivi. La cava di sabbia di quarzo ha successivamente lasciato il posto ad una grande cava di calcare che ha determinato l'attuale (degradata) situazione paesaggistica.
L'ampia caverna, localmente nota un tempo come "Armassa", (“Arma” in ligure antico, lo conferma la toponomastica locale, significa grotta, riparo) che si apriva presso uno dei vertici della duna, è entrata nella letteratura archeologica come Caverna delle Arene Candide dopo gli scavi che Arturo Issel, fondatore dell'Istituto di geologia dell'Università di Genova, vi condusse fra il 1864 e il 1876 per provvedere reperti al nascente Museo Nazionale Etnografico e Preistorico (ora Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini) di Roma - EUR.
La caverna è ora ubicata sul margine superiore del ciglio ovest della ex- cava Ghigliazza, circa 90 metri sul livello del mare, verso il quale presenta tre grandi aperture che la rendono, oggi come nel passato, relativamente illuminata ed asciutta. Attualmente si accede alla caverna dall'alto, con un percorso via Borgio che implica circa 30 minuti a piedi.
La celebrità internazionale deriva dai fortunatissimi scavi che Luigi Bernabò Brea (primo Soprintendente Archeologo della Liguria) e Luigi Cardini (membro dell'Istituto Italiano di Paleontologia Umana) condussero negli anni 1940-42 e 1948-50 nella porzione sud orientale della caverna. Come noto quegli scavi conseguirono quella che ancora oggi è la più articolata stratigrafia del bacino del Mediterraneo (dal Paleolitico superiore gravettiano fino all'epoca bizantina, dal 26.000 a.C. al VII secolo d.C), in un contesto ambientale di giacitura estremamente favorevole alla buona conservazione dei reperti, soprattutto delle ossa e del materiale combusto.
I resti delle ben 19 sepolture paleolitiche rinvenutevi, oltre a costituire uno dei più consistenti complessi funerari paleolitici del mondo, sono senz'altro quelli di gran lunga meglio conservati, con tutte le implicazioni sulla qualità delle informazioni scientifiche che gli antropologi possono attingere. Si segnala in particolare la ricchezza del corredo funebre di un adolescente che lo farà definire il giovane principe. Si tratta di quindicenne rinvenuto su uno strato di ocra rossa a sette metri dalla superficie, rivolto a sud, con un copricapo di nasse dorate, monili di conchiglie, ossa, corna di cervo lavorate e una lunga selce in mano. La ferita mortale al mento risultava ricomposta con ocra gialla prima della sepoltura.
Numerosi materiali ceramici, strumenti in pietra scheggiata, osso, conchiglia e altre materie prime impiegati dalle popolazioni del Paleolitico e del Neolitico che abitarono nella Caverna delle Arene Candide sono esposti presso il Museo Archeologico del Finale (Finale Ligure Borgo - SV).

- I Dolmen e i Menhir sono tra i più antichi monumenti esistenti, databili al neolitico. Nessuno sa con certezza quale fosse la loro funzione ma ciò che li rende misteriosi è il fatto che, sebbene i più famosi dolmen e menhir del mondo si trovino in Irlanda, a Stonehenge in Inghilterra e nella bretone Carnac in Francia, sono sparsi per tutta l’Europa, specialmente nella parte occidentale.
Menhir nei pressi di
Carmo dei Brocchi ad
Andagna, in provincia
di Imperia.
Il termine Menhir deriva da due parole bretoni, “men” (pietra) e “hir” (fitto o alto) e vuol dunque dire “pietra alta o conficcata”. L’etimologia della parola “dolmen”, invece, deriva dall’unione di due termini bretoni: “t(d)aol” (forse imparentato con il latino tabula), tavolo e “men” che significa pietra. Occorre però evidenziare che la parola è coniata e non appartiene alla lingua bretone. Il vero termine bretone per designare un dolmen è, infatti, “Liah vaen”, insieme con altre varianti. Altri dizionari etimologici rintracciano l’origine di dolmen nella lingua celtica parlata in Cornovaglia, precisamente nella parola “tolmen”, che avrebbe designato in origine un cerchio di pietre o una roccia scavata.
Dolmen a Roccavignale, in
provincia di Savona.
 In effetti i Dolmen sono costituiti da più pietre sistemate in modo da formare una sorta di grotta o di casetta di pietra. Alcuni, più profondi, possono perfino ospitare delle persone, mentre altri, molto più bassi, possono fungere da altari. Come i Menhir, i Dolmen sono precedenti alla cultura celtica, sebbene siano meno antichi. Anche sui Dolmen esistono differenti ipotesi, tra le quali che si trattasse di monumenti funerari. Secondo altre teorie, invece, svolgevano la funzione di altari e luoghi di culto. In realtà è piuttosto possibile che, nel corso dei secoli abbiano svolto entrambe le funzioni. Gli archeologi, infatti, hanno ritrovato all’interno o sotto i Dolmen, differenti ossa, chiare testimonianze di sepolture ed è dunque plausibile supporre che siano stati luoghi di culto.
Menhir di Carnac.
Alcuni menhir (come a Carnac, in Bretagna, Francia) sono enormi. I menhir e i dolmen, nell’Europa occidentale, sono generalmente datati dal III° al II° millennio a.C., e sono perlopiù grandi pietre sbozzate e allungate con forme armoniose (accatastate nel caso del dolmen). Altri megaliti sono antropomorfi o zoomorfi. In tutti e tre i casi è arte applicata al monumento a fini di culto, ma i menhir antropomorfi  sono molto più antichi rispetto agli altri e alcuni sono paleolitici, cioè hanno oltre 12.000 anni; questa è l’opinione degli archeologi che seguono il metodo megalitico antropomorfico. I menhir antropomorfi e la sculture rupestri antropomorfe rappresentano soggetti di culto in cui si identificavano coloro che li produssero e nelle zone dove c’erano le rupi, si scolpivano le rupi, dove non c’erano, si doveva faticare di più, dovendo estrarre ed innalzare  i massi dal terreno oppure trasportarli nei luoghi di culto da lontano, ma con lo stesso risultato. Al Paleolitico superiore (da circa 20.000 a 12.000 anni fa) sono attribuiti molti grandi menhir antropomorfi di Carnac. Nel Paleolitico superiore in Europa troviamo civiltà molto diverse da zona a zona, ma le due più importanti sono quella degli scultori della pietra con soggetti di culto antropomorfi (con forma umana) che non conoscevano la pittura, e quella dei pittori con soggetti zoomorfi (a forma di animali), che dipingevano nelle grotte (Francia, Spagna, ecc.) e che non scolpivano la pietra. Per interpretare il significato della scultura antropomorfa paleolitica è necessario fare parallelismi storici ed etnografici con civiltà che hanno avuto o adottano ancora la scultura antropomorfa. E’ stato stabilito di recente che in questa fase era ancora presente Homo sapiens neanderthalensis, il quale conviveva con Homo sapiens sapiens, a cui era accomunato culturalmente, anche per la produzione di sculture antropomorfe, e quindi con simili pratiche spirituali e religiose. Nella scultura rupestre e nei menhir del Paleolitico le raffigurazioni di Neanderthaliani sono frequenti (e precedenti), mentre quelle di Homo sapiens sapiens sono rare. Le sculture antropomorfe, nella quasi totalità, sono semifrontali o laterali.

Nel 20.000 a.C. - Massima estensione dei ghiacci durante la glaciazione di Würm.

- Invenzione dell'arco, dopo l'invenzione della lancia avvenuta diverse migliaia di anni prima, che permette la pratica abituale della caccia grossa.

Nel 15.000 a.C. - Alla fine della glaciazione di Würm, che  risalirebbe a circa 17.000 anni fa, in concomitanza al ritiro dei ghiacci avviene la seconda colonizzazione dell'Europa continentale da parte di popolazioni di ritorno dalle zone di rifugio nel sud europeo.

"Cavallo Cinese" delle Grotte di Lascaux.
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- A questa data risalgono i più antichi graffiti nelle Grotte di Lascaux.
Le Grotte di Lascaux sono un complesso di caverne che si trova nella Francia sud-occidentale. Le grotte si trovano vicino al villaggio di Montignac, nel dipartimento della Dordogna.
Nelle grotte si trovano esempi di opere di arte parietale risalenti al Paleolitico superiore: molte di queste opere vengono fatte risalire ad una data compresa fra il 13.000 ed il 15.000 a.C.
Il tema più comunemente rappresentato è quello di grandi animali dell'epoca (fra i quali l'uro, oggi estinto), resi con grande ricchezza di particolari.
Il complesso di caverne venne scoperto il 12 settembre 1940 da quattro ragazzi francesi: Marcel Ravidat, Jacques Marsal, Georges Agnel e Simon Coencas. Dopo la fine della seconda guerra mondiale le caverne vennero aperte al turismo di massa, ma nel 1955 l'anidride carbonica prodotta da 1.200 visitatori al giorno aveva visibilmente danneggiato le pitture. Nel 1963 le caverne vennero chiuse al pubblico e i dipinti vennero restaurati al loro stato originale.
Insieme di pitture rupestri nelle Grotte di Lascaux.
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Dal 1998, infestazioni fungine hanno invaso ampie parti del complesso e richiesto interventi straordinari di manutenzione; dal 2008, a seguito del peggioramento della situazione (con una nuova infestazione avviatasi nel 2007) e delle difficoltà per rimuoverne le tracce, le grotte sono state completamente chiuse al pubblico. È stato attivato un comitato scientifico internazionale, finalizzato a studiare le migliori modalità di tutela e ripristino ambientale del complesso.
Oggi i dipinti sono monitorati regolarmente, per cercare di evitare il loro ulteriore deterioramento.
Grotta Ruffignac: pitture rupestri di
animali fra cui i mammuth.
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Le sale più famose che compongono il complesso di grotte di Lascaux sono:
la grande sala dei tori, il passaggio laterale, la lancia dell'uomo morto, la galleria dipinta, il diverticolo dei felini. Nel 1983 è stata aperta Lascaux II, una replica della grande sala dei tori e della galleria dipinta, situata a circa 200 metri dalle grotte originali.
Ad alcuni chilometri da Montignac, nel parco di Le Thot, sono esposte altre riproduzioni dei dipinti delle grotte di Lascaux.
La grotta di Lascaux viene anche chiamata la "Cappella Sistina del Paleolitico".
Scena del pozzo - Grotte di Lascaux.
Di un interesse particolare è la cosiddetta "scena del pozzo" di Lascaux, la più antica rappresentazione della danza e del ballo in un graffito che rappresenta uno stregone nell'atto di svolgere una danza rituale.
Qui, secondo Michael Rappenglück, della Facoltà di Matematica e di Scienze Informatiche dell'Università "Ludwig-Maximilians", a Monaco di Baviera, l'immagine dello sciamano che affronta lo spirito del bisonte è da porre in relazione ad alcune costellazioni che passavano in meridiano alla mezzanotte del solstizio d'estate del 16.500 a.C.

Grotte di Borgio Verezzi,
limitrofe alle grotte di Toirano.
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- Nelle grotte di Toirano sono visibili segni di frequentazioni riconducibili a questo periodo. Le grotte di Toirano, in provincia di Savona, sono un complesso di cavità carsiche di rilevanza turistica, particolarmente note per la varietà di forme di stalattiti e stalagmiti, per la loro estensione, per la perizia con cui le guide illustrano il percorso turistico lungo oltre un chilometro, per il ritrovamento di tracce dell'Homo Sapiens di oltre 12.000 anni fa e resti di ursus spelaeus di circa 25.000 anni di età.
Reperto di Orso delle caverne
alle grotte di Toirano.
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L’orso delle caverne che viveva in Liguria durante il grande freddo dell’ultima glaciazione, era più grande dell’orso bruno attuale e trascorreva nelle grotte il letargo invernale; si è estinto 10.000 anni fa per motivi ancora poco chiari. 
Ricostruzione dello scheletro di
orso delle caverne. Clicca
sull'immagine per ingrandirla.
È stato ritrovato nelle grotte di Toirano, che sono uno dei più importanti complessi di cavità naturali in Italia, con oltre 50 caverne naturali attrezzate.
Queste straordinarie grotte di Toirano sono di origine calcaree e si sono create da fiumi sotterranei ritiratisi nel corso degli anni, formando eccezionali effetti 
Impronte umane fossili nelle grotte
di Toirano. Clicca sull'immagine
per ingrandirla.
scenici: ampi saloni con stalattiti e stalagmiti di ogni dimensione e fiori di cristallo rarissimi.
La Grotta del Colombo e la Grotta di S. Lucia, sono le cavità più note, con mille stalattiti affusolate. 
Nella Grotta della Strega si susseguono incontri affascinanti, dal "cimitero degli orsi", dove si sono sovrapposte nel tempo ossa d'orsi delle caverne, al "corridoio delle impronte", caratterizzato dai calchi umani di mani annerite dall'uso di torce nelle pareti, graffi, unghiate e impronte d`orso e impronte di piedi umani a terra, alla "sala dei misteri", luogo probabilmente ad uso rituale.

Carta con antichi siti preistorici europei. In ordine cronologico: la
Grotta del Vallonet a Mentone, i Balzi Rossi a Ventimiglia, Combe-
Capelle a Montferrand du Périgord, Cro-Magnon a Les Eyzies-de-
Tayac-Sireuil, la Grotta delle Arene Candide a Finale Ligure, le
Grotte di Lascaux in Dordogna e le Grotte di Toirano nel savonese.
I più antichi siti preistorici europei frequentati da Homo Sapiens
sono, in ordine cronologico: Combe-Capelle a Montferrand du
Périgord, Cro-Magnon a Les Eyzies-de-Tayac-Sireuil, i Balzi
Rossi a Ventimiglia, la Grotta delle Arene Candide a Finale
Ligure, le Grotte di Lascaux in Dordogna e le Grotte di
Toirano nel savonese.



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